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I 10 motivi per non pubblicare a pagamento


spazzatura_palermo

I motivi per non pubblicare a pagamento – ovvero pagando un contributo alla casa editrice per veder pubblicato il proprio libro – sono tanti e svariati. Eccovi una bella lista che vi darà una panoramica completa sulla questione e che, forse, vi farà cambiare idea sulla vostra decisione.

  1. Pubblicare a pagamento è come pagare il proprio capo per lavorare: immagina di arrivare in ufficio dal tuo capo. “La devo licenziare, lei è bravo ma c’è la crisi e sa com’è… potrei farla rimanere a una sola condizione: che lei versasse all’azienda milleduecento euro al mese, solo finché l’azienda non si riprende. Non si preoccupi, gli eventuali utili prodotti dal suo lavoro che superano i milleduecento euro mensili le verranno regolarmente versati! Pensi, se lavora il quadruplo potrà guadagnare persino di più che con un contratto normale!”
  2. Perché pagare quello che puoi avere gratis? Ci sono centinaia di editori che pubblicano gratuitamente anche scrittori sconosciuti ed esordienti. Ci vuole solo più pazienza, perché gli editori non a pagamento hanno tempi lunghi di selezione e di risposta. Se invece non vuoi aspettare o hai ricevuto quelli che reputi troppi rifiuti, puoi sempre adottare la strada dell’autopubblicazione, molto più conveniente, economica e che ti darà anche – nella maggioranza dei casi – un prodotto di maggior qualità.
  3. Pagare per pubblicare è come essere raccomandati (nella maggioranza dei casi): se paghi non saprai mai se il tuo libro è stato pubblicato grazie alle sue qualità o grazie al tuo portafogli; molto spesso, pubblicare a pagamento equivale a essere raccomandati: da un lato entri nel circuito di pubblicazione solo se hai i soldi, dall’altro solo perché hai conoscenze. Prendiamo per esempio il Gruppo Albatros, il più grande editore a pagamento italiano, che manda i suoi spot anche su Canale 5: abbiamo inviato loro questo manoscritto, una schifezza unica creata con pagine di Wikipedia, blog, stralci di numerosi racconti e poesie diverse. Leggine qualche pagina e ti renderai conto che non hanno il minimo senso. Il Gruppo Albatros invece ci ha mandato un contratto di pubblicazione: per la modica cifra di 2941,50€ il nostro Manoscritto Tarocco sarebbe entrato nella rinomata collana “Nuove Voci” che, a detta di Giorgia Grasso – direttrice editoriale del Gruppo Albatros che abbiamo incontrato al Salone del libro 2010 – “ospita i migliori scrittori esordienti italiani” e “ha già conquistato centinaia di migliaia di lettori”. Infatti leggi il commento di questo lettore…
  4. Pagando non hai sicurezze: quasi sempre, il tuo libro verrà abbandonato a sé stesso dopo la stampa. Non verrà quindi sottoposto a quei passaggi obbligatori affinché un testo sia pronto per essere lanciato sul mercato. Se a investire sull’opera è l’editore avrà tutto l’interesse per promuoverlo e farlo vendere. In caso contrario, l’editore avrà già le spalle coperte.
  5. Pubblicare a pagamento ti chiude le porte della grande editoria, dei giornalisti e di tutto il resto: i grandi (e i medi) editori non vedono di buon occhio un libro pubblicato a pagamento. Lo stesso vale per gli altri scrittori (Raul Montanari, Francesco Falconi, che nel suo blog ha scritto numerosi post contro l’editoria a pagamento, Lara Manni, GL D’Andrea e lo stesso editor di Mondadori, Sandrone Dazieri). Per non parlare dei giornalisti e dei giornali, come Loredana Lipperini, Booksblog, Affari Italiani e una testata come Il Giornale. Inoltre, i blog, i siti, i forum del settore non prendono quasi mai in considerazione libri pubblicati con contributo. Noi siamo tra questi.
  6. Pubblicare a pagamento significa far fare l’architetto allo spazzino con la licenza elementare: a ognuno il suo mestiere, perché un barista dovrebbe improvvisarsi chirurgo? Recentemente, una sentenza ha stabilito che un datore di lavoro non poteva pagare i propri dipendenti con merci prodotte dall’azienda: la sentenza motiva la decisione affermando che il dipendente non può assumersi il rischio d’impresa che spetta al datore di lavoro, l’imprenditore. Pubblicare a pagamento non è illegale, ma la sostanza non cambia rispetto a quanto appena detto: il lavoratore – l’autore – non può assumersi i rischi d’impresa dell’imprenditore – l’editore – e improvvisarsi PR, distributore e venditore porta a porta. Non dimenticare che quando si stipula un contratto con una casa editrice lo si fa in qualità di lavoratori, di collaboratori.
  7. Pagando per pubblicare dimostri di non credere nella tua opera: dimostri che non credi in quanto hai scritto, non il contrario. In quanto autore è normale voler fare qualsiasi cosa per vedere i propri sforzi ricompensati; tuttavia, pagando dimostri che non credi che qualcuno possa essere colpito dal tuo romanzo a tal punto da investirci sopra. Tieni bene a mente che pubblicare un libro non è diverso dal farsi assumere da una qualsiasi azienda: devi convincere il datore di lavoro che meriti quel posto (e il relativo stipendio) con le tue qualità, che presenti con il curriculum. Allo stesso modo, devi convincere l’editore che meriti la pubblicazione (e l’investimento), e lo fai con il tuo manoscritto. Se la tua opera vale troverai sicuramente un editore, presto o tardi che sia. Non avere fretta! O, se proprio non riesci ad aspettare, tuffati nell’autopubblicazione.
  8. Pagando diventi tu il cliente dell’editore: il cliente della casa editrice è il lettore. Tu sei un collaboratore, il fornitore di materia prima: senza di te l’editore non ha niente da vendere. Immagina di essere un produttore agricolo che vende le sue merci al grossista o al supermercato o al fruttivendolo: sono loro che acquistano da te le merci, sono loro a pagarti. Non sei tu che paghi loro perché prendano la tua merce. Allo stesso modo, se sei un produttore di shampoo e articoli per i capelli e li vendi a un parrucchiere sarà lui a pagare te. Non viceversa.
  9. Pagando per pubblicare non arriverai mai in libreria: moltissimi librai, la maggioranza, si rifiutano categoricamente di prendere nella loro libreria libri pubblicati a pagamento. E’ già difficile arrivarci pubblicando gratuitamente: pagando avrai la certezza matematica che non ci arriverai mai, se non in un paio di librerie dove sarai andato a pregare in ginocchio il titolare di prendere almeno una copia del tuo romanzo.
  10. Pubblicando a pagamento danneggerai te stesso e gli altri esordienti: te stesso perché, quasi sicuramente, il tuo libro sarà un libro poco curato e di scarsa qualità nei materiali stessi; gli altri esordienti perché oltre ad alimentare un sistema che produce un sovraccarico di libri (oltre sessantamila titoli pubblicati all’anno, e pensa che il Gruppo Albatros pubblica più libri di Mondadori!) e che dunque impedirà a tutti di arrivare in libreria – ponendo il libraio nell’incapacità di scegliere a chi dare visibilità – ma aumenterai la sfiducia dei lettori che, dopo aver letto un libro pieno di errori e poco curato, perderanno qualsiasi fiducia nella piccola e media editoria.

