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Lara Manni, Loredana Lipperini e la Fondazione Elia Spallanzani


Avevo deciso di non occuparmi della questione. Poi mi hanno fatta irritare. Perché da ieri il WD ha subito una piccola invasione della flottiglia della Fondazione Elia Spallanzani che, sotto diversi nomi, si è sentita in dovere di lasciare commenti che non c’entrano una mazza in coda a questo articolo.

Qual è la pietra dello scandaloLa questione parte alcuni mesi fa, quando Serino, su Satisfiction, annuncia che Loredana Lipperini – giornalista di Repubblica e scrittrice socialmente impegnata – è in realtà Lara Manni, una scrittrice di fanfiction che è stata pubblicata da Feltrinelli in seguito al successo ottenuto nel fandom con le sue fanfiction. Serino asserisce nel suo articolo che Loredana Lipperini recensiva sé stessa. Ora, il bollino SIAE riportato su Esbat porta scritto “Lipperini Lor”, facendo esplodere – moderatamente – la rete. Delle fantomatiche recensioni però non v’è traccia: Lipperini non ha mai recensito Lara Manni, e se chicchessia ha le prove del contrario prego, le tiri fuori. Ho cercato personalmente il materiale in questione, e non esiste.

Qual è, dunque, il problema? Una scrittrice famosa ha utilizzato uno pseudonimo per pubblicare una trilogia fantasy.
Alcuni dichiarano di sentirsi “traditi” dal fatto che Lara fosse molto presente in rete e parlasse di onestà, trasparenza e chiarezza, cose che a parer loro sono mancate con questa “scoperta”. Ma per come la vedo io le cose sono diverse. Esaminiamole:

1) Se davvero Lara e Loredana sono la stessa persona significa che Lipperini ha lasciato da parte il suo nome per pubblicare in totale anonimato, rinunciando però ai benefici che il suo nome comportava. Se come Lara, esordiente assoluta e sconosciuta che per di più non ha mai fatto presentazioni, aveva solo la possibilità di farsi conoscere come nuova leva che aveva attirato l’attenzione di un grande editore, come Loredana avrebbe avuto la possibilità di sfruttare il suo nome con un procedimento automatico: una giornalista conosciuta che scrive una trilogia fantasy avrebbe ottenuto un’attenzione mediatica decisamente maggiore. Quindi, se Loredana fosse Lara, significherebbe che ha rinunciato alla propria notorietà in favore di un’esordio normalissimo.

2) Loredana Lipperini è una giornalista che conduce un blog molto conosciuto. Ogni giorno pubblica un articolo, risponde ai numerosi commenti che le arrivano; è impegnata in incontri, conferenze e iniziative legate all’ambito della questione femminile, dove è impegnata da anni; scrive e pubblica libri sull’argomento, e conduce un programma radiofonico. Ha inoltre due figli e una famiglia. Se Loredana è Lara, ha trovato il tempo di scrivere fanfiction su manga giapponesi, di farsi conoscere e apprezzare dal fandom in completo anonimato – Lara Manni era conosciuta e apprezzata come fanwriter – e ha convinto i fan, prima di qualsiasi editore. Inoltre, ha portato avanti un altro blog conosciuto e molto popolato, il proprio blog come autrice, che aggiornava quotidianamente come quello “ufficiale” di Loredana.

3) L’editore sapeva che dietro Rosencrantz – il nickname su EFP – c’era Loredana Lipperini? Non lo possiamo sapere, ma vedendo che Virginia de Winter alias Savannah (fanwriter conosciuta e apprezzata nel fandom) è stata contattata dal suo editore, Fazi, tramite EFP non lo escludo. Anzi.

Detto ciò. Io intrattenevo rapporti sia con Loredana che con Lara, ho letto sia i libri di Loredana che – non tutti – quelli di Lara. Personalmente non mi sento tradita né come conoscente o amica né come lettrice. Personalmente, considero l’uso dello pseudonimo legittimo e non lo trovo un tradimento o una mancanza di coerenza con quanto detto sia dall’una che dall’altra nel corso degli anni: uno pseudonimo, anche se portato avanti come una persona vera e reale, è uno strumento utilizzato da sempre dagli autori.

