Luca Centi

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D:Vorrei chiederti se puoi descriverci i retroscena della costruzione del tuo romanzo, ovvero tutte le cose non creative che hai fatto per redigere una storia accettabile

 

R: Allora. Devo dire che ho rimesso mano alla storia tante di quelle volte da perdere il conto. All'inizio era molto più semplice, lineare. Forse banale. Poi andando avanti ho trovato il modo di incastrare tante vicende diverse sino a creare un comune denominatore. Non è stato facile. La cosa ha richiesto una pianificazione della storia non indifferente, mesi di studio del mondo e della sua genesi. Però mi sono divertito parecchio ed è questa la cosa importante. Bene o male ognuno ha il suo metodo. Posso dirti che io parto dai personaggi. Chi sono? Da cosa sono animati? Cercano delle risposte? Quali? Dove vivono? Etc... Ovvio che poi il mondo in cui si muovono deve essere già delineato, è un punto fondamentale per la stesura del romanzo. Creato il mondo, le sue leggi, le sue razze, le sue religioni e la sua storia si passa allo step successivo. Ovvero personaggi coerenti. A me poi non piace la banale divisione bianco e nero, bene e male, tutti i protagonisti si muovono... sul grigio per così dire. Ma questo riguarda il mio caso particolare, so di molti scrittori che partono invece dalla storia. Io sono del parere che la storia viene da sé quando sono stati creati personaggi credibili.

 

 

D: Quanto tempo hai impiegato per elaborare, scrivere e rifinire il tuo romanzo?

 

R:Mesi per elaborarlo e mesi per scriverlo. Diciamo che l'elaborazione della storia mi ha preso più tempo dell'effettiva stesura, perché - per come sono fatto io - ho dovuto pianificare prima l'intera trilogia. Non mi piacciono le cose campate per aria, ogni singolo tassello del romanzo deve incastrarsi perfettamente nel quadro generale ^^

 

D: Qualche volta, ti e capitato di perdere un po la voglia di scrivere per qualche giorno e, se si, cosa hai fatto per ritrovare voglia e ispirazione

 

R: Sì, mi è capitato. La cosa migliore in questi casi - almeno con me funziona - è lasciar perdere tutto. Il "blocco" non arriva mai per caso, ma per mancanza di stimoli. Conviene lasciar passare del tempo e concentrarsi su altro. Spesso infatti si tratta solo di sviluppare nuove idee e di rivedere quelle che invece credevamo decenti ^^

 

D: Si sa che il fantasy è abbastanza bistrattato come genere, in Italia, tanto più dai grandi editori che snobbano gli esordienti italiani: come hai fatto a farti notare?


 

R: Guarda, posso essere onesto? Sarò stato fortunato, ma per me le cose sono andate davvero in maniera lineare. Ho scritto il romanzo, ho scritto sinossi e lettera di presentazione e ho inviato il romanzo. Due mesi dopo ho ricevuto la famosa telefonata da parte della casa editrice. Ci sono state delle revisioni, è vero, ma la trama è rimasta la stessa, così come i personaggi. L'editor che mi ha seguito dall'inizio alla fine, e che ringrazio con tutto il cuore, ha visto che sotto strati e strati di inesperienza c'era qualcosa di valido. ^^

 

D: Il seguito de "Il silenzio di Lenth" è già in stesura?

 

R: Tutti i romanzi sono scritti su un block notes che ho qui in camera. Il seguito de "Il silenzio di Lenth" procede bene, sarà più corposo del primo e conterà sulle 450 pagine. Ancora poche e lo consegnerò all'editore. ^^

 

D: Ritieni che il tuo fantasy sia originale o che appartenga, per così dire, alla "scuola Troisiana"?