Prima di pubblicare a pagamento, quindi, pensaci bene. Sicuro di voler andare incontro a tutti gli svantaggi di cui abbiamo appena parlato?

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
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49 Comments
  • Reply

    Ho bisogno di un elenco di siti dove è possibile pubblicare articoli

  • Stefania Convalle
    Reply

    Meno male 😉

  • Reply

    E dimenticavo una cosa: non si giudica nessuno, qui. Semplicemente, non gli si dà spazio e si dice ciò che si pensa. Ciò non significa che una persona che ha pubblicato a pagamento venga considerata un mostro cattivo da uccidere 😀

  • Reply

    Io penso che se un autore si affida a un editore che sa non fare selezione sia “colpevole” tanto quanto l’editore. La scusa del “non sapevo” poteva esserci anni fa, ora internet ha messo nero su bianco tante cose, tante questioni, tante testimonianze. Per cui io non do spazio a nessun libro pubblicato a pagamento. E sì, l’intero mondo editoriale andrebbe rivisto, ma anche gli autori dovrebbero farsi un esamino di coscienza. Perché voler pubblicare a tutti i costi dopo che cento editori ti hanno detto “no” significa non fare i conti con la realtà. Se io sono stonata come una campana non posso pretendere di diventare una rock star, o sbaglio?

  • Stefania Convalle
    Reply

    Ayame, è giusto ciò che dici, non andrebbe incrementato il mercato dell’editoria a pagamento, e personalmente non ho seguito questa strada, però se una persona decide di provare così, per svariati motivi, non va giudicata (secondo me). Eventualmente vanno condannati gli editori che fanno pagare perché speculano sull’Ego e non fanno alcuna selezione sulle pubblicazioni. Diciamo che andrebbe rivisto l’intero mondo dell’Editoria…

  • Reply

    Francamente, ragazzi, per me potete fare quel che vi pare. Potete anche dare la casa in cambio della pubblicazione del vostro libro, vi assicuro che a me, personalmente, non fregherà niente. Però come voi siete liberi di fare quel che accidenti volete, io sono libera di pensare quel che mi pare e di agire di conseguenza.

  • Stefania Convalle
    Reply

    JonSnow, dopo tanti discorsi credo proprio tu abbia ragione. Quanto snobismo c’è in giro! Alla fine ognuno deve seguire la propria strada e fare come meglio crede, e nessuno ha diritto di giudicare.

  • Reply

    Vedi pistole puntate alla testa delle persone che hanno pubblicato o vogliono pubblicare a pagamento? Tutti sono liberissimi di fare quello che vogliono.
    Per me pubblicare a pagamento ha senso esattamente quanto sborsare 1000€ al proprio datore di lavoro pur di lavorare: zero. Che poi qualcuno voglia farlo è un altro discorso.
    Sulla questione “bei libri”: per pura statistica sì, è vero, in mezzo a mille libri orrendi ce ne sarà sicuramente uno buono. Anche due, su. Non mi interessa: non è un’industria che intendo alimentare – se sono in disaccordo coi principi base non ha il minimo senso che io vada a dar loro soldi e premiarli per cose con cui non sono d’accordo – e inoltre la vita è breve. Anche vivendo 200 anni ci sono tanti bei libri, sia del passato che attuali, da reperire facilmente senza andare a caccia spasmodicamente tra libri il cui 99% si sa essere di pessima qualità. Quindi investo il mio – il mio, sia ben chiaro, ognuno fa quel che diavolo gli pare – tempo come preferisco.

  • JonSnow
    Reply

    Personalmente vedo molto snobismo dietro quest’ostilità verso la pubblicazione a pagamento. Credo che ognuno debba sentirsi libero di decidere la propria vita, anche professionale, autonomamente, senza essere discriminato se compie di far pubblicare un libro a pagamento. Perchè, se è vero che in quel caso basta pagare per essere pubblicato, è anche vero che, in mezzo a tanti libri scialbi, può esserci anche un buon libro di un autore emergente di talento; quindi perchè discriminarlo o volerlo mettere in cattiva luce? Per me non c’è differenza, posso leggere e apprezzare un libro pubblicato a pagamento così come gratis, ciò che conta è il messaggio, il contenuto, lo stile, il significato del libro.

  • Reply

    […] di cui vorrei parlare oggi prende spunto dall’articolo “I 10 motivi per non pubblicare a pagamento” del blog di Writer’s Dream, che mi sono permessa di rielaborare e di commentare con i […]

  • Francesco
    Reply

    Ripropongo la domanda per la quale sono stato cacciato dal blog di una illustre giornalista scrittrice e altro che non so:
    Ma che vi frega di quello che la gente fa con i propri soldi?
    Perché tutto questo scandalizzarsi?
    Pensate a scrivere meglio e a trovarvi un editore, voi che potete. Ma lasciate al loro destino quelli che decidono di fare diversamente. Gli unici che potrebbero lamentarsi son gli alberi.
    Quello che noto in questo ambiente di scrittori permalosi e spesso frustrati dalla scarsa o nulla considerazione da parte degli editori “buoni” è l’intolleranza nei confronti degli altri.
    Raccontatevi pure quanto siete bravi, fatevi i complimenti, ma smettetela per favore di voler decidere per gli altri.
    A Stefania dico che la capisco benisssimo. Mi sono preso insulti non riferibili da aspiranti scrittori che pretendevano di saper scrivere e ai quali ho osato dire quello che pensavo delle loro opere.
    Invece non giudicherei la grammatica e la sintassi di un post in un blog, spesso si scrive di fretta e non sempre si ha la voglia o il tempo di fare anche l’editing di cose che comunque sono più vicine allo scambio di opinioni che all’articolo destinato alla stampa. E comnque strafalcion se ne trovano anche lì.
    francesco

  • Reply

    […] ancora convinti? Allora continuate a curiosare tra gli articoli di Writer’s Dream, troverete i dieci motivi per cui non pubblicare a […]

  • Stefania
    Reply

    STOP. Il mio intervento si chiude qui.

  • Stefania
    Reply

    “l’unica cosa che mi fa tremare è l’ignoranza (intesa come non conoscenza) DEL MIO PROSSIMO”

    E si vede! Fossi in te estenderei un po’ il campo.

