Federico Ghirardi

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D: So che hai cominciato a scrivere Bryan di Boscoquieto all'età di quattordici anni. Come ti è venuta l'ispirazione per il romanzo e cosa ti ha condizionato di più sul tuo stile di scrittura?

 

R: L'ispirazione è arrivata quando sono andato in vacanza dai miei nonni, in montagna. Mentre ero in auto, fra un tornante e l'altro, ho iniziato a pensare che, tanto per provare, avrei potuto scrivere un racconto. Infatti io non ho iniziato a scrivere con l'idea di creare un intero romanzo, né tantomeno con l'idea di pubblicarlo. Dunque, la sera stessa, nella casa dei miei nonni, mi sono messo a letto con un block notes e una biro in mano e ho cominciato ad abbozzare una storiella, sfruttando come incipit quella mia stessa vacanza... Il giorno seguente l'ho ribattuta al pc, ampliandola e modificandola; dopodiché, col passare del tempo e appassionandomi sempre di più alla scrittura, ho creato un secondo, terzo, un quarto racconto (e così via fino all'ottavo) il cui protagonista era sempre lo stesso quattordicenne...

 

D: Hai ricevuto parecchie critiche per Bryan di Boscoquieto, come le hai prese?

 

R: Be', inizialmente quando ho letto in giro commenti e recensioni negative (e pure insulti) ci sono rimasto parecchio male... non riuscivo a comprendere il motivo di tutto quel veleno nei miei confronti. Superato il primo momento, però, ho iniziato a distinguere le "critiche costruttive" (cioè: "hai sbagliato questo, quello e quell'altro", oppure "in quella scena sarebbe stato meglio se...", ecc) che avrebbero potuto aiutarmi a "crescere" da quelle "distruttive" che magari provenivano da chi non aveva nemmeno letto il libro ma si basava su pregiudizi oppure su altri commenti...
Per quanto riguarda le critiche alle cosiddette "scene erotiche", ho avuto modo di osservare un fenomeno interessante, una specie di "telefono senza fili". Spiegandolo in soldoni, alcuni hanno iniziato con delle critiche, che sono state riprese e ingigantite sempre di più, di volta in volta, finché sono stato quasi dipinto come un maniaco in grado di "deviare le menti". D'altro canto ho ricevuto molti commenti positivi - tramite e.mail, sul forum di Bryan e su altri forum, su msn, su facebook, dal vivo, ecc... - che mi hanno riempito di gioia e mi hanno confermato che, dopotutto, qualcosa di buono l'ho fatta.

 

 

D: Giochi a D&D, mmorpg o simili? Il romanzo sembra ricalcare le questue dei personaggi di gdr fantasy, con qualche sprazzo di manga.

 

R: Ho giocato solo una volta a D&D con alcuni miei compagni di classe. Mi sono divertito, però non ho avuto altre occasioni per giocare... Spero di non deludervi, ma non leggo manga.

 

D: Credi aver esagerato nel mettere scene ''a luci rosse'' nel tuo libro?E sei in disaccordo con le varie recensioni che affermano che le scene decisamente spinte sono troppe e troppo fuori luogo (almeno alcune) nel contesto stesso del romanzo?

 

R: Ehm, in realtà non l'ho più riletto dopo la pubblicazione: l'avevo letto già abbastanza volte durante la correzione delle bozze... Per quanto riguarda le scene "a luci rosse", nel mio forum, durante una discussione incentrata proprio su questo tema ho ammesso che nella "scena del cimitero" (che non dirà niente a coloro che non hanno letto il libro) mi sono lasciato prendere un po' troppo la mano. Per quanto riguarda le altre scene (che sicuramente hanno urtato la sensibilità di qualcuno), secondo me (generalmente) non sono fuori luogo nel contesto del romanzo... E non credo di essere l'unico a pensarlo.


D:
Come hanno reagito i tuoi compagni di classe alla pubblicazione del tuo libro? Avevano avuto modo di leggere qualche anteprima, almeno i tuoi migliori amici? Il mondo per te è cambiato o è sempre lo stesso?

 

R:I miei compagni (la maggior parte, perlomeno) erano entusiasti e alcuni si sono fiondati a leggerlo non appena è uscito, per poi tartassarmi di domande... Alcuni avevano letto in anteprima l'intero scritto, perché volevo avere qualche parere prima di iniziare a cercare una casa editrice disposta a pubblicare la mia storia.
Ed ecco la domandona: il mondo è cambiato? Ebbene sì, indubbiamente. Per via delle innumerevoli interviste che ho dovuto "subire" (sia per i giornali, sia per le radio, sia - soprattutto - per la tv) ho dovuto lottare contro la mia innata timidezza. Si è trattato di una battaglia dura (che non è ancora terminata) ma di sicuro qualche vittoria l'ho riportata...

 

D: Rileggendo alcune delle pagine del tuo romanzo, in fase di scrittura, hai mai pensato che ciò che scrivevi non era buono e che non eri tagliato per fare certe cose?

 

R: Sì, l'ho messo in dubbio più volte, tuttavia, come ho già detto, mentre scrivevo il primo libro non pensavo minimamente a un'eventuale pubblicazione; dunque, scrivendo semplicemente per passione, non ho mai pensato di non essere tagliato per farlo... (Se il concetto non è chiaro, provo a spiegarlo meglio). A ogni modo rileggendo lo scritto (e questo vale anche per il secondo volume, Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male) ho trovato delle scene "non buone", che non mi piacevano, e le ho modificate, oppure riscritte completamente.


D:
Ho sentito dire che, "qualcuno", ti ha consigliato di vendere il tuo libro nei sexy shop oltre al fatto che alcune scene del tuo libro sono state utilizzate per un qualche gioco erotico. Hai mai pensato all'utilizzo, in quel senso, del tuo libro?

R:Ah, ma davvero? Quale scena in particolare è stata utilizzata?Uhm... no, non ci avevo ancora pensato (anche perché finora non sono mai entrato in un sexy shop).

 

D: Chi è Brian? Cioè, a chi ti sei ispirato per il suo carattere?

 

R: Eh, questa è una domanda immancabile... Per quanto riguarda il carattere e le caratteristiche di Bryan mi sono ispirato a me stesso, per poterlo descrivere bene e per caratterizzarlo fin nei particolari (e la caratterizzazione era importante, trattandosi del personaggio principale). Quindi, soprattutto nella prima parte della storia, Bryan costituisce il mio alter-ego cartaceo, dopodiché, con l'evolversi della storia, in un certo senso abbandona le mie orme e inizia ad avere una crescita "autonoma". Mi è stato detto che la "self-insertion" viene generalmente considerata un errore, ma io non la considero tale. L'importante è, secondo me, partire dal presupposto di non lasciarsi influenzare dall'empatia provata per il proprio personaggio per quanto riguarda lo svolgersi delle vicende (cioè, per esempio, non evito di descrivere una figuraccia di Bryan solamente perché mi rispecchio in lui).

 

D: Sei stato accusato di aver maltrattato le donne, nel tuo romanzo. Qual'è la tua opinione riguardo al genere femminile?

R: Se tu mi chiedessi "Sei consapevole del fatto che Marta rispecchia lo stereotipo della ragazza bella, bionda ma un po' oca?" allora potrei essere d'accordo, tuttavia trovo infondata (o perlomeno esagerata) l'accusa di aver maltrattato l'intero genere femminile.
Per esempio, nella scena del cimitero compaiono otto combattenti: quattro uomini e quattro donne. Se affermi che maltratto l'intero genere femminile in quanto queste combattenti finiscono nude, dovresti dire che maltratto anche il genere maschile, poiché i quattro uomini finiscono nella medesima condizione. Ma l'accusa di maltrattare l'intera umanità non sarebbe un pochino esagerata? A ogni modo vorrei chiarire una cosa: non sono affatto maschilista. La mia opinione delle donne (casomai a qualcuno interessasse) emerge molto maggiormente nel secondo volume della saga di Bryan.

D: Com'è stata la "preparazione" alla pubblicazione con la casa editrice? Com'è stato il lavoro con l'editor e tutto il resto?

 

R: Be', cercherò di essere sintetico. L'editor - quando si approssimava il momento della pubblicazione - mi ha telefonato qualche volta e mi ha detto di cambiare un paio di scene. Io le ho modificate, dopodiché gli ho inviato il file contenente lo scritto. Quindi lui l'ha riletto, ha fatto le sue correzioni e me l'ha nuovamente inviato, perché lo rileggessi a mia volta. A questo punto ho corretto qualche incongruenza, qualche errore e cambiato alcuni elementi (per esempio il colore della pelle di Morpheus il mezzodemone) e gliel'ho spedito. [già, ci sono stati un po' di passaggi, spero di non averne scordato nessuno...] La casa editrice ha successivamente preparato la bozza del libro, che io ho riletto per l'ennesima (e ultima) volta alla ricerca di refusi vari (e conciliare la correzione della bozza con tutto quello che dovevo fare per la scuola non è stato facile). Dopo qualche tempo, infine, mi sono ritrovato il "libro vero" (cartaceo) fra le mani.

 

D: Qualcuno ti ha mai accusato di non essere dotato di talento e di aver sfruttato il fenomeno ''baby-boom'' che ultimamente sta circolando nella zona ''scrittori''?Se sì, come ti sei difeso da queste accuse?

 

R: Non ne sono stato accusato in modo diretto, tuttavia probabilmente questa voce circola in Internet... Per difendermi posso dire che ho pubblicato il mio romanzo nell'aprile 2008, prima che il cosiddetto "baby-boom fantasy" scoppiasse.

D: Come sei arrivano alla Newton Compton? Tu come sei riuscito a convincere una casa editrice pienamente affermata che il tuo romanzo valesse tanto da essere pubblicato?

 

R: Quando ho deciso (convinto dai miei amici e dalla mia famiglia) che avrei potuto tentare la pubblicazione, ho stampato svariate copie dello scritto, dopodiché le ho inviate a diverse case editrici (mettendo in allegato una "scheda libro" in cui avevo riassunto interamente le vicende e avevo messo qualche estratto che mi sembrava particolarmente accattivante). Proprio in quel periodo si teneva, a Torino, la Fiera del Libro e io mi sono recato lì, accompagnato dal mio patrigno, con altre copie cartacee del libro in un sacchetto. Stand per stand, abbiamo presentato il mio scritto, lasciandone una copia a chi si mostrava interessato alla storia. Nello stand della Newton Compton ho incontrato il mio futuro editor, che mi ha chiesto di inviargli anche il file del libro via mail.
Con mia grandissima sorpresa (tutti mi avevano detto che i tempi di risposta delle case editrici erano molto, molto lunghi) dopo circa un mese è arrivata a casa la fatidica telefonata: la Newton era intenzionata a pubblicare il mio romanzo.

 

D: Non pensi di aver contribuito a degradare ancora di più una generazione già bombardata dai mass media e dal mito del sesso?

 

R: Ognuno è liberissimo di credere che io non abbia dato una buona impressione (le impressioni sono soggettive, no?) di me, tuttavia le citazioni che vengono usate - ormai troppo ripetuta, molto spesso fuori luogo - "Non c'è gnocca per noi a boscoquieto" non è pertinente alla faccenda. Questa frase è pronunciata da Gionata, che rappresenta l'esatto opposto di Bryan (pur essendo suo amico). Giò incarna l'adolescente "lobotomizzato" dalla tv, Bryan invece no. Quindi alla tua ultima domanda posso rispondere negativamente, non penso di aver degradato ulteriormente la mia generazione, anzi ho tentato (ciononostante, non è detto che ci sia riuscito) di risollevarla; per fare un esempio banale, Bryan promuove un consumo critico (anche se non riesce a convincere il proprio amico).


D:
Bene, grazie mille per la chiaccherata Federico, è stato molto piacevole parlare con te.

R: Grazie a voi per avermi invitato è stato un vero piacere.

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Rupes Recta

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 Titolo: Rupes Recta
 Autore: Clelia Farris
 Editore: Delos
 N° Pagine: 281
 Anno di edizione: 2004
 Genere: fantascienza, thriller
 Prezzo: 14,00€

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