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A pari merito, Famoso o Esordiente?


Prevenire è meglio che curare.
Ne siamo sicuri?

Facciamo un esempio: Lettore entra in libreria in cerca di Nuovo Libro, Lettore vede libro di Autore Famosissimo e di Machiè, un nuovo autore che non conosce nessuno.
Lettore da parte sua non conosce nemmeno Autore Famosissimo né, da parte sua, ha idea di chi sia Machiè, dal suo punto di vista entrambi gli autori potrebbero essere la stessa persona che scrive sotto pseudonimi.
Lettore prende in mano i libri, li sfoglia, ne guarda le copertine, ne legge la trama, ne guarda il prezzo: entrambi costi esorbitanti.
Ora, Lettore, si trova nella posizione di dover scegliere chi dei due leggere.

Secondo la logica comune che sempre più spesso mi capita di vedere in giro, si dovrebbe scegliere il libro in base a chi lo pubblica, in base al nome dell’autore, in base al numero di libri che quell’autore ha scritto: della serie freghiamocene della trama, se il primo libro è stato scritto da King allora è bello o almeno non è un pacco totale (sarebbe ben scritto) mentre l’altro farà schifo a prescindere oppure sarà infantile o ancora non si vuole rischiare di incappare in una patacca… e così via, accavallando scuse su scuse solo perché il secondo autore è al suo primo libro.

Ora, fermiamoci un momento a riflettere sull’esempio: per Lettore i due autori si equivalgono, lui non conosce nessuno dei due, entrambi i libri potrebbero essere un pessimo prodotto editoriale nato solo per spillare soldi come entrambi potrebbero rappresentare la scoperta del millennio, rendendo ricco chiunque sia così fortunato da averne comprato una prima edizione.

Ok, si sta estremizzando, ma serve a far capire una cosa: perché si parte prevenuti nei confronti degli esordienti? Tutti gli autori hanno avuto degli inizi, tutti gli autori sono stati degli esordienti, tutti gli autori possono piacere non piacere, tutti gli autori possono scrivere schifezze, che siano al primo o al secondo o al centododicesimo libro.

Ora potremmo fare una seconda domanda: perché è nato “L’Esordiente”? Questo strano essere, braccato dai più [ok, spesso a ragione, ma non è colpa dell’autore è colpa dell’editore in quel caso che ha permesso che la schifezza arrivasse in libreria, se lo schifo venisse pubblicato solo da EAP o solo tramite autopubblicazione non sopravviverebbe, nel primo caso non arriva in libreria nel secondo il tran-tran dei lettori forti (che sono gli unici che possono rivolgersi a un autopubblicato, visto che i lettori occasionali spesso nemmeno sanno cosa sia un POD) lo demolirebbero in niente] snobbato dagli altri, sconosciuto dagli ultimi, perché è nato? Esordiente dovrebbe essere l’etichetta con cui classificare quegli aspiranti professionisti che si affacciano per la prima volta in un determinato settore, di conseguenza, perché il termine si è evoluto a etichetta di snobbismo o, e spesso è peggio, di specie da salvare? Perché bisogna “aiutare gli esordienti”? Perché non si fa la cosa più semplice, cioè trattarli da autori? Se scrivono schifezze, amen: recensione negativa, si sconsiglia a chiunque di leggerli per non buttare il proprio tempo e via.

Scrivono bene? Ottimo, il contrario di quanto scritto prima.

Il senso di questo post? Sapere la vostra opinione in proposito, perché secondo voi è nato “L’Esordiente”? Perché non lo si tratta come un qualunque altro autore? Parallelamente: perché un autore famoso viene trattato meglio anche da chi non lo conosce nemmeno? Nel mio esempio all’inizio di questo articolo il nostro “Lettore” (con la L maiuscola) ragiona equiparando i libri, nella realtà questo caso diventa sempre più utopistico, anche i Lettori con la L maiuscola tendono a preferire autori affermati (o comunque non al loro primo libro) rispetto a degli sconosciuti (anche quando tecnicamente entrambi gli autori gli sono sconosciuti), perché siamo arrivati a questo punto? La colpa è soltanto degli editori che hanno creato attorno agli esordienti così tante aspettative tradite? Colpa dei lettori sempre troppo pochi in un paese dove non si legge? Colpa dei Maya e del 2012, dei cerchi nel grano e di poveri coniglietti spacciati per feti alieni?

Un post, tante domande, alcune banali, altre spero meno: diteci la vostra.

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Blogger, Seo copywriter e Web editor. Autrice delle Guide alla Letteratura 2.0, per aspiranti scrittori e self-publisher.
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41 Comments
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    Eh,’tanta roba’come qualcuno dice.forse è nata dalla casta dei famosi,forse chi nn era o è famoso siha accettato di essere segregato e relegato lì. Diciamo che il meccanismo in alto ha creato due sistemi paralleli che poco si incontrano:chi ce la fa è ritenuto genio o paraculo raccomandato. Gli esordienti che diventano famosi sono scelti dal pubblico,vedi Moccia che a mio avviso è un prodotto del popolo.Quindi se piace al popolo di internet o altro tipo allora hai chance in più perchè sei già tu un prodotto commerciale perfetto.Giusto o sbaglito?nn so giudicare.So che visto che siamo in tanti potremmo anche farci sentire in modo diverso sia con l’editoria su carta che con gli ebook.Loro sono i datori di lavoro,loro devono valutare,loro hanno gli strumenti e le risorse. Che cambino modi e investimenti,che migliorino l’ambiente in primis al loro interno,che premino quelli che valgono,che ritornino pubblicare cose di valore,educativi dell’anima e che servano all’uomo della società tutta.Se si premia solo chi al momento potrebbe piacere e nn lo si coltiva stanno facendo libri OGM.Dobbiamo cambiare noi e loro insieme però.

  • D'akleen
    Reply

    Mi scuso in partenza nel rispondere solo adesso, a molto tempo di distanza rispetto alla data dell’ultimo post, ma mi piacerebbe esprimere un parere. Generalizzando mooooltissimo, penso che esista una grande superficialità in giro. Probabilmente molti lettori sono scoraggiati dalle schifezze esordienti che si sono trovati tra le mani, in particolare quelle italiane degli ultimi anni. Secondo me il vero problema sta nel praticare una differenza tra autore esordiente italiano e autore esordiente straniero. Tra i due nuovi nomi, di cui il lettore non ha mai sentito parlare prima, e quindi ipoteticamente sarebbero di pari qualità, secondo me tenderà a scegliere l’autore esordiente straniero. E’ giusto? E’ sbagliato? Secondo me entrambi. E’ giusto perchè gli esordienti italiani degli ultimi anni (mi ripeto: sto GENERALIZZANDO) hanno fatto dei flop colossali e quindi il lettore si sente preso in giro e – diciamocelo, và – anche un pò derubato, nel tentare la fortuna con un esordiente italiano che costa ventidue euro. E’ sbagliato perchè magari l’esordiente straniero ha scritto la solita solfa e poi il libro non ci piace. Comunque sia, la mia personalissima opinione è che tra due libri di ipotetico pari valore – Autore Famoso da una parte e Machiè dall’altra – un lettore comprerà il Famoso perchè si fiderà di più. E se il Famoso è anche straniero, tanto meglio.