In ogni caso, a prescindere da tutto ciò, c’è un altro motivo per cui non mi interessa chi ci sia dietro Lara Manni: a me interessano i libri. L’autore è una persona con cui posso o non posso interagire, quindi i lettori non hanno NESSUN motivo di sentirsi traditi. Chi ha conosciuto Lara potrà sentirsi più o meno coinvolto, sono questioni e reazioni personali. Ma non c’entrano niente con il libro.

Però.

Da mesi la Fondazione Elia Spallanzani si è prodigata invece moltissimo per far sì che questa storia “venisse a galla”. Dal 17 marzo ci sono ben 13 articoli, sul loro blog, a tema “Lara Manni”. Ma non ci si ferma qui: i membri della fondazione arrivano in massa o singolarmente ovunque siano citate Lara Manni o Loredana Lipperini. Blog, forum, siti web; raccogliere i link sarebbe un lavoraccio immane che, francamente, non mi va di fare. Solo due esempi, oltre all’arrivo sul blog del WD di ieri – commenti che ieri ho cancellato: la recensione di Tanit sulla Stamberga dei Lettori e il post sul blog della Zitella Felice. Seguendo invece la discussione su aNobii invece leggerete che gli Spallanzani si chiedono costantemente “perché nessuno parla della vicenda? Perché forum e blog sulle fanfiction non ne parlano?” lamentando altresì che sul forum di EFP la discussione è stata chiusa e i moderatori non vogliono riaprirla.

Io mi chiedo: qual è l’interesse della Fondazione nei confronti di Loredana/Lara? Perché questo desiderio di gettare fango – fango, non luce, perché chi vuol fare chiarezza non si comporta in questa maniera intervenendo ovunque con toni inquisitori e da “voi dovete parlarne, altrimenti fate censura”?
Non comprendo, francamente, l’accanimento degli Spallanzani per la questione. Appurato che recensioni a sé stessa, se di sé stessa dovesse trattarsi, Loredana Lipperini non ne ha mai fatte, qual è il problema da loro individuato?
Su aNobii la Fondazione ventilava l’ipotesi di “recensioni di scambio”:

 E’ ovvio che la Lippa non abbia recensito direttamente la Manni, ma ci sono le triangolazioni recensorie, cioè l’autrice A loda l’autrice B che loda l’autrice C che a sua volta loda l’autrice A. Fanno così per scambiarsi recensioni positive senza dare l’impressione di leccarsi direttamente a vicenda. Solo che nel caso della Lippa il triangolo si riduce a una linea perchè lei è allo stesso tempo A e B.

Su mia osservazione del fatto che recensioni di scambio non ne ho mai viste ma che si tratta di un fenomeno diffuso le repliche sono state queste:

 2) il fatto che molti autori pratichino la recensione trinagolare non giustifica nessuno. […]  L’incensamento reciproco è un fenomeno molto diffuso e ne abbiamo parlato anche in altri casi, e lo faremo ancora. 

Magari mi ero distratta o non seguo i forum e i blog giusti, ma non mi pare di avere mai visto gli Spallanzani rincorrere altri autori per dichiarare “voi fate recensioni di scambio”. Nel loro blog magari ne hanno parlato – non ho controllato, né mi interessa farlo, non ho intenzione di perdere ore a leggermi articoli che non mi interessano – ma sicuramente non sono intervenuti massicciamente e non si sono prodigati con la stessa forza perché questi affaire uscissero allo scoperto. Questioni che, almeno secondo il mio modesto parere, sono ben più gravi di qualsivoglia pseudonimo o di “tradimenti dei propri principi”. Se anche fosse, chissenefrega, la coscienza di una persona è sua. Non è collettiva. E dato che non ha commesso reati, né compromesso la vita o gli affari di nessuno, direi che la rilevanza pubblica della vicenda è pari più o meno a… Fatemi pensare, zero?

