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Contributo richiesto dagli editori Vs. Costi reali – Il confronto


L’editore vi mangia 1600€. Ho la vostra attenzione?

C’è una maniera molto semplice di verificare se gli editori chiedono un prezzo equo quando sparano le richieste di contributo o no, e consiste nel farsi fare un preventivo da una tipografia.
Prima, però, chiariamo cosa significa la parola contributo: ciò che ciascuno dà per partecipare al raggiungimento di un fine comune (Zingarelli)
Contribuire alle spese, quindi, non significa pagare tutte le spese. E tutti gli editori parlano, appunto, di contribuire alle spese.

Partiamo con un tipo di stampa con materiali di alta qualità, ben più alta di quelli utilizzati di norma: carta patinata opaca 100 gr, copertina carta patinata 300 gr con plastificazione spessa e opaca, rilegatura in brossura. Prendiamo come carattere standard 250 pagine; questi sono i costi:

–          100 copie:  430€

–          200 copie:  750€

–          300 copie:  1059€

–          400 copie:  1349€

–          500 copie:  1699€

Prendiamo ora in considerazione un tipo di stampa con materiali standard: carta bianca 100 gr, copertina 300 gr con plastificazione lucida, rilegatura in brossura, sempre 250 pagine.

–          100 copie:  358€

–          200 copie:  604€

–          300 copie:  839€

–          400 copie:  1085€

–          500 copie:  1331€


Bene, ci siamo? A questo punto abbiamo spulciato i dati dei contributi chiesti da vari editori e calcolato la media richiesta per un libro di circa 200 pagine (quindi ancor meno di quelle da noi usate come esempio); ne è uscito che il contributo medio richiesto dagli editori a pagamento si aggira sui 2400€, cifra abbondantemente arrotondata per difetto.

Il costo reale di una tiratura di 250 copie si aggira sui 750€; il contributo richiesto dagli editori per una tiratura di 250 copie si aggira sui 2400€. E ricordiamo che si tratta di contributo, ossia del pagamento da parte dell’autore di una parte delle spese.
Abbiamo quindi una differenza di circa 1600€ tra costo reale totale e contributo: dove finiscono quei soldi? Ma soprattutto perché vengono chiesti se non vengono spesi?

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
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63 Comments
  • Reply

    […] che il costo vivo di quel volume – carta e stampa – è assai inferiore a quello di copertina (guardate qui) chiesto come contributo all’autore. E l’editore a pagamento non deve neppure […]

  • Mila
    Reply

    Sono una scrittrice alle prime armi ho inviato un racconto ad alcune case editrice. La prima che mi ha risposto mi ha fatto questa proposta:” come promesso nel fine settimana sono riuscita a leggere il suo racconto, che mi sembra, come opera prima, valida e ben studiata. La scrittura è fluida, bisognosa certo di qualche correzione, ma tutto sommato il racconto “tiene” . Non ci sono problemi per noi ad inserire il suo testo in una delle nostre collane e le proponiamo @creativity, in formato 12 x 20,. Con copertina in bicromia, personalizzata per ogni volume e codice ISBN, che rende il titolo rintracciabile ed ordinabile da chiunque, operatore di settore o privato.

    La casa editrice si occupa di un editing, poi della stampa, diffusione e promozione dei suoi libri tramite i canali specialistici che attiva, quali le librerie (distribuzione), i siti di vendita online (tutti i principali), il sito internet in cui inserisce la scheda, facebook, il blog, l’ufficio stampa in occasione della presentazione ufficiale, che organizza con biglietti di invito e locandine, l’invio ai concorsi per libri editi che richiedano opere prime, le fiere del libro ed altro.

    Il costo dell’intera operazione, comprensiva dei servizi elencati, che in realtà sono quello che conta maggiormente (tutti i tipografi sono in grado di stampare un libro), è di euro 1300 per n. 300 copie, rateizzabili fino a n. 6 rate mensili. All’autore vengono subito inviate n. 50 copie,di cui dispone come crede, la casa editrice lavora sulle altre copie e versa il 15% di diritti sul venduto. Se all’autore servissero ulteriori copie, le può acquistare col 50% di sconto sul prezzo di copertina di euro 10.

    Queste sono solo alcune informazioni, la invitiamo in sede per conoscerla, se crede, ma comunque siamo a sua disposizione per glia ltri chiarimenti ed approfondimenti, anche via mail, come per inviarle un contratto di edizione in lettura.”
    A me sembra molto costoso e purtroppo non ho soldi da buttare al vento. Vorrei ugualmente un vostro consiglio in merito. Grazie.

  • laura zilocchi
    Reply

    vorrei anch’io inviare un messaggio ai giovani che vorrebbero veder pubblicato il proprio lavoro: case editrici serie esistono ancora, anche se credo si possano contare sulle dita di una sola mano. A Reggio Emilia la Casa Editrice Diabasis non ha mai chiesto soldi, anzi. Con il primo lavoro che mi hanno pubblicato, ho firmato il contratto per una tiratura di duemila libri che hanno poi avuto una ristampa di altre 1500 copie. Così è stato per la seconda pubblicazione anche se devo dire che il guadagno per chi scrive è pochissimo ma…volete mettere la soddisfazione di poter dire: qualcuno ha creduto nel mio lavoro e non ha chiesto soldi?

  • Reply

    […] È stato dimostrato anche che il contributo spesso elevatissimo che chiedono certe case editrici non è un semplice […]

  • streetcar
    Reply

    visto che non hai fatto nomi, io ti dico chiaro e tondo cosa penserei se una proposta del genere la facessero a me.
    Appena caccio i soldi, non li vedo/sento più.

    Il fatto che sono loro a contattare me, mi suonerebbe inappellabilmente come una caccia al cliente.

    Poi vabbé, capisco che uno si senta allettato e cerchi di vedere il bicchiere mezzo pieno. Però io c’andrei coi piedi di piombo – nel senso che non muoverei un passo in quella direzione.

  • Marco
    Reply

    Lo so, anch’io in linea di massima sono contrario alle pubblicazioni a pagamento. Però, come vedo anche dai commenti precedenti, ci sono anche case editrici serie che richiedono un minimo contributo per le spese di pubblicazione. Tra l’altro, questo editore non mi ha richiesto in alcun modo di acquistare copie dopo la pubblicazione, come invece è successo ad altri. Visto il contributo che mi hanno richiesto, tutto sommato piuttosto esiguo rispetto a ciò che leggo nel tuo post, volevo solo sapere se poteva essere una cosa di cui fidarsi o meno. Grazie di nuovo.

  • Reply

    Semplice: non pubblicare a pagamento.