  • Reply

    @ Sakura87: quanto al primo punto, non mi trovo d’accordo con te in quanto le nostre osservazioni muovono sempre da citazioni. Non mi ricordo di aver mai detto “Show don’t tell a oltranza dalla prima all’ultima riga!”, ma piuttosto “Qui qui e qui l’autore non mostra un tubo”. E’ diverso, e io e Knight facciamo sempre molta attenzione perché lo sia.
    Quanto al secondo punto, sono sinceramente dispiaciuta che tu non abbia più voluto seguire il blog. Mi par di capire che in questa scelta siano pesati più gli altri utenti che non l’amministrazione del blog stesso, nondimeno ripeto: gli utenti fissi sono IMO estremamente competenti, e non posso che schierarmi in loro difesa. Come dice giustamente Anon, spesso nei commenti alla recensione c’è poco da dire – e sul fatto che certi libri “fanno schifo”, letti gli estratti forniti da noi, non penso ci sia molto da discutere – ma se si dà un’occhiata nel forum si possono trovare discussioni interessantissime a loro nome.
    Quanto al resto, sottoscrivo ciò che hanno detto Anon e Fos.

  • Anon
    Reply

    #Potrebbe essere un merito, ma che non ha nulla a che fare con la qualità del romanzo che l’autore ha scritto.

    Mbeh? A parte che non ho scritto una cosa del genere e l’ho pure chiarito nel post sopra: “La qualità di un libro non è una variabile dipendente dalla notorietà dell’autore […]”, una delle domande del post era:

    # […] anche i Lettori con la L maiuscola tendono a preferire autori affermati (o comunque non al loro primo libro) rispetto a degli sconosciuti (anche quando tecnicamente entrambi gli autori gli sono sconosciuti), perché siamo arrivati a questo punto?

    La mia opinione è che il nome dell’Autore Noto ha valore (o meglio viene PERCEPITO come un valore) in sé e di per sé, e “quando tecnicamente entrambi gli autori gli sono sconosciuti” questo “valore” propende l’acquirente verso il primo.
    Tanto per fare un esempio più terra terra: metti la gente di fronte a due banane simili, una con il bollino e una senza. Tenderanno a prendere quella con il bollino, non perché è più buona, profumata, gialla, ecc. dell’altra, ma proprio perché ha il bollino.
    Il Nome Famoso spesso agisce da “bollino” e spinge le vendite, esattamente come le fascette “bollino” fanno vendere di più per ammissione degli editori stessi.

    Nessun complotto per ostacolare gli esordienti, normali regole di mercato e marketing.

    Tranne per quegli esordienti che usano l’esordio come “bollino”. Come ho già detto le case editrici hanno presentato troppi novelli geGni in pompa magna e adesso al primo cenno di fanfare all’esordio scatta di riflesso il sospetto.

    Riguardo a massacri: continuo a leggere il blog ma posto sul forum, le recensioni chilometriche sono già complete di per sé, non c’è molto altro da aggiungere oltre “lol è orribile”. Poi con tutti i passaggi copiati dal libro presenti nella recensione uno riesce a farsi una idea, quindi il “lol, bleah!” pur mancando di profondità non è immotivato. Siccome il 90% dei commentatori del blog è utente del forum prima di definirli “un harem di commentatori che sviliscono la categoria dei lettori” (harem di chi?) una occhiata al forum si potrebbe pur darla.

  • Reply

    Anon, non sapevo che aveste un forum e la cosa non mi interessa. Io stavo parlando del blog, che ho smesso di seguire per le succitate ragioni.

    #Per prima cosa vorrei fare una osservazione banale ma importante, raggiungere la notorietà E’ un merito.

    Potrebbe essere un merito, ma che non ha nulla a che fare con la qualità del romanzo che l’autore ha scritto.

    #Da quel che vedo tu stai facendo nei confronti di massacri fantasy la medesima cosa di cui ci accusi.

    No, io non ho commentato a priori. Ho seguito il blog per diverso tempo, ho apprezzato molte recensioni e l’ho anche fatto presente tra i commenti, poi, tra una risata e l’altra, ho smesso di sentirmi parte di quella collettività di commentatori spesso privi di spirito critico come e più dei lettori dei romanzi smontati (giustamente) accusati.
    Lo spirito critico non riguarda solo i libri, ma tutto ciò che si legge, recensioni comprese.

    E, ripeto, la mia esperienza si ferma al blog perché ho smesso di seguire.

  • Anon
    Reply

    “Oddio, Anon, ci sono certi famosi sulla cui qualità si potrebbe sindacare (chi ha detto Moccia?).”

    Certo, ma se non ho capito male la premessa era che entrambi i libri sono della stessa qualità o lo sono potenzialmente agli occhi dell’acquirente. La qualità di un libro non è una variabile dipendente dalla notorietà dell’autore, però tale notorietà ha comunque un valore per il compratore a PRESCINDERE. Non è ostracismo nei confronti degli esordienti.

  • Fos87
    Reply

    Oddio, Anon, ci sono certi famosi sulla cui qualità si potrebbe sindacare (chi ha detto Moccia?).
    In ogni caso io non vedo perché, letto un estratto sgrammaticato, una quarta di copertina in cui emerge la solita solfa, una persona non abbia il diritto di dire: “io questa roba non la leggo”. Nessuno può leggere tutto, quindi tutti i lettori sono costretti a compiere delle scelte basate su poche righe.
    Quanto detto sopra vale per famosi e non, dato che molti sono gli autori affermati che in realtà non brillano per bravura.

  • Anon
    Reply

    “@Princess, ti rispondo perché trovo corretto farlo ma poi chiudo perché siamo OT.”

    La cosa non è affatto OT, il post chiede perché tra due libri a pari merito si tenda a scegliere il Famoso all’Esordiente. Il tutto SENZA aver letto i due libri in questione. Quindi il l(L)ettore, nel momento dell’acquisto, sta (Ovvove! Ovvove!) giudicando i due libri a PRIORI.

    Chi meglio di “un harem di commentatori che sviliscono la categoria dei lettori” può rispondere a una domanda simile?

    Per prima cosa vorrei fare una osservazione banale ma importante, raggiungere la notorietà E’ un merito. Quindi a parità di romanzo (per quanto due romanzi possano essere “pari”) il libro con sopra il Nome Famoso avrà SEMPRE più merito di Machiè. E’ giusto? Sbagliato? Non lo so, ma funziona così con i marchi di vestiario e qualsiasi altra cosa sul mercato, libri compresi. A PARITA’ di tutto il resto la differenza è data dal “valore” intrinseco del Nome Famoso e non da odio o diffidenza nei confronti di Machiè.