Una nota sicuramente interessante è che la Fondazione Elia Spallanzani è stata bannata dal blog di Loredana Lipperini  per la questione del rogo dei libri, a fine gennaio 2011. Alla vicenda la fondazione rispose con una burla, inserendo tra gli autori censurati un autore inesistente.

“The silence will fall when the question is asked.”

Detto ciò, concludo. Non mi interessa assolutamente NIENTE della vicenda, che per quanto mi riguarda ha valore letterario, editoriale e pubblico pressocché nullo. Non individuo alcun comportamento illecito, scorretto o qualificabile come marciume dell’editorianella questione, e pertanto non avevo la minima intenzione di occuparmene per Writer’s Dream. Quello che mi ha spinto a intervenire è l’inqualificabile – quello sì – atteggiamento dei membri della Fondazione Elia Spallanzani, che pretendono di arrivare in casa altrui, puntare i piedi e parlare e far parlare di quello che vogliono loro.

Ecco, ragazzi, volevate se ne parlasse? Eccovi accontentati. Per come la penso io la pecora nera nella questione non è Lipperini, non è Manni, non è Fazi o Feltrinelli o la SIAE con la sua disattenzione o quel che è per i bollini: siete voi e le vostre campagne nei confronti delle persone, manco si fossero macchiate di reati inconfessabili. Come già qualcun altro prima di voi, siete persone non gradite in questo blog e in qualsiasi altro spazio di mia proprietà. Pertanto, vostri commenti o commenti fake verranno cancellati.

Per tutti gli altri, l’invito è a non insultare nemmeno velatamente chicchessia, perché qui la discussione è ben gradita ma la mancanza di rispetto non è tollerata. In alcun modo.

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30 Comments
  • Hap Collins
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    Ma chissenefrega di chi scrive, a me interessa che il libro sia bello da leggere…il resto penso siano ruggini personali con le persone in questione.
    Cose che a me e al resto dell’umanità interessano molto poco.

  • Fra
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    Scusami: ma essere preso per i fondelli (perché non ripeto la volgarità, e ti invito a non ripeterle qua dentro) cosa significa per te? Perché davvero: se anche fosse vero, ora avere uno pseudonimo è prendere per i fondelli gli altri?

  • Paolo
    Reply

    Hap i gusti non si discutono, se a te piace essere preso per il culo…

  • Hap Collins
    Reply

    Ricapitolando le accuse: una giornalista affermata scrive romanzi firmandosi Maria Rossi per vendere meno, poi mette un paio link al blog di Maria Rossi in modo da portare un sacco di vendite a Maria Rossi.
    Infatti la Lipperini ha un blog giornalistico orientato a temi sociali tipo tutela della legge sull’interruzione di gravidanza, l’altra scrive Fantasy. Quindi la contiguità tra lettori è assicurata.
    Fantastico, non fa una piega.
    Detto questo, ho comprato Esbat incuriosito da copertina e trama e solo dopo ho scoperto il blog della Manni. E dal suo blog ho potuto evincere che è di Roma, sesso: femmina, segni particolari: riservatissima. Il resto who cares?
    Fantastico, e non fa una piega.

  • Reply

    Per ora tutto si limita ad accuse che non sono convalidate dalle due parti (Manni/Lipperini), anzi, la Manni prima pubblicava ogni giorno, poi ha smesso all’improvviso e tace da mesi…
    Se tutta questa storia è vera, a me non interessa nulla della qualità artistica dei libri, o che altri l’hanno fatto prima, se è uno pseudonimo perché non dirlo? Perché dire di essere un’emergente sconosciuta trovata per caso nel mondo infinito di EFP a cui è stata data una possibilità dalla grande casa editrice? Perché inventarsi tutto? Questo è un inganno e un fake per me, posso sbagliarmi ma Virginia De Winter usa uno pseudonimo ma non si è creata una personalità fittizia facendo credere al mondo che esiste davvero una Virginia da qualche parte. Semplicemente ha detto che non vuole farsi vedere in pubblico e rivelare chi è. no mi sembra una cosa difficile da fare.

