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Spazzatura d’autore e il prezzo del libro


costolibro

In parole povere: le piccole e medie case editrici pubblicano una marea di schifezze. E parliamo di case editrici non a pagamento. Questo – come lo vogliamo chiamare? – assunto è nato da una discussione sul forum, dove molti di noi hanno tirato le somme dopo un anno passato a leggere principalmente libri di autori emergenti.
Qual è il risultato della somma?

La maggior parte dei libri di esordienti che ho letto sono stati una delusione, più o meno grande ma sempre una delusione. Stile elementare e in alcuni casi palesemente forzato, trame arraffazzonate, idee scarse, zero coinvolgimento, lentezza e mucchi di banalità.
Partendo dal presupposto che un editore free pubblichi esclusivamente testi che ritiene vendibili, commerciabili, scritti bene, le cose sono due: o in 32 anni e con oltre cinquecento libri letti sulle spalle non ho capito una mazza, oppure nel panorama delle piccole e medie case editrici c’è qualcosa che non va.
Se devo spendere 14/16 euro per trovarmi tra le mani un prodotto che nel migliore dei casi è appena sufficiente, e nel peggiore completamente insoddisfacente, inizio a pensare anch’io di non comprare più testi di esordienti.

Sono le parole di Nayan, alias Enrica Aragona, amministratrice di Writer’s Dream insieme a me. E i pareri degli utenti sono molti e molto simili, vi invito a leggerli direttamente nella discussione. L’altro intervento che voglio evidenziare, invece, è quello di Elena di Studio83, un’associazione culturale impegnata sul fronte esordienti:

Per lavoro leggo tantissimi libri di esordienti e, per fortuna, non li devo pagare (me li inviano spontaneamente). E qui piazzerei una piccola parentesi: ma case editrici sono impazzite con i prezzi? 13-14 euro a volume? Chi, a parte gli amici intimi di un esordiente, sarebbe disposto a sborsare cifre simili?

Sono d’accordo sulla qualità generale pessima della maggior parte delle pubblicazioni (e aggiungerei che, in molti casi, non c’è differenza tra i free e quelli a pagamento: scadenti entrambi).

Il perché è abbastanza semplice, imho.

Tanti editori sono editori improvvisati; non hanno politica di catalogo, non hanno un discorso culturale, non sanno fare il loro mestiere. Oggi chiunque può aprire una casa editrice (tant’è che spuntano come funghi), ma questo non rende editori più di quanto Microsoft Word e una tastiera rendano scrittori. Immaginiamo una persona che scrive da cani e non ha il minimo gusto: mette da parte un po’ di soldi e apre una casa editrice (anche free, eh). Ecco qua, ha il distintivo di editore. Riceve un manoscritto schifoso, lo legge, gli sembra un capolavoro e lo pubblica. Senza fare editing, per carità, che adesso non va più di moda, e poi lo stagista sottopagato che avrebbe dovuto occuparsene è accidentalmente caduto dalla finestra del quinto piano mentre puliva i vetri (gli stagisti sono versatili, puoi usarli come editor e come inservienti con lo stesso contratto).
La grafica la facciamo fare a mio cugino Peppe che l’anno scorso ha fatto un corso di Photoshop, il tipografo lo rimediamo on-line dalla Cina con qualche bella stampa low-cost illeggibile, et voilà! Ecco servito il libro di m***a.

L’autore, tutto felice perché finalmente o pubblikato!!1!!, spedisce il libro qua e là per farlo recensire. Se è fortunato incapperà in gente ignorante o in qualche amyketto (per dirla alla Gamberetta) che ne canterà le lodi perché sì. Se è sfortunato, si beccherà una vibrante stroncatura a cui non era preparato, ed entrerà in crisi e si arrabbierà perché il mondo è cattivo e ce l’ha con lui.

Quindi abbiamo:

– editori scadenti
– autori scadenti
– lettori scadenti

Un circolo vizioso di incompetenti.

Bello, vero? Da parte mia, che di libri di esordienti ormai ne leggo a bizzeffe, non posso che aggregarmi: gli unici libri veramente validi – e per validi intendo più che semplicemente buoni – sono di XII, Gargoyle e Asengard (sebbene di Asengard ne abbia letti solo due, più uno in corso di pubblicazione), più un paio di Montag e uno de I Sognatori. Ma la lista free contiene quasi 180 case editrici, mentre la lista degli editori di qualità contiene 8 nomi.
Un motivo ci sarà.

Il problema è esposto bene da Elena nel commento riportato poco più su: molte case editrici lo diventano da un giorno all’altro, non c’è bisogno – come per aprire un bar o altro – di sostenere un esame. Non servono titoli di studio, mentre per aprire un bar o un ristorante serve il diploma alberghiero o la pratica per due anni presso un’altra attività di ristorazione. Senza contare che il commento di Elena introduce un altro problema (come se ne avessimo bisogno): il costo dei libri. In una discussione con Ciesse Edizioni l’editore parlava di mettere un libro di 900 pagine a 24/25€. Gli ho fatto notare che nessuno pagherebbe mai quei soldi per l’opera di un autore sconosciuto. Io non li spenderei mai, a meno di rarissime eccezioni. E con le rarissime eccezioni non si rientra certo nelle spese.

Alla fine di questo circolo vizioso di editori scadenti e autori scadenti a rimetterci sono sempre i lettori. Penso che questa frase di Lemming sia la più esplicativa: “I capolavori sommersi? Non lo restano in eterno. Ma sono pochi, pochissimi. Sempre più spesso, mi chiedo se valga la pena ravanare nel mucchio, quando in libreria ce ne sono un’infinità, e devo solo scegliere.”

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142 Comments
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    Da qualche anno mi sono messo a scrivere libri sulla psicologia, che è il mio campo. L’esperienza che ho riscontrato è molto simile a quella accennata nei vari ed interessanti post. Nel mercato editoriale attuale ci sono molte variabili al momento:
    1) nome dell’autore e vendibilità del nome stesso
    2) vendibilità dell’opera
    3) Collane e tipi trattati dalle varie case editrici
    In altre parole, scrivere un’opera anche di alta qualità è una “base” che poi deve incastrarsi in queste 3 variabili, in cui aggiungerei anche una 4a, cioè le PR.
    Detto questo, scrivere un “capolavoro” è la parte più “facile” di tutto il meccanismo, perché la vera impresa sta poi nel riuscire a piazzare l’opera. Riguardo la mia esperienza non posso lamentarmi, nel senso che sono riuscito a trovare buone case editrici per la pubblicazione a 3 opere su 6 che ho scritto. Quello che posso dire come autore, è che il mercato editoriale è sempre più mercato, e che “forse” ad un autore conviene mettere in conto anche questo aspetto. Come lettore sono divenuto paranoico, e leggo solo pubblicazioni che non sanno neanche lontanamente di marketing. il paradosso è che io stesso non leggerei i miei libri, in quanto gli editori tendono sempre a presentarli mettendo l’accento sul marketing, e togliendo la parte creativa e libera che rende la scrittura degna di essere letta. Quanto spesso mi sono sentito rispondere che “non va bene per i nostri tipi”. Il paradosso? Le mie opere migliori (a mio avviso, le più originali) non sono state pubblicate, hanno trovato spazio (a volte quasi immediato) quelle più commerciali (per un’opera è bastata una settimana!). Forse il vero capolavoro di scrittura di questi tempi potrebbe essere un’opera che sappia legare entrambi gli aspetti.

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    […] tutto questo occorre sommare un’altra cosa, di cui abbiamo già parlato in passato: ovvero che la produzione di tante piccole/medie case editrici non a pagamento è tutt’altro che ecce… – quando, teoricamente dovrebbero essere “baluardi della cultura e della […]

  • Reply

    […] sono solo gli scrittori – aspiranti o meno – ad aver bisogno di consigli. Anzi, ultimamente i più bisognosi di consigli sembrano essere proprio le case editrici. Tra copertine realizzate […]

  • Syllon
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    “E io credo che l’ottimo finale dell’editoriale
    “Quindi abbiamo: editori scadenti, autori scadenti, lettori scadenti – Un circolo vizioso di incompetenti” sia da imputare maggiormente alle case grandi, cioè quelle i cui libri vengono maggiormente letti.”

    Ma per favore, smettiamola!
    1) Il post non riguardava i grandi editori;
    2) Non è assolutamente vero che i piccoli editori pubblicano solo schifezze e siano tutti degli incompetenti, attorniati da incompetenti;
    3) Penso che questa discussione stia prendendo una piega assolutamente ridicola;

    Chi ha pubblicato l’articolo ha espresso solo la sua opinione. Punto e basta. Non è (e non credo voglia essere) un oracolo. Nessuno di noi lo è, ognuno ha le sue idee e le esprime come meglio può. L’editoria in Italia è vastissima e fatta da piccoli e grandi imbroglioni, come pure da piccoli e grandi professionisti che lottano seriamente giorno per giorno per dare qualcosa al mondo della cultura, dell’informazione e dell’arte. Invito tutti ad avere una visione più ampia e meno superficialità. La qualità in Italia c’è eccome, basta saperla cercare e non è facile, sia per le logiche di mercato, sia per miopia di tutti quanti noi. Altrimenti si finisce col solito qualunquismo, come in politica: “destra? sinistra? sono tutti la stessa chia…”

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    L’utente Page è in moderazione permanente.

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    Le piccole case editrici non avendo ingenti capitali da investire in pubblicità possono contare solo su una cosa per distinguersi e farsi strada: la qualità dei libri.
    Se manca anche quella, se non c’è cura del prodotto sotto tutti gli aspetti e se persino la quarta di copertina presenta strafalcioni grammaticali, questa è una loro colpa.

    E’ vero che pochi leggono, che il mercato è difficile e che ci sono tanti altri ostacoli per i piccoli editori, è tutto vero. Ma l’eventuale bassa qualità dei loro libri non centra nulla con i grandi editori e le loro strategie pubblicitarie. La qualità dei libri c’è o non c’è a prescindere da come si comportano i grandi gruppi editoriali e dal numero dei lettori.

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    Imputare alle grandi case editrici un corno, dato che l’articolo parla SOLO delle piccole e medie e più, più e più volte nei commenti è stato ripetuto di smetterla di citare i grandi editori, che con questo post non c’entrano nulla. Non è di loro che voglio parlare, quindi per l’ultima volta: finiamola di tirare in ballo la grande editoria.
    Il prossimo commento che ne parla verrà cancellato.

  • Page
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    sì, stefano, la domanda era volutamente capziosa (e anche vagamente retorica). Il long seller è giustamente amato dalle case editrici, soprattutto se… lo è già da tempo, e quindi non si rischia nulla. Tra un guadagno immediato e sicuro e un possibile, ipotetico ritorno a lungo termine, continuo a essere convinto che la casa scelga il primo.
    il fatto che Il giovane Holden e Il piccolo Principe siano i libri più venduti di sempre significa che ognuno li legge almeno una volta nella vita, non che una persona legga solo libri di una certa levatura o di ‘buona’ letteratura.

    Io non penso che la gente sia stupida (alcune case invece sì): ma ciò che ci propinano sopra e sotto banco è sotto gli occhi di tutti.
    Comunque la mia non è una polemica: le grandi case hanno più mezzi delle piccole e medie, okay, hanno più possibilità di scovare buoni autori / romanzi. Ma allo stesso modo pubblicano una quantità maggiore di sterco. Ne abbiamo fatti molti esempi, potremmo andare avanti tutta la notte.

    E io credo che l’ottimo finale dell’editoriale
    “Quindi abbiamo: editori scadenti, autori scadenti, lettori scadenti – Un circolo vizioso di incompetenti” sia da imputare maggiormente alle case grandi, cioè quelle i cui libri vengono maggiormente letti.

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    Page la domanda è capziosa. Uno direbbe tutti e due. Per intenderci chi pubblica Corona ha uno scopo ben preciso, ma non esclude a priori i capolavori della letteratura. Tecnicamente uno è un instant-book, l’altro è un long seller e ti posso assicurare che le case editrici preferiscono il secondo. Sai quali sono i libri tra i più venduti al mondo, Bibbia a parte? Il Piccolo Principe e Il Giovane Holden, libri i cui diritti sono già stati pagati, ma continuano ad incassare. Nella tua polemica credo tu intenda che la casa editrice grande non fa più lavoro di scouting e su questo posso darti ragione, ma è solo cambiato perché qui intervengono le agenzie letterarie (quelle serie) e proprio le medie e piccole case editrici. L’autore che vende in una piccola x copie, può essere rilanciato e ristampato da una major. Per quanto riguarda i libri dei cosiddetti vips non sempre funzionano lo stesso Corona ci ha provato e non gli è andata bene. Stessa cosa per la D’Addario con le sue famose memorie. La gente è meno stupida di quanto credi. Sulle case a pagamento credo sia anche troppo l’1% indicato, ma siamo prossimi allo 0. Non ha senso nel momento in cui tu sei disposto a pagare che facciano una selezione, sarebbe come se tu salendo su un taxi il conducente ti dicesse no lì non ti porto, avendo selezionato prima gli eventuali percorsi. Per loro sei solo un cliente.

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    @Page
    “La pubblicità (o visibilità mediatica, se preferite) è uno dei mezzi in più che hanno le grandi case editrici: e spesso lo usano in questo modo subdolo, ovvero spacciando un prodotto per quello che non è.”

    Questo lo fanno anche le case editrici straniere e capita spesso di leggere libri che non hanno nulla a che fare con la quarta di copertina anche in originale… oltre alle frasi da traino che sono diffuse all’estero come in Italia (con la sola differenza che loro hanno più nomi celebri a cui far fare da strilloni).