    Casomai si avrà diffidenza per quegli esordienti il cui esordio viene descritto come un merito nella quarta di copertina. Sono troppi i novelli geGni proclamati dalle case editrici rivelatisi poi fregature colossali. Se si spreca enfasi sull’autore e il suo esordio, invece di utilizzarla per la presenzione dell’opera, forse l’opera in questione non ha molte qualità da presentare.

    [quote]”c’è un coro di commentatori, a volte anche di una trivialità discutibile, che commentano con interventi del calibro di ‘Lol, che merda, non l’ho letto e non lo leggerò perché sicuramente farà schifo’.
    Per me, chi commenta a priori non è competente. Punto. Quel tipo di commenti sviliscono voi che scrivete e noi che leggiamo.”[/quote]

    @Sakura87: Da quel che vedo tu stai facendo nei confronti di massacri fantasy la medesima cosa di cui ci accusi. In realtà le cose, di solito, procedono in modo diverso. In questa discussione: http://kpforum.blogfree.net/?t=2299795&st=15 la faccenda viene discussa ampiamente con l’utente MorGoth83, rivelatosi poi l’autore del libro “villipeso a priori”. Le pagine 2, 3 e 4 spiegano più nel dettaglio le motivazioni (sì, motivazioni, e vanno ben oltre il “lol, merda”) di massacri fantasy e degli utenti, utenti che sono singoli individui e non una maledetta collettività borg, perciò sono SINGOLARMENTE responsabili delle PROPRIE affermazioni.

  • Reply

    @Princess, ti rispondo perché trovo corretto farlo ma poi chiudo perché siamo OT.
    Il primo punto è presto detto: le recensioni si basano su precetti assoluti (è facile da capire, no?), quali, ad esempio, lo stracitato ‘show, don’t tell’ ma non solo. Appare chiaro, per non peccare di limitatezza mentale, che non tutto si può applicare a ogni testo, che va considerato nella sua specificità.
    Il secondo punto è ancor più semplice da comprendere e lo ribadisco con forza: in quasi tutte le recensioni c’è un coro di commentatori, a volte anche di una trivialità discutibile, che commentano con interventi del calibro di ‘Lol, che merda, non l’ho letto e non lo leggerò perché sicuramente farà schifo’.
    Per me, chi commenta a priori non è competente. Punto. Quel tipo di commenti sviliscono voi che scrivete e noi che leggiamo.

  • Reply

    Intervengo solo in quanto citata: ciao a tutti, sono Princess ovvero una dei due titolari di quell’inutile covo di kritikoni minorenni che è Massacri Fantasy. Voglio solo chiarire un punto:

    “Ma l’idea di un intero sito/blog/forum in cui vengono inserite SOLO stroncature non mi è mai piaciuta. Anche perché alla fine se non si propongono alternative positive un ipotetico visitatore pensa “ok, questo fa schifo e quest’altro anche, quindi cosa devo comprare?””

    Come giustamente faceva notare Fos, il blog ha prima di tutto un fine umoristico. Le stroncature sono volte non tanto a illustrare il perché e il percome un certo libro faccia schifo e non vada comprato, ma a far ridere nel farlo; è chiaro che non è possibile fare le stesso con i bei libri. Poi, chiunque è libero di pensare che sarebbero più utili altri tipi di blog (il che probabilmente è vero), ma mi preme sottolineare che il nostro blog NON ha come primo scopo lo sconsigliare l’acquisto di certi libri.

    “Sì, conosco blog spazzatura come Massacri Fantasy, ma si tratta di un manipolo di ragazzini (infatti i nomi sono sempre gli stessi) che amano criticare tutto quello che esiste sulla faccia della terra, non importa cosa o perché.”

    Mi dispiace che tu non abbia voluto esprimere queste opinioni nel forum, dove a che ricordo hai avuto da ridire solo per quanto riguarda una certa utenza e la moderazione (ie: me) che la spalleggia; anzi, tempo addietro avevi anche inserito qualche commento positivo alle recensioni e ti eri espressa in questo senso via MP almeno con me. Non capisco perché un disaccordo con la moderazione del forum – sempre che di questo si tratti – ti abbia portata ad avere una opinione così negativa anche del nostro lavoro.
    Mi stupisce anche sentirmi dare della “ragazzina” da qualcuno che ha un anno in meno di me, e la stessa età di Knight ^u^ e non capisco perché l’essere “sempre gli stessi” a recensire debba essere un punto a sfavore. Sempre che tu non ti riferisca al forum, dove però c’è sempre un certo movimento di utenti.

    “Recensire negativamente un libro non significa stroncarlo o insultare l’autore, come suddetti ragazzini fanno, ma semplicemente condividere la propria opinione.”

    Ti pregherei di citare in quale recensione io o Knight abbiamo insultato l’autore del libro – e ti risparmio un po’ di fartica, parto dal presupposto che considerazioni sulla sua incapacità come scrittore (ben documentata lungo la recensione) NON rientrino negli insulti. Inoltre, mi permetterai di dissentire circa il “condividere la propria opinione”: per certe porcherie una recensione può andare avanti per pagine e pagine senza cadere mai nell’ambito dell’ “opinione”, semplicemente attenendosi a fattori oggettivi quali la grammatica o la logica.

    “Massacri Fantasy, in particolare, pecca perché argomenta per precetti assoluti che, in epoca postmoderna, valgono solo fino a un certo punto. Ed è costituito da un harem di commentatori che sviliscono la categoria dei lettori.”

    Scusa la mia indubbia ignoranza, non capisco il primo punto. Quali sarebbero i precetti assoluti, “le Mary Sue sono urticanti” o “l’Evil Overlord è banale”?
    Quanto ai commentatori abituali – immagino che “harem” si riferisca a quelli – li trovo in verità estremamente competenti, e non posso condividere la tua affermazione senza qualche citazione a supportarla. Inoltre, non direi che il blog è “costituito” dai commentatori: per quanto spesso i commenti siano più intelligenti delle recensioni, sono queste ultime il fulcro del blog.

  • Reply

    Il problema non è per il lettore se preferire l’esordiente o l’affermato, ma per l’editore.

    E’ normale che un lettore possa non gradire l’opera di un esordiente: la letteratura è una costruzione che comincia dalle fondamenta e procede libro dopo libro per arrivare o al romanzo importante o a una carriera, per accumulo, nel suo insieme memorabile.
    L’editore, se crede nello scrittore, lo accompagna in questa strada. Un tempo, almeno, era così: spesso grandi romanzi erano preceduti da mediocri opere prime, che suppongo non avranno trovato al tempo uno stuolo di ammiratori.

