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Licia Troisi sull’editoria a pagamento


L’editoria a pagamento non è editoria. Punto. È un servizio di stampa copie, fa il lavoro di una rilegatoria. Un editore investe sull’autore, lo paga per il suo lavoro, spesso con un anticipo sulle vendite, e mai, maigli chiede soldi. Perché funziona così: tu autore metti il lavoro, lui editore mette il rischio. Ed è per questo, per inciso, che si prende anche la fetta maggioritaria sul guadagno.
Una casa editrice a pagamento guadagna coi soldi degli autori; l’autore si ritrova con cinquecento copie del suo libro che gli ammuffiscono dentro casa, perché ad un certo punto finiscono i parenti cui regalarle, e una cifra variabile dalle varie centinaia ad alcune migliaia di euro in meno nel portafogli. La casa editrice a pagamento ha guadagnato.
Infine, le case editrici a pagamento sono la morte dell’editoria e della letteratura: non selezionano, pubblicano tutto, perché non gli interessa vendere libri, gli interessa prendere soldi dall’autore. Fine.

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18 Comments
  • Claudio Nobbio
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    Tutto vero e inevitabile. Se vuoi pubblicare un romanzo e non sei nessuno o quasi, hai problemi e quasi sempre devi andare da un EAP. Se sei fortunato trovi uno che divide il rischio con te.
    Penso che la via giusta sarebbe quella di trovare un buon agente letterario che crede nel tuo libro e che è introdotto nel mondo editoriale. Dipende anche dal tipo di libri che scrivi. Se scrivi dei manuali hai maggiori possibilità come se scrivi ad esempio DIMAGRIRE IN TRE SETTIMANE.
    La via è comunque un agente letterario . Chi li conosce ?

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    […] Writer’s Dream, però, si trovano anche complimenti all’editore in questione: «Francamente, ho letto libri […]

  • Potter
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    Quando lessi il post, rimasi scioccata, e io che nell’ignoranza, volevo pubblicare con l’Albatros!!!

  • emiliano f.
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    ho pubblicato lo scorso anno il mio primo romanzo con “progetto cultura 2003”. il mio editore ha venduto una decina di copie mentre io da solo ho sfiorato le 300 unità grazie anche ad una mia amica che ha una libreria. la remissione è evidente ma la soddisfazione è stata di sentire opinioni positive sulla lettura da parte della gente che mi ha dato fiducia. il problema è che avendo altre idee da proporre come faccio a farmi strada su editori seri? avete dei consigli da darmi? grazie mille.

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    Pubblicare libri non è facile. Qualche titolo l’ho pubblicato gratuitamente con case minori.
    Con editore importante ho pubblicato solo Manuale delle attività alberghiere e Manuale del direttore d’albergo che stanno ottenendo successo.
    Non so trovare un editore adatto al romanzo memoir, HOTEL CONFIDENTIAL, storia di una estate a Biarritz con tutto quanto succdede in hotel davanti e dietro le quinte.
    Qualche idea ? THKS Claudio Nobbio

  • ELENA
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    Ciao! Ho avuto anch’io una brutta sorpresa con una casa editrice che credevo free. Dopo aver mandato il mio manoscritto all’olimpo dei nomi più noti (Mondadori, EL, Giunti …) mi sono arresa a case editrici minori come “la penna blu” ed “Edlicolors” che mi sembravano cmq serie. La prima si sta prendendo del tempo mentre la seconda, neanche il tempo di dire: bene dovrebbe essere arrivata la mail con il file, mi ha risposto tramite lettera di complimenti : “è arrivato sul mio tavolo dalla selezione dei miei collaboratori il suo libro…Siamo lieti di annunciarle che corrisponde alle nostre linee editoriali … Vorremmo inserirlo nelle future pubblicazioni e….Dopo due pagine: La spesa per la pubblicazioen e la promozione del suo libro è di E. 8.000. Le chiediamo alla collaborazione della spesa per un 50%. Quindi mi chiedono 4000 euri!!!! No comment…Ho risposto gentilmente con una mail il giorno successivo che non ero interessata alla loro proposta.
    Tra l’altro nella lettera, in allegato, ho trovato tanto di contratto da firmare.
    Croce sopra la EDILCOLORS ragazzi!!!
    Ciao.