  • Marco
    Reply

    ciao a tutti,
    ebbene sì, mi sto imbattendo anch’io nello strano mondo dell’editoria a pagamento..
    vorrei descrivere in breve la mia situazione, perchè non riesco a capire se devo fidarmi o meno.
    Qualche settimana fa ho pubblicato la mia tesi su tesionline, pochi giorni dopo ricevo la mail di un editore interessato a pubblicarla (sinceramente non so nemmeno se abbia fatto in tempo a leggerla..).
    Mi chiede inizialmente un contributo di 800 euro per una messa in stampa di 700 copie, concedendomi un ricavo del 50% su ogni copia venduta (che metterà in vendita al prezzo di 12 euro per copia), e occupandosi lui stesso della pubblicità e della visibilità del volume.
    Dopo alcune trattative, data la mia scarsa disponibilità economica, mi propone un contributo di 250 euro e un ricavo del 40% su ogni copia venduta.
    Facendo un giro su internet, vedo che i contributi richiesti sono spesso molto elevati, questo mi indurrebbe a pubblicare la mia tesi con lui. Ma ci sono ancora due punti oscuri:
    – la rapidità con cui mi ha proposto l’offerta (non credo che sia riuscito a leggere la mia tesi);
    – la collana nella quale dovrebbe essere pubblicata mia tesi: collana che ancora non esiste (l’editore si è occupato finora di pubblicazioni cinematografiche, ma ora è interessato ad aprire una collana tecnico-scientifica, nella quale far rientrare la mia pubblicazione).
    Che fare?
    grazie in anticipo del vostro aiuto.
    Marco

  • Luca 69
    Reply

    Io francamente rifiuterei. Sono troppi soldi. Ti hanno dato un parere sul libro abbastanza dettagliato da farti capire che l’hanno letto?

  • streetcar
    Reply

    Melissa,

    questa proposta mi pare peggio di quelle di Albatros-Il filo!

    Con tutti quei soldi io andrei a farmi una crociera! Se ti rivolgi a un normale editore a pagamento – col quale non andresti comunque da nessuna parte -, puoi pagare 1000 euro e avere diritto a un centinaio di copie.

    Una proposta del genere, a mio modesto avviso… beh, te la fanno pure quei tizi col passamontagna e una pistola.

    Si vede che non hai alcuna esperienza nel settore, per cui ti sto parlando come un fratello maggiore. Gira un po’ sul web e ti renderai conto che questa proposta è assolutamente e irrevocabilmente inaccettabile.

    ps
    il contratto dura 2 anni: credi davvero di riuscire a vendere quelle 800 copie che in via del tutto ipotetica sarebbero prodotte? Perché se non le vendi, non ci sarebbe nessuna ristampa. E poi, se da esordiente riuscissi a vendere 800 copie in due anni, significa che il tuo libro è veramente buono. Quindi puoi tranquillamente trovare un editore che ti pubblichi senza che tu paghi un centesimo.

  • Melissa
    Reply

    Io ho spedito il mio manoscritto a qualche casa editrice, tipo la Fanucci, La Fabbri editore e anche ad una casa editrice per esordienti che ha valutato positivamente il mio manoscritto e mi ha proposto di pubblicare. Vorrei un consiglio o per lo meno un parere sulle condizioni:
    Il contratto è di 24 mesi, mi offrono revisione, stampa, grafica, pubblicità, promozione nelle librerie e in internet e mi chiedono un contributo di 2660 euro, però come prima tiratura fanno 800 copie, me ne regalano 40 di cui posso usufruire liberamente e le successive ristampe sono totalmente a carico dell’editore. Inoltre la percentuale sul prezzo di copertina che mi offrono è del 12%. Il manoscritto è di circa 300 pagine. Voi che ne dite?

  • Reply

    […] Ayame ci propone il confronto tra il preventivo di una normale tipografia e il contributo medio richiesto dagli editori a […]

  • streetcar
    Reply

    Grazie dell’auturio.

    Tornando agli editori, il problema resta. A mio avviso, l’unico modo per farsi un’idea se l’editore è come il tuo oppure è disonesto, riguarda l’entità del contributo.

    Anche in questo caso tuttavia, bisogna stare attenti. Infatti, con 900 euro per 500 copie è chiaro che l’editore mira a coprire i costi di stampa. Ma come fare a sapere che le copie che produrrà effettivamente saranno 500? Se ne stamperà solo 100 o meno e magari le affida all’autore, il suo sporco guadagno l’ha fatto.

    E immagino che se gli si chiedesse “posso vedere le altre 400 copie?”, ti potrebbe rispondere che non sono state ancora stampate per evitare di tenerle ad ammuffire in magazzino. Poi il tempo passa, magari il libro non va molto bene e…

    Credo infine che la scheda dettagliatissima che il tuo editore di ha mandato faccia comunque la differenza: è la prova inconfutabile del suo interesse perché ci ha speso il suo tempo. Infatti, quasi sempre quando chiedi la scheda di valutazione, ti rispondono – purtroppo con una motivazione più che legittima – che il documento è per esclusivo uso interno.

    Cmq, sono felice per te! :)

  • Luca 69
    Reply

    Non sono ancora arrivato a 1000 copie, ma mi sto avvicinando, e poi scusatemi ho sbagliato, è passato poco più di una anno dalla pubblicazione (è che il tempo vola che non me rendo neanche conto!) Ma con quel post vorrei solo dire che non tutte le case editrici che chiedono contributi sono disoneste, e che non è giusto che queste case editrici che comunque lavorano bene, siano equiparate a quelle che pubblicano di tutto e imbrogliano gli autori promettendo loro grandi successi.
    Tanti sinceri auguri anche a te, e vedrai che se la casa editrice che ti pubblicherà si darà da fare, e ti darai da fare anche tu, raggiungerai le 1000 copie vendute anche in meno di un anno, e anzi ti auguro di superare di molto il traguardo.

  • streetcar
    Reply

    Onestamente ormai pensavo fosse un’utopia trovare un editore così, anche se ci avevo sempre sperato. Ecco perché m’interessava quella tabella, perché, a seconda dell’entità del contributo, puoi dedurre se l’editore sia persona onesta come il tuo o qualcuno che vuole approfittare dell’impazienza/vanità degli esordienti per guadagnare su di loro.

    1000 copie in un anno non è molto? Io sono un esordiente totale – per dirla alla Fantozzi – e, pur avendo trovato un editore free disposto a pubblicare il mio romanzo, mi sembra impossibile che riuscirò a trovare 1000 persone disposte a comprarlo.

