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L’enigma Murakami


Nell’attesa che il suo ultimo e, a quanto si dice, sorprendente romanzo 1Q84, il cui titolo  ricorda  quello di una delle opere più famose di George Orwell1984 – in giapponese infatti la lettera «Q» [kjuː] si pronuncia come il numero 9 (kyuu) – venga tradotto anche in Italia dalla Einaudi,  è uscita, sempre per la stessa casa editrice, una raccolta di racconti, I salici ciechi e la donna addormentata.

Sono 24 storie scritte nell’arco di circa venti anni  che navigano tra le tematiche e le atmosfere che hanno segnato la produzione di romanziere di Murakami Haruki, quella in cui lo scrittore dà, in assoluto, il meglio di sé.

Via Scrittevolmente

 

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6 Comments
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    @Simone: grazie! Non sapevo ne avesse scritti altri di quel tipo, li cercherò senz’altro!

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    x Sakura: se ti piace il filone sentimentale di Murakami piuttosto che quello onirico leggi “La ragazza dello Sputnik” e “A sud del confine a ovest del sole”. Non sono a livello di Tokyo blues ma a me sono piaciuti molto. Come mi è piaciuto dance dance dance, l’uccello che girava le viti del mondo, e tutti gli altri, con alti e bassi (after dark mi sembra un’opera minore della produzione, e kafka sulla spiaggia non mi ha esaltato). Io non ho problemi con i suoi romanzi che sfumano nell’onirico, anzi li trovo più interessanti di quelli del filone sentimentale. De gustibus 😉

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    Ciao! adoro il vostro lavoro e so che è un piccolissimo riconoscimento ma ho nominato il blog per il Premio Kreativ Blogger Award: nomina 10 blog meritevoli e scrivere 10 cose di voi.

    http://www.inchiostrosimpatico.net/2011/03/29/premio-kreativ-blogger-award/

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    Norwegian Wood mi ha stravolta. E’ stata una lettura per me molto formativa, anche perché l’ho letto nel periodo perfetto, nell’estate cioè tra il diploma e l’inizio dell’università.

    Con Murakami non sono mai più riuscita a ritrovare quell’affinità completa, quell’assenza di respiro, nonostante abbia già provato due volte (con Kafka sulla spiaggia e con Dance Dance Dance). Il fatto è che i suoi romanzi simbolico-visionari in me non hanno presa. Lui inizia con la realtà e poi sfuma nel sogno, nella metafora, annoiandomi a morte. La qual cosa non mi impedisce di trovare magnifico il modo in cui scrive.

    Se un giorno riuscirà ancora una volta a tirar fuori una storia struggente e reale come quella di Tohru, tanto di cappello.

    (e si faccia avanti chi ha osato dare cinque stellette a Dance Dance Dance, magari commentando ‘splendido, stratosferico’, quando è il secondo volume di una tetralogia e non si capisce un benemerito… niente. Io avrei sputato in faccia all’Einaudi che ha osato NON avvisare che c’era un romanzo precedente, fuori catalogo, in cui si spiegava che cavolo era l’Uomo Pecora)

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    Murakami è uno scrittore cui devo molto, non tanto dal punto di vista della tecnica narrativa quanto per le pagine indimenticabili di alcuni sui lavori, capaci di smuovermi assai profondamente, stimolando persino decisioni e cambiamenti importanti. Ecco, il problema sorge ad amarlo così tanto e a non potergli affidare un magistero stilistico: la sua narrativa, per quanto originale o per altri aspetti contaminata, ritengo che si sposi fortemente -presumo imprescindibilmente- con le premesse formali e sostanziali della cultura cui appartiene. Prenderlo a riferimento rischia di produrre un impoverimento nell’indagine della nostra identità, che il pensiero in fin dei conti si estrinseca in parole e le parole devono comunque combinarsi, ed essere scelte, in maniera tale da essere radicalmente nostre. Questa la mia riflessione.

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    Uno scrittore meraviglioso, non ne fallisce una.

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