 

R: Ho letto tutti i romanzi di Licia Troisi e ho molta stima di lei e dei suoi lavori. Credo che anche in quelli più "commerciali" vi abbia messo cuore ed è questa la cosa importante. Si nota in ogni parola che ha scritto, almeno secondo me. Detto questo, il mio romanzo è strano. Veramente tanto. E' diviso in due parti all'apparenza slegate e termina con delle linee narrative lasciate in sospeso che permettono al lettore di iniziare a capirci qualcosa. E' complicato, spiazzante. Non lo dico tanto per dire eh, ma perché l'ho scritto con questo obiettivo. Da lettore, appunto. Leggo molti fantasy e noto poca innovazione. Non so se sono riuscito nel mio intento, ma anche se ci sono maghi, stregoni, Dei e Custodi, tutte queste figure sono state rivisitate "a modo mio". Non mi sono limitato ad un copia incolla, ecco.

 

D: Stai già lavorando a qualche altra opera o hai qualche idea in mente?

R: Be', adesso sto scrivendo le ultime pagine del seguito de "Il silenzio di Lenth". Le idee sono tante, la scaletta già scritta... eppure spesso mi ritrovo ad improvvisare mandando all'aria cose già pianificate. E' questo il bello, no?

 

D: Parlando della PIEMME immagino che ti abbiano seguito anche riguardo al settore "pubblicitario". Ti ritieni soddisfatto in questo senso? Ti hanno organizzato anche incontri con i lettori?

 

R: Il romanzo è uscito da poco - 28 Aprile - eppure noto che già inizia a camminare con le sue gambe. A livello pubblicitario la Piemme sta facendo grandi cose; sono usciti articoli su quotidiani importanti e a breve anche una mia intervista su La stampa. Ovvio poi che il numero di pubblicità sale di pari passo a quello delle vendite ^^ A livello distributivo invece sono più che soddisfatto. Ho scovato "il silenzio di Lenth" anche nelle librerie di piccoli paesini.

 

D: Ci sono anche degli intenti "educativi" nel tuo romanzo? Una morale?

 

R: Sì, una morale c'è ma sta al lettore scovarla. Si parla spesso di fede, del bisogno di trovare delle certezze altrove, in entità superiori e spesso distanti. Ma ne "Il silenzio di Lenth" viene mostrato che ci sono molte altre strade possibili.

 

D: Qual'è il personaggio più originale e perché?

 

R: Qui sono combattuto. Diciamo che nella prima parte del romanzo Gabriel è il più originale. Il più sentito forse. Nella seconda parte Windaw. Mi sono sempre chiesto "cosa succede se come protagonista c'è un ragazzo odiato da tutti, che odia se stesso e che rifiuta di accettarsi?". Ho evitato il classico paladino senza macchia e senza paura.

 

D: A volte mandare all'aria cose già pianificate può essere uno spunto per nuove creazioni?

 

R: Secondo me sì. Se un autore sente il bisogno di strappare la scaletta che ha scritto, vuol dire che qualcosa non va, che la storia ha delle pecche. Anche perché lo scrittore è prima di tutto un lettore, quindi deve divertirsi. E il divertimento implica coinvolgimento, ergo una buona storia con dei buoni personaggi!

 

D: Pensi che nei romanzi fantasy la narrazione debba essere lenta o veloce?

 

R: Gradualmente. All'inizio è normale andare piano, introdurre con calma i personaggi, il mondo, la storia da raccontare. Poi però bisogna prendere ritmo, perché si rischia di annoiare il lettore prima e se stessi poi. Come dicevo prima, uno scrittore è prima di tutto un lettore. Non bisogna mai essere soddisfatti di ciò che si è scritto!

 

D: I personaggi da te descritti hanno tutti una funzione più o meno importante nel romanzo?

 

R: Tutti, dal primo all'ultimo. Bene o male non ci sono personaggi secondari, nel corso della trilogia, ognuno di loro ricopre un ruolo importante. Questa cosa forse si nota poco ne "il silenzio di Lenth", ma andando avanti diventa palese.

 

D: Il tuo libro è per tutti, per ragazzi o per adulti?

 

R: Guarda, la Piemme per "il silenzio di Lenth" ha creato una nuova collana, chiamata "Piemme Freeway", apposta per un nuovo target. Quello young/adult, ovvero giovani e adulti, con punte in su e in giù ovviamente. Io posso dirti che quando ho scritto il romanzo non avevo in mente nessun target. Però ammetto che ne "il silenzio di Lenth" ci sono scene forti sconsigliate ai bambini...

