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L’indifferenza delle librerie (indipendenti) e della (piccola) editoria


Ho aspettato mesi per vedere se le cose cambiavano, se qualcuno reagiva, se alzava la manina gridando “io ci sono!”. Ho ottenuto solo un imbarazzante, profondo e assoluto silenzio.

Qualche mese fa – a fine agosto – è nata un’idea che ritengo innovativa per la distribuzione e la promozione degli autori emergenti. L’idea era molto semplice: ogni mese, in base a segnalazioni e scelte dai cataloghi degli editori della lista free, si sarebbe stilato un elenco di libri. Tale elenco sarebbe stato sottoposto agli utenti: tramite un sondaggio i lettori avrebbero scelto qual era il libro più interessante per loro. E poi? E poi Writer’s Dream, a spese sue, si sarebbe occupato di spedirlo a librerie, riviste, blog, biblioteche, accompagnando il libro con locandine e materiale pubblicitario. Il libro sarebbe stato esposto per un mese, durante il quale sarebbe stato conosciuto, letto, recensito, e nel forum si sarebbe votato un altro libro, che il mese seguente avrebbe seguito lo stesso percorso.
Ci siamo fin qui?

Entusiasta dell’idea, ho compilato con lo staff un elenco di librerie, biblioteche, blog, e riviste. Dopo che alcuni grossi blog – come Booksblog, per citare un esempio – avevano acconsentito con altrettanto entusiasmo a partecipare all’iniziativa, siamo passati a contattare gli editori. Ho spedito lettere ed e-mail, spiegando il progetto, specificando che erano coinvolti blog di grandi dimensioni e che ci saremmo occupati interamente noi delle spese (e chiudevo dicendo che era possibile, ma libero e facoltativo, contribuire con una piccola donazione in seguito. Rileggete la frase. Rileggetela ancora. Ecco, ora proseguite).

Dopo mesi, gli unici ad aver risposto sono stati tre editori, dieci librerie e una rivista. I blog invece erano numerosi e di qualità. Delle dozzine e dozzine di librerie e case editrici contattate, hanno risposto in tredici. Inizialmente ho pensato a problemi con le Poste. Ma possibile che di oltre settanta lettere inviate non ne sia arrivata nemmeno una?

Ora. Cosa dovrei pensare se, quando si prospetta a librerie ed editori una possibilità di avere una quantità gigantesca di pubblicità gratis tutti fanno orecchie da mercante? No, perché io continuo a leggere, dal 2008 a questa parte continue lamentele di editori e librerie indipendenti che non hanno modo di distribuire i propri libri, di farsi conoscere, di campare.

Ma se quando c’è l’occasione per – almeno provare – a migliorare le cose senza spendere un soldo tutti fanno finta di niente cosa vuol dire? Che le cose vanno male perché c’è un motivo o perché in realtà se ne sbattono?

La cosa che mi fa ancor più infuriare – perché sì, sono infuriata e amareggiata oltre ogni limite – è che non ho ricevuto uno stralcio di risposta. Nemmeno un “vai a farti fottere, testa di cazzo, tu e i tuoi progetti di merda”. E dire che sulla lettera ho scritto “vi preghiamo di farci sapere entro tal data”. Se ne sono fregati tutti.

Dato che tra il pubblico di Writer’s Dream c’è una nutrita schiera di editori e di librerie, tra cui molti rientrano nella categoria dei “lamentosi” di cui sopra: orsù, spiegatemi. Spiegatemi perché ve ne siete sbattuti del progetto, perché non avete detto nemmeno “a” e perché continuate a lamentarvi che le cose vi vanno male e che non riuscite a far arrivare i vostri libri a nessuno.
Spiegatemelo. Anche perché Writer’s Dream ha un’ottantina di utenti perennemente connessi al forum ogni giorno, una cinquantina pure di notte; il blog fa oltre 2500 visite giornaliere, e quelle del sito non le conto più. Gli altri blog coinvolti nel progetto ne fanno di più, e sommando tutti questi contatti la visibilità che avreste ottenuto sarebbe stata tanta.

Ora, spiegatemi. E spiegatelo agli autori e ai lettori, di grazia, perché se voi siete stufi di sentire gli autori lamentarsi noi siamo stufi di sentire lamentarsi voi.

(Giusto per la cronaca, perché i meriti vanno riconosciuti. Gli editori che hanno risposto positivamente alla proposta sono Diamonds, XII e BAE),

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128 Comments
  • Guido Comin
    Reply

    Buongiorno a tutti!

    Peccato che questo interessante scambio di opinioni, che avevo seguito con grande interesse, sia degenerato in un battibecco sulla punteggiatura, etc.! (Si mette o meno il punto esclamativo dopo il punto? hii hiii)

    Avendo fatto l’insegnante di lingua e il traduttore, per me è ovvia l’importanza della correttezza – i tutti i sensi – del linguaggio, ma mi sembra altrettanto ovvio che i mezzi di comunicazione come questo, data la loro velocità ed immediatezza, si avvicinino di più al parlato che alla parola stampata, ed incoraggino inevitabilmente la distrazione, per cui qualcosa “scappa”. Non mi sembra grave, dovendo, in teoria, essere più importante il contenuto! Voi, quando qualcuno, parlando, sbaglia, lo interrompete continuamente con le correzioni? Perché è proprio ciò che avete fatto qui.

    Ora le librerie alle quali avevo girato con grande entusiasmo il link a questo dibattito mi chiederanno sicuramente che cavolo abbia mai mandato. E spero vivamente di non avere sbagliato qualche virgola!

    E poi dicono che siamo noi uomini quelli aggressivi… :-/

  • Stefania
    Reply

    Hai deciso di collezionare figure meschine, Eliana?
    Ma sì, andiamo di ripicca…:
    vedo che anche tu hai seri problemi di punteggiatura (non si mette mai più di un punto esclamativo).
    E non solo di punteggiatura, mi pare.
    Che significa “Prima di gettare il sasso… guardati la mano”?
    So benissimo dove sono le mie mani, non ho bisogno di cercarle con lo sguardo. E sono anni che so come si usano.

    La frase sarebbe questa: “Lanciare il sasso e nascondere la mano”, ma adattata a modo tuo non significa nulla.
    E adesso scusa, non so tu, ma io ho davvero da fare, quindi perdonami se ti congedo con una certa fretta.

  • slacky
    Reply

    @ElianaC: prego, però dai ti ripeto, non è necessario andare via.

  • ElianaC
    Reply

    @Stefania: la virgola tra il “mi dispiace” ed “Eliana” non la vedo… ma come, proprio tu, editrice purista della lingua italiana, non rispetti una delle pochissime regole inderogabili della punteggiatura?
    Te la sei cercata!! Prima di gettare il sasso… guardati la mano!
    @Slacky: grazie! ma questo, garantisco, è l’ultimo commento che posto su questo blog!

  • slacky
    Reply

    @ElianaC:
    è vero che Ayame sembra averti detto di andare via, ma secondo me era una provocazione. Non conosco Ayame di persona, ma non posso immaginare che le persone su questo spazio internet vogliano davvero “mandare via” altre. In fondo non conoscendosi si può solo interpretare. Cosa che non è bella. Parlo per esperienza personale. Poi siete libere di dirvi tutto ciò che pensate e mandarvi via a vicenda.
    Non so perché ma mi sentivo di scrivere ste cose.
    Buon proseguimento a tutti 🙂 .

  • Stefania
    Reply

    Mi dispiace ElianaC, tu come editore DEVI dimostrare di saper scrivere meglio degli altri!
    E’ un OBBLIGO che hai nei confronti di chi ti legge e sa che sei un editore.

  • ElianaC
    Reply

    @ Stefania: credo solo che non si possa costruire mai nulla di buono se si insegue solo l’occasione di dimostrarsi più bravi degli altri a leggere e scrivere, sottolineando gli errori o le mancanze degli altri, piuttosto che, talvolta, badare a qualcosa di più concreto…ma evidentemente sono nel luogo sbagliato…tant’è che la Ayme mi ha “velatamente” invitato ad andarmene…
    @Ayme: …tolgo il disturbo!
    Buona sorte

  • Reply

    Da parte mia non c’è alcun intento bellicoso, quindi ben venga 🙂 Aspetto la tua mail.

  • Stefania
    Reply

    @Linda:
    vogliamo proclamare una breve tregua e parlarne personalmente? Posso mandarti il mio recapito telefonico via email, se vuoi.

  • Stefania
    Reply

    ElianaC, scusa ma devo dissentire.
    Forse non lo sai, ma anch’io sono un editore proprio come te e se tu avessi letto i miei precedenti interventi, ti saresti resa conto che la penso davvero come te.
    Solo che non puoi non darmi ragione se dico che già fa una pessima figura uno “scrittore”, o sedicente tale, se riempie quattro misere righe di errori e spalma la punteggiatura come si fa con la nutella sul pane (anzi, forse l’esempio della nutella prevede un ordine più ponderato nell’azione), ma che lo faccia un editore è davvero vergognoso! Specie in un luogo come questo che tratta un argomento come l’editoria, dove gli editori sono perennemente sotto inchiesta. Prima di replicare l’intervento che avevi pubblicato altrove, avresti potuto almeno “pulirlo”. Se non avevi tempo, avresti potuto farlo in un secondo momento, o non farlo proprio.
    Ma così… te la sei cercata, abbi pazienza!

  • Reply

    Eliana, dato che non hai bisogno di WD non vedo perché sei qui. Immagino che dei tuoi libri si parli in tutto il web, in portali con milioni di visite giornaliere, noi non vi serviamo (mi chiedo come mai parli al plurale, dato che molti editori ci contattano per collaborazioni. Forse proprio inutili non siamo…). Dato che non ti serviamo non vedo perché darti ulteriori dettagli.
    Ah, e Stefania è un’editrice, non fa parte della nostra redazione, quindi il tuo appunto cade proprio male 🙂
    Stefania, alla tua casa editrice aderire al progetto potrebbe interessare?

