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Quando i sogni hanno un prezzo – Il resoconto


Il Gruppo Albatros e il Writer’s Dream faccia a faccia, a una tavola rotonda al Salone del libro di Torino. Che poteva succedere? Prima di lunedì 17 mi hanno scritto a dozzine sghignazzando all’idea della sottoscritta allo stesso tavolo con Albatros a parlare di editoria a pagamento. Avranno sghignazzato bene? Vi racconto tutto dall’inizio, perché davvero la cosa ha avuto del surreale.

L’odissea del 17 maggio – il viaggio

Alle tre (di notte, sì) si aprono i cancelli. Siamo io e mio padre in auto, dobbiamo andare a Bologna a prendere il treno alle 4.57 – temo che non scorderò gli orari per il resto della mia vita. Arriviamo al casello autostradale, si apre la sbarra e mio padre fa “Inizia la grande avventura!”.
La macchina si spegne.
Con una risata isterica – se il buongiorno si vede dal mattino… – ripartiamo. Alle quattro siamo già a Bologna, esultiamo; arriviamo al casello dell’autostrada e chiediamo informazioni per arrivare in stazione al tizio che sta al casello. “La prima a sinistra” ci fa. Bene, andiamo.
Solo che prima della prima a sinistra c’è un bivio; un bivio che il buon uomo non ci ha segnalato. Indi, sbagliamo strada tra imprecazioni più o meno pesanti di entrambi. Anziché girare per il centro (dal centro alla stazione centrale ci si arriva, no?) mio padre decide di tornare in autostrada, e io inizio a sudare freddo. Usciamo di nuovo e, incredibile!, sbagliamo ancora uscita. Le imprecazioni si fanno un tantino più forti.
Stavolta giriamo per il centro, troviamo un meraviglioso cartello che indica “stazione” e, tutti felici, imbocchiamo quella direzione. Ci si para davanti una strada con trecentoquarantadue bivi ogni due metri. E nessun stramaledetto cartello che accenni a dove si trovi la stazione. Per di più è un senso unico…
Girovaghiamo imprecando – tanto per cambiare – e per grazia divina troviamo degli operatori ecologici intenti a spazzare la strada. Dopo averne consultato sei o sette troviamo – miracolo – la stazione.
Parcheggiamo – con Google Maps avevo individuato il parcheggio dietro alla stazione – e guardiamo il parchimetro.
Due euro all’ora. Abbiamo poca moneta e non accetta carta. I sudori freddi si intensificano.
Fortuna vuole che, a un metro dal parcheggio, ci sia un bar miracolosamente aperto. Vado, cambio i soldi e torno indietro – con in mano tre borse, le chiavi della macchina, il portafoglio e millemila monete.
Buttiamo giù i soldi in fretta e furia ma, pur avendo messo una ventina di euro non arriviamo a coprire l’orario. Mandiamo a quel paese il parchimetro e corriamo verso la stazione, sono le 4.45.
Possiamo farcela! Faccio i biglietti alla biglietteria automatica, quelle col touch screen, e giusto per confermare che è una mattina fortunata il touch screen è mezzo rotto. Poco male, mi metto a prenderlo a pugni e funziona.
Ci guardiamo in giro alla ricerca del binario 5 ovest; non so se avete presente la stazione di Bologna, ma se la conoscete saprete che, se è la prima volta che ci mettete piede, siete fottuti. Non c’è uno, dico unostraccio di cartello che indichi la posizione del binario 5 ovest! Interpelliamo un tizio e ci spiega dove andare; ci scapicolliamo per i passaggi sotterranei, giro l’angolo convinta di trovare le salite e… mi trovo un corridoio ancora più lungo del precedente. Intanto una simpatica voce annuncia l’arrivo del treno. Del mio treno!
Troviamo il binario, corriamo su e vediamo il treno che parte. Ci mancava solo che qualcuno uscisse a fare ciao ciao dal finestrino.
Il dialogo coi capotreni sui binari ha dell’incredibile, non hanno idea degli orari dei treni; fortuna che ho internet sul cellulare o sarei ancora a Bologna a cercare di trovare un treno per Torino.
Decidiamo di prendere il treno per Piacenza, alle 5.22, e da lì prenderne uno alle 7.53 per Torino.
A parte che sul display non compare né il nome né la destinazione del nostro treno e che fino alla prima stazione ero tentata di strapparmi i capelli dato che non c’era uno straccio d’annuncio sulla direzione presa dal treno, arriviamo a Piacenza alle 7.08, con tutto il tempo per fare le cose con calma.A