    Ti faccio i miei più sinceri auguri

  • Luca 69
    Reply

    Scusate la mia domanda, ma esistono editori che chiedono un contributo agli autori, ma che sono onesti? Cioè che non chiedono più soldi dell’effettivo costo di stampa, e che poi, una volta pubblicato il libro non lasciano l’autore solo ma si danno da fare per cercare di promuoverlo? Io dico di sì. Mi è stato inviato un contratto da un editore, dopo 4 mesi che gli avevo inviato il manoscritto. Mi ha mandato una scheda dettagliatissima di valutazione, racconto per racconto, dicendo cosa secondo lui non funzionava e quali erano i punti di forza. Mi ha detto subito che mi avrebbe chiesto un contributo, e mi ha inviato il preventivo della tipografia: per stampare 500 copie, 900 euro. Ho accettato vista l’ottima presenza nelle librerie locali. Mi ha organizzato 3 presentazioni in 3 librerie, ha inviato un comunicato stampa e copie omaggio a giornalisti di quotidiani locali ottenendo 2 recensioni. Mi ha supportato stampando locandine e volantini nelle presentazioni che ho organizzato io. L’editing è stato molto scrupoloso, non c’è la presenza di un solo errore in tutto il libro…insomma, io credo che anche tra le case editrici che chiedono contributi bisognerebbe fare una distinzione. L’editore tra l’altro mi ha detto subito: “io sono un piccolo editore, e sono costretto a chiederti un contributo stampa, anche se spero di poter abbandonare presto questa politica. Se vuoi puoi rivolgerti a una casa editrice che non chiede contributi, sono sicuro che qualcuno disposto a pubblicarti prima o poi lo troverai”. Ditemi se non è onestà questa? Non voglio dire il nome di questa casa editrice, perché ho paura che poi venga inserita tra le case editrici a pagamento, come effettivamente per ora è, ma vederla inserita nella stessa lista in cui ci sono case editrici disoneste che conosciamo bene, francamente mi dispiacerebbe. Io non mi vergogno di aver pubblicato con loro. Anche perchè sono quasi arrivato a quota 1000 copie vendute dopo meno di un anno, certo non è tantissimo, ma insomma, mi posso accontentare per ora.

  • Reply

    […] da tempo, ad opera dei valenti ragazzi di Writer’s Dream, cui vi rinvio. Stanotte non trovavo la pagina della loro inchiesta, ma comunque da tempo volevo fare due conti da […]

  • Reply

    L’intervento mi trova daccordo, tanto che ho postato anche io opinioni comparabili in passato. Bisognerebbe però avere l’occasione di analizzare la questione maggiormente perché alcuni “nodi” non di rado poi si scoprono.

  • Reply

    Mi sembra vero, anche se alcune cose scritte pongano ulteriori considerazioni !

  • streetcar
    Reply

    La tabella copie/costi sopra redatta è molto interessante, però si basa su un libro di 250 pagine. Ma se per esempio il libro fosse di 500 pagine? Non penso che raddoppiando il costo di stampa verrebbe fuori una cifra realistica, se non altro per la copertina. Quindi penso sarebbe utile disporre di un’altra tabella riferita a un libro di magari 500 pagine, in modo da permettere a ogni autore – tramite proporzioni – farsi un’idea precisa del costo di stampa del proprio testo. Poi sarebbe interessante conoscere il formato della pagina (suppongo sia A5, ma chiedo conferma). Sarebbe un servizio in linea con l’intelligente e utile campagna informativa che state portando avanti. Grazie.

  • Reply

    Purtroppo molti così detti editori italiani, altro non sono che imprenditori con una tipografia che più o meno si improvvisano editori… In realtà comunque molti di loro sono solo gente che, in mezzo alla crisi dell’editoria italiana (a cui anche contribuisce Internet e il web), cercano di sbarcare il lunario. Meglio una vera tipografia.

  • Stefano51
    Reply

    Ciao a tutti. Entro in punta di piedi in questo blog (a proposito: ho provato a iscrivermi invano più volte. Quando rientro nel forum del sito dopo aver messo nickname e password, non vengo riconosciuto. Mah!..)
    Non ho più la verde età di molti di voi ma le mie sinapsi funzionano ancora bene. Scrivo per passione da sempre e solo ultimamente ho cominciato a provare con l’editoria. Ho avuto una esperienza con una casa di Firenze, mi ha invitato per telefono l’editore in persona perchè la mia opera era “piuttosto interessante” voleva conoscermi e invitarmi addirittura a pranzo. Risultato : ho speso 88 euro di frecciarossa fra andata e ritorno, per sentirmi offrire la pubblicazione in cambio dell’acquisto di 200 – 250 copie (con lo sconto del 30% sul prezzo di copertina).

    Chiedo a chi difende o comunque “legalizza” gli editori a pagamento : ma che senso ha voler entrare (a pagamento) nel mercato dell’editoria con un opera che non ha la forza di imporsi alla pubblicazione da sola? Soltanto per dire “sono scrittore” ? Piuttosto che di un editore a pagamento, questi aspiranti scrittori hanno bisogno di un bravo analista.

  • Ayame
    Reply

    Se non le vendi tu, Anna, non le venderai mai. Succede così al 99% degli autori pubblicati a pagamento.

  • anna
    Reply

    …mi infilo nella discussione perché sto per farlo….. almeno credo… ho scritto un romanzo e l’ho inviato ad un solo editore perché temo il suo utilizzo in qualche modo… questo editore, che mi appare una persona seria, mi chiede 1400 euro per la stampa di 500 copie di cui 50 saranno mie e le altre saranno distribuite da lui… a me spetterà il 40% sul venduto…. io ho ragionato in questo modo.. 50 libri venduti a 15euro rientro di 750, poi qualcun altro andrà pure venduto… e il 40% non mi sembra male visto quello che ho letto sopra…

  • Reply

    Ci sono anche editori che non prendono un soldo dall’autore ma si danno da fare lo stesso per promuovere l’opera…Chiaramente non hanno possibilità enormi ma si danno da fare eccome.

  • Reply

    Il problema non è in ciò che spendi, ma in ciò che con quella somma ti è assicurato. Spesso quegli editori si limitamo a stampare il libro e a spedirlo a qualche libreria; invece ci sarebbe bisogno di recensirlo, renderlo noto al pubblico e, con i soldi che si pagano, queste cose gli editori non te le vogliono fare; altrimenti cosa ci guadagnerebbero?

  • Reply

    L’attività di impresa è dell’editore, non dell’autore. Quindi in una situazione normale le spese e i costi (e anche i rischi di impresa) devono essere a carico del primo.

  • Ayame
    Reply

    Scusa? Da quando in qua è lo scrittore a far campare l’editore?
    Dal tuo ip ho visto che sei al lavoro; tu lo paghi, il tuo datore di lavoro? Guarda che lui ti offre un servizio, permettendoti di lavorare…
    Sta in piedi questo ragionamento? NO.