    Ovviamente prove schiaccianti e inequivocabili non ci sono, quindi è bello parlare giusto per confrontarsi x3

  • Paolo
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    Ho perso tempo a portare avanti discussioni sullo stesso tema in entrambi i blog quando avrei potuto farlo su uno solo tanto la persona che rispondeva e leggeva era la stessa. E’ mancanza di rispetto. E se non c’è niente di male perché non ammetterlo semplicemente?

  • Paolo
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    [scusa se scrivo più messaggi ma non riescco ad allargare la finestra del testo e ddopo un po’ non vedo più ciò che scrivo] scrivevo anche su quello di Loredana spesso in contemporanea sullo stesso argomento convinto di parlare con due persone con idee magari con personalità differenti e poi scopro che erano la stessa persona. Mi sento preso per il culo.

  • Paolo
    Reply

    Saranno anche migliaia nel corso della storia ma i tempi sono cambiati. Poi qui non ci si è limitati a mettere un nome diverso su una copertina. Si è costruita una falsa identità e la si è sostenuta per 3 anni attraverso un blog con cui la finta persona parlava e rispondeva al pubblico come se esistesse e i lettori in buona fede le rispondevano come se lei esistesse. Io stesso ho scritto spesso commenti sul suo blog.

  • Paolo
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    Che avrebbe venduto di più non è detto. Ma molto probabilmente non alle stesse persone che hanno comprato il libro convinte fosse di una esordiente e conoscendone la vera autrice non lo avrebbero preso. Non se ne è solo parlato. Era la prima cosa che veniva detta in ogni recensione e ogni intervista. E comunque non era ver!

  • Reply

    Non c’è stato alcun grande battage pubblicitario, nessuna “tanto pubblicizzata origine”. Se n’è parlato, niente di più. Se Lara fosse Loredana, se avesse pubblicato con il suo vero nome avrebbe venduto ben di più.
    E ribadisco: nel corso della storia gli autori che hanno usato un eteronimo sono stati migliaia. Altro che “pubblicità ingannevole”…

  • Paolo
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    Molti avranno comprato il libro spinti dalla curiosità della tanto pubblicizzata origine da una funfiction di una giovane sconosciuta esordiente. Curiosità legittima di verificare i pregi di un’opera nata in quel modo particolare. Senza questa motivazione quelle persone avrebbero fatto magari a scelte di acquisto differenti. Il fatto che quella storia sia falsa è una vera e propria pubblicità ingannevole.

  • Paolo
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    Mi sembra una affermata giornalista che consiglia un libro come meritevole, un blog e il link alla pagina della casa editrice senza rivelare che lo fa perché quel libro e quel blog li ha scritti lei.

  • Reply

    E ti sembra una recensione, quella?

  • Paolo
    Reply

    In questo post di Lipperatura segnala ai suoi lettori Esbat, il blogo di Lara e mette un link alla pagina del libro su Feltrinelli. http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/06/09/libri-di-e-sulle-donne/#comments

  • Reply

    Non è così, Blackstorm: è reato fingersi un’altra persona che realmente esiste – come se io fingessi di essere mia madre, o un’amica, o un’altra persona che esiste veramente. Se la persona che fingo di essere non esiste non è reato.

  • Reply

    Un piccolo intervento: al di là di tutto, dalle letture che ho fatto in questi giorni pare che questo “sdoppiamento” della Lipperini, se vero, potrebbe configurare un reato, come da sentenza della Cassazione. Onestamente non ho approfondito, però dal punto di vista legale sembrerebbe avere una certa rilevanza l’identità della Manni

  • Reply

    Giusto per far capire come la questione sia diventata una caccia alle streghe: sono stata “accusata” di essere Loredana Lipperini.

