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Querele ed editori a pagamento


Leggevo oggi sul blog di Elvezio Sciallis un post dove parla di un suo amico querelato per aver parlato di editoria a pagamento. Le sentite, le unghie sulla lavagna? Io sì.

Elvezio non rivela l’identità del suo amico, quindi non so cosa abbia scritto e in che toni, ma poco importa: basti ricordare che nell’ordinanza del giudice Ferrigno sul caso Bianciardi-Il Filo si giustificava la veemenza verbale di alcuni commenti perché “funzionale […] tenuto conto che attacchi violenti possono essere giustificati se proporzionati ai valori che si ritengono compromessi. Valori ed interessi di sicuro rilievo nel caso in esame essendo in gioco le aspettative di giovani autori alla ricerca di un futuro in campo letterario”.
E chi siamo noi per mettere in discussione l’ordinanza di un giudice?

Seriamente:  questa querela, a chiunque sia stata fatta, rischia di far fare passi indietro alla blogosfera, che nei due anni in cui ho iniziato a operare qualche passo avanti – seppur piccino e tentennante – l’ha fatto.

Per cui rispolvero un po’ di sano diritto, giusto perché abbiamo dei diritti inalienabili sanciti dalla Costituzione, e visto che ce li hanno regalati sarebbe alquanto ineducato rifiutarli e mandarli a fanculo in nome della strizza.

Perché parlare di editoria a pagamento dovrebbe essere illegale? È la stessa domanda che mi ha fatto ieri il conduttore di Melog 2.0 (Radio24), e la risposta è la stessa: non è illegale. Chiedere contributi è lecito e permesso dalla legge, quindi perché parlare delle azioni lecite di un’azienda iscritta al registro imprese dovrebbe creare problemi a qualcuno – nello specifico, all’azienda stessa? Mistero, boh, perché sì.
Eppure non è così fantascientifica, la cosa, visto che oltre a Bianciardi e al misterioso tizio nominato da Elvezio Sciallis io stessa ho avuto numerosi problemi con gli editori a pagamento.

Diritto di cronaca e di critica non sono solo parole: sono fatti. Sono diritti che esistono e che vanno esercitati e, soprattutto, vanno rivendicati e fatti valere quando qualcuno che pensa di poter comandare in casa d’altri – e nella testa d’altri – cerca di calpestarli. Non. Esiste. Al. Mondo.
Il diritto di critica viene equiparato al diritto di cronaca (e riferiamoci sempre all’ordinanza Ferrigno, ché citare precedenti a favore dei blogger è sempre importante):  il diritto di critica è “una forma di estrinsecazione della libertà di pensiero”, “un’attività essenzialmente valutativa” che “non può essere valutata sotto il profilo dell’obiettività sino a ritenere che debba essere sempre misurata o comunque costruttiva“. Il diritto di critica è equiparato a quello di cronaca, e gli si dà la possibilità di prevalere sull’ “onore, la dignità e la riservatezza del privato” nel caso in cui sia di pubblico interesse. [1]

Il diritto di cronaca, per poter essere esercitato, necessita di tre requisiti:

  1. La veridicità del fatto;
  2. il fatto dev’essere di pubblico interesse;
  3. il fatto dev’essere esposto in toni civili.

Su quest’ultimo punto, la giurisprudenza – e la legge in sé – parlano chiaro: qualora si esprima una propria opinione in termini negativi  non c’è reato di diffamazione. Si tratta di espressione di una opinione e, come tutti sappiamo, in Italia c’è libertà d’opinione.
Va da sé che evitare termini offensivi risparmia grattacapi a tutti e non dà la possibilità a chicchessia di aggrapparsi a espressioni infelici.

Vi costa tanto essere educati? Vi costa di più pagare un avvocato.

Concludendo, non abbiate paura, gente. Siate civili, siate educati e potrete rispondere con un’alzata di spalle a chi vi minaccia di trascinarvi in tribunale. Non fatevi intimorire da chicchessia e non abbiate timore di dire quel che pensate, facendo nomi e cognomi.