    E inoltre, vorrei sapere perché quando commentate saltate a piè pari la spiegazione del termine “contributo” … L’editore stesso, nel 90% dei casi, parla di contributo alle spese di STAMPA.

    E perché non rimborsi al tuo capo la connessione che usi per scopi non lavorativi? :p

  • Luca Vajani
    Reply

    Beh questo esempio è una pratica disonesta, però seguendo il titolo del blog fai presto a fare i conti:
    750 euro è il costo di produzione ( che comprende cosa? in che formato? quante pagine? con illustrazioni o senza? l’affermazione è un po troppo generica) ma mi smebra di capire che comunque sia solo il costo dello stampatore!
    -metti il costo di qualcuno che lo deve impaginare
    – poi ci metti il costo del personale della casa editrice che deve seguire la produzione del tuo libro
    – poi aggiungi la presentazione e le spese di distribuzione
    – poi aggiungi i costi aziendali per seguire la produzione del tuo libro, telefono, benzina,pc,corrente
    -da quello che resta togli le tasse

    2400 non mi sembra affatto un contributo eccessivo per far campare l’editore…

  • val
    Reply

    volvo dire che la tiratura era 600 copie, non 300

  • val
    Reply

    Un mio parente anni fa inviò un romanzo ad un editore. E’ di quelli a pagamento ma lui non lo sapeva, lo inviò per un concorso indetto dall’editore. Non vinse e gli arivò la proposta di pubblicarlo con contributo, perché anche se nn aveva vinto, la casa riteneva avesse le qualità. La richiesta fu di circa 4000 euro, per stampare 300 copie di cui 240 acquistate dall’autote, 60 per la promozione e 200 copie in libreria. Le copie sono arrivate in libreria e là sono rimaste. Solo 37 copie vendute, prese dalle 60 che hanno partecpato a fiere di settore.
    Ora il contratto con l’editore è scaduto, quindi ripubblicheremo su lulu o altro sito di editoria gratis (che purtroppo anni fa non esistevano). Le copie cartacee che abbiamo in casa però non ci fanno camminare….

  • Reply

    Complimenti per l’ottimo servizio reso con queste informazioni.

    Trovo veramente assurdi i commenti di chi si ostina a difendere lo schifoso modus operandi dei cialtroni… opss “editori” a pagamento…

    Unbelievable!!!

    Mi chiedo su quale pianeta abiti certa gente…

    Il mercato e le sue regole c’entrano ben poco, anzi l’editoria a pagamento droga e falsa il mercato editoriale inondandolo di pattume buono solo per il macero…! E falsa le regole della libera concorrenza, creando concorrenza sleale e finendo con il danneggiare gli editori seri e non a pagamento!

    Poi quando leggo queste “perle” qui, veramente rimango senza parole…
    ” Ok, per me non vale granchè il libro, ma se vuoi comunque pubblicarlo mi risarcisci delle spese e del tempo perso ed io lo inserisco ugualmente nella mia collana… Poi chissà “

    Infatti un editore ha tutto da guadagnare in termini di credibilità e di immagine nell’inserire nel suo catalogo un libro che “non vale granché”, purché gli siano rimborsate le spese…!!!!!

    Ma roba da matti, qui i confini della realtà sono stati superati da un pezzo… qui siamo al delirio puro….

    Se un editore vuole un rimborso, un risarcimento, un contributo è perché, come viene ammesso chiaramente nel commento che ho citato, NON CREDE nell’opera che gli viene proposta, non la reputa sufficientemente meritevole da ritenere che possa avere un adeguato riscontro di vendite per coprire tutti i costi che dovrà sostenere e che ricadono su di lui, visto che è lui l’imprenditore e non lo scrittore…!

    E se è vero, com’è vero, che il mercato editoriale è asfittico, che si vendono pochi libri e che pubblicare libri è un’attività rischiosa, come del resto ogni attività imprenditoriale, che IMPLICA il rischio, questo rischio è calcolato e ogni buon imprenditore si fa i suoi calcoli prima….
    Si tratta di verificare quali sono le proprie disponibilità economiche e predisporre i propri investimenti di conseguenza… come in OGNI attività d’impresa!

    Un imprenditore NON chiede denaro a propri operai perché non è sicuro se i prodotti che usciranno dalla sua azienda avranno successo sul mercato… anzi gli operai li DEVE pagare per il lavoro prestato.

    Se ha bisogno di finanziamenti, ci sono le banche… o al limite i contributi pubblici che vengono elargiti da Stato, Regioni e Province per determinate attività d’impresa e che a maggior ragione dovrebbero essere elargiti per le attività che hanno scopi culturali, quindi di interesse generale.

    Se un editore ritiene di non ricavare utili sufficienti a coprire tutte le spese di pubblicazione e si trova “costretto”, come lui dice, a richiedere un contributo agli autori… forse farebbe bene a cambiare mestiere”. Nessuno lo obbliga a fare l’editore!!!!

    E se uno scrittore deve soggiacere al ricatto, perché di ricatto bell’e buono si tratta, di contribuire alle spese e ai costi dell’azienda, né più né meno viene fatto ricadere su di lui il rischio imprenditoriale… di conseguenza diventa pure lui imprenditore, non è più soltanto uno scrittore, che si limita a fornire la sua prestazione intellettuale (anche questa va pagata, lo stabilisce il codice civile!), si viene a creare tra lui e l’editore un’associazione in partecipazione, che implica una ripartizione dei costi e dei ricavi EQUA e proporzionale al contributo di entrambi.
    Invece qui paga solo lo scrittore…

    Il fatto è che questi “editori” a pagamento sfruttano la smania di pubblicazione e le velleità di tanti, troppi, sedicenti scrittori… disposti a sborsare qualunque cifra pur di vedere il proprio nome stampato su un volumetto…

    Finché ci sarà gente disposta a prostituirsi per così poco gli editori a pagamento continueranno a farla da padrone!

    Meglio non pubblicare affatto, se ci si deve svilire così… o almeno ricorrere al “print on demand” se non altro è più onesto.