  • Taddeo Krauss
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    “arrivava lei e diceva “ma no, non è vero, io non ho santi in Paradiso ed eccomi qui a pubblicare con Feltrinelli!”

    Tania, mumble mumlbe… ma tu ti arrabbi perché hai le prove che non è andata così? Ti senti delusa perché sai con sicurezza che quando l’editore Feltrinelli ha notato o gli è stato segnalato il successo in rete della fanfic da cui è nato Esbat sapeva già che Manni = Lipperini? In questi ultimi anni Lara Manni non è stata l’unica esordiente del fantasy a essre pubblicata da un editore grosso, ne ho viste citate altre due almeno – Savannah e Chiara Strazzulla. Ed “Esbat” è diventato libro molto tempo dopo essere piaciuto a tanti lettori online. Se hai le prove che fin dall’inizio Feltrinelli sapesse che quella fanfic era di Loredana Lipperini, dille ance a noi no?? Secondo me se l’editore lo ha scoperto solo in un secondo momento, allora quello che ha sempre scritto Lara Manni è vero: quel romanzo h a attirato l’attenzione con le sue sole forze e grazie ai lettori. Finchè non ci sono le prove che non è adnata così credo che nessuno o nessuna abbia diritto di sentirsi deluso o fare la morale.

  • Tania
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    Credo che Snow Whole abbia centrato il punto.
    Quello che mi dà un grandissimo fastidio non è tanto la faccenda del fake, non contesto nemmeno la moralità della signora Lipperini sulla quale, non conoscendola, non posso esprimere un parere in merito; è l’atteggiamento di Lara Manni nei forum quando si parlava di editoria murata se non per i raccomandati: arrivava lei e diceva “ma no, non è vero, io non ho santi in Paradiso ed eccomi qui a pubblicare con Feltrinelli!”, quando in realtà di “santi” pare avercene a tonnellate se fosse davvero la famosa giornalista già sul libro paga del signor Giangiacomo.
    Se Lara non fosse stata così attiva nello sbandierare che, nonostante tutto, con le sue sole forze è riuscita nel sogno che un po’ tutti gli esordienti hanno, di tutto questa faccenda non me ne sarei curata affatto.

  • Ricardo Reis
    Reply

    “O diji do Spallanzani, que fue jesuita y cienciadu, um dia monstroso maçan dixeito queim seu nome seras muitos açeagadodos impostores por meina à scritura do marraxo, da literatura ou cobreiço do mundo. Es no habja no efeixa en repeçao au todos. Sin quam tala boca cien tola more.”