  • Giordana
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    Ovviamente no.
    Il “problema”, se di problema si tratta, è relativo alla casa editrice, non certo all’autore, che può essere sia scarso sia il Ken Follett nostrano.

  • Alberto
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    Tutto questo però non vuol dire che chi pubblica a pagamento sia a priore da scartare o non sia bravo. Questo va tenuto presente. Purtroppo sugli autori esordienti punbtano davvero in pochissimi.

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    Infatti non ho detto che i libri degli autori autoprodotti saturano il mercato. Ho detto che l’editore a pagamento ha scelto un metodo di pubblicazione differente dal canale tradizionale che da un lato riduce per lui il “rischio d’impresa”, dall’altro non garantisce la qualità del prodotto finito, in quanto chi opera in questo modo non deve più vendere a tante persone lo stesso prodotto, ma solo trovare un cliente – tra l’altro già convinto della validità del suo manoscritto e deciso a stamparlo- che in una botta sola compra già 500 copie. Questa scelta per lui è più facile e più sicura (è ovvio, deve cercare un solo cliente piuttosto che 500 per raggiungere lo stesso risultato) e comporta per lui l’assoluta libertà di evitare d’intervenire sul testo per migliorarlo (chi gli fa fare di perder tempo quando tanto ha già venduto tutte le copie che stamperà?), però francamente sentir dire che lo si fa perché il mercato è saturato dai big mi sa tanto di vittimismo e ipocrisia. Perché non diciamo direttamente che lo si fa per avere un’entrata sicura? Sarebbe quantomeno più sincero.

  • Luca 69
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    Quanti libri di esordienti si trovano negli scaffali delle librerie? Siamo proprio sicuri che sono i libri degli esordienti che pubblicano a pagamento a saturare il mercato? La Littizzetto, se fosse stata una qualunque nessuno, e avesse proposto “Orlanda furiosa” a qualche casa editrice, sarebbe stata pubblicata?

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    Luca,
    dire che le case editrici a pagamento sono disoneste, quando il giudizio si basa solo sul fatto che si facciano o meno pagare dall’autore, in realtà è una bugia.
    Sono poi d’accordo con te quando affermi che alcune di queste possano anche essere serie e “sfonare” libri di qualità… ma questa storia delle grandi case editrici che le costringono a essere così saturando il mercato librario non la bevo. Se così fosse tante piccole realtà che esistono non avrebbero modo di farlo, eppure continuano a sopravvivere. La vedo più come una scusa bella e buona per non accollarsi il rischio d’impresa. Ma un editore a tutto tondo (passami il termine), che crede nel suo lavoro e in quello dei suoi autori, dovrebbe essere disposto a rischiare; almeno per come la vedo io.

  • Luca69
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    Francamente, ho letto libri della Robin, casa editrice che ho scoperto a pagamento, e li ho trovati di ottima qualità, sinceramente molto migliori di alcuni libri pubblicati da MOndadori o Piemme. Non è vero che tutte le case editrici a pagamento pubblicano di tutto. Io ho inviato i miei manoscritti a varie case editrici, ed alcune notoriamente a pagamento li hanno rifiutati. L’ho già detto in altri forum e lo ripeto anche in questo: bisogna fare una distinzione anche tra le case editrici che chiedono contributi, non tutte sono disoneste. Io credo che l’editoria a pagamento sia soltanto una conseguenza della politica adottata delle grandi case editrici, e in alcuni casi, troviamo che dietro ad alcune case editrici a pagamento ci sono marchi grossi. I grandi editori, fanno di tutto e di più per impedire alle piccole case editrici di emergere.