    Oggi c’è il mito dell’esordiente, tanto che in Italia praticamente non ci sono più nuovi scrittori, ma esordienti, un catalogo di tutte opere prime, belle o brutte che siano, che finiscono lì. L'”esordientismo”, che ha un significato meramente commerciale, secondo me un po’ di danni li ha fatti.

  • Fos87
    Reply

    Sono di parte, ma Massacri Fantasy non ha altro scopo che far ridere e sfottere un certi libri che vanno avanti a “tanto è fantasy”.
    Per il resto, io personalmente sono poco incline a scrivere recensioni negative proprio perché non voglio fare pubblicità a un libro che considero brutto.

  • Reply

    Onin, ripeto quanto detto… tra lo sconosciuto sconosciuto e lo sconosciuto da me con tanti libri è più alta la possibilità di prendere il libro dello sconosciuto sconosciuto… sempre in base a trama/costo/aspetto complessivo del libro.
    Però è più facile che l’autore con tanti libri possa essere “non letto” ma difficilmente del tutto sconosciuto.
    Più libri ci sono a disposizione di un autore, più comenti si leggono, più passaparola viene generato, più è facile farsi prendere dalla sensazione di certezza che, comprando un autore con molti libri, si abbia una sorta di assicurazione sul prodotto… cosa più sbagliata del mondo.
    La “patacca” la trovi ovunque.

  • Reply

    @Feleset: sono calmissimo °_° solo trovo incongruente usare un esempio che c’entra marginalmente (ed è un eufemismo dire così) con l’argomento trattato, in tutti i commenti precedenti vedo una sequela di “non è giusto” “non si fa” “non va bene” “e se poi ti etichettano?” e così via senza che si dica MAI veramente perché una recensione negativa sarebbe sbagliata, un blog di recensioni negative è sbagliato, una recensione negativa no, quando è fatta bene.
    @Takysa: forse mi spiego male, si tratta di “Sconosciuto Vs. Sconosciuto per Te ma che ha scritto tantissimi libri ed è famoso per gli altri ma che tu personalmente non conosci”, in questo caso come ho detto nell’articolo, vedo frequentemente dei lettori scegliere il secondo perché “se devo rischiare per un autore che non conosco meglio quello che ha pubblicato di più ed è famoso (per gli altri)” e la cosa mi garba poco, perché la trovo immotivata, entrambi i libri hanno le loro potenzialità e soltanto leggendoli si saprebbe cosa merita e cosa no, in pratica ragionare sul nome dell’autore è valido soltanto dopo averlo letto una prima volta, dalla seguente è ovvio che, apprezzando un determinato autore lo si prediliga al rischio della “scoperta”.
    @Sakura: concordo.

    Per la pubblicità: evito di ripetere quel che ho scritto poco sopra e aggiungo soltanto che se comunque un lettore compri un libro recensito negativamente da tutti (un libro che ha sia recensioni negative che positive rende “inutili” sia le une che le altre, si annullano a vicenda agli occhi di non conosce nulla di quel libro/autore) cacchi suoi, avrà i suoi buoni motivi, ma a lungo andare anche lui farà recensione negativa che si unirà al mucchio, facendo, sempre a lungo andare, desistere chiunque dall’acquistare quel libro, non fosse altro perché non avendo un budget illimitato si è sempre più invogliati a prendere qualcosa di autori che si conoscono o di sperimentare con autori che hanno ricevuto critiche migliori, ci sono meno rischi in questi casi di beccare delle patacche.

  • Reply

    Ho letto tutti gli interventi successivi al mio, mi prudevano le mani, ma ora che sono alla fine della pagina… non so come commentare.
    Ci provo. Articolo il mio parere per punti, anche ripetendo cose già dette.

    a) Recensione negativa = Offesa. Sbagliato. La critica negativa ‘seria’ aiuta l’autore a migliorare. Se lui se ne sente offeso mi spiace. Se lui non vuole migliorare, peggio per lui. Sappiate che, personalmente, mi discosto dalla politica dei blog letterari che si occupano solo di recensioni negative, perché, come qualcuno ha detto: ‘ok, questo fa schifo, questo pure… allora cosa compro?’.
    Massacri Fantasy, in particolare, pecca perché argomenta per precetti assoluti che, in epoca postmoderna, valgono solo fino a un certo punto. Ed è costituito da un harem di commentatori che sviliscono la categoria dei lettori.
    b) Recensione negativa = pubblicità, o, al contrario, Recensione negativa = disincentivo all’acquisto. Ni. Quali dati alla mano avete per dimostrare che, su cento persone che leggono una critica negativa, il 70% è incuriosito dal libro e lo compra, o, viceversa, segue il consiglio e non lo compra? Non c’è modo di saperlo.
    c) Recensione positiva = alla portata di tutti; Recensione negativa = possono farla solo i critici di professione.
    Qui siamo arrivati alla frutta. Devo essere laureata in critica per rendermi conto che la punteggiatura di un romanzo è sbagliata? Per giudicare i personaggi come poco credibili? No. Al massimo devo aver letto molto. E se ho letto poco, perde di valore anche la mia critica positiva, perché si fonda sul nulla.

    OninRa: “perché trattare l’Esordiente in maniera diversa da un qualunque altro autore?”
    Bingo. Magari si può giudicare con mezzo occhio chiuso su ingenuità migliorabili con l’esperienza, ma certo non va trattato con maggior riguardo. Anche perché, mi azzardo a ricordarvi, i libri degli esordienti non costano meno di quelli dei grandi autori.

    Piccola nota personale: di tutti gli esordienti che ci hanno inviato libri da recensire, a pagamento e non, molti sono stati bonariamente bistrattati. Nessuno di loro ci ha chiesto di non pubblicare la recensione negativa, nessuno di loro si è lamentato, anzi, quasi tutti hanno ringraziato e, in un caso, ho ricevuto una mail dal responsabile di una casa editrice non a pagamento che (evidentemente condotta da persone SERIE) mi ringraziava per la stroncatura del libro, da uomo di cultura (sic) e la metteva immediatamente nella scheda recensioni del sito.
    In due casi o tre, invece, gli autori sono scomparsi senza dare notizie di sé. Nemmeno hanno chiesto chiarimenti, suggerimenti. Nulla.
    Pazienza.

  • Reply

    @Onin… King non è l’esempio giusto, essendo uno degli autori di cui compro tutto.
    Ma se si tratta di Mr. Sconosciuto versus… Cussler o Grisham o Barker… credo che dipenderebbe da trama, costo e aspetto (rilegatura, carta, caratteri di stampa, ecc), ma non farei differenze.
    Parlando poi di italiani comprati in libreria (gli stranieri li prendo usati in rete a poco prezzo), il rapporto nome famoso vs sconosciuto è solitamente di 1 a 5.

