Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

D: Nel capitolo 16, Sensei, ricorda quando propose il suo Manga alla redazione della rivista. Da come hai descritto la scena sembra che Sensei ami disegnare. Col passare del tempo il suo amore verso i Manga è cambiato? Perchè all'inizio del romanzo sembra che sia solo una faccenda di soldi e fama.

 

R: Sensei è un personaggio molto particolare soprattutto perchè, in una storia dove tutti mutano, è quello che cambia più profondamente, portando alla luce tutto quello che aveva ricacciato dentro di sè in vent'anni.
Ho cercato di immaginare cosa succede ad una donna che ama il proprio lavoro - arte, se vuoi - inizialmente con passione totale, com'è per Ivy, e che poi deve, giocoforza, adeguarsi alle regole. Non tanto quelle del mercato e dell'editoria ma le sue: la sensazione di "potere" che esercita nei confronti dei fan, e dei suoi personaggi. La passione c'era e non c'è più, ecco la risposta.

D: Hai spedito tu il manoscritto alla Feltrinelli oppure ti hanno contattato loro in qualche modo?

R: E' andata ancora in un altro modo. Uno dei lettori di Esbat, che poi è a sua volta un fanwriter, ha mandato - a mia insaputa, peraltro - il testo a una sua amica scrittrice, la quale mi ha scritto e mi ha messo in contatto con un agente. Il quale agente, infine, ha venduto il romanzo a Feltrinelli.

 

D: Come ti è nata l'idea di Esbat?

R: Per puro caso. Stavo chiacchierando via mail con un'amica, e ragionavamo su come in molti manga - e romanzi, anche - ci sia una sorta di snaturamento dei personaggi rispetto a come vengono proposti all'inizio. E io le ho scritto: immagina se un personaggio entrasse dalla finestra della sua autrice e...ecco!

 

D: Prima ancora di pubblicare il libro, hai annunciato che era il primo di una trilogia. Due domande: non credi che questo possa aver alienato possibili lettori che non hanno voglia di un'ennesima trilogia? E in ogni caso, hai gia' venduto i diritti per gli altri due libri?

 

R : Quando ho finito Esbat non sapevo che sarebbe stato il primo libro di una trilogia. L'ho saputo dopo poco tempo, in realtà, perchè avevo la sensazione che, pur essendo una storia conclusa, avesse bisogno di essere continuata. Quindi ho scritto gli altri due soprattutto per me e per le persone che leggevano su Efp.
Prima risposta: spero di no, perchè ogni libro è autoconcluso e ogni storia è profondamente diversa. Seconda risposta: non ancora.

 

D: I prossimi volumi saranno un seguito diretto del primo libro o avranno personaggi diversi, trama differente e così via?

R: Sì e no. Alcuni dei personaggi rimangono in tutti e tre i libri Ma le trame, i contesti, le storie, insomma, sono diversissimi.

 

D: Ti trovi meglio a scrivere al pc o a mano?

 

R: Scrivo al pc. Vivo al pc, anzi. Però prendo appunti a mano, sempre e dovunque. Toccatemi tutto, ma non i miei taccuini!

 

D: So che inizialmente Esbat era una fanfiction su Inuyasha. Come mai proprio su questo personaggio? Come è nata la tua passione per questo anime/manga?

 

R: Inizialmente, sì. Poi si è distanziato parecchio. Dunque, anche qui, ho conosciuto il manga per caso, e altrettanto casualmente sono capitata su un forum dove ho conosciuto alcuni amici fanwriter con cui ho ragionato molto a lungo sul manga. Mi piaceva, di quella storia, il respiro ampio: almeno all'inizio e mi piaceva la presenza di tanti elementi mitologici. Poi però mi sono abbastanza disamorata, confesso.

 

D: Prima di essere definitivamente pubblicato, Esbat ha conosciuto un processo di editing? Se sì, come si è svolto?

R: Ho finito Esbat a ottobre 2007. L'ho chiuso in un cassetto per dimenticarlo. Poi l'ho ripreso esattamente un anno fa e ci ho lavorato fino a ottobre. Nel mezzo, ho avuto consigli lunghi e dettagliati da Gamberetta che mi sono stati preziosi per evitare alcune incongruenze di meccanismo. Ho, poi, cominciato a lavorare con l'editor di Feltrinelli, Carlo Buga, a novembre. A quel punto ero già alla terza stesura. Fino a febbraio ho lavorato con lui, poi con una seconda editor, Giovanna Salvia, fino agli inizi di maggio. Questo per quanto riguarda i tempi.
Un editing ha due forme: i meccanismi, la psicologia dei personaggi, e il lavoro sul linguaggio.
In tutti e due i campi, mi sono state fatte delle osservazioni e io ho ragionato per trovare una soluzione.
Diciamo, visto che in giro si leggono molte cose ingiuste sugli editor, che nessuno, mai, mi ha proposto di uniformarmi ad uno stile non mio.
Aggiungo che ho imparato più in questi mesi che in trentadue anni.

