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L’angolo del moralista #1


Con questo articolo apriamo la rubrica “L’angolo del moralista”, una rubrica aperiodica dove il moralista di turno bacchetterà sulle nocche qualcuno. Apriamo le danze, quindi, e cominciamo a ballare…

Questo è un post provocatorio e abbastanza acido, se non volete leggerlo be’, non fatelo. Se invece siete persone intelligenti lo leggerete (stoccata number one, l’ho detto che era acido, no?). Partiamo dall’inizio: Paolo Rossi ha la passione per la scrittura, Paolo Rossi ama anche leggere (poco, ma almeno legge), Paolo Rossi dice “Pur’io! Pur’io!” e fa un libro.

Cos’è “un libro”? Secondo l’intento comune è qualcosa che ti fa diventare ricco e famoso, pieno di donne (o di uomini, se sei donna) di soldi, di fama, ancora di soldi e di spiccioli, perché gli spiccioli servono sempre.

Secondo i materialisti, che fanno da testimoni di nozze all’intento comune, il libro è quell’oggetto rettangolare fatto di carta, rilegato con la carta (a volte più dura, quella che si chiama “cartoncino” oppure “cartone” ,da qui i libri “cartonati”, avete presente? Quei robi grossi, pesanti, con le pagine piene di parole scritte con font diciotto, interlinea quindici, e che a conti fatti entravano in meno della metà delle pagine e che vengono venduti per l’equivalente in denaro del vostro fegato? Ecco, avete capito) e che serve a fare la figura dell’intellettuale quando si hanno parenti a cena: “Guarda, sono figo, ho tanti libri” (“Ne hai letti?” “No! Si rovinano e poi fan sfigurare il mobilio!” ).

Ora, prendiamo singolarmente le due figure, che chiameremo Paolo e Rossi.

Paolo è il primo, l’Uomo Comune.
Rossi e il Materialista.

Rossi non scrive libri, si limita a collezionarli, non li legge ma almeno evita di far danno e anzi nutre un po’ le librerie; è un uomo deprecabile? Abbastanza, ma se a dirlo è un lettore possiamo dire che a dirlo è una persona da ritenere “di parte” e quindi non abbastanza obiettiva da giudicare la cosa.

Paolo.
Paolo è una piaga.
Lui non è interessato a leggere e nemmeno a essere letto.
Paolo vuole la Fama, con la F maiuscola.
Paolo vuole i Soldi, con la S verde maiuscola.
Paolo, a dirla tutta, è un cretino.
Perché? Pensateci un momento, anzi, prendetevi un’ora e mezza e guardate Shortcut to Happiness, c’è Antony Hopkins che fa l’editore e un autore che vende l’anima al Diavolo per diventare famoso coi propri libri, libri che prima venivano rifiutati da tutti perché facevano (e fanno) schifo e che dopo il patto tutti vogliono ma nessuno li legge e tutti continuano a essere sicuri che facciano schifo ma aho, è famoso quindi i suoi libri vanno a ruba! (Questa storia mi ricorda qualcuno, un tipo che mandava il proprio libro ovunque, ma nessuno lo voleva, un tipo a cui fanno il film da libro e improvvisamente tutti lo vogliono, un tipo che tutti sanno non saper scrivere e che però viene ancora pubblicato, se indovinate di chi parlo vincete quattordici quoricini *errore volontario* d’ammore) e potrete capire molto bene il perché.

Paolo pubblica per la pubblicazione in sé e per quel che crede gli verrà dato dallo status di “Scrittore e Intellettuale, uomo Acculturato e Fygo” dimenticandosi di un piccolissimo dettaglio: i lettori. Come abbiamo detto all’inizio, Paolo è uno che legge (poco), legge King, Follett, Grisham… i soliti noti in pratica [Nota di Ayame: grazie per aver citato uno dei miei scrittori preferiti come lettura per gente come Paolo, eh!] Quando gli chiedi se ha letto il libro del Signor Bianchi ti risponde “Eh?” e che se anche gli regalassi una copia del libro del Signor Bianchi non la userebbe nemmeno come soprammobile.