    Spesso alcuni errori che si imputano alla traduzione ci sono anche nella versione originale e il secondo libro di Cooper faceva pena anche in inglese… te lo posso assicurare.
    Soprattutto non mi pare che la Nord (tra Frank Schätzing, Laurell K. Hamilton, Matthew Reilly o Steve Berry… autori di alcune delle prossime uscite) punti solo su Cooper per vendere. Il fatto che abbia messo il suo secondo libro come successo del mese in prima pagina non significa che sia l’autore totem della casa editrice.

    Resta il fatto che, con le produzioni straniere, il grosso del lavoro di editing e di limatura del testo lo hanno già fatto nel paese di origine… con gli italiani dovrebbero farlo le case editrici che decidono di pubblicarli e, purtroppo sempre più di frequente, la qualità del prodotto (presumibilmente) editato e limato lascia a desiderare.

  • Page
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    sì, Luca78 ci mancherebbe altro.
    Prendiamo un esempio di una casa editrice che non è forse tra le più grandi (la Nord) ma si sta facendo strada soprattutto – o solo – grazie ai romanzi di Glenn Cooper,
    Best seller degli ultimi 2-3 anni. Nel primo volume (La biblioteca dei morti) c’erano “refusi” del genere “nomi dei protagonisti scambiati”, e pure nelle scene cruciali. Nel secondo volume la traduzione è da denuncia.

    Ci sono poi altre situazioni limite in cui grandi case editrici frodano – per usare un termine soft – il lettore tramite terze di copertina, titoli e commenti che mirano a spacciare un prodotto per un altro.
    Non so se qualcuno ha letto “La biblioteca dei libri proibiti” (no, non leggo solo libri il cui titolo contenga la parola ‘biblioteca’): ebbene è un romanzo in cui l’editore ci inganna con un titolo che non ha niente a che vedere con il romanzo, viene promesso un genere che non è neanche minimamente sfiorato, e questo anche a scapito del racconto in sé oltre che del lettore.

    La pubblicità (o visibilità mediatica, se preferite) è uno dei mezzi in più che hanno le grandi case editrici: e spesso lo usano in questo modo subdolo, ovvero spacciando un prodotto per quello che non è.
    E questi sono professionisti. Seri?

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    Page, tu hai scritto:

    Ognuno lotta coi propri mezzi, le piccole case, come da definizione, hanno mezzi minori.

    Giusta affermazione. Ma questo però non dovrebbe esimere ogni singolo editore dall’effettuare una selezione di qualità al top. E non solo: anche l’editing è indispensabile e fondamentale che venga effettuato e nel migliore dei modi prima di pubblicare un romanzo. L’editore può e deve rifiutare la pubblicazione se il libro non ha una sufficiente qualità. E anche se ce l’ha bisogna lavorarci sopra parecchio per rifinirlo e renderlo un vero libro. E non parlo solo di refusi. L’autore scrive la storia, poi la casa editrice valuta e in caso positivo prende quel materiale grezzo (non nel senso che è scarso), lo rifinisce e lo rende un libro da vendere. Ma è ovvio che servono professionisti (l’autore non può farlo da solo) in grado di fare tutto questo in modo ottimale.

  • Page
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    ecco, Ayame, questa è una statistica precisa :)

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    Le case a pagamento, anche qui non generalizziamo troppo, alcune pubblicano pure l’agenda telefonica – e senza leggerla – altre fanno un minimo di selezione ed editing.
    Sì, l’1%.

  • Page
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    no, libro di successo non vuol dire automaticamente schifezza.
    Ma personaggio di successo vuol dire automaticamente libro di successo(con grande CE).
    E se spesso (non sempre) grande personaggio di successo vuol dire schifezza, chiudi tu il sillogismo.
    Le grandi CE possono andare sul sicuro con i loro nomi ed è ovvio che ogni tanto rischino (possono permetterselo) ma a ben vedere lo fanno in percentuale molto bassa rispetto alle loro possibilità. Ognuno lotta coi propri mezzi, le piccole case, come da definizione, hanno mezzi minori.
    Le case a pagamento, anche qui non generalizziamo troppo, alcune pubblicano pure l’agenda telefonica – e senza leggerla – altre fanno un minimo di selezione ed editing.

    Stefano, sei autore e giornalista, ti faccio una domanda: se fossi un grande editore, e ti chiedessero di scegliere se pubblicare il libro delle memorie di letto di Fabrizio Corona o il romanzo del millennio che tu reputi perfetto in tutto e per tutto, di Chicco Nonmiconosceuncazzodinessuno, tu cosa sceglieresti?

  • Reply

    Scusa Page, non vorrei offenderti, ma temo tu abbia detto una colossale sciocchezza. Se noi prendiamo 100 libri di case editrici grandi, medie, piccole e editori a pagamento, troveremo grandissime differenze e non la stessa percentuale di schifezze. Credo (e spero) tu conosca la realtà editoriale, quindi sai benissimo che ogni casa editrice lavora per differenziarsi dalle altre. Tanto per fare esempi Iperborea pubblica solo autori del nord-europa, li seleziona in base ad una serie di criteri, quindi di porcate non ne pubblica, perché già testate in patria. Ora il giallo nordico funziona e quindi apre una nuova collana, forse ci sarà un po’ di inflazione, ma credo la qualità resti alta. Tornando a piombo sugli italiani che credo sia il nodo centrale della questione, le grandi case editrici fanno grandi volumi con Vespa, Faletti, il Papa e chi volete, ma non è che non osano mai, vedi chi ha creduto in Piperno od a suo tempo in Ammaniti. Le piccolissime case editrici raccolgono spesso le briciole degli altri editori, oppure si rivolgono a delle nicchie ben precise (il gothic horror lesbo chessò) e non hanno possibilità di scegliere e quindi raccattano quel poco di buono che trovano. Se poi arriviamo alle case editrici a pagamento, qui addirittura non c’è scelta, ti presenti con i soldi e se vuoi pubblichi l’agenda telefonica di casa tua e la spacci per avanguardia. Ti dico tutto questo senza alcuna saccenza, te ne parlo solo come diretto interessato coinvolto sia come autore che giornalista; però se hai tempo prova a farlo l’elenco delle uscite italiane di quest’anno e guarda chi e quante idiozie ha pubblicato (attenzione libro di successo non vuol dire automaticamente schifezza).

  • Xarxes
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    di una grande CE si può dire tutto il male che si vuole ma non che non selezioni. Secondo criteri che non comprendono solo roba bella, ma certa roba che ho letto pubblicata da piccola CE o pagamento che fosse (non so di preciso) una manodadori non l’avrebbe mai e poi mai accettata. Le uniche cose veramente immonde che ho visto erano state pubblicate per guadagnare sull’onda di mode insulse.

  • Page
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    No io non invito nessuno a boicottare nessuno, sono per il leggere tutto e tutti. Ma sono fermamente convinto che se prendessimo 100 libri di grandi editori, 100 di piccoli e medi editori free, e 100 di EAP, e 100 rimasti nel cassetto, le proporzioni tra le schifezze, le “opere” decenti, discrete, buone e le perle, non sarebbe così diversa.

    @Syllon: scusami, non dovevo dirti niente, tu non mi avevi detto niente. Ora però hai scritto direttamente a me, quindi posso rivolgermi direttamente a te? :) (mi sembra molto vampiresca questa cosa).

  • Syllon
    Reply

    E anche tu, caro Page. Tra l’altro il tuo tono (almeno all’apparenza, dato che siamo su internet) appare piuttosto arrogante. Innanzitutto non devi dire a me un bel niente, visto che non ti ho espresso la mia personale opinione, ma cercavo solo di spiegarti i termini della questione. Ma, se proprio vuoi saperla la mia opinione, ti dico che fai anche tu di tutta l’erba un fascio dicendo che TUTTI puntano sulla non qualità e sulla vil pecunia. Ti posso garantire (e non sono l’ultimo arrivato) che NON è assolutamente così. Anche se, purtroppo, la tendenza conclamata è quella…
    L’EAP è un altro discorso. Se si mira solo hai soldi dell’autore (e non dei lettori) che senso ha la qualità, me lo spieghi?

  • Reply

    Page, è giusto che tu abbia un’opinione tua e anche diversa (senza che per questo tu debba essere definito con aggettivi poco piacevoli, ci mancherebbe!), ma se i tuoi commenti erano rivolti a quello che chiami “editoriale”, allora non ho capito a cosa ti riferivi…hai parlato di libri da edicola e di libri di grossi gruppi editoriali, a tuo giudizio scadenti…ma qui si parlava di piccole case editrici e nessuno ha invogliato i lettori a non comprare più i loro libri o a rivolgersi alle categorie da te criticate. D’altra parte, spingere i lettori a non comprare i libri di piccoli editori, soprattutto quelli free, sarebbe controproducente e anche incoerente per un portale come questo che recensisce i loro libri con molto lavoro e fatica :)
    Personalmente, non ho visto questo tipo di invito nel post, ma solo una riflessione, che può essere condivisa o meno.

    E’ possibile che io abbia capito male il senso del tuo intervento e in tal caso puoi smentirmi senza problemi.

  • Reply

    Guarda caso, su migliaia di persone a non avere capito sono stati tre o quattro. E a quelle tre o quattro persone ho dovuto ripetere alla nausea gli stessi concetti.
    Evidentemente non sono io a non essere chiara.
    Inoltre, bisognerebbe imparare a capire il significato delle parole: se dico “le piccole e medie case editrici pubblicano una marea di schifezze” non significa “le piccole e medie case editrici pubblicano solo una marea di schifezze”.
    Inoltre, tutti i pareri sono personali, perché una realtà oggettiva non esiste.

  • Page
    Reply

    Beh non è il caso di ripetere fino alla nausea dei concetti se si è chiari sin dall’inizio. La mia contestazione riguarda l’altisonanza del titolo (Spazzatura d’autore) e la valenza assoluta di certi giudizi (‘le piccole e medie case editrici pubblicano una marea di schifezze’) peraltro personali.
    Già la frase riportata di Nayan è un’affermazione molto più accettabile (“La maggior parte dei libri di esordienti che ho letto sono stati una delusione, più o meno grande ma sempre una delusione”). E abbi pazienza, quando scrivi un editoriale, devi essere pronta ad accettare che qualcuno non la pensi come te.

  • Reply

    Sì, è impossibile dialogare se qualcuno non capisce quello che dici. Dopo una settimana non sono interessata a discutere con persone che non hanno capito cose che ho ripetuto fino alla nausea.

  • Page
    Reply

    sì vabbè ayame, abbiamo capito che ci sono due risposte possibili. “leggi” oppure “capisci”.
    Non c’è la possibilità di dialogo, per cui ti lascio al tuo scranno a lanciare strali e, a chi dissente, dare dell’imbecille.

  • massimo
    Reply

    La differenza tra EAP ed editore normale è che il primo ha come target l’autore il secondo il lettore.
    L’obiettivo di un editore normale è vendere i libri al pubblico, l’obiettivo di un EAP è farsi pagare dall’autore senza minimamente curarsi di chi comprerà il libro tanto il lavoro è già pagato. In sintesi un EAP non’è altro che un tipografo truffaldino. Il tipografo ti stampa quello che tu vuoi e si fa pagare per questo, se tu il prodotto stampato lo vendi o lo regali a lui non interessa perchè il suo gudagno l’ha già realizzato. l’EAP non solo guadagna sulla stampa, ma fa soldi su ogni copia che l’autore dannandosi riesce a vendere.
    E’ chiaro quindi che stampa di tutto, come farebbe un tipografo.

  • Reply

    Allora modifico il mio invito: prima di parlare capisci quello che leggi. Perché tutto quello che hai scritto nel tuo commento è stato smentito giorni fa.

    Se io scrivo “c’è il sole” e il lettore capisce “nevica” sono affari suoi.

  • Page
    Reply

    Chiedo scusa ma leggere i commenti può essere utile e oltremodo interessante per comprendere i termini di una discussione e vagliare le reazioni dei lettori, ma non cambia di una virgola un editoriale.
    Il commento è all’editoriale, non ai commenti (peraltro li ho letti tutti, quindi le illazioni di cui sopra vengono gentilmente respinti al mittente).

    @Arussil, mi perdoni, se lei apre il giornale e legge un editoriale di Saviano (facendo le debite proporzioni), che fa? Prima di avere un’idea sua, chiama tutti i lettori di Repubblica per sapere che pensano?

    @Syllon: TUTTI stanno scegliendo la strada dei costi ridotti e del guadagno facile a discapito della qualità. Ma te lo devo dire io?

  • Reply

    Sull’editoria a pagamento: ho qui cinque libri, presi a caso da vari editori a pagamento, tutti di autori diversi. Credi ce ne sia uno che almeno in parte sia solo grammaticalmente corretto? Non è che io dico che l’EAP pubblica schifezze a priori: ho tastato con mano, e dopo che hanno accettato questo manoscritto come si può pensare che pubblichino roba di qualità? E’ un manoscritto composto da pagine di Wikipedia, poesie e racconti tagliuzzati e incollati tra loro senza senso. Leggere per credere.
    Tutti gli editori a pagamento a cui l’abbiamo spedito – tranne un paio – l’hanno accettato per due volte sotto un titolo diverso. Nemmeno l’hanno aperto.

  • Syllon
    Reply

    Caro Page, hai scritto un cumulo di sciochezze, ma semplicemente perché dopo aver letto, forse (e sottolineo “forse”), l’articolo ti sei catapultato a commentare senza dare un’occhiata alla discussione che evidentemente non hai seguito, come qualcuno prima di me ti ha fatto notare. Qui il confronto fra piccoli e grandi editori non c’entra nulla. E tanto meno l’EAP che comunque è una scelta, condivisibile o meno che, tra l’altro, molti di noi non condividono, ma tant’è. Il discorso è: la piccola editoria sta scegliendo la strada dei costi ridotti e del guadagno facile a discapito della qualità?
    C’è chi pensa che sia così (come la relatrice dell’articolo) e chi non è d’accordo. Tutto qui.