  • Reply

    @Stefania
    Ora mi hai proprio stancato e non posso più continuare a essere tollerante ai tuoi deliri: ma dimmi chi ti credi di essere, per sputare sentenze così offensive?
    La tua boria mi fa pensare a una sola provenienza…
    Dalle parti mie si dice a quelli come tè, che ancora non hanno trovato “quello del formaggio”, perchè quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, poi come miracolati, sono diventati saggi…
    Certo che ho fatto un “ingresso” in questo forum non proprio corretto, anche perchè l’ora era tarda e probabilmente la guardia era già abbassata, ma non penso di essere stato tanto peggiore di certi personaggi di grido che intasano rubriche giornalistiche e televisive, esibendo espressioni molto criticabili.
    Quello che fa riflettere è con quale accanimento vi siete “scannati” dopo il mio post. Ad ogni modo tu non devi aver molte cose da fare, data la frequenza dei tuoi interventi; allora posso capire i tuoi problemi (una mente impegnata, per il fatto stesso, dovrebbe essere “sorda” ad ogni distrazione).
    In ogni caso voglio darti un modo per ravvederti, dato che mi hai offeso, dicendo che la mia mente non poteva interpretare il concetto e la sintassi espressi nel mio ultimo intervento: – vai a visitare il blog di questo buzzurro che ti ha così indignato; – http://www.fontanafredda.info -> Don Chisciotte -> Lamentele -> La professione o il mestiere del “giudice”?
    Mi raccomando di leggere solo quell’articolo, perchè gli altri non ti riguardano. Anche se troverai degli errori, sono sicurissimo che ne trarrai profitto e potrai raccontare ai tuoi figli, se ne hai o ne avrai, di aver conosciuto in internet un buzzurro un pò burlone che forse non lo era proprio.
    Quando andavo a scuola, non ho mai permesso a mia madre di correggere o risolvere i miei “problemi”, così ne ho fatto uno stile di vita. Non vorrai mica che mi rimangi il tutto a 60 anni, facendomi correggere i “compiti”. Forse il vero significato di “ideale”, negli anni si è un pò perso. Ho avuto una grande fortuna nella vita: – mi hanno insegnato a essere onesto con mè stesso e l’unica cosa che mi fa tremare è l’ignoranza (intesa come non conoscenza) del mio prossimo, perchè pretenderà solo i suoi diritti a scapito dei miei.
    Ti auguro ogni bene.
    Tuo, comunque affezzionato, nonnomario.

  • Stefania
    Reply

    @nonnomario
    Visto? Non è stato difficile, no? Sono lieta che tu abbia seguito il mio suggerimento e che abbia fatto revisionare il tuo intervento prima di pubblicarlo, anche se sono pronta a scommettere che di tuo nel post ci sia solo il nick. Ma va bene lo stesso, era qui che volevo arrivare!

    Non mi stupisce la tua reazione, che poi è la stessa che avrebbe avuto il 95% dei frequentatori di questo spazio (che mi auguro inizino presto a seguire il tuo esempio); quello che mi stupisce è come possa invece il restante 5% accettare orgogliosamente di mischiarsi e confondersi con quel 95%.

    Ricapitolando, io ho espresso il MIO punto di vista e ho suggerito una strada alternativa da seguire, apprezzabile o disprezzabile, poco importa. Adesso sta a voi stabilire se in quanto ho detto ci sia qualcosa su cui ragionare.
    Di fatto, non intendo sollevare una vicenda epica con risvolti che già posso facilmente ipotizzare, quindi con vostra somma gioia tolgo il disturbo da questo spazio, che tra l’altro, come ho già avuto modo di indicare in un’altra discussione, apparentemente risulta “inquinato” da qualcosa o da qualcuno al momento non meglio identificato, ma che rappresenta un ottimo argomento da approfondire (meglio se dall’esterno).

    Auguro a tutti un buon proseguimento, io torno ai MIEI problemi.

  • Reply

    Io ho fatto per tanti anni un lavoro che mi impegnava nella soluzione di problemi di tante aziende, operanti nell’industria, ma dai miei clienti, sicuramente miei primi “recensori”, non ho mai sentito espressioni di supponenza, come le ho lette in questo forum. Solo per aver “tirato” un sasso nello stagno, sono usciti gli “umori” di persone che a torto o a ragione, reclamano che sia accettata la propria versione.
    Sono convinto che giudicare a priori un’idea abbozzata, è come rifiutare un piatto solo perchè si presenta male e in questo caso la “puzza” non viene dal piatto…
    Il decantare troppo la propria professionalità e i pregi di un’azienda, è sempre indice di scarsa umiltà, indispensabile dote per chi vuol ergersi a essere superiore o comunque selezionatore di “minoranze”.
    Viviamo una realtà dove purtroppo si pretende che ci venga portato il “cucchiaio” alla bocca, per poi sputare il tutto, imprecando perchè ormai nessuno sa più fare il suo mestiere.
    Gli strafalcioni si possono correggere e uno può imparare a non farli più, ma la presunzione, non di essere uno scrittore, ma di essere i depositari dell’unica interpretazione di una qualsiasi arte, non si correggerà mai, anzi, farà proseliti per emulazione o per semplice “generazione”.
    Sono ben lieto di non far parte di questo settore.
    A proposito, dimenticavo il pregiudizio per cui uno deve per forza scrivere per il proprio nome pubblicato in copertina: “solo chi è dell’arte può stimare l’opera”.
    La maggior parte degli arbitri di calcio, sono dei calciatori falliti…
    Vostro affezzionato Mario.

  • Reply

    Stefania. Ho capito la sua perplessità. Dev’essere frustrante allignare fra cartacce completamente inutili, con peggioramento della presbiopia e a danno della foresta amazzonica…
    In sostanza, lei cosa propone? Di limitare l’invio dei manoscritti? Non si può fare, e lo sa.
    Di suggerire agli esordienti di fare un corso accelerato di scrittura creativa? Mica tutti se lo possono permettere…
    Non intendevo lanciare il messaggio “rompi i gabbasissi agli editori, ma solo a quelli che non chiedono contributo. Con un po’ di fortuna ce la puoi fare”.
    Ho solo esposto com’è andata con me. I gabbasissi li ho rotti, perché se si aspetta che qualcuno venga a bussarti per spianarti la strada verso la pubblicazione si è fuoristrada.

    La mia esperienza, questo ha detto: ho spedito il manoscritto spendendo di sicuro molti più soldi in fotocopie e posta di quanti non ne avrei spesi pubblicando a pagamento… Da pazzi insomma! Eppure mi sembra l’unica strada se si vuole uscire dal tunnel, e questo non avviene senza un po’ di buona sorte, come in tutto il resto.
    Buonanotte a tutti.

  • Stefania
    Reply

    @Fabio:
    “Il vantaggio potrebbe essere dato dal fatto che sempre più gente sembra voler scrivere, quindi, all’interno di questo ammasso indistinto, ci sono senz’altro autori interessanti che meritano di essere valorizzati da chi fa le selezioni. Bisogna scovarli, pur con la consapevolezza che non tutti, sia pure validi, potranno venire pubblicati.”

    Hai ragione, ma il problema ormai è proprio quello: “SCOVARLI in mezzo a un ammasso indistinto di cartaccia”. Che poi è esattamente ciò che ho detto io: questa tendenza di far credere a tutti, indistintamente, di essere “aspiranti scrittori di successo” non può che andare a danno di chi meriterebbe davvero un po’ più di attenzione. Ma il tempo è quello che è e bisogna suddividerlo fra SCHIFEZZE (tante) e PROMESSE (poche), ma spesso queste ultime restano sommerse dalle prime, che ne impediscono l’identificazione.

  • Stefania
    Reply

    @Sakura
    “Però il suo mi sembra soltanto uno sfogo incattivito volto a lamentarsi della mole di lavoro.
    Con tutto rispetto, s’intende.”

    Hai ragione, è uno sfogo incattivito, ma non dalla mole di lavoro (non sia mai, non mi conosci. Se c’è una cosa che non mi spaventa è proprio il lavoro. Sapessi…!)
    Sono incattivita per altri motivi. Negli ultimi 15 giorni abbiamo valutato 9 inediti di quelli già precedentemente scremati fino all’osso. Ebbene, solo uno è pubblicabile (buon livello, nulla da dire). E quei 9 inediti, come accennato, sono il risultato di una scrematura che ne ha precedentemente segati circa l’80%. Un anno fa la situazione non era così disastrosa. Al mio posto non saresti anche tu un po’ incazzata di perdere del gran tempo e rischiare il tuo lavoro a causa di un continuo e costante aumento di queste nefandezze scritte da veri e propri incompetenti in materia, a discapito del già scarso materiale apprezzabile?