    I siti di recensioni completamente negative sono a volte divertenti da leggere e commentare, ma li prendo con le pinze… esattamente come quelli dove trovo solo recensioni o commenti positivi. Ma, alla fine, mi ritrovo a dubitare di più di un commentatore positivo ad oltranza che di un negativo fino alla morte.
    A meno che non ci sia la politica dichiarata di pubblicare solo commenti positivi (ma con la possibilità di risalire ai libri letti e non considerati), il trionfo del commento positivo mi allontana dai libri commentati, più che incuriosirmi.

    Resta comunque il fatto che se compero un libro e lo leggo, allora ho il diritto di commentarlo… sia che mi sia piaciuto (cosa che nessuno critica o mette mai in dubbio) sia che lo abbia trovato deludente.

  • Reply

    Calma. °_°
    Tu dicevi che non è vero che le recensioni negative fatte su libri sconosciuti fanno pubblicità. Io per dimostrare la mia idea ti ho detto che ho visto gente scrivere cose come “un altro libro spazzatura, lo voglio!”. Il resto l’ho scritto per rispondere ad Ayame, ma se vuoi che torni all’argomento centrale lo faccio volentieri. Dunque, da quel che personalmente (e sottolineo “personalmente”) ho visto in giro, le recensioni negative fatte a libri di sconosciuti non hanno grande utilità, perché al massimo aumentano le vendite dell’opera, che è proprio ciò che il recensore non vorrebbe. Poi ribadisco, questo si basa sulla mia personale esperienza e sullo scambio di opinioni che ho avuto con alcune persone, quindi se un giorno qualcuno mi dimostrerà che mi sto sbagliando, mi starà bene.
    Ciò non toglie tra l’altro che uno sia libero di recensire ciò che vuole, positivamente o negativamente. Io ho detto che secondo me, in generale, è tempo sprecato, ma ovviamente dipende dai casi, e comunque non mi metto a condannare a priori chi la pensa diversamente.

  • Reply

    @Feleset: mi spieghi che caspiterina centrano i blog di SOLE recensioni negative? Si stava discutendo di tutte le recensioni in generale e di come fossero valide ANCHE le negative e non le SOLE positive, che diamine centra adesso dire “Ma l’idea di un intero sito/blog/forum…”?

  • Reply

    Sì, beh, nel tuo caso è naturale che la delusione ti porti a esporre la tua opinione.
    Ma l’idea di un intero sito/blog/forum in cui vengono inserite SOLO stroncature non mi è mai piaciuta. Anche perché alla fine se non si propongono alternative positive un ipotetico visitatore pensa “ok, questo fa schifo e quest’altro anche, quindi cosa devo comprare?”

  • Reply

    Sì, conosco blog spazzatura come Massacri Fantasy, ma si tratta di un manipolo di ragazzini (infatti i nomi sono sempre gli stessi) che amano criticare tutto quello che esiste sulla faccia della terra, non importa cosa o perché.
    Recensire negativamente un libro non significa stroncarlo o insultare l’autore, come suddetti ragazzini fanno, ma semplicemente condividere la propria opinione. Ti faccio un esempio: tempo fa ho acquistato un libro su cui avevo grandissime aspettative. L’ho letto e sono rimasta estremamente delusa, e avevo voglia di condividere ciò che ne pensavo; ho fatto una recensione, pesantemente negativa, del libro, nonostante si trattasse di una saga e di un autore che amavo. Non si tratta di non fare pubblicità a qualcuno, si tratta della voglia, del desiderio, di confrontare le proprie opinioni.

  • Reply

    Chiarisco brevemente.
    Intanto io non ho detto che in alcuni casi non è carino recensire, ma solo che è inutile (ma penso che Xarxes non si riferisse a me).
    Per il resto: certo che tutti hanno il diritto di recensire quello che vogliono, ci mancherebbe. Io personalmente non lo farei in tutti i casi, ma ognuno ovviamente fa quel che vuole.
    Iin ogni caso per me c’è differenza tra stroncare un libro su un forum dove è pubblicizzato e aprire deliberatamente una discussione su un blog per stroncare un romanzo sconosciuto. Nel primo caso, infatti, quel romanzo è già conosciuto dall’utenza, in quanto pubblicizzato, quindi trovo corretto recensirlo negativamente in pubblico (in quello stesso topic). Quello che io personalmente non farei mai, invece, sarebbe aprire il mio blog, scrivere la stroncatura di un romanzo sconosciuto e postarla. E il motivo è che mi sembra davvero pubblicità gratuita. Posso assicurare di aver letto più di una volta in certi posti (e se volete faccio pure i nomi) commenti del tipo “wow! un nuovo fantatrash, devo procurarmelo assolutamente!”. E se si tratta di libri sconosciuti è difficile che si trovino su Emule, quindi la gente se li compra cartacei. Poi ripeto, ognuno fa quel che vuole, anche perché i blog di stroncature (specialmente fantasy) vanno parecchio di moda.

  • Xarxes
    Reply

    non capisco perchè farsi problemi se l’autore è edito da una grossa CE, da una media, da un piccola, da una micro o se si autopubblica… se io leggo un qualsiasi libro e ho l’abitudine di scrivere un commento o una recensione da qualche parte (che sia un sito mio, anobii, ibs…) non vedo perchè in alcuni casi non sarebbe carino farlo.

    Anche perchè se una recensione è accurata, positiva o negativa che sia, non è detto che chi la legge sia d’accordo con le conclusioni.
    Esempio: leggo un libro che non trovo un granchè e ne spiego i motivi; passa Caio, legge il mio commento, ma quelli che per me sono difetti che rovinano la lettura per lui non lo sono, e anzi magari capisce che quel libro sembra proprio il genere che gli piace.

    Io mi lamento sempre quando i personaggi sono banali, poco approfonditi e quant’altro, ma ad altri questa cosa non dà alcun fastidio.

  • Reply

    @Zazi: scusami se ho frainteso ma sembrava proprio quella l’idea, ma dico a te quanto ho detto a Feleset: nessuno gli ha puntato una pistola alla tempia per pubblicare, ogni autore ha potenzialmente tutto il tempo del mondo per pubblicare e dato che lo ha lo usi per migliorare quello che vuole far diventare un libro, una volta pubblico io ho ogni diritto di dire pubblicamente se quel libro fa schifo o no, se un giorno pubblico dopo aver fatto recensioni negative e la gente dirà di me quella roba, be’ chissenefrega, in un caso me la merito (ho pubblicato schifezza? Allora hanno ragione) in caso contrario sono loro acidi (ho pubblicato un buon libro? Cacchi loro se hanno il dente avvelenato) ho diviso la critica? Felicissimo.
    E per fare una critica non ci vuole una laurea in critica letteraria, basta saper leggere.