 

D: Apprendo con piacere che oltre uno scrittore abbiamo anche un lettore - e che lettore! - qual'è il libro in assoluto che ti ha fatto sognare?

 

R: Posso dirne due? Sono completamente diversi l'uno dall'altro: "Intervista col Vampiro" e "Il giovane Holden". Anne Rice è la mia scrittrice preferita, forse troppo sottovalutata nel nostro paese. A prescindere dal suo stile barocco che adoro - ma impossibile da riproporre in un romanzo fantasy - riesce sempre a spiazzare il lettore. Non parla solo di vampiri e creature della notte, ma di riflessioni sulla natura umana. Si parte da un pretesto banale e si arriva da tutt'altra parte. "Il giovane Holden" invece mi ha fatto sognare per altri motivi. Avevo dodici anni quando lo presi, il mio primo "romanzo da adulto". Impiegai un mese a finirlo, ma ne valse la pena. Da allora i miei gusti si sono ampliati di molto, ho scoperto un mondo totalmente nuovo!

D: Da questa tua affermazione debbo arguire che non hai avuto il piacere di leggere la saga di Dune di Frank Herbert, dove il barocco la fa da padrone in una sapiente miscela di Fantasy/Sci-fi, psicologia e molto altro... Ne sei al corrente?

R: Purtroppo Dune mi manca. Ho sempre voluto leggere questa saga ma il tempo è poco. Cercherò di recuperare!

D: A che età hai iniziato a scrivere?

 

R: Dodici/tredici anni. La prima cosa che scrissi fu un racconto giallo, davvero pessimo. Solo per provare la macchina da scrivere nuova di papà - che poi riuscii a rompere... Ho poi continuato con raccontini vari, ma "il silenzio di Lenth" è stato il primo, vero romanzo che abbia mai scritto.

 

D: Nella tua mente., dunque, conclusione e passaggi della trilogia sono già delineati?

R: Sìsì! Durante la stesura di sicuro cambieranno alcune dinamiche, ma la storia sarà quella. Ne "il silenzio di Lenth" già si nota l'andazzo che prenderà la trilogia. Bisogna però leggere con attenzione.

 

D: Ti piace guardarti intorno e interpretare 'i segni' del destino? E se ci credi, ci vuoi raccontare qualche episodio chiave della tua maturazione?

 

R: Sai, il destino, manco a farlo apposta, è l'elemento chiave del mio romanzo. Si parla spesso del fato, di come tutte le azioni, anche quelle banali, siano già state decise da qualche Volere Superiore. Eppure i personaggi lottano e si oppongono, non cedono davanti all'evidenza, non si rassegnano mai. Mi rivedo molto in questo loro pensiero, che è poi anche il mio. Nella mia vita ho avuto modo di intravedere le fila del destino tantissime volte. La più recente risale al 6 Aprile. C'è stato un tremendo terremoto nella mia città, ha distrutto tutto il centro storico. E casa mia è proprio nel centro. Ma ha retto. Non so come ma non ha riportato danni. Ecco, io penso che fosse destino.

 

D: Tutti i nomi presenti nel "Silenzio di Lenth" sono stati inventati da te?

 

R: Sì, anche se alcuni non sono proprio inediti. Ho l'abitudine di cercare i nomi su google e di cestinarli se presenti. Alcune volte però cambio idea. La cambio quando mi accorgo che non esiste un nome migliore per tal personaggio. Allora mando all'aria i miei schemi e schemini e seguo l'istinto!

 

D: Quali altri editori avevi contattato, oltre a Piemme?

 

R: Allora, se non sbaglio ne contattai tre/quattro. Conta che all'epoca ero veramente ingenuo, ne capivo poco e niente di editoria. Sapevo solo che mi piaceva scrivere. Ho quindi dato uno sguardo alla mia libreria e ho annotato le case editrici che più ricorrevano: Piemme, Fazi, Nord e Mondadori. La Nord si è detta non interessata agli autori italiani, mentre Piemme e Mondadori bene o male sono la stessa cosa. Tra l'altro, mesi dopo aver firmato con Piemme, anche la Fazi s'è detta interessata...