  • ElianaC
    Reply

    …bene, vedo che, come è accaduto su booksblog, ciò che conta di tutta la discussione sono gli eventuali errori di scrittura…
    @Stefania: intendevo dire che il lavoro chiama e non ho avuto tempo di rileggere il post per correggere eventuali errori…ma qui siete tutti MAESTRI…
    e allora non chiedete commenti, considerazioni, adesioni e opinioni se poi avete solo voglia di insabbiarvi (e insabbiarci) in considerazioni e commenti sterili…

  • Stefania
    Reply

    Orpo!
    E’ vero, chi lavora spesso sbaglia… °!°
    (Lol)

  • ElianaC
    Reply

    Posto qui il mio commento lasciato qualche giorno fa su booksblog per questa “iniziativa”…e al quale la WD non ha “replicato”…chissà, forse lì non l’ha visto?
    Io, nel mio piccolo di piccolo editore, dico la mia
    1) il progetto “lodevole” di WD è, a mio modesto avviso, molto lontano dalla realtà, mi spiego: la WD parla di invio a loro spese dei libri a librerie, riviste, blog, biblioteche…ma i libri ce li mette l’editore, ovviamente…di che quantità parliamo?…a che titolo vengono mandate alle librerie (soprattutto)? conto deposito? e chi si fa, poi, carico, di recuperare l’invenduto o, nell’utopia che qualcosa venga venduto, recuperare i soldi? Sa la WD che fatica facciamo noi piccoli editori a stare dietro ai conti depositi (sempre nell’augurata ipotesi che le librerie aderenti siano tante)? perché, spero, che non si intenda invio di copie gratuite?
    2) Di blog e riviste, on line e cartacee, che vogliono fare “recensioni” (che poi molte sono solo e mere segnalazioni) ce ne sono talmente tante che, francamente, deludono non poco…e comunque sono note a chi fa l’editore vero…e quindi lo fa già da sé…non ha bisogno della WD (e la WD mi scusi se sono franca)
    3) Chiedo venia in anticipo per eventuali errori di battitura e di punteggiatura ma…il lavoro mi chiama…

  • Reply

    PS: Avevo già lasciato un commento, ma forse mancava qualcosa (mail?) e non è mai comparso.

  • Reply

    SALVE A TUTTI!!

    Ho seguito con grande interesse gli scambi di opinioni e una cosa sembra certa: che qui si possa parlare di tutto, tranne che di INDIFFERENZA!

    Spes ultima dea…

  • Piero Boi
    Reply

    Dimenticavo: che ruolo possono svolgere gli autori (se esiste) in tale progetto? Ci sarà pure un modo di rendersi utili!
    Ansioso di saperlo, auguro una giusta, splendida riuscita.

  • Piero Boi
    Reply

    E ora, che succede? Avrà seguito la pregevolissima iniziativa?
    Sarebbe un peccato, dopo cosi’ tanti commenti pressoché tutti favorevoli (al di là delle statistiche…), che non accadesse niente…
    Ma son convinto che Ayame reagirà nel dovuto modo, con la superba grinta che la contraddistingue!
    Provaci ancora, Sam !!!

  • Attonico Friggli
    Reply

    Curiosità statistiche:

    La discussione è iniziata giorno 12. Oggi, al 4° giorno, fra interventi di vario genere, ha ricevuto 105 post su 10.000 visite (2500 ogni giorno). Media: 105/10000=0,01%

    E’ una media bassina. Cosa significa?
    Potrebbe significare:

    1) A 9.900 (scrittori, librei, editori)che sono entrati in questa pagina, con un titolo specifico ed un argomento specifico, la cosa non interessa.

    a 9.900 visitatori che sono entrati su questa pagina, della
    indifferenza delle librerie (indipendenti) e della (piccola) editoria
    non gliene frega proprio niente!!!

    Perchè?

  • Marco Toccacieli
    Reply

    Ah, c’ho messo una dozzina di anni ascrivere il commento e la cosa ha preso una piega mena di parte, nel mentre.

  • Marco Toccacieli
    Reply

    Beh, effettivamente ‘sto discorso sta assumendo una piega un attimino troppo di parte… sembra quasi che i librai siano delle mummie senza passioni, personuncole che mirano al soldo punto e basta. Ma se mirassero al soldo e non fossero guidati dalla passione, davvero si sarebbero lanciati in un’attività che costa una baracca di quattrini e ne frutta una miseria? Oh, vendendo un tascabile il guadagno lordo è di due euro e spicci… meno che se si trattasse di un chilo di pane! Guardate che quando un nome nuovo ha successo è una pacchia anche per noi, anzi spesso sono i librai a spingere i titoli. Ma come faccio a spingere un titolo se lo devo pagare in contrassegno senza guadagnarci nulla o quasi, anzi spendendo tempo in telefonate e mail ad ogni ordine?
    Non è che i librai non sopportino gli esordienti (Avallone e Giordano sono in pila in tutte le librerie, mi pare… e sono esordienti), il fatto è che i lettori non sono attratti da nomi di cui nessuno parla. Gli sconosciuti non si vendono e le librerie, che prima di essere luoghi di accesso alla cultura sono imprese, giustamente non li tengono o li ficcano nell’ “angolo polveroso”. E se si trova spazio (dove spazio non c’è,si inventa in qualche modo) nell’ “angolo polveroso” è grazie a Eco e alla Parodi che vendono anche per gli altri, perchè altrimenti nel detto spigolo quasi ci starebbe bene una macchinetta del caffè.
    Non è raro che i libri di medi editori (non sto parlando di piccola o piccolissima editoria, ma di media) arrivino in pila e dopo 2 mesi se ne tornino all’editore, tutte, nessuna copia esclusa (per inciso, dette pile sono sulla pedana, vicino all’ultimo di King, dove tutti le vedono bene).
    Chiedete a Stefania se le farebbe piacere fornire venti copie per trenta librerie e vedersene tornare in resa, diciamo, nel complesso 560…
    Il fatto è che, per come stanno le cose, questa situazione non presenta via d’uscita per i piccoli… se non il canale “alternativo” (e-book, vendita diretta, ecc…).

    Sulla distribuzione Stefania c’ha azzeccato alla grande: se non si tratta di un distributore vero, con tanto di rete promozionale… è solo un modo per “farsi belli”. Credo di aver capito a che distributore fa riferimento e… mi è capitato di ordinare dei suoi libri… in contrassegno dal distributore, appunto. Se li avessi ordinati direttamente da lei avrei forse potuto ottenere uno sconto più alto e Stefania un guadagno maggiore. Pde e Rcs fanno comodo, pincopalla distribuzione no.

    Il progetto è interessante, si tratta di capire come migliorarne le condizioni per invogliare editori e librai a prenderne parte. Ad esempio si potrebbero ruotare i titoli tra le diverse librerie e fare presentazioni (uno dei pochi casi in cui, se fortunati, si vende qualche nome poco noto), al fine di non far tenere fermo ai librai un titolo che magari non vende (se vende lo si riordina in conto assoluto) e di non richiedere agli editori di assumersi il rischio di tirature folli.

    Un salutissimo,
    Marco.

  • Stefania
    Reply

    Sì, tieni duro Ayame, anch’io credo che abbiate ottime potenzialità per arrivare dove gli altri hanno fallito. Ma fai le cose per bene questa volta, mi raccomando.

  • Stefania
    Reply

    @Taksya (pare che abbiamo postato quasi contemporaneamente)
    E anche tu hai ragione. Ma vedi, presi uno per uno avete tutti ragione. Ognuno ha le sue preferenze, i suoi metodi. Tu, grazie al cielo, dici che se trovassi in libreria il libro di un esordiente lo compreresti. Dio ti benedica, figliola! Se ti chiedessi di farmi una stima di quanti la pensano come te, sapresti essere realistica? Attenzione, ho detto “la pensano”, ma è meglio dire “agiscono” (a parole si può dire tutto, ma ciò che conta sono i fatti).
    Il fatto che ci siano diverse linee di pensiero – e di azione – non sempre è un male, anzi. E’ vero che se tutti fossero come te sarebbero le librerie stesse a richiedere i libri degli esordienti, perché saprebbero di venderli, quindi per i piccoli editori sarebbe una benedizione. Per questo non nascondo che preferirei che tutti fossero come te. Ma i gusti sono gusti, le abitudini sono differenti da lettore a lettore. E abbracciare tutte le vie possibili diventa davvero arduo. E i piccoli editori non possono scegliere (o almeno non tutti hanno il coraggio di farlo), questo è il problema. Dobbiamo per forza mettere una toppa qui, un cerottino là e varie “patch” al soffitto perché la baracca fa acqua.
    Ma tanto io so nuotare…
    Scherzi a parte, la situazione è davvero triste e non si vedono spiragli all’orizzonte.

    Per concludere, chiedo scusa se mi sono dilungata in questa interessante discussione, ma è meglio che me la dia a gambe il più in fretta possibile prima che arrivi qualcuno a cacciarmi via perché ho imbrattato i muri del WD con murales non graditi.
    Comunque è stato un piacere.
    Vado a fare l’areosol, che C’HO la tosse.
    Buona notte
    Stefania

  • Reply

    Hai ragione, Stefania. Per questo penso sia assolutamente necessario creare al più presto delle alternative valide per la piccola e media editoria. Quest’iniziativa ha il vantaggio di mettere in comunicazione tutti i componenti dell’industria del libro: autori, editori, lettori e librerie, e per di più unisce il web al ”mondo reale”. Magari mi sbaglio e in realtà è un’iniziativa destinata a morire; io però ci credo, e investirò ogni mia risorsa per realizzarla.
    Che poi, oggi ho fatto un ordine di 85€ da Amazon, io adoro comprare online 😀
    Ti ringrazio per gli auguri.

  • Stefania
    Reply

    Hai ragione, sì. Però come vedi questo non ha impedito lo sviluppo dell’e-commerce, nemmeno quello relativo ai libri (anzi!)
    Quindi è vero che molti fanno il tuo stesso ragionamento, ma è anche vero che altrettanti preferiscono pagare qualcosa in più e ricevere i libri a casa.
    Qualche editore comunque gli sconti li applica, ma il problema è che, per poter comunque far risparmiare il privato, è necessario spedire con Piego di Libro e sappiamo tutti quanto poco sia affidabile. Io personalmente lo odio. Ma meno male che c’è, specie dopo che hanno abolito la tariffa di spedizione agevolata per gli editori. Ma… c’è un MA, che nasconde una pessima notizia. Negli uffici postali sta girando la voce che vogliano abolire il piego di libro, il che sarebbe un vero dramma nel dramma. E’ anche vero che la voce sta circolando dall’anno scorso, ma qualcosa mi dice che prima o poi succederà. I grossi editori se ne fregano perché non sanno nemmeno cosa sia il Piego di Libro. Per i piccoli editori invece sarà un grosso problema. Lo sconto alla libreria e la spedizione con corriere espresso di una sola copia mangerà tutto il guadagno dell’editore e sui libri meno costosi andrà anche oltre, generando una perdita. Problema quasi inesistente invece per le librerie, che non vivono certo con le vendite dei libri di esordienti.
    Se succederà, aspettatevi un notevole aumento dei prezzi di copertina, perché questa sarà l’unica scappatoia possibile.
    Ma è anche vero che adesso ci sono gli e-book, fenomeno che tocca sul vivo i distributori, che per questo tipo di edizioni non avranno più motivo di esidtere.
    Insomma, giriamola come vogliamo, alla fine chi ci rimette sono sempre i piccoli, per la gioia dei grandi che invece andranno avanti imperterriti.