  • Arussil
    Reply

    Mi complimento per il fantastico commento che ignora tutti gli altri venuti prima.

    Come se io una mattina aprissi il giornale leggessi il titolo:
    “Moriremo tutti!” e mi suicidassi prima di leggere l’articolo intero, scoprendo che si trattava di un film.

    Un applauso a te, uomo anonimo.

  • Reply

    Page prima di parlare leggi.

  • Page
    Reply

    Ed ecco un editoriale con un titolo pesantissimo, una serie di generalizzazioni non contestualizzate e senza statistiche, e un po’ di facile sarcasmo sui collaboratori e i metodi delle case editrici. E tutti a beccare come dei canarini, perché WD ovviamente è dalla parte degli scrittori emergenti.

    Personalmente negli ultimi mesi ho letto libri di grandi editori, di piccoli editori free, di piccoli editori a pagamento, e libri non ancora pubblicati. E la percentuale di spazzatura, testi buoni e di testi discreti è… la stessa.

    Allora se ho capito bene, dalle case editrici a pagamento non può venir fuori altro che spazzatura (ma tanto non li leggiamo neanche perché per principio ce l’abbiamo a morte con loro, vero?), ora scopriamo che le piccole e medie case editrici free pubblicano una marea di schifezze, cosa ci rimane? Ovviamente le grandi case editrici.

    Bene, ragazzi, tutti in edicola allora, che oltre ai grandi classici della Clerici, di Moccia, della compagnia di Amici, ora abbiamo le nuove uscite natalizie di Bruno Vespa, di Fabio Volo e della Parodi. Questa sì che è vera editoria, guardate che per far venir decente nella copertina la Clerici ci son voluti 2000 tecnici esperti, un poliziotto della scientifica e un designer dell’Ikea, mica un grafico improvvisato. E la carta è antischizzo, perché qualora decidiate di mettere in pratica le ricette leggendo il libro, caso mai dovesse cascarvi del sugo, le pagine lo assorbono direttamente e la macchia non resta.
    MA – PER – PIACERE

    Il prezzo del libro? Meglio spendere 13 euro per uno sconosciuto che magari non mi piace che spenderne di 18 per un GRANDE autore che sicuramente non mi piace.

  • anci
    Reply

    Mi inserisco nella discussione in quanto partecipante al festival degli autori in cerca di editore. Sono d’accordo sul fatto che molte casa editrici (escludo aprioristicamente gli EAP, perché non è editoria, appartengono ad un altro mercato…indecente) pubblichino spesso opere poco meritevoli, ma credo che l’operazione non sia la causa del pessimo funzionamento del sistema autore-editore-lettore. In fondo se l’operazione viene condivisa dall’editore e dall’autore è perché il primo crede, magari sbagliando ma comunque rimettendoci di tasca sua, che l’opera sia commerciabile. L’intoppo penso stia nel fatto che questa pubblicazione vada a finire nel marasma di tutte le pubblicazioni di esordienti o emergenti, senza nessuno strumento a disposizione del sistema di cui sopra che permetta di far “emergere” quei lavori degni di essere posti sotto i riflettori e, così, all’attenzione del lettore.
    Esiste un mondo diviso in due nel campo dell’editoria: i famosi, e non solo per capacità ma anche per semplice risonanza del nome, e gli ignoti, che comprendono autori bravi e meno bravi ma tutti sconosciuti.
    Dai post letti intendo che almeno una ventina di opere degne di nota ogni anno appaiono nella piccola e media editoria. Ecco, sarebbe il caso che tutto il mondo letterario e culturale facesse in modo di porli in risalto. Faccio alcuni esempi: un programma bellissimo come quello di Fazio il sabato e la domenica, che presenta esclusivamente opere di autori famosi, o meglio famosissimi, non potrebbe dedicare qualche presentazione a libri di queste case editrici quando meritano tale pubblicità? (Serena Dandini sembra avere più a cuore il problema portando spesso nel suo programma notturno gruppi musicali emergenti)? Oppure, le pagine culturali e i siti internet delle maggiori testate giornalistiche non potrebbero dedicare uno spazio agli autori più capaci dello svariato panorama artistico italiano?

    In conclusione dico che le opere migliori rimarranno sempre sul fondo del mare, in compagnia o meno di opere poco apprezzabili, e nessun lettore verrà mai a conoscenza di esse se non si portano a riva. In merito a questo vorrei aggiungere che l’obiezione classica, riportata anche al termine del post iniziale da Ayme con la frase di Lemming, per la quale i capolavori vengono sempre a galla, è certamente vera, ma stiamo parlando di capolavori o semplicemente di libri all’altezza di una pubblicazione e da consigliare ai lettori? Credo che si possa emozionare, offrire spunti di analisi, divertire o angosciare senza necessariamente scrivere un capolavoro, ma solo un buon libro.

  • Syllon
    Reply

    Per carità, non metto in dubbio la competenza di nessuno, ci mancherebbe! Però, se mi consenti, ci sono un paio di cose che vorrei chiarire. Anch’io ho letto parecchia roba di esordienti e sconosciuti e devo ammettere che le “perle” o anche solo i testi di qualità sono molto rari a prescindere da chi li pubblica. Quindi penso che siate stati fortunati più all’inizio, che non sfortunati dopo. In base alla mia esperienza ho notato che i libri validi sono spesso prerogativa di editori esperti e organizzati, che lavorano da anni e con passione e, soprattutto (senza offesa per nessuno), si rivolgono a persone molto competenti sia nella selezione che nella rielaborazione dei testi stessi. Purtroppo però, siamo anche ultimamente invasi da individui che s’improvvisano editori e non potendosi permettere grossi budget, mettono su schiere di collaboratori alla meno peggio improvvisati come loro. Il risultato è lo scadere della qualità, nelle scelte, nell’editing, eccetera.L’ansia di molti di pubblicare, inoltre, non fa distinguere in modo accurato l’editore vero da quello improvvisato o inesperto. Sai meglio di me che è proprio su questo principio che campa l’EAP, no?

  • Reply

    Sì, lo so. Però la riflessione nata da questo post è frutto di esperienze incrociate di più persone che in un anno hanno letto parecchi libri di esordienti. O siamo stati incredibilmente sfortunati e abbiamo beccato tutti dei libri pessimi o c’è qualcosa che non va. Rileggi l’intervento di Elena di Studio83: “Per lavoro leggo tantissimi libri di esordienti e, per fortuna, non li devo pagare (me li inviano spontaneamente). E qui piazzerei una piccola parentesi: ma case editrici sono impazzite con i prezzi? 13-14 euro a volume? Chi, a parte gli amici intimi di un esordiente, sarebbe disposto a sborsare cifre simili?
    Sono d’accordo sulla qualità generale pessima della maggior parte delle pubblicazioni (e aggiungerei che, in molti casi, non c’è differenza tra i free e quelli a pagamento: scadenti entrambi).”
    E’ un parere che pesa.

  • Syllon
    Reply

    Non è che siete onniscenti o infallibili. E’ che avete acquistato una bella fetta di visibilità fra chi si occupa di editoria ed esordienti sul web. Viene quindi naturale dar peso a ciò che postate. Anzi, spesso non solo quello che postate voi admin e tu fondatrice, ma persino ciò che postiamo noi utenti e frequentatori abituali. Nota che talvolta le offese e gli attacchi sono rivolte anche a noi…

  • Syllon
    Reply

    Oh, oh! Piccolo svarione: “Si suppone che SIA più facile…”. Pardon.

  • Reply

    (Oh, io lo dico sempre che non sono/siamo né infallibili né onniscienti. Però non mi crede nessuno)

  • Reply

    Guarda che sto parlando di una supposizione portata avanti da noi di WD. E per noi intendo mia e di chi lo gestisce con me. Specie all’inizio, quando (penso per pura fortuna) ho inanellato una serie di libri veramente ma veramente belli.

  • Syllon
    Reply

    Linda, scusami, ma io credo che questo non l’abbia mai pensato nessuno,e parlo naturalmente di chi ha una certa cognizione di causa e non sia uno sprovveduto. Cioè, penso, la maggioranza di noi. Solo, si suppone che è più facile per un piccolo editore scoprire qualche “perla” fra gli esordienti e gli sconosciuti, perché lavora quasi esclusivamente con loro.

  • Reply

    La statistica invece non varia, perché quegli editori erano già inseriti nella statistica stessa. D’altronde non è mai stato detto che la piccola e media editoria pubblica solo spazzatura, anzi: solo, si nota come non sia esclusivamente la riserva di perle che si pensava.

  • Reply

    Infatti a me pare che la statistica dica il contrario se nel discorso inseriamo editori come quelli citati da me (ed altri di pare livello sia chiaro) perché secondo me il discorso dovrebbe essere legato fondamentalmente ai piccoli editori.

  • Reply

    Stefano, mi si sono scorticate le dita a forza di ripetere che si tratta di una tendenza generale. Gli editori in lista free sono 180, qui si tratta di statistica pura e semplice.

  • Reply

    Scusate, nella piccola e media editoria inserite anche case editrici come Minimum Fax, e/o, Alet e Meridiano Zero?
    Perché se è così il vostro discorso non esiste.

  • Reply

    […] che ormai è divenuto leggenda, tale David Pedrani, autore per Ciesse Edizioni, scrive quanto segue: Io non mi sento “spazzatura […]

  • Reply

    @Pedrani: bella prova. Hai dato tutta la colpa al tuo editore, perché cercando ”Spazzatura d’autore” le parole che escono sono quelle di Santi: “Grazie per aver citato la CIESSE in un articolo dal titolo Spazzatura d’autore”, a riprova del fatto che Santi ha fatto tutto da sé per la propria immagine.
    Cercando invece ”Ciesse editore” compare il topic di presentazione di Ciesse sul forum; cercando ”Ciesse edizioni” il WD non compare. Dovresti anche sapere che Google tiene maggiormente in considerazione indirizzi che chi cerca visita una volta o più (conosco benissimo i meccanismi SEO), e se non compare a me che questo post l’ho visitato trecento volte…

    L’altro amico troll è stato bannato da questi lidi, come d’altronde auspicava.

  • David Pedrani
    Reply

    Rettifico solo la seconda ricerca per “Ciesse Edizioni”.
    Il link corretto é questo:
    http://www.google.it/search?q=Ciesse+Edizioni&hl=it&prmd=ivns&ei=AyILTcnsE8_Aswbe5IjpDA&start=40&sa=N

    Lo trovate in 4^ pagina di Google.

  • David Pedrani
    Reply

    Forse avrei dovuto limitare le mie opinioni ad un discorso puramente tecnico ( SEO intendo ) per evitare di alimentare una discussione chilometrica.

    Quindi per evitare ulteriori polemiche mi limiterò a farvi vedere questo link così tutti capite bene ciò che intendevo:
    http://www.google.it/search?source=ig&hl=it&rlz=&q=spazzatura+d%27autore
    E’ il primo nella ricerca organica di Google della frase “spazzatura d’autore”.
    Per intenderci, più lunga é questa discussione, più google darà risalto al blog.

    Non é finita.
    Cercando “Ciesse Edizioni” sempre in google nelle prime posizioni troviamo questo:
    https://www.writersdream.org/blog/2010/12/spazzatura-autore-il-prezzo-di-un-libro/

    Era semplicemente questo che intendevo.
    E non mi sembra corretto né per Ciesse Edizioni né per i suoi autori emergenti.

    Rimango ancora a disposizione per chiarimenti.

  • Xarxes
    Reply

    MisterT, assolutamente non dico che sia meglio comprare libri di 120 pagine a 12 euro e 50, io a quel prezzo non ne compro, non mi escono i soldi dalle orecchie e non me lo posso permettere. Però allo stesso modo non posso permettermi di spendere 25 euro per un unico libro, che sia di emerito sconosciuto o del più famoso in circolazione.
    Le grandi case si arrischiano a quei prezzi solo con edizioni cartonate di autori con uno stuolo di fan.
    Non dico di spezzarlo, ma almeno scendere sui 20 euro. E’ una cifra più accettabile per 900 pagine.

    Non capisco perchè non stampare direttamente in economica i libri dei piccoli editori, che purtroppo tante armi per attirare lettori non ne hanno; almeno sfruttassero appieno quella del prezzo, che è una delle migliori. Alle volte mi sembra un po’ una scusa quella del “questi sono i prezzi che possiamo fare”, visto che ci sono piccole CE che ne fanno di buoni (le CE che ho citato prima non sono certo grandi o medie).

  • MisterT
    Reply

    @ Xarxes
    Innanzi tutto ci sono due tipi di libri economici.
    Ci sono libri stampati SUBITO in economica e ci sono libri che vengono stampati in economica DOPO essere stati stampati a prezzo pieno.
    Quindi, se si tratta di una ristampa è tutta un’altra storia.
    Io dico solo che per un piccolo editore l’alternativa a far pagare un libro 25 euro è quella di dividerlo in due o tre volumi, però alla fine lo pagheremo più di 25 euro.
    Non si può negare che i grandi editori abbiano costi di stampa inferiori, e persino loro, sia che lo stampino intero o in più volumi, ti fanno lo stesso pagare quella cifra.
    Alla fine il problema resta sempre quello: conviene a un piccolo editore stampare un libro di un emerito sconosciuto che abbia più di 200 pagine? Da quello che posso vedere in giro no, altrimenti non sarebbero tutti a stampare “romanzi” di 80-120 pagine.
    Non discuto che sarebbero in pochi a comprare un libro di uno sconosciuto a una cifra simile, però io dico che è questo a essere sbagliato. Siamo noi che stiamo spingendo gli editori a pubblicare libri sempre più corti.
    Il mio badget è questo, 25 euro? Li spendo in un libro da 900 pagine o mi compro due libricini da 120 pagine a 12.50 l’uno? Meglio due, no? Sono DUE, non UNO.
    Non si considera minumamente che dietro al libro da 900 anni ci possono essere anni di lavoro e di studio, che possa essere strutturato meglio ed elaborato, che possa dare tre volte la soddisfazione di quei due libricini e durare magari settimane in lettura invece che poche ore.
    Anche tutto questo va considerato.