  • Thor
    Reply

    Salve a tutti sono anch’io un autore fantasy, e ho pubblicato a pagamento. Sono daccordo con quanto detto sopra anche se io ho già recuperato tutti i soldi spesi per mia fortuna. Vorrei solo lanciare una provocazione agli editori italiani…quelli grossi e quelli specializzati nel fantasy…chi di loro pubblica un numero di autori italiani di tal genere in un numero pari alla metà di quelli stranieri?Ve lo dico io nessuno…sto parlando di fantasy non di gotico, vampirico, post apocalittico ecc…ma di fantasy, quello vero scritto con determinati e caratteristici canoni come ad esempio quelli di Licia Troisi e Fabiana Redivo…la verità è che gli editori italiani non puntano sugli autori italiani e le risposte che ho ricevuto da 5 editori, che neppure hanno voluto che gli inviassi il dattiloscritto, sono state tutte uguali: “Non siamo interessati ad autori italiani”…poi però sono i primi a strutturare serie a tavolino ecc…la verità è che un autore emergente si deve fare un c+++ quadro a discapito di autori stranieri che spesso sono peggiori di come vengono descritti…vedere la serie di Percy Jackson (non so neppure se l’ho scritto corretto). Tutto questo l’ho provato sulla mia pelle e sono un libraio quindi determinate cose le vedo e le conosco perchè sono la mia realtà di tutti i giorni. La verità è che il 90% degli autoriitaliani di fantasy non viene neppure preso in considerazione…vediamo se mondadori pubblicherà almeno 20 nuovi autori italiani di fantasy eroica o classica nei prossimi 2 anni…la verità è che tutto ruota attorno a pubblicità e interessi di altro tipo…non stiamo a raccontarcela…con questo faccio i complimenti a Licia e a tutti gli autori che come lei stanno avendo un grande successo, è un onore poter vedere qualcuno di loro che sta riuscendo con la propria passione. Ora torno a scrivere.

  • Reply

    La letteratura è democratica.
    Non credo che ci debba essere tanto livore verso chi pubblica a pagamento, tanto i nomi delle case editrici che non rischiano si conoscono bene, ci sono liste per tutto il web. Gli autori? Se riescono a dirsi scrittori contenti loro! Certo, c’è da augurarsi che questa moda della scrittura passi rapidamente visto che anche le Case Editrici VERE sono ormai affollate di manoscritti con cui fare falò e sicuramente dedicano meno tempo a una lettura più attenta delle opere valide.
    Comunque c’è molto più lavoro in giro, bisogna considerarli come stampatori di libri e basta.
    La vera confusione ci sarà con I book, dove sarà più difficile orientarsi.

  • Reply

    Esistono però anche realtà diverse, dove il contributo dell’autore serve solo per affrontare le spese iniziali e i costi della promozione. Perchè non parlate anche dei piccoli editori di qualità che faticano non poco per avere i loro libri (ottimi) ben visibili nelle librerie?

  • Calabash
    Reply

    Sono d’accordo con quello che dice la Troisi, ma l’ultimo paragrafo mi fa ridere, è proprio ciò che ha fatto la Mondadori con la Troisi, e ciò che fanno sempre più spesso le case editrici non a pagamento, soprattutto con generi di moda come può essere il fantasy. Purtroppo non è vero che meglio scrivi e più possibilità hai di pubblicare, e la Troisi ne è un esempio. C’è sempre meno differenza di qualità tra ciò che pubblica una casa editrice “classica” ed una a pagamento.

  • Reply

    Fa sempre bene che i nomi più conosciuti del mondo editoriale facciano sapere cosa pensano sulla EAP!
    Preferirò sempre chi si autopubblica a chi si affida a un editore a pagamento, perchè è come se diventasse imprenditore di se stesso quindi si accolla tutti i rischi!

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