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Adesso mi vengono a dire che


Adesso salta fuori che l’esordiente, l’aspirante scrittore non ha l’obbligo morale di acquistare (e leggere) libri della piccola editoria.
Certo che non ha obblighi, ma francamente a me fa alquanto schifo l’ipocrisia insita in un sistema del genere. Voglio pubblicare, voglio essere letto, ma leggo solo i big.
I best seller, i nomi conosciuti, ché leggere il libro di uno sconosciuto è sempre un rischio.
Però voglio che leggano il mio libro, perché io sono bravo! Merito di essere letto!

Non è ipocrita? Non è quantomeno allucinante, un ragionamento simile?
No, secondo molti non lo è. E tutti a correre a  sottolineare i propri diritti, perché tutti hanno il diritto di fare quello che vogliono e bla, bla e bla. E bla.
Certo: avete il diritto a rintanarvi tra Dan Brown e Fabio Volo, non avete obblighi morali. Ma non avete nemmeno il diritto di pubblicare.

Pubblicare non è un vostro diritto: è diritto di chi ha il talento e le capacità per farlo, esattamente come chi ha il talento e le capacità per diventare architetto ha il diritto di diventare architetto.
Perché è facile, è immensamente facile piagnucolare e lamentarsi che gli editori non prendono in considerazione il proprio libro, che lo dovrebbero pubblicare, che forse allora l’editoria a pagamento non è proprio il male ma la giusta via di fuga da un sistema Malato e Corrotto… ma sarebbe ora di darsi una svegliata e rendersi conto, come qualcuno diceva in un commento al post precedente, che l’editoria è un lavoro come tutti gli altri.
E funziona nello stesso identico modo di tutti gli altri lavori.

Buongiorno, ragazzi.

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56 Comments
  • Stefano
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    Caro Luca78, le mie erano solo una serie di provocazioni scritte per sdrammatizzare ed esternare il mio scetticismo nei confronti di tutta la faccenda. Premetto, non sopporto chi non ha mai letto un libro decente e pretende di dire la sua, nella maggior parte dei casi servendosi di una prosa a dir poco penosa. Però mi fa un po’ sorridere chi pretende di dare consigli agli aspiranti scrittori senza averne la competenza, ovvero senza avere alle spalle un numero cospicuo di titoli pubblicati e, soprattutto, venduti.
    La critica all’esordiente che pretende di pubblicare con la piccola editoria senza leggerne i titoli mi sembra un po’ zoppicante. Se voglio imparare qualcosa devo prima imparare dai migliori, dai maestri, poi eventualmente allargare la mia visione dando un’occhiata anche agli altri. Poi vi sono i casi eclatanti di chi spedisce manoscritti a raffica, senza degnarsi di controllare la politica editoriale delle case editrici (per esempio spedire un giallo a chi non ne pubblica) ma chi tra questi è uno scrittore serio?
    Il target di qualsiasi editore deve essere il lettore in sé, non l’aspirante scrittore. E’ il lettore alla fine a determinare il successo o l’insuccesso di un autore. E la pubblicità, ma questo è un altro discorso.
    Capisco la frustrazione di un piccolo editore che si vede inondato da manoscritti, spesso mediocri, senza riscontrare un aumento delle vendite. Però, se non è disposto a sobbarcarsi questo onere, potrebbe evitarlo rifiutando qualsiasi manoscritto, oppure ingegnandosi. Ricordo per esempio un’iniziativa di qualche tempo fa della Perrone Editore che proponeva la lettura e la valutazione di manoscritti in cambio dell’acquisto di un libro del loro catalogo e l’invio di una recensione sullo stesso. Tra parentesi, da buon lettore, mi bastano poche pagine lette qua e là per capire la validità di uno scrittore. La maggior parte dei libri che arrivano sulla scrivania di un editore si potrebbero liquidare in pochi minuti.
    In generale non sopporto chi si lamenta, scrittore o editore. A entrambe le categorie vorrei dire: ma chi ve lo ha fatto fare? Avete voluto la bicicletta, e allora pedalate! Se nessuno ti vuole pubblicare, pazienta, aspetta il momento buono e se non vuoi aspettare, fai altro. Se la gente non compra i tuoi libri, fatti una domanda: sono davvero validi? Ci capisco qualcosa? Tutti commettono degli errori. Moresco ha iniziato a pubblicare a 46 anni. Morselli si è ammazzato prima che qualcuno si accorgesse di lui. Nessuno è infallibile. Penso che a volte l’errore del piccolo editore sia questo: la casa editrice è la mia, quindi pubblico solo quello che piace a me. Ma “tu” non sei la gente. Una casa editrice è un’impresa come le altre, campa solo se le entrate sono superiori alle uscite. E allora, forse non piacerà ai puri, ma in qualche caso si deve guardare anche al mercato, a scapito del tuo gusto personale. Le vendite di un successo poco chic possono coprire le perdite dei libri in cui credi ma che sai che non riusciranno mai a sfondare. I Big non pensano: questo mi piace, questo non mi piace. Pensano: questo mi farà vendere, quest’altro no. Per questo continuano a fare dei profitti.
    Minimum Fax, Fazi e Fanucci sono esempi di come con un buon lavoro ci si può ingrandire e mangiare la propria fetta di torta.
    Infine, tanto per scherzare, non è nato prima né l’uovo, né la gallina. E’ nata prima la tradizione orale.
    Ciao

  • Reply

    CIao Ayame,
    mi trovo d’accordo con questo tuo post più che con quello precendente. Si può, infatti, stigmatizzare il comportamento sciocco dell’esordiente che hai descritto. E non tanto perché è ipocrita, ma perché ha scarso contatto con la realtà. Spesso, infatti, lo scrittore esordiente non pensa di appartenere alla categoria “scrittore emergente sconosciuto, con uno stile/talento da sviluppare, al quale dare fiducia” . Questo riguarda gli ALTRI, ma a volte il metro di valutazione che si applica a se stessi è quello del grande talento incompreso, al quale non si applica il principio comune.

    La crisi della piccola editoria, invece, non è da ascriversi a ipocrisia dell’esordiente, né a ignoranza del lettore, né a pigrizia o disinteresse o che dir si voglia. infatto secondo me non è giusto scaricare la colpa sul LETTORE; che invece poveraccio è quello che tiene su quello che ancora sta su, ma a tutto un sistema, dalla scuola alle istituzioni che mancano ai grandi conglomerati editoriali. Può sembrare il solito discorso qualunquista ma almeno invita a tenere conto della complessità delle forze in gioco.

    Quello che mi colpisce è il cambio dei toni che in generale vengono usati nei confronti degli scrittori esordienti. SIete partiti come una piattaforma a sostegno della categoria e ora cominciate a scagliarvi a vostra volta contro di loro… non è una critica!
    è una metamorfosi radicale che ho trovato anche in altre realtà, segno che la categoria degli esordienti è davvero, davvero difficile da trattare e da categorizzare.

    Ciao 🙂

  • GiD
    Reply

    Su questo tema mi trovo d’accordo con chi, come Emma (commento sopra), sottolinea il grosso limite della vendita quasi esclusivamente online delle piccole case editrici.

    Sinceramente quando compro un libro non voglio aiutare la piccola casa editrice, non voglio far rifiorire il mercato editoriale italiano e non voglio valorizzare gli sforzi dell’esordiente di turno. Quando compro un libro io voglio un buon libro, una bella storia. Punto.

    Comprare e leggere un libro dovrebbe essere un piacere, non un atto di impegno sociale. Se sul mio scaffale ci sono solo libri editi da grandi o medie case editrici è semplicemente perché in libreria quelli trovo. Non è snobismo o cattiveria verso gli esordienti, è un dato di fatto.

    Per inciso, io non pretendo che ogni piccola casa editrice abbia un intero reparto in ogni libreria d’Italia, ma almeno avere contatti con una delle catene più importanti (Flaccovio, Felitrinelli, Mondadori…) in modo da riuscire a trovare qualche copia nelle librerie più fornite.
    Davvero, non per cattiveria, ma pretendere che sia il lettore a sforzarsi di raggiungere la piccola casa editrice quando in ogni libreria c’è un’offerta praticamente infinita di romanzi non credo sia una logica vincente.

  • Emma
    Reply

    Io, da quando frequento il WD – poco più di un mese – ho comprato sei libri di esordienti da piccole case editrici.
    Non conosco tutte le case editrici cui ho inviato il mio manoscritto, anche se ho limitato l’invio a una ventina di editori (big compresi) analizzando bene il loro catalogo e le loro richieste.
    Il problema, per me, è questo. Io non solo non fatico, ma volentieri compro libri di piccole case editrici, ma per ora l’ho fatto solo on line. E’ un grosso limite. Mi piacerebbe trovarne in libreria, o venire a sapere di qualche presentazione.
    Vicino a casa mia c’è una libreria che sta attenta proprio alle piccole case editrici, ma in vetrina ho visto libri di Editori a pagamento, e sono rimasta male…
    Insomma, io continuo a ordinare in internet, però sarebbe bello poter ‘fare shopping’ con la piccola editoria nei negozi, almeno in alcuni

  • Reply

    1. Se sono in cerca di un lavoro nel campo degli elettrodomestici, prima di spedire il mio curriculum, mi metto a comprare lavatrici a raffica?

    Un elettrodomestico costa molto di più di un libro, che si può pagare anche 8-10 euro. E gli elettrodomestici li fabbricano aziende molto più grandi dei piccoli editori. Ma soprattutto, lavorare nel campo degli elettrodomestici non è un lavoro artistico. Tu non vendi qualcosa su cui hai lavorato e investito tempo per anni…L’arte è diversa dagli elettrodomestici, le due cose non sono paragonabili.