    Saluti

  • roberta
    Reply

    trovo questo blog molto interessante.
    io vorrei pubblicare un manuale e ho trovato due editori a pagamento, ma mi sembrano, almeno in un caso, onesti, nel senso che dicono subito quanto vogliono e visti i calcoli che ho letto qui, mi sembra che più o meno sia una cifra che corrisponde ai costi reali. Se i patti sono chiari, mi pare ovvio che sta a me -o a chiunque -accettare oppure no.
    Nel caso mio, sto aspettando un’eventuale risposta da editori free prima di decidere, anche se, volendo io fare rumore su una situazione che riguarda molte persone – il mio è un manuale di sopravvivenza a una malattia rara, non penso di essere Proust – mi chiedo quali altre alternative avrei. L’autopubblicazione? Non mi sembra molto meglio però.
    Sono grata dei consigli che qualcuno potrà darmi.
    robie

  • Reply

    Per EDO : Prima di accettare una proposta che comporta spese non indifferenti, potresti anche provare a consultare servizi di valutazione inediti gratuiti. Sono offerti da parecchi siti ( anche da questo stesso sito, se non erro ), e possono darti indicazioni rilevanti sulle “aspettative” che puoi nutrire nei confronti della tua opera. 1700 euro comunque è più o meno l’importo della cifra che di norma un editore a pagamento richiede ( centinaio in più centinaio in meno ). Il punto sta nel capire se il tuo libro ha delle potenzialità e la possibilità di essere pubblicato gratuitamente, perchè se così è, è inutile che spendi soldi quando puoi ottenere un contratto senza spese.
    Se vuoi posso fornirti alcuni contatti di agenti letterari che fanno la prima valutazione dell’opera gratuita, ma penso che per questo dovrai contattarmi in privato ( non penso che sia corretto fare pubblicità del genere qua ). il mio contatto e-mail è luca.marinelli@calamoaureo.it . In alternativa credo che anche qui in questo sito abbiano buoni consigli da darti. L’importante è a mio parere ponderare bene le scelte che si fanno, in maniera da non doversi poi pentire delle proprie decisioni…

  • Ayame
    Reply

    Per come la penso io, l’equa partecipazione alle spese non esiste. Aspettare un po’ di tempo per vedere che dicono i Free? Al limite sei sempre in tempo 😉

  • edo
    Reply

    Entro nel bel mezzo della discussione, che per chi sogna di vedere pubblicato il proprio lavoro è fondamentale. Due mesi fa’ ho inviato il mio lavoro, un romanzo, a editori free. Per errore l’ho inviato anche a un editore a pagamento. Bene, oggi tale editore con email mi ha proposto un contributo di 1760 euro sotto forma dell’acquisto di 110 copie del libro, da vendersi a 16,00 euro (pagine 350 circa). In cambio si impegna a una tiratura fino a 600 copie in caso di riscontro positivo delle vendite, a fargli pubblicità tramite comunicazione dell’uscita a vari uffici stampa, a organizzare incontri per promuoverlo, a riconoscermi l’8 per 100 su ogni vendita. Ho visto in effetti il calendario delle presentazioni della casa editrice, che contempla anche librerie come la Feltrinelli. Alla luce anche delle interessantissime tabelle dei costi che avete indicato come valutate la proposta? Un equa partecipazione alle spese o qualcosa di più?

  • Reply

    PS Il post sopra era riferito ad Ayame e Luca78

  • Reply

    Beh, questo è già un altro discorso. Ma, allora, che si metta subito la discussione su questi termini. Se si parla di boicottare quegli editori a pagamento che ti dicono ” il tuo libro è fantastico, venderà milioni di copie ” quando è evidente che dal momento in cui ti chiedono il contributo, sono sicuri che nessuna casa non a pagamento ti potrà mai contattare, allora il discorso cambia e non poco…
    Ma bisogna sempre essere attenti a far di tutta un’erba un fascio, perchè è il modo più rapido per sfociare in idealismo pericoloso. ( E non voglio fare esempi di politica ma ci sarebbe un intera macelleria da mettere sul fuoco ).
    Semplicemente, a me piace essere chiaro; lottare per quello che è giusto, si, lottare perchè tutti conoscano il vero; ma che sia almeno una verità limpida quella che si propone. Se è così, ogni iniziativa pubblicitaria è lodevole e degna di essere supportata.

  • Reply

    Ammetto di non aver letto attentamente tutti i commenti quindi mi scuso se dirò delle ovvietà.

    Si è parlato di “contributi” richiesti da “Editori a “pagamento” e di costi di stampa puri.

    Tralasciamo il costo dell’ Editor e del Grafico (giò ma poi questi libri pagati vengono curati nel’ contenuto e nella grafica? lo chiedo perchè non lo so )

    La voce più pesanti, quelle che incide di più nei costi di un libro è la distribuzione.
    Ho sentito un editore affermare che il prezzo di copertina di un libro ( al netto di iva) andrebbe ripartito così:
    50% in spese di distribiuzione (trasporto librai ecc)
    30% spese per produrre l’ oggetto libro, stampa compresa
    6-8 % diritti di autore

    Su queste basi la prima cosa che mi chiedo è:
    se pago per stampare il mio libro, questo arriva fisicamente in qualche libreria?

  • Ayame
    Reply

    Luca: riconoscerò il loro diritto a esistere e a operare quando smetteranno di mentire agli autori dicendo a emerite schifezze (e ne ho le prove) “è un romanzo meraviglioso”, non esalteranno sé stessi dandosi degli editori seri e non degli stampatori elogiando le suddette schifezze, e non cercheranno più di far passare il contributo come norma e condizione necessaria a pubblicare. Non prima :)

  • Reply

    Luca, il problema è troppo spesso questi editori fanno passare per obbligatorio il pagamento per pubblicare qualunque libro in Italia. Qualcuno tira fuori addirittura leggi (inventate) che obbligano gli autori a pagare o gli editori a chiedere soldi. Moltissimi fanno passare la loro politica commerciale (che non è illegale, ma è un “servizio”, come dici tu giustamente) come la prassi obbligata per pubblicare un libro e la gente disinformata poi ci crede. Dovrebbero invece evitarli questi comportamenti e quando qualcuno gli chiede “Chiedete un contributo all’autore?” dovrebbero rispondere semplicemente “si, lo chiediamo ed è di X euro”. Stop. Sono tutte le storielle che stanno dietro a danneggiare gli autori, così come le promesse di grande distribuzione e le clausole ambigue in molti contratti proposti, spesso mirate a far fare all’autore il lavoro della casa editrice. L’editore serio e professionale, come tutti gli imprenditori seri, fa passare le sue scelte per quello che sono, ovvero: una strategia e una scelta personale, non come la prassi dovuta per legge in tutta la penisola ( o come uno stato di costrizione da parte dell’editore, per non fallire) . La gente ha il diritto di poter scegliere se pagare o meno e che piaccia o no, di persone disinformate ce ne sono moltissime e hanno il diritto di sapere come stanno le cose. Se poi uno decide di pagare di sua iniziativa, sapendo che ci sono anche editori che non chiedono contributo, allora sono affari suoi e la transazione commerciale in quel caso diventa tutta un’altra storia.