  • Stefania
    Reply

    @Sakura:
    “In quale modo diminuendo il numero di manoscritti ricevuti aumenterebbe la qualità degli stessi?
    Deve ammettere che il suo ragionamento può tradursi più semplicemente con ‘occorre maggior lavoro per trovare manoscritti di qualità in mezzo al ciarpame”

    No Sakura, mi ha fraintesa anche questa volta. Non ho detto che con una minor quantità di manoscritti aumenterebbe la qualità (sarebbe comunque proporzionata). Ho solo detto che nell’ultimo anno qui da noi è diminuita la qualità, non la quantità. Questo significa pubblicare meno rispetto a prima. E pubblicare meno significa non coprire le spese di gestione (perché non ci sono solo le spese di stampa e distribuzione). Come mai, prima, lo stesso numero di manoscritti produceva maggiori realizzazioni editoriali?
    Sto solo dicendo che io (e sottolineo IO, quindi è la mia personale opinione basata sulla mia personale esperienza diretta) attribuisco questa variazione negativa a una errata campagna di informazione generalizzata, rivolta a tutti gli aspiranti scrittori indiscriminatamente e che vengono considerati tutti alla stessa stregua, sia che essi sappiano scrivere, sia che siano semianalfabeti.
    E di questo accuso certi blog e forum che anziché consigliare a certi “scrittori” di rivolgersi a un buon editor prima di inviare i testi agli editori, o addirittura a segnalare gli errori a chi ne commette di frequente – se li commettono regolarmente nei post, potete star certi che anche i loro inediti ne sono pieni! -, l’unico consiglio che si legge è quello MOLTO ILLUSORIO di continuare a sperare, di evitare le EAP e continuare a inviare gli inediti agli editori free, perché prima o poi troveranno chi li pubblica.
    Ecco, è questo che non va bene! Si parla di poveri autori illusi dalle EAP, ma ciò che li illude più di ogni altra cosa sono questi discorsi.
    E, spero che stavolta sia chiaro, è proprio questo comportamento che influisce negativamente sulla qualità di ciò che viene inviato alle CE.
    Oggi chiunque pensa di essere all’altezza di pubblicare un libro con un editore free, ma non è così. E continuando a giocare in questo modo sull’ego degli “aspiranti esordienti”, aumentandone a dismisura la presunzione, la situazione non potrà che peggiorare.
    Concludo, per cercare di far comprendere meglio quanto ho detto faccio un esempio pratico. In cima ai commenti di questa discussione ce n’è uno che contiene quanto segue:
    “Vorrei capire cosa comporterebbe pubblicare una raccolta di racconti che inizialmente, senza pretesa, avevo pubblicato nel mio blog, aperto qualche anno fà, per esprimere delle cose che mi rodevano dentro.
    La voglia più grande che ho sempre sognato ma solo sognato però, sarebbe quella di scrivere un racconto sulla vita del mio papà, purtroppo morto una decina di anni fà.
    L’idea di pubblicare gli articoli del blog in raccolta, me la diede un amico, ma sembrava una presa in giro.
    E’ da un pò che mi frulla per la testa l’idea di fare pratica in materia; poi se non se ne farà niente non importa; avrò sempre imparato qualcosa di nuovo.
    Se potreste insegnarmi come fare e se sopratutto si può fare.”
    TERRIBILE! Sarebbe stato il caso di consigliare all’aspirante scrittore, con le dovute maniere, di rivolgersi a un’agenzia letteraria per far valutare il lavoro ed eventualmente per dare una “sistemata” alla grammatica e alla forma, prima di inviarlo alle CE.
    E invece cosa gli è stato risposto?
    […] “Ti suggerisco di consultare una buona lista di editori […] occorre una buona dose di fortuna […] in mezzo al mucchio ci potrebbe essere il piccolo editore che nel tuo manoscritto scopre qualcosa, anche solo per rientrare dai suoi costi di stampa, interessato a pubblicarti senza contributo insomma.”
    Come volevasi dimostrare. In poche parole “rompi i gabbasissi agli editori, ma solo a quelli che non chiedono contributo. Con un po’ di fortuna ce la puoi fare”.
    Con un po’ di fortuna? Ma dico, noi mica li estraiamo a sorte i titoli da pubblicare, sapete? Noi i gabbasissi ce li scassiamo davvero quando leggiamo certa roba (e non solo quelli). Non credete che sia il caso di interrompere questo flusso negativo, così da dare qualche possibilità in più a chi davvero se la merita?

  • Reply

    Eh sì, c’è la parte commerciale della vicenda a entrare nei meccanismi del gioco,essendo il vil danaro il male del mondo . Il libro, secondo questo processo deve vendere, prima ancora di esprimere un’idea. E se il ciarpame vende (ce ne sono tonnellate), ben venga nel mercato domanda/offerta.
    Quindi, una CE, essendo azienda, deve stare attenta al bilancio, altrimenti si chiude e si va a fare dell’altro. La distorsione avviene quando la stessa propende per la quantità, pescando appunto fra gli speranzosi esordienti disposti a scucire migliaia di euro per vedere il proprio nome in copertina.
    Questo blog ha dimostrato che i costi vivi per una pubblicazione di qualche centinaio di copie (riferita all’esordiente classico) sono di molto inferiori rispetto alla media richiesta.
    Vuol dire che la CE/impresa punta a non andare in rosso, e possibilmente a chiudere in attivo SOLTANTO pubblicando dietro contributo. Si dice che l’editoria sia in crisi, ma come è possibile che ci siano migliaia di case editrici regolarmente registrate e attive? Allora il mercato non è così tanto in crisi, nonostante si sappia che la media dei libri comprati in Italia sia sostanzialmente la stessa da anni.
    Forse, (è utopico, lo so) occorrerebbe incentivare gli esordienti con concorsi seri dove iniziare a fare la selezione, o “abituare” i lettori a fidarsi di essi, a sostenerli insieme a chi li pubblica acquistando i loro libri, proprio per fare rientrare l’editore dall’investimento iniziale. Purtroppo gli editori propendono per i nomi affermati in modo di avere un sicuro ritorno, e neanche con questi, spesso, riescono a far quadrare il bilancio, a meno che non si tratti dei grandi gruppi che strangolano il mercato con i loro titoli.

    Il vantaggio potrebbe essere dato dal fatto che sempre più gente sembra voler scrivere, quindi, all’interno di questo ammasso indistinto, ci sono senz’altro autori interessanti che meritano di essere valorizzati da chi fa le selezioni. Bisogna scovarli, pur con la consapevolezza che non tutti, sia pure validi, potranno venire pubblicati.

  • Stefania
    Reply

    Non te lo so dire, Xarxes.
    Per quanto riguarda il genere, ho notato un aumento di invii per quanto riguarda il Romance, dovuto probabilmete alla passata (e tristemente famosa) collaborazione con il gruppo Rosso Cuore. La cosa non mi riempie di gioia, perché è un genere che io personalmente non sopporto, però ogni tanto capita qualcosa di carino, almeno su giudizio dei valutatori. Ma non credo proprio che l’abbassamento di qualità possa essere imputabile al romance, a prescindere da quanto poco io possa apprezzarlo.