    2. Qui nessuno sta scaricando le colpe sugli aspiranti scrittori. E’ sufficiente rileggere per intero questa discussione per capire che si sta facendo il contrario: si scaricano le colpe su editori scadenti e in parte su aspiranti scrittori oziosi e superficiali. La somma delle due cose determina la situazione attuale.

    3.è nato prima l’uovo o la gallina? Ovvero, è nato prima lo scrittore o il lettore?

    E’ nata prima la scrittura, in tempi antichi… da lì poi è uscito fuori tutto il resto…

  • Stefano
    Reply

    Qualche piccola provocazione.
    1. Se sono in cerca di un lavoro nel campo degli elettrodomestici, prima di spedire il mio curriculum, mi metto a comprare lavatrici a raffica?
    2. “Lasciamo fare agli editori il loro lavoro.”
    D’accordo, ma chi ti dà la patente di editore? Chiunque può investire un po’ di denaro e fondare una casa editrice. Se sei bravo riesci a campare, a scovare un vero talento o magari a riscoprire uno scrittore dimenticato ma ancora attuale. Se non ce la fai i motivi possono essere tanti, ma per piacere, non scarichiamo la colpa esclusivamente sugli aspiranti scrittori tutti arroganti e pieni di sé o sulla gente che non legge, altrimenti anche gli altri non ce la farebbero.
    Se punti sul cavallo che piace a te, ma non al pubblico, e quindi si rivela un cavalo perdente, sono cavoli tuoi. Forse anche tu, caro “aspirante” editore sei stato arrogante e pieno di te stesso.
    Un’ultima provocazione: è nato prima l’uovo o la gallina? Ovvero, è nato prima lo scrittore o il lettore?

  • Emmasap
    Reply

    Beh… leggendo, mi sono sentita orgogliosa di me stessa, ora scrittrice esordiente, ma lettrice di sconosciuti già dal 2004 ^__^

  • Reply

    Secondo me è controproducente non acquistare libri della piccola editoria se si vuole pubblicare qualcosa.
    Più che di obbligo morale quindi, parlerei di “terreno da esplorare”.
    Se voglio pubblicare qualcosa, devo assolutamente essere certo che quell’editore non mi deluderà. Poi ovviamente, possono esserci imprevisti, è chiaro, ma voglio comunque vederci chiaro prima di iniziare una COLLABORAZIONE (perchè di questo si tratta quando si pubblica, mettiamocelo in testa) con l’editore. Dal momento che pubblicare significa anche affidare il proprio duro lavoro per anni nelle mani di altre persone, il minimo che si dovrebbe fare è leggere almeno un libro di quell’editore, oltre che cercare notizie e testimonianze di chi ha pubblicato con loro.

    Come ho detto poco sopra, bisogna “esplorare il terreno”. Non è un obbligo, nè una prassi da seguire, è semplicemente buonsenso. Se vogliamo, può essere inteso anche come un piccolo investimento per il proprio futuro. Se il libro che acquisterò è curato allora glielo invierò il mio romanzo, altrimenti in ogni caso mi sarò tolto un dubbio…

    Inviare manoscritti a casaccio, spesso addirittura a siti amatoriali – e chi mi conosce sa che io ne so qualcosa – è l’ovvia conseguenza di un atteggiamento narcisistico e immobile da parte di chi dovrebbe essere prima di tutto un lettore e solo dopo (aspirante)scrittore.

    Chi vuole pubblicare qualcosa dovrebbe prima impegnarsi a diventare un grande lettore. Solo dopo, potrebbe iniziare a scrivere e inviare qualcosa… A quel punto il suo spirito critico da lettore lo dovrebbe portare a interrogarsi sulla qualità o meno dei libri dei piccoli editori e a comprarne qualcuno (non 10.000, ne bastano pochi e spesso vengono venduti a prezzi non impossibili).

    Ma si sa, viviamo nel Paese dei ” Voglio diventare come Moccia, non compro libri, non ne leggo ma so di essere un genio della letteratura”

  • Reply

    “se i libri che la casa editrice non piacciono deve esistere comunque l’obbligo morale (con tutto quello che ne consegue) di comprare affinché questa non chiuda. Se si è su questa posizione, allora le lagnanze hanno senso! Ed è inutile dire che lo scrittore non deve comprare per solidarietà!”

    Personalmente non sono scrittrice né intenzionata ad esserlo, eppure leggo molta piccola editoria… non certo per pietà. E da lettrice posso dire che sicuramente sono d’accordo con alcune critiche mosse da te ai piccoli editori… il brutto è che troppo spesso sono pochi editori a fare le cose male o a far pagare troppo i libri e fanno passare l’intera categoria come dei cioccolatai, anche se ci sono molti che lavorano bene, con qualità superiore a molti grandi editori e prezzi inferiori.

    Se si tratta di uno scrittore interessato a pubblicare con la tal casa editrice, a me sembra solo coerenza… se una casa editrice non ti piace e non ti piacciono i suoi testi, non li compri e non mandi loro il tuo manoscritto.
    Se in generale trovi che la piccola editoria produca cose che non vale la pena di leggere, non compri niente di loro e mandi il tuo manoscritto solo ai big.
    Gli scrittori che leggono solo i big e si interessano alla piccola editoria solo come possibili autori e non come lettori mi sembrano incoerenti. E purtroppo sembrano essere molti.

    (per rispondere a Elys sul discorso economico: sono d’accordo, purtroppo ci si trova magari a non poter comprare un libro per ogni editore a cui si è interessati… però comunque come dici tu ci si informa, e si prende in considerazione la piccola editoria quanto la grande per le proprie letture… il “non ho letto nulla di questa casa editrice ma gli mando il manoscritto lo stesso” penso dovrebbe essere più un’eccezione che lo standard)

    Poi si possono fare tutti i discorsi di questo mondo su come il piccolo editore potrebbe lavorare meglio, su quali siano le sue colpe, etc etc… semplicemente, se non ti piace come lavorano, tu come scrittore, che gli mandi il manoscritto a fare?
    Io personalmente non farei un discorso di colpe… se qualcosa va male, quasi mai è colpa di una sola persona o categoria di persone… questo non vuol dire che non si possa criticare un tipo di comportamento, presupponendo che sicuramente ci sono anche altri comportamenti da criticare ma che esulano al momento dal centro del discorso.

  • Silvia
    Reply

    Allora … per mio principio non voglio dire nomi! Digerisco poco certe imposizioni e se obbligo è far nomi per poter stare a casa tu, allora esco! Ti ringrazio per l’ospitalità e per la pazienza e per aver risposto! ^__^

    Anch’io credo che continuiamo a non capirci! Mi sembra di ripetere le stesse cose! Come vedi degli obblighi impliciti si presuppongono! E se i libri che la casa editrice non piacciono deve esistere comunque l’obbligo morale (con tutto quello che ne consegue) di comprare affinché questa non chiuda. Se si è su questa posizione, allora le lagnanze hanno senso! Ed è inutile dire che lo scrittore non deve comprare per solidarietà! O si presuppone che lo debba fare al di là del prodotto o che non si debba fare! Ora…o si sta da una parte o dall’altra o si cerca un compromesso! Ho capito il discorso fatto in questi commenti, ma riscontravo delle contraddizioni in termini!
    Il tuo discorso della comunità non fa una piega! Ma presuppone (ed è quello per cui io discordo) che ci sia una parte che faccia tutto il possibile e l’altra che non lo faccia. Io credo che ognuno ha le sue colpe. E finché si resta arroccati nelle proprie ragioni e non sai creca un compromesso, un dialogo tra le parti ammettendo errori (che hanno tutti) e pregi, la situazione non cambierà. Convinti che la colpa sia da una parte?Che dipenda solo ed esclusivamente dagli scrittori che non comprano? Che la pubblicità non serve? Che le strade sono state percorse tutte? Che non è giusto che siano gli editori a fare il lavoro più duro? Eccetera eccetera …. Rispetto le idee e le opinioni. Che continuino così, il futuro darà le sue risposte!
    Ringrazio ancora per l’ospitalità su questo blog e mi scuso se ho dato una sorta dio pseudo risposta pur non avendo fatto nomi!
    Buon week end 🙂

  • Reply

    Per prima cosa: a casa mia valgono le mie regole. Per cui, se entri le accetti e le rispetti ^__^

    Seconda cosa: qui CONTINUIAMO a non capirci, per cui lo ripeto l’ultima volta, poi rileggiti daccapo la discussione.
    Se all’interno di una comunità poco conosciuta e che fatica, nonostante l’impegno di scrittori ed editori nel diffonderla, a espandersi perché i mezzi sono quelli che sono e ci sono ostacoli insormontabili, gli stessi membri si ignorano e fanno finta che la comunità non esista, se ne disinteressano e via dicendo COME è possibile che la comunità possa espandersi fino al lettore comune?
    Non è possibile, svelato l’arcano.
    Quindi è un obbligo? NO. Ma sarebbe utile che lo scrittore anziché NON leggere come fa – ed è un dato di fatto, ci lavoro da due anni con scrittori ed editori eh – leggesse sia i big sia la piccola editoria le cose cambierebbero.