  • zazi
    Reply

    @OninRa: “Se un mio amico scrive una schifezza e riesce per disgrazia editoriale a pubblicare io devo dirgli che non è una schifezza così eventualmente lui dice la stessa cosa del mio qualora pubblicassi anche io una schifezza?”

    Non hai letto quello che ho detto, ma lo hai interpretato a modo tuo.

    Ho detto che che un piccolo autore di una piccola casa editrice non vale, non è il caso di sputtanarlo in un blog. Se lo conosci glielo dici di persona, gli mandi una email (a seconda del rapporto che hai) e non ti metti a fare il maestro o la maestrina con il blog. Se poi hai una laurea in critica letteraria puoi criticare chi vuoi tu. Poi però non ti lamentare se un domani qualcuno dice: “ma OninRa non era quello/a che parlava male di certi autori? E guarda un po’ che ha pubblicato?” Rischi di diventare non credibile. Poi sei libero/a di fare quanto meglio credi.
    Ciao.

  • Reply

    Piccola aggiunta: se non valesse il fatto che una volta pubblicato qualcosa quel qualcosa può (e in certi casi deve) essere criticato pubblicamente, allora anche al forum del WD dovremmo far fare tutti i commenti negativi tramite mp, no? Perché ognuno (magari un utente appena iscritto, quindi nel microcosmo del forum “esordiente”) non meriterebbe di veder un proprio pezzo pubblicamente stroncato, o sbaglio? Sinceramente, se scrivo schifezze e le pubblico, voglio che pubblicamente mi dicano che ho scritto schifezze, non me ne farei niente di una mail privata di “Sai, dovresti migliorare”.

  • Reply

    @Feleset: nell’articolo si parla di Esordienti in quanto tali, che siano pubblicati da grande o da piccolo editore è irrilevante, parlo infatti di un “Machiè” e di “Autore Famosissimo” non di “Tizio Pubblicato da Colosso Editoriale” e “Tizio Pubblicato da Editore Sotto Casa” (e tra parentesi, in libreria si trovano anche libri di piccoli editori, giusto martedì sono andato in libreria e ho beccato testi di Casini e La Penna Blu, che non mi pare siano dei colossi)e in secondo luogo: siamo sempre lì, perché trattare l’Esordiente in maniera diversa da un qualunque altro autore? Per quale assurdo motivo si dovrebbe fare una “stroncatura privata” invece di una recensione negativa a un autore pubblicato da piccolo editore? Nessuno li obbliga a pubblicare entro tot anni, nessuno li obbliga a scrivere, nessuno gli punta una pistola alla te sta e gli dice “Pubblica entro i trent’anni o ti uccidiamo!” quindi, una volta pubblicato, ogni singolo lettore ha il sacrosanto diritto di dire pubblicamente che il libro fa schifo (se lo fa), l’Autore ha avuto tutto il tempo del mondo per perfezionare il suo prodotto, se invece di perfezionarlo appena cliccato su “salva” da word ha cominciato a inviare mail agli editori fattacci suoi, non nostri.
    Per gli EAP: mi spiace ma una cosa è pubblicizzare buoni libri un’altra far sparire la cattiva editoria, il WD (e io personalmente) non parliamo di libri pubblicati a pagamento perché è tutto il meccanismo editoriale degli EAP che vogliamo far sparire, se gli autori EAP (quei pochi bravi che per almeno una questione probabilistica ci saranno) decidessero di tentare la pubblicazione Free riuscendo a finire in libreria (fisica o virtuale che sia) verrebbero regolarmente recensiti, positivamente o negativamente, quindi come mi pare evidente, stroncare brutti libri e stroncare una brutta editoria sono cose molto diverse.
    Per la statistica: tutto fa statistica, chi leggendo recensioni negative compra i libri negativamente recensiti per dire che sono capolavori è scemo o non sa leggere o entrambe le cose(sempre che la recensione sia ben fatta, altrimenti, almeno personalmente, non la considero tale) chi li compra per capire il perché della recensione negativa lo fa perché se lo può permettere (di buttare soldi e tempo) gli altri non comprano i libro, se hanno letto la recensione negativa.
    Le recensioni negative servono a informare la gente, se io incappo in un libro sconosciuto e cerco in rete informazioni non trovandone, lo compro a mio rischio e pericolo.
    Se vedo che fa schifo e non ne parlo, chi ci incapperà come me subirà lo stesso spreco di tempo e di soldi che potevano essere spesi in roba che li meritava, se ne parlo appena il tizio ne cerca info, trova me (il semplice fatto che non ce ne siano altre di recensioni favorirebbe la visibilità della mia) vede che il libro è carta igienica rilegata e può decidere razionalmente cosa fare dei propri soldi, no?

  • Reply

    No, nell’articolo si parla di esordienti presenti in libreria, mentre io mi riferivo agli esordienti della piccola editoria. Un esordiente di una grande casa editrice lo tratterei allo stesso modo di un uno scrittore già famoso, ovvero non lo contatterei. Questo perché gli scrittori che hanno contratti con grandi case editrici sono troppo legati al marketing. Se la Mondadori dice a Licia Troisi “scrivimi un altro fantasy con una ragazza super gnocca”, lei lo scrive e basta. Non importa che io le dica “ma guarda che non è tanto originale”. Sai cosa gliene frega?
    Per quanto riguarda le recensioni negative a esordienti: non credo proprio che parlare solo di me faccia statistica. In generale per me vale il discorso del “non importa se se ne parla bene o male, l’importante è che se ne parli”. Le recensioni negative a libri di sconosciuti secondo me non servono proprio perché quei libri sono sconosciuti. Che senso ha citare un libro brutto, se tanto nessuno lo conosce? Molto meglio usare quel tempo per pubblicizzare un libro sconosciuto ma bello. Sennò tanto vale che il WD si metta a stroncare i libri pubblicati a pagamento, cosa che per fortuna non fa.