 

D: Il mondo che hai creato è pura invenzione o ti sei dovuto documentare su qualcosa?

 

R: Pura invenzione. Ho creato il mondo prima geograficamente e poi "teologicamente", nel senso che ho introdotto le varie religioni presenti su Lenth, ognuna delle quali offre una diversa spiegazione sulla genesi del pianeta. Come nel nostro mondo in effetti. Mi sono dovuto invece documentare sugli scontri all'arma bianca. Volevo rendere credibili i combattimenti e gli allenamenti e via dicendo. Ah, ho anche studiato le società medievali, perché bene o male è quella l'epoca di Lenth. Anche se con le dovute differenze.

 

D: Adesso scrivendo dopo aver già pubblicato come ti senti? più sicuro o preoccupato di doverti riconfermare?

 

R: Sicuramente più sicuro (viva i giochi di parole). Nel senso che sono consapevole della storia che ho scritto e che ho intenzione di scrivere. "Il silenzio di Lenth" è l'antipasto, ciò che verrà la vera portata.

D: Il tuo libro è stato "accusato" di essere stato separato e trasformato in trilogia per motivi puramente commerciali. Cosa rispondi?

R: Effettivamente che "Il silenzio di Lenth" faccia parte di una trilogia è stato detto solo poche volte ma di questo puoi incolpare l'editore, non me!=P La buona notizia è che all'80% uscirà il secondo romanzo, pare che questo stia andando bene. Quindi manca solo qualche mesetto di attesa ^^! Lo so che è una magra consolazione, ma era davvero impossibile pubblicare un volume di mille pagine!

D: Come mai hai scelto di ambientare il tuo romanzo proprio nell'epoca medievale?

 

R: Oh mamma, ma sai che è difficile rispondere a questa domanda senza incappare nello spoiler? Posso dirti che "Il silenzio di Lenth" è diviso in due parti. La prima è da molti stata definita "urban fantasy", la seconda "fantasy classico". Ecco, io odio le etichette. Posso dirti che il mondo è sì medievale ma strano per certi versi.

 

D: Hai inventato qualche razza?

 

R: Ci sono maghi e stregoni. Ma cosa sono i maghi? E cosa gli stregoni? In che differiscono? C'è proprio una cultura diversa di fondo, non ci si limita alla magia o all'arte della guerra. A livello di razze/creature invece, sì, ne ho inventate un paio (se si escludono gli innumerevoli demoni) ma faranno in seguito la loro apparizione.

 

D: Addirittura urban fantasy?

R: Sì, così sembrerebbe! Non dico altro!

D: Ti va di descriverci il tuo piccolo mondo di creazione? Mi spiego, scrivi nella tua stanza? Oppure ti rifugi in una silenziosa soffitta e ti fai rapire come fece Bastian con la sua Storia Infinita?

 

 

R: Adesso sì, mi sento molto Bastian visto che la mia camera è... In soffitta! Prima di venire qui al mare scrivevo nella mia stanza, soprattutto di sera. Non so, l'assenza di luce mi ha sempre ispirato, così come guardare la luna o il cielo stellato. Sembrerà una banalità, ma il sentirsi "piccoli piccoli" davanti ad un universo ignoto risveglia in me qualcosa. Qualcosa che non riesco a definire. Un senso di sicurezza e di paura al contempo. E da qui la voglia di scrivere. Ok, detta così sembro pronto per essere ricoverato.

 

D: Come ti è venuta in mente l'idea per "Il silenzio di Lenth"?

 

R: Per caso. Ai tempi del liceo avevo già realizzato il mondo di Lenth - anche se diverso da quello definitivo - e mi divertivo ad immaginare storie ambientate su di esso. "Il silenzio di Lenth" è nato appunto per caso, una serie di storie separate che si sono pian piano unite.

 

D: Cosa sarebbe "Lenth"?

 

R: Il Mondo!