  • Silvia
    Reply

    Non sono editrice, ma osservo, faccio considerazioni, e mi baso su piccole, piccolissime esperienze amatoriali! Mi sono resa contro, stando dall’altra parte, che con la buona volontà e un certo rischio, si può evolvere! Se si hanno dei mezzi da mettere a disposizione, voglia di realizzare non dico che si può arrivare in alto, ma si può crescere! Gli spettatori, lettori o visitatori (in base all’ambito creativo) vanno e possono essere invogliati, richiamati! È normale che non essendo nel campo in prima persona non posso parlare con dati alla mano, ma delle considerazioni posso farle anche io! E non sai quante opportunità sono sfumate proprio per questo modo di pensare … per questo attribuire sempre la colpa agli altri, la colpa a chi non compra, a chi non fa a chi non dice! Nella paura di osare, di tentare di cercare diverse strade, alla fine si è rimasti a piedi!
    Se tutte le strade sono ormai battute e considerate inutili, certo che il peso e le responsabilità a qualcuno vanno anche date!E l’anello più debole è sempre l’ultimo: lo scrittore, colui che offre un prodotto! È lui che legge e che deve comprare. Se la piccola editoria va male è per colpa sua che non sfoglia gli elenchi dei libri delle piccole case editrici!
    Ecco … io vado contro questo modo di pensare! Non mi piace attribuire la colpa a un versante solo! Ci sono scrittori medi, piccoli, grandi, come vuoi, che sono persone stupende e leggono e comprano e si sponsorizzano e altre no! Idem per gli editori, idem per gli agenti letterari! Ora bisogna vedere qual è la maggioranza e chi nel versante giusto dialogare, confrontarsi, e trovare soluzioni insieme.
    Sul dire i nomi … vige una regola? Ho forse firmato qualcosa?O_O

    Comunque aspetto ancora il chiarimento e la risposta alla mia domanda! Leggerò quando tornerò qui…domani però!:)

    ps.. adesso si parla dello scrittore medio che non legge e che pretende di fare lo scrittore senza leggere? Non si stava parlando della crisi editoriale e degli scrittori che pretendono pretendono pretendono senza comprare i libri di quella casa editrice ? O_O
    Mah…forse sbaglio… ma se si toglie il lettore, scrittori ed editori perdono senso!

  • Reply

    Cioè, è ridicolo. Se stiamo parlando dello SCRITTORE che non legge (e pretende di fare lo scrittore senza leggere) perché dobbiamo tirare in ballo il lettore medio?
    Il decentramento delle discussioni è senza senso.

  • Reply

    Io non ti seguo più, Silvia. Mi dici che non conosci l’editoria e poi mi parli delle tendenze degli editori e dei loro comportamenti… deciditi 😀
    Per quel che riguarda i nomi: francamente mi viene voglia di chiudere qui il discorso. Ma tanta, eh, perché in questo blog – sito e forum – vige la politica del fare i nomi, sempre e comunque.

  • Silvia
    Reply

    Oddio…non ho tempo e pazienza di fare copia e incolla di tutto quello scritto finora per replicare ogni punto! Faccio un discorso in generale di quanto si è detto cercando di cogliere i punti focali! Ma a quanto pare forse non mi sono spiegata! Perché leggo certe risposte e poi il contrario delle stesse!
    Dici di non puntare il dito sugli scrittori, ma poi mi parli di scrittore medio che non compra, di editori che non parlano per timore che lo scrittore si arrabbi. Tutti vogliono sentirsi dire quello che vogliono!Scrittori ed editori! Ma naturalmente sono solo gli scrittori che si arroccano, mentre gli editori no! Però non punti il dito soprattutto contro gli scrittori! La crisi c’è solo quando fa comodo perché il cinema è fiorente (le classiche medie a mio avviso stupide, perché se ad esempio – e qui invento – si calcola che in media l’italiano va al ristornate e volte alla settimana, nessuno pensa che forse c’è chi ci va tutti i giorni e chi mai! e il fatto che si scarichi dovrebbe far pensare non solo a un fatto di moda e di furbizia, ma anche a un fatto economico! Scaricare non costa!), altri settori sono fiorenti … allora? L’italiano non legge! Ah, no…dimenticavo non è l’italiano che non legge è lo scrittore medio che non compra! Perché giustamente il peso e la colpa economica delle case editrici è sullo scrittore! Il lettore … non esiste il lettore comune, medio o come vuoi chiamarlo! Perché giustamente chi compra libri deve per forze scrivere e deve essere per forza uno scrittore!
    Dici di aver spiegato mille volte, cosa? Non mi hai risposto! Hai semplicemente detto che visitando i siti di editori free rimani folgorata! Io ho chiesto un’altra cosa! Non ho chiesto quale sarebbe la tua soluzione per uscire dal problema-crisi (che forse esiste solo quando fa comodo a questo punto, o vale solo per gli scrittori-acquirenti?) e il fondo della polemica!
    Oppure in ultima analisi, a stringere, la colpa della crisi dell’editoria è dello scrittore?

    Ps.: Sui nomi, non ne faccio! Come si dice … “si dice la colpa ma non il colpevole” … Tu trovi grafiche stupende, io no! Qualcuno si salva, altri no! Sulla sviolinatura di Cento colpi di Spazzola, l’ho detto … è avvenuta in questo incontro-congresso! Sui titoli di questi libri, non saprei dirti i nomi perché non me li ricordo!Di certo non erano nomi importati a livello di Mondadori. 😉

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    dai che da qui a 120 ancora ce ne vuole 🙂

  • Reply

    “Se vi lamentate per le scarse vendite, un motivo ci sarà e non credo che sia tutto amputabile allo scrittore! Per la pubblicità, non esiste solo la televisione! Esistono i giornali, i quotidiani, le radio, altre realtà locali.”
    Le radio sono sfruttate, un’inserzione su una testata nazionale costa migliaia e migliaia di euro e ha riscontri bassissimi e poco efficaci, non si possono pagare i giornalisti per pubblicizzare un libro, le realtà locali sono sfruttate: presentazioni, locandine, incontri, eventi e via dicendo.

    “Si legge poco e niente, si conosce poco e niente e ora c’è anche la crisi economica!”
    La crisi c’è solo quando fa comodo: un biglietto del cinema 3D costa quasi più di un libro, ma il mercato cinematografico è fiorente. Così come gli introiti degli editori a pagamento. E i dati dei download dei libri dimostrano che gli italiani leggono eccome, ma il lettore medio non ha intenzione, evidentemente, di spendere 20€ a botta per i libri che trova in libreria.
    Ecco: molti libri di piccoli e medi editori vanno dai 10 ai 15€.

    “Purtroppo o si cercano vie traverse, ci si ingegna o chi è in crisi chiude! Non è colpa dell’editore? Non lo è neanche dello scrittore!”
    La colpa dello scrittore MEDIO sta nel non darsi pena di girarsi i siti dei piccoli editori, il 90% degli aspiranti e degli esordienti si limita ad aprire il sito dell’editore e ad andare nella sezione Contatti per spedire il proprio manoscritto.

    “ma certi libri pubblicati non invogliano all’acquisto neanche se te li tirano dietro! Un miglioramento di grafica-impaginazione, no?”
    Scusami, mi citi i nomi di questi editori che fanno porcate a livello grafico? La stragrande maggioranza degli editori presenti nella lista Free – che sono più di 100 – hanno linee grafiche splendide.

    “Trovo allucinante che le piccole case editrici innalzino così un libro simile!!!!! ”
    Non l’hanno MAI fatto. Mi dici i nomi dei piccoli editori che farebbero ‘sta cosa, dato che tutti i piccoli/medi editori che ho conosciuto criticano i libri di Melissa P., Moccia e Fabio Volo?

    “Se tu che non sei autrice né editrice ti sforzi per far conoscere certe realtà , perché pensi che altri non facciano altrettanto? Il web è pieno di blog, forum, siti di scrittura o che parlano di scrittura! Qualcosa non mi torna …”
    Ho detto questo? Citami il passo dove avrei detto o lasciare intendere una cosa simile.
    E’ logico che ci sono le eccezioni, ma hai notato che nei forum, siti e blog dedicati alla scrittura girano SEMPRE le stesse persone? 🙂

    “Non sei editrice, ma colpevolizzi gli scrittori come se fossi tale.”
    Ecco, questo dovrebbe far sorgere qualche dubbio sul fatto che il comportamento degli scrittori sia corretto e ineccepibile.
    Non dirmi, per favore, che “ci sono quelli che”: lo so benissimo, e loro non sono toccati da quanto sto dicendo. So perfettamente che sul mio forum ci sono persone, autori che leggono parecchi libri di esordienti e comprano regolarmente dai piccoli editori – perché il libro gli interessa, non per pietà/solidarietà/compassione; la mia critica è rivolta a tutti gli altri.

    “Che tanto gli scrittori quando gli editori sono arroccati nelle loro convinzioni e si mettono su un piedistallo! Non accettano critiche, appena ne ricevono una alzano barriere di protezione come se si trattasse di offese e non di argomenti sui quali riflettere. Tantissimi sono scrittori che si sentono arrivati o falsi modesti. Idem per gli editori!”
    Non è del tutto vero, non per la seconda categoria. Gli editori intervengono raramente perché sanno – a ragione – che qualsiasi cosa loro dicano al 90% verranno criticati. L’autore vuole sentirsi rispondere quello che vuole lui, sennò si incazza.
    Due anni di amministrazione di un forum dove convivono scrittori ed editori me l’hanno insegnato 🙂
    Però sono d’accordo sul fatto che c’è poco dialogo e ce ne sarebbe bisogno di molto di più. Specie nell’epoca di internet, dove tra forum, Facebook, siti e blog di modi per comunicare efficacemente ce ne sono a iosa.
    E’ per questo che ho spinto tanto affiché anche gli editori intervenissero, qui. Per la prima volta, oltre agli autori sono scesi in campo anche i semplici lettori e trovo che sia un’ottima occasione per cominciare ad abbattere qui pregiudizi che si sono radicati sia da una parte che dall’altra.