  • Reply

    PS. Io non sono ne editore di alcun genere, ne sono pagato da editori di alcun genere, ne tantomeno ho mai pubblicato qualcosa XD
    Giusto per chiarezza

  • Reply

    Per Ayame : Cara Ayame, sono convinto quanto te che l’editore a pagamento pubblichi tutto quello che gli capita tra le mani, come sono convinto che l’editore non a pagamento pubblichi investendo sul tuo libro per guadagnare, e non certo per farti un regalo. Dico semplicemente ( e senza parlare da nessun metafisico “trono” ) e allora? è ugualmente un servizio. L’editore a pagamento fa questa politica : Io pubblico chiunque, tanto i soldi mi rientrano. Se tu vuoi essere pubblicato ma hai scritto un romanzo di qualità troppo scarsa per essere commerciale o vendere anche solo una copia, ma vuoi comunque avere la soddisfazione di vedere il tuo romanzo in una collana di una casa editrice e farti bello con i tuoi amici/parenti/vicini/clienti, io ti offro questo servizio. Dov’è l’errore etico o la malefatta in questo ragionamento? Io ti dico, se vuoi paghi, io ti inserisco nella mia collana, metto il codice isbn al libro, po’ esse che ci scappa pure una presentazione e una recenzione ( po’ esse! ) Vuoi accettare? Sei tu che hai deciso di sborzare i soldi!!! Se la tua opera è degna di merito, di certo gli editori non a pagamento ti contatteranno e non ti chiederanno il contributo… E la gente ti comprerà! Non comprerà certo il libro del filo, perchè nessuno compra il libro pubblicato a pagamento del filo!!!! Anzi, non lo trovi nemmeno in libreria… Quindi dov’è il problema? Se sei bravo pubblichi uguale, se sei bravo vendi uguale, se sei bravissimo il premio strega lo ottieni uguale!!! Il resto sono chiacchiere… Non si può paragonare l’editore a pagamento ad un qualsiasi datore di lavoro : L’editore a pagamento offre un servizio a pagamento ( e ci guadagna per questo servizio ), il datore di lavoro paga per ottenere un servizio ( e guadagna sfruttando il servizio ). Casomai l’editore non a pagamento può essere considerato come datore di lavoro, giustissimo. L’editore a pagamento va invece pensato come un tipografo che aggiunge a quel servizio anche altri piccoli servizi. Che poi i prezzi siano spropositati, quella è una cosa soggettiva. Per me sono spropositati, per te sono spropositati, per chi se lo può e se lo vuole permettere magari non lo sono…

  • xill
    Reply

    vorrei avere nominativi di case editrici non a pagamento a roma grazie
    xill

  • Ayame
    Reply

    Ma cosa stai dicendo? Da quale alta carica, da quale alto trono puoi dire “riflettete, gente, riflettete”?

    Bene, pubblicare un libro è un servizio? Ottimo. Significa che il mio datore di lavoro, facendomi lavorare, mi offre un servizio.
    Mettetevi in testa, gente, che l’editore non vi pubblica per farvi un favore, allo stesso modo per cui un datore di lavoro non vi assume per farvi contenti. Vi si assume e vi si pubblica solo ed esclusivamente se siete talentuosi, meritevoli e/o commerciali.
    Fine, mettetevi il cuore in pace e piantatela con “l’editore ti fa un servizio”. Lo stampatore, il tipografo ti fa un servizio, l’editore ti offre un lavoro. E presto avrete le prove documentate di come l’editore a pagamento pubblichi TUTTO quello che gli arriva e non legga neanche una riga del manoscritto.

    Infine, per l’obiezione che hai mosso a Luca78 ti rispondo con un mio articolo scritto il giorno di Santo Stefano, quindi più di un mese fa: I danni dell’editoria a pagamento.

  • Reply

    Per Ayame : Invece col dire ” l’editore è un imprenditore che investe su di te” Ribadisco per l’ennesima volta che sbagli. L’editore fa quello che gli pare. Se ti fa una proposta tu puoi accettarla o no, ma non è vero che l’editore deve fare una determinata cosa piuttosto che un’altra. Non è una tipografia più cara perchè pubblicare con l’editore significa entrare in una collana dell’editore; si può obbiettare che sia conveniente o meno ( e questo passi benissimo ) Ma non si può obbiettare che il servizio sia sostanzialmente diverso rispetto a quello che fornisce la tipografia. La tipografia ti stampa il libro. Punto.
    Se vuoi avere la soddisfazione di dire ” Ho pubblicato ” anche se sei uno scrittore scarso e senza successo, pubblichi con l’editore a pagamento. E’ un SERVIZIO. Ed un servizio è un servizio, non esistono servizi eticamente sbagliati, ma solo servizi che secondo qualcuno possono essere “convenienti” o “sconvenienti”.
    Non vi pare di essere sentenziosi dicendo che la decisione di una persona di farsi pagare un servizio sia una cosa addirittura “schifosa”?

    Per Luca 78 : In quale modo l’editoria a pagamento danneggerebbe chi ha talento e qualità da vendere? Scusa un attimo, se hai talento e qualità pubblichi e basta. Ed anche gratis. Di questo ne sono convinto. Persino se non hai talento puoi riuscire a pubblicare gratis. Cosa cambierebbe, allora, se non ci fossero gli editori a pagamento? Un bel niente. Ci sarebbero solo meno editori, ovvero gli stessi che adesso ci sono e pubblicano non a pagamento; non ci sarebbero più editori non a pagamento di adesso per il semplice fatto che quelli che il filo et similia sono in attivo perchè vendono l’ammissione di un libro in una loro collana. Ergo non esisterebbero, ma neanche pubblicherebbero più autori. Perchè, in fin dei conti, le richieste di libri quelle sono…

    Riflettete gente, riflettete

  • Reply

    @ Ayame
    Riguardo agli eBook in Italia abbiamo un gruppo di appassionati che hanno dato vita agli EBC eBook Club.
    Negli EBC potete trovare GRATIS tutti i consigli per pubblicare in modo autonomo un ebook.

    Se poi qualche autore vuole proprio spendere dei soldi per pubblicare un libro allora che li spenda pagando un editor e/o un grafico che aiutino ad ottenere un ebook piu professionale e piacevole.
    ( cosa che aiuta a promuovere l’ opera)

  • Reply

    Attenzione, però. Dire che “questo fenomeno è presente nel mondo della moda, dello sport e della tv” è falso: l’editore a pagamento non ti dà la notorietà, la raccomandazione/quelcheè ti dà modo di accedere al successo mediatico, perlomeno.
    Fa schifo, e tanto, ma almeno hai un ritorno di qualche tipo.

    Pagare l’editore è la stessa cosa che prendere l’inceneritore e buttare dentro 2 o 3000€.