    Per quanto riguarda l’età degli autori, fino a pochissimo tempo fa non la si conosceva fino al concretizzarsi del rapporto, anche perché non la abbiamo mai ritenuta fondamentale (e comunque l’età si intuisce dal contenuto dei testi, spesso anche dalla forma). Adesso, proprio perché ne abbiamo piene le scatole e desideriamo scremare il più possibile e con più discriminanti rispetto a prima (addirittura prima ancora della lettura), da un po’ chiediamo anche di specificare alcune informazioni riguardo alla propria persona. Ma l’età non è mai stata e mai sarà una discriminante, almeno qui da noi.

    Per quanto riguarda la fonte tramite la quale gli autori sono giunti a noi, non so quanto possa essere indicativo ma, tra quelli che alla fine decidiamo di pubblicare, ben pochi arrivano da qui. Gli unici di provenienza certa sono quelli che arrivano da 2 agenzie letterarie con le quali occasionalmente lavoriamo.

    Questo può significare due cose:
    1. Da qui ne arrivano pochi, in generale
    2. Quelli che arrivano da qui difficilmente arrivano a pubblicare con noi.

    In conclusione e a prescindere dalle discriminanti applicate, attualmente il numero di pubblicazioni che escono dalla CE non è sufficiente a garantire il giusto equilibrio commerciale. Questo è il motivo principale per cui al nostro interno cambieranno in modo radicale parecchie cose entro la fine dell’anno. E i cambiamenti non saranno molto favorevoli per gli esordienti, tranne che per una piccolissima parte di essi.

  • Reply

    Mi permetto un’ulteriore precisazione di carattere più confidenziale: io sono davvero felice che esistono editori che ricercano ancora la qualità e che si siano accorti dell’abbassamento del livello di opere scritte e sottoposte a giudizio. Lo dico sinceramente. Però il suo mi sembra soltanto uno sfogo incattivito volto a lamentarsi della mole di lavoro.

    Con tutto rispetto, s’intende.

  • Reply

    “Non credo che ci voglia una laurea per capire che se prima su 100 testi che arrivavano 10 erano pubblicabili e adesso su 100 di pubblicabili ce ne sono solo 2, significa che la casa editrice produce il 20% rispetto a ciò che era in grado di produrre prima con la stessa “materia prima”. E non ci piove sul fatto che, oltre a essere estremamente dannoso, ci sia qualcosa che non va in questo fenomeno. ”

    In quale modo diminuendo il numero di manoscritti ricevuti aumenterebbe la qualità degli stessi?
    Deve ammettere che il suo ragionamento può tradursi più semplicemente con ‘occorre maggior lavoro per trovare manoscritti di qualità in mezzo al ciarpame’. Mi perdoni se le metto in bocca parole non sue, ma non riesco a interpretare il suo ragionamento in nessun altro modo: il runico non è il mio forte.

    (se occorre precisarlo, nemmeno io faccio parte dello staff di WD, non sono nemmeno una sostenitrice a pieno titolo, semplicemente girovago per il blog di tanto in tanto e oggi mi è capitato sott’occhio il suo discutibilissimo intervento)

  • Xarxes
    Reply

    e questo peggioramente sembra essere correlato a qualche fattore in particolare? Tipo età degli autori, genere del romanzo, modo in cui sono venuti a conoscenza della vostra CE?

  • Stefania
    Reply

    @Xarxes.
    Forse è il caso di aggiungere che, proprio a causa della esasperante marea di brutture della quale siamo in balia ormai da circa un anno, ultimamente ci siamo “incattiviti” parecchio e la selezione è diventata più pesante; anche questo fattore ha contribuito a diminuire il pubblicabile.
    E confesso che certe pubblicazioni sono entrate in programmazione per il rotto della cuffia, come si dice, proprio perché altrimenti sarebbe impossibile far quadrare i conti. Se questo fosse il mio secondo lavoro e quindi avessi la pagnotta assicurata, pubblicherei solo rispettando i miei personali gusti, ma in quel caso da qui uscirebbe molto poco.

  • Stefania
    Reply

    @Xarxes: più o meno la quantità è sempre quella, più o meno.
    C’è stato invece un netto peggioramento nella qualità dei testi, oltre che un incremento degli insulti da parte degli autori “bocciati”.

    @Fabio: quelle frasi non erano rivolte solamente a lei, ma in particolare allo staff.

  • Xarxes
    Reply

    @Stefania
    ma rispetto a un anno fa ricevete più materiale (tra cui robaccia a palate) o la quantità bene o male è sempre quella ma il livello è sceso?

  • Reply

    Nel suo post delle 15,13 di oggi si rivolgeva a me con la 2A persona plurale, accorpandomi con la redazione di cui non faccio parte con esempi tipo “… potreste sempre consigliare di investire il proprio denaro in altro modo, per esempio offrendo loro un buon editing strutturale, oltre che sintattico. Mi pare che qui siate attrezzati in questo senso, no? Non potreste comunque garantire il successo a nessuno, ma se non altro voi incrementereste una delle vostre attività e gli editori free avrebbero qualcosa di un po’ più decente da leggere (e magari pubblicare)”; oppure “Insomma, volete aiutare gli esordienti a diventare scrittori?…” ecc…

    Volevo specificare che non sono membro attivo della redazione, di cui stimo l’impegno nel dare supporto agli esordienti. Certamente, mi piacerebbe molto farne parte!!

  • Stefania
    Reply

    @Fabio:
    Ho usato il LEI, non il VOI…

    “Effettuare una prima scrematura delle montagne di plichi che intasano puntualmente le vostre scrivanie fa solo parte del lavoro che svolgete”

    Spero che il mio precedente post possa essere utile anche a lei per chiarire meglio il concetto.

  • Stefania
    Reply

    Colpa mia, forse, che non riesco a scrivere in modo decente…
    Sakura, ma ha letto proprio tutto ciò che ho scritto?
    Forse le è sfuggito il punto dove mi lamentavo del fatto che abbiamo riscontrato un progressivo aumento della FUFFA rispetto a quanto arrivava prima in redazione, diciamo fino a un anno fa.
    Non credo che ci voglia una laurea per capire che se prima su 100 testi che arrivavano 10 erano pubblicabili e adesso su 100 di pubblicabili ce ne sono solo 2, significa che la casa editrice produce il 20% rispetto a ciò che era in grado di produrre prima con la stessa “materia prima”. E non ci piove sul fatto che, oltre a essere estremamente dannoso, ci sia qualcosa che non va in questo fenomeno.

    E tanto per chiarire, mi dica dove ho scritto che gli autori meno meritevoli devono (o dovrebbero) rivolgersi agli EAP. Visto che non l’ha capito (colpa mia, probabilmente ho scritto in runico anziché in italiano) provo a tradurre per lei: certi “scrittori” non dovrebbero proprio rivolgersi ad alcun editore, EAP o ENAP che sia, ma smettere di scrivere, almeno fino a quando non avranno imparato i rudimenti della grammatica.
    E’ più chiaro adesso?