D: Quest'incontro è stato organizzato dall'editore?

 

R: Nono. E' che conosco Ayame da tempo e ci siamo accordati tra noi!

D: Quindi puoi concedere interviste ecc senza autorizzazione da parte dell'editore?

 

R: Oddio, mica sono partito alla volta dell'America!XD Diciamo che per le presentazioni le cose cambiano. Se ad esempio voglio fare una presentazione con qualcuno, organizzata da me, devo prima chiedere all'editore. Anche perché deve mandare il materiale pubblicitario! ^^

 

 

D: Cosa diresti a pinco-pallino per convincerlo a comprare il tuo libro?

R: Allora... Armi non sono permesse, vero?Anyway, penso che punterei su quello che conosco. Ovvero, so che il punto forte del romanzo sono i personaggi e la storia, perché li ho studiati per mesi prima di scrivere una sola riga. Quindi probabilmente a Mr Sempronio direi "Se ti piace il fantasy, leggi "Il silenzio di Lenth". Ti spiazzerà di sicuro". In caso di risposta negativa è permesso l'uso del mouse come cappio, vero?

 

 

 

D: I tuoi amici/parenti ti hanno sostenuto? io ho comprato il libro e nei ringraziamenti ho notato la tua nonna!

 

R: Devo dire che è stata appunto nonna a sostenermi di più. Quando sono a casa è lei che vedo sempre, quindi spesso mi sono ritrovato a parlare con lei. Alcune volte mi ha anche suggerito dei nomi per i personaggi. Quando ero piccolo vedevamo telefilm fantasy assieme (Xena, Hercules, Buffy) quindi siamo "esperti" in questo senso!

D: Hai scelto tu la copertina? Chi è l'autore?

 

R: La copertina l'ha scelta l'editore, ma ha comunque chiesto il mio parere una volta disegnata. E come si fa a non amarla? L'ha disegnata Silvia Fusetti, un'illustratrice davvero brava. Non smetterò mai di ringraziarla!

 

D: Com'è stato tenere il tuo libro in mano per la prima volta?

 

R: Un'emozione indescrivibile. Quasi non ci credevo. Ancora adesso, di tanto in tanto, riprendo in mano il romanzo e lo sfoglio. Fortuna che non ho ancora scovato nessun refuso!

 

D: Che cosa vuol dire per te scrivere e cosa provi quando lo fai?

 

R: Scrivere è la mia perfetta forma di espressione, il solo modo che ho per mostrare chi sono davvero. All'inizio ho provato col disegno, poi col canto, ma ho capito subito che non erano quelle le strade giuste per me. Quando una cosa è giusta te ne accorgi subito. E' naturale, spontanea, istintiva. Certo, va anche limata e controllata, questo sempre!

 

D: Hai intenzione di proseguire la tua carriera come scrittore?

 

R: Certamente. Spero che sia lunghissima e soddisfacente. Teniamo le dita incrociate!

 

D: La casa editrice ti ha imposto delle scadenze per gli altri due volumi della saga?

 

R: Non ancora. Certo, è chiaro che devo consegnare il secondo romanzo per la fine dell'estate. Altrimenti non possono inserirmi in "coda di pubblicazione" e c'è quindi il rischio di uscire tardi in libreria!

 

D: Una volta finito il primo romanzo hai cominciato subito a scriverne il seguito?

 

R: Bene o male, a livello organizzativo era già scritto. Tutto stava nel trovare una buona chiave narrativa, un modo originale di raccontare il seguito, ciò che ne è stato di Windaw e dei Custodi. Superate le prime venti pagine è tutto più semplice.

D: Ma se non fossi riuscito a pubblicarlo e tutto ti fosse stato avverso come ti saresti comportato? Avresti perseverato? Avresti lottato o ti saresti arreso?

R: Onestamente non lo so. Non lo so perché non mi ci sono mai trovato. Posso fare delle ipotesi però, conoscendo il mio carattere. Forse non mi sarei arreso; all'inizio avrei incolpato gli editori, poi me stesso. Sono un tipo che fa molta - troppa - autocritica! ^^

 

D: Avresti mai pubblicato a pagamento?