Alle 7.45, con me che sbatacchio qua e là le gambe per il nervosismo (“ma papà, metti che non arriva…”) la meravigliosa voce di Trenitalia se ne esce con “Avviso di cancellazione” e tronca il messaggio.
Uh? Ho sentito bene? Cancellazione? Di quale treno, di grazia? Riparte il messaggio “Annuncio di cancellazione. L’espresso 906” e si interrompe di nuovo.
Lentamente, molto lentamente mi volto verso il display del binario pregando in austroungarico che l’espresso 906 non sia il mio… “Espresso 906 Torino Porta Nuova”. Sbianco.
Il messaggio riparte: “Annuncio di cancellazione. L’espresso 906 in arrivo da Lecce e diretto a Torino Porta Nuova è stato soppresso. Ci scusiamo per il disagio”.
Il casino che segue voi non ve lo potete immaginare. Intanto l’annuncio viene dato a ripetizione, troncato a metà e fatto ripartire; alle biglietterie nessuno sa niente, i capotreni mi guardano perplessi, la gente si gratta il capo strepitando contro l’efficienza delle ferrovie italiane. In tutto questo, sul display delle partenze il treno continua a essere presente con un ritardo di 5 minuti.
Guardo malissimo il display e torno sul binario, continuando a fissare maligna il messaggio di arrivo del treno. Poi, l’amata voce di Trenitalia dice “E’ in arrivo sul binario 2 l’espresso 906 diretto a Torino Porta Nuova”.
Intanto il binario s’era svuotato, gli unici che erano rimasti a sperare che arrivasse eravamo io e mio padre, che ci guardiamo allibiti. Il treno arriva, sbigottimento generale. Per tutto il viaggio fino a Torino non smetto di imprecare.

L’odissea del 17 maggio – la tavola rotonda

Con delle premesse del genere uno si aspetta cataclismi di tutti i tipi, alluvioni improvvise, un incendio al Lingotto, un attacco armato da parte degli editori a pagamento.
Invece, tutto regolare e tranquillo. Arriviamo al Salone, accompagnati da Anna Gallo e Costantino Margiotta di Zero91, incontro i ragazzi di Writer’s Dream e di Las Vegas. Carlotta Borasio mi si avvicina e mi dice che il giorno precedente un certo “Matteo C”, che non ha voluto dire altro sulla sua identità – anche se è passato dall’essere un responsabile Feltrinelli al curatore del sito a non si è capito bene cosa – si è presentato al loro stand dicendo che lui sa chi sono loro, chi sono io, chi siamo noi e che in sostanza ci faranno un deretano grosso come una casa.
Noi del WD, che avevamo pronte le magliette col marchio del forum alle spalle, ci guardiamo un po’ preoccupati: non è che ci usano come bersaglio?
In ogni caso, arrivo armata di contratto spedito dal Gruppo Albatros per la pubblicazione di questo manoscritto. Gustatevi tutto:

Due parole sulla famosa democratizzazione citata da Giorgia Grasso: Albatros darebbe a tutti la possibilità di pubblicare il proprio libro, mentre altri editori, dice, non danno questa opportunità in quanto privi di mezzi. Secondo Giorgia si avrebbe quindi una discriminazione. Poniamo, per un attimo, che tutti abbiano il diritto di pubblicare: il Gruppo Albatros non fa forse una discriminazione peggiore dei colleghi non a pagamento? Questi ultimi pubblicano in base alle capacità dell’autore, Albatros solo in base alla disponibilità economica dello stesso.
Quale delle due discriminazioni è veramente tale?

Al termine della tavola parlo con Giorgia e Costantino, si profila all’orizzonte la possibilità di ripetere la tavola alla fiera di Roma, a dicembre, stavolta con più tempo a disposizione e anche più dati.
Giorgia mi invita ad andare al loro stand, cosa che facciamo in gruppo – dopo esserci messi le maglie del WD, in tutto sprezzo del pericolo. Ci mettiamo tutti quanti a leggiucchiare i libri, trovando dozzine di poesie – in libri diversi – con punti esclamativi e interrogativi a gruppi di tre, romanzi con pagine e pagine senza una virgola e via dicendo. Alla fine, su invito di Giorgia, scelgo un paio di libri – gratuitamente – che devo leggere e analizzare. Lo farò e condividerò con voi le mie impressioni.
Meraviglioso il nostro Nexa che, con curriculum alla mano, va da Giorgia e le fa “scusi, pubblichereste il mio curriculum? Sa, è una storia molto appassionante…”

Tra pochi giorni avremo la 1° giornata nazionale contro l’editoria a pagamento. Avrete alcune chicche, per cui… allerta!

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
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12 Comments
  • Reply

    Ciao Linda,
    mi chiamo Davide e volevo congratularmi con te per la “grande opera” che porti avanti. Proprio in questi giorni ho terminato la mia prima “fatica letteraria” e la stavo per proporre al Grupppo Albatros proprio grazie al battage pubblicitario in Tv. Per fortuna che ho trovato il tuo provvidenziale Blog! Grazie di Cuore. E ora? Che fare! Pensavo a Lulu. Che ne dici? Lascia l’80% del prezzo di copertina all’autore invece del 30% degli editori “nostrani”. Devo capire meglio come funziona però! Hai qualche suggerimento particolare da darmi?
    Grazie ancora e… Continua così!
    Una buona Vita.
    Davide Nebuloni

  • Klug
    Reply

    Grazie,ma volevo sapere se voi conoscevate già una casa che pubblichi ed investa negli sconosciuti. Non a pagamento,dato che da quanto ho letto in questo blog, sono tutte truffe.
    Comincio ad essere stanco di non trovare niente di trasparente e pulito.