  • Reply

    @Zazi: ho l’impressione che per parlare di recensioni tu parta da un errore di fondo, cioè “fare recensione negativa equivale a gettare fango sull’autore” ma non è così.
    Fare recensioni negative (quando fatte bene) significa mostrare le carenze del testo così che chiunque si informi in giro prima di acquistare un determinato libro sappia già cosa c’è che obiettivamente non va in quel libro e non solo “a tal tizio non è piaciuto” o “tal tizio ha il dente avvelenato verso tal autore” e così via.
    E tra parentesi “e se un domani pubblichi e la gente offende la tua opera? Che fai?” primo: mi metto a ridere se ho la fortuna che le offese siano divertenti, secondo: vale quel che ho detto prima per le recensioni negative, le offese non sono recensioni, terzo: quindi bisogna sempre fare recensioni positive così da poterne ricevere altrettante se si pubblica? Se un mio amico scrive una schifezza e riesce per disgrazia editoriale a pubblicare io devo dirgli che non è una schifezza così eventualmente lui dice la stessa cosa del mio qualora pubblicassi anche io una schifezza? Il ragionamento non mi piace, che io conosca o meno un autore se scrive male glielo dico e pretendo che faccia altrettanto leggendo quel che scrivo io.
    @Takysa: “Quanto alla mia reazione in libreria davanti ai due libri… probabilmente non ricoscerei il nome dell’autore Famoso_ma_esordiente neppure se me lo indicassero con una insegna al neon.” attenzione che non parlavo di “famoso ma esordiente” o di “esordiente non famoso” ma di “Famoso” (esempio classico: King) e di “esordiente” (oramai tradotto come: tizio sconosciuto), quindi la scelta sarebbe tra “King e tizio sconosciuto, tu lettore che non hai la più pallida idea di chi sia King e l’unica cosa che sai di lui che lo differenzia da Tizio Sconosciuto è che ha scritto più libri (ma trovi irrilevante la cosa) chi scegli?”
    @Feleset: ma come, nell’articolo domando perché non si tratta l’esordiente come qualunque altro autore e vieni a dire che lo stroncheresti solo in privato “per dargli consigli su come migliorare”? Accetto la risposta solo se mi dici che lo faresti anche con Stephen King o Valerio Evangelisti, altrimenti nisba (e qui ci starebbe faccina perché il tono della mia frase mi suona acido ma non avendo voglia di mettere faccina mi limito a indicare che ci andrebbe).
    Per la questione pubblicità: scusa ma non concordo, la recensione negativa informa chi la legge sui difetti di un libro, che poi chi la legga compri comunque quel libro pur sapendo di star buttando i propri soldi… affaracci suoi.
    E comunque toglimi una curiosità: dici che hai conosciuto dei libri orridi per “colpa” delle stroncature lette su dei blog, li hai acquistati questi libri? Se mi dici di no allora il tuo ragionamento crolla da solo, il libro ha ricevuto sì pubblicità (negativa) ma non è stato acquistato, di conseguenza tu non hai perso un soldo e il tizio che ha scritto la roba orrida non ha ricevuto un soldo, se mi dici di sì ti domando: perché lo hai preso sapendo che il libro era orrido? (anche qui, faccina).
    @Petrucci: non credo basti l’idea di etichetta, un autore al suo primo libro è un “esordiente” (principiante che è all’inizio di un attività) il problema è che tale “principiante” viene automaticamente trattato in maniera diversa da troppi lettori, che lo si tratti coi guanti di velluto (vedasi gli aiuti) o con il pugno di ferro (“Fa schifo!” “Perché?” “Perché non ha scritto altro, come vuoi che faccia a essere bravo?!”).
    @Koshka: della serie “a furia di gridare ‘al lupo!’ (=al caso letterario) a ogni pessimo esordiente oramai li si inquadra tutti così”? Abbastanza deprimente ma anche abbastanza probabile, sfortunatamente.

  • zazi
    Reply

    @Feleset: concordo in pieno 🙂 .

  • Reply

    @zazi e taksya: secondo me stroncare un esordiente di una piccola casa editrice ha senso solo se lo si fa con lui in privato, per dargli consigli su come migliorare. Pubblicare una critica negativa invece non ha senso, perché si rischia solo di fargli pubblicità inutile. Se un libro di una piccola casa editrice fa schifo non venderà niente e in pochi mesi verrà dimenticato, quindi è inutile parlarne. Stesso discorso per i libri pubblicati a pagamento, che a maggior ragione non vanno recensiti.
    I siti/blog che si divertono a stroncare i libri scritti da adolescenti su elfi&vampiri, tanto per dirne una, non fanno altro che aumentare le vendite di quei libri stessi. Io stessa sono venuta a conoscenza di titoli che altrimenti non avrei mai sentito.

  • zazi
    Reply

    Dipende la critica come viene mossa. “La cattedrale del mare” ha venduto centinaia di migliaia di copie. Faceva più bella figura se pubblicava a pagamento.
    Secondo te è bello stroncare un piccolo autore? Voglio dire un libro lo può scrivere male, poi dopo magari matura. Però se molti leggono le critiche (e si fermano a quelle) diranno “ah, ma quello è l’autore di quel pessimo libro di cui si parla lì”. Fate quel che volete io personalmente evito di parlare male dei libri che non mi piacciono. Preferisco dare maggior riscontro a quelli belli che perdere tempo parlando male di quelli che secondo me non sono scritti bene. Secondo me, poi magari tra una settimana mi convinci.

  • Reply

    @zazi In quel caso la critica potevo farla, ma di uno che si approccia al mondo della scrittura che magari conosco pure di persona o in qualche modo non mi va di sparare a zero. Non lo ritengo un atteggiamento maturo.

    Quindi all’autore esordiente “famoso” (famoso perché riceve molte critiche positive ed è spinto da una grossa casa editrice, visto che Falcones non aveva scritto altro prima de “La cattedrale del mare”) che non è piaciuto si possono muovere una critiche negative senza rimorsi di coscienza.
    Invece, davanti all’autore esordiente non famoso, che magari si è conosciuto di pesona o su un blog/forum, e che scrive un libro che non piace non si possono fare critiche negative perché potrebbe restarci male?
    Cosa ci sarebbe di poco maturo nel commentare un libro che non è piaciuto?
    Anche Falcones (o qualunque altro autore che rientri nella categoria) potrebbe rimanerci male a leggere un commento negativo, il fatto che non lo si conosca di persona non cambia la cosa. Se un libro non piace, non piace. Punto.
    Così come si deve parlare di quello che è piaciuto, con altrettanta sincerità si deve parlare di quello che ha deluso.
    Dal momento che l’autore si da in pasto al pubblico, deve sapere che rischia di non piacere ed essere abbastanza maturo da sopportare, e saper valutare, le critiche negative, così come accetta senza recriminare quelle positive.

    Quanto alla mia reazione in libreria davanti ai due libri… probabilmente non ricoscerei il nome dell’autore Famoso_ma_esordiente neppure se me lo indicassero con una insegna al neon.
    Se costano tanto, restano entrambi sullo scaffale. Se il prezzo è abbordabile, viene a casa quello che mi ha colpito di più come trama/copertina/impaginazione e stampa.
    Il più delle volte semplicemente mi fido delle opinioni di chi conosco e ha i miei stessi gusti.

    Se poi non mi piace… il rischio c’è sempre, anche con autori che hanno scritto decine di libri e che segui da anni.

  • Reply

    La tua risposta non fornisce alcuna motivazione, si potrebbe riassumere con un ‘non si fa, e basta’.

    “al limite se proprio vuoi esporti come critico letterario limitati a un “pensavo meglio, non mi è piaciuto” ”

    Allora pretendo che chiunque apprezzi un libro si limiti a riferirne ‘pensavo peggio, non è malaccio’ 😉
    Come in un diagramma di flusso infinito, siamo tornati alla mia domanda: perché parlarne bene non è da saccenti e parlarne male sì?