  • Reply

    @Stefania
    “Ma ancora, purtroppo, è uso comune giudicare un piccolo editore da quanti/quali distributori ha, anche se ormai questo non rappresenta una necessità ma solo una “moda”.”

    Io penso, da profano lettore, che più un libro è distribuito sul territorio, più e facile che possa trovarmelo tra le mani per caso. Non si tratta di una valutazione migliore o peggiore per la casa editrice… ma di semplice calcolo delle probabilità.

    Io compro esordienti emergenti in libreria se li trovo (e se mi attirano copertina, trama, genere… ovviamente), ma sono poche ad averli e quasi sempre delle stesse case editrici.
    Ma se l’esordiente in libreria non c’è e io non lo posso comperare “di persona”, in rete lo prendo solo se c’è la versione digitale… o se so che sarò bloccata in casa per un tempo lungo: buona parte dei siti online (affiliati alle case editrici o di grosse catene di distribuzione non fa differenza) spediscono con corriere e io non voglio rovinarmi il fegato discutendo con SDA, Bartolini & co… mi spiace per l’esordiente.
    Se ci fosse una copia in libreria, anche solo per curiosità (e grazie agli sconti dati delle varie tessere fedeltà), sarebbe molto più probabile indurmi alla spesa.

  • Xarxes
    Reply

    a proposito della distribuzione, personalmente avrei molti meno problemi ad accattare libri di piccole CE se fosse comodo comprare direttamente dai loro siti. Purtroppo, come mi capita anche con gli store delle case discografiche, nonostante a loro non gli costi nulla di distibuzione e libreria i prezzi raramente hanno sconti sul prezzo di copertina e se ci sono raramente valgono la pena (con le spese di spedizione) rispetto a un qualsiasi altro mailorder.
    Assurdamente con libri e cd costa meno comprare in negozio (fisico o online che sia) che direttamente dalla “fabbrica”.

  • Stefania
    Reply

    Vi ho già detto che l’apparenza è ben diversa dalla realtà, vero? Sì, in un modo o nell’altro credo di averlo già accennato.
    Ebbene, aziende COMMERCIALI come lo sono le librerie perché dovrebbero snobbare i libri delle piccole case editrici che pubblicano esordienti, se questi si vendessero? Sarebbe come prendersi a martellate la “cerniera dei pantaloni”, no? Mentre a guardarla da un’ottica diversa, la cosa acquista maggior senso:
    e se i libri dei piccoli editori non si trovassero nelle librerie perché non si riescono a vendere?
    Vista in quest’ottica, tutto torna.

    Comunque è evidente che ci sono lettori da libreria e lettori più tecnologici: quelli da libreria difficilmente acquistano su Internet (forse perché devono inebriarsi ben bene con il profumo della carta prima di decidersi a comprare); quelli tecnologici, che a loro volta si dividono in altre due sottocategorie, di norma difficilmente rinunciano alla comodità solo per andare a farsi una sniffatina di cellulosa e continuano per lo più ad acquistare online. Sono questi che rappresentano il potenziale target di lettori di esordienti/emergenti. Ma ancora, purtroppo, è uso comune giudicare un piccolo editore da quanti/quali distributori ha, anche se ormai questo non rappresenta una necessità ma solo una “moda”. “Non hai un distributore? E allora vuol dire che in libreria non ci arrivi”. A parte che non ci si arriva lo stesso neanche con il distributore se per arrivare in libreria si intende vedere i nostri libri impilati in alte colonne sugli scaffali vicino a firme di tutto rispetto, ma posso assicurarvi che in qualche modo il piccolo editore in libreria ci arriva meglio da solo che non appoggiandosi ai distributori. Credetemi. Ripeto, non so come funzionino le cose con Messaggerie & Co., ma con la piccola distribuzione è un disastro. Psicologico (perché la cosa vista dall’interno deprime non poco) ed economico, come già spiegato.
    Che volete farci? Così è.

  • Claudio Cordella
    Reply

    Trovo il tutto più che sconcertante… non che deprimente. Non ho parole… nel senso più pieno del suo significato.
    Il linguaggio -almeno quello in mio possesso- non è bastante a descrivere il mio disgusto.
    Condivido l’articolo sino all’ultima sillaba!

  • Taksya
    Reply

    @Stefania
    “Forse è sfuggito a tutti che non esiste solo il canale delle librerie tradizionali per vendere i libri, ma ci sono anche le librerie online che, per la cronaca, vendono molto, molto di più delle librerie tradizionali, almeno per quanto riguarda gli esordienti.”

    Ma questo capita anche perché, nelle librerie fisiche (piccole o grandi, nella mia città ho notato poche differenze) gli esordienti e le case editrici medio piccole difficilmente si trovano.
    Questo progetto dovrebbe (almeno ci vorrebbe provare) cambiare un po’ le cose.

  • Stefania
    Reply

    Tranquilla Vale, non ho percepito alcuna provocazione nella tua frase. Ci tenevo solo a precisare che il discorso non è così semplice come sembra. Anzi, se mi è concesso oserei proprio dire che non è affatto quello che sembra dall’esterno. Ma capisco che per crederci ci si debba scontrare personalmente.
    Forse non esagero dicendo che quello dell’editoria è uno dei settori più ostici e più marci, secondo solo a quello dell’edilizia (forse), dove solo chi è “alto” abbastanza riesce a tenere il naso fuori dal lerciume. Tutti gli altri o annaspano per tornare a galla quando e quanto basta, o nel lerciume ci crepano. I primi sono quelli che hanno imparato a nuotare, gli altri sono quelli che non hanno fatto in tempo.

  • Vale
    Reply

    La mia voleva essere una frase provocatoria, sono la prima a credere che si debba investire sugli esordienti, avete tutta la mia stima occupandovi di questo campo letterario così difficile, non volevo certo sminuire il vostro lavoro che neppure conosco.
    Il mio intendo era quello di lodare come lettrice l’iniziativa di Linda e criticare le librerie che troppo spesso si lamentano delle grandi catene commerciali e poi non fanno nulla per differenziarsi.
    La mia critica non era rivolta agli editori.
    Per quanto riguarda il problema dei costi della distribuzione non mi esprimo dal momento che non essendo del settore non lo conosco.
    In bocca al lupo per tutto.
    Vale

  • Stefania
    Reply

    @Vale:
    “Per quanto riguarda la questione vendite se si parte dal punto di vista che gli autori esordienti non vendano allora tanto vale non pubblicarli, si fa prima!”

    A nome di chi stai parlando, Vale?
    Forse è sfuggito a tutti che non esiste solo il canale delle librerie tradizionali per vendere i libri, ma ci sono anche le librerie online che, per la cronaca, vendono molto, molto di più delle librerie tradizionali, almeno per quanto riguarda gli esordienti. Ed è questa la direzione che il mercato sta prendendo e che seguirà sempre di più in futuro (e questo spiega molto sull’andamento attuale delle librerie).
    Sono dell’idea che investendo maggiormente sul canale online a discapito, per esempio, dei distributori (approfondisco in seguito), si potrebbe fare tranquillamente a meno sia delle librerie, sia e soprattutto dei distributori stessi, anzi forse si otterrebbe un risultato globale maggiore.

    I distributori:
    non so cosa renda la grande distribuzione libraria (Messaggerie, PDL ecc.) sui libri di esordienti/emergenti, perché non ho dati su cui basarmi, ma so bene cosa rende la piccola distribuzione (intendo i piccoli distributori). O meglio, cosa NON renda.
    Personalmente, mantenere i due distributori che abbiamo ci costa oltre 2.500 euro l’anno. Sì, CI COSTA, perché sono più le spese delle entrate. Uno dei due tutto sommato si ripaga, anche se a malapena, l’altro è un vero e proprio disasto, un MINI-MUTUO che grava sulle nostre già misere finanze. Secondo me, se i soldini risparmiati sulle spese di mantenimento dei distributori venissero investiti per sviluppare le vendite online, il risultato non avrebbe un “meno” davanti, ma un bel “più” seguito da qualche numerello. Purtroppo abbiamo firmato un contratto e siamo legati per qualche anno, dopo si vedrà.

    Quindi, Vale, almeno per quel che ci riguarda crediamo ancora nel nostro lavoro e (presumo ancora per poco, da come si stanno mettendo le cose) negli esordienti, anche perché se così non fosse, l’alternativa sarebbe quella di sopravvire alimentandoci con le pagine dei libri che abbiamo in magazzino.

  • Vale
    Reply

    Non mi pare che di librerie che offrano un servizio diverso da quello di una catena commerciale ce ne siano poi così tante.
    Io non faccio parte dello staff di WD e quindi conosco il progetto solo attraverso questo articolo ma da come scrive Linda: ” Writer’s Dream, a spese sue, si sarebbe occupato di spedirlo a librerie, riviste, blog, biblioteche, accompagnando il libro con locandine e materiale pubblicitario” non mi pare che le librerie ci rimettano.
    Per quanto riguarda la questione vendite se si parte dal punto di vista che gli autori esordienti non vendano allora tanto vale non pubblicarli, si fa prima!

  • slacky
    Reply

    @Stefania: io penso che proporre modifiche alla proposta sia leggittimo. Se 3-10 editori/librerie sono interessati/e e si trova una linea comune dettata dall’esperienza e da entusisamo nessuno vieta Linda di riforumlare l’idea modificandola. Io lo farei. Un dibattito magari in un’area riservata del forum accessibile solo ai diretti interessati e soprattutto cercando di concentrare idee e tempo senza tirare per le lunghe su ogni cosa, penso si possa fare, magari no. Non lo so. Questo può deciderlo solo Linda e chi ha organizzato la cosa e se c’è interesse.
    Pensandoci sopra mi rendo anche conto che gli editori cercano di vendenre i propri libri e fare a “gara” per vendere il proprio autore esordiente nella medesima libreria scoprendo un po’ quelle che sono le strategie commerciali e di vendita della propria casa editrice, i propri contatti (giornali, ecc…) è rischioso. Già è difficoltoso farlo normalmente, poi se la cosa porta ancora di più a scontrarsi anche tra piccoli editori alzo le mani.

  • slacky
    Reply

    @Stefania: non so fine periodo cosa voglia dire, se un mese, tre o sei. Dipende da quanto si pubblicizza la cosa mi vien da rispondere. Ci sono tanti modi per far pubblicità e a me ne vengono in mente anche di inusuali. Non so rispondere. Se viene fatta una bella presentazione, si sono mandati articoli di continuo a giornali, c’è stata coordinazioni tra redazioni, blog, librerie, autori, ecc… e l’autore ha saputo davvero trasmettere emozioni magari i 10 libri li vendi pure nel periodo. Dipende anche dalla casa editrice i contatti che ha, dipende dalla fortuna dal periodo. Boh 🙂 .
    Un mese penso sia comunque pochissimo per fare una valutazione. Io punterei su almeno tre mesi.