    “Da parte mia trovo poco costruttivo puntare il dito esclusivamente da una parte! ogni editore e ogni scrittore dovrebbe, al contrario, metter da parte il proprio orgoglio, accettare le critiche, anche dure, farne tesoro e riflettere.”
    Mai puntato il dito solo da una parte 🙂

    “Allora … è chiaro che uno scrittore non deve comprare il libro per pietà, per solidarietà, per compassione e altro. Ok. Allora … perché questa polemica? Scusami, ma a questo punto non capisco le lamentele rivolte a chi non sostiene economicamente la piccola editoria comprando i libri da questa! Se i libri che mi passano sotto gli occhi non mi colpiscono?”
    Mi viene da piangere ç___ç L’ho detto tante volte ç___ç Ci sono centinaia di editori piccoli e medi – sulla nostra lista Free ce ne sono 108.
    Io quando apro i siti di certi editori vengo folgorata. Non da tutti, logico, ma – cito il mio preferito – quando entro sul sito di Edizioni XII rimango a fissare il catalogo con gli occhi che brillano. E non è l’unico editore con cui mi succede, è la stessa cosa che mi succede quando in libreria vedo un libro che mi colpisce (l’ultimo è Fool di Christopher Moore, Elliot Edizioni :D)
    Ritengo impossibile che su tanti siti e tanti cataloghi tutti diversi nemmeno un libro colpisca 😉
    Poi, logicamente, se questo non succede amen. Ma la mia critica è rivolta a chi i siti e i cataloghi degli editori non sa nemmeno come sono fatti… al di là della sezione Contatti (rima involontaria, brutta ma inevitabile).

    Spero di essere stata chiara 🙂

  • Silvia
    Reply

    uh marò…scusate gli errori, ma quando scrivo veloce e non rileggo escono fuori degli strafalcioni orribili!!!! Sto facendo altre cose per cui mi inceppo!!!XD

  • Silvia
    Reply

    Su quello che fa la piccola editoria so poco! O meglio … vedo quel poco che mi è dato di vedere!
    Se vi lamentate per le scarse vendite, un motivo ci sarà e non credo che sia tutto amputabile allo scrittore! Per la pubblicità, non esiste solo la televisione! Esistono i giornali, i quotidiani, le radio, altre realtà locali.
    La realtà italiana è questa. Si legge poco e niente, si conosce poco e niente e ora c’è anche la crisi economica! Purtroppo o si cercano vie traverse, ci si ingegna o chi è in crisi chiude! Non è colpa dell’editore? Non lo è neanche dello scrittore!
    E poi … permettimi … ma certi libri pubblicati non invogliano all’acquisto neanche se te li tirano dietro! Un miglioramento di grafica-impaginazione, no?

    Dici che il web è sfruttatissimo … ma non è una contraddizione? Ho letto lamentele sugli esordienti che non fanno nulla e poi leggo che il web è sfruttatissimo? E non certo solo dagli editori …

    Sui “cento colpi di spazzola” … appunto! Trovo allucinante che le piccole case editrici innalzino così un libro simile!!!!! Come vedi anche tra i piccoli editori c’è la pecora nera che sviolina i grandi titoli, i best seller, i nomi famosi! E i libri sugli scaffali con certi titoli non appartenevano a grandi nomi!

    Se tu che non sei autrice né editrice ti sforzi per far conoscere certe realtà , perché pensi che altri non facciano altrettanto? Il web è pieno di blog, forum, siti di scrittura o che parlano di scrittura! Qualcosa non mi torna … Non sei editrice, ma colpevolizzi gli scrittori come se fossi tale.
    A casa mia la colpa non è mai da una parte sola!
    E sai cosa penso? Che tanto gli scrittori quando gli editori sono arroccati nelle loro convinzioni e si mettono su un piedistallo! Non accettano critiche, appena ne ricevono una alzano barriere di protezione come se si trattasse di offese e non di argomenti sui quali riflettere. Tantissimi sono scrittori che si sentono arrivati o falsi modesti. Idem per gli editori! Loro hanno le formule, le verità. Loro sanno tutto e agiscono sempre bene. Ora … se si sta qui a discutere, se ci si arrabbia, se si scrivono decine di post, articoli, ecc, qualche gap c’è. Non dico che tutti (scrittori e d editori) sono così e non voglio generalizzare, ma finora ho trovato più modestia da coloro che davvero potrebbero non averne piuttosto che da coloro che si sono affacciati da poco nel mondo dell’editoria!
    Da parte mia trovo poco costruttivo puntare il dito esclusivamente da una parte! ogni editore e ogni scrittore dovrebbe, al contrario, metter da parte il proprio orgoglio, accettare le critiche, anche dure, farne tesoro e riflettere.

    E sul comprare i libri … visto che vedo che ricorre spesso questo argomento … forse ho capito male …
    Allora … è chiaro che uno scrittore non deve comprare il libro per pietà, per solidarietà, per compassione e altro. Ok. Allora … perché questa polemica? Scusami, ma a questo punto non capisco le lamentele rivolte a chi non sostiene economicamente la piccola editoria comprando i libri da questa! Se i libri che mi passano sotto gli occhi non mi colpiscono? A parte il fatto che visto il numero delle case e editrici e visto il numero degli scrittori viene da sé che un singolo scrittore potrebbe comprare un libro da un editore e non da tutti … credo sia un po’ difficile calcolare chi compra da chi e cosa! Poi se ci sono delle statistiche, non lo so!
    Credo che affermando che non si deve comprare per solidarietà, ecc. venga a cadete tutto!
    Inizio a perdere il centro focale del discorso!
    Qual è il problema? Perché tutto quel discorso nei post ? Davvero … dopo questi ultimi commenti di risposta inizio a non comprendere più il problema!
    Gli editori lavora bene … gli scrittori non devono comprare per solidarietà ecc. … La critica è ricolta forse ad alcuni scrittori che si sentono già arrivati, per cui ne deduco che non sono la maggioranza e di conseguenza non è amputabile neanche a loro …
    Mi sono persa!

  • Reply

    @Nox: ecco, è quello che dà fastidio. Molti editori stanno rendendo disponibili i primi capitoli dei libri sui propri siti, quindi l’acquisto sul web si avvicina sempre di più a quello in libreria.
    Poi ci si lamenta anche che in libreria ci sono un sacco di ciofeche…

    Non è che devo ripetere le cose 120 volte, comunque. Basta che chi passa si legga tutta la discussione e non un pezzo.

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    @Ayame ho scritto “e di certo visto l’origine, involontariamente” proprio per quello. Per il resto,, puoi scriverlo anche 100 volte, ma se ci sono 120 persone che la pensano in un certo modo e non le hai convinte dovrai (se vorrai) farlo 120. Oppure una basta. Quando voglio un libro non mi metto a sfogliare i cataloghi come al postal market. O vado in libreria e mi lascio cogliere dall’ispirazione oppure seguo i suggerimenti e il tam-tam (come nei forum tipo Writers Dream). In entrambi i casi la dimensione dell’editore è (per me) irrilevante. Se poi finisce che il 90% dei libri che compro nei 2 modi descritti è di editori medio-grandi IO non ci posso fare niente. Comunque il 10% mi pare buono, no? Facessero tutti come me…

  • Reply

    …Scusa? Un modo per far rientrare l’EAP dalla finestra? Hai visto su che blog stai scrivendo o ti è sfuggito che è quello che negli ultimi due anni è quello che si è beccato diffide, minacce e bla bla bla dagli editori a pagamento?
    Simpatica ‘sta cosa.

    Senti, io sono stanca di ripetere le cose. Se non hai voglia di leggere i commenti precedenti non so cosa dirti: ho scritto venti volte che NON SI COMPRA DAI PICCOLI EDITORI PER PIETA’, COMPASSIONE, SOLIDARIETA’ o altro.
    Né sto parlando di comprare libri dal proprio editore per fare un piacere alla casa editrice di cui si fa parte.
    Io sto parlando di ALZARE IL CULO, GUARDARE I CATALOGHI DEI PICCOLI/MEDI EDITORI e ACQUISTARE QUELLO CHE PIACE anziché limitarsi alle sole GRANDI case.
    Sono stata chiara? Al prossimo che mi ripeterà LA STESSA cosa a cui ho risposto VENTI volte gli risponderò a pernacchie.

    @Vic_mackey: no, gli autori esordienti dei big non sono raccomandati. Sono pochissimi quelli raccomandati. E li si individua subito.

