D: Partiamo con la prima domanda: quando hai iniziato a scrivere (sia il tuo libro che in generale)?
R: Uhm. A scrivere in generale non ricordo - 'ho sempre scritto' è una risposta odiosamente retorica, ma anche sincera. Poi. Pan è stato un libro su cui ho ragionato molto, e che poi ho scritto tra 2006 e 2007. Ma c'erano dietro una gran quantità di stesure abortite.
E il prossimo libro è frutto di otto anni di lavoro...
D: Vorrei chiederti se hai degli scrittori di riferimento; non dico modelli a cui ispirarti, ma autori a cui senti di "dovere" qualcosa. Per esempio gli spiriti di "madre città" in PAN mi hanno fatto pensare tanto a Neil Gaiman.
R: Ma sai che è una domanda interessante?
Io amo moltissimo Gaiman, ma quando scrivevo a Pan, non ho pensato a lui neanche per un momento - anche perchè molte delle idee di base le avevo sviluppate prima di leggere American Gods. Sono stati in marsilio i primi a dire 'ehi, forse c'è qualcosa di gaimaniano'. E molti altri lettori poi ce l'hanno visto a loro volta. Come dire: a volte le cose sfuggono più a chi scrive i libri che a chi li legge.
Comunque. Autori di riferimento? Clive Barker, su tutti. Joss Whedon (credo che in TV ci siano alcune delle cose migliori mai scritte, di questi tempi). Frank Miller. Stephen King (e ci mancherebbe). Poi, studio di continuo Martin, per capire come cacchio faccia ad essere così bravo. E alcune cose di Anne Rice (non tutte). E... mi fermo, va.
D: Una domanda più tecnica: tu hai pubblicato con Marsilio. Prima di questo editore, hai avuto degli "incontri spiacevoli" con editori che ti volevano truffare (economicamente parlando)?E (se sì) in che modo hai reagito?
R: Allora.
Ho dato una lunga occhiata al vostro forum, sito, blog, etc.
E sull'editoria a pagamento fate un lavoro encomiabile.
Pagare per la pubblicazione MAI. Agli editori seri, a meno di casi rarissimi, non frega nulla delle migliaia di cose pubblicate a pagamento ogni anno. Nulla. Nada. Meno di zero.
Io di esperienze negative non ne ho avute, perchè ho sempre visto la scrittura come una professione (che non vuol dire vederla in modo freddo, occhio). E i professionisti si pagano, non sono loro a pagare.
Nessuno si sognerebbe di farsi pagare da un falegname per farsi fare una sedia, no? Idem per la scrittura.
D: Io invece torno ancora su ciò che hai scritto. Mi è piaciuta molto la "Teoria degli aspetti". La Carne, l'Incanto, il Sogno.
La Carne e il Sogno, più o meno ce li ho chiari. Mi spieghi cos'è l?incanto per te?
R: Si, molto difficile da spiegare.
Intanto perché spiegare in modo troppo netto non è possibile. Mi piace che nella magia resti una sorta di indeterminatezza - che non vuol dire incoerenza, ovviamente. Però, ecco, la magia troppo D&D non mi diverte. Se ci fai caso, sull'Incanto Dagon dice una cosa, Irene un'altra, abbastanza diversa. Ma sono riassumibili in un'idea unica - e cioè che l'Incanto è una via intermedia tra Carne e Sogno. E' un Aspetto che ha la relativa coerenza della Carne, e parte della potenza assoluta del Sogno.
L'Incanto è lo stupore, ma anche l'energia che quello stupore genera. Quando un prestigiatore fa un trucco, tu sai che non è magia 'vera', e al tempo stesso te ne dimentichi - come succede con i libri. Lì si genera l'Incanto.
Il Sogno, invece, è... altro.
D: Torniamo al libro, parlando dei personaggi. Io credo che ogni scritto e ogni personaggio abbia qualcosa del proprio "creatore". Qual è il personaggio che ti assomiglia di più in "Pan"?
O che ti piace di più, scegli pure!
R: Quale personaggio mi somiglia di più?
Quasi tutti quelli che conosco hanno urlato 'Michele, specialmente com'è alla fine'.
Ma se dovessi dire quale preferisco, non so. Mi fa molta tenerezza la Meravigliosa Wendy, e 'da grande' vorrei essere come Stefano Cavaterra.
E da vecchio come Temidoro...
D: Francesco, ho letto in rete che vivi e lavori a Londra, suppongo quindi che tu conosca l'inglese piuttosto bene. Non sei mai stato tentato di scrivere in inglese e pubblicare negli UK? Non credi che così facendo avresti avuto più probabilità di successo, visto lo scarso successo del fantasy in Italia?
R: il punto è che la scrittura non è un processo solo razionale. Parlo l'Inglese piuttosto bene e in parte ci lavoro, ma scrivere è una cosa, scrivere bene e un'altra. E scrivere a livelli sufficienti da arrivare sul mercato, per ora, sento di poterlo fare solo in italiano: è questione di rispetto per i lettori. In Italiano ragiono meglio.
Poi, magari tra qualche anno se ne parla. Ma, anche se non ho particolari amori di patria, mi piacerebbe l'idea di fare un fantastico italiano senza complessi, ecco.
D: Ora qualche domanda venuta fuori leggendo Pan: Il mondo da te ideato si basa secondo tre Aspetti della realtà chiamati "La Carne", "L'incanto" e "Il Sogno". Se La Carne è il nostro mondo, e il Sogno quello onirico del sogno (per l'appunto), (personalmente) ho capito poco di come si faccia a raggiungere l' aspetto dell'Incanto (dov'è presente l'Isola che non c'è e dove Michele può visualizzare tutti gli spiriti e le Entità).
Di punto in bianco i personaggi passano da un aspetto all'altro, senza che tu autore, tramite qualcuno dei personaggi, dia una spiegazione plausibile del perché sia possibile farlo.
E' una mia impressione il non averlo compreso? Qualcun'altro ti ha già posto questa domanda?
E inoltre: non ho capito come sia possibile la presenza delle divinità nel nostro mondo - anche se più o meno credo di avere intuito. Gaiman o Evangelisti (per fare qualche esempio conosciuto) spiegano meglio e più esplicitamente il "come" sia possibile che queste divinità siano ancora esistenti (spiegando che tutto è possibile grazie al potere intrinseco del pensiero e della parola di cui esse si nutrono). Ma nel tuo romanzo come funziona? E' più o meno così?
R: Hai messo in luce dei punti che trovo davvero fondamentali, e cercherò di dare risposta.
Come dicevo prima, la magia 'spiegata' per filo e per segno non mi è mai piaciuta. Diventa solo un altro aspetto deal scienza - diventa tecnologia molto avanzata, per citare un grande.
Io trovo che il fascino della magia sia che funziona per associazioni simboliche.
L'Incanto lo raggiungi con l'estasi, come a un certo punto viene spiegato - e l'unico che riesce a spostarsi a volontà, tra gli esseri umani, è lo sciamano Michele.
I bambini hanno bisogno di 'volare' dall'Incanto alla Carne, e così Wendy e Giada. Che cosa 'significa' mi sembra abbastanza chiaro. L'Incanto è l'impeto creatore, diciamo così (non che sia un'allegoria, io odio le allegorie). Creatore, e distruttore. I pirati scannano gente, per potersi spostare tra gli Aspetti.
Lo so di muovermi sul ghiaccio sottile, e che il rischio di finire nel 'perché tanto è magia' è grosso. Ma, spero, il discorso che faccio è più complesso di così: è magia e quindi la puoi capire fino a un certo punto, con la logica, poi rientra in gioco il pensiero associativo, immaginifico, chiamalo come vuoi.
Quanto al secondo punto: come forse si chiarirà in libri futuri (non il prossimo, anche se...) le divinità, per me, sono INDIPENDENTI dagli esseri umani. Non sono soltanto 'forme-pensiero'. Gli esseri umani gli danno una forma, gli danno sostanza, ma loro, come entità autonome, esistono a prescindere.
E nel mondo di Pan vogliono tornare, battono alla porta...
D: Michele è uno "sciamano urbano" e un po' - mi sembra - lo è anche Dagon. I riferimenti all'esoterismo sono numerosi in entrambi i libri che ho letto e se non sbaglio ne hai pubblicato uno dal titolo "Guida alle case più stregate del mondo". Che cosa ti attrae dell'esoterismo e quando hai iniziato ad interessartene?
R: Mi interesso di magia da sempre, letteralmente. E trovo che, liberata dalle cazzate new age, sia un campo pieno di autori e idee formidabili.
Mi interessa il fatto che sia al tempo stesso così tanto e così poco attuale. Mi interessa il fatto che sia una forma di pensiero radicalmente diversa rispetto a quello dominante - che però quello dominante non lo nega a priori.
D: Parlando di fantasy, ultimamente (oddio mica tanto ultimamente direi da qualche tempo) se ne vedono tanti di giovani ragazzi che pubblicano il proprio libro con case editrici di tutto rispetto.
Hai letto qualcuno di questi libri? Se sì, che cosa ne pensi?
R: Risposta sincera o politicamente corretta?
D: Risposta sincera E politicamente corretta.
Entrambe, se ti va di rispondere.
R: Politicamente corretta: credo che ci possano essere cose interessanti che... Mi ha già annoiato. Ti do quella sincera. Non ho nessun pregiudizio sull'età in sè. Credo che prima di vent'anni sia molto difficile scrivere qualcosa di commerciabile, perchè è difficile avere uno sguardo che riesca ad 'astrarre' abbastanza da comunicare a persone molto diverse da te.
Difficile.
NON impossibile.
E quindi, se una storia scritta da un autore molto giovane mi intriga, me la leggo, e se mi piace non ho problemi a dirlo.
Ma le 'terre follette' non si possono sentire...
D: Come ci si sente ad essere definiti tali? Quanto è una soddisfazione da uno a mille?
R: Come ci si sente? Responsabilizzati.
Non perché uno creda di essere chissà chi (insomma: se io sbaglio un libro, non muore nessuno. Se un chirurgo sbaglia un'operazione...).
Ma perché c'è il rischio che uno creda ai complimenti e finisca per fare il verso a se stesso. Diventando un'ombra di sé - è successo a molti autori che stimo/stimavo. E devi starci molto attento, soprattutto se non hai neanche trent'anni e ancora un sacco di tempo davanti a te.
D: Ti è mai capitato di pensare che la scrittura non fosse la tua strada? O di pensare di buttare via il tuo lavoro in un momento in cui non eri soddisfatto?
R: Pensare che la scrittura non fosse la mia strada, no. Non da molti anni, perlomeno. Semplicemente, è la cosa che credo di saper fare meglio (e parlo di artigianato, non di ispirazione, doti artistiche o altro: puro, semplice artigianato).
Buttare il mio lavoro... non solo pensato, ma anche fatto. E di solito ho fatto bene: ho scritto certe schifezze... ma, se posso dare un consiglio: meglio andarci cauti. A volte le nostre cose migliori non ci piacciono.
Bisogna proseguire, scrivere ancora.
Se è una schifezza, si sarà sprecato ancora più lavoro, ma così va la vita.
Ma se ne esce fuori qualcosa di bello...
D: I migliori scrittori ricevono critiche, alcune costruttive altre un pò meno e altre ancora per pura invidia.
Quali critiche hai ricevuto, per ciò che hai scritto?Come hai reagito?
R: Ho scritto quattro saggi e due romanzi. Mi hanno detto, letteralmente, di tutto. C'è chi mi ha perfino minacciato fisicamente, e c'è chi mi ha augurato sterilità perpetua. Non scherzo.
Poi ho ricevuto critiche più serie. Non tutte le condivido, ovviamente, ma su tutte rifletto. Ricordo una bella discussione su Anobii con gamberetta (che credo tutti conoscano, qui). Contestava una cosa del finale di Pan, una cosa che io non condividevo assolutamente - ma discuterne mi ha fatto capire che, forse, avrei potuto illustrare meglio quale fosse il punto, nel libro.
Ma non voglio essere politically correct, al solito, quindi sarò sincero: mi capita di leggere critiche, anche scritte in modo misurato, e non pensare 'però, costruttivo', ma pensare 'miei dèi, che cazzata'. Dipende da quanto la critica è sensata: tutti hanno diritto a dire la loro, ma tutti hanno diritto a rispondere 'mah'.
Ma mi capita anche quando leggo critiche rivolte ad altri autori - credo sia normale, no?
D: Su cosa hai scritto i saggi?
R: Uno è sui rapporto storici tra comunismo e magia, uno è una sorta di semiseria guida per acchiappafantasmi, uno è un breve saggio sul neopaganesimo (wicca et similia) visto in modo un po' più aperto del solito, e uno è un 'manuale del cattivo - il titolo dice tutto, mi pare...
D: Ci puoi anticipare qualcosa di Alice? E poi pensavo: prima un riferimento a Peter Pan, poi ad Alice nel paese delle Meraviglie. "Meraviglia" a parte c'è un legame tra i tuoi due lavori?
R: Che è radicalmente diverso da Pan. Radicalmente. Di Pan si era parlato troppo, e come dicevo prima, non volevo correre il rischio di fare il verso a me stesso. E quindi mi sono deciso a finire questa storia cui lavoravo da otto anni. Mi sono detto: vi è piaciuta la mia Roma? E allora stavolta niente ambientazioni urban. Vi è piaciuto il realismo estremo di alcune situazioni? E allora... mi fermo qui. Non per fare un dispetto ai lettori, tutt'altro. Per rispettarli. Per non dar loro pastine precotte.
La Meraviglia è il filo conduttore. La Meraviglia e il Terrore. Trovo Peter Pan e Alice (le storie originali) due libri terribili, orrorifici come pochi. E volevo rilavorarli a modo mio, ricatturandone il 'mood'. Il prossimo sarà ancora diverso, e per ora con i recuperi d'annata ho finito.
D: Hai detto di averci messo otto anni a finire il tuo libro, credo che in tutto questo tempo qualcosa sia cambiato (nel romanzo intendo). Quali sono le cose che hai cambiato radicalmente dalla versione iniziale?E quali invece sono rimaste uguali?
R: Sì, i miei (s)fan a volte sono fantasiosi. Quanto agli otto anni: è cambiato tutto e niente. Il nucleo del libro è rimasto intatto, molto altro è cambiato, anche perché ho acquisito con il tempo più sicurezza tecnica, e voglio dare ai lettori sempre un prodotto che sia al meglio delle mie capacità del momento. E quindi dovevo di continuo tornare indietro, e riscrivere, e capire cosa salvare e cosa sommergere... ma sono tanto, tanto contento del risultato.
D: E invece posso fare un passo indietro a "La ragazza dei miei sogni"? L'ho letto in una notte e devo dire che è un libro che ha colpito il mio immaginario come pochi altri. E' anche il tuo esordio nel filone romanzesco, perciò mi domandavo come è stata la lavorazione di questo libro, sia per quanto riguarda la stesura che per l'editing.
R: La lavorazione è stata... quotidiana. Ho un approccio alla scrittura molto poco romantico: quando sto scrivendo un romanzo, metto il culo sulla sedia ogni giorno, alla stessa ora, e scrivo.
L'editing è stato formidabile. De Crescenzo, della Gargoyle, è una delle migliori persone che ci siano nell'editoria italiana, e conosce la letteratura di genere come pochi. Quindi è filato tutto liscio, liscio, liscio.
Volevo scrivere una storia d'amore 'a modo mio', perché adoro le storie d'amore (sì, anche le commedie, se qualcuno se lo stesse chiedendo). E volevo che fosse breve, in modo che, come hai fatto tu, fosse possibile 'bersela' in una notte...
D: Comunque parto con un'altra domanda: ci sono state delle scene che non hai mai scritto nei tuoi libri o che se hai scritto hai scartato? Oppure che ti hanno dato difficoltà nella stesura?
R: Scene scartate? Un fottio. Alcune le conservo (quello che non funziona in un contesto, funziona forse in un altro), altre le butto. Ma ne scarto moltissime.
Scene difficili: quelle di sesso, sempre. Mi piace il sesso e mi piace scriverne, ma è molto difficile farlo come piace a me. Io trovo che Clive Barker e Anne Rice siano formidabili scrittori di scene di sesso - esplicite (non amo il sesso 'accennato') ma non volgari. Un equilibrio difficile, che cerco di continuo.
C'è una scena di sesso molto esplicita, in Pan, che ho riscritto non-so-quante-volte...
D: Hai mai avuto problemi col classico "blocco dello scrittore"?Se sì, come l'hai superato?
R: No, mai avuto.
Ci sono giorni in cui la tastiera va veloce, altri in cui va lenta e altri in cui non va affatto. Ma anche quando non va non mi sento 'bloccato' - è l'inconscio, lo spirito, quello che è, al lavoro sottoterra.
Iniziare e finire sono le parti più difficili. In mezzo son tutte montagne russe....
R: Grazie a tutti voi della bella chiacchierata, e se avete altre domande, sono su Facebook - cerco sempre di rispondere a tutti, anche se in alcuni periodi mi ci vuole un po'...
D: Ti ringrazio a nome di tutti per la tua partecipazione, è stato un onore averti con noi e poterti parlare!^^
Arrivederci e in bocca al lupo per tutto!
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