  • Stefania
    Reply

    Non è questo il punto.
    Di librerie che offrono un servizio differente dalle grandi catene ce ne sono, e anche molte. Quindi il problema non è quello di fare arrivare i libri in libreria. Il punto è:
    i libri dati in conto deposito a queste librerie secondo voi quanto vendono? C’è convenienza? Se l’editore (o chi per esso) spedisce 10 copie in conto deposito a proprie spese e ritira, sempre a proprie spese, l’invenduto, quante copie di queste 10 sarà necessario vendere per coprire almeno le spese? E qualunque sia il risultato, SI VENDONO?
    Immagino che tu “sappia che io so” qual è il risultato, quello che mi domando è se voi ne abbiate idea.
    Sono comunque convinta che rispetto ai risultati standard del conto deposito sui libri esordienti/emergenti che di solito ottengono gli editori, questa iniziativa potrà ottenere molto di più, se non altro perché può contare su un notevole numero di iscritti al WD (sperando che si prestino a diventare anche clienti delle vostre librerie!), ma temo che i presupposti per consolidarla non ci escano.
    Vale la pena provare sul breve periodo, ma da ciò che ho letto temo che l’iniziativa sia stata proposta a editori e librerie come già definitiva e consolidata, non come test. E temo anche che sarà difficile motivare un’eventuale marcia indietro senza perdere credibilità. A prescindere dall’iniziativa, che apprezzo e che sprono a testare, forse è stato l’approccio a non essere adeguato. Capisco che tutto deve essere alimentato dall’entusiasmo (specie in questo settore, altrimenti è finita), ma bisogna anche saper guardare oltre per evitare di venire sfiduciati (coprirsi le spalle, insomma). E come ho detto, per farlo forse sarebbe bastato un approccio un po’ meno garantista, un accenno al fatto che si tratta di un test “con ottime probabilità di successo… ecc. ecc. ecc.”
    Credo che si sarebbe ottenuto un ritorno decisamente più alto, considerando che editori e librerie sono composti da persone che, nella maggior parte dei casi (non in tutti, specie ultimamente), in questo settore ci vive da anni e sa bene con quanta facilità e con che rapidità si spengano gli entusiasmi al suo interno. Oltre a sapere bene che le cose non funzionano così come l’entusiasmo spinge a far credere.
    Provare per credere, ragazzi.
    Anche se potrà sembrarvi strano, vi auguro (e mi auguro, anche se indirettamente) che l’iniziativa possa avere successo. E se così sarà, credo proprio che ve lo sarete dovuto guadagnare tutto, ma proprio tutto fino all’ultima briciola e a quel punto, più che un successo, sarà una vittoria.

  • Vale
    Reply

    @Stefania: Scusa posso farti una domanda da lettrice?
    Se una libreria vende solo libri di autori morti o il best seller del momento perchè io dovrei comprarlo nella libreria e non in una grande catena (Fnac, Feltrinelli… per intenderci) o addirittura al supermercato a prezzo scontato?
    Se una libreria non mi offre un serivizio differente da quello di una semplice catena commerciale perchè dovei andarci e spendere di più?

  • Stefania
    Reply

    @Slacky
    Posso farti una domanda? Secondo te, da scrittore (o lettore, cambia poco), che ritorno può avere il conto deposito sui libri di autori sconosciuti?
    In sostanza, su 10 copie inviate quante pensi se ne riescano a vendere a fine periodo?

  • slacky
    Reply

    Io sono convinto che spesso gli editori si vedano invadere il loro territorio quando si propongono le cose. Io stesso, in buona fede, mi sono permesso di proporre varie volte a un editore di spingere i testi nelle librerie, ma ho capito che il maggior guadagno arriva dal non farli arrivare in libreria, ecc., ecc.. (un discorso lungo che non può essere sintetizzato facilmente, con varianti varie). Da quel momento in poi non mi permetto più di suggerire niente. Alcuni adepti fedeli all’editore hanno risposto anche in malo modo al mio semplice interesse per alcune iniziative dell’editore. Come se avessi accusato qualcuno di aver fatto o non fatto qualcosa. Cosa che a me non interessa. Visto che non sono io l’editore. Oggi la comunicazione è sempre più problematica e difficile e facilmente si interpretano le intenzioni di chi dice una cosa anzicché pensare a quel che è stato detto. Anche senza offendersi se uno dice le cose con una certa enfasi.
    Linda non puoi prendertela. Io capisco il tuo discorso, ma cambiare un intero sistema di pensiero non è banale. C’è troppa disomogeneità e modi di operare molto diversi, spesso, questi suggerimenti/opportunità vengono visti come un’invasione di campo di chi non è editore verso chi lo è e per tanto NON può capire NULLA. Magari non in termini così precisi e negativi, ma il concetto è quello.
    Se fossi in te mi concentrerei su quelli che hanno risposto. Poniti con più tranquillità e prosegui per la tua strada. Ricontatta gli editori se ritieni.
    Anche io sono impulsivo e mi innervosisco se una cosa che penso logica non lo è tanto. Dietro un’idea c’è un mondo intero 😀 . Pensieri discordanti. Pensieri concordanti ma non in modo completo.
    Purtroppo la malafede e il fraintendimendo sono all’ordine del giorno, benché la tua iniziativa sia chiara. Diciamo che non tutti hanno letto quello che è stato loro inviato e che molti non erano interessati e non ritengono di dover rispondere. Altri preferiscono la loro strategia di vendita. C’è ben poco da fare.
    In bocca al lupo per l’iniziativa. Se fossi editore avrei aderito, ma visto che non lo sono il mio pensiero vale poco 🙂 . Ciao.

  • Reply

    […] Come spiegato sul blog (anche se in un’occasione un po’ diversa) nei giorni scorsi, abbiamo in cantiere da qualche mese un progetto, un progetto per portare nelle librerie di tutt’Italia i libri degli autori emergenti. […]

  • Reply

    Massimo, se a mandare la lettera è Writer’s Dream e c’è scritto Qualora intendiate aderire – come mi auguro farete – i vostri unici obblighi saranno quello di fornire a noi un pdf con le prime pagine del libro e di spedire in conto vendita alcune copie del libro scelto alle librerie. In alcuni casi le copie verranno anche acquistate direttamente e diffuse tramite ulteriori canali di bookcrossing e donate alle biblioteche. chi mai si occuperà di stilare l’elenco di libri e di selezionare le librerie? E se si chiede un estratto del libro, su quali criteri possono scegliere i lettori?

  • Reply

    Come Happy Hour edizioni avevo ricevuto l’e-mail, non avevo capito bene alcuni meccanismi, ma, mea culpa, per mancanza di tempo non ho risposto chiedendo i chiarimenti del caso.
    In pratica non mi soo chiari i seguenti passaggi:
    quando tu scrivi: ogni mese, … si sarebbe stilato un elenco di libri.
    io non ho capito: Chi stila l’elenco?
    quando tu scrivi: tale elenco …sottoposto agli utenti: tramite un sondaggio i lettori avrebbero scelto …il libro più interessante…
    io non ho capito: In base a quali informazioni i lettori stilano l’elenco?
    tu scrivi: Writer’s Dream …spedirlo a librerie, riviste, blog, biblioteche, accompagnando il libro con locandine e materiale pubblicitario.
    io non ho capito: chi sceglierà le librerie e in base a quale criterio?
    Detto questo ti ringrazio di aver scritto ricordando che esiste il progetto, una volta chiariti i dubbi che ti ho esposto HHe è pronta ad aderire, sempre se sia ancora in tempo.

  • Reply

    Noi ci siamo, siamo piccola libreria indipendente e piccolo editore, mandateci la mail!

  • watanabe
    Reply

    Ayame, pensi ci sia margine per riproporre l’iniziativa? In fin dei conti la tua denuncia ha ottenuto la giusta attenzione, ora sarebbe un peccato lasciar perdere… 🙂 Daje!

  • manuela muse
    Reply

    Ciao Linda,

    la domanda che ti poni è più che lecita e lo è anche la tua delusione. Il problema è che a lamentarsi si fa prima che non a prendere l’iniziativa. Chi si impegna, tardivamente viene ricompensato, ma questo in tanti campi. Forse tutto questo motivo di lamentarsi, non ha ragione di essere. Molte case editrici hanno trovato più comodo e più conveniente far pagare l’autore o pubblicare solo i famosi. Posso dirti che gli onesti esistono ancora, anche se in via d’estinzione. Dai commenti vedo comunque che alcuni hanno risposto e si vogliono impegnare. Non buttarti toppo giù, quindi, e continua la tua lotta con coraggio. Come, del resto, hai sempre fatto. Ciao
    Manuela muse

  • Reply

    Cara Linda,
    secondo me sbagli a buttarti giù così. Qualcuno ha risposto, qualcuno non ha risposto perché non è stato contattato perché si è perso la mail o magari a cestinato la lettera. Pazienza, li recupererai poi. Secondo me è bene cominciare con pochi editori e poche librerie così vedi se funziona. E’ inutile includere tante persone per una prova. Potrebbero esserci dei dettagli (come i resi) che magari ora ti sfuggono, quindi è bene andarci cauti visto che anche per voi è un investimento di risorse non da poco. Se poi funziona, saranno editori e librerie a contattarti. (E allora potrai rispondere che le iscrizioni sono chiuse XDDD)

  • Reply

    Ah, dimenticavo! Ovviamente non sono una casa editrice a pagamento.
    La mia email è info@lauracaponeeditore.com oltre a quella data in privato.
    Aspetto di essere contattata dall’autrice dell’articolo (crdo di aver capito, ancre ideatrice del blog) per parlare di questo progetto e per accordarci.