  • vic_mackey
    Reply

    personalmente leggo entrambe le cose. la grande editoria per due motivi: 1 per capire cosa mi manca per essere accettato dai sommi (a parte le raccomandazioni e le conoscenze, ma prima di scagliarmi contro le raccomandazioni e le conoscenze voglio capire se sono effettivamente in una posizione tale da poter contestare certe scelte dei GE). 2 per rubare dai miei preferiti (non per rubare in senso di plagio ma vedere come si sono districati dei professionisti in determinate situazioni). la piccola editoria l’ho acquistata e l’acquisto, devo essere sincero per la maggior parte proprio grazie alla rete e alla pubblicità che gli autori stessi si sono fatti (e la loro casa editrice). ho conosciuto persone ed autori che mi hanno incuriosito su myspace, FB e ci siamo scambiati i favori e le opinioni. ed è stato assolutamente gratificante. ahimè in libreria mi duole ammetterlo ma c’è veramente troppa poca visibilità per l’esordiente (evviva l’ebook).
    adesso anche grazie a realtà come la vostra terrò d’occhio un paio di editori che mi paiono degni di nota e che magari contatterò io stesso.
    in ultimo volevo sottolineare il problema atteggiamento. perchè secondo me è fondamentale. finchè l’esordiente è convinto di essere oscar wilde andrà poco lontano (anzi per par condicio suggerisco agli editori, free naturalmente, di iniziare una battaglia contro questa categoria). sono su questo sito da un paio di settimane e vi faccio i miei più sentiti complimenti, però è davvero zeppo di gente piena di sè che sa tutto e ne ha passate di tutte i colori uscendone vittorioso. io qua io là bla bla bla. ecco, questa categoria che credo rappresenti il 70%degli esordienti sono coloro che non leggono i grandi editori perchè i loro autori sono raccomandati e non leggono la piccola editoria perchè non ha niente da insegnargli.

  • Nox A.M. Ruit
    Reply

    non capisco bene questa polemica. Mi suona vagamente (e di certo visto l’origine, involontariamente) come un modo per fare rientrare dalla finestra l’EAP uscito dalla porta. L’editore, lo scrittore, il lettore sono mestieri diversi. Cosa c’entra essere esordiente e desiderare di essere pubblicati con l’essere costretto – per…comodo,pietà, cosa? – a comprare libri di esordienti ipso facto. Che poi cosa significa “esordiente”? Quando è uscito Dan Brown per me era un esordiente, George R.R. Martin non lo avevo mai sentito prima del “Trono di Spade”, “L’eleganza del riccio” idem, ecc.ecc. potrei andare avanti per ore. Cosa è questo discorso del “do ut des”? Boh? Non mi piace proprio. SEMMAI mi potrai dire che gli italiani leggono poco e di conseguenza (visto che è una questione di percentuali) la piccola editoria ne soffre di più.

  • Reply

    @Elys: nulla è inutile, e il passaparola è potente. Molto. Non per niente il WD in due anni ha accumulato un bel po’ di diffide, minacce, intimidazioni e altro – persino tentativi di corruzione – dagli editori a pagamento: il dire le cose chiaramente distrugge il loro illusionismo nei confronti degli autori.

    @Organotor: sì, vabbè, estrapolare i discorsi dal loro contesto è inutile.

  • Orgonator
    Reply

    Dopo che sul nostro forum uno di una casa editrice ha minacciato che se diciamo qualcosa che non piace loro, ci depennano dalle loro liste di autori possibili ed emergenti, ormai non mi stupisco più di niente.

  • Reply

    Comunque, tralasciando il discorso editori/esordienti, e trattando quello degli editori a pagamento, sono d’accordo con chi decide di non recensire i romanzi editi in questo modo e nel nostro piccolo lo stiamo facendo anche noi di GoodMorning. Non serve a niente, ma almeno ci si prova a scoraggiare!

  • Reply

    C’è un “non” di troppo -.-‘

  • Reply

    “E quanti corsi, stage, ecc. si pagano con l’utopia di un lavoro?”

    Ti dirò, Silvia, io sono sposata e disoccupata. Mio marito fortunatamente lavora, ma io non vado certo a spendere soldi in costosi master… che il più delle volte fanno la stessa cosa che fa l’EAP: prende i soldi.Se ho bisogno di lavorare io piuttosto vado a lavare le scale nei condomini.

    Ma qui si stava parlando della tendenza di alcuni aspiranti pubblicati di leggere solo i big. Perché leggere un esordiente è pericoloso: potresti ritrovarti in mano una “crosta”.
    Questo critica Ayame nel suo post.

    Tanto che – con questo discorso – passano quasi sotto silenzio libri invece validissimi, perché non è che se uno è esordiente, vuol dire che non una mattina si è svegiato, ha deciso di voler fare lo scrittore e ha subito trovato la piccola free che lo ha pubblicato. Di solito gli esordienti hanno migliaia di pagine scritte, e decine di migliaia di pagine lette.

  • Reply

    @Silvia: “quattro gatti di scrittori esordienti” sono quattro milioni e passa di Italiani. Altro che quattro gatti… puntare al lettore medio è francamente impossibile e viene già fatto di tutto dagli editori free (ma che, pensi che sborsino di tasca loro 10’000€ e poi stiano a guardare il soffitto?); purtroppo anche a causa dell’editoria a pagamento entrare in libreria è impossibile.
    Pubblicità? Se ci fai caso, l’unica casa editrice che ha i soldi e i mezzi per arrivare alla televisione è il Gruppo Albatros, casa editrice a pagamento che però non sponsorizza i libri già pubblicati (migliaia e migliaia): chiede agli autori di mandare i manoscritti. Qui un approfondimento.
    I mezzi che ci sono vengono sfruttati tutti. Il web è sfruttatissimo, non c’è nessun “perché” da chiedersi: le case editrici piccole si trovano solo se si cercano, c’è poco da fare, o ci si imbatte in loro per caso.

    Scusami, Silvia, ma “Cento colpi di spazzola” e i vari titoli “porno” che citi non sono editi da piccoli editori. Tutt’altro.

    “Invece di ascoltarvi … di criticarvi a vicenda, provate ad ascoltare quei lettori potenziali che sono al di fuori del vostri circolo!”
    Ma scusami, se non è chi è dentro al circolo a far conoscere la realtà in cui si trova immerso chi lo deve fare? Pensi che io non mi sbatta per far conoscere libri e autori di piccole realtà? E non sono né un’autrice né un’editrice!
    Il problema, Silvia, è che nemmeno chi è dentro fa qualcosa. Se non si raggiunge nemmeno chi c’è immerso, nel circolo, come si arriva a chi è fuori?
    E no, non sto parlando degli editori – che si sbattono spendendo capitali – ma degli autori.

    @L’altra Silvia: eh no, perché se non hai i soldi per aprire un salone di parrucchiera non vai a chiedere contributi ai fornitori di shampoo e accessori.

    @Elys: riformare il sistema editoriale italiano? Magari. Io ci sto provando, nel mio piccolo, ma c’è bisogno della collaborazione di tutti quanti.

  • Reply

    Carlotta il mio discorso è generale e non sono scesa nel dettaglio, però visto che ci sei andata, amplio il discorso. Mai negato che in Italia scrivono tutti e non legge nessuno, o pochi. Ho collaborato per qualche tempo con una casa editrice alla valutazione dei testi e ti dico che quelli che mi sono capitati tra le mani li ho bocciati tutti. Sgrammaticati, storie ridicole e semanticamente confusi. Io sostengo semplicemente che bisogna incentivare alla lettura di buoni libri in generale e questi buoni libri stanno ovunque, sia nella piccola, che nella media e grande editoria. Non vivo in un piccolo mondo, casomai sono quelli che sostengono che se i piccoli editori stanno in crisi è perchè gli scrittori non comprano i loro llibri, ci vivono. Mi allineo perfettamente al pensiero di Silvia. Bisognerebbe riformare tutto il sistema italiano e io lo allineerei a quello americano dove se non hai un agente letterario che ti rappresenti non arrivi neanche a bussare all’editore. Ci sarebbe una grossa scrematura e gli editori avrebbero il lavoro di selezione notevolmente facilitato.

    Nijji reputo anche io un po’ strano che non si vogliano acquistare i libri, almeno uno, dell’editore dal quale aspiriamo di essere pubblicati. Ma se non lavori non puoi permetterti di comprare i romanzi di tutti gli editori al quale spedisci. Ciò non toglie che prima di inviare occorre informarsi. Io magari ho spesso sfruttato l’occasione delle fiere e ho comprato libri di esordienti e di editori che mi piacevano in tutto e per tutto.

    Ayame devo aver frainteso allora quanto scritto in entrambi i tuoi post. Io non fornisco consigli e neanche pretendo di dire agli altri come fare il loro lavoro, ho solo espresso come la penso in proposito. Poi se un giorno dovessi averne la possibilità l’aprirei una casa editrice e farei esattamente quanto sostengo. Non è che sono una pazza che parla tanto per dare fiato alla bocca. Io mi unirei ad altre realtà. In passato ho gestito con alcuni amici una fanzine e avevamo creato un circuito di sostegno reciproco che ci ha permesso di farci conoscere e apprezzare e di sostenere le spese. Quindi in linea di massima so cosa dico.
    E’ vero che esistono esordienti pieni di sè ma ripeto la legge dell’economia non perdona. E in un periodo di crisi come dice Silvia che quoto in tutto (tranne sull’editoria a pagamento) è inevitabile che a farne le spese siano i più deboli.

  • Silvia
    Reply

    E aggiungo…non dico che sia giusto pagare. Questa è una considerazione che faccio alla luce della situazione italiana e del particolare periodo che si sta attraversando!
    Se le case editrici non riesco a reggere (avendo però fatto tutto il possibile per restare in piedi), credo che uno scrittore sarebbe disposto anche a pagare una cifra modesta per vedere un suo lavoro pubblicato!