  • Xarxes
    Reply

    Signor fidel, se lei chiama paglizza il 50% del suo intevento, decisamente abbiamo un concetto diverso di pagliuzza. E non ho ignorato il resto del suo intervento, l’ho letto benissimo, ma non essendo rivolto a me non vedo perchè dovrei immischiarmi. Sarà Ayame a rispondere sulle sue azioni, io mi limito a farle notare che è un po’ incoerente criticare i nick altrui senza guardare la trave nei propri, e usarli pure per attaccare qualcuno. Non vedo perchè la gente non possa usare il nickname che preferisce, da qualunque lingua o film/libro/cartone/fantasia derivi.

  • Xarxes
    Reply

    fidel4ever, avendo anch’io un nickname non certo italiano, questa mia scelta dovrebbe significare che non conosco la mia lingua? Suvvia, non attacchiamoci a cose del genere (tra l’altro, il tuo nick contiene “addirittura” un’abbreviazione stile sms oltre che non essere italiano).

    Sulla parola bannare, sarà pure esterofila e può piacere o meno ma su forum e blog non si dice “bandire”, ma “bannare”. Così come nessuno chiama calcolatore il computer in Italia.
    Ripeto, la cosa può piacere o meno, ma che colpa ne ha chi usa il linguaggio proprio di un settore?

  • Xarxes
    Reply

    MisterT, sullaparte riguardo i racconti lunghi spacciati per romanzi (se Giro di vite è considerato un racconto lungo e conta più di 150 pagine…) e venduti a prezzi relativamente esorbitanti hai ragionissima.
    Ed è anche giusto che un libro corposo costi abbastanza, ma il punto è: a 25 euro oggi è difficile piazzare anche libri di autori “commercialissimi” e pieni di fan (molta gente i vari Ken Follett li aspetta in economica o li prende scontati qua e là), come si può sperare che molti acquistino il romanzo di uno sconosciuto, di una CE che non può permettersi chissà quali campagne pubblicitarie e su cui le librerie non faranno mai sconti?

    A costo di risparmiare all’osso sui materiali, davvero è così impossibile per le piccole CE abbassare i prezzi? Che senso ha stampare su bei materiali se poi solo la gente fortemente motivata o danarosa li comprerà?

    Alla fiera della piccola e media editoria c’era un libro della zero91 che m’interessava, 15 euro da scontare con più di 300 pagine, copertina morbida e grafica curata. Allo stand delos c’erano diversi libri in edizione economica a prezzo basso. Lo stesso da meridianozero, parecchi libri avevano una discreta lunghezza e non avevano chissà che prezzi.

  • Syllon
    Reply

    Quoto MisterT al 200% e aggiungo: la qualità di un libro spesso perde o diventa approssimativa proprio perchè a furia di volerlo far rientrare nel “budget” della pubblicabilità subisce lo scempio di tagli e cuciture varie. L’editing di una volta, quello “serio”, li allungava i testi, altro che accorciarli…

  • MisterT
    Reply

    Si può discutere sul prezzo del libro senza entrare in altre polemiche? Non mi intrometto sulla spazzatura d’autore perché devo ammettere che non ho letto abbastanza esordienti da farmi un’idea precisa, e comunque gli esordienti sono mai tanti che non è facile generalizzare.
    Il prezzo del libro è un argomento che mi interessa di più.
    25 euro sono troppi per un libro da 900 pagine. Allora che si fa? Si divide in due. Ovvero due libri da 450 pagine, che non possono quindi costare meno di 17-18 euro l’uno. Quindi tirando le somme il libro verrebbe a costare 34-36 euro.
    Oppure si divide in tre? Si trasforma in una bella trilogia di 300 pagine a volume? Si può mettere in vendita a 14-15 euro l’uno, nessuno avrebbe niente da ridire. Costo totale dell’opera 42-45 euro.
    Le grandi case fanno così, George R.R. Martin, Dan Simmons, Robin Hobb… ma sapessero quanti insulti gli ho già mandato! Restare a metà di un libro e dover aspettare un anno per conoscere la conclusione, per poi magari scoprire che era stato diviso in tre, e non in due volumi!
    Nessuno leggerebbe mai 900 pagine di un esordiente. E qui non sono affatto d’accordo. Noi persistiamo a considerare esordienti SOLO gli autori italiani. Eppure ogni anno vengono pubblicati almeno due o trecento esordienti stranieri. E tra questi più di una volta ho trovato volumi anche di mille pagine. Allora, per un esordiente straniero sì e per uno italiano no?
    Sono daccordissimo che 25 euro sono una cifra folle, e non li spenderei per un libro di 200-300 pagine neppure se si trattasse del mio autore preferito. Però rendiamoci conto che 900 pagine equivalgono a TRE libri di 300 pagine, a SEI libri di 150 pagine. Sono un costo in più, non solo per l’editore, ma anche per l’autore che inevitabilmente ha impiegato più tempo e fatica a scriverlo. Sarebbe giustificato che uno scrittore che ha impiegato magari due anni a scrivere un libro di 900 pagine venisse pagato quanto chiunque altro avesse scritto un libricino da 100 pagine in una settimana?
    Già ci sono gli editori che non prendono neppure in considerazione i manoscritti che gli arrivano e che superano le 150-200 pagine, ci vogliamo mettere anche noi lettori a criticare i libri lunghi?
    Su 100 libri che si pubblicano, soprattutto nella media e piccola editoria, almeno 80 non arrivano a 100 pagine, i restanti 20 è molto difficile che superino le 200. I libri quali siamo abituati a conoscerli, libri come Follett e King, sono quasi inesistenti. Diciamolo più chiaramente, salvo rarissime eccezioni, i libri superiori alle 300 pagine sono stati pubblicati TUTTI a pagamento.
    Se c’è un segnale che i lettori devono far pervenire agli editori è di pubblicare più “veri” libri, non di spacciarci racconti allungati al prezzo di un libro.
    Se non mi credete provate a sfogliare il catalogo di qualunque piccolo editore e ditemi quanti libri da loro pubblicati superano le 200 pagine. E soprattutto quanti sono inferiori alle 100!
    Questa tendenza va contrastata, è questo che sta distruggendo l’editoria. Uno scrittore che vorrebbe scrivere un “libro” sa già in partenza che non troverà nessuno che voglia pubblicarglielo. Finché le scelte editoriali preferiranno sempre il libro più corto, non si potrà dire che gli editori pubblicano il meno peggio di quello che gli arriva, bensì che pubblicano il meno lungo.
    E non è assolutamente detto che CORTO sia MEGLIO.

  • Reply

    Non sapevo se intervenire o meno, a questo punto, visto che ormai si è detto di tutto e di più.

    A me l’articolo sembra cristallino e solleva un problema importante, che dovrebbe indurre una riflessione proprio tra editori e scrittori (questi ultimi mi pare siano i più refrattari ad ascoltare pareri scomodi).

    Certo, è più facile aggirare il problema o scagliarsi contro chi ha espresso un’opinione (condivisibile e codivisa, fra l’altro); senza contare che denigrare la persona per denigrare l’opinione è uno dei più tristi espedienti per nefas, e significa solo che non si hanno argomentazioni per mantenere la conversazione sullo stesso livello.

    Però mi ha dato da pensare la reazione di alcuni esordienti, che hanno ritenuto dei “semplici lettori” (gli stessi a cui si cerca di vendere i libri, perché i loro soldi non fanno poi così schifo) inadatti a giudicare.

    Mi sembra, che all’origine di tanta brutta narrativa, ci sia anche questa esigenza di esprimersi a tutti i costi e alle proprie condizioni, considerando il lettore un elemento passivo, superfluo.
    La scrittura, quella professionale, non funziona così. Il lettore non beve quello che l’autore gli riversa addosso, e un libro non è un mezzo attraverso cui uno scrittore comunica al mondo la sua interiorità. Uno degli errori più comuni che ho riscontrato fra gli esordienti, per esempio, è credere che parlare di sé e della propria vita possa essere di qualche interesse per tutti gli altri.

    Lettore e scrittore sono due figure speculari, non c’è uno senza l’altro. L’opera si completa nella lettura, non nell’ego dello scrittore.

    Perciò sì, al lettore basta essere tale per esprimere un giudizio, duro quanto ritiene necessario. E gli addetti ai lavori dovrebbero cogliere l’occasione per ascoltare e riflettere su un feedback del genere, perché un pubblico che pretende qualità non potrà che dare una spinta positiva all’intero apparato.

  • D.P.
    Reply

    “Mi sembra il minimo chiedere il rispetto di autori eccelsi che abbiamo alla CIESSE. Sfido chiunque a trovare un solo titolo che non sia di qualità fra le poche (per ora) ma meritorie opere.”

    Ma si può sapere dove si è parlato male della qualità della CIESSE o degli autori della CIESSE? Ma ci sta prendendo in giro?

    “la mia storia mi sostiene, non quattro pettegoli arrogantelli e di bassa lega.”

    Benissimo, allora perchè sprecare ancora tempo prezioso in questi bassifondi? Torniamo ognuno al proprio mestiere. D’altronde dell’opinione di quattro arrogantelli chi se ne frega.

  • Matteo
    Reply

    Uff ma che due rotture..
    Il fatto è chiaro: 24/25 euro per un libro da 900 pagine è un’assurdità.
    Poi bisogna vedere effettivamente se i libri sono quel che si dice che siano.

    Se sono in tante persone a dire che effettivamente fanno schifo, vorrà dire che fanno schifo. Punto e stop.
    Vero il viceversa, ovviamente.

    Ma il giudice imparziale degli scrittori non sono le case editrici che li pubblicano (anche se dovrebbero esserlo!). Siamo noi. E io devo dire che autori emergenti giovani e buoni, sinceramente, non ne vedo e non ne ho visti mai.
    Posso solo aggiungere questa mia esperienza personale.

    Cortesemente
    Matteo

  • Reply

    Sono stanca delle sue offese, pertanto da questo momento le sono inibiti i commenti. E ribadisco, per l’ultima volta, che nessuno ha mai messo in discussione la qualità dei libri e degli autori di Ciesse.
    Tanti saluti.

  • Reply

    Beh, io ho il dovere (e l’onore) di difendere i miei autori, contro tutto e tutti. Mi interessano poco coloro che si professano quali “profeti” della letteratura. Mi sembra il minimo chiedere il rispetto di autori eccelsi che abbiamo alla CIESSE. Sfido chiunque a trovare un solo titolo che non sia di qualità fra le poche (per ora) ma meritorie opere. Poi, di me, fatene quello che volete, la mia storia mi sostiene, non quattro pettegoli arrogantelli e di bassa lega.

  • Reply

    Qui si bannano le persone, non i nickname. Per cui, Paladosto, non sei ospite gradito.

  • Reply

    Mi ripeto: devo mostrare il mio curriculum per essere considerata degna di ciò di cui parlo?

  • Reply

    Nessun problema, anche perché WordPress ha misteriosamente messo in moderazione il commento… (l’ha fatto anche con i miei post -_-)

  • Xarxes
    Reply

    scusa, Ayame, quando ho iniziato a scrivre il post precedente il tuo intervento non c’era.

  • Reply

    Abbiamo un altro bannato. Torniamo tutti in carreggiata, su.

  • Reply

    Quindi, secondo te, Simo, se io voglio scrivere un articolo su questo blog devo prima esporre in bacheca il mio curriculum pregando il karma che al suo interno vi sia qualcosa di vagamente inerente alla scrittura?
    Sai, dato che qua non siamo sul Sole 24Ore, ma sul Writer’s Dream, non siamo giornalisti, ma appassionati di questo mondo, non credo che cambi qualcosa nell’universo se a pubblicare un articolo sull’editoria in base alle proprie personali esperienze (intrecciate alle esperienze di TUTTI coloro che frequentano il WD, al momento 1354 persone e almeno il quintuplo di visitatori) siamo noi o chi per esso, eh… E la mia opinione e la mia capacità di articolista vale tanto quanto la tua, che dici di non centrare una fava con scrittori ed editori.

  • Arussil
    Reply

    Che dire caro Simo. Si vede che è la prima volta che vieni sul WD. Ti consiglierei di guardare un attimo l’intero Network, vedere da quanto siamo attivi, chi ha parlato di noi e cosa facciamo prima di sparare a zero su tutta la linea.
    Spero che ormai non siamo proprio un bloggettino amatoriale eh.
    E tu, che ammetti di non sapere nulla di editoria, di costi, di scrittura o di qualsiasi altro argomento legato a ciò di cui si sta parlando, vieni a dire a noi che le competenze non ci sono? E che le nostre esperienze sono state fatte male?

    Abbiamo subito attacchi mediatici da diversi editori, avuto grane legali (passeggere, perchè non abbiamo mai fatto qualcosa di male che possa essere chiamato reato), collaborato con diverse case editrici e con autori di ogni genere…
    Non so, dimmi tu che esperienze dovremo fare per poter avere voce in capitolo sulle nostre esperienze personali…

  • Reply

    Giusto, da dove esce il discorso delle cifre a caso? Le uniche cifre che leggo sono l’età di Nayan – penso sia accurata, visto che l’ha scritta la diretta interessata – il prezzo medio di un libro – che chiunque può appurare entrando in una libreria – la quantità di libri letti da una persona – immagino sappia quanto legge – e il numero di editori in lista free. E lì basta saper contare.

  • D.P.
    Reply

    “1. perché non è chiaro ciò che si voleva dire e per capirlo bisogna andare a leggersi i 50 post successivi.”