Abbiamo dei diritti importanti, non facciamoci mettere i piedi in testa da chi crede che i suoi interlocutori siano un branco di pecore ignoranti che non sanno digitare quattro parole su Google.
E se l’editore in questione si mette a fare fuoco e fiamme in pubblico tanto meglio… si infila nello sterco da solo e sarà lui a commettere l’illecito di diffamazione.
Poi vediamo come se ne esce… 😉

[1]Citazione da Sul filo del rasoio di Studio 83

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
Editoria

Il Ponte del Sale Edizioni: pubblicazione gratuita di poesia


Quest’editore è una mosca bianca: pubblica gratuitamente la poesia. Non solo: per contratto, l’autore riceve 50 copie gratuite del proprio libro.

Ho scoperto l’esistenza di Ponte del Sale stamattina, parlando di editoria con il mio professore di italiano, che è uno dei proprietari.
Alla faccia di chi dice che per pubblicare l’unico modo è pagare, tanto più se si tratta di poesia.

ATTENZIONE: l’unico indirizzo funzionante è ilpontedelsale@libero.it

ATTENZIONE: l’unico indirizzo funzionante è ilpontedelsale@libero.it

Bookaholic

Adesso mi vengono a dire che


Adesso salta fuori che l’esordiente, l’aspirante scrittore non ha l’obbligo morale di acquistare (e leggere) libri della piccola editoria.
Certo che non ha obblighi, ma francamente a me fa alquanto schifo l’ipocrisia insita in un sistema del genere. Voglio pubblicare, voglio essere letto, ma leggo solo i big.
I best seller, i nomi conosciuti, ché leggere il libro di uno sconosciuto è sempre un rischio.
Però voglio che leggano il mio libro, perché io sono bravo! Merito di essere letto!

Non è ipocrita? Non è quantomeno allucinante, un ragionamento simile?
No, secondo molti non lo è. E tutti a correre a  sottolineare i propri diritti, perché tutti hanno il diritto di fare quello che vogliono e bla, bla e bla. E bla.
Certo: avete il diritto a rintanarvi tra Dan Brown e Fabio Volo, non avete obblighi morali. Ma non avete nemmeno il diritto di pubblicare.

Pubblicare non è un vostro diritto: è diritto di chi ha il talento e le capacità per farlo, esattamente come chi ha il talento e le capacità per diventare architetto ha il diritto di diventare architetto.
Perché è facile, è immensamente facile piagnucolare e lamentarsi che gli editori non prendono in considerazione il proprio libro, che lo dovrebbero pubblicare, che forse allora l’editoria a pagamento non è proprio il male ma la giusta via di fuga da un sistema Malato e Corrotto… ma sarebbe ora di darsi una svegliata e rendersi conto, come qualcuno diceva in un commento al post precedente, che l’editoria è un lavoro come tutti gli altri.
E funziona nello stesso identico modo di tutti gli altri lavori.

Buongiorno, ragazzi.

EAP - Gruppo Albatros

Gruppo Albatros


Ci sono un sacco di aspiranti scrittori che zompettano per il web chiedendo notizie a gran voce sul Gruppo Albatros e consigliandosi a vicenda di pubblicare con loro.
Ecco, il consiglio è l’opposto: non pubblicate con il Gruppo Albatros.

Premettendo che quanto segue è un’anticipazione di quel che troverete in un eBook gratuito di prossima uscita, iniziamo dall’inizio: il Gruppo Albatros altri non è che Il Filo ed è una casa editrice a pagamento.
La più famosa e grande d’Italia, per la precisione.
Il Gruppo Albatros, nel 2009, ha pubblicato la bellezza di 960 libri. Nel 2009, Mondadori – tra ristampe e novità – ne ha pubblicati 913.
Chiaro? Il Gruppo Albatros, nel 2009, ha pubblicato 47 libri più di Mondadori.
Nel primo quadrimestre del 2010, ovvero da gennaio a metà aprile, il Gruppo Albatros ha pubblicato 333 libri, ovvero ha impiegato 0,36 giorni per pubblicare ogni libro, in media.
Il processo di pubblicazione di un libro, lo ricordo, comprende la selezione, il contatto con l’autore, l’editing, la correzione bozze, la realizzazione della copertina, l’impaginazione, la stampa, la distribuzione, la promozione. Guardatevi questo video, dove trovate anche la direttrice editoriale, Giorgia Grasso.