  • Reply

    No, evidentemente è lei a non capire.
    Ciò non fa che dimostrare la tipica mentalità italiana: piatto pronto -magari d’argento e contenente caviale- per tutti.
    Da una parte gli aspiranti scrittori che, anche laddove manchino i mezzi per scrivere, affollano le CE FREE di manoscritti illeggibili che moltiplicano i tempi (e quindi i costi) di lettura, valutazione e selezione. Per inciso, sul livello qualitativo estremamente basso sono d’accordo con lei, per hobby mi occupo di recensire romanzi e me ne capitano tra le mani di inguardabili, anche pubblicati da case editrici free.
    Da una parte, però, lei non fa che dimostrare lo stesso trend: lei pretende qualità, velocità, meno lavoro, meno costi. Mi permetto di ricordarle che è il suo lavoro (‘suo’ come casa editrice – non so di preciso che ruolo ricopra all’interno della sua azienda), valutare i testi: sta a lei scartare la crusca e pubblicare il grano. Le lamentele sulla crusca le lasci a noi lettori nel momento in cui voi editori smettete di saperli scindere.

    Cordialmente,
    Simona

  • Reply

    Riguardo al “voi” che mi rivolge, Stefania, assumo lei pensi che io faccia parte della redazione di Writer’s Dream, ma non è così.
    Sono solo incappato in questo post interessante ritenendo di portare la mia esperienza vissuta nei mesi scorsi, alla ricerca di un editore. Pensi, addirittura il pomeriggio stesso in cui mandai una mail con lettera di presentazione e sinossi del mio manoscritto, fui contattato da una “casa editrice” che, prima ancora di valutarlo, mi fece intendere che sarebbe stata disposta a pubblicarlo previo pagamento di circa 1300 euro.
    Questo è lavorare in modo serio secondo lei? O è approfittare di esordienti che, secondo il mio punto di vista, hanno diritto a “provarci” se credono nel proprio progetto, confidando che a crederci siano anche gli addetti ai lavori…
    Gli editori free, come tutti gli editori, hanno l’occhio, sono in grado di considerare se valga la pena procedere nella lettura di un manoscritto dopo le prime tre o quattro pagine, se non di meno.
    Effettuare una prima scrematura delle montagne di plichi che intasano puntualmente le vostre scrivanie fa solo parte del lavoro che svolgete, tutto qua.

  • Stefania
    Reply

    Chissà perché, ma non mi meraviglia affatto che non arriviate a capire.
    Mi dispiace, ma qualunque sforzo è vano con chi, come te, non riesce a non ragionare “di pancia”.

  • Reply

    Adesso le ho sentite veramente tutte.
    La casa editrice free che consiglia agli scrittori meno meritevoli di pubblicare con case editrici a contributo per non intasare lo svolgimento di selezione dei manoscritti.

    Acqua e bicarbonato, subito.

  • Stefania
    Reply

    Scusi se glielo faccio notare, ma ognuno di noi due sta trattando argomenti differenti. Non credo che lei abbia afferrato il motivo per il quale ho scritto il mio intervento. Non mi pare di aver appoggiato in qualche modo l’editoria a pagamento, ma ho semplicemente detto che il modo errato in cui vengono diffuse certe informazioni porta inevitabilmente a un intasamento delle CE free, con conseguente perdita di potenzialità su tutti i fronti, primo fra tutti quello economico, e un conseguente danno indotto per gli autori davvero meritevoli.

    Lei dice:
    “Proprio perché non si deve pubblicare spazzatura, la pregiudiziale deve essere la selezione, appunto, non la disponibilità a staccare un assegno.”

    E qui ribadisco che non mi pare di aver sostenuto la seconda ipotesi a danno della prima, ma semplicemente che la “selezione” di cui lei parla diventa troppo onerosa quando chiunque, senza un po’ di autocritica, ritiene di avere il diritto di essere letto (naturalmente da una CE free, guai se no) E’ questa l’idea che ci si fa in questo spazio, e cioè che chiunque abbia buttato giù due righe su un foglio possa aspirare a pubblicare senza contributo! E allora via, tutti a spedire alle CE free, intasando così il normale flusso di lavoro!

    “Non credo che una casa editrice “a pagamento” si rifuterebbe di pubblicare un autore diciamo “quasi mediocre”, se questi è disponibile a scucire cinque mila euro (per citarle una cifra che mi sono sentito chiedere negli scorsi mesi).”
    Certo che no, mai detto il contrario. Ma è anche vero che a una CE FREE girano un po’ i cosiddetti quando si verifica la situazione descritta sopra, situazione ormai incontenibile da quando, in sostanza, si sta cercando di introdurre il peccato di “pubblicazione con contributo” come undicesimo comandamento, in coda ai dieci già esistenti. E il risultato va in conflitto con gli obiettivi sia degli autori più meritevoli, sia di questo stesso gruppo, come già detto.
    “Non si può impedire a un esordiente di perseguire il proprio sogno, ma non si può neanche approfittare della sua ingenuità facendo leva sulle sue illusioni.”
    Ma non si può nemmeno approfittare fino a questo punto della pazienza di un’azienda e di chi ci lavora, accidenti!
    Non sarebbe più proficuo per tutti se si estirpasse l’erbaccia alla radice? Anche per voi, santo cielo…
    A parte la figura che ci fa un forum/blog di sedicenti scrittori che riempiono i post di errori madornali, ma se chi di dovere, ossia quei pochi che qui dentro sanno scrivere decentemente quattro parole consecutive senza commettere errori, evidenziassero gli errori commessi dai propri “colleghi” e se questi, anziché farsi annodare le viscere dalla rabbia, capissero che ne trarrebbero solo un enorme vantaggio per il conseguimento del proprio obiettivo, il risultato porterebbe vantaggi a tutti, nessuno escluso. E per i casi impossibili, se a tutti i costi vogliono tentare la strada delle CE Free, potreste sempre consigliare di investire il proprio denaro in altro modo, per esempio offrendo loro un buon editing strutturale, oltre che sintattico. Mi pare che qui siate attrezzati in questo senso, no? Non potreste comunque garantire il successo a nessuno, ma se non altro voi incrementereste una delle vostre attività e gli editori free avrebbero qualcosa di un po’ più decente da leggere (e magari pubblicare).
    Insomma, volete aiutare gli esordienti a diventare scrittori? Allora, alla base di qualunque altra cosa, cioè prima di consigliare loro di rivolgersi a un editore piuttosto che a un altro, date loro una mano e fate in modo che possano presentarsi come tali, anche se esordienti.
    Allo stato attuale, a giudicare da ciò che si vede in questi spazi, sono davvero pochissimi quelli che hanno diritto a un esordio (senza contributo). Ma tutti loro pensano il contrario e continuano a seguire i vostri consigli, cioè si rivolgono ora più che mai alle CE free, che sono arrivate al limite delle proprie possibilità operative (e non ne possono davvero più di certe violenze inflitte alla lingua italiana!)

  • Reply

    No, non è chiedere troppo, è legittimo, senza dubbio.
    Nessuno pensa che si debba pubblicare indiscriminatamente tutto e tutti, o che “chiunque possa pubblicare senza contributo”, si creerebbe un vero e proprio supermarket usa e getta del libro, e a ingolfarsi non sarebbero solo gli addetti ai lavori, ma anche il macero.
    Proprio perché non si deve pubblicare spazzatura, la pregiudiziale deve essere la selezione, appunto, non la disponibilità a staccare un assegno.
    Non credo che una casa editrice “a pagamento” si rifuterebbe di pubblicare un autore diciamo “quasi mediocre”, se questi è disponibile a scucire cinque mila euro (per citarle una cifra che mi sono sentito chiedere negli scorsi mesi). Da qui il librificio, la massificazione del libro, concepito come un prodotto seriale piuttosto che uno strumento di cultura, atto solo ad alimentare l’ipertrofico ego del sedicente autore.