Paolo è anche colui che una volta che ha riempito un libro di minchiate pretende che tutti ne abbiano una copia in casa, tutti devono Leggerlo (la L deve essere maiuscola, perché si aspetta non la lettura da parte di un lettore che cerca un romanzo, ma quella da parte di un Critico che ne esalti la Genialità!) anche se fa schifo, dovessero assimilarlo per osmosi, tutti devono sapere che lui e soltanto lui ha scritto un libro.

Notate una qualche contraddizione? Un controsenso? Una minchiata colossale?
Io sì.

Ricapitolando: perché l’esordiente medio pretende di essere pubblicato dimenticandosi il dettaglio infinitesimale che quello che sta scrivendo deve essere leggibile? Questa è una domanda alla quale non so trovare una risposta gentile (“È un cretino!” urla il pubblico immaginario dentro la testa dei lettori); questa è la domanda che pongo a tutti voi, che almeno una volta avete riempito un vostro romanzo o racconto di cretinate, dimenticando che poi qualcuno doveva leggervi, che per essere famosi in maniera sensata, qualcuno deve leggervi, che per rimanerlo qualcuno dovrà leggervi.

Quindi, per favore (un po’ di gentilezza sarcastica ci voleva) perché non prendete il vostro bel manoscritto, scritto alla macchina da scrivere (perché fa fygo) in una settimana, facendo un fantasy storico con influenze thriller sull’amore di un’elfa adolescente per un vampiro dentista e vegetariano che si taglia per bere il proprio sangue e pertanto digiuna da sempre, e lo ficcate dentro al camino (ogni scrittore dovrebbe averne uno) facendo un piacere al mondo?

Oppure, se volete rendere questo post stupido e rancoroso, fate una cosa intelligente: prendete quella schifezza, fatela leggere, fatevi dire che è una schifezza e… scrivete daccapo! Nessuno vi minaccia o vi ricatta, non è un dovere né una necessità che il vostro nome spunti su un libro subimmediatamente dopo che lo avete “finito”! Avete tempo, specialmente voi adolescenti convinti d’essere geni incompresi (e invece siete solo arrapati frustrati)! Per una volta in vita vostra, non pensate ai bambini.

Pensate ai lettori! Perché nessuno pensa mai ai lettori?!

 

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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12 Comments
  • Luca
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    Mi chiedo: perché bisogna sempre fare le cose per diventare ricchi e famosi? Non si possono fare semplicemente per passione, piacere? divertimento?
    E’ la stessa cosa che mi capita quando alleno i bambini a calcio, ma il problema non sono i bambini, si sa che il bambino per natura vuole essere protagonista. Il vero problema sono i genitori! Tutti vogliono che il loro figlio faccia l’attaccante, come se il difensore o il portiere non fossero ruoli importanti. Il loro figlio deve segnare tanti goal, e se non riesce a farli è colpa dell’allenatore che non sa far emergere l’enorme talento del bambino. Il loro figlio non deve fare sport per divertirsi, ma solo per diventare il Pelé dei giorni nostri. Forse sarebbe bene che riscoprissimo il piacere di fare le cose con cuore, passione, poi chissà, “se son rose fioriranno”.

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    ecco…mi sta bene. era meglio se stavo zitto che per la fretta ho belato invece di beh-are

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    L’intento è chiaramente satirico, un po’ scontato ma divertente.
    Non rischia di scoraggiare troppo l’aspirante esordiente?
    Sacrosanto, e andrebbe ripetuto come un mantra, l’invito a farsi valutare.
    Collaboro il rifugio (letture incrociate): quasi quasi ne traggo un libretto!

  • Reply

    @Ayame: forse annoti solo le critiche 🙂 Comunque una rubrica che si chiama “il moralista” accompagnata da un ditone puntato parte già con intenti (giustamente) polemici.
    Se l’articolo poi mette alla berlina l'”esordiente medio” (ovvero la categoria in generale) è inevitabile che ci si senta chiamati in causa. E’ troppo facile (e già visto e rivisto, quante volte?) divertirsi con la parodia dell’esordiente. Che poi cosa vuol dire? L’esordiente è uno che ha pubblicato, no? Allora dove sono tutti questi esordienti scemarelli che hanno interagito con il WD? Ci stanno 5 o 6 esordienti della Casini (fra cui il sottoscritto), siamo noi? E’ Possieri? E’ Federica Gazzani? Cito solo i primi che mi vengono in mente, basta collegarsi con il Porto Emergenti per vedere che la maggioranza non rientrano nella categoria.