  • Reply

    Che dire. La verità è che tutti vogliono scrivere leggendo il meno possibile. Per come la vedo io lo scrittore si forma nei primi 15/18 anni di vita in base a quanto e a cosa legge (ovviamente da quando impara a leggere), dopo è solo affinamento, orientamento… quindi editore piccolo o grande importa poco. Secondariamente credo che non ci sia nulla di particolarmente strano nell’ inviare i propri manoscritti “a raffica” personalmente NON ho agito così ma il problema me lo sono posto anche perchè chiarezza in questo senso ce n’ è poca e quella poca è inflazionata dalle leggende metropolitane del “passaparola” e spesso l’ editoria a pagamento, erroneamente, viene vista come l’ ultima spiaggia per darsi una chance. Io ho avuto fortuna e la mia prima esperienza editoriale sarà con una piccolissima casa editrice che non mi chiede un euro ma so già che sulla distribuzione sarà una lotta al coltello… Tornando all’ argomento del thread, dicevo non credo che sia disdicevole inviare il proprio lavoro ad una casa editrice che non abbiamo nemmeno letto in fondo quando si entra nel’ ottica di pubblicare, pare brutto dirlo ma di fatto si decide di trattare il proprio lavoro letterario come un prodotto da vendere. Ed in quella dimensione credo che sia da una parte che dall’ altra ci sia poco da discutere: un prodotto o è buono non lo è.

  • Reply

    Torno per parlare della mia personale esperienza. Tempo fa, insieme ad alcuni amici, abbiamo deciso di pubblicare un libro da vendere per beneficenza. Ovviamente , considerata la necessità di pubblicare “a tutti i costi” abbiamo accettato la proposta di una di queste case editrici “a pagamento”. Risultato? Ci siamo dovuti occupare noi della promozione e distribuzione del libro, abbiamo dovuto evitare di darlo alle librerie preferendo comprare noi le copie per distribuirle perchè il margine di guadagno (e quindi la cifra che sarebbe andata in beneficenza) variava di ben 50 a 1 (se avessimo promosso la vendita in libreria avremmo ricavato da ogni libro – per contratto – 10 centesimi a copia . Distribuendolo personalmente il nostro guadagno era di 5 euro a copia) Abbiamo cercato di organizzare delle presentazioni e degli eventi che la casa editrice non ha supportato..
    Insomma, abbiamo pagato e non abbiamo ricevuto un servizio che ci aspettavamo dalla casa editrice (altrimenti ci saremmo rivolti a una tipografia).
    Detto questo, non credo che i piccoli autori e gli esordienti abbiano l’obbligo di comprare libri di altri esordienti editi da piccole case editrici, ma di sicuro una sorta di dovere morale… E poi, ragazzi, sarebbe bello se almeno fra di noi ci si aiutasse per il gusto di farlo, invece di essere in continuo antagonismo , sempre a cercare di “farci le scarpe”..

  • Silvia
    Reply

    @Vale: E quanti corsi, stage, ecc. si pagano con l’utopia di un lavoro?
    Se la casa editrice è seria ed è piccola, tale da non potersi permettere una buona spinta del prodotto, io non ci troverei nulla di sconveniente se chiedesse un iniziale piccolo contributo economico. Tale contributo potrebbe essere restituito e magari metterlo come opzione solo per il primo libro.
    Le case editrici a pagamento fanno pagare, pubblicano poche copie (e la maggioranza le danno allo scrittore), non distribuiscono e non vendono!si reggono sulle truffe! Allo scrittore non viene niente!

  • Silvia
    Reply

    Scusa … parlo da ignorante… ci sono cattivi agenti letterari, ma anche buoni! Allora mi dico…voi che avete a che fare con queste persone, perché non affidarvi per la proposta di validi testi a persone degne di considerazione! Si crea, in tal modo, una rete di fiducia per cui chi vale farà strada! Non si può eliminare il marcio. È utopico! Ci saranno sempre cattivi scrittori, cattivi editori e cattivi agenti! Ma le case editrici non a pagamento (anche se per certe realtà il pagare non la vedo una cosa così allucinante), avrebbero persone che proporrebbero loro libri adatti alla polo politica, magari già con l’editing, e buoni! Voi non vedreste catapultarsi sulla scrivania montagne di manoscritti inutili, magari scritti male e fuori dalla vostra linea. Anche se… in un periodo di crisi … se io avessi una casa editrice … cercherei di prendere più lettori possibili, quindi non definirei confini troppo rigidi!

    Sulla provocazione (perché tale era) del fatto che se lo scrittore deve fare tutto da sé è meglio che si autopubblica, era ricolta proprio alle lamentele che leggo dell’editoria FREE! Trovo assurdo colpevolizzare lo scrittore che non compra (non so fino a che punto sia vero, visto quello che vedo e leggo in giro) i libri di una casa editrice piccola, che pretende senza fare nulla, che non si sponsorizza tra gli amici ecc., sia perché questo già lo fanno e secondo perché la sponsorizzazione dovrebbe essere mansione della casa editrice o comune di collaboratori associati ad essa!

    Perché devono essere sempre gli editori a scegliere la strada più difficile? A parte il fatto che non è la strada più difficile … potrebbe essere una opzione per superare una crisi! Secondo perché è compito dell’editore! Scusa…ma mi chiarisci qual è il compito dell’editore? Una casa editrice è come un’azienda! Non è interesse del datore far in modo che non fallisca l’azienda? Se poi alla casa editrice non importa, vuole imputarsi su queste beghe, fare questi tira e molla con gli scrittori che pubblica … che non si lamenti e chiuda se va male! Se io avessi un’azienda farei di tutto per farla stare in piedi!
    Ma poi … ci risiamo … puntate al lettore comune! Puntate a quello che non vi conosce, non ai quattro gatti di scrittori che vedo pubblicati! Non sono gli scrittori esordienti che possono mantenere le piccole case editrici! E assicuro che, almeno quelli che ho avuto modo di conoscere o quasi, già comprano i libri degli esordienti! Il problema non è tanto lo scrittore che non compra…è il lettore comune che non vi conosce!!!!!!! Non dovete aspettare che il lettore capiti per sbaglio nel vostro chiuso circolo! Siete voi che dovete entrare nel loro mondo! Pubblicità! Pubblicità!!!!!!! Non è un detto che la pubblicità è l’anima del commercio!!!!!!!
    Dici che le cose che ho detto si fanno già … a me non sembra! Perché io, lettrice comune, non conoscerei la minima parte delle vostre realtà se non mi fossi un po’ addentrata nel vostro circolo! Tradotto: se non avessi avuto amici che aspirano a questo! La stragrande maggioranza delle piccole case editrici non le conosco e non conosco la stragrande maggioranza degli esordienti! E se non avessi avuto questi amici, neanche avrei saputo che esisteva la piccola editoria! Domandati il perché!
    Io non mi sento presa in mezzo! Esprimo l’opinione di una lettrice al di fuori della parti! A destra e a sinistra non leggo che le stesse lagnanze, le stesse critiche, le stesse cose! Invece di ascoltarvi … di criticarvi a vicenda, provate ad ascoltare quei lettori potenziali che sono al di fuori del vostri circolo!
    Esprimo un’opinione! Faccio polemica, perché certe cose mi irritano! Mi irrita questa realtà italiana!
    E tanto per dire … una volta sono andata alla fiera del libro a Roma. Mi sono addentrata per curiosità, in una sorta di congresso di piccoli editori. Lì avrebbero dovuto parlare della piccola editoria e dei problemi della piccola editoria. Sai cosa hanno avuto il coraggio di dire? Che il capolavoro italiano, il libro che rappresentava la narrativa italiana era CENTO COLPI DI SPAZZOLA! Sentito questo, mi sono alzata e me ne sono andata! Come si può puntare il dito contro l’esordiente che compra il best seller, se la piccola editoria stessa considera un capolavoro italiano un simile obbrobrio? E vogliamo parlare dei titoli pubblicati da alcune piccole case editrici? “Stenditi qua”… “toccami là”… Però… devo dire che almeno, per vendere, tentano la via del sesso!

  • Reply

    Aggiungo anche: se gli editori rispondono a “perché non mi pubblicano” vi lamentate che ci lamentiamo del fatto che non leggete (e gente, si vede eh. Basta vedere la differenza con gli autori validi). Se non rispondiamo ci si accusa di stare nella nostra torre d’avorio a tirarcela come i dannati (eddeche?).
    Gli autori bravi con cui ho parlato leggono. leggono tantissimo, di tutto. Alcuni leggono anche le peggio porcate e riescono a tirarci fuori delle robe utili.
    Tutto qui.

  • Reply

    @Vale: non sbagli. E’ il mio cavallo di battaglia, quel paragone 🙂

  • Reply

    Ma non esiste uno 0,000…01% di editoria a pagamento che ti fa guadagnare!
    Come diceva Ayame da qualche parte (correggimi se sbaglio) l’editoria a pagamento è come se io mi facessi assumere da una ditta e versassi a loro mille euro al mese, per quanto tempo? Finché loro mi assicurano che “andrò in positivo”? Guarda che gli EAP fanno benissimo il loro lavoro: il loro lavoro è prendere soldi dagli sprovveduti. Il resto, l’editing, la promozione, la vendita, non è affar loro.

  • Reply

    …Per una volta che l’argomento, in questo blog, NON è l’editoria a pagamento voi me la tirate fuori? XD

    L’argomento in questione è un altro e, per certi versi, più importante 😉

  • Reply

    Dipende il proprio obbiettivo qual è: se si vuole solo essere pubblicati credo che non si abbiano neanche problema a pagare: dopo 10/20/30 ‘no grazie’ la possbilità di pubblicare e vedere il proprio nome scritto su un libro fa gola, anche se si paga, il pensiero che forse si è dei cani a scrivere non passa neanche per l’anticamera del cervello…
    NON dico che è GIUSTO pagare per essere pubblicati (a questo punto preferisco l’autopubblicazione) dico che molti parlano e basta così come mandano i loro manoscritti.