    Non si può impedire a un esordiente di perseguire il proprio sogno, ma non si può neanche approfittare della sua ingenuità facendo leva sulle sue illusioni.

  • Stefania
    Reply

    Niente di più SBAGLIATO, caro Fabio. Al contrario, io faccio parte della categoria di editori NON A PAGAMENTO che si sono visti quasi QUADRUPLICARE i costi di valutazione rapportati alle opere pubblicabili (e SENZA CONTRIBUTO).
    Non so se riesce a capire cosa significhi questo. Provo a spiegarglielo.
    A parte l’enorme quantità di tempo letteralmente BUTTATO VIA per la lettura di “carta imbrattata”, l’attuale maggior costo delle spese di valutazione ci impedisce di pubblicare (e, lo ripeto, SENZA CONTRIBUTO) un 7% di opere meritevoli in più, sulle quali avremmo potuto investire se solo l’idea che ormai si è fissata nella testa degli aspiranti scrittori, e cioè che chiunque può pubblicare senza contributo, qualunque schifezza abbia scritto, venisse ridimensionata entro i giusti parametri proprio da chi quell’idea ha contribuito a diffonderla. E’ chiedere troppo, secondo lei?

  • Reply

    Gentile Stefania,
    dal suo tono risentito devo dedurre che lei lavori proprio per una di quelle case editrici che pubblicano tutto e tutti soltanto attraverso il versamento di un bonifico. Buon per lei. E’ giusto che sia espressa l’opinione della controparte, ma mi sento di spezzare più di una lancia a favore di questo blog che ci ospita e fornisce le informazioni ad aspiranti scrittori, che poi potranno fare la loro scelta. Intraprendere la scorciatoia o mettersi seriamente alla prova affrontando le selezioni.
    Circa i costi di lettura che lei indica e che gravano sul bilancio di un editore, essi fanno parte di quello che è il rischio d’impresa, non è professionalmente corretto ammortizzarli coprendosi le spalle “a priori” richiedendo il contributo o il ben noto acquisto di copie. Come a dire che io “pago qualcuno affinché mi assuma”.

    Inoltre, dopo essersi autocomprate le copie, il nostro povero autore è poi abbandonato a se stesso, non viene più fatta distribuzione o un minimo di promozione per dare visibilità al suo lavoro. Così facendo la casa editrice non si può più definire tale, ma diventa una semplice copisteria. E la quantità di case editrici che proliferano ci dimostra che il settore è redditizio, data la velleità di un popolo, quello italiano, più abituato a scrivere che a leggere, se si pensa che il quotidiano più popolare è la Gazzetta dello Sport…

    “L’assurdo controsenso” per usare la sua espressione, sta proprio qui: gli editori piangono miseria, e contemporaneamente proliferano come violette a primavera, ci chiediamo il perché…
    Buon proseguimento anche a lei, le auguro le migliori fortune.
    Fabio Carapezza

  • Stefania
    Reply

    “…in mezzo al mucchio ci potrebbe essere il piccolo editore che nel tuo manoscritto scopre qualcosa, anche solo per rientrare dai suoi costi di stampa, interessato a pubblicarti senza contributo insomma.”

    Sarà un po’ difficile, se il manoscritto verrà presentato con la stessa cura con cui l’autore ha postato il suo intervento (6 errori terribili in sole 4 frasi, più svariate imperfezioni di forma).
    L’editore spenderebbe un capitale solo di editing, che sommato ai costi di stampa darebbe come risultato una cifra improbabile da “coprire” con le sole vendite.
    Va bene consigliare agli aspiranti scrittori come muoversi in questo settore, molto nobile da parte vostra, ma per evitare conflitti ideologici con articoli, pensieri e frasi precedentemente apparse in queste pagine, in un blog/forum del genere credo sarebbe opportuno prima di tutto far capire agli “aspiranti scrittori” quando è il caso di aspirare a qualcos’altro, oppure consigliare un percorso formativo adeguato prima di procedere.
    Già, perché se non sbaglio qui si consiglia a chiunque di evitare la pubblicazione a pagamento, peccato però che come risultato porti all’intasamento dei canali di valutazione delle case editrici free che, a causa della globalità non ponderata con cui qui vengono elargiti certi consigli, per effettuare la giusta scrematura dovranno sottrarre parte del tempo che potrebbe invece essere dedicato a letture più significative e produttive.
    E non è solo questione di tempo: considerate che qualsiasi lettura effettuata da una casa editrice COSTA! E questi costi, fini a se stessi e quindi improduttivi, a lungo andare incidono negativamente sulle possibilità di investimento della CE, che sarà costretta a rinunciare periodicamente a un certo numero di pubblicazioni, il tutto a danno degli autori più meritevoli. E questo è sufficiente per creare un conflitto di interessi al vostro interno, uno dei tanti riscontrabili.
    Non sarebbe più opportuno evitarlo a priori, nell’interesse di tutti? Siete o non siete un blog/forum che elargisce consigli agli aspiranti scrittori? E allora fatelo, ma fatelo bene. Così come avete dimostrato di essere indifferenti alle obiezioni di certe CE, dovreste poter dimostrare di essere in grado di fare altrettanto con eventuali attacchi da parte di aspiranti scrittori un po’ troppo presuntuosi. O invece li temete? Non credo…
    E comunque, se vi muoveste con un criterio un po’ più ragionato e adeguato al tema che trattate, evitereste il ripetersi della lunga serie di assurdi controsensi che, invece, fino a oggi avete collezionato nelle vostre pagine. Ve ne siete accorti, almeno?

  • Reply

    Penso ci voglia perseveranza, soprattutto nel leggere molto per ampliare le proprie suggestioni letterarie e proporre cose personali e non scontate.
    Inoltre occorre una buona dose di fortuna, per non usare eufemismi troppo pittoreschi.
    Io sono riuscito a ottenere un contratto senza alcuna spesa da parte mia per l’imminente pubblicazione di una raccolta di racconti. Pubblicare sui siti o sui blog può andare bene per fare esperienza, ma il vero banco di prova è dato dalle selezioni dei concorsi (ce ne sono molti che sono seri e che mettono in palio la pubblicazione) o da quelle operate dagli addetti ai lavori nelle case editrici.

    Ti suggerisco di consultare una buona lista di editori (la puoi trovare facilmente on line, anche sul blog di Writer’s Dream, ma devi fare una scelta, poiché in Italia ce ne sono più di cinque mila!!) e di mandare il manoscritto in lettura. Certo, c’è l’investimento iniziale della copisteria, della spedizione ecc, e poi c’è da aspettarsi tempi di attesa molto lunghi, e quando rispondono, se rispondono, spesso ti richiedono improponibili cifre per pubblicare…
    Però, in mezzo al mucchio ci potrebbe essere il piccolo editore che nel tuo manoscritto scopre qualcosa, anche solo per rientrare dai suoi costi di stampa, interessato a pubblicarti senza contributo insomma.
    Bisogna comunque sbattersi parecchio e darsi da fare.
    In bocca al lupo per il tuo manoscritto!