 

R: No. Questa è l'unica certezza che ho. E' ovvio che ci sono anche editori a pagamento onesti, che distribuiscono il romanzo e che hanno effettivamente bisogno del contributo, però è anche vero che ci sono case editrici giovani, come la Asengard, che non chiedono un euro. Come è possibile?

D: Vorrei chiederti: che metodo affronti per le tue opere?Scrivi di getto?Oppure prima schematizzi?

R: Io sono uno che ama organizzare le cose. Mi baso su una scaletta per scrivere, anche perché devo avere chiaro in mente dove andare a parare. Non mi piacciono le decisioni all'ultimo minuto, mi sembrano superficiali. Ogni personaggio ha un destino già scritto. Ogni tanto però capita di uscire dagli schemi e di improvvisare. Fino ad ora non me ne sono mai pentito!

 

D: Ci sono autori che hanno consacrato le loro opere a gruppi/cantanti famosi. C'è qualche melodia che ti ha mutato profondamente e a cui sei visceralmente legato?

 

R: A volte mi capita di ascoltare musica mentre scrivo. Ho gusti vari, dal metal al pop. Devo però dire che c'è una canzone in particolare che ha guidato un passo de "Il silenzio di Lenth": My Immortal, Evanescence. Bellissima ballata e bellissime parole.

 

D: Pensi che il "saper" scrivere sia un dono o che si possa acquisire con l'esperienza?

 

R: Se dicessi che è un dono sarei presuntuoso. E anche tanto! Però è vero che bisogna essere portati. Ti faccio un esempio. Alle superiori avevo un vicino di banco di nome M. M. non aveva mai studiato disegno, come me, ma disegnava meglio di me nonostante i miei sforzi. Stessa esperienza, risultati diversi. Credo sia un po' la stessa cosa con la scrittura. Ci sono persone che sono più portate a raccontare con le parole, ma ciò non toglie che si possa imparare col tempo. Conta che anche chi se la cava in modo istintivo deve studiare ^^

 

D: Pensi di restare sempre, comunque, legato al genere fantasy?

 

R: Ah, non so. Sono sicuro che c'è ancora molto da dire su Lenth, però mi piacerebbe anche provare con altri generi. Vedi, a parole me la cavo, poi però quando provo a pensare ad una storia nuova, entra sempre il fantasy con prepotenza. Forse è destino!

 

D: Come stanno andando le vendite del libro?

 

R: I primi dati mi verranno consegnati a giugno. Per ora pare bene, anche se non ho "cifre" esatte.

 

D: Posso permettermi di chiederti se hai un'altro lavoro oppure hai deciso di dedicarti alla scrittura a tempo pieno?

 

R: Mi divido tra scrittura e università. Mi mancano quattro esami alla laurea. Poi si vedrà cosa mi riserva il futuro.

 

D: Non c'è proprio nulla che cambieresti nel tuo libro, ora che è già stato stampato?

 

R:  L'ho cambiato tante di quelle volte che penso vada bene così. Forse limerei ancora di più lo stile, ma a livello di storia, come dicevo, va benissimo. Cambiare qualcosa vorrebbe dire scombussolare i volumi successivi! ^^

 

D: Qual'è il personaggio che ti ha dato più problemi?

 

R: Lea. Come per tutti i personaggi ho creato una storia attorno a lei, un passato, un presente e un futuro. E proprio col presente ho avuto problemi! Era già destinata a fare alcune cose ma una parte di me voleva cambiarle. Ho empatizzato molto con lei! ^^

 

D: Cosa leggi e se ti piace leggere quali sono gli scrittori o poeti in cima alla tua top ten?

 

R:Leggo di tutto! La mia classifica ha quattro posti fissi, gli altri cambiano a seconda dei libri che vengono pubblicati. 1. Anne Rice, 2. Salinger, 3. Wilde, 4. Jane Austen.

 

D: Hai già ricevuto critiche negative? Come reagiresti se accadesse?