    Forse l’autore del post intendeva in generale quelli che scrivono e vogliono diventare esordienti?

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    @Nox: io ormai ho rinunciato a farti andar bene un qualsiasi articolo del blog… XD

  • claudio cajati
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    Questo post, scritto in un italiano decente, non mi ha detto niente in aggiunta a quanto si può dire, con gusto greve della parodia, di esordienti patetici.
    Sono stato esordiente più di 20 anni fa. E, per fortuna, non ero patetico. Mi interessava, come mi interessa tuttora, soltanto diventare bravo. Se posso.

  • Reply

    @nephrem: sì, era evidente. I blogger hanno sempre la tendenza a credere che il loro punto di vista sia rappresentativo della realtà esterna.
    Comunque, io credo che ci siano fin troppi post sull’esordiente “miles gloriosus” (ci sono perfino blog interi dedicati solo a quell’argomento). E’ fin troppo facile prendersi gioco di persone così. Da cui la sostanziale, mi si perdoni la brutalità, poca utilità del post che aggiunge poco o nulla alla diatriba.

  • Reply

    @Nox
    Purtroppo non ho fatto una “media” per scrivere questo pezzo, sono tre anni ormai che il 70% degli esordienti che vedo si comportano esattamente così (superando alle volte anche i limiti parodistici, come quelli che mi dicono allegri e gioviali che loro no, non hanno né tempo né voglia di leggere, però amano scrivere e vogliono pubblicare ad ogni costo).

  • Il Sindaco
    Reply

    Una visione impietosa quanto vera del mondo esordiente/emergente italiano. Tuttavia, il fenomeno assume una deriva quasi fantozziana quando, determinati comportamenti infantili, non vengono ostentati da adolescenti bensì da molti “anta” che trasformano i social network nella loro discarica di regionamenti abominevoli.

    “Mi hanno dato una stellina su Anobii… domani in ufficio, tra una fattura e l’altra, piango… sniff-sniff”
    (Poi arrivano le amichette del cuore che, commosse da tanto dolore interiore, aiutano la Scrittrice/lo Scrittore del Libro a ritrovare fiducia nel proprio innegabile estro)
    “Ma va, quello è solo invidioso dei tuoi elfi adoelscenti innamorati dei vampiri dentisti! Sei una visionaria, una scrittrice che merita il successo della Rowlings!Facciamo così, io il tuo libro non l’ho letto ma, sulla fiducia, ti do 16 stelline su Anobii!”
    “Grazie, nel mio prossimo libro intitolato “Maghetti a scuola che salvano il mondo” ti metterò nei ringraziamenti!” (che, non dimentichiamolo, nel reparto scrittori esordienti/emergenti, annovera una fauna che parte dal trisavolo dell’Autore fino all’usciere dell’albergo del viaggio di nozze)

    Questa, per quanto parodistica, è la classica scena torrida a cui si assiste quotidianamente, una volta che si è nel “giro”.
    Qualcuno, ogni tanto dovrebbe dire cos’è realmente scrivere in Italia nel 2011: fatica, sangue, fallimento, porte che si chiudono in faccia, sciacalli pronti a spillare soldi e tanta, troppo superbia da parte di chi scrive.
    La strada che conduce all’inferno, almeno nell’editoria, è lastricata di buoni sentimenti, da accomodanti pacche sulle spalle e, ahimè, molta ipocrisia.
    Più stufe per tutti.

    Pasquali “Il Sindaco” Giuseppe

  • Sporangio
    Reply

    Sacrosante parole. Ci vorrebbero più lettori e meno aspiranti scrittori. Ma, si sa, leggere è più faticoso che scrivere. Un dipinto impietoso della realtà, indispensabile per aprire gli occhi e rendersi conto di ciò che siamo (o di chi è qualcun altro).

  • Reply

    Questo post più che stupido o rancoroso, è bizzarro, basandosi sul presupposto macchiettistico, tutto da dimostrare, che “l’esordiente medio pretende di essere pubblicato dimenticandosi il dettaglio infinitesimale che quello che sta scrivendo deve essere leggibile.”

    Lasciamo le medie alla statistica. Ciò che viene descritto è un esordiente stupido e di stupidi ce ne sono in tutte le professioni e le attività umane, comprese quelle concernenti i blog.

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