  • Reply

    Vorrei capire cosa comporterebbe pubblicare una raccolta di racconti che inizialmente, senza pretesa, avevo pubblicato nel mio blog, aperto qualche anno fà, per esprimere delle cose che mi rodevano dentro.
    La voglia più grande che ho sempre sognato ma solo sognato però, sarebbe quella di scrivere un racconto sulla vita del mio papà, purtroppo morto una decina di anni fà.
    L’idea di pubblicare gli articoli del blog in raccolta, me la diede un amico, ma sembrava una presa in giro.
    E’ da un pò che mi frulla per la testa l’idea di fare pratica in materia; poi se non se ne farà niente non importa; avrò sempre imparato qualcosa di nuovo.
    Se potreste insegnarmi come fare e se sopratutto si può fare.

  • antonella
    Reply

    mi piacerebbe capire ..però se trattasi di poesia chi pubblica un esordiente senza essere pagato …potresti indicarmene qualcuno in Italia ? Antonella

  • Reply

    E’ scandaloso pagare per pubblicare perché è una cosa abietta lucrare sui sogni delle persone. Penso che sia più costruttivo un “no” da una casa editrice seria, con gruppi di lettura di alto livello, che una pubblicazione a pagamento.
    E’ altrettanto vero, però, che un libro di altissima qualità, sia nei contenuti che nella forma, una volta pubblicato, troverà le sue difficoltà nella vendita se questo non è suppurtato dalla casa editrice, perché è inevitabilemte rivolto a una elite culturale.

    Io, dal canto mio, sto terminando la stesura del mio ramanzo, e se non verrà pubblicato con una casa editrice seria rimmarrà a impolverarsi in qualche cassetto della mia scrivania. In questi tempi, è importante scrivere non pubblicare.

    Concludo dicendo che Pasalini, aveva in questo paradosso il suo dolore più grande:
    “Io scrivo per il popolo, ma ahimé, questo non mi capirà mai”. Saluti.

  • Reply

    […] I 10 motivi per non pubblicare a pagamento […]

  • Stefania Convalle
    Reply

    Niente di nuovo.
    Ma di una cosa sono convinta: se una persona ha veramente talento, prima o poi riesce a farsi notare da una vera casa editrice, cioè quella che investe sullo scrittore e si accolla il rischio economico.
    Non demordere.
    Stefania

  • Reply

    Si è aperta la stagione venatoria e si è aperta la caccia a un editore che intenda fare davvero il suo lavoro. Riporto qui di seguito l’interessantissima lettera recapitatami da casa editrice della quale occorrerà tacere il nome per buona creanza.

    “Gent.le Autore, cara Autrice, (già le lettere generiche danno parecchio ai nervi)
    l’unione fra (vengono riportati “importantissimi” nomi del panorama letterario mondiale!) è diventata finalmente una realtà. I nuovi programmi della società, il forte aumento del capitale sociale e dei nuovi investimenti, rappresentano una sinergia di garanzie e di impegno che si trasformeranno in tanti vantaggi e opportunità per gli autori (per gli autori o per loro stessi? La risposta è semplice, visto che a piè di pagina è riportato il capitale sociale, corrispondente a centoventimila euro interamente versati).

    Nei programmi della casa editrice, oltre all’apertura di nuove librerie e di nuove collane di letteratura (ci credo, il numero dei ciucci che pubblica a pagamento aumenta in modo esponenziale) c’è quello di pubblicare una rivista a diffusione nazionale che uscirà entro la fine dell’anno e accoglierà, oltre a firme importanti della letteratura, soprattutto i nostri poeti e scrittori con recensioni, testi, poesie e interventi, a cui i nostri autori saranno abbonati di diritto (sono quelle riviste che non legge nessuno insomma, a parte gli illusi sostenitori delle loro tasche).

    L’iniziativa editoriale di questo autunno è rivolta a lei e agli altri poeti che durante questi anni (ebbene sì, feci il pivelliano errore di mandargli i miei scritti circa tre anni fa) ci hanno confermato la loro fiducia superando le nostre selezioni (in realtà l’unica selezione da superare è decidere se sborsare sudati soldini o meno) e dei quali abbiamo già letto le opere. L’invito personale riguarda la pubblicazione di un suo volume di poesie (adesso me so’ specializzato nei racconti, perché la poesia non vende un bip) nella Collana (si riportano poi i dettagli), una collezione di libri di poesia di raffinata eleganza mai realizzata prima.
    Come lei sa, (sono amico di Socrate, non so niente!) grazie alle selezioni serie e puntuali effettuate negli anni dalla casa editrice, questa splendida collezione di poesia è cresciuta molto affermandosi e ritagliandosi un posto di prestigio nel campo della poesia contemporanea e della letteratura italiana (potevano scrivere “mondiale” per rendere l’effetto scenico ancora più efficace).

    (…) Per aderire alla pubblicazione è sufficiente (alla faccia della sufficienza!) prenotare 150 copie del suo volume con uno sconto del 25% per un ammontare complessivo di euro 1.350,00 pagabili con diverse modalità (sono gentili a fornire le opzioni), secondo le sue esigenze, anche in piccole quote mensili: una straordinaria opportunità editoriale (sì, per far aumentare il capitale sociale).
    ADERISCA SUBITO”

    Segue la chiusa in cui si invita il nuovo Carneade a inviare una raccolta di 40 poesie, (ma non avevano detto che le avevano già attentamente vagliate?) allegando le due copie autocopianti del contratto, da sottoscrivere e rispedire alla sede.

    Questa è la mail di risposta che ho inviato qualche giorno fa:
    “Fatemi la cortesia di cancellare dai vostri archivi i miei recapiti postali ai sensi della legge 96/2003, perché è umiliante vedersi recapitare a casa un
    contratto da sottoscrivere e rispedire con mie eventuali 40 poesie (non vi interessa manco leggerle prima allora?? Potrei scrivere in queste che molti
    operatori dell’editoria a pagamento sono dei truffatori!). Non è che noi illustri esordienti siamo tutti fessi, e fessi sono coloro che aderiscono a
    iniziative tipo la vostra fregiandosi poi del titolo di “scrittori” e di aver “pubblicato”….

    Per non parlare della grottesca clausola che leggo al punto 12 del vostro più che trasparente contratto: “(…) L’Autore non potrà interferire sul progetto
    di realizzazione grafica del libro, le cui caratteristiche tecniche (formato, impaginazione, colori, materiale cartaceo, ecc.) sono già state scelte dalla Casa Editrice nell’ottica della realizzazione di un prodotto di ottimo livello commerciale”.

    In pratica, all’Autore (lo metto in maiuscolo come avete fatto voi) non è concesso di partecipare in modo vivo alla realizzazione di quella (e non dimenticatelo) che in fondo è una sua idea, con l’eventuale risultato di vedersi il frutto di questa idea impaginato con carta di bassa qualità, senza opportuna copertina, o senza quella personalizzazione essenziale per dare
    carattere e forza a un testo.

    Stiamo messi malissimo con l’editoria a pagamento.
    Meglio tenersi i soldi in saccoccia oltre ai propri sogni a questo punto, perché un sistema come il vostro non fa che standardizzare la produzione artistica fino a ridurla a un supermarket, dove anche le mele marce finiscono per brillare.
    A malincuore e deluso, vi auguro BUON LAVORO e buon proseguimento”.

    Viene da approvare l’apertura della caccia, ma si dovrebbe cambiare bersaglio…
    Fabio Carapezza

  • Reply

    […] This post was mentioned on Twitter by Sul cammino dei '30, writers dream. writers dream said: RT @writers_dream Scrittori Esordienti » I 10 motivi per non pubblicare a pagamento http://bit.ly/aPGXSE […]

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