    C’è una mancanza d’informazione di base: si vuole solo essere pubblicato, come, dove e perchè non conta…

  • Reply

    @Silvia: pagare per pubblicare sarebbe come dare uno stipendio al proprio capo.

  • Silvia
    Reply

    Vale, appunto! Il problema dell’editoria a pagamento non è il fatto che fa pagare una cifra per la pubblicazione: nel mio modo di vedere potrebbe essere, sotto certi aspetti, anche ragionevole.
    Il problema è che il 99, 9999999999999999…% l’editoria a pagamento opera una truffa! Paghi e non hai niente!!!!!!

  • Reply

    @Silvia: agente letterario? L’agenzia letteraria, in Italia, serve ben a poco. Ci sono pochissime agenzie letterarie serie, le altre ti spillano i soldi per la scheda di lettura o, qualora la facessero gratis, vogliono che paghi l’editing prima di proporre il libro agli editori (quasi sempre a pagamento).
    Poi, scusa la domanda, ma sai come funziona l’editoria, sia quella free che quella a pagamento? Per la seconda ti rimando qui e qui, e ti invito a passare di qui tra un mesetto dove troverai un ebook-inchiesta (gratuito) dove sviscero adeguatamente l’argomento.
    Per l’editoria FREE, la descrizione fatta da te (“se io, esordiente, devo pagare per farmi leggere il manoscritto, pagare attraverso l’acquisto di libri per sostenere la piccola casa editrice che mi ha pubblicato, sponsorizzare il mio prodotto (magari anche confezionato male), vendere il mio libro e magari tentare di vendere il libro altrui”) non coincide minimamente. Quella da te descritta è l’editoria a pagamento – non tutta, solo il 99,9%.
    Quella free investe denaro sonante di SUA TASCA e fa di tutto per far guadagnare l’autore – e sé stessa.

    Tutti puntano in alto, e infatti tutti – oltre ai piccoli e medi editori – inviano il proprio manoscritto anche ai big, su questo non ci piove.

    “Ho letto di unione tra piccole case editrici…perché non prenderla in considerazione? Ci si può aiutare senza che venga compromessa le realtà delle singole case editrici! Problemi di distribuzione? Scambiatevi i libri! Scambiatevi favori, incontri, realizzate incontri culturali … amalgamatevi ad altre realtà artistiche … non so … non sono del mestiere”

    Per la prima parte rimando a una mia risposta di cui sopra: perché devono sempre essere gli editori a scegliere la via più difficile e gli autori (aspiranti ed esordienti) devono solo farsi i loro comodi? Guarda che io non sto parlando di acquisti fatti per pietà, compassione, solidarietà: sto parlando di farsi un giro tra i siti degli editori (free, per carità, non foraggiamo gli eap!) e comprare quel che ci colpisce, anziché limitarsi ai best seller.

    La seconda cosa: non sei del mestiere. Tutte le cose che hai elencato si fanno già 🙂

    Ultima cosa: se tu compri altri libri è logico che non sei inclusa nella categoria dei “piagnoni che comprano solo best seller”. Quindi – e mi rivolgo a tutti – non sentitevi presi in mezzo se non fate quello che viene criticato! 😀

  • Reply

    Elys, io credo che quello che hai detto sia giustissimo… non credo che il discorso sia di comprare i libri della piccola editoria come carità o per ricompensare i gentili editori che si disturbano a leggere il tuo scritto. Per carità, è verissimo che il rapporto autore – editore è un rapporto di lavoro… lo scrittore non si deve certo sentire in debito! Né deve comprare un libro che non gli interessa…
    Quello che io trovo insensato è questo: come si può essere interessati alla piccola editoria come scrittori e non come lettori?
    Purtroppo sono certa che questo non sia qualcosa che Ayame ha letto da qualche parte, ma che gli è stato detto personalmente… ed è lampante anche dall’intervento di Caym: la stragrande maggioranza degli aspiranti autori di Tanit non è un lettore di Tanit.

  • Reply

    @Elys leggi il commento di Caym. Sai quanti manoscritti arrivano in una redazione di una piccola CE? 4/5/6 al giorno. Un po’ di tempo fa ci è arrivato un mega malloppo di un libro giallo. A noi. Che pubblichiamo narrativa non di genere. Io non so quanto abbia speso questa persona per spedirci il libro, ma avrebbe speso meno a guardare il sito, a passare da noi in una fiera a sfogliarsi i libri. Se vuoi pubblicare devi sapere con chi lavori, devi metterti allo stesso piano di un collaboratore. Tu collaboreresti con una società che non sai come lavora, che non sai quali prodotti vende? Inoltre la maggior parte dei manoscritti che arrivano denotano una mancanza di spessore proprio dovuta al fatto che secondo me leggono poco e solo robe “premasticata” come tanta (ma non tutta) della roba che si trova in libreria. Comprare libri di piccoli editori ti mette davanti a cose che nelle grandi non troverai mai.
    Poi, volete vivere nel vostro piccolo mondo. Va benissimo. Non è un problema e nessuno deve permettersi di giudicarvi per questo. Ma evitate di pretendere la pubblicazione.

  • Reply

    Silvia, l’editoria a pagamento NON fa guadagnare lo scrittore. Anzi, lo fa spendere.

  • Silvia
    Reply

    evito la spiegazione dei giri che mi hanno condotta qui … non ho letto tutti i commenti e tutto quanto ho trovato scritto nei vari passaparola, ma vista la libertà di parola e di espressione, apro bocca e dico la mia! Avviso anch’io che è un commento polemico e molto polemico!
    È il tipico caso del “guardo al pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel mio”! come gli scrittori si lamentano dell’editoria a pagamento, non faccio altro che leggere editori che si lamentano degli esordienti! Critiche sì…ma autocritiche, mai? Non leggo mai una sana autocritica, un sano scambio di opinioni tra editori e tra editori-scrittori! Sempre la solita guerra tra poveri!
    Premettendo che io non sono contro l’editoria a pagamento, se questa lavora bene e fa pubblicare e guadagnare lo scrittore, se offre un giusto servizio a un giusto prezzo! Il marcio è nella truffa! Si paga per non ottenere nulla!
    Il mio è il commento di una lettrice comune, che non è né scrittrice (purtroppo) né editore (purtroppo), per cui mi ritengo abbastanza al di sopra della parti! Tralascio le critiche agli scrittori esordienti, vostro che sono state già sufficientemente fatte e rispondo a questi ultimi “pensieri” espressi dagli editori.
    Perché voi editori non la smettere di piangervi addosso, di sfogare le vostre frustrazioni su chi dovrebbe portarvi guadagno? Scusate, ma…se io, esordiente, devo pagare per farmi leggere il manoscritto, pagare attraverso l’acquisto di libri per sostenere la piccola casa editrice che mi ha pubblicato, sponsorizzare il mio prodotto (magari anche confezionato male), vendere il mio libro e magari tentare di vendere il libro altrui…Non mi conviene andare in una tipografia, realizzare il libro come voglio io, secondo i miei gusti e rivenderlo attraverso i miei canali? A questo punto, se le competenze altrui devo sobbarcarmele io, che convenienza c’è a rivolgersi ad un editore?Almeno perdite e guadagno saranno miei! Non dico che gli scrittori non devono sostenere la piccola editoria, ma ci sono dei ruoli! Ognuno ha un compito e compito dello scrittore non dovrebbe essere quello di vendere! Va bene la collaborazione. Ma non si può addossare la responsabilità di scarse vendite tutte agli scrittori.
    Che gli scrittori siano, poi, egocentrici e narcisisti è risaputo! Non sarebbero scrittori! Molti sono superbi e pensano che tutto gli è dovuto. Ma è anche vero che ci sono scrittori che si rimboccano le maniche e fanno tutto quello che c’è da fare, tutto il possibile per far sì che il loro libro vada bene, anche sponsorizzare e recensire altri libri! Ovunque vada sono piena di spam… quando incontri un esordiente sulla tua strada hai con lui anche tutta una pubblicità martellante sulle proprie opere! O forse sono io che incontro tutti questi scrittori in erba che farebbero carte false per vendere e sponsorizzare io propri libri? Sui blog di scrittori esordienti e meno, non vedo che inviti all’acquisto di libri delle piccole case editrici…si fondano forum, blog, siti, pagine fac book ecc. …si indicono concorsi, gare, ecc…Fanno ti tutto per spingersi e spingere! Se questa non è pubblicità e sforzo…non so come altro chiamarla!Certo…hanno i loro mezzi…ma al resto non dovrebbero pensarci loro!
    Sul fatto che molti o i più (questo non lo so non essendo editore) vorrebbero vedere le loro opere tradotte in mille lingue, vorrebbero già essere famosi, può dar fastidio e innervosire. Putroppo ci sono. Ma… primo: se fossero tutti così superbi punterebbero in alto!perchè scegliere una modesta casa editrice misconosciuta quando potrebbero puntare, che so, alla Mondadori? Senza contare che tutti hanno dei progetti alti! Oppure se a uno di voi venisse proposto di lavorare dentro una casa editrice di fama internazionale , gli girereste le spalle per restare dove siete? Suvvia! Tutti, scrittori ed editori, puntano al guadagno, alla fama e a un certo prestigio! Gli scrittori servono a voi editori tanto quanto gli editori servono agli scrittori! Per cui evitate di farvi santi e di demonizzare l’esordiente!
    Altro aspetto. Il fantomatico best seller! Allora…io, modesta, comune e italiana lettrice quando compro un libro non guardo alla casa editrice! Tutti siamo d’accordo che un nome famoso attira più di un autore sconosciuto. Scontato che le grandi case editrici hanno altri mezzi per spingere il loro prodotto, hanno catene immense di distribuzione, hanno sbocchi, hanno nomi famosi eccetera eccetera. Ed è altrettanto vero che un libro famoso è più facile che venga acquistato rispetto ad un altro. Ci sono le mode e c’è una cultura italiana poco avvezza alla lettura.
    Ma, tolto questo. Quando ho voglia di comprare un libro e non ne ho uno in mente (a quel punto come sia poco importa), quando entro in una libreria o scorro tra le pagine virtuali, cosa guardo? Guardo la copertina, guardo il titolo: una copertina colorata, bella può attirare la mia attenzione più di una copertina in bianco e nero, scarna o male realizzata! Il titolo può ispirare. Poi guardo alla sintesi della trama, ovvero punto a sapere di cosa tratta, se potrebbe essere il mio genere o meno e in ultimo (o quasi), se posso leggo qualche pagina! Ci può essere amore a prima vista con un libro. Poco importa se è stato scritto da un Baricco o da Pinco Pallino. La sorte che ha fatto il famosissimo Moccia. Stando al vostro ragionamento avrei dovuto comprarlo! Aveva tutte le carte in regola. Invece, visto, preso, letto la prima e secondo pagina per curiosità e poi abbandonato!Diversa sorte per una esordiente! Vista, guardata e comprata! Ho costretto la mia amica a tornare alla fiera apposta per comprarlo!
    Quello che vedo io? A me piace il libro anche come oggetto e purtroppo noto prodotti esteticamente scadenti!Copertine che non attirano, formati discutibili, ecc. Case editrici troppo di nicchia, che non si piegano a pubblicare oltre al libro che vale, opere più commerciali.
    Mettiamo, poi, il caso in cui gli scrittori che voi editori pubblicate si comprino questo fantomatico libro al mese. Ora…quanti scrittori avete?Dieci? E una casa editrice si dovrebbe sostenere sui dieci esordienti che comprano questo libro al mese? Perché invece non puntate a trovare il modo per decifrare e carpire cosa vuole il lettore comune? È lui che dovrebbe essere la vostra fonte di guadagno!
    Non leggo mai di proposte, di coalizioni, di progetti comuni tra case editrici che condividono le stesse realtà! Migliorate il prodotto, sostenetevi a vicenda!Lo sforzo dovrebbe essere comune! Le lagnanze non servono!
    Ho letto di unione tra piccole case editrici…perché non prenderla in considerazione? Ci si può aiutare senza che venga compromessa le realtà delle singole case editrici! Problemi di distribuzione? Scambiatevi i libri! Scambiatevi favori, incontri, realizzate incontri culturali … amalgamatevi ad altre realtà artistiche … non so … non sono del mestiere … ma ingegnatevi! Gli scrittori esordienti voi seguiranno perché tutti premono affinché il proprio libro vada bene!
    E poi, non dimentichiamoci, che stiamo attraversando un periodo economicamente difficile. Le aziende chiudono, il lavoro non si trova. È logico e conseguente che trascini con sé anche il mercato dell’editoria e i piccoli sono i primi a soccombere! Non riversate sempre ogni responsabilità all’esordiente! E contate che magari non tutti sono studenti, non tutti hanno un lavoro. A voi non interessa. Ma anche a loro potrebbe non interessare che voi chiudiate : come si dice, morto un papa se ne fa un altro! Chiusa una casa editrice, se ne possono aprire dieci!Questo per dire che forse … e sottolineo forse … ci dovrebbe essere da entrambi le parti più modestia, più voglia di cambiare, voglia di crescere e di reagire. Ma finché continuerete a piangervi entrambi addosso non si arriverà a nulla. Ci sono editori capaci ed editori incapaci, scrittori capaci e volenterosi e altri inconcludenti e incapaci. Le pecore nere sono ovunque!
    E altro appunto: e una rivalutazione dell’agente letterario, no?