    Infine, l’editore non offre un servizio. L’editore, non l’editore a pagamento, che è un tipografo tre volte più caro del normale.
    L’editore è un imprenditore che investe su di te, allo stesso modo in cui il tuo datore di lavoro, visionando il tuo curriculum, decide di assumerti (e pagarti) perché pensa che tu possa migliorare la sua produttività.
    E, lo ribadisco, se il proprio datore di lavoro venisse da noi, domani, e dicesse che se vogliamo continuare a lavorare con lui dobbiamo sganciare 1200€ al mese, e che se l’eventuale profitto procurato dal nostro lavoro ci darà la differenza dubito che anche una sola persona gli direbbe di sì.
    Fine, altri paralleli possono solo portare alla confusione.

    @Shinken: sì, è l’anno degli ebook, e io tifo per loro :)

  • Reply

    Il fatto che questa cosa ci sia sempre stata in tanti campi, non vuol dire che sia un bene e che bisogna accettarla passivamente…E immettere libri scadenti sul mercato (spesso è così) danneggia tutti…ma proprio tutti, soprattutto chi ha talento e qualità da vendere.

  • Reply

    E’ una cosa che tra l’altro, per concludere, non è esclusiva del mondo della scrittura. C’è sempre stata nel canto, nella moda, nella televisione, nel calcio… Insomma, è una cosa che fa parte della società capitalistica, perchè chi c’ha soldi compra quello che vuole. Ed in questa società, è giusto che sia così…
    Ma non è una cosa che allo scrittore dovrebbe preoccupare minimamente, perchè la gente brava viene scovata in ogni caso e fatta giocare/cantare/pubblicare/recitare gratis, anche se non è conosciuta; ed è in quel modo che si diventa grandi. Perciò sereni, nessuno vi sta facendo alcun torto, è la vita… E nella vita vincono i più “forti” ( e per forti intendo anche bravi ) ed i più ricchi… Come è giusto che sia

  • Reply

    Secondo me bisogna semplicemente capire, come si diceva su, che non sono le case editrici “che vendono” l’opportunità di pubblicare a sbagliare. Non si tratta di uno sbaglio etico, ne tantomeno si tratta di infrangere la legge.
    Come dicevano su, si chiama libero mercato. E giusto, per giunta, perchè se io sono scarso a scrivere e voglio pubblicare a pagamento pur di essere pubblicato da una casa editrice, spiegatemi perchè non posso farlo? Le case editrici a pagamento offrono questo servizio, propongono un regolamentare contratto e non c’è nessun motivo per il quale debbano essere criticate queste politiche del guadagno. Primo, perchè i soldi sono sempre soldi; secondo, perchè non c’è assolutamente nulla di sbagliato; anzi, è un servizio come un altro, purchè esso sia regolamentato da contratto e via discorrendo, potrebbe essere anche un buon servizio. Poi una persona è libera di accettare o no, come la casa editrice, magari, vedendo la capacità di uno scrittore è libera di inserire o meno il contributo obbligatorio da contratto.
    E se ci pensate bene, non è come stampare le copie in proprio; con la casa editrice, hai la possibilità ( anche se minima ) di metterti in gioco sul mercato, e chissà, si potrebbe scoprire che il tuo prodotto non è poi tanto schifoso come si diceva… Ma, dulcis in fundo, cosa può esserci di sbagliato in questo? Scorrettezza è dimostrata, casomai, nei casi in cui l’editore avverte solo al momento del contratto del contributo o cerca di convincere l’autore che esso è solo un aiuto per l’avvio di un’opera che potrebbe aver mercato. L’unica cosa che ci vorrebbe è un po’ di onesta intellettuale : Dire ” Ok, per me non vale granchè il libro, ma se vuoi comunque pubblicarlo mi risarcisci delle spese e del tempo perso ed io lo inserisco ugualmente nella mia collana… Poi chissà “. E’ un servizio a tutti gli effetti, è uno stratagemma imprenditoriale che, se proposto con la giusta chiarezza non ha alcunchè di sbagliato… Un modo come un altro per fare soldi, in definitiva…

    E poi… a voi che ve cambia scusate? Nessuno vi obbliga a comprare libri di bassa qualità, se volete informarvi sulle case che potrebbero pubblicare libri di scarsa qualità avete la possibilità di farlo, se volete pubblicare e siete bravi potete farlo, se volete pubblicare e non siete bravi potete fare anche quello, perchè grazie alle case editrici a contributo chiunque può pubblicare… E’ una cosa in più, non una cosa che danneggia qualcuno… Bisogna avere seri problemi di invidia per accanirsi su scemenze simili…

    Inoltre, per quanto riguarda il discorso dell’informazione, mi sembra una cosa banale… Voglio dire, se ti propongono un contributo di 2600 euri per pubblicare un libro ci sono tre strade : 1. hai soldi per quella cosa e decidi di farlo ( tua decisione, non ti obbliga nessuno ); se il tuo lavoro è davvero scandaloso e tu vuoi pubblicare ugualmente non puoi certo pretendere che l’editore ci rimetta i soldi… Ma potrebbe comunque volerti offrire il servizio, perchè in fin dei conti ciò che interessa all’editore è guadagnare 2. Decidi di aspettare le risposte delle case non a pagamento prima di scegliere 3. per te 2600 euro sono troppi e non lo fai.
    Se decidi di spendere duemilaeseicento euro per pubblicare un libro significa che ce l’hai… Non certo che hai sacrificato il pranzo e la cena dei tuoi bambini e vivrai da povero per il resto dei tuoi giorni… Tutte queste continue chiacchiere su sta cosa del contributo, sinceramente, a me me puzzano de bruciato ( per dirla alla romana ). Ok, l’editoria a pagamento c’è, cos’è che vogliamo fare, bruciare vivi uomini che hanno deciso di intraprendere questa strada perchè evidentemente c’è gente che ha deciso di usufruire del servizio?
    Sono anni che questa discussione è trita e ritrita, se fosse stato un grande fratello saremmo arrivati alla ventiquattresima edizione… Evidentemente fa ancora audience, però, sta storia, se c’è ancora gente che perde tempo a dire sempre le stesse cose, senza che niente possa cambiare.
    Se volete pubblicare qualcosa di bello, cominciate a studiare e lavorarci su.. E’ inutile piangere ( all’italiana, mi azzardo di dire ) su cose che non vanno minimamente ad intaccare quello che vuoi fare tu.

  • squ1ddy
    Reply

    Per me la cosa fondamentale è che si paga.
    Io se scrivo un romanzo, una poesia, qualsiasi cosa e desidero che venga pubblicata, vorrei che lo fosse perchè vale qualcosa.
    Mi sembra troppo facile rivolgersi a un editore a pagamento e pagare per la pubblicazione, in questo modo non conta niente la qualità dell’opera ma basta che si paghi e siamo tutti scrittori.
    Infatti nelle librerie si trova un sacco di robaccia ultimamente.