    A me il contenuto pare chiarissimo. Forse qualcuno dovrebbe imparare a scrivere un articolo, ma di sicuro tu dovresti leggere con più attenzione.

    “linguaggio da editoriale (quasi si fosse la prima firma del domenicale del Sole 24h)”

    Ahahah, qui mi viene da ridere, perchè non mi pare che prima di utilizzare un determinato linguaggio si debba mostrare il curriculum.

    “finta-inchiesta (sparando cifre a caso)”

    Non sei un editore, non sei uno scrittore. Come fai a dire che si tratti di cifre a caso?

  • Reply

    A parte che quoto Lemming in tutto e per tutto, si può sapere perché si deve discutere delle mie competenze, del registro linguistico dell’articolo e della neve che cade vorticando? Ultimo avvertimento: i commenti fuori argomento verranno cancellati. So’ stufa.

  • Lemming
    Reply

    @simo:
    1. Mi dispiace che si siano dovuti mettere in 50 a spiegarti meglio, ma ogni articolo lo può scrivere, per ovvie ragioni logistiche, una sola persona alla volta.
    2. Anche chi scrive un articolo non amatoriale ha il diritto di esprimere le proprie opinioni.
    3. Puoi chiamarlo articolo o panino al prosciutto, non fa nessuna differenza.
    4. Quattro.
    5. Le critiche aiutano a cresce e migliorarsi, però ammetterai che il ventesimo commento che dice “chi siete voi per parlare”, più che critica, scivola nella noia totale. La critica quale sarebbe?

  • simo
    Reply

    Io ritengo che qualcuno in questo blog dovrebbe prendere lezioni di giornalismo prima di pubblicare simili post.
    1. perché non è chiaro ciò che si voleva dire e per capirlo bisogna andare a leggersi i 50 post successivi.
    2. perché finché si parla di un blog amatoriale che esprime opinioni è un conto, ma quando ci si mette al pari di persone che lavorano e che la professionalità la utilizzano a proprie spese il registro dovrebbe cambiare.

    Con un goffo tentativo di elevata esperienza qui si mischiano i generi, blog (dico quello che voglio perché siamo in un paese libero), finta-inchiesta (sparando cifre a caso), linguaggio da editoriale (quasi si fosse la prima firma del domenicale del Sole 24h).
    Qualcuno mi pare abbia parlato di articolo spazzatura…oserei dire che non può neanche essere definito “articolo”.
    E per favore non venite a dire che poco ne sappiamo di che esperienze avete maturato, perché qualunque esse siano o sono state fatte male o avete bisogno di qualche corso di ripetizioni.

    ps. Non ho mai scritto un libro, non sono un editore e non ho la pretesa di fare né una cosa né l’altra. Se è vero che bisogna accettare le critiche per crescere e migliorarsi, abbiate la pazienza di recepire questo intervento nella speranza che possa esservi utile in questo senso.

  • Arussil
    Reply

    Si Vito, il mio era un discorso più in generale 😀

  • Reply

    Ti dirò Arussil che qui di critiche a Ciesse non se ne vede l’ombra… oltretutto anche la discussione sul forum dedicata al medesimo editore si é da qualche tempo impantanata al cospetto di zaffate di post curiosi, supplicanti, autoreferenziali e cortigianeschi… cose dell’altro mondo!
    Concordo sul fatto che i giudizi positivi facciano piacere e che al contrario le critiche lascino l’amaro in bocca ma la natura di questi ultimi post é aliena da questo discorso canonico… in Italia vige la libertà di critica, d’opinione e cronaca. Il dott.Santi ammetta cortesemente di avere esagerato, i signori troll invece VADANO dove di dovere, anzi ce li accompagno io. Qui si sta facendo del fascismo informativo su un blog non schierato politicamente e ciò é inaccettabile, da cui per i signori disturbatori é auspicabile l’autoreclusione in un DIGNITOSO SILENZIO.
    Saluti.
    Vito

  • xarxes
    Reply

    @Davide Pedrani

    Se qualcuno cerca nel web CS edizioni e arriva a questo pezzo e lo leggo non vedo come possa farsi un’opinione negativa della qualità delle opere che pubblica, dato che non è di questo che si parla; se poi c’è gente che fa ricerche sul google e si limita a guardare i titoli delle pagine che appaiono senza consultarle, mi sembra chiaro che si tratta quantomeno di un beota.

    Sui commenti… mi è capitato varie volte di leggere romanzi di autori (italiani o stranieri che fossero) e di averli trovati orrendi, non vedo perchè non potrei esprimere la mia opinione se non allego un curriculum appropriato. Se qualcuno legge il mio giudizio su un libro e non è d’accordo gli basta cercare di confutare quello che ho detto e convincermi che mi sbaglio.
    L’importante è che i pareri siano motivati. Se penso che un libro è brutto dico perchè; poi chi legge decide da solo se le motivazione che allego sono sensate o no.

  • Giangocec
    Reply

    A me pare che sia meno chic dare a vanvera del “ragazzino viziato e immaturo” alla gente, piuttosto che far notare gli errori di grammatica.

  • Arussil
    Reply

    Chissà perchè come al solito si accettano solo i pareri positivi, e mai le critiche.
    Invece di farsi delle domande e migliorare la propria immagine si cerca sempre di screditare chi ci critica, poi con stupide argomentazioni ad hominem che fanno veramente pena: perchè in realtà non si hanno argomentazioni valide per attaccare il lavoro della persona in questione e si deve ricorrere a stratagemmi simili pur di guadagnare un immagine che, non solo non si è mai persa, ma che neanche è stata messa in discussione! Arrivando infine ad ottenere l’esatto contrario di ciò che si voleva fare.

  • Reply

    Che poi, David, mi chiedo come fai a sapere che tra noi non ci sono autori affermati o competenti. O su che base ci giudichi tali. Non hai appena detto che non sopporti le generalizzazioni?

  • Reply

    Come gettare nel water una discussione di oltre 50 commenti. Punto primo, la reputazione di Ciesse non è stata lesa in alcun modo. Il titolo è composto da due parti, la prima che fa riferimento a una discussione aperta sul forum, la seconda a un’opinione di Elenas83 rafforzata dalle dichiarazioni di Ciesse, unico motivo per cui Ciesse è stata citata.
    Sono citati anche XII, Asengard, Montag e Gargoyle, tra l’altro, in accezione positiva.

    Punto secondo: se non sopporti chi generalizza in questo modo è affar tuo. Io non sopporto chi non capisce cosa legge, specie dopo tremila puntualizzazioni: in questo articolo si parla di una tendenza riscontrata da numerosi lettori, che hanno trovato in molti titoli di molti editori diversi materiale di scarsa o pessima qualità.

    Punto terzo: sono stufa di sentire ripetere “chi siete voi per giudicare”. Noi siamo quelli che aprono il portafogli e spendono per I VOSTRI libri, e abbiamo TUTTO il diritto di giudicare spazzatura quello che leggiamo.

    Punto quarto: sono felice per te se non ti senti spazzatura d’autore. Sappi che nessuno pensa che quel che fa sia merda, quindi l’opinione di chi realizza qualcosa conta ben poco. Io non ho letto nulla di tuo, la poesia non mi piace quindi dubito lo leggerò mai. Ora lo so che questo mio “la poesia non mi piace” scatenerà un “ooooohh vedi che sei deficiente, non apprezzi la poesia, non sei nessuno per giudicare” ma non mi interessa. Sono stanca di ripetere le stesse cose, per cui: dato che il comportamento di due anni e mezzo, ovvero tollerare insulti e offese (anche il “non sei nessuno per giudicare” è un’offesa) non è servito a un emerito tubo, proviamo a cambiare modo di agire. Da ora, qualunque commento contenente insulti di qualsiasi tipo sarà censurato, al momento solo in questa discussione, giusto per vedere gli effetti.

  • David Pedrani
    Reply

    Non sto a commentare le discussioni precedenti poiché mi sembra poco sensato. Ma esprimo una mia opinione dovuta, sentendomi autore preso in causa dato che pubblico con Ciesse Edizioni. Senza contare il fatto poi che non sopporto chi generalizza in questo modo.

    Vorrei solo precisare, occupandomi di web e seo, che in futuro nelle ricerche tramite Google di “Ciesse Edizioni” potrebbe comparire questo articolo dal titolo “Spazzatura d’autore”. Non so se la cosa sia voluta o meno, ma c’é il forte rischio che la cosa succeda.
    Dal mio punto di vista non mi sembra un’azione molto corretta aver nominato proprio Ciesse Edizioni, fosse solo per questa motivazione puramente tecnica.

    La ricerca organica di Google e la “reputazione web” sono implacabili, ve lo assicuro.

    Io non mi sento “spazzatura d’autore”. Scrivo poesie e per quanto belle o brutte possano essere vengono da dentro e quindi il termine “spazzatura” mi sembra eccessivo, soprattutto se il commento non deriva certo da un Leopardi o da un autore noto e competente.

    A disposizione per chiarimenti.

  • Reply

    Scrivere per pigrizia, cedendo all’errore consapevole è la cosa più insensata che abbia mai letto in vita mia.
    E ritornando al mio commento di cui sopra, se hai letto i nostri pezzi sul WD, mi riallaccio a quanto già detto, dato che sul WD i brani vengono messi apposta per essere smontati e per trovare le loro falle, non per farsi incesare “oddio come sei bravuoouuu !!!1111!!!!”

    Sigh.

  • Reply

    I troll in questo blog non sono più accettati, ne parlavamo proprio prima su Facebook. Quindi mi spiace perdere un di sicuro divertentissimo flame con te, Paladosto, ma da questo momento non puoi più pubblicare commenti. Lascio gli altri così che le persone si facciano un’idea ben precisa dei – come dire – miei detrattori e delle loro potenti argomentazioni.

    (Sì, lo so che sei già stato bannato dal forum, non vedo perché lasciarti parlare qui. Il network è lo stesso)

  • Paladosto
    Reply

    ahahahahah questo detto da ayame ahahahahahah…ho visto la tua libreria su anobii(no comment!!!)ahahahaha…non ti rispondo sull’apostrofo perchè è chiarissimo che lo scrivo così per pigrizia(ora dirai che perchè non si scrive con quest’accento, vero? ahahah)…tornando seri mi pare chiaro che il sig. carlo vi ha “offeso” solo per difendere la sua posizione(mi sembra logico che chiunque veda il nome della sua casa editrice associato ad un articolo con questo titolo ne abbia a male…perchè, in ogni caso, è vero che non viene detto che la ciesse rientra nella categoria degli editori spazzatura ma, altrettanto chiaro, è il fatto che il suo nome, solo il suo nome, compaia subito dopo le riflessioni sul tema di cui sopra…
    p.s. sinceramente non accetto lezioni d’italiano da te(una volta ho letto anche un tuo pezzo su writers dream ed è meglio che non mi esprima)…
    peace^^

  • Reply

    Mi permetto eccome di far notare l’errore altrui, se serve a preservare la mia madrelingua.
    Far notare l’errore non è cafoneria, è permettere che esso non venga ripetuto. Tipo a scuola, sai.

  • Reply

    Cafone è chi fa notare gli errori altrui (po’ si scrive con l’apostrofo, non con l’accento), non chi insulta in maniera pesante. Hai ragione, Paladosto, ma prima di usare vocaboli inglesi ti consiglio di imparare bene l’italiano :)

  • Paladosto
    Reply

    …sinceramente l’unica cosa veramente poco chic mi sembra l’atteggiamento cafone di chi fa ripetutamente notare gli errori altrui(in questo caso sicuramente frutto di distrazione e non di ignoranza)…un atteggiamento un pò da ragazzini viziati e immaturi…peace^^

  • Reply

    Non vedo alcuna ragione (folle) per cui si debba cancellare l’articolo, visto che a parte Elena e Santi, su 50 e passa commenti NESSUNO ha frainteso il messaggio. Sig. Santi io credo che lei semplicemente abbia scritto solo ed esclusivamente perché la sua CE è citata. Non è contento? Sa quanta pubblicità si è fatto? Di cosa Linda dovrebbe scusarsi, le ha fatto pure un favore.

    Ci tengo anche io a rammentarle che “un’essere umano” richiede l’abolizione di quell’orribile apostrofo, non fa proprio chic.

  • Reply

    E spero di non essere inopportuna se le faccio notare che “un essere umano” si scrive senza apostrofo.

  • Reply

    La ringrazio per gli insulti e la invito ad aguzzare lo sguardo, dato che troverà un tasto, proprio sotto a questo commento, che la porterà ai 50 commenti precedenti. È attiva infatti un’opzione che divide in due pagine ogni volta che si arriva a 50 commenti, per non allungare la pagina.
    Prendo atto che mi considera meno di un essere umano, ma non si preoccupi: la sua sprezzante e offensiva opinione sul mio conto non mi getterà nello sconforto, gliel’assicuro. Complimenti per l’educazione, in ogni caso.

  • Reply

    hehehehe….è sparita la discussione…

  • Reply

    Si scusa chi ha la forza dell’umiltà, si scusa l’essere intelligente, si scusa chi è superiore, si scusa chi ritiene di aver ragione solo in parte, si scusa chi ha infranto regole, dignità, onore di terzi. Si scusa un’essere umano, chi non riesce a farlo non rientra in questa categoria naturale, ma è solo un piccolo essere insignificante che calpesta diritti altrui.
    Carlo Santi

  • Reply

    Non vedo per quale motivo dovrei scusarmi. Si scusa chi ha qualcosa di cui scusarsi, ovvero chi ha fatto qualcosa di male. Io non l’ho fatto.
    Inoltre, cancellare l’articolo è un’ipotesi talmente remota e insensata da essere completamente priva di peso.