  • Reply

    Buona sera,
    sono Laura Capone, direttore editoriale della Laura Capone Editore.
    Io sono super interessata invece! La trovo una grandiosa inziativa e mi complimento.
    Ho avuto questo articolo stasera, perchè me lo ha inviato un mio autore, mi occupo di emergenti appunto!
    Non sono mai stata contattata, ma lo avrei fatto io senza remore se avessi saputo di questa iniziativa, in quanto credo nelle collaborazioni per la riuscita e la crescita di un progetto come questo.
    Con chi devo parlare a questo proposito? che numero posso telefonare? In attesa di riscontro porgo i miei cordiali saluti
    LC

  • Reply

    Buona sera,
    sono Laura Capone direttore editoria della Laura Capone Editore.
    Io sono super interessata invece! La trovo una grandiosa inziativa e mi complimento.
    Ho avuto questo articolo stasera, perchè me lo ha inviato un mio autore, mi occupo di emergenti appunto!
    Non sono mai stata contattata, ma lo avrei fatto io senza remore se avessi saputo di questa iniziativa, in quanto credo nelle collaborazioni per la riuscita e la crescita di un progetto come questo.
    Con chi devo parlare a questo proposito? che numero posso telefonare? In attesa di riscorntro porgo i miei cordiali saluti
    LC

  • Reply

    Mi fa male ancora una volta leggere un post del genere, un post che non fa altro che confermare la mia opinione: indifferenza. Nessuno fa nulla per gli altri, nessuno scommette sui sogni degli altri…forse perchè sono rimasti davvero in pochi quelli che vogliono cambiare le cose, gli altri o si sono rassegnati o si sono adeguati alla realta. Ho scoperto questo mondo da poco visto che ho recentemente pubblicato il mio romanzo d’esordio; eppure subito mi sono accorto di quanto difficile sia riuscire a farsi conoscere, riuscire a proporsi, riuscire anche solo a proporre un’idea o un progetto… Ma continuo a lottare e a credere che un giorno anch’io ce la potrò fare, e tutto questo grazie a persone che come voi continuano a credere nei giovani scrittori… grazie…

  • Reply

    scusate, nn mi sn presentata. il mio nome è fausta di falco, sono un piccolissimo editore siciliano. la mia casa editrice si chiama verbavolant e da anni sbatto il muso contro le porte chiuse dai distributori. ora ho pubblicato dei racconti inediti di oscar wilde e mi sono rimessa a tentare ma cn scarsi risultati…

  • Reply

    ciao! io sono una di quelle che si è lamentata e ammetto l’ignoranza: nn sapevo niente di questo progetto! diversamente avrei risposto come faccio adesso, suppongo, in ritardo. ho saputo di questa idea solo stamattina tramite fb…
    se sn ancora in tempo io sono qui!

  • massimopiero
    Reply

    Concordo con il tono & l’arrabbiatura, ha contribuito a far capire l’attenzione che l’iniziativa merita. Iniziativa fantasticamente bella e interessante. Come lettore e cliente di librerie, mi aspetto una funzione propositiva diversa. E poi, le opere più famose e pubblicizzate o i soliti faccioni televisivi oramai si possono comprare anche al supermercato al termine della spesa.

  • Reply

    Ciao, in questi mesi siamo stati molto indaffarati e abbiamo avuto pure problemi con il server di posta che ci ha creato moltissimi fastidi, quindi non so se la mail fosse giunta e andata persa. Per posta, purtroppo, non ci è arrivato nulla, però adesso che sono a conoscenza di questa iniziativa, noi della Sogno Edizioni saremmo ben lieti di appoggiare l’iniziativa con il nostro catalogo.

  • Reply

    Diplomazione? Rabbrividisco da sola davanti la mia crasi. Scusate ma quando sono particolarmente delusa/affranta/incaz… non rileggo, posto come un serial killer preme il grilletto.

  • Reply

    Solitamente sono la prima a richiedere diplomazione nel linguaggio, moderazione, etc… ma da parte di una categoria che continua a lamentare difficoltà di entrate, di acquirenti e di promozione e che poi si dimostra indifferente verso una proposta come quella di Linda non si può che rimanere delusi.

  • Reply

    Un saluto a tutti!!

    Quale poeta ancora-nemmeno-esordiente, in quanto non pubblicato, non posso trovare che lodevolissima una simile iniziativa. Se però si crede che possa essere una cosa valida (e altrimenti non la si sarebbe fatta!), anche se sarà pur legittima la grande indignazione di fronte all’apparente indifferenza, solo con quella non si va da nessuna parte. Vale sicuramente la pena RIPROVARE!! ;-] Rimane sempre e comunque una navigazione contro corrente, lo sappiamo bene, dato che la maggior parte della gente va nella direzione opposta… Per il mio piccolo contributo, ho già condiviso questa pagina con i miei contatti in FB.

    Auguri per la RI-prova!! :O)

  • Reply

    Nox, è inutile che a ogni post chiedi maggior diplomazia, maggior controllo da parte mia eccetera eccetera. Il mio atteggiamento non cambierà.

    In ogni caso le librerie indipendenti muoiono perché si lasciano morire. Non sono in grado di darsi una spinta, perché ne conosco di piccole librerie gestite da famiglie o da persone con la passione per i libri che gestiscono i propri spazi in maniera intelligente e si sanno promuovere, e sono sempre piene zeppe di gente. Vuoi vedere che conosco solo gente strana, in ogni parte d’Italia?

    Ho telefonato a una ventina di librerie, nel frattempo: una mi ha risposto di sì, due sono incerte perché hanno bisogno di parlare con i propri soci, una è molto favorevole ma mi ha posto l’interrogativo dei resi, quindi dobbiamo risentirci. Il resto se ne frega degli esordienti, c’è stata gente che alla parola “emergenti” mi ha trattato come una piazzista. Non si sanno promuovere, se ne fregano della pubblicità, non sono in grado di fare gli imprenditori.
    Se falliscono è perché se lo meritano nel 90% dei casi.

  • Reply

    Secondo il mio modesto parere un post più “diplomatico” sarebbe stato più efficace. Comunque che le librerie non siano disponibili è normale, i loro spazi sono già limitati e hanno un “costo”. Per le case editrici credo sia più un problema di comunicazione, bis repetita placent.

  • Reply

    c’era da aspettarselo purtroppo. Gli editori non solo non aprono le lettere (perchè ne hanno montagne) ma non gli interessano i nomi non famosi nè la pubblicità gratuita. La verità è che continua ad andare avanti solo la grande editoria, del resto stiamo parlando dell’Industria del Libro, mica di arte!

  • Reply

    L’iniziativa mi sembra degna di lode, come tutte quelle del WD. Mi sto occupando da poco tempo della promozione web dei libri de Il Mondo Digitale Editore. Non so se l’avessi spedita anche a loro la lettera, in ogni caso – se vuoi – da puoi metterlo in lista. 🙂

  • Reply

    […] This post was mentioned on Twitter by Bel-Ami Edizioni. Bel-Ami Edizioni said: L'indifferenza delle librerie (indipendenti) e della (piccola) editoria – http://bit.ly/ekIjnE […]

  • Reply

    Ancora ciao, mi ero dimenticato di spuntare il campo di notifica dei commenti.

  • Reply

    Carissima, io fui contattato da te via mail e ho aderito con entusiasmo, e mi dispiace che la cosa si sia temporaneamente ‘arenata’. Posso offrirti senz’altro tutto lo spazio che vuoi sulla pagina Facebook del gruppo ‘Per Napoli Città della Letteratura UNESCO’, che ho ideato e coordino: raccoglie oltre 4000 adesioni da tutta Italia ed oltre. E’ a disposizione anche la pagina Facebook ‘BookFactory – scriviamo insieme libri sperimentali’ (oltre 600 membri, ad oggi). Pubblica pure tutto ciò che credi se vuoi, e ancora complimenti per l’iniziativa. Non ti scoraggiare, a volte è necessaria una seconda chiamata. Un enorme in bocca al lupo!

  • Marco Toccacieli
    Reply

    Ciao a tutti,
    da aspirante scrittore mi sembra un progetto senza dubbio interessante e da sostenere. Da libraio, invece, capisco la titubanza delle librerie nell’aderire a questa giusta causa: è già difficile vendere Follet, figurarsi un nome poco noto o sconosciuto…
    Il conto deposito va bene, ma da solo non basta(arriveranno dieci mail al giorno di editori che vogliono darci libri in deposito): il fatto è che, e qui rispondo anche a Vale, quando si dice che nelle librerie non c’è spazio è vero (e lavoro in un esercizio di 400 mq…). Proprio per questo le librerie, anche in considerazione del fatto che prima di essere luoghi di accesso alla cultura sono imprese con tanto di partita iva, sono costrette a tenere unicamente due tipi di libri: quelli importanti e quelli che fanno guadagnare. Gli autori emergenti non possono dirsi ancora “importanti”, per cui occorrerebbe capire, scusate la franchezza, se possono far guadagnare. La scontistica riservata al libraio è sufficiente? Visto che un libro “sconosciuto” non si vende solo perchè in pila, sono previste presentazioni? E per i resi? Vedete, ci sono tante variabili da tenere in considerazione nel decidere di tenere o meno un libro.
    Poi, detto tra noi, il periodo tra dicembre e gennaio non è azzeccatissimo per proporre libri: dicembre porta via anche il tempo per respirare e a gennaio ci sono gli inventari (ed è meglio che le giacenze non siano stellari).
    Se posso essere d’aiuto nell’esplorare “la psiche malvagia” del libraio e del suo borsellino…
    Un “in bocca al lupo!” per questo bel progetto!!!
    Saluti,
    Marco.

  • Luisa
    Reply

    Ciao, io ho, con la mia famiglia, una grande libreria in un centro commerciale. Abbiamo uno spazio, 75 mq. destinato solo agli esordienti ma stiamo aspettando ancora un po’ prima di darvi la nostra adesione. Una piccola noticina: perchè a questa discussione avete dato un tilolo già negativo se ancora deve partire? Non potetevate essere positivi e intitolarla “l’interesse delle librerie…”. Guardate la bottiglia a metà piena, l’ottimismo crea fortuna.

  • Reply

    Linda, solo il fatto che quei pochi editori abbiano risposto smentisce l’illazione che tu sia una bugiarda XD Anzi, il solo pensarlo è RIDICOLO.

    Magari alcuni pensano che le buste sono state rapite dagli alieni e ci risponderano da Alpha Centauri XD

  • Reply

    Certo, immagino che oltre 170 mail e lettere siano andate perse in Guatemala. Ma per cortesia.
    Qui si sono presentati pochi altri editori a dire “sì, io ci sono”, dunque dubito VIVAMENTE che ci siano stati problemi tecnici. In qualche caso sicuramente, ma per 170 lettere e 170 mail? Ma dai, ma chi ci crede.

    Queen hai ragione, ma che mi si dia della bugiarda? Non lo accetto manco se mi pagano.

  • Reply

    Invece di stare a domandare se le mail sono veramente partite, cosa che è stata indubbiamente fatta così come spedire le buste (altrimenti quei pochi che avevano risposto come avevano fatto a sapere, tramite contatto telepatico?), cerchiamo di fare il punto della situazione e ringraziare gli editori che si sono resi disponibili tramite questo post. Dove non è arrivata la posta e la mail, ci è arrivato il blog, non cambia niente, l’importante è che il messaggio arrivi.
    Detto questo, cerchiamo di diffondere il messaggio a più persone possibili, soprattutto le librerie, che da quanto ho constatato sono lo scoglio più grande in assoluto (dove abitavo prima sono andata a chiedere se erano disposti e ci è mancato poco che mi scoppiasso a ridere in faccia).