  • Snow Whole
    Reply

    Non ero sicuro di voler intervenire postando il mio piccolo contributo, perché nel farlo temo di poter offendere, anche solo indirettamente, chiunque abbia maturato una propria posizione che si discosta sensibilmente (o meno) dalla mia. Chiedo quindi scusa a tutti anticipatamente, cercherò di esprimermi nella maniera più chiara e semplice possibile, nel rispetto di chiunque sia fino a questo momento intervenuto (o abbia intenzione d’intervenire). Linda conosce già la mia idea a riguardo e benché io ammiri il suo lavoro, in questo caso posso concordare con quanto scritto solo in parte. Vorrei fare un’altra doverosa premessa: ho letto commenti davvero pesanti da ambedue le parti in causa (se così possiamo identificarle) e perlomeno in questo contesto chiedo a chi deciderà di fornire la propria opinione, a prescindere da torti o ragioni, di stemperare un poco i toni. So benissimo quanto questa possa sembrare una richiesta fuori luogo, ma trattandosi di un argomento particolarmente delicato ho paura possa risultare inevitabile lasciarsi un po’ andare a uscite infelici. Il Writer’s Dream, per quanto mi è dato conoscere in qualità di sostenitore e frequentatore, è un luogo nel quale – a differenza di altri lidi più ostici – ho sempre assistito a rispettose disquisizioni, finanche da parte di veri e propri avversari (sul piano ideologico); sono certo possiate riporre la vostra fiducia in questo tacito dogma comportamentale (e lo dico soprattutto a coloro che temono di vedersi cancellato un post nel quale è espressa una visione discordante da quella propugnata dallo staff…se argomentata con cognizione e deferenza nei confronti dell’interlocutore, non accadrà). Perdonatemi, una simile spiegazione introduttiva, dal mio punto di vista, andava fatta. Passando alla Manni (o Lipperini), quanto dirò di seguito dovrebbe essere preso in considerazione, da chi si ritiene interessato, solo ed esclusivamente nel caso siano la stessa persona. Innanzi tutto, posto sia così, non ritengo la donna in questione degna di ingiuriose recriminazioni o peggio ancora offese gratuite. Cionondimeno la qualità dei suoi lavori, quanto ha prodotto nel corso degli anni, non dovrebbe – a mio parere – essere oggetto di analisi da parte di chi, nel bene e nel male, ritiene opportuno (altresì doveroso) accusare l’autrice sul piano etico e morale. Se una determinata opera vi era piaciuta (magari per tematiche, background e prosa) non ha senso iniziare a parlarne male ora: altri comportamenti ben più gravi e aberranti andrebbero condannati con una formula simile, non questo. Non trovo comunque giusto, benché sia concorde nel ritenere una persona “innocente” (uso questo termine per convenienza in senso lato) fino a prova contraria, zittire chiunque abbia un’opinione differente dalla nostra (scusatemi per l’espressione forte) in virtù di una verità inoppugnabile che, per l’appunto fino a prova contraria, non può essere tale. Quindi, senza prove a sostegno del fatto che le due autrici non siano la stessa persona, è legittimo pensare che la Lipperini possa aver sfruttato la sua influenza per “creare” la Manni, così come è legittimo pensare il contrario. Se poi questo dubbio si rivelasse una certezza (“la giovane scrittrice di fanfiction è semplicemente un fake”), continuerebbero a essere legittime ambedue le posizioni (perché sarebbero entrambe potenzialmente plausibili). Esistono tanti motivi (ricordiamolo: sempre nel campo delle ipotesi plausibili) per i quali la Lipperini potrebbe aver deciso di pubblicare sotto pseudonimo: la fiducia accordata a una esordiente che riesce a emergere, il fatto che una donna matura possa essere ritenuta meno affidabile per un genere letterario tanto particolare, il traino di tutti quei ragazzi che sono lieti di spendere per una giovane agli esordi, magari aiutandola in questo modo a pubblicare ancora (e che non sarebbero altrettanto ben disposti sapendo che questo supporto non è strettamente necessario ai fini di altre eventuali