Vai al contenuto

Accomodati pure!

Writer's Dream è la più grande community italiana dedicata alla scrittura e all'editoria.
Entra a farne parte anche tu: accedi o iscriviti per accedere a tutte le possibilità che WD ti offre.

Close
Foto

Il Protettorato Finanziario Mondiale (cap I,2)


2 risposte a questa discussione

#1 Poldo

Poldo

    Scribacchino

  • Sostenitori
  • 598 messaggi
109
  • ProvenienzaTorino

Inviato 06 gennaio 2012 - 15:56

il mio commento
http://www.writersdr...post__p__147757

Il professor Heintzerhof conquistò la sua prestigiosa posizione con la pubblicazione del saggio sulla intrinseca qualità morale dei sistemi sociali basati sull'economia, sviluppando il concetto che l'unico valore morale sostenibile è rappresentato dallo sforzo collettivo dell'umanità verso il progresso intellettuale. Una sorta di reinterpretazione della Repubblica di Platone in chiave moderna con conseguenze che il filosofo greco non avrebbe mai potuto immaginare.
Scusate il mio ingrato tentativo di esprimere