  • Reply

    @Elena
    Signora Elena, voglio ringraziarla pubblicamente della sua onestà intellettuale (e coraggio) nonchè esprimerle la mia immensa stima e simpatia, convinto, come non mai, che la vera spazzatura la fa chi, senza ombra di dubbio, “pilota” la mente delle persone alla ricerca di indirizzi positivi che, purtroppo, qui di certo non trovano.
    E’ indubbio che la CIESSE non è editore spazzatura ed è altrettanto indubbio che la signora Linda Rando lo ha chiarito, dopo mie insistenti pressioni.
    Resta il fatto che non si è degnata, però, di rimuovere l’articolo e offrire pubblicamente le doverose scuse. Ritengo, inoltre, che non fosse la CIESSE a dover ricevere tali scuse, bensì i propri autori, coinvolti da una superficiale protagonista, ahimè, di questo seguitissimo sito.
    Carlo Santi
    Direttore Editoriale CIESSE Edizioni

  • Syllon
    Reply

    La mia paura invece è un’altra. Non vorrei che qualcuno, leggendo qualche libro qua e là, si sia fatto un’idea “generale” che potrebbe non corrispondere del tutto (o in parte) alla realtà. Ho notato, in giro per il web e non solo, che c’è in giro una certa faciloneria a definire come “schifezza” o “porcheria” qualsiasi cosa non rientri nei propri gusti o nelle proprie aspettative. Anche a me è capitato in passato di giudicere troppo superficialmente opere che poi, negli anni e a una più matura rilettura, scoprivo trattarsi di autentici capolavori. Il problema è che, se da un lato lo scrittore deve essere indubbiamente bravo e competente in quello che scrive, dall’altro, anche chi lo giudica dovrebbe avere competenze specifiche e una buona dose di bravura e intuito nel giudicare. Se questo non è, ecco che ci troviamo di fronte a testi validi che non escono mai dal cassetto e roba approssimativa che invece viene pubblicata sia da piccoli che grossi editori. Dico questo perché ho visto ragazzine inesperte postare commenti risibili su forum letterari e che poi ho ritrovato in comitati di lettura di giovani CE o in agenzie letterarie. Questo in quanto le piccole case editrici per risparmiare, spesso si rivolgono a persone senza nessuna esperienza. Morale della favola: lo scrittore deve avere talento e scrivere roba pubblicabile, ma chi lo valuta deve essere in grado di farlo. Onestamente, io che scrivo da tanti anni e ho accumulato una discreta esperienza, se solo penso che un mio testo possa finire nelle mani di qualche ragazzino che crede che il punto e virgola sia un optional e che i puntini sospensivi vadano bene solo nei fumetti o che scambia i suoi gusti personali per verità assolute, mi vengono i brividi e preferisco tenermi il testo nel computer.

  • Emanuela
    Reply

    La mia paura è sempre stata quella di fare una emerita figuraccia una volta pubblicato un mio romanzo. Indi per cui, prima, ho optato per un’accurata valutazione ( i servizi letterari offerti dal WD, oppure dagli stessi I SOGNATORI, o ancora dalle ragazze di Studio 83 sono eccellenti) che sviscerasse ogni difetto e punto debole, per poterlo migliorare e solo successivamente inviarlo a una CE free. Se gli scrittori facessero tutti così, ci sarebbe meno spazzatura che circola. Alla fine le CE dovrebbero, con tanti forse, pubblicare qualcosa di qualità. Bisognerebbe quindi prevenire invece di leccarsi poi le ferite dalle critiche negative, oppure incavolarsi perchè tutti ci vengono contro cadendo quindi nel torto. In definitiva, uno scrittore dovrebbe non avere fretta, ma essere abbastanza bravo ( e l’unico modo per esserlo è migliorando la propria scrittura e la propria opera) da pubblicare qualcosa che valga la pena leggere. Sarò andata fuori dal seminato, ma io ho sempre guardato questo come estremamente importante, pensando alla pubblicazione come a un dopo che potrebbe anche non avvenire mai. Ribadisco comunque che sono d’accordo sul fatto dei prezzi troppo alti dei romanzi di alcune CE piccole, e della loro scarsa qualità. A oggi, comunque, ho letto romanzi interessanti di Flaccovio, Zero91, e anche I Sognatori.

  • Reply

    Ci sono stati molti interventi tutto sommato in contrasto con le premesse, ossia elogianti (sia pure con opportuni distinguo) almeno alcuni piccoli editori seri, i quali pubblicano lavori decenti.
    Gioverebbe forse riproporre una considerazione iniziale: forse -visto che qualcosa va pubblicata altrimenti si smette di fare l’editore- i poveracci scelgono il meno peggio di quel che ricevono in lettura…In altre parole, gli scrittori gli mandano schifezze. Visto che parliamo di free, non si capisce che vantaggio gliene verrebbe a farle uscire…
    E chiedo: non sarebbe utile che WD, avendo posto il tema, stilasse anche un elenco degli editori da cui è meglio stare alla larga per non fare figuracce qualora volessero pubblicarci?
    Naturalmente invitando anche gli iscritti a riferire le loro esperienze. Poi ognuno verifica e si organizza. Come singoli è un po’ difficile, dato il numero degli editori, andar oltre il catalogo e qualche occasionale lettura

  • roseilmare
    Reply

    ” Memento audere semper”. Mi è sempre piaciuta questa frase e per questo motivo, peccando di presunzione ed essendo ignorante di come va il mondo dell’editoria, dopo aver scritto un libro, ho provato a inviarlo per la recensione e per la pubblicazione a case editrici famose. Quando ho telefonato alla Mondadori, al numero segnalato sul giornale “Donna Moderna”, mi hanno praticamente sbattuto il telefono in faccia. Mi sono resa conto poi che pubblicare con la Mondadori è missione inpossibile. La Mondadori infatti pubblica solo ed esclusivamente libri che possono vendere anche se scritti da cani. Mi rifiuto infatti di pensare e di credere che una Barbara d’Urso possa essere una brava scrittrice. Detto questo anch’io ho pensato, come tutti gli esordienti, di far pubblicare il mio libro da una piccola casa editrice. Al momento però in cui mi è ritornata indietro la bozza corretta mi avevano segnato come errore un errore che non c’era. Mi avevano aggiunto la “d” eufonica alla e davanti a una vocale che non era un’altra e. Per esempio “ed io” anzichè come avevo scritto io, “e io”. La copertina poi era stata improvvisata e non pertinente al contenuto del libro e quindi ho dovuto farla cambiare. Mi sembra di avere a che fare con i protagonisti della “Corrida” e cioè dilettanti allo sbaraglio. Temo e anzi sono assolutamente convinta di aver sbagliato e per questo motivo sono profondamente avvilita e scoraggiata. Possibile mai che tra tanti non ci sia qualche scrittore esordiente bravo e che meriti attenzione? Il compito appunto di chi recensisce i libri è quello di avere il fiuto e la pazienza di individuare quelli di talento. Per quanto riguarda i costi non ho idea e quindi preferisco tacere. Rosaria.

  • Elena
    Reply

    Scusate se mi intrometto solo adesso, ma non avevo seguito la discussione precedente sul forum e mi sono voluta documentare. Quindi, senza avere i presupposti di partenza, leggendo soltanto il vostro articolo, ho dedotto in modo piuttosto ovvio, che Ciesse fosse stato additato come esempio estremo di editore-spazzatura. Solo leggendo i commenti seguenti ho capito che la questione era diversa e sono andata a curiosare sul sito dell’editore per capire chi fosse, visto che non l’avevo mai sentito prima.
    Non discuto che il titolo fosse Spazzatura d’autore e il prezzo del libro, però del prezzo del libro se ne parla solo in mezzo paragrafo, contornato solo da spazzatura.
    Nello specifico, prima si fanno nomi di editori seri, che pubblicano libri di qualità, si dice pure che finora avete trovato solo otto editori così. Poi si critica quegli editori che si improvvisano tali, dall’oggi al domani, e nello stesso paragrafo viene citato Ciesse. Considerando che è un editore appena uscito da un paio di mesi, mi pare che l’accostamento risulti ovvio. L’argomento del prezzo del libro è appena citato e subito si riprende a parlare di editori-spazzatura. Penso che chiunque, senza leggere i commenti sottostanti, arriverebbe alla conclusione che Ciesse è un editore-spazzatura.
    A me non sembra, però. Sono andata sul sito e ho letto le anteprime dei libri in vendita. Mi sembrano abbastanza curati e certe storie sono davvero belle. Sono persino tentata di comprarne un paio e credo che lo farò.
    Ti assicuro che ho letto certe anteprime, da altri piccoli editori, che erano davvero imbarazzanti.
    Altro problema è la lunghezza del libro, più che il prezzo. Sei davvero sicura che un editore che ti spaccia un libro di 100-120 pagine, usando magari un carattere 14 se non ancora più grosso, riempiendolo di dediche e presentazioni nonché ghirigori e disegnini per allungarlo un po’, e poi te lo faccia pagare 10 euro sia un editore onesto e uno che invece ti vende un libro di 900 pagine, ovvero nove volte più lungo, a 25 euro sia spazzatura?
    Io trovo deprimente guardare il catalogo di certe case editrici, tante, e trovare che ci sia un libro superiore alle 200 pagine ogni dieci, oppure ogni venti. Eppure quando vai in libreria i libri che si vendono, i best seller, sono tutti di 400-500 pagine.
    Io credo che il problema sia l’opposto, il voler pubblicare solo raccontini gonfiati al prezzo di veri libri. Questa è la vera spazzatura.
    Comunque non scrivo per criticare l’articolo, ciascuno ha diritto alle proprie opinioni, questo è il tuo blog e puoi scrivere ciò che vuoi, voglio solo farti notare che quello che viene fuori leggendo l’articolo è molto diverso da quello che scrivi nei commenti. Se quello era il tuo pensiero non l’hai espresso nel modo giusto.
    Non avrei neppure scritto se, incuriosita dall’articolo, non fossi andata a cercare tutti gli editori citati. Fermo restando che gli editori che hai menzionato siano di qualità e abbiano ottimi siti, devo dire che la maggior parte pubblicano libri di generi che non mi interessano (XII, Asengard, Gargoyle). L’unico che aveva qualche titolo interessante era Montag, ma proprio non me la sento di spendere soldi su scrittori sconosciuti basandomi solo su cinque righe di trama senza poter neanche vedere un’anteprima. Alla fine l’unico editore in cui ho trovato qualche libro interessante che pare pure scritto bene è stato proprio il più inaspettato: Ciesse. Per questo ci ho tenuto a dirlo.

  • Xarxes
    Reply

    io Maggiani lo conosco, a casa ho un suo libro e ne ho notato uno nuovo in libreria, dovrebbe avere la copertina sul rosso.

  • Reply

    Rettifica al mio precedente commento: “Il coraggio del pettirosso” non è il romanzo di esordio di Maggiani ma quello che gli ha dato la notorietà.

    Ha continuato a scrivere romanzi e a vincere premi, scrive per Feltrinelli ma sono curioso di sapere in quanti lo conoscono…

    Secondo me, come notorietà, vince Moccia. Il che è tutto dire…

  • Reply

    @luca

    Hai ragione e posso citare almeno un paio di esempi.

    Federico Moccia, scrittore famosissimo ormai (almeno in Italia), qualità scadente (e sono anche buono) sia dei suoi romanzi che dei suoi film. Ho avuto il disonore di vedere “Scusa ma ti chiamo amore” (ma che cavolo di titolo è, poi!?) e ho provato a leggere le pagine iniziali di “Amore 14” e “3 metri sopra il cielo”, in libreria, per vedere come fossero. Ho chiuso i libri disgustato.

    Invece Maurizio Maggiani, al suo esordio, ha scritto “Il coraggio del Pettirosso”, davvero un buon romanzo. E non è diventato famoso come altri. Personalmente non mi ricordo più l’ultima volta che ho sentito parlare di lui. Non so nemmeno se ha scritto altri romanzi ma presumo di sì. Ovviamente scarsamente pubblicizzati.

  • Xarxes
    Reply

    con un autore famoso una CE può permettersi di alzare il prezzo eprchè tanto chi lo compra lo stesso lo trova, ma non lo trovo in ogni caso un comportamento carino. Infatti il libercolo con 3 racconti della Vargas a 13 euro col cavolo che lo compro, è una follia pagare 12 euro per 95 pagine.

    L’ho preso dallo scaffale, l’ho letto e l’ho rimesso a posto.

  • Reply

    Sulla scia di quello che ha detto sopra JF Mastinu, sintetizzo il mio pensiero dicendo: indipendentemente dalle dimensioni della casa editrice o dalla notorietà degli scrittori, la qualità media è davvero scarsa perché l’Italia ha raggiunto livelli infimi di ignoranza e di corruzione morale e culturale.

    Pensate a quei cosiddetti intellettuali che scrivono falsità a pagamento. Nel campo letterario recensiscono libri che non sono degni nemmeno di essere usati al posto della legna nel camino.

    Vi sono poi libri che vendono soltanto perché iperpubblicizzati o, peggio, per i quali si afferma abbiano venduto moltissime copie e invece non è vero (ogni riferimento a Bruno Vespa è fortemente voluto).

    Per non parlare dei concorsi prestigiosi come il Campiello o lo Strega, dove non vince il migliore ma quello editorialmente ed economicamente più forte: si tratta praticamente sempre di Mondadori, qualunque schifezza proponga.

    Pensate poi a come, in questi anni, il tronista o il concorrente del Grande Fratello sia assurto a modello di riferimento. O a come un laureato in campo lavorativo sia discriminato rispetto un non laureato.

    Insomma, stiamo vivendo in un periodo nel quale si gioca al ribasso in tutti i campi: ovvio che ne risenta anche l’editoria.