    “In quel caso la critica potevo farla, ma di uno che si approccia al mondo della scrittura che magari conosco pure di persona o in qualche modo non mi va di sparare a zero. ”

    Quindi se leggo un libro con trama carente, punteggiatura a spasso, errori grossolani che denotano incapacità non solo dell’autore ma anche dell’editor, non posso parlarne. Perché no. Perché non è giusto, perché gli sottraggo lettori. Perché non ne ho il diritto.

  • zazi
    Reply

    @Sakura87: non è necessario buttare fango sulla gente pubblicamente in un articolo su un blog, basta non consigliarlo o non usare parole persanti, al limite se proprio vuoi esporti come critico letterario limitati a un “pensavo meglio, non mi è piaciuto” anche perché se un domani pubblichi te e la gente offende la tua opera? Che fai?
    Se un libro è buono e ti fa piacere farlo sapere lo fai, se non è buono passi al prossimo, no? Visto che anche la critica non serve a nulla. Considera “La cattedrale del mare”. Lo definivano un capolavoro, le recensioni dicevano che era un testo che tiene svegli la notte. Mi sa che o hanno pagato per ricevere queste critiche positive, o non sanno manco cosa vuol dire leggere. A me quel libro ha fatto venire sonno e noia e arrivato a meno di metà l’ho preso e buttato nel cestino della carta piangendo i miei 20 EUR.
    In quel caso la critica potevo farla, ma di uno che si approccia al mondo della scrittura che magari conosco pure di persona o in qualche modo non mi va di sparare a zero. Non lo ritengo un atteggiamento maturo.

  • Reply

    @Zazi: “Se un libro non piace non si fanno recensioni negative con la saccenza di poter dire “questo fa schifo di brutto, ma guarda come scrive male, che banalità, ecc…”. Basta non parlarne.”

    Adesso parte una delle mie domande esistenziali: in base a che cosa affermare che un libro è bello è meno presuntuoso di affermare che è brutto?
    Per entrambi i giudizi di merito occorre cultura e pratica alle spalle. Una ragazza che ha letto tre libri e considera, non so -Twilight- il capolavoro del secolo è saccente quanto una che, sempre alla luce dei suoi tre libri letti, afferma che Anne Rice scrive male ed è noiosa. Entrambi i giudizi, giusti o sbagliati che siano -sono pur sempre soggettivi- hanno poco valore perché si fondano su una misera esperienza di lettura.
    Una critica negativa ha lo stesso identico valore di una critica positiva. Il modo in cui recepiamo saccente la prima e non la seconda sta al solito monte del fiume: il politically correct.

    Per quanto mi riguarda, da blogger letteraria, biasimo profondamente i miei ‘colleghi’ la cui politica impedisce loro di pubblicare recensioni negative. Come posso tenere in considerazione le loro opinioni positive se non sanno o non vogliono esporre quelle negative? Nel migliore dei casi non lo fanno per incapacità, nel peggiore per ipocrisia.

  • Vale
    Reply

    Io mi conseidero una Lettrice (con la L maiuscola) ma quando vado in libreria il nome dell’autore è veramente l’ultima cosa che guardo. Non credo che il nome famoso sia sinonimo di buon libro, anzi capita magari che essendo ormai l’autore già famoso la trama finisca per passare in secondo piano.
    Credo che il fenomeno di privilegiare il nome famoso dipenda dal fatto che in molti casi lo scrittore è un personaggio, non si limita a scrivere libri ma va in televisione, alla radio, scrive sui giornali, la sua vita privata a volte è più famosa del suo libro.
    Forse era meglio in passato quando non si conosceva nemmeno il volto dello scrittore.

  • zazi
    Reply

    Senza polemiche, ma a parte che non mi piace etichettare la gente. Dire “Esordiente”, “non Esordinte” non mi sembra il massimo. Se una persona pubblica a me non interessa se è la prima volta o meno, visto che il secondo potrebbe essere peggiore del primo e il terzo pure peggio.
    Parlate sempre di Esordinete come un extraterrestre o una razza in estinzione da salvare a tutti i costi.
    Se un libro non piace non si fanno recensioni negative con la saccenza di poter dire “questo fa schifo di brutto, ma guarda come scrive male, che banalità, ecc…”. Basta non parlarne. È sempre un’opinone personale. Non “L’opinione”… perché allora dove va il discorso dell’editoria non a pagamento? Perché in tal caso etichettare un autore equivale a farlo per l’intera casa editrice come “questa pubblica schifezze”, no? Il che potrebbe anche essere. Però se un libro e una casa editrice fanno fiasco e se si pubblicano sempre pessimi libri a lungo andare l’editore chiude se non se ne rende conto. A meno che non sia una casa editrice a pagamento o a doppio binario, ma questo è tutto un altro discorso.
    In genere si può dare risalto a un bel libro, ma nemmeno più di tanto, dipende dalla sensibilità personale. Si può parlare di chi è riuscito a far scaturire un’emozione mentre si leggeva. Provate voi a scrivere un libro che piaccia al 100% della nazione 😉 . I libri si comprano perché si legge la prima pagina e intriga dopo aver visto copertina, titolo, trama e quarta di copertina. È altrettanto evidente che magari è solo la prima pagina che intriga, poi magari già a pagina 10 il libro scade, però se è un libro completamente sconosciuto questo è il rischio. Io compro in base a queste cose e in base alle opinioni di chi già ha letto il libro e lo ha trovato interessante.

  • koshka
    Reply

    A decretare il successo (almeno quello a breve termine) di autori esordienti sono le recensioni, non ci piove.
    Quindi, per trovare un buon libro di un esordiente bisogna affidarsi alle recensioni pubblicate su web magazine o periodici che sono più vicini ai nostri gusti.
    In un certo senso, per gli esordienti pubblicati da piccole e medie CE bisogna fidarsi del passaparola innescato da quei pochi “trend-setter” della letteratura (ad esempio “autorevoli” blogger). Per quelli pubblicati da grandi CE ci sono i paginoni sui quotidiani e le recensioni “prezzolate”. In ogni caso la “sòla” è sempre in agguato, non possiamo pensare di poterla evitare a lungo.
    Ad ogni modo, credo proprio che la scarsa fiducia negli esordienti sia dovuta ai tanti buchi nell’acqua rappresentati dagli altrettanti “fenomeni” cotti e mangiati delle grandi CE. Sono d’altronde i buchi con più alto potere di penetrazione del mercato.

  • John Petrucci Blu
    Reply

    Bella domanda. La risposta credo sia da ricercare nel fatto che nella nostra attuale società piace molto dare etichette a persone, cose, comportamenti, etc. e gli scrittori o per megli dire più in generale gli “artisti” non sono esenti da tutto questo.

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