Ester Manzini
D: Faccio la mia prima domanda: Nel tuo romanzo cosa credi che possa affascinare il lettore? In altre parole quale credi che sia il suo punto di forza?
R: Tendo a faticare a prendermi meriti, ma onestamente credo che il mio libro sia divertente. Niente pipponi infiniti, profondi messaggi nascosti tra le righe, solo un branco di debosciati che si infila in affari pericolosi perchè gli conviene.
Poi c'è da dire che il finale è "concreto", la vicenda -o almeno questa parte- si conclude. A tanti lettori irrita il concetto di trilogia con i singoli libri non conclusi; nell'"Abbraccio" questo non accade, ma rimangono tante domande non risolte, soprattutto sui personaggi e sulla loro storia, che offrono qualche spunto per proseguire.
Infine... uno dei personaggi è l'uomo dei miei sogni lo so, è frivola come motivazione, ma è così!
D: Da dove ti è venuta la scintilla che ti ha fatto scattare l'ispirazione per la storia?
R: Sai che non c'è un singolo evento scatenante?
Giocavo a un gioco di ruolo online (Lot, per chi lo conosce); il mio personaggio era proprio Valpur. Mi piaceva, mi stava simpatica, era diversa dalle damine perfettine ed altere abilissime in tutto e nobili; mi piaceva a tal punto da scriverne la storia, il background. Scrivi oggi, scrivi domani, mi è "nato" in testa un nuovo personaggio, la cui storia si intersecava in modo curioso con quella di Valpur. Da lì la vicenda ha cominciato a evolversi quasi spontaneamente, e solo verso pagina 150 ho cominciato a rendermi conto che poteva avere l'aspetto di un vero romanzo^^
D: Di solito per un autore è più facile descrivere situazioni ed emozioni molto vicine alla propria personalità. Tu trovi difficoltà a scrivere di personaggi caratterialmente lontanissimi dal tuo essere?
R: Al contrario, è stimolante. Lo dimostra il fatto che la quasi totalità delle situazioni nel libro sono molto lontane dal mio vissuto quotidiano. Mi piace mettermi nella testa dei miei personaggi e provare a ragionare come farebbero loro; dopo un po'che scrivo per me diventa quasi automatico... una specie di schizofrenia letteraria!
Scrivere solo di ciò che conosco è un terreno sicuro, e in effetti ho minor margine di errore, ma mi piacciono le sfide!
D: Il discorso sulla realizzazione di un “prodotto” senza profondi messaggi nascosti tra le righe è una buona scelta per rendere il tutto più accessibile al pubblico, specialmente del tipo che predilige storie non troppo “complicate”, però penso che comunque un libro sia un mezzo per trasmettere parte di noi e delle nostre idee.
Quindi, arrivando alla domanda, è stata una scelta voluta per rendere il tutto più fruibile ai lettori o una mancanza di messaggi da trasmettere?
R: Nè l'uno nè l'altro.
Quando ho scritto il libro non avevo minimamente considerato l'ipotesi di avere un pubblico, quindi la cosa non è premeditata.
Del resto, i messaggi volendo ci sono, ma non mi piace porgerli in maniera "pretenziosa": i miei personaggi sono dei "diversi", molto in basso nella scala sociale della loro società, eppure riescono bene o male a fare grandi cose. Non si può dire che la storia sia "vuota" da un punto di vista morale, ma ciò che ci si può leggere (e non credo sia difficile farlo^^) nasce da me stessa, dalla mia vita, dal mio amare le differenze tra le persone e dal credere che "volere è potere"; non, invece, dalla scelta di infilare un messaggio a tutti i costi.
Spero di essermi spiegata.
D: Sulla trama… anche Jath, nelle sue origini, ricorda parecchio Drizzt: doveva morire alla nascita, si distingue nella scuola per le sue doti da combattente, è "diverso" dagli altri e lascia il suo mondo natale... ma le somiglianze si fermano assolutamente qui, sviluppando un personaggio completamente diverso: è una sorta di rivincita per l'eccessivo (immotivato?) buonismo di Drizzt?
R: Io odio Drizzt. Lo odio, sa fare tutto, riesce a farsi voler bene da tutti, si ammazza di pippe mentali, a novant'anni è vergine, ha il pet più feeko dell'universo... quindi sì, è una specie di rivincita involontaria.
D: Passo ad una domanda tecnica. Quale è il tuo modo di scrivere, scrivi una struttura cioè delle linee guida, e poi completi tutto oppure scrivi di getto lasciando sviluppare il romanzo da sè per poi ricontrollare e correggere?
R: Inizio a scrivere quando ho già in mente buona parte della trama, e non intraprendo un novo capitolo finchè non ho sistemato bene il precedente e non ho in mente il successivo.
Questo non vuol dire che apprezzi ciò che produco: se mi rimettessi a scrivere ora l'"Abbraccio" cambierei tante cose... sono ipercritica!
D: Ti è mai capitato di scrivere qualcosa senza una "morale" di fondo per poi scoprire che gli altri, invece, trovavano al suo interno un messaggio che nemmeno tu avevi pensato di scrivere?
R: Succede, sì... addirittura qualcuno ha sostenuto che il mio tentativo di rivalutazione dei "cattivi" mi faccia propendere per una visione simile anche nella vita. Roba da matti!
Però succede: ognuno è libero di interpretare liberamente ciò che dico, poi magari se ne parla.
D: Volevo chiedere una piccola curiosità; quanto tempo hai impiegato per scrivere il tuo romanzo, partendo da zero?
R: Due anni, ma con una pausa in mezzo di un anno e mezzo abbondante.
Ho scritto la storia di Valpur, poi ho avuto una mezza idea ma non l'ho sfruttata subito; me la sono rigirata in testa, fantasticandoci per ore, e quando ho ripreso il pc in mano avevo già quasi tutta la storia in testa, quindi ci ho messo relativamente poco a finire il tutto.
D: Più o meno, per la realizzazione del romanzo, quante ore hai scritto al giorno?
R: Dipende dal numero di ore che avrei dovuto studiare!
Tornavo a casa da scuola, pranzavo, guardavo i Simpson e mi mettevo in camera con i libri aperti e il pc davanti. Tempo dieci minuti e i libri finivano bellamente ignorati.
Diciamo almeno un paio d'ore, anche di più se nessuno mi rompeva i cosiddetti.
D: Dato che hai pubblicato con una casa editrice semisconosciuta, ti accontenti della scelta fatta o aspiri ad una distribuzione più ampia della tua creatura?
R: Mi sono posta spesso questa domanda.
Certo, uno sogna sempre di sfondare, però almeno per ora sono soddisfatta. Mi piacerebbe tantissimo, piuttosto che cercare nuovi contratti, vedere la Asengard crescere e diventare grande (cosa che peraltro ha già iniziato a fare)... in effetti quando ho mandato io il manoscritto era davvero una casa editrice neonata e sconosciuta, mentre oggi inizia a farsi strada.
D: Ci parli tu della tua casa editrice? I rapporti , le impressioni, la professionalità, e come ti hanno promosso?
R: Ne posso dare un ottimo giudizio! Edoardo, l'editore, è gentilissimo e sempre disponibile, e in sede di editing si è dato un gran da fare, consultandomi per ogni correzione. I libri sono fisicamente molto ben fatti, le copertine sono -senza falsa modestia, non perchè è la mia casa editrice- tra le più belle in circolazione.
Anche per la promozione non posso proprio lamentarmi, non è da tutti prendersi il rischio di lanciare gratuitamente un esordiente, e la Asengard ci mette dell'impegno. Poi è ovvio, bisogna anche darsi da fare individualmente.
D: Quando hai iniziato la stesura del tuo libro? Quando, invece, hai iniziato a scrivere storie?
R: In contemporanea: non sono una di quelle persona che ha sempre avuto la passione per la scrittura. Certo, per me i temi al liceo erano un piacevole intermezzo e un nove assicurato, ma non scrivevo mai per sfizio.
Ho iniziato a scrivere l'"Abbraccio" l'ultimo anno delle superiori, e da quel momento ho preso la grafomania. Se devo essere onesta, sto migliorando parecchio, e intendo continuare così!
D: Prima di pubblicare con la Asengard hai avuto quache momento di sconforto credendo di non aver scritto qualcosa di valido, oppure hai sempre creduto in ciò che avevi scritto sapendo che prima o poi qualcuno avrebbe creduto nel tuo lavoro?
R: Mah, in realtà prima di Asengard non avevo nemmeno in mente di pubblicare, quindi, non avendo aspettative, non potevo rimanere delusa.
Qualche crisi di autostima e ipercriticismo invece ho iniziato ad averla dopo aver pubblicato, ma cerco di sfruttarle nel modo migliore, cercando di migliorarmi.
D: Quando e perché hai deciso di inviare il manoscritto alla Asengard?
R: Ho mandato il manoscritto nel -mh- 2006, verso ottobre/novembre (me lo ricordo perchè ero in procinto di partire per sei mesi in Messico per studiare). E' stata la prima casa editrice che ho contattato, e al mio ritorno dal Messico ancora nessuna risposta. Ho contattato altri editori -tantissimi altri- e una ventina circa si sono detti interessati. Alla prima mail positiva ricevuta sono tipo uscita di testa, tentata di accettare al volo; poi ci ho ripensato e ho deciso di aspettare. L'attesa è stata lunga, ma in qualche modo sentivo di dover ascoltare tutte le campane prima di scegliere. Così, quando ad agosto del 2007 mi è finalmente arrivata la risposta, non ho più avuto dubbi!
Ho provato con Asengard perchè era l'unica casa editrice non a pagamento e di dimensioni modeste che ero riuscita a trovare; il mio elenco ne conteneva decine e decine, ma poche (nessuna, che io sappia) ha tutta questa professionalità.
D: Ora arriva il domandone! Come si supera il blocco dello scrittore?
Quelle sabbie mobili quasi impossibili da superare e nelle quali, presto o tardi, tutti gli scrittori cadono.
R: Ahhh bho! Io ho una mezza idea, ma non è che sia il massimo...
Personalmente mi costringo a scrivere. Magari ho in cantiere una storia lunga e mi blocco... bene, la lascio lì un attimo e mi dedico ad altro. Anche a viva forza, se necessario. Questo spesso mi aiuta a ritrovare un po'di entusiasmo. Devo però precisare che il mio blocco dello scrittore è meccanico, dovuto alla non voglia/tempo di mettere su schermo le idee. Quelle sono sempre anche troppe!
Infatti il terzo capitolo della saga è lì a prender muffa da almeno un anno e mezzo... la storia c'è già, la adoro, ma da lì a scriverla c'è un abisso…
Cerco disperatamente altri consigli.
D: Sinceramente penso che la Asengard sia diverse spanne sopra a qualsiasi altra casa editrice medio-piccola di cui io sia a conoscenza... le auguro di crescere e diventare grande, come hai detto tu. Ha tutte le carte in regola per farlo, a mio avviso.
R: Davvero... pensa che nel lungo elenco di editori che hanno cercato di "pescarmi" sono incappata in:
-"siamo a pagamento; puoi scegliere se pagare in contanti o comprare delle copie" Ok, quanto pago? "C'è scritto sul contratto, anzi, sui due contratti per le due opzioni." E... posso leggerli prima di firmarli? No sai, di solito si fa così... "No". =__=
-"Ehi carina l'idea del tuo libro! Però noi cerchiamo un libro per bambini: puoi togliere sesso, sangue, guerre, spade, crimine, discriminazione, coboldi e parolacce?"
-"Bello il tuo manoscritto! Però potresti far morire il personaggio X e Y (essenziali per proseguire la storia), salvare Z (ma... la sua morte mi serve!), far accoppiare quei due (ma veramente uno è morto…), far alleare quella lì con quello là (lei è una sfigata che fa da tappezzeria e lui non c'entrerebbe comunque nulla!) eccetera eccetera...!
-"Ti pubblichiamo, ma tra ventisei anni circa"
-"Ti pubblichiamo, ma devi venderci la tua anima" (o quasi, mi chiedevano ottomila euro!)
D: Visto che Valpur è nata come tuo personaggio in un gdr, ti somiglia in qualche modo, anche se le esperienze vissute e il background di questo personaggio è molto diverso dal tuo?
R: Qualcosina di me ce l'ha.
I difetti, direi. Sa essere mostruosamente petulante e fuori luogo, non ha il filtro tra cervello e bocca e tende a infilarsi in situazioni più grandi di lei. Uguali uguali!
Non a caso è il mio alter ego ufficiale.
D: Hai detto che stai scrivendo il terzo libro, giusto? quindi il secondo è già pronto per la pubblicazione? hai già una data?
R: Il secondo è già pronto volendo, e da un bel po'... ho aspettato un annetto prima di mandarlo all'editore, a breve provvederò, anche se non è così detto che venga pubblicato.
D: È stato un piacere averti qui con noi!
R: Grazie a voi d’avermi invitata!
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