    Ovviamente spetta all’autore decidere di pagare o meno, spetta a lui avventurarsi nel mondo dell’editoria e scoprire chi fa pagare e chi no. Come ha detto Shinken: chiunque può proporre cifre, spetta a chi compra decidere.

    Però è anche vero che in questo campo c’è tanta disinformazione quindi il lavoro che sta facendo ayame lo trovo importante, appunto perchè c’è chi crede che l’editoria a pagamento sia la sola soluzione. Informare prima di tutto; prima di scegliere bisogna sapere quali sono le possibili opzioni e non tutti dicono chiaro e tondo come svolgono il loro lavoro.
    Mi sorprende sempre sapere che su 10 scrittori 8 non sanno quali case editrici sono a pagamento e quali no.
    Tra l’altro, qui si parla di belle somme perchè se devi comprare 200 copie a prezzo di copertina, devi sborsare più di 1500 euro e non sono bruscolini.
    Nessuno dice che non si può pubblicare con case editrici a pagamento ma almeno che sia chiaro che
    non sono la sola soluzione possibile.

    A parere mio comunque, se hai ricevuto tanti no da case editrici free o non, dovresti riguardare l’opera che hai scritto prima di passare a pagare pur di vederla su carta.
    Un pò di autocritica ci vorrebbe sempre.

  • Reply

    @ Tj
    L’ esempio del pacchetto di caramelle voleva solo dire questo:
    In un libero mercato chiunque può vendere merci o servizi ad cifre oneste o folli.
    È chi compera che decide se il prezzo richiesto è sensato o no.

  • Reply

    Vorrei ribadire un concetto:
    il 2010 è l’ anno dell’ editoria elettronica.
    Pubblicare un eBook non costa quasi nulla e , se il testo è valido, ha un ritorno d’immagine notevole.
    I libri di carta?
    Hanno un grande fascino indubbiamente, ma ci sono altre strade.
    Il punto è che chi esordisce deve cercare in ogni modo di farsi conoscere, e gli ebook sono un ottima via.
    Come pubblicare un ebook?
    Esistono dei club gli EBC, che possono insegnare come fare ( gratis ovviamente )
    Con un po’ di lavoro e senza spendere un centesimo potrete essere letti da migliaia di persone.

    Dite che così voi non ci guadagnate nulla?
    Perché invece a pagando per la stampa che ci guadagnate?

  • Maki
    Reply

    Non odiatemi ma…
    Offrono un servizio.
    Un servizio magnifico e karmico.
    Offrono agli scrittori rifiutati da tutti – e che si credono Dio sceso in Terra – la pubblicazione.
    Poi colui che si crede DsT capisce se è il caso di pagare o meno tutti quei soldi; se li paga è fesso lui.
    Senza offesa.
    Lo dicevo ad Ayame, ed è corretto dire chi sono questi che applicano un prezzo eccessivo, ma è anche giusto che questi spennino gli DsT che non capiscono che la loro opera fa schifo.
    E’ la legge del mercato.
    Eticamente discutibile, ma tant’è.
    Se questi non capiscono che il loro prodotto fa schifo e non vale niente, affari loro.

    Senza offesa,

    Maki

    PS: sia chiaro che è corretto che uno dica “fanno pagare troppoooo”, ma per me è anche corretto che questi mercanti siano tali.

  • Reply

    In realtà, quando si parla di ‘contributo’ sarebbe semplicissimo verificare i conti: basterebbe chiedere le fatture/preventivi (autenticati, obviously) delle varie stamperie-tipografie-distributori-magazzini per ‘contribuire’ ai quali l’autore deve salassarsi.
    Non so, se a me chiedessero un contributo o una copertura delle spese (quindi è sottinteso che l’editore NON trattiene una parte per sè), vorrei quantomeno verificare che il contributo finisca proprio per stampare il volume.

  • franco
    Reply

    Io sono uno di quelli ai quali un editore (non faccio nomi) richiede, per lapubblicazione di un mio libro di 170 pagine, l’aquisto forzoso di almeno 180 copie al prezzo di copertina di euro 16.50 , da acquistare o far acquistare al costo totale di euro 2970 da pagarsi interamente o a rate! Da notare le bene 5 pagine di argomentazioni con le quali si tenta di rendere palusibile tale assurda richiesta (all’interno delle quali però, stranamente, non si nomina mai il titolo del libro stesso. A voi il commento

  • Tj
    Reply

    Sì ma… fino a che punto pubblicare un libro è un “servizio” per l’autore?
    L’esempio del pacchetto di caramelle non lo trovo molto calzante, si tratta di una compravendita: soggetto A vende caramelle a soggetto B e finisce lì.
    Nel caso dell’editoria è diverso: l’autore fornisce all’editore un prodotto da vendere. L’editore lo rivende a terze persone guadagnandoci sopra.
    Se l’editore stampa le copie e le rivende all’autore, non è più un editore ma un tipografo.
    Non ho mai visto un mugnaio pagare il panettiere per comprargli la farina… Il testo scritto è una materia prima e chi la fornisce dovrebbe ricevere un corrispettivo e non pagare di tasca sua per far guadagnare l’editore…
    E’ questa secondo me l’assurdità del contributo. Si paga l’editore per comprare il nulla, per comprare “un’idea” l’idea di “essere pubblicati” e quindi di sentirsi scrittori.
    Per questo vorrei che chi si occupa di legge e di economia guardasse di più in questa faccenda…

  • Ayame
    Reply

    E noi che stiamo qui a fare, Shinken? 😀
    La disinformazione, in quest’ambiente, è tantissima. Molti hanno timore di fare nomi, di raccontare i fatti – e basta vedere che campagna hanno intrapreso Daniele Pozzi e Chiara Colussi contro il Writer’s Dream e la sottoscritta per capire di cosa parlo.

    Informarsi è semplice, spendere qualche minuto per diffondere le informazioni anche. Finché ci sarà bisogno di noi, noi ci saremo.

  • Reply

    Non è stano casomai poco etico:
    in un libero mercato si può liberamente offrire un servizio a prezzi irreali.

    Non mi pongo il problema se io posso vendere un pacchetto di caramelle a un milione di euro o no.

    Non è corretto ma posso provare a chiedere un milione per 80 cent di caramelle.

    Il problema casomai è che qualcuno possa accettare.

    Il punto secondo me è la mancanza di informazione di chi si rivolge ad un editore.

    Se a me chieono il famoso milione per un pacchetto di caramelle io lo lascio lì.

    Quindi il punto è informare ed informarsi.

  • Reply

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