  • Reply

    Così, giusto perché sei partita dicendo che TUTTI i piccoli editori non sono interessati alla tua proposta… Siccome io non l’ho ricevuta, e ne sono più che sicuro, e altri idem, a quanto pare, forse dovresti azzerare il furore e provare a valutare se recuperare la proposta, chiedere un riscontro alla ricezione (che una persona educata non ti negherà, anche se non interessato alla proposta in sé) e riprovare con l’iniziativa, che in realtà non vedo perché dovrebbe essere disprezzata. forse, a logica, proprio l’assenza di risposte ti dovrebbe suggerire che qualcosa potrebbe non avere funzionato tecnicamente.

  • Reply

    Mi rendo conto che l’indignazione e lo sconforto di Ayame siano più che giustificati ma ritengo anche che sia praticamente inutile perdere tempo a giudicare o a difendere i modi adottati:efficaci o sabotati… ora siamo qui.
    La tua iniziativa è più che lodevole, facciamola partire sempre che tu abbia abbia ancora voglia, ovvio.
    Io aspetto istruzioni e mi metto all’opera.

  • Reply

    In effetti è strano, ma è più strana la mancanza di risposte…. le case editrici piccole farebbero qualsiasi cosa per un po’ d’aiuto nella distribuzione e credo che chiunque farebbe carte false per collaborare a quest’iniziativa! Noi siamo una casa editrice nata come associazione culturale per cui conosco bene tutti i problemi legati alla distribuzione e alla totale indifferenza del mercato verso ciò che non è “standard”. Chi pubblica senza chiedere contributi fra l’altro deve impiegare tutte le proprie energie nella distribuzione se vuole un minimo di rientro; capirei l’indifferenza di una casa editrice a pagamento, ma non degli altri. Intanto mi sembra di capire che adesso grazie a questo post si è sparsa la voce e in molti abbiano saputo dell’iniziativa; perchè allora non proviamo tutti a darci da fare per diffonderla? basta davvero poco, un post, un’email ai propri contatti, un messaggio su facebook.

  • Reply

    No, Cristiano, non te la posso girare perché due mesi fa ho cambiato pc e ho esportato solo i file di posta ricevuta. D’altronde non vedo per quale motivo dovrei dimostrarti di averti spedito la mail.

  • Reply

    suppongo che avrai conservato la mail, e che quindi me la potrai girare, dimostrandomi in che data l’avevi mandata. io sarei in grado di farlo, se avessi inviato una mail a qualcuno, perché siamo persone serie e archiviamo tutto. per posta ordinaria, escludo assolutamente che sia arrivata

  • Reply

    Forse una soluzione sarebbe disturbare le tre case editrici che avevano dato fin da subito la disponibilità e vedere se loro avevano ricevuto la proposta cartacea. Se non l’hanno ricevuta nemmeno loro significa che c’è qualcosa che non va.

  • Reply

    @Andrea non ricordo la tua risposta; ora controllo, in FB perdo spesso qualcosa.
    @Freaks: a me piacerebbe davvero tanto sentir qualcosa dalle librerie. Comunque per la spedizione, io sono andata in posta col mio mazzo di lettere, le ho date all’impiagata che le ha affrancate davanti ai miei occhi, ho pagato e sono uscita. Possibile che di oltre cento lettere non ne sia arrivata nemmeno una? Capisco l’inaffidabilità di Poste Italiane, ma statisticamente è impossibile.

  • watanabe
    Reply

    ah ecco mi era sfuggita una precedente risposta… Quindi inutile il mio commento.

  • watanabe
    Reply

    Ciao ayame!
    Capisco il tuo sconforto. Posso dirti che se la cosa è ancora in piedi mi piacerebbe riproporla direttamente alla casa editrice che si occuperà del mio romanzo; ma devo presumibilmente aspettare qualche settimana, quando entrerò in contatto con chi si occupa direttamente di promozione. Magari la cosa si è persa tra le tante, non lo so… Mi dispiace, ma non gettare la spugna 😉

  • Reply

    Però anche noi non troviamo l’email e per posta tradizionale non è giunto niente; che strano. Non vorrei che il problema fosse questo, magari un banale errore di spedizione. Beh, in ogni caso anche noi mettiamo a disposizione il nostro sito (e la nostra mailinglist) per divulgare maggiormente la bella iniziativa, sono certa che avrà un grande riscontro!

  • Reply

    Ehm, a me sembrava di averti risposto di sì via Facebook, ma magari mi sbaglio. Invece non ho ricevuto nessuna lettera.
    Come sai, siamo sempre pronti a provare nuove vie!
    L’unica mia perplessità riguarda gli invii alle librerie, perché adesso con PDE abbiamo le mani abbastanza legate.

  • Xarxes
    Reply

    Ayame, ti assicuro che quando si utilizzano mezzi scritti le persone, anche quelle intelligenti, raramente capiscono davvero quello che leggono.
    Devo ancora trovare il perchè di questo mistero, ma dopo tentativi su tentativi (in cui per spiegare una cosa semplicissima occorrevano mail su mail di spiegazione e la gente che continuava a capire male) mi son arresa e ormai quando devo organizzare qualcosa uso le telefonate.

  • Reply

    Autodafé è stata contattata, sia via mail che via posta tradizionale.

  • Reply

    faccio timidamente presente, a fronte della facile indignazione, che anche Autodafé, come altri (a quanto pare), non ha mai ricebuto, né per posta tradizionale né per e-mail, alcuna comunicazione relativa all’interessante proposta in oggetto. ho personalmente controllato e ricontrollato (archiviamo tutto, anche quella che ci sembra fuffa)

  • Reply

    Io ho inviato mail + lettera cartacea. La prossima volta mi munirò di piccione viaggiatore, messaggero a cavallo e ambasciatore con jet privato. Cioè, adesso, mi pare ridicolo: non ho contattato nessuno per chiedere soldi, la telefonista in un call center l’ho fatta anche io. Si offre un servizio gratuito e sono io a sbagliare metodo di contatto? A me pare che siano tutte scuse ridicole.

  • Alain Voudì
    Reply

    Linda, dal mio piccolo ti confermo quanto scrive e riscrive Makkuro: nemmeno nella migliore delle ipotesi (target chiuso), il feedback di un singolo messaggio — per di più email — arriva mai al 5% del campione. Occorre, SEMPRE, ALMENO una chiamata telefonica successiva.

    Sottolineo, anche se dovrebbe essere ovvio, che questa non va presa come una critica per il tuo operato, che merita come sempre il massimo appoggio.
    In ogni caso, dai commenti che leggo, mi sembra che abbia avuto più successo questo sfogo che il messaggio iniziale, quindi ben vengano sfoghi del genere, se hanno questo risultato!

    Alain

  • luisanne
    Reply

    Per chi scrive poesia e non solo, un’ottimo sito nonchè forum ed editoria da ques’anno libera è http://www.estro-verso.net
    Provate

  • Reply

    Uhm… mea culpa, mi ero limitato a suggerirti una libreria di Bari senza approfondire la portata del progetto.
    Adesso provo a rimediare, se l’iniziativa come sembra non si é conclusa ti farò contattare da altre tre librerie già testate e da due piccoli editori free.
    Domando scusa per il ritardo, riconosco di esser stato un poltrone!

  • Reply

    La CIESSE Edizioni è a totale disposizione per ogni iniziativa meritoria come questa di W.D.
    Preme precisare che ci hanno informato dell’iniziativa alcuni nostri autori che hanno letto il post e non per interesse diretto degli amministratori WD. Serve capire, quindi, se l’esclusione sia voluta o meno, comunque sia, se di interesse, offriamo tutta la nostra collaborazione nei tempi e modi che vorrete gentilmente comunicarci.

    C. Santi
    Dir. Editoriale

    • Reply

      @CIESSE Edizioni: sono alquanto basita dal suo commento, dati gli insulti da lei rivolti alla sottoscritta e a tutto il sito pochissimo tempo fa. Dati i nostri trascorsi reputo alquanto inopportuna una collaborazione tra Ciesse e Writer’s Dream. Rimane inteso che qualora leggessimo un vostro libro e lo reputassimo interessante sicuramente lo recensiremo, dato che non è nostra abitudine – né lo sarà mai – scartare i libri a causa di un dissidio tra l’amministrazione e la casa editrice.

  • gregorio
    Reply

    cazzo!
    scusate l’entrata brusca, ma questa storia proprio non mi piace e scrivo d’impeto.
    Ayame, non mollare!!! dico sul serio, non lasciarti abbattere dall’indifferenza o altro. il lavoro di WD è prezioso, dico sul serio. non sto qui a chiedermi il perchè del mutismo di editori, ma quello che posso dire è che mi metto a disposizione per telefonare personalmente alle piccole case editrici affinchè il tuo/vostro progetto non si fermi. non è uno scherzo, disponibilità vera. il vostro sistema è uno strumento importante per autori esordienti come me che vengono scelti da piccole case editrici e che devono pensarle tutte pur di promuovere la propria opera.
    fatemi sapere senza alcun problema

  • SweetCaroline
    Reply

    Credo anch’io che la mail non è stata il giusto mezzo per contattare i potenziali interessati (piccole realtà o non che fossero). Purtroppo è vero: da noi la pigrizia (mentale) è spaventosa e per raggiungere un obiettivo che normalmente si raggiunge in poco tempo, in Italia ce ne serve il doppio! Ho letto di quanti hanno ammesso le proprie colpe (è già un passo avanti!) e forse da questo tuo “rimprovero” tutti possiamo trarre qualcosa. Spero davvero che l’iniziativa vada in porto perchè è davvero interessante e stimolante. E oggi come oggi, per uscire dal nostro torpore intelluttuale e mentale, servono proprio idee come queste: interessanti e stimolanti. Dai Ayame non ti abbattere!!! un bacino.. S.C.

  • Reply

    Come Dulcamara Edizioni siamo venuti a conoscenza soltanto adesso di questo progetto che mira a promuovere le opere dei nuovi autori.

    Ogni iniziativa in tal senso è benvenuta, e quindi approfittiamo per dire che ci siamo anche noi e, naturalmente, siamo anche disponibili a dare il nostro contributo economico.

    Non mollare Ayame, l’idea è buona!

    Se poi a WD interessa, possiamo dare il nostro piccolo contributo a far conoscere l’opera che, di volta in volta verrà selezionata, trasformandola (per la parte che l’Editore/Autore riterrà opportuna come anteprima) in modalità flippingbook. Una modalità che permette una lettura a video più confortevole e piacevole da vedere. Come esempio potete vedere questa anteprima:
    http://www.dulcamaralibri.it/archivio/opere/giacomo-leopardi/canti.html

    P.S. non interpretatela come pubblicità perché non lo è. Si tratta di un’iniziativa del tutto gratuita.

