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L’editore paga, non si fa pagare


Il titolo si riferisce a un articolo di Michela Murgia di ieri, e ne riporto uno stralcio con grande piacere:

L’editoria a pagamento, pur non essendo illegale, causa tre livelli di danno. Il primo è all’autore, che viene illuso che pagare per pubblicare sia una strada per valorizzare il proprio talento, mentre è vero esattamente l’opposto: se è un autore bravo, da quel momento per lui la strada per una casa editrice seria sarà tutta in salita. Se invece è un autore che non ha prospettive, gli verrà alimentata l’illusione del contrario. In ogni caso entrambi hanno sborsato dei soldi, o hanno dovuto firmare impegni d’acquisto dei propri libri, assumendosi il rischio di impresa che in teoria spetterebbe all’editore. La casa editrice non investe niente: non ci sta mettendo i soldi suoi, non ha nessun costo di revisione del testo (la signorina te lo ha detto chiaramente) e  se anche non si vende una copia non ci rimette nulla, quindi non ha nessun interesse a promuovere, distribuire o valorizzare la collocazione del libro: farà tutto l’autore attraverso le sue conoscenze e le sue relazioni. La cosa paradossale è che, pur non rischiando niente l’editore, se il libro per un incredibile colpo di fortuna dovesse avere successo col passaparola, l’autore sarà sottoposto ai vincoli contrattuali standard prendendo solo una piccola percentuale dei diritti, nonostante sia il soggetto del rapporto che si è assunto tutti i costi. Se ti dicessi che l’autore che pubblica in questo modo è simile a un impiegato che paga il suo datore di lavoro per poter andare in ufficio a lavorare, questo processo ti apparirebbe in tutta la sua assurdità.

L’esempio del lavoratore che paga per lavorare è quello che facciamo sempre qui su WD; recentemente, anche Loredana Lipperini è tornata sull’argomento.
Spero che tutte le persone che hanno tra le mani un contratto di un editore a pagamento si informino, prima di firmare e pagare una qualsiasi somma (anche irrisoria: se vi vengono chiesti 100€ e state pensando “ma tanto non sono niente”, pensate anche questo: se non sono niente perché ve li chiedono?). E dopo essersi informati decidano che no, pagare per pubblicare è senza senso.

Buon anno a tutti.

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