pubblicazioni). Queste possibilità non sono meno o più attendibili di quelle fornite da Linda (secondo me) e comunque non pregiudicano la qualità intrinseca dei romanzi usciti fino a questo momento (come ho detto prima: se erano buoni, è giusto che anche per chi sente l’impulso irrefrenabile a storcere il naso, continuino comunque a esserlo) . La mia critica, quindi, si basa unicamente sulla strumentalizzazione di un espediente che, se comprovato, andrebbe a toccare direttamente la credibilità della persona in quanto essere umano (non autrice). Ho letto molto attentamente il portale della Lipperini, visto una video intervista su youtube e letto altre sue interviste e interventi, una serie di invettive chiare e precise (con le quali mi trovo sostanzialmente d’accordo) nei confronti di chi sfruttava, o avrebbe potuto sfruttare, sottigliezze editoriali per i propri scopi, senza avere un rapporto trasparente con i propri estimatori che, secondo lei, dovevano (sottolineo “giustamente”, almeno secondo me) avere innanzi tutto fiducia nello scrittore, poi nella sua arte. Ho letto critiche molto aspre su questo punto, da parte di chi, invece, in un panorama editoriale tanto disastrato, riteneva comunque condivisibile qualche compromesso per esigenze di mercato o di altro tipo (purché servissero alla pubblicazione) e lei, mi permetto di sottolineare una seconda volta “giustamente”, dal mio punto di vista, continuava a difendere strenuamente le sue convinzioni. Se questo passaggio non fosse mai esistito, probabilmente non ci sarebbe motivo di dibatterne (perché non ritengo la creazione di un alter ego perseguibile, esecrabile, scandalosa o qualsiasi altra connotazione negativa vi possa venire in mente…tutt’altro). Alla luce di tutto questo però (un tutto che potrebbe comportare altri aspetti negativi), non mi sento di stringere la mano (virtualmente) a una donna che, a torto o ragione, ha comunque combattuto e ottenuto ciò che desiderava (penso le vada riconosciuto). Perché, forse peccando di ingenuità, ha contravvenuto alle sue stesse disposizioni. Si è posta quindi di fronte a quello stesso dito con il quale, idealmente, accusava chiunque altro percorresse una strada simile di sbagliare. Non posso stringere virtualmente la mano a una Manni che, nel primo post del suo diario da internauta, esordiva con la sconcertante notizia della pubblicazione. Disquisendo con i tanti fans (o che sarebbero divenuti tali) su come fosse incredibile conoscere finalmente quel mondo che aveva solo immaginato, innalzando la propria esperienza a baluardo di una generazione di aspiranti scrittori che, come lei, credevano quindi fosse davvero tutto frutto di pura e semplice casualità. Il caso non esclude o pregiudica il talento (anche se probabilmente può succedere). Questo mio pensiero però, pur essendo legittimo fino a prova contraria (come quelli partoriti da una visione diametralmente opposta alla mia), anche se dovesse descrivere con sorprendente veridicità la realtà dei fatti, non basterebbe per farmi invocare un rogo letterario; né una lapidazione in tributo a chi cerca non so quale tipo di rivalsa. Tutti possiamo sbagliare, lasciarci prendere da un gioco e mettere un piede in fallo…più di una volta, se è per questo. Tutti dovremmo comunque avere la possibilità di rimediare. Spero che la Manni o la Lepperini, o chi per loro, possano prima o poi fare luce sulla faccenda, affrontando le poche conseguenze di una simile scelta (se possibile), che comunque non devono (e non possono) essere gravi, tantomeno drastiche. Concludo dicendo una cosa: ho notato che diverse persone intervenute hanno posto la loro attenzione solo su un punto della discussione, forse per mancanza di tempo. Spero possano considerare il mio apporto nella sua totalità. Ringrazio Linda e gli altri utenti intervenuti per aver reso possibile un confronto del genere, come sempre auspico una risoluzione positiva per tutti, anche quelli incidentalmente coinvolti. Mi spiace di essermi dilungato troppo, spero di non avervi annoiato.