    Ciao

  • Reply

    Cara Ayame, il tuo sdegno è naturale, giusto, spontaneo. Se tu non avessi avuto alcuna reazione, sì che sarebbe stato sintomo di anomalia. Io di reazioni non ne ho più: sono avanti con gli anni. In occasione del mio ultimo romanzo pubblicato nel 2009 inviai 70 lettere a 70 librerie i cui nominativi mi furono forniti dal mio editore (che ha il buon senso si inviare 5 copie in conto deposito a sue spese)e il ritorno fu ZERO!
    Nel 2010,benché abbia ricevuto due buone recensioni su 2 notiziari informativi che tirano oltre 200.000 copie mensili,(ripeto 200.000 al mese) il risultato è stato quasi ZERO!!!
    IN ITALIA ABBIAMO QUALCOSA CHE NON VA.
    Non credo all’indifferenza dei librai e dei piccoli editori. Credo più alla loro disperazione. In una nazione che butta miliardi di euro per produrre sottocultura che ci possiamo aspettare noi scrittori piccoli, sconosciuti, temibili, fastidiosi, invidiati?
    Alla alta classe di persone promotrici o sostenitrici del libro interessa solo la fascia di scrittori che fanno cassa per le loro più svariate caratteristiche.
    Mi ricordo (circa 30 anni fa) il consiglio di un caro amico libraio che, per darmi coraggio, dopo l’uscita della mia prima raccolta di racconti di mare, visti i deludenti esiti delle vendite al banco, mi suggerì (e ne era convinto)di buttarmi, con una pila di libri, dal traghetto Napoli Ischia,dopo avere informato qualche giornale dell’insano proposito! Non lo feci, sono un vigliacco.
    Purtroppo la cultura è affare di stato e tu sai bene che tipo di stato abbiamo. ATIPICO.
    Qui, tra holding editoriali, distribuzione ingessata, norme fiscali sui depositi e sulle giacenze di magazzino, gente che non vuole leggere, editoria che si ingrassa ad ogni inizio di anno scolastico con i libri di testo, ancor man, subrette e calciatori, santoni, eretici, professori, politici, scrittori di casta, e poi edicole di città stazioni aeroporti su canali distiniti e separati,librerie appartenti a holding e a circuiti particolari, di spazio per un cristo che ha diritto a scrivere e tentare di essere letto, ne rimane davvero poco. A questo aggiungo l’impotenza dei fantomatici sindacati per scrittori.
    Resta solo da sperare che gli aspiranti scrittori formino una lora associazione legata a qualche carro politico, di qualunque colore, e forse si vedrà qualcosa in moto.
    Mi dispiace concludere con tale riflessione, ma non vedo per me via d’uscita, a meno che non mi butti dal grattacielo Pirelli, trascinando una modella dell’omonimo calendario. Auguri e coraggio!

  • Xarxes
    Reply

    per esperienza personale… quando ci sono di mezzo delle le email che non siano confidenze personali la maggior parte delle gente non capisce.

    Uno pensa di aver scritto le cose nella maniera più semplice e chiara possibile prorpio per evitare fraintendimenti, la legge e la rilegge per controllare il risultato, chiama un attimo il parente/amico più vicino per fargliela leggere e vedere se capisce, sembra tutto okay e invia… salvo poi scoprire che su 20 persone a cui l’ha mandata 19 hanno capito ognuna una cosa diversa (e sbagliata) e una sola che ci ha azzeccato.

    Mi succede in continuazione con gente adulta, diplomata, laureata, solitamente intelligente e quant’altro.

  • Reply

    @Ayame: hai ragione, però intanto avere risposte positive dagli editori è già un passo avanti.

  • Reply

    Chiedo scusa, qua la posta la smisto tutta io, quindi la colpevole sono solo io. Però posso dire a parziale discolpa, che riceviamo sulle 200 email al giorno, in mezzo ci sono beghe burocratiche, ordini da evadere, manoscritti, richieste di informazioni, curricula. Le email del WD le leggo sempre tutte, però spessissimo non ho il tempo di andare a vedere il link che completa il messaggio. E questa volta è andata così.
    Mi dispiace, non è disinteresse, è essere ingolfati di cose da fare, per cui il “ok, lo faccio dopo quando sono in pausa” diventa “non lo faccio più” perché non sempre si riesce ad avere una pausa.
    Se posso permettermi di dare un consiglio, quando ci sono comunicazioni importanti, mettete tutto nel corpo dell’email, anche se viene lunga. Poi nel forum si può discuterne, ma intanto il messaggio arriva.
    Ah, ovviamente sono interessata.
    Ciao e scusate ancora.

  • Reply

    Ayame: Non hai visto ancora niente, PURTROPPO ti dovrai esterrefare ancora per molte molte moltissime altre cose ancora! 🙁

    Ma sono con te, do la disponibilità del mio blog, che non farà le visite dei Big ma ho i miei lettori fidati e me li coccolo. 😉

    Makkuro HAI RAGIONE SU TUTTO. Sottoscrivo ogni tuo singolo commento. E suggerimento.

    Telefonare, telefonare, telefonare: c’è una pigrizia spaventosa in giro. Etica del lavoro ZERO soprattutto nelle zone dove si vantano che LORO LAVORANO.
    Sturategli le orecchie a tutti.

  • cerbero
    Reply

    Per queste cose ci vuole tempo.
    In effeti il risultato non è male. Potresti provare il servizio con quello che hai e vedere se effettivamente funziona, se ci sono delle falle.
    Posso capiere la tua frustrazione, è una senzasione che ho provato molte volte anch’io quando non sono stato seguito in una idea che credevo magnifica, o comunque utile. Ma devi appurare un paio di punti:
    1- quanti hanno letto la lettera? Non tutti di sicuro. il volume di posta che arriva è esasperante e a volte, distratamente, le cose si buttano.
    2- Non a tutti interessa semplicemente perché si devono abituare all’idea, se fosse un servizio già attivato e verificato sarebbe diverso.
    3- Devi contare che ci saranno sempre la gente restia e qualche finto editore che non saprebbe cogliere una buona occasione manco se lo forzassero con una pistola puntata alla tempia.

  • Reply

    In relazione al tuo scritto si potrebbe aggiungere un mio piccolo contributo scritto sul mio blog di qualche (poco) tempo fa: http://tinyurl.com/6kzdets
    Credo che la piccola editoria debba guardarsi un po’ allo specchio…

  • Reply

    Sinceramente, non riesco a spiegarmelo, anch’io ho tentato, sto tentando di promuovere col mio blog, nel mio piccolo piccolo mondo, un’iniziativa non dico simile, ma che comunque riguarda un’azione di promozione e di conoscenza per gli editori. Non è che abbia avuto tanto seguito, anzi… Inizialmente ho pensato che dipendesse dal fatto che il mio blog fosse poco visibile, ma da quello che racconti pare che non sia così

  • Reply

    @Piscu: non c’era alcuna intestazione. Non l’ho messa apposta per non farla considerare spam.
    @Makkuro: ti assicuro che conosco i metodi di contatto. Fa parte del mio campo di studi, per di più. Inoltre gli editori che ho contattato il WD lo conoscono, quindi…
    @Fele: e le librerie dove le metti?

  • Reply

    Dai, alla fine questo topic sta servendo! 😀
    Speriamo bene.

  • Makkuro
    Reply

    Cara Ayame, evidentemente non conosci i numeri e le tecniche di contatto B2B. In un paese come l’Italia dove l’80% delle transazioni di affari è stretto tra “amici” ti assicuro che è davvero difficile entrare in contatto con chi non conosci, anche per proporgli un affare vantaggioso.
    Il 10% delle librerie e il 4% degli editori ti ha risposto, ribadisco che sia un ottimo risultato a seguito di una semplice lettera. In genere, in casi come questo si fanno stime di ritorni molto più bassi (1-2% quando va bene).
    Inoltre insisto, e mi sembra che molti siano d’accordo con me: prova a fare qualche telefonata.

  • Reply

    forse una parziale giustificazione si può trovare nel fatto che una casa editrice davvero riceve molta posta, e in parecchi casi si metta a cestinare tutto quello che non le sembra degno di attenzione. magari una busta con l’intestazione “writer’s dream” può essere sembrata spam e non è stata nemmeno aperta.

    ma è una giustificazione parziale. un editore che rinuncia a una pubblicità GRATIS di questo genere è folle!

  • Reply

    Ciao Ayame

    ritengo che non valga la pena infuriarsi perché sono convinto che il problema non nasce in questo caso dagli interlocutori ma dal metodo usato per gestire e promuovere l’iniziativa.

    Alla stessa maniera con la quale un autore deve essere in grado di autopromuoversi adottando tecniche di marketing idoneo e al passo coi tempi, anche questa lodevole iniziativa lanciata da WDream avrebbe dovuto seguire delle diverse modalità.

    Ma è solo un mio punto di vista.

    Come ho già descritto nel seguente post che ho scritto per uno dei più importanti Blog Marketer italiani:

    http://francescogavello.it/il-blog-come-strumento-per-vendere-piu-copie-del-tuo-libro

    il primo passo fondamentale per la promozione di un libro è creare relazioni online che siano sinergicamente legate a quelle create offline e gestite con gli stessi strumenti di marketing e – è auspicabile – con la stessa piattaforma informatica.

    La comunicazione è fondamentale con i soggetti dalla quale si attende collaborazione esplicitando da subito, in modo chiaro, qual è il vantaggio che questi ne trarrebbero da tale collaborazione. Ritengo, ma ripeto che è solo il mio punto di vista e quello che sostengo nel mio sito, che per questo tipo di comunicazione al giorno d’oggi sia necessario avere anche delle conoscenze basilari di business writing.

    E’ lo stesso principio che sostengo quando uno scrittore vuol promuovere da solo il proprio libro: cercare di creare delle partnership è sicuramente positivo ma va fatto con la forma corretta di comunicazione altrimenti le collaborazioni non vanno a buon fine e la promozione del libro fallisce.

    Complimenti in ogni caso per l’iniziativa, la passione e i nobili obiettivi

    Emanuele Properzi
    di ScrittoreVincente

  • Reply

    Ovvio che se ho commesso il delitto (e due volte) faccio ammenda pubblica e personale. E non voglio nemmeno mascherarmi dietro il fatto che ricevo posta a iosa e che non ce la faccio a seguire tutto: colpa mia.
    Riferimenti necessari: la mia casa editrice è Il Caso e il Vento; l’Associazione è Donne di carta.