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    Bè, devo dire che io ultimamente apprezzo moltissimo il lavoro delle piccole case editrici… la Elliot, per dirne una. O la zero91.
    Anzi, mi spingo più in là: ho trovato lavori molto più professionali che tanti libri editi dai big. Quest’ultimo periodo.

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    Elys, di quali sciocchezze vai cianciando? Definendo una casa editrice impresa sfondi una porta aperta, con me, che sono due anni che lo ripeto senza che nessuno mi dia retta.
    Pensi forse che i piccoli editori non si diano da fare per vendere il proprio prodotto? Ma pensa un po’ sti deficienti, investono 10’000€ e passa per pubblicare un libro e non si inventano soluzioni per vendere e rientrare nelle spese! Sono proprio degli idioti, no?
    Io non ne posso più di sentire gente che PRETENDE non solo di essere servita e riverita, che ha la bocca piena di diritti da rivendicare e se ne fotte altamente di quel che succede e, oltretutto, pretende di insegnare alla gente di fare il suo mestiere.
    L’ho già detto: com’è che siete tutti prodighi di consigli – anzi, ordini – per gli altri, li trattate da coglioni e non fate voi quello che proponete? Non riesco a capire, sono tutti esperti col lavoro degli altri. Non solo: avete pure tutti la verità in tasca.

    Ed è estremamente sciocco, cara Elys, che l’esordiente voglia pubblicare e si limiti a leggere i best seller lamentandosi della crisi della piccola editoria, quando manco CONOSCE i cataloghi degli editori che elogia e stima – a parole.

    Accetti lamentele solo da chi ha tentato tutte le strade della promozione? Allora rimangiati quanto hai detto, perché qui si parla proprio di questa gente. Chi non ha voglia di darsi da fare per me manco esiste.

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    Scusate l’intromissione ma davvero non ne posso più di leggere tante sciocchezze! Dove avete letto che gli scrittori non comprano i libri della piccola editoria ma solo quelli della grande e che leggono solo i big? La crisi è generale e non mi stancherò mai di ripetere che una casa editrice è un’IMPRESA e come tale sottoposta alla legge del mercato. Non riesci a sopravvivere perché il mercato ti strozza? Allora chiudi o trovi delle soluzioni che non possono passare dal buon cuore di sconosciuti. Perché uno scrittore non può essere libero di scegliere quale caspita di libro vuole leggere? E perché la sopravvivenza dei piccoli editori deve passare necessariamente SOLO attraverso gli esordienti? Ma che sono un comitato di beneficenza? È ridicolo! Invece di guardare a trovare soluzioni reali, investendo, si passano ore e ore a lagnarsi su questi ipocriti di ragazzi/e che pretendono, pretendono, senza mai dare niente in cambio. Un qualsiasi editore non può sperare di campare solo sulle tasche degli scrittori ma deve cercare di vendere il proprio libro/prodotto a più gente possibile. È senza senso il discorso che siccome l’esordiente invia il proprio lavoro nella speranza di essere pubblicato (in generale, tralascio il talento e il resto) debba “ricompensare” la bontà infinita dell’editore acquistando i suoi titoli. Ma l’editore in questione non guadagna forse sul lavoro dell’autore?
    Accetterei lamentele solo da parte di chi ha davvero tentato di tutto per farsi strada non da quelli che vogliono avere buone vendite senza pubblicità, buone copertine, buone storie e buona distribuzione. Farcela senza queste premesse è inseguire un’utopia.
    E se gli esordienti sono individui TUTTI così ipocriti perché si apre una casa editrice e si pubblicano i loro lavori? Si fa prima a cambiare mestiere.

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    Ragazzi, dei tanti aspiranti che scrivono in redazione più dell’80% non ha nemmeno visitato il nostro sito. Finora solo uno ci ha scritto perché ha letto Nessun peccato e gli è piaciuto (ammesso che sia vero). Uno su circa duemila.
    Spediscono a chiunque, pur di essere pubblicati, sparano nel mucchio. Chi risponde è “bravo” chi dice no è “cattivo” e questo è il loro criterio.

  • Ayame
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    @Niji: in teoria è così. Io l’ho sempre vista in questo modo, il desiderio di pubblicare con un certo editore ti dovrebbe venire dopo aver visto cosa pubblica. Poi ci sono le dovute eccezioni e i tentativi di pubblicazione anche con chi non si conosce bene, ma una rosa di “papabili” che si apprezzano per catalogo/modo di lavorare ho sempre dato per scontato ci sia.
    Ma adesso mi vengono a dire che è un loro Diritto fare così, e che non hanno obblighi di nessun tipo.

    Obblighi, infatti, non ne hanno. Io lo chiamavo buon senso 😀

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    a me pare assurdo… voglio dire, io ho sempre pensato che se uno decide di affidare il proprio manoscritto ad una casa editrice, sia perché ritiene che quell’editore lavori bene. Perché gli piacciono i libri che pubblica.
    Insomma, non si ha neanche il rispetto necessario per il proprio lavoro se lo si affida ad aziende di cui non si conosce la qualità.
    Se non ti piacciono le piccole case editrici e non leggi i loro libri, allora mi aspetto che mandi il tuo manoscritto solo ai big… è troppo aspettarsi un po’ di coerenza?

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    Eppure dovrei smettere di stupirmi dell’esistenza di tanta ipocrisia, soprattutto in questo mondo. Sarò, forse, ancora troppo sognatrice.

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    Si accoda un po’ al discorso dell’aspirante scrittore che “candidamente” ammette di non aver mai letto nè acquistato un volume edito da una certa casa editrice ma poi invia il suo manoscritto in valutazione alla stessa.

    Autentici Geni del Male.

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