  • Reply

    Buonasera. Sono Enrico Maria Spallanzani, pronipote di Lazzaro (altri “pro” dovrebbero precedere il “nipote”, ma non importa), stimato gesuita e biologo. Approfitto di questa sede per rendere noto che ho appena intentato causa formale contro ignoti (leggi: Elia Spallanzani) per uso illegale e protratto del cognome che mi onoro di portare (senza sottolineare il fatto che mi addolora venga usato da persone che -dopo lettura dei loro testi- non reputo degne per modi e condotta). Ne approfitto per comunicare il mio apprezzamento per Pessoa. Cordialità.

  • Reply

    Taddeo, chiunque tu sia, ti stimo.
    Ma mi dissocio dall'”ignoranti/arroganti”. Ho chiesto rispetto, nei confronti di TUTTI.

  • Taddeo Krauss
    Reply

    Ho letto un po’ di post e di commenti di questi Spallanzani e altri loro amichetti. Continuano a dire che uno pseudonimo non è un fake, che uno pseudonimo non può avere una biografia, un’attività autonoma in rete ecc. ecc. ecc.
    A questi ignoranti/arroganti consiglierei di leggersi almeno la voce Wikipedia su Fernando Pessoa, uno dei più grandi scrittori del Novecento, e di leggersi cosa sia un “eteronimo”. Un eteronimo è un alter ego immaginario di uno scrittore. Se Lara Manni e Loredana Lipperini vivono nello stesso corpo, allora Lara Manni è un ETERONIMO di Loredana Lipperini, e non c’è niente di strano né di nuovo né di scorretto o criminale. Pessoa aveva almeno una decina di eteronimi, che avevano diversi stili, diverse biografie, diverse opinioni, scrivevano su diversi giornali e addirittura ENTRAVANO IN POLEMICA TRA LORO. Li faceva litigare. E nessuno si è mai sognato di tirargli fango addosso, anzi, la sua capacità di trovare diverse “voci” d’autore è considerata geniale. Anche il già ricordato Richard Bachman è stato per anni un eteronimo di Stephen King: aveva una biografia, una città di nascita, una produzione a parte. E’ vero che con Bachman/King non arriviamo ai vertici di Pessoa, ma il concetto è lo stesso. Se Loredana Lipperini è stata capace per tanti anni di mantenere viva e credibile un’eteronima e di farle scrivere libri apprezzati dai lettori (lettori che erano lal’oscuro della vera identità dell’autrice e hanno amato le opere in quanto tali), beh, TANTO DI CAPPELLO!

  • Reply

    Boh, per me è ininfluente. Mi fa sorridere l’accanimento, ma un bollino SIAE messo sul nulla per me non fa primavera…nel senso che temo moooolto le photoshoppate. Comunque, che Lara non ci sia mi spiacerebbe perchè ero affezionata al personaggio. Letterariamente non cambia nulla e di sicuro la Lipperini non ha commesso alcun reato. 😀

  • L'ispettore Felice Mastronzo
    Reply

    La vicenda Manni/Lipperini è un piccolo enigma avvincente, che male c’è se qualcuno vuole giocare a risolverlo?

  • Serena Marenco
    Reply

    Sono secoli che autori famosi scrivono sotto pseudonimo, magari per sperimentare un genere diverso. Non mi pare che nessuno abbia mai fatto partire crociate per questo.
    Nel caso però fosse consuetudine, e io non ne fossi informata, Dovremmo linciare Stephen King che ha a sua volta pubblicato sotto pseudonimo ¬_¬

  • Valerio Piras classe 1980 Alias William Knights
    Reply

    Ho già detto la mia nell’altro post, volevo precisare che non so neanche cosa sia la Fondazione Elia Spallanzani, o meglio, ho visto che scrivono su Anobii nella discussione Lipperini/Manni ma la mia conoscenza finisce li.

  • Reply

    Da “esterno” posso dire che l’unica cosa sulla quale ci si può appigliare è: “Ma guarda un po’, la scrittrice famosa scrive con uno pseudonimo, e in mezzo a 1296342187362983892731228097 fanfiction – guardacaso – scelgono proprio la sua”. Il classico ragionamento stile “a parlare male degli altri si fa peccato ma alle volte ci si azzecca. Sottolineo quel “alle volte”. 😉
    Detto ciò, se la Manni è davvero la Lipperini, io direi solo che bisognerebbe tributarle un enorme Epic Win. Anche solamente per essersi sorbita InuYasha nella sua completezza.

  • Francesco Ciracì
    Reply

    Ma come, mi chiudo in casa a studiare per qualche giorno e mi perdo queste epic battles del popolo della morale? LOL.
    Non ho capito perché dell’identità della Manni o delle recensioni triangolate dovrebbe fregare a qualcuno. Cioè, davvero, ognuno avrà la libertà di triangolare quel che cazzo vuole, no?

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