  • Klug
    Reply

    Salve a tutti, sapete allora indicarmi un casa editrice valida? ho ricevuto oggi il contratto Albatros con contributo spese 2600 Euro. Potete aiutarmi? ci terrei molto a vedere il mio libro in libreria,per davvero però.
    Grazie a presto

  • GiD
    Reply

    @ Ayame

    Non so se ti è già capitato di vederla, ma da circa una settimana sulle reti Mediaset gira una telepromozione dove Giorgia Grasso (non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra proprio lei) sottolinea l’opera di “democratizzazione culturale” attuata dal Gruppo Albatros.
    Niente di nuovo rispetto a quanto detto nella conferenza, ma se ti interessa vederla, la telepromozione va in onda con una certa regolarità nella fascia oraria dei cartoni/telefilm trasmessi dopo pranzo.

  • edo
    Reply

    Grande performance, Linda. Avanti così, sei tutti noi! Questi video dimostrano che la strada percorsa è quella giusta. Il problema per me non è comunque solo quello degli editori a pagamento, ma anche che le case editrici hanno nei confronti degli esordienti un atteggiamento di eccessiva sufficienza. Mi riferisco alla mia esperienza personale per esempio, che credo sia comune a molti di noi. Ho inviato il mio primo lavoro, un romanzo noir, a 8 case editrici ben conosciute, a 6 di media importanza e a diverse piccole. Bene, dopo oltre sei mesi, ho ricevuto in tutto 3 risposte negative, oltre a 2 positive di pubblicazione a pagamento. L’idea sincera che mi sono fatto è che la quasi totalità dei destinatari non si sia presa ‘la briga’ neppure di aprire il mio lavoro di quasi 300 pagine, ma forse per dire questo sono solo un velleitario presuntuoso. Il fatto è che, in questo fosco quadro, voglio tuttavia segnalare due realtà positive, che spero possano essere un utile suggerimento per chi ci legge. La prima è la casa editrice Perrone, che, con l’iniziativa ‘leggi e fatti leggere’, acquistando un pacchetto di libri per 50 euro (il valore dei libri è superiore), offre un servizio di valutazione, in cui vengono indicati i punti deboli del lavoro. La lettura della loro valutazione mi ha dimostrato che il lavoro è stato letto con attenzione, e mi ha fornito utili informazioni per fare una revisione lungo alcune linee guida. L’altra nota positiva è stata la Sig.ra Emilia Aru, della casa editrice Portaparole (vedere sito internet), la quale, pur non disponibile a pubblicarmi il lavoro, mi ha comunque confermato che con una revisione il manoscritto è pubblicabile. Credo che comunque siano molto importanti due cose: diffondere le nostre esperienze, positive e negative e continuare la nostra resistenza al richiamo delle ‘sirene mercenarie’ dell’editoria!

  • dada
    Reply

    Io sono molto drastica. Non penso che ci sia qualcosa di legale nel chiedere soldi agli autori,anche se sembra legale. Qualcosa deve esserci per impedire a questi signori una truffa, appunto legalizzata. E’ una vergogna per tutta la nostra cultura passata.Ma in un Paese di Mafia, di corrotti e corruttori che speranza c’è nel vedere riconosiuta la propria vera professionalità? non di chi paga per avere? I furbi avanzano e i bravi se non hanno soldi perdono i treni a tutte le ore del giorno. Sono molto schifata e amareggiata e non voglio ascoltare le argomentazioni idiote di questi editori, mercenari della fantasia!

  • GiD
    Reply

    Grazie Luca, ma alla fine penso fosse la connessione ad avere problemi. Ora vedo tutto perfettamente.

    Visti i video, devo dire che Giorgia Grasso è stata particolarmente brava a fare buon viso a cattivo gioco. Quando è saltato fuori il contratto di pubblicazione per il manoscritto-bufala la situazione, per lei, dev’essere stata a dir poco imbarazzante.

  • Reply

    Gid forse ti manca il flash player…lo puoi scaricare dal sito Adobe. Oppure ce l’hai ma non è attivato il plugin sul tuo browser.
    Molto interessanti i video, li ho guardati più volte e credo interesseranno molte persone.

  • GiD
    Reply

    Grazie mille! ^_^

    (Sarà il Browser, o magari qualche aggiornamento che mi manca)

  • GiD
    Reply

    Non riesco a vedere i filmati… o almeno credo siano filmati.

    E’ un problema solo mio?

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