 

D: Hai detto che è stato il tuo agente a proporre Esbat alla Feltrinelli. Vorremmo saperne qualcosa di più.

 

R: Sì, ha proposto lui il mio romanzo alla casa editrice. Il mio agente è stato più che utile, utilissimo, oltre al fatto che non chiede soldi ma solo una percentuale su anticipo e vendite. Tutto qui.

 

D: Premesso che non mi sembra tu ami molto le etichette, pensi che horror sia un buon modo per descrivere il tuo libro.

 

R: Forse sì. Penso che laddove ci sia oscurità ci sia horror.

 

D: Iniziando con il dire che tutti i personaggi hanno qualcosa dell autore (in questo caso Autrice): ce n'è uno in cui ti rivedi particolarmente?

 

R: Uh. Più di uno. Ivy, naturalmente che, tengo a ribadire, non è la goffa fanciulla che diventa cigno: perchè non lo diventa. Anzi, secondo alcuni lettori della fan fiction, Ivy è troppo "normale" per essere un'eroina. Ma io volevo proprio creare un personaggio "normale". Un'adolescente come sono stata io, molto goffa, anche crudele e vigliacca, molto sognatrice. E poi, in parte, la Sensei. Perchè, come lei, anche io tendo a reprimere molte cose di me. Salvo poi esserne travolta. Ma penso che accada a molti. No?

D: Ora ti chiederei se Masada non poteva farsi i fatti suoi e lasciar morire la Sensei al capitolo 14; ma non la trovo una domanda consona alla situazione.

 

R: Certo che poteva. Ma non sarebbe stato da lui: la amava. (però questo sarebbe un ottimo spunto per una fan fiction: cosa sarebbe successo se...) xD

 

D: Hyoutuski è stato "accusato" di essere un personaggio molto umano, rispetto alla sua natura demoniaca. Gamberetta o gli editor sono d'accordo con questa definizione?

 

R: Gamberetta aveva dubbi simili su Hyoutuski, gli editor no. Approfitto per spiegare qualche punto su questo personaggio, però. Qualcuno ha sottolineato la "gnokkaggine" del protagonista. Tra l'altro attribuendogli desideri e ambizioni (anzi, la mancanza dei medesimi) decisamente umani. Da come è stata impostata la questione, più che un Demone, Hyoutuski, sembrava un laureato in Scienze della Comunicazione che non si impegna abbastanza a costruirsi un futuro.
Ecco: bene o male che io l'abbia delineato, Hyoutuki è un Demone. E' "altro" dall'umanità. A mio modo di vedere, l'altro, il Divino, deve possedere una forma di bellezza annichilente. Mostruosa, in quanto perfetta. Per me essere "gnokki" è un'altra cosa: ma stiamo entrando, naturalmente, nei gusti personali, che sono legittimi. Purchè vengano espressi, a mio modo di vedere, con il garbo che va tributato a un lettore - ma anche a chi scrive.

 

D: vorrei sapere se il tuo libro può essere apprezzato anche da chi è digiuno da argomenti 'mangosi' et similia.

 

R:  Io credo di sì. E' molto difficile per me parlare in modo imparziale di quel che ho scritto però il mondo dei manga, sempre secondo me, è lo sfondo: uno sfondo importante, certo. Quel che mi interessava era raccontare il cambiamento: della Sensei, di Ivy e anche del Demone. Raccontare come il desiderio possa trasformare le persone: giovani, vecchie o senza tempo.

 

D: Hai scelto tu l'immagine di copertina? Se sì: è stata una scelta facile o avevi altre idee per la testa?

 

R: Si e no. Per la copertina abbiamo ragionato in pool: direttore artistico e direttore editoriale. Sono stati individuati temi e atmosfere e poi i disegnatori hanno fatto una prova che mi è piaciuta moltissimo. Sapevo solo che era giusto che ci fosse una luna piena.

 

D: Hai avuto problemi con l'ambiente del Giappone, come i luoghi, lo stile di vita, i nomi?