    Infine, per quanto riguarda il prezzo del libro, posso capire che il costo dipenda fortemente dalla quantità di materia prima impiegata (carta, inchiostro, tempo per i servizi, ecc.) ma secondo me dovrebbe anche considerare la notorietà e la qualità dell’autore.
    Se io, che devo ancora esordire, pubblico un romanzo di 100 pagine a 10€ o anche 8€, mi va bene; ma se a pubblicarle è per esempio un Saviano, mi sembra giusto farle pagare anche 13-14€.

  • Xarxes
    Reply

    @massimo milone

    se qualcuno spende i suoi soldi solo per simili libri dubito che sia interessato agli esordienti italiani editi da piccole CE. Anzi probabilmente non sa nemmeno che esistono le piccole CE.

  • massimo milone
    Reply

    per me quello del prezzo è un falso problema, se qualcuno è disposto a spendere dei soldi per comprare i libri di Luciana Litizzetto, Andrea Milani (comico abbastanza sconosciuto) e di altri coomici, può anche spendere qualcosa per comprare un’opera di un esordiente.
    Domanda: chi certifica la qualità dei lettori che si lamentano dei cattivi scrittori e dei pessimi editori? In altre parole basta leggere molti libri per diventare un buon giudice?

  • J.F.Mastinu
    Reply

    Dal mio piccolo punta di vista posso dire, in poche parole, che io ho bisogno di fare una generalizzazione: Sono un lettore accanito, prima di tutto, e credo di poter affermare qualcosa sulla letteratura italiana contemporanea: il livello si è abbassato, a prescindere dall’essere o meno frutto delle fatiche di esordienti. Intendo dire che noto uno scadere in generale, in tutto quello che ci viene propinato dal mondo dell’editoria, dove magari una volta ogni tanto emerge qualche “cosa buona”, ma per il resto ho notato un continuo omologarsi ad uno certo standard, che, concordo, è basso. E penso che alla fine, in una logica di mercato dove l’idea fondante è che la Cultura Italiana significa solo riferirsi con rimpianto ai secoli passati e nel contempo adottare modelli poco pertinenti con la parola “Cultura” (ad esempio.. ritrovarsi circondato da vari reality show a discapito di altri diversivi, anche non necessariamente letterari ma che almeno costringoni spettatori a riflettere su tematiche più serie) venga anche abbracciata dalle case editrici medie e piccole.. che alla fine devono vendere un prodotto che il più possibile sia suscettibile di apprezzamento da parte del pubblico. Per questo magari belle storie o bei libri, rimarranno nel cassetto di potenziali meritevoli autori, a vantaggio di opere passabili o mediocri che invece siano meglio recepiti dal pubblico. Senza rilanciare la Cultura e la Letteratura a tutti i livelli penso che la situazione potrà soltanto peggiorare … Temo.
    E da questo ragionamento, come ha già commentato qualcun altro al di sopra del mio commento, riguarda anche la Grande Editoria.. in tema di pubblicazione di esordienti o cd “affermati”.
    Rispetto alla questione dei prezzi rimango ugualmente perplesso: in definitiva non capisco perchè un libro di un esordiente deve costare poco solo perchè opera di un esordiente, mentre molte patacche dei “BiG” (nel duplice senso di editori e di scrittori o presunti tali) costano non meno di € 18 – 20 a libro?
    Quando vado in libreria, e ci passo delle ore, vi assicuro, quello che valuto solitamente è un libro… a prescindere da chi lo scrive, e solo la storia, la quarta di copertina o qualche pagina aperta a caso mi portano a comprarlo… che sia il primo o il ventesimo di un autore. Diverso diviene il discorso se parliamo di crescita esponenziale del prezzo del libro, che è in effetti esorbitante per chi deve centellinare le risorse economiche o ha un estremo rispetto dei soldi guadagnati… e ve lo dice uno che ogni mese lascia in libreria non meno di € 200,00 … Non sono miliardario, risparmio sul cibo 😉
    Scusatemi.. ma io la penso così.

    Francesco

  • Xarxes
    Reply

    @Massimo Milone

    se le biblioteche fossero ben distribuite su tutto il territorio italiano e se sui loro scaffali avessero tanti libri di CE medie e piccole non sarebbe certo un problema il prezzo.

  • Syllon
    Reply

    Quoto al 100% Massimiliano Prandini e aggiungo: ci sono molti editori piccoli e medi che puntano esclusivamente sulla qualità. Ad esempio, le “Edizioni delle Vigna” pubblicano libri fatti con passione e curati anche nei più piccoli dettagli, senza badare a spese, nonché scritti benissimo. Lo stesso vale per altri editori non citati in questa discussione. Vorrei poi indicare tutte quelle nuove CE che stanno puntando su idee innovative (come Treebook e Quintadicopertina), talvolta anche coraggiose. Quindi, eviterei di fare di tutta l’erba un unico fascio.

    @Ayame: parlavo in generale, anche perché non mi sembra che chi prima di me aveva indicato queste cifre come esorbitanti abbia specificato il numero di pagine.

  • massimo milone
    Reply

    a me sembrano una schifezza Acciaio, L’uomo verticale, La solitudine dei numeri primi, esordienti pubblicati da da Mondadori e Rizzoli.
    Cosa dire dei libri di Baricco e Erri De Luca, mai più di 100 pagine spesso a caratteri cubitali. Ho preso in prestito in biblioteca è nata una star di Nick Hornby neanche 100 pagine a 15 euro. Però c’è anche da dire che il libro “Destinatario sconosciuto” di 37 pagine è un capolavoro che vale tanto oro quante sono le parole che lo compongono.
    Allora sono le piccole case editrici a pubblicare schifezze o sono le grandi a essere una chiavica? E il libro si valuta a peso?
    Se non volete spendere andate in biblioteca e prendete i libri in prestito. ciao

  • luca
    Reply

    Però esiste anche il problema contrario. Ho letto libri di esordienti molto bravi che sono destinati a essere pubblicati solo da case editrici piccole, perché le grandi non li fumano nemmeno. Ho letto anche libri di scrittori affermati, tanto conosciuti, tutto quello che scrivono è destinato a diventare best seller, e sono rimasto super deluso. Soldi buttati! Credo che in generale ci sia una forte crisi di idee.

  • Reply

    L’articolo giustamente sottolinea il problema che al giorno d’oggi qualunque ignorante può essere editore o autore o entrambi, cosa che abbassa notevolmente il livello medio delle pubblicazioni e, di conseguenza, anche il livello medio dei lettori.

    Io francamente, e non voglio fare lo snob (anche perché sarei l’ultimo a poter parlare), non credo possibile vi siano in Italia molti potenziali scrittori di buon livello, anche se ogni anno vi sono centinaia di migliaia di manoscritti inviati alle case editrici.
    Infatti, dato il degrado culturale attuale del nostro Paese in tutti i campi, dubito fortemente che vi siano così tanti scrittori capaci di scrivere e che abbiano davvero qualcosa di importante da scrivere.

  • Reply

    A proposito di editing, cosa significa “arraffazzonate”? 😛

  • Reply

    Pubblicherò a fine marzo un volume di racconti con la neonata Autodafè. Non “per tirar acqua” ecc.ho letto due dei suoi quattro esordienti e li ho trovati più che dignitosi. Come “volontaria” ne ho valutati alcuni altri in bozza per una casa editrice media ed erano, tranne uno, decenti.Tutti si sarebbero giovati di un editing più accurato.
    Indubbiamente la mia esperienza è limitata e abbonderanno quelli pessimi. Che peraltro non mancano tra i “grandi”; mi associo al giudizio negativo su Acciaio e a suo tempo ho trovato molto scadente “Non ti muovere”, che ebbe tanto successo, per non parlare di Faletti…
    Ma a quali conclusioni ci conduce il dibattito? Provo a riassumere, con qualche domanda a latere. Noi autori medesimi dovremmo elaborare una “filosofia”. Quale?
    1) Troppi editori, anche free. Malgrado i prezzi alti e scoraggianti dei libri molti perseverano negli anni. Di che “campano”?
    2) Oltre ad esercitare una sana autocritica, dovremmo noi esordienti operare una selezione preventiva? “Spartano” rifiutare una (purchésia) pubblicazione e occorrerebbe comprare un mucchio di libri…scadenti.
    3) Aggiungere ai forum una sezione dedicata agli editori che pubblicano prevalentemente schifezze, in modo da rifuggirne?
    Dite la vostra!

  • Reply

    Visto il diluvio di “negatività” del post e dei commenti (compreso il mio precedente), vorrei provare a dire anche qualcosa che lanci un messaggio di speranza.
    Credo che molta della delusione che in tanti abbiamo manifestato nei confronti del mondo della piccola e media editoria sia dovuto a questo assunto che ho visto (ahimè!) citato a più riprese all’interno di vari forum e blog in giro per la rete: “L’Italia è piena di ottimi scrittori che non ottengono la giusta attenzione”. E’ una frase che in molte declinazioni differenti specialmente gli scrittori si dicono gli uni con gli altri e che significano in sostanza: “Io sono bravo, è il mondo che non mi capisce”. Il problema è che (ri-ahimè!) questo assunto è, mediamente, falso.
    La verità è che scrivere un buon testo non è facile e per farlo è necessario possedere molte qualità diverse: buone idee, buona cultura generale, buona competenza dell’argomento che si vuole trattare e una notevole quantità di mestiere, solo per dirne alcune e alquanto generiche naturalmente. Per cui, in soldoni, la pagnotta è dura e bisogna avere denti buoni se si vuole iniziare un percorso: quanta strada si farà poi, dipende da molti fattori ma anche e forse soprattutto da noi. Personalmente sono convinto che il mondo della scrittura, nel suo complesso, sia più meritocratico di altri. Quindi credo che non ci sia da perdersi d’animo, ma specialmente da imparare il mestiere senza farsi sconti, chè nessuno è nato imparato, come si suol dire.

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    @Syllon: dipende. Per un libro di 100 pagine, 13€ o 14€ sono un furto.

  • Curtis Newton
    Reply

    bah, non sarei così drastico sulla piccola e media editoria. in fondo era inevitabile che divenissero anche loro vittime del libero mercato (inteso come libero mercato all’italiana) che si contraddistingue da quello sparso nel resto del globo, perché all’aumentare dell’offerta, diminuisce la qualità.
    gli editori – lo dice uno che combatte “lacrime e sangue” per una pubblicazione – non costituiscono un ente caritatevole. svolgono un’attività commerciale come un’altra. come un supermercato che vende carne confezionata. quei libri rappresentano la carne, piaccia oppure no. qualche volta è di buona qualità, altre volte fa schifo. questo è il mondo dell’editoria (medio o piccola, non vedo grandi differenze) ai tempi del libero mercato.
    scommettono su libri spesso osceni e discretamente di successo. talvolta invece azzardano su eccellenti intuizioni poco curate. è tutto un gioco. ma nel gioco, ammettiamolo, c’è anche chi ci sa fare.

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    Però io non so più come dirle, le cose. Gli editori di qualità sono editori che abbiamo riscontrato essere di eccellente qualità sotto ogni aspetto: testi, cura editoriale, materiali, rapporti con l’autore.
    XII organizza un sacco di concorsi con in palio la pubblicazione, I Sognatori ha pubblicato due libri dell’editore su quattordici (e le antologie sono tre), Elliot al momento ha chiuso le selezioni ma manoscritti ne esamina sempre. Lo ripeto: i test vengono fatti un po’ per volta, non siamo multimiliardari né onnipotenti, e nemmeno superveloci. Non possiamo fare mille cose contemporaneamente e per valutare la qualità globale di un editore occorre leggere più di uno o due libri di quell’editore. Inoltre, non è che solo gli editori in quella lista pubblicano bei libri, meritevoli di esser letti. Ah e poi, da quand’è che la qualità di un editore si vede da quanti titoli pubblica?

  • Indie81
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    Ayame,
    alcuni editori, non parlo di major, sono diventati parecchio in grazie a libri scadenti trasformati in best seller con ottime operazioni di marketing. Io credo che molti piccoli medi editori vogliano percorrere la stessa strada. La qualità è messa in secondo piano. Per me questa è la questione di fondo.
    Poi il numero di autori esordienti è altissimo rispetto al passato. Nella quantità gli elementi di valore annegano. D’altronde la produzione industriale vale sempre di quella artigianale. Non scopriamo nulla di nuovo.

  • Syllon
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    Scusate, ma 13-14 euro sarebbero una cifra esorbitante per un libro? Onestamente, ma quanto vorremmo pagarlo un libro? Allora comprate gli eBook. Ma no, non c’è il profumo delle pagine…:-)

  • Johnbrot
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    Io oserei dire che la situazione è ancora peggiore di quella che prospetti tu. Se in Italia esistono solo otto editori di qualità sulle 180 case editrici free che hai inventariato, allora un aspirante scrittore dovrebbe smettere di scrivere.
    XII, Elliott e Gargoyle non accettano libri di esordienti. Anzi, non accettano proprio manoscritti. I sognatori pubblica solo romanzi dell’editore, più qualche antologia. Tanit ha pubblicato tre libri, ma ora è ferma da più di un anno. Foschi e Barbera sono più orientati verso la saggistica e di romanzi ne pubblicano assai pochi. Restano Alacràn e Leone, che si possono considerare editori medi più che piccoli, e Asengard, che ha appena ripreso ad accettare manoscritti dopo un anno in cui non lo faceva più. Sia Alacran che Asengard accettano manoscritti di un solo genere specifico e nient’altro.
    Inutile dire che i loro tempi di valutazione sono biblici, si avvicinano all’anno.
    Citi poi Montag che però non viene inclusa tra gli editori di qualità, e giustamente in quanto è a doppio binario, e pubblicare un esordiente con contributo non è di sicuro sinonimo di qualità.
    Alla resa dei conti esiste una possibilità su un milione di pubblicare un libro di qualità con un piccolo editore (che non sia un noir o un fantasy), in quanto l’unico editore di qualità che resta è Leone (su questo avrei da ridire, visto che è il terzo anno che indice un premio a pagamento, carissimo, e che nei due anni precedenti non è stato neppure assegnato, intascandosi lui tutti i guadagni).
    Quindi, o si allarga un po’ la lista degli editori di qualità, oppure non restano che due possibilità: smettere di scrivere o trasformarsi tutti in veline e calciatori, per avere una speranza di sfondare tra i big.
    Quanto poi alla scarsa qualità degli scrittori esordienti, anche lì non sono del tutto convinto della veridicità dell’articolo. Dipende anche da cosa avete letto. A giudicare della scelta degli editori di qualità e dalla media dei frequentatotori del forum, mi sembra di capire che siete orientati più verso il fantasy/fantastico. Non mi sembra che questo possa includere tutta la letteratura.
    In conclusione, se la situazione è come la prospettate voi, allora l’esistenza stessa del Writer’s Dream diventerebbe inutile.