 

R: Guarda, mi sono imbattuto in un forum dove si parlava male del romanzo in base alla sua quarta di copertina. Ci sono rimasto male, ovvio, però poi mi son detto "chi giudica in base a tre righe non merita attenzione" e infatti ho lasciato correre. Critiche negative vere e proprie ancora no. Però è presto, forse a breve ne verranno giù a valanghe!

 

D: Ti mancheranno i tuoi personaggi alla fine dell'avventura?

 

R: Sicuramente. Mi sono affezionato a tutti loro, anche a quelli più lontani dal mio carattere. La cosa positiva è che sono ancora all'inizio dell'avventura! ^^


D:
Secondo te su cosa si basano le case editrici,tenendo conto della tua esperienza, per reclutare i libri da pubblicare? Cercano la novità, la completezza del libro, l'accuratezza nello scrivere oppure dei contenuti che possano creare scandalo, affascinare?

 

R: Per quanto ne so - davvero poco! - credo un po' tutte le cose che hai elencato. Penso che un editore non viva solo di saggi di storia e filosofia ma che debba scendere ogni tanto a compromessi. Volente o nolente ci sono varie tipologie di pubblico: c'è il pubblico attratto dallo scandalo, quello attratto dalla novità e quello che apprezza una storia banale ma scritta bene o una storia bella ma scritta male. Il mondo è bello perché vario!

 

D: Qual'è l'apprezzamento al tuo lavoro che più ti ha appagato come scrittore?

R: Questo: sapere che chi ha letto il romanzo lo ha apprezzato, che ho comunicato qualcosa.

 

D: Per quanto ti riguarda, con Piemme è stata un'esperienza positiva? Cosa ne pensi?

 

R: Alla Piemme ci sono splendide persone. Umane, professionali, mi sono trovato come a casa. E a dirla tutta proprio non me l'aspettavo! Hanno avuto grande pazienza con un esordiente, lo hanno accompagnato per mano rispondendo a tutte le domande, anche quelle banali. Non li ringrazierò mai abbastanza!

 

D: Secondo te, qual è il livello qualitativo del fantasy in Italia? Siamo davvero ancora alle fan fiction come diceva qualcuno?

 

R: Per rispondere alla tua domanda... Secondo me è vero, in alcuni casi sembra di leggere fan fiction. E lo dico da lettore eh. Non mi considero ancora uno scrittore in grado di dare pareri come tale. Sempre da lettore, noto che il livello qualitativo è altalenante. Tra gioiellini come Pan spuntano spesso mele marce. Si bada più a vendere che a creare cose nuove. Un limite grosso che spero verrà superato.

 

D: Domanda un pò impicciona: alla PIEMME hai conosciuto qualche tuo "collega" famoso?

 

R: Ancora no! Spero presto di conoscere Baccalario e Chiara Palazzolo. Spero che le occasioni non mancheranno! Ho però conosciuto altri scrittori fantasy di altre case editrici, come Francesco Falconi, Claudio Tassitano, Marco Davide e presto Licia Troisi!^^

 

D: Ti senti cambiato dal successo che hai avuto o che avrai?

 

R: Successo o meno ho solo scritto un libro. Non ho trovato la cura per il cancro, ho solo pubblicato un romanzo. Se - un "se" molto lontano - avrò successo dovrò ringraziare voi lettori e basta.

D: Volevo chiedere: insieme alla lettera di presentazione e sinossi hai spedito il manoscritto completo o soltanto i primi capitoli?

R: Ho mandato solo i primi tre capitoli.

D: In conclusione, allora, che consiglio ti sentiresti di dare a tutti noi?

 

R: Se amate scrivere scrivete. Non fatelo solo per essere pubblicati, vi rovinate solo il divertimento!

 

D: Grazie mille per essere stato con noi, Luca, è stato un piacere chiaccherare con te.

R: Grazie a voi d'avermi invitato, è stato un piacere anche per me.

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Ombra di Luce

Titolo: Ombra di Luce
Autore: Laura Schirru
Editore: Edizioni Montag
N° pagine: 390
Anno di edizione: 2009
Prezzo: 18,00€ - 12,60€ per gli utenti di WD

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