  • Reply

    Cara
    m’è preso un colpo: possibile che come casa editrice e come associazione di editori abbia buttato due volte nel cestino questa proposta?
    Non posso nemmeno risalire al delitto perché ho fatto fare capodanno al server di posta e quindi non ho tracce.
    Ma: 1. come editore sono della partita se la riapri.
    2. come associazione di editori, librai e lettori siamo pronti a fare risonanza oltre che a coinvolgere gli attori presenti, tutti “piccoli”. Tra noi posso mettere in gioco una libreria indipendente ma fare cassa per le altre che ci accompagnano anche se non socie. Parliamone.

  • Reply

    Non posso crederci, sono esterrefatta!
    Io, che fra i miei sogni ho quello di aprire una libreria-sala da tè-caffè, se avessi avuto sta proposta avrei stappato una bottiglia! Davvero, poi non venissero a fare il pianto greco che nessuno sostiene più le librerie indipententi.

  • carla
    Reply

    mi correggo…le lettere del bancoposta…

  • Reply

    Scusate, ma siete seri? TRE risposte tra settanta editori e una decina per un centinaio di librerie è un risultato eccezionale? Capisco che le librerie Coop non mi abbiano risposto, capirei se a non rispondermi fossero state Elliot, Fazi e compagnia: ma parliamo di realtà piccole. No, non è affatto un risultato eccezionale: è un risultato vergognoso.

  • carla
    Reply

    @Makkuro
    sono d’accordissimo con Makkuro…purtroppo il problema non è il contenuto, ma la quantità di spazzatura che arriva anche per posta ordinaria…io ormai non apro neanche le mail del bancoposta, tanto so già cosa c’è nel mio conto (poco..sigh!)e tutti gli altri servizi non mi interessano…come vedi chi ne è venuto a conoscenza in “ALTRO” modo, come da questo post, si è dimostrato interessato…per cui non demordete e provate altre strade…
    se poi makkuro è esperto e ci può dare anche validi consigli in questa direzione, credo che saremo tutti disponibili ad ascoltarli 🙂

  • Reply

    io posso spiegare per le librerie indipendenti… ne ho contattate a decine per poter mettere in conto deposito il mio libro realizzato con un editore indipendente (non a pagamento ma di quelli che non promuovono… è normale, non mi lamento, faccio io con piacere) e dopo mille confronti con i librai il problema è questo: i CONTI DEPOSITO sono per loro un fastidio così come andare ad ordinare libri di editori che non appartengono ai soliti nomi dei distributori. Perché? Perché è lavoro che si deve smazzare libro per libro il libraio. Telefonate, mail, corrieri e spesso l’editore sfrutta l’occasione per vendere copie in più e fare altre offerte… se lo fai per 10 libri al mese scoppi di fastidi, ore perse di lavoro e non puoi più parlare alle persone nel punto vendita. La soluzione? Non c’è purtroppo…. mi spiace… l’idea era bella…

  • Vale
    Reply

    È più facile lamentarsi che cambiare realmente le cose, è più facile dire nessuno legge in Italia che promuovere libri, è più facile dare la colpa agi altri.
    Vedo tante piccole librerie che si rifiutano di esporre esordienti ( o se lo fanno li mettono in un angolo buio e polveroso ) per mettere in vetrina il best seller del momento a prezzo di copertina, per intenderci lo stesso che trovi al supermercato con lo sconto minimo del 15%, che naturalmente non vendono e poi si lamentano dicendo che la colpa è delle grandi catene commerciali che fanno fallire le piccole librerie.
    No, la colpa è loro che non sanno differenziarsi o meglio che non vogliono.
    Tu ci hai provato, la tua era una stupenda idea, non amareggiarti, a perderci di più saranno sicuramente loro.

  • Riccardo Manara
    Reply

    Quoto Makkuro e quoto frittelli filippo.

    Aver ricevuto 13 risposte “al primo colpo” su una settantina di richieste (fossero state anche cento) direi anch’io che è un risultato eccezionale.

    Ora – imho – non bisogna demordere: occorre un contatto di richiamo, magari accompagnato da una email e da una telefonata.

    Forza! 😀

  • Reply

    @Ayame, io ho un blog nel quale parlo anche di editoria digitale e futuro dell’editoria (e dei libri, of course).
    Sono presidente di un’associazione che si occupa di cultura underground.
    Metto volentieri a dispodizione il mio blog e quello dell’associazione (www.12decibel.com) per aderire all’iniziativa.

    Fammi sapere 🙂

  • Syllon
    Reply

    Linda, perdonami la sincerità, ma io penso che una come te (e come pochi che conosco) in questo Paese sia sprecata. Questo non è un posto per individui intelligenti e carichi di iniziativa, bensì è un luogo per gente che se la mena e sa solo lamentarsi, che aspetta il “polpettone” già bello cotto e impanato o, al massimo e nella migliore delle ipotesi, sa ingegnarsi solo nel fregare il prossimo. Del resto basta vedere chi è riuscito a far carriera, a diventare potente, a governarci per farsene un’idea. Devo però dire, per completezza di informazione, che molte redazioni spesso non riescono nemmeno a leggere tutte le mail e a evadere tutta la posta, a causa di un’organizzazione precaria o dell’enorme quantità di corrispondenza da sbrigare. Gli aspiranti scrittori e gli idioti che credono di aver scoperto come si vola senza ali sono davvero troppi…

  • Reply

    @Freaks: Maria, ti ringrazio. Vedremo come si evolveranno le cose.
    @Filippo Frittelli: anche io cestino le mail di autopromozione degli autori. Non è la stessa cosa.
    @Makkuro: non sto parlando di Mondadori o editori big, sto parlando di piccole case editrici.

  • Makkuro
    Reply

    Cara Ayame, dipende come sono fatte le lettere… hai idea di quante lettere riceve un’azienda ogni giorno? Una casa editrice poi… e poi dipende se le lettere sono “appealing” oppure no. E anche se vengono aperte e lette dipende se la proposta sia davvero convincente e conveniente, se il lavoro da dedicare alla proposta possa essere proporzionale agli eventuali ricavi, se hanno personale che ci si possa dedicare, ecc… ci possono esser tutta una serie di variabili all’interno di un’azienda che tu non puoi sapere.
    Inoltre, l’ingombro di un manoscritto è palesemente diverso da una proposta commerciale.

  • frittelli filippo
    Reply

    Concordo con Makkuro, 13 risposte mi sembra un risultato eccezionale.
    Sono uno scrittore e un regista di teatro, e mi occupo di promuovere le mie opere. Mediamente alla proposte inviate via lettera non si riceve mai risposta.
    Ci vuole sicuramente attivita’ di contatto telefonico dopo l’invio cartaceo…
    Vai avanti così!!
    FF

  • Reply

    Ciao! Io sono Maria, di Freaks Edizioni. Leggo oggi casualmente questo post, e…. noi non abbiamo ricevuto nessuna email! Però l’idea ci piacerebbe, e molto. Quello che posso dirti è che anche ai piccoli arrivano davvero tante email e soprattutto di spam, per cui è probabile che anche agli altri il messaggio sia sfuggito. se volete rimandateci l’email in questione, a info@freaksedizioni.it Possiamo farla girare tra i nostri amici editori 🙂

  • Reply

    @Makkuro, un editore che non apre le lettere? E i manoscritti come li apre?
    @Francesca: prima di risponderti voglio vedere come andrà a finire. Con quattro editori e dieci librerie non possiamo fare granché.

  • Makkuro
    Reply

    Cara Ayame, voglio darti un consiglio. Lavoro nel marketing e ho anche a che fare con aziende che contatto anche via posta (in gergo si chiama Direct Mailing). Per esperienza ti posso dire che pretendere una risposta ampia dopo aver mandato una lettera per posta, è pura utopia (anzi 10 risposte su 70 è un risultato eccezionale). Non è colpa tua ne delle librerie (biblioteche, ecc) contattate, ma del mezzo utilizzato. Una lettera (che non contegna documenti fondamentali) spesso non viene neanche aperta e quando va bene viene messa da parte in fondo alle urgenze che ogni azienda ha da evadere. Per questo, ti consiglio di utilizzare un altro utilissimo strumento per sollecitare la risposta: il telefono. Troverai molti che ti diranno non mi interessa. Molti che ti diranno sì solo per non dirti no subito. Ma magari qualche altra adesione la troverai.
    In bocca al lupo.
    M

  • Reply

    Sapete qual è la cosa triste? Che se questo progetto non andrà in porto ci rimetterà la gente che ha fatto delle donazioni, che ha creduto e continua a credere all’iniziativa. Non importa se uno ha donato 2 euro o 50, è una questione di principio: se uno ha davvero aiutato economicamente il WD a promuovere gli esordienti, non è tollerabile che vada tutto in fumo perché gli editori non accettano SENZA SPESE di collaborare. Ma che cos’è questa storia, scusate?
    Chiedo perdono per i toni, ma sono davvero amareggiata, e capisco benissimo lo stato d’animo di Ayame. Non è per i soldi in sé (io ho donato 4 euro, non morirò certo per questo), a farmi arrabbiare è proprio l’idea che ci sia gente che ha dato fiducia al progetto ritrovandosi accerchiata dall’indifferenza di chi avrebbe ottenuto solo vantaggi. Spero davvero che questo articolo serva, che dia una scossa a chi finora ha nascosto la testa sotto la terra.

  • Francesca
    Reply

    Ti posso solo dire che a noi (Aìsara) non è arrivata nessuna proposta di questo tipo (e nel dubbio che ci fosse sfuggita ho ricontrollato la posta). Purtroppo, aggiungerei. Hai rinunciato all’idea o siamo ancora in tempo?

  • Fos87
    Reply

    Però una cosa sono i librai, un’altra le case editrici stesse. Che le librerie dicano “preferiamo puntare sui noti” sarà triste, ma ha un suo senso. Che una casa editrice butti nel gabinetto la possibilità di farsi pubblicità, quello è un po’ meno comprensibile. Io non sono un’esperta, però immagino che quando non si è la Mondadori tutto faccia brodo per farsi pubblicità.

  • Reply

    Io comincio seriamente a preoccuparmi per la tua salute. Ti leggo sempre indignata, infuriata, arrabbiata… non va bene, sai? ^_^

    A parte gli scherzi, capisco benissimo la tua frustrazione. Ho avuto modo, in passato, di avere buoni contatti con delle librerie. Alcune erano aperte ad accogliere libri di esordienti e/o piccoli editori tra i loro scaffali ma, altre invece lo vedevano come “spreco di spazio” perché, dicevano loro, i clienti cercavano solo gli autori blasonati e pubblicizzati.
    A ogni modo, io spero solo che sia un caso e che non ci siano legami su quanto detto sopra, le librerie che accoglievano “i piccoli” che conoscevo, sono tutte fallite.

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