  • Reply

    Sono anch’io un eccelso schif-esordiente, ho letto un paio di esordi da 8 (‘E_doll’ di Francesco Verso-Urania e ‘Chiuso per turno’ di M. Zanettini-Round Robin) e vari altri del tutto insoddisfacenti.
    Orbene e tanto premesso, avrei elaborato in tema una piccola e noiosissima analisi.

    La questione sollevata in questo thread scopre altarini prosaici e in realtà molto più risplendenti di quanto si possa credere.
    Il problema non è di carattere culturale ma economico. Il mercato del libro in Italia tira poco o niente e ha margini di remunerazione bassissimi. A questa prima certezza se ne contrappone una seconda antitetica, quella di un’offerta enormemente superiore all’asfittica domanda.
    Ne deriva una spirale inflazionistica che:
    o Consente la sopravvivenza soltanto alle Major-oligopoliste;
    o Schiaccia le ‘Minor’ in nicchie di mercato assolutamente insufficienti a riassorbire l’esuberanza d’offerta;
    o Incentiva le Minor a sopravvivere utilizzando altri mezzi, congenerando e amplificando il deleterio fenomeno dell’E.A.P.

    Alla base del circolo vizioso vi è anche un’organizzazione del mercato librario totalmente sfavorevole agli editori, ivi inclusi i maggiori; i costi della distribuzione libraria intercettano dal 50 al 80% del prezzo del libro lasciando agli editori, detratti gli aggi librari, una media del 20% del prezzo di copertina, dal quale saranno scalate imposte e tasse. Una simile anomalia nella redistribuzione del reddito prodotto comporta l’impossibilità di percepire guadagni senza vendite sostenute e quindi l’insostenibilità della posizione competitiva da parte degli editori più piccoli e/o meno distribuiti.
    A bilanciamento di tale perdita di competitività nonché unica alternativa al disinvestimento e alla chiusura, risalta una scelta obbligata: la pubblicazione (non necessariamente a pagamento) di prodotti di mediocre qualità, vendibili a nicchiarelle di acquirenti ‘gestibili’ quali la comitiva e la famiglia dell’autore, suoi amici di blog, compari e comari di ballatoio. Di fronte a un simile commercio ‘mansuefatto’ non bisogna stupirsi se i prezzi sono abbondantemente fuori-mercato!
    Tali opere di modesta fattura arriveranno a fatica in poche librerie, occasionalmente annovereranno tra i propri ranghi degli scritti validi ma per la maggiore contribuiranno a livellare verso il basso la produzione editoriale indipendente e rafforzeranno gli oligopolisti, politicamente capaci di creare da sé soli il mercato e di imporre alla pubblica opinione una serie di ‘best seller’ costruiti a tavolino previe (costose) azioni di puro marketing e totalmente (o quasi totalmente) distaccate dall’effettivo valore dell’opera prescelta. La critica letteraria indipendente, ormai esiliata al rango di cenerentola, nulla può contro un simile sistema decadente eppur inattaccabile, giacché il potere politico delle major è strabordante e una severa e competente recensione negativa non ha la forza di confutare un fiume di osannanti pareri prezzolati, magari editi su testate nazionali.
    Conseguenza ulteriore del quid è che se l’esordiente nella piccola-media editoria è fatalmente stroncabile dal recensore indipendente, il fortunato esordiente nella grande editoria può tranquillamente farsi beffe dei critici (provate un po’ a recensire negativamente “Tre” di Melissa P… pensate di frenare le vendite di un simile cumulo di spazzatura targata Einaudi? Onestamente la vedo nera).
    Succo di questo mio noiosissimo post è che:
    IL MERCATO EDITORIALE ITALIANO È MALATO E SFORNA UNA SUMMA DI LAVORI MEDIOCRI PER VIA DI SCELTE POLITICO-ECONOMICHE CONSAPEVOLI EFFETTUATE A MONTE.
    Scuole di scrittura (nelle quali credo poco) e stage editoriali possono aiutare un po’ a risollevare la qualità media degli scritti ma di certo se si legge poco e se il grosso di quel poco è costituito da ‘prodotti’ scelti e imposti da un numero limitato di economisti alieni alla cultura, ovviamente tale LETTERATURA RAFFAZZONATA PARTORIRÀ AUTORI EQUIVALENTI con buona pace di Fabio Volo & Co.

    Spero che questo mio pesante articoletto possa trovarvi concordi.

  • Reply

    Gregorio non ti abbattere, su.

  • gregorio
    Reply

    sono esordiente…e una piccola casa editrice mi pubblicherà… il prezzo di copertina è altro, ho pure chiamato questa mattina per vedere se si poteva abbassare (manco avessi letto il forum)…
    ora sono depresso…moooolto depresso…

  • Reply

    @Indie81: “Aggiungo solamente che, dal mio punto di vista, mi sembra riduttivo far pesare la scarsa qualità dei libri al solo circuito degli esordienti (autori ed editori). Io ho letto altrettanti libri di autori più o meno affermati (comunque non esordienti) assolutamente pessimi. Nella maggior parte dei casi si trattava di best seller.”
    Qui si parla di piccola e media editoria.

  • Reply

    […] In relazione al post sul blog di Writer’s Dream: Spazzatura d’autore e il prezzo del libro […]

  • Indie81
    Reply

    Non ho letto un bagaglio tanto pesante di romanzi d’esordio ma nel mio piccolo ho raccolto un’impressione abbastanza simile. Aggiungo solamente che, dal mio punto di vista, mi sembra riduttivo far pesare la scarsa qualità dei libri al solo circuito degli esordienti (autori ed editori). Io ho letto altrettanti libri di autori più o meno affermati (comunque non esordienti) assolutamente pessimi. Nella maggior parte dei casi si trattava di best seller. Da questi tendenzialmente mi aspetterei qualcosa di meglio. Sul versante specifico degli esordienti la critica che mi sento di fare, più che altro agli editori, è la mancanza di volontà-mezzi-capacità (non saprei) di intercettare le ingenuità più che comprensibili degli autori attraverso un editing mirato. Ma ritengo che la qualità complessiva dell’opera sia scadente perchè il target, o meglio, il mercato generalista, richiede di incontrare i gusti di una grossa fetta di lettori, più che altro occasionali, e comunque molto diversi tra loro per sensibilità artistica. E’ lo stesso meccanismo che porta a produrre fiction scadenti, a differenza delle serie americane non prodotte per un mercato generalista. Tornando al mondo della narrativa, ritengo che i piccoli editori, prive del dovuto spazio nelle librerie, richerchino “il caso” letterario, badando più alla “sensazione” che può suscitare un libro (con un tema scabroso, scimmiottando un autore di best seller, etc), piuttosto che alla qualità intrinseca del testo narrativo. Mentre un piccolo editore dovrebbe ritagliarsi un mercato di nicchia di qualità. In sintesi, secondo me, il peccato d’adamo sta nel mettere il mercato al centro, quasi il libro fosse un qualsiasi oggetto di consumo. Nelle condizioni attuali non credo si possa fare altrimenti. Che ci possiamo fare? E’ il mercato, bellezza!

  • Reply

    Ahimè tendenzialmente concordo con l’articolo… lo dico con amarezza perchè io per primo ho pubblicato da poco con un piccolo editore. Per parte mia devo dire che con il mio editore abbiamo optato per un prezzo popolare (10€ per 150 pagine) ed e-book gratuito nella speranza (mia) di attrarre lettori, più che di vendere libri.
    Naturalmente non sono tutti uguali nè i libri nè le case editrici, però io per primo di libri di piccoli editori ne compro e ne leggo pochini… complessivamente rientrano assai spesso in due filoni: libri impresentabili e libri presentabili ma che potevo anche fare a meno di leggere.
    Qualche eccezione c’è, ma poche.

  • Reply

    @Ciesse: lieta che ci si sia chiariti.

  • maronda
    Reply

    Buona giornata, sono d’accordo che molti libri pubblicati, non solo dai piccoli editori, sono poco più che esercizi di scrittura e nel caso di grandi editori, puri esercizi di editing sapientemente fatti da editor di professione, ma varrebbe la pena che vi esercitaste a leggere qualche autore pubblicato dalla Ciesse, entrata, voi dite in modo trasversale, in questo discorso, e lo giudicaste per quello che è al di là del prezzo di copertina. sarebbe un giusto risarcimento. date un’occhiata ai primi due in testa alle vendite – immagino piccole vendite – della suddetta casa editrice.

  • Reply

    Le sono grato della precisazione.

  • Reply

    Ancora? La Ciesse è citata SOLO in merito alla politica sul prezzo. Dopo di ché si ritorna all’argomento iniziale. Poi se vuol vedere un attacco alla Ciesse, di cui poi manco ho letto mezzo libro, faccia un po’ quel che le pare. Io me ne vado a letto.

  • Reply

    Cito il suo finale (tre righe sotto l’aver citato la CIESSE), Ayame: “Alla fine di questo circolo vizioso di editori scadenti e autori scadenti a rimetterci sono sempre i lettori.”
    Che cosa ha a che fare la CIESSE con un simile inizio e fine di un articolo che mischia la spazzatura con un argomento legato ai prezzi di un libro? Lo dovrebbe spiegare ora, se ritiene giusto correggere il tiro. Altrimenti è tendenzioso.

  • Reply

    Il post tratta due argomenti, e il secondo è introdotto chiaramente e senza collegamenti con la spazzatura. Riporto parte di quanto le ho appena risposto sul forum: “poi come fa a pensare che in quel post si incoraggi la gente a scrivere porcate quando si parla di SPAZZATURA e si critica la tendenza a pubblicare pattume? È proprio il contrario, ed e il secondo motivo per cui ho citato Ciesse: lei parlava di alto spessore dell’opera di Streetcar.

  • Reply

    So leggere Ayame, bastava sviluppare i due argomenti in modo diverso o, magari, svilupparli separatamente. Così è articolo spazzatura. Se ritiene che la CIESSE non pubblica spazzatura, beh, doveva quantomeno precisarlo.

  • Reply

    Sì beh, buonanotte. Santi, il titolo del post è ”Spazzatura d’autore e il prezzo del libro”: infatti Ciesse è menzionata in riferimento a quest’ultima parte, in maniera chiarissima e inequivocabile.

  • Xarxes
    Reply

    ehm, veramente io mi stavo lamentando del fatto che 10 euro per una sottiletta in paperback fossero troppi 0_o

    sopratutto quando qualche stand prima c’era un altro libro, sempre di autore emergente, di piccola casa editrice,sempre bella copertina ma edizione più nobile e lungo più di 300 pagine a 12 euro.

  • Reply

    Grazie di aver “menzionato” la CIESSE Edizioni in un articolo dal titolo “SPAZZATURA D’AUTORE” linkando, addirittura, una sola parte del discorso del forum. Credo di aver capito l’inutilità del contradditorio da queste parti. Se parliamo di 130 pagine a 10 euro, il lavoro di un esordiente è nella media, se parliamo di ben 900 pagine (di eccelso livello letterario) a 24 euro è scandaloso e si entra nella “spazzatura”. Diciamo che non si è dato un gran segnale agli esordienti invitandoli a scrivere SOLO romanzi brevi perchè la “corposità” di un’opera diventa invendibile.
    C.Santi

  • Xarxes
    Reply

    Se non ricordo male erano poco meno di 150 pagine.
    La copertina era carina, ma non era nemmeno grande come formato delle pagine.

  • Reply

    Xarxes: 10€ per quante pagine?

    S.J.K.: certo, ma dato che qui si parla di piccola e media editoria preferirei parlare di piccola e media editoria. La grande sappiamo in che condizioni versa, no?

  • Xarxes
    Reply

    concordo sui prezzi scandalosi. Alla fiera della piccola e media editoria c’era un libro che m’interessava, edizione “paperback” e praticamente un racconto lungo… quelli della intermezzi volevano 10 euro

  • S.J.K
    Reply

    Il fatto è che anche i libri di esordienti in GRANDI case editrici spesso lasciano perplessi. Faccio due esempi: Acciaio della Avallone e la solitudine etc.etc. di Giordano: con una lieve preferenza del secondo, a mio avviso sono al limite dell’impresentabile. In particolare se fossi stato io il lettore-editor che per primo avesse letto Acciaio (evito di esporre i motivi della mia opinione negativa perché troppo lunghi, se a qualcuno interessano lo dica e li scriverò) lo avrei sottoposto ad un lavoro di editing e di revisione totale, non per farne un capolavoro, ma per renderlo quantomeno coerente, leggibile, e con una trama non arrafazzonata.

  • Reply

    D’accordo su tutto, tranne che sui 13-14 giudicati eccessivi come prezzo per un esordiente.
    Non navigo nell’oro e parlo da lettore prima che da autore, ma mi sembra un prezzo in linea con le logiche di mercato e i costi di mille altri prodotti. Un piccolo editore indipendente non potrà mai applicare le stesse politiche dei prezzi di una major. Opinione personale e confutabilissima, naturalmente…

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