 

R: Sì e no. Ho studiato e mi sono documentata e soprattutto rendo grazie a Caska Langley che entra di diritto nel gruppo degli "editanti", perchè ha riletto il romanzo prima della consegna per evitare inesattezze. Senza di lei, i treni giapponesi che ho citato, sarebbero "metropolitane". Errore.

 

D: com'è cambiata la tua vita dopo la pubblicazione?

 

R: La mia vita. Che casino. Primo: lo stress è decuplicato. Colpa mia e non della pubblicazione: di fatto, pubblicare mi fa sentire "responsabile" nei confronti di chi ha avuto fiducia in me e di chi mi legge. Secondo: fin qui, non ho ancora ripreso a scrivere come prima. Conto di farlo ora, perchè ho un paio di progetti a cui vorrei lavorare. Terzo: poco, in realtà. Pubblicare non cambia "così tanto" se non in una cosa: si conoscono molte persone e ci si scambia molti punti di vista. E questo, per chi scrive, è pane.

 

D: aver pubblicato non ti ha in qualche modo dato sicurezza?

 

R: No, anzi. Come dicevo prima, ha aumentato il senso di responsabilità. Poi, io sono stata abituata male dal mondo delle fan fiction dove ho avuto fortuna, perchè ho avuto commentatori anche molto critici, ma sempre molto argomentanti, e sempre con toni sereni. Pubblicare significa anche esporsi a toni più diretti. Anche se Esbat, e ne sono felice, è stato accolto molto bene. Però, però la mia insicurezza non dipende dalle riserve altrui, intendiamoci. Dipende dal farmi carico della fiducia, ripeto. E, per dirla tutta, se qualcuno mi insegnasse a tirarmela da Vera Scrittrice, lo pagherei.

 

D: perchè hai scelto proprio Hyotsuki e Yobai come protagonisti, uno freddo e distaccato e l'altro calcolatore e intelligentissimo, invece di usare personaggi più, come dire, semplici -o forse meglio caratterizzati già in precedenza?

 

R: Per il motivo che tu stessa hai indicato. Mi interessavano due Altri, due non-umani, mossi da due opposte ambizioni. Hyoutsuki che vuole rimanere esattamente come è sempre stato, immobile in un mondo perfetto, e Yobai che intende possedere e poi ribaltare quel mondo, per imporre le proprie regole "contro" quelle prestabilite. Ordine e Caos. E mi interessava portare tutti e due al punto opposto da cui sono partiti. Di fatto, è Hyoutsuki quello che cambia più profondamente, e Yobai quello che conferma un ordine prestabilito.

 

D: da quanto tempo scrivi? Hai iniziato con le Fan Fiction o con storie originali?

 

R: Scrivo da due anni. Ho scritto altro: temi in classe, pezzi e pezzettini, ma ho cominciato a scrivere narrativa con le fan fiction, due anni fa. Prima di quel momento, non mi ero mai, come dice una mia amica, "data il permesso" per farlo.

 

D: Roma è una città immensa. Tutti i posti che usi per ambientare la storia li hai visti davvero, li conosci, o solo di fama? C'è una casa in particolare che hai immaginato essere quella di Ivy?

 

R: Sì, li conosco tutti. Dalla metropolitana agli adolescenti di piazza del Popolo, fino alla casa perbene di Ivy che somiglia moltissimo a quella della madre di una mia amica. Impeccabile e gelata. Io sono una ladrona. Persino la fontanella che starnuta (che non è in Esbat, come qualcuno sa) è vera. Guardo e poi prendo appunti.

 

D: Hai mai ricevuto dure critiche a Esbat? Come hai reagito?

 

R: Più che critiche, alcuni commenti a post. Guarda, io reagisco male (nel senso che ci rimango male) ai toni, non ai contenuti. Per me i libri esistono perchè esistono i lettori, e i lettori hanno - come dice una mia saggia amica - tutto il diritto di dire la loro. Però, è un problema mio.
Quando rimango davvero basita è davanti alla critica preventiva. Tipo, non lo leggerò mai, anzi, non bisognava stamparlo, perchè contribuisce alla diffusione dei fumetti giapponesi in Italia. Ecco.

 

D: cosa cerchi di trasmettere di piu' al lettore con quello che scrivi? Vuoi colpire il lettore con la storia, e trasportarlo dentro senza che se ne accorga? Vuoi che il lettore venga ammaliato dalle atmosfere che sai creare(esempio: un Mishima, un Murakami, ma anche un Calvino)? Vuoi che chiuda il libro pensando che il tuo stile di scrittura e' particolare e solo tuo (King e' riconoscibile anche senza copertina, per esempio). Che dici?

 

R: Posso dire sì a tutto? In realtà, forse è la storia quella che mi interessa più di tutto: mi piacerebbe che chi legge dimenticasse dove si trova. Come succede a me quando leggo King. Questo è prioritario anche rispetto allo stile (anche se una storia senza lingua, e dunque senza stile, non si regge).
Però non si regge neanche senza atmosfere: quelle di Murakami, in particolare, sono luminose e crudeli insieme. Ma quella è Purissima Arte.
Io mi accontento di fare - se ci riesco - Buon Artigianato.

 

D: Hai mai pensato che qualcuno potesse fare fanfiction di Esbat? Hai mai pensato a come la prenderesti vedendo FF OOC o Yaoi?

 

R: Mi divertirei follemente! E poi è stato aperto su Efp un contest su Esbat. Quindi mi auguro di leggerne. Be', l'OOC non è esattamente qualcosa che amo. Ma dipende dalla storia, naturalmente. Quanto allo yaoi: non ne ho mai scritto. Ma esiste un Bonus Chapter, che ho riportato sul blog, che include un abbozzo di scena yaoi. E', naturalmente, un'autoparodia.

 

D: Dove hai preso tutte le cose che citi in Esbat (poesie, canzoni e quant'altro)? Insomma...quali sono le "fonti" di Esbat?

 

R: Le fonti di Esbat...be', alcune sono "automatiche". Poesie che ho amato, come quella della Dickinson, o testi come Salomè di Wilde...
Le canzoni, invece, sono più meditate: ho cercato di differenziare quelle ascoltate da Ivy, e che dunque potevano adattarsi alla sua età, e quelle della Sensei-via-Masada. The end dei Doors è fra le mie predilette, invece. E per puro caso ho realizzato che le parole erano perfette per la scena in cui l'ho inserita.
Esistono anche fonti bibliografiche: in particolare, per Aleister Crowley ho utilizzato il saggio -Fai ciò che vuoi-, di Lawrence Sutton (Castelvecchi). I rituali dell’Esbat contengono invece riferimenti alla Golden Dawn e alla Cabala.

D: Che genere preferisci leggere? Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

R: Sthephen King. Ho una venerazione per lui. Trovo che sia uno dei più grandi autori contemporanei e non un "semplice" autore horror.
Abitualmente leggo molto "genere": horror soprattutto, e dunque Lovecraft, Barker, Rice. Oppure urban fantasy, e dunque Neil Gaiman. E poi Chiara Palazzolo, Francesco Dimitri, Riccardo Coltri, GL D'Andrea, Valerio Evangelisti.
Nel "mainstream", amo molto Murakami, Ishiguro, Natsuo Kirino. Oltre ai giapponesi. Cormac McCarthy, moltissimo. Shirley Jackson.

 

D: Cosa ti ha spinto a cercare di "andare oltre" il tuo tinello? Sarebbe stato piu' facile ambientare tutto in Italia: quanta ricerca in piu' hai dovuto fare per rendere il tutto piu' credibile? Quanta fatica?

 

R: La risposta, forse, è banale: ho cercato di scrivere quello che desideravo leggere. Certo, ho faticato e sto faticando ancora: se Esbat aveva il problema dell'ambientazione geografica, Sopdet ha quello della tripla ambientazione temporale (Prima Guerra Mondiale, Repubblica di Salò, 1977...OLTRE ai nostri giorni e oltre la dimensione parallela)...E Tanit è il testo dove si tirano i fili di tutti e tre i libri quindi richiedeva un ulteriore salto mortale.
Credo però che la ricerca sia non solo fondamentale ma anche immensamente divertente.

 

D: quando sei in un posto, e poi lo inserisci nella storia...com'è il processo? Ti guardi intorno e ti dici "ah, questo posto potrebbe andar bene per...", oppure i tuoi personaggi "piombano" nel luogo in cui ti trovi senza darti scampo

 

R: Nono, non svicolo. Bella la domanda. No, in realtà funziona tutto a posteriori. Sto scrivendo e in quel momento mi viene in mente la casa col pianoforte o la fontana che starnuta e dico "qui". Ci sono stati capitoli dove la storia ha preso una direzione opposta a quella che pensavo, ed è avvenuto mentre li scrivevo.
Il bicchiere che la Sensei rompe da bambina è un episodio della mia infanzia che mi si è catapultato davanti all'improvviso, e a cui non pensavo più, è abbastanza automatico, in prima fase. In altri casi, come la signora messicana che mi ha regalato la collana - ne ho parlato nel blog - succede il contrario: "ehi, parto da questo episodio per...". Ma sono più rari.

 

D: Ti sei trovata bene a lavorare con Feltrinelli?

 

R: Molto! Sono stati decisamente bravi, attenti e accudenti, persino!

D: Qual'è il vero nome della Sensei?

 

R: Bingo. La Sensei non ha nome, ed è una scelta voluta. Volevo che fosse fortissima l'identificazione tra persona e autrice del manga e idolo del fandom. Era un modo per rendere più forte l'azzeramento emotivo che aveva fatto prima che il Demone entrasse dalla finestra.

 

D: Quando preferisci scrivere? Hai un momento particolare, o l'ispirazione ti salta addosso all'improvviso e devi darle retta?

 

R:  Mi piace scrivere nelle prime ore del pomeriggio. In realtà, la mia giornata ideale è poter radunare le idee con giornale, passeggiata, altro la mattina, scrivere subito dopo pranzo fino alle sei-sette. Poi rivedere le cose che eventualmente devo rivedere, leggere i libri in sospeso e infine dedicare la sera a Internet-cazzeggio- altro. Se mi salta addosso un'idea, passa prima per il taccuino

D: Come influisce sulla tua vita sociale il fatto di essere una scrittrice? Mi spiego: quanto credi influenzi gli altri il fatto che tu dica "sono una scrittrice" quando li conosci e quanto influenza te nel rapportarti con gli altri?

R: Credo che non influisca, perchè non sono riuscita ancora a dirlo. Al massimo dico "sono una che scribacchia". E' che faccio resistenza, sai? Mi viene subito in  mente Totò che fa "lei non sa chi sono io". Quindi, a me non influenza affatto nel rapportarmi con gli altri. E mi auguro di cuore che non influenzi gli altri: perchè una cosa sono i testi, un'altra le persone. Spero.

D: Che cosa combinavi nella vita prima di fare la scritricce?

R: Poca roba. Lavoretti part time, da brava trentenne precaria. Ma sono una a cui basta poco per vivere, per fortuna.

 

D: Come mai hai preferito nomi come Ivy  e Max a nomi più classici italiani?

 

R: Ah, i nomi. I nomi propri, intendo. I nomi propri dei personaggi, per essere precisi.
Per me sono una bella cartina di tornasole, quando leggo una storia: diffido molto delle spiritosaggini, diffido ancora di più dell’esotismo (eroine contemporanee che si chiamano Astrella o Cassiopea, per esempio, mi fanno storcere il naso). I nomi semplici, comuni, che davvero si incontrano ogni giorno nella vita reale, mi piacciono di più. In effetti, è una scelta molto più difficile di quel che possa sembrare. Per le mie storie ci ho ragionato molto, e non sono affatto sicura, come al solito, di aver scelto bene. Però, dietro ogni nome, c’è una motivazione.
Per esempio:
Ivy: viene dalla realtà. Ho conosciuto una ragazza che si faceva chiamare così, e somigliava moltissimo alla mia Ivy prima maniera. Poi, quando ho letto Sirene di Laura Pugno e ho scoperto che anche uno dei suoi personaggi aveva questo nome, sono stata tentata di cambiarlo. Ma ormai era fatta…
Max. Ah, qui c’è una storia musicale. Una canzone di Paolo Conte che ho sempre adorato. E che è perfetta per il personaggio di Chris. Questa è facile: omaggio dichiaratissimo a Carrie di Stephen King. Michele. L’amico di Chris che dovrebbe stuprare Ivy. Esiste: è viscido e ha le basette come il personaggio. E ha lo sguardo porcino. Conosciuto ed evitato l’estate scorsa, al mare. I nomi giapponesi, invece, si devono ai consigli di molti amici: Angelo per Moeru, Solandìa e Olorin per Hyoutsuki. Gli altri sono frutto di lunghe consultazioni su siti giapponesi e no. Ah. Axieros. E’ una divinità reale. In molti culti antichi corrisponde alla Grande Madre, Demetra per i Greci."

D: A nome di tutti ti ringrazio per la tua disponibilità e per aver risposto alle nostre domande, è stato un onore e un piacere poterti parlare.

R: Grazie a voi per avermi invitata, è stato un vero piacere anche per me.

 

Commenti
Cerca RSS
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
WD Reviewer
Canto Verde


Titolo: Canto Verde
Autore: Laura Schirru
Editore: Montag
Collana: Altri Mondi
Prezzo: 18,00€
- 12,60€ per gli utenti di WD
Pagine: 300

Leggi tutto...