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Paladini dell’editoria e scorrettezze editoriali


Succede che un blogger – uno che critica la grande editoria, sostiene che Mondadori fa schifo ma poi manda il suo romanzo a Urania – un giorno pubblica un post dove racconta la sua furbata per smascherare le macchinose macchinazioni della macchina editoriale: si finge una ragazzina cieca di diciassette anni che ha scritto un fantasy a tinte forti. Incredibile ma vero, l’agenzia letteraria gli risponde positivamente: chi mai avrebbe pensato che la storia di una ragazzina di diciassette anni che scrive un libro forte avrebbe potuto interessare qualcuno?
Strabiliante, sconcertante, incredibile.
Riassumendo, insomma, succede che alla fine il nostro blogger, Angra, rivela all’agenzia che la storia l’ha scritta lui, ingegnere quarantenne. Incredibilmente, l’agenzia risponde picche.  Ora, al di là del discorso marketing, chi è che rappresenterebbe mai qualcuno che si presenta facendo carte false – in tutti i sensi – per farsi leggere?

Il problema, però, è che Angra non fa né nomi, né cognomi. Conosce la policy di Writer’s Dream, che impone di parlare sempre chiaro, quando si parla di comportamenti strani o scorretti o si riporta una testimonianza – almeno in privato, se non in pubblico – ma ciononostante mi invia una mail in cui mi linka il post di Amanda commentando così:

Ciao, vi segnalo questa bella storia nel mondo dell’editoria (giusto se qualcuno si facesse ancora delle illusioni ^___^).

Eh beh. Parlare nel mondo in cui Angra parla nel suo post invece distrugge qualsiasi illusione e dà a tutti una forte, chiara immagine del panorama editoriale, in cui si può emergere solo se si hanno handicap di qualche tipo. Come no.
Se si vuole dimostrare qualcosa l’unica via è di parlare chiaro: di fare nomi, cognomi, date e orari, portare prove inconfutabili a sostegno della propria tesi. Ma, per farlo, quelle prove bisogna averle…
Così Angra si nasconde dietro al discorso “mi denuncia per diffamazione”. Così arrivo sul suo blog, rispondendogli e chiarendo le affermazioni scorrette da lui portate. Potete leggere quanto rimane della conversazione qui, perché a un certo punto Angra, forte dei suoi argomenti e delle sue inconfutabili argomentazioni, mi ha censurata.

Ecco i miei commenti cancellati:

1. Angra, con tutte le diffide che ricevo quotidianamente ne so un cincinnino più di te su certe questioni.
O quantomeno lo sanno i quattro avvocati – uno dei quali era addirittura di una casa editrice che contestava la pubblicazione delle mail, ma ha dato ragione a ME – che hanno chiarito per bene il discorso della diffusione della corrispondenza.

Poi, logico: senza argomenti come fai a ribattere? Censura, censura!
Parli di antipatia nelle risposte, ma guarda un po’ come vai a parlare tu nei blog altrui.

Buona vita, mio caro.

2. “Vieni a dare a me dell’emulo di Gamberetta ma, ti cito:

La mia reazione? Quattro risate seguite da un’irritazione spinta.

Dicesi anche reazione isterica.”

Non sono io che non so leggere, sei tu che non sai scrivere ^_^

Direi che c’è poco da aggiungere.

Voglio solo puntualizzare una cosa, prima di chiudere: trovo irritante, fastidioso, pericoloso e offensivo che qualcuno si metta a diffondere disinformazione e leggende metropolitane tanto per, come dice Uriel Fanelli, farsi notare come caso editoriale. Il classico: critico il sistema per entrarci dentro, condito dall’incoerenza (“Mondadori fa schifo e pubblica schifezze; mando il mio manoscritto a Urania”. Giusto perché fa schifo. Tanto per la cronaca, il suo manoscritto è arrivato in finale.)

Raccomando a tutti prudenza e attenzione quando in rete ci si imbatte in certi racconti. Se non ci sono dati – nomi, cognomi, uno straccio di prova – non vi fidate e non contribuite a diffondere e ad amplificare certi meccanismi. Vogliamo o no migliorare ‘sto mondo editoriale in cui sguazziamo?

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