Una testimonianza di una loro autrice, Enrica Aragona:

Durante la registrazione di un’intervista organizzata dalla suddetta casa editrice mi sono trovata davanti a una tizia della loro redazione che faceva salti di gioia perché uno degli autori non si era presentato, dicendo “menomale perché il suo libro è un’immondizia, non avrei saputo di cosa farlo parlare.

Non so se sapete che tra i tanti meriti del Gruppo Albatros c’è anche quello di latitare quando si tratta di inviare le rendicontazioni delle vendite, alias pagare i diritti agli autori, nascondendosi dietro squallide scuse come il ritardo da parte dei distributori.
C’è gente che aspetta da un anno e quattro mesi di prendere quei pochi euro pulciosi che il Gruppo Albatros fa fatica a trovare, ma a quanto pare non fatica affatto a utilizzare gli enormi introiti per pubblicizzare una collana, e non gli autori ma UNA COLLANA, su un network nazionale, attirando così altri sprovveduti che andranno a rimpinguare le loro casse.
Se da una parte gli si potrebbe riconoscere il merito di mettere in chiaro da subito che spenneranno l’autore, dall’altra parlare di “qualità editoriale” e “indiscussa diffusione in libreria”,è veramente indecoroso e menzognero, visto che tutti i librai che conosco si rifiutano categoricamente di ordinare i loro titoli, e raramente lo fanno su esplicita richiesta dei clienti.
In una parola, posso dire che a mio modesto parere, tutto ciò è assolutamente indecente. Se fossi Giorgia Grasso mi vergognerei di prestare la mia faccia per certa gente.

Potete trovare numerose testimonianze sul Gruppo Albatros a questo link. Ulteriori approfondimenti sull’editoria a pagamento li trovate qui.

Approfondimenti sull’editoria a pagamento

  1. Perché non pubblicare a pagamento
  2. Gruppo Albatros: collana Nuove Voci
  3. Gruppo Albatros: testimonianze
  4. Contro l’editoria a pagamento
  5. I costi reali  e i contributi richiesti
  6. Quando i sogni hanno un prezzo
  7. Il commento di un lettore a un libro del Gruppo Albatros
Vita da WD

Concorso di primavera


Donne, uomini, bambine e bambini, da qualche giorno lo Yurutsuki è ripartito! Stavolta il tema è la primavera e, udite udite, la quota di iscrizione è la metà: 5€.
Qui potete scaricare il bando e da qui potete accedere alla pagina di FB dedicata.

Vita da WD

Incontro con D’Andrea G.L.


Scrittevoli genti, non mancate voi tutti all’appuntamento online con D’Andrea G.L., autore della saga di Wunderkind (di cui è appena uscito il secondo volume, “La rosa e i tre chiodi”) che si terrà sul nostro forum venerdì 9 aprile dalle 18.30 alle 20.30

G.L. sarà con noi per rispondere alle domande sul suo libro, sull’editoria, sulla scrittura e sul tempo che fa in questi giorni alle Mauritius. Vi aspettiamo!

Bookaholic

Inversione dei poli


Attenzione: questo post è polemico (molto polemico) e potrebbe farvi alzare la pressione. Se soffrite di problemi di questo tipo, non leggete ché non voglio essere citata per lesioni colpose. Sciò, sciò. Se proseguite, affar vostro.

Quando ho iniziato il cammino (vorrei dire arrampicata sui dirupi, viste le difficoltà che si incontrano, ma poi ci sarebbe qualcuno che se ne uscirebbe dicendo che sono un’arrampicatrice e voglio diventare la nuova capa Mondadori) nel mondo dell’editoria ero completamente dalla parte degli autori e vedevo gli editori quasi come il fumo negli occhi.
Ora le posizioni si sono quasi completamente ribaltate. Perché? Non fate quelle facce, fatevi un esame di coscienza, piuttosto.
Vi spiego tutto, subito.

L’autore – che sia aspirante, esordiente, emergente o chessoio – vuole che tutto sia giusto, pulito, perfetto, limpido e lindo. Vuole che il suo libro sia pubblicato, possibilmente gratis ma non è condizione necessaria – perché sapete com’è, al mondo non si pubblica se non si è raccomandati, se non si è qualcuno, e insomma, tutti fanno così e gli editori che pubblicano gratis non esistono e se esistono non sono mica così affidabili come dicono, mica fanno il loro lavoro nonononono – vuole che sia tradotto in 146 lingue, meglio se 492, ché ad abbondare non si fa mai male; vuole che venda, possibilmente il doppio di tutti i libri di Dan Brown e di tutta la saga di Harry Potter messi assieme, essere ospitato su Canale 5, Rai2, MTV e così via, comparire su Panorama, Il Giornale, Repubblica, Il Corriere della sera e… insomma, ci siamo capiti. L’autore pretende.
Ma, visto che è leggermente difficile ottenere tutto quanto descritto sopra, con un grande atto di umiltà cosa fa? Si accontenta.
Si accontenta del piccolo/medio editore di periferia e passa il suo tempo tra blog, forum, aNobii e Facebook a lamentarsi di come sia difficile essere uno scrittore, di come l’ostruzionismo dei librai sia impossibile da superare, di come i recensori non si trovano, di come… Ci siamo capiti, no?

Ora, mi collego a un fatto recente – recentissimo: la sospensione delle tariffe agevolate per le spedizioni per gli editori. Subito sulla rete è nato un grande movimento, tutti a urlare “ribelliamoci!” (ci ho fatto anche un post) e così via, lamentandosi di come sia possibile soffocare la cultura in questa maniera, già i piccoli editori sono in difficoltà e…
Come? Sì, ho letto giusto: i piccoli e medi editori sono in difficoltà, più precisamente sull’orlo del lastrico. Succede che case editrici formidabili – come Tanit, La Penna Blu, Las Vegas, Villaggio Maori, I sognatori, la mia adoratissima Edizioni XII – siano in via d’estinzione e rischino di crollare.
E’ verissimo. E’ amaramente verissimo.

Ma perché sono sul lastrico? Per quale stramaledettissimo motivo la piccola editoria sta crollando, perché? Perché, su 100 persone che vogliono pubblicare solo 1 è disposta a comprare un libro, anche ogni due o tre mesi, mica uno al giorno, di una piccola/media casa editrice.
Ah. Gli stessi che se ne lamentano sono i responsabili dell’andamento disastroso dell’editoria italiana.
Oh, sto parlando con te che mi stai leggendo, non con un generico “voi, loro”! Al 99% tu, che stai leggendo – magari annuendo convinto – sei uno di quelli contro cui sto puntando il dito! Quindi, non darmi ragione, e se me la dai fa qualcosa per cambiare!

Vi immaginate come sarebbero diverse le cose se ognuno di voi – sì, diamine, VOI – comprasse UN libro ogni mese, ogni due mesi, ogni tre mesi, da un piccolo o medio editore?
Vi rendete conto che, in media, un loro libro costa 10€?

Sinceramente, vale la pena di aiutare gente che piange e geme ma non fa niente di niente per cambiare la situazione per cui frigna? Non lo so più.
Datemi voi una risposta, datemi voi una giustificazione.
Io non ve ne do più.

Bookaholic - Editoria

Gesti concreti


In seguito alla notizia sulla sospensione delle tariffe agevolate per gli editori su Facebook e sulla rete sono nate iniziative che sostengono l’opposizione degli editori al fine di ottenere di nuovo le agevolazioni. Le solite raccolte di firme, il passaparola, spargi la voce, scrivi al Parlamento… quando mai una petizione è servita a qualcosa? C’è anche una petizione contro l’editoria a pagamento, in giro. Il problema è sempre il solito: si parla, si parla, a parole c’è un grandissimo sostegno. “Facciamo sentire la nostra voce” è il motto preferito di chi si arma di tastiera e Facebook, spargendo ai quattro venti un link che, nell’80% dei casi, verrà ignorato e catalogato come spam. L’ho firmato anche io, l’appello del Gruppo Edicom, ma sono certa che sarà del tutto inutile. Tentar non nuoce, e inserire la propria mail non costa nulla. Però. L’ho detto sopra, che c’è un problema: se tutti quelli che si stanno mobilitando per lasciare note sui profili di Facebook altrui (chissà con che utilità), scrivere petizioni, distribuirle e quant’altro comprasse un solo libro di un solo piccolo/medio editore il problema di rientrare nei costi non esisterebbe più, per il semplice motivo che si risolverebbe anche quella bellissima cosa chiamata “crisi della piccola e media editoria”. Quanti sono quelli che, dall’alto di blog, pagine di FB e via dicendo, inneggiano al sostegno della piccola e media editoria italiana? Innumerevoli.
E quanti sono quelli che sproloquiano per pagine e pagine, lamentandosi di quanto brutto, cattivo e puzzone sia il mondo dell’editoria per quei poveri, piccoli scrittori esordienti che non riescono, poveri loro, non riescono a farsi largo tra tutte quelle Grandi Case Editrici che oscurano il loro talento, li mettono in ombra?
Ancora più innumerevoli.

E quanti di questi innumerevoli individui compiono un gesto concreto al di là del bellissimo post che genera una marea di commenti di gente che annuisce accigliata, perché sì, diamine, bisogna far qualcosa per cambiare ‘sto posto di merda, ma lasciamo che siano gli altri a farlo, tanto da soli non si risolve mai niente, non ci sono più le mezze stagioni?
Incredibilmente pochi. Perché, e torno a ripeterlo a costo di risultare pedante, antipatica, asfissiante, se ognuno dei lamentosi blogger e degli autocommiserevoli aspiranti scrittori comprasse un solo libro da una piccola/media casa editrice le cose cambierebbero.

Non venitemi a dire “ma tanto le cose non si possono cambiare”, e non venitemi nemmeno a dare pacche sulle spalle dicendo “meno male che ci siete voi”.
Non so cosa farmene di pacche sulle spalle, io voglio gesti concreti. Perciò sciò, sgomberate: anziché regalare un uovo di Pasqua regalate un libro di un piccolo editore italiano.
Free, non a pagamento!

Bookaholic

Sospensione delle tariffe agevolate per gli editori


Come fa un piccolo editore a fronteggiare un balzo nelle spese che va da 1,35€ a ben 7€, per la spedizione di un pacco? La prima cosa che mi viene in mente è l’aumento del prezzo dei libri. Evento disastroso, considerando che la piccola e media editoria è una via di fuga per chi cerca buone letture a prezzo decisamente più contenuto rispetto alle abbondanti schifezze delle major.
Evento ancor più disastroso considerando che, se i prezzi aumenteranno, i già pochi lettori diventeranno un rigagnolo ancora più esiguo.
Diciamo che quest’anno l’uovo di Pasqua più che una sorpresa contiene una beffa…

Mi diceva Aldo Moscatelli (I Sognatori) che noi non l’abbiamo sentito, ma c’è stato un boato tra gli editori. E ci credo. Se per le major non cambierà nulla, la piccola e media editoria sarà costretta a ricorrere a misure d’emergenza per non sprofondare.
Siamo sicuri che i prezzi aumenteranno? Personalmente ne dubito. Ne dubito perché non è una misura di sicurezza che impedirà l’affondamento: semmai lo velocizzerà. Ci sono altre strade, dice Livia DiPasquale (Tanit) sul Liblog. E io ci metto la mano sul fuoco che le altre strade di cui parla Livia sono gli ebook.

Magari ho il paraocchi e vedo solo quest’alternativa, ma credo che a breve ci troveremo di fronte a una grossa, grassa svolta.
E se questo decreto velocizzerà l’avvento degli ebook… beh, non potrò dirmi dispiaciuta. Proprio per niente.

Editoria

Non abbiamo poltrito


E non siamo nemmeno in via d’estinzione. Anzi! Dovete sapere che oggi è il secondo compleanno di Writer’s Dream e che per festeggiarlo sarete ricoperti di regali, premi e iniziative d’ogni tipo.

Ma non ve le daremo tutte insieme, giammai! Per scoprirle  dovrete seguire il nostro forum, durante la giornata di oggi. A intervalli regolari pioveranno sorprese…
Iniziamo intanto con la prima, ovvero la raccolta dei racconti vincitori delle prime 50 challenge di scrittura di WD. E’ un eBook importante con materiale esclusivo, perché quarantotto dei racconti inseriti non sono più disponibili online e li potrete leggere solo scaricando l’eBook. Gratis, of course.

Vi abbiamo preparato due versioni con due copertine diverse, l’una illustrata da Nayan (aka Enrica Aragona) e l’altra da Squ1ddy (aka Beatrice Peruzzi); ve le abbiamo impaginate in due formati: il classicissimo pdf e il nuovo epub, pensato per la diffusione sempre maggiore degli eBook Reader.
Non avete un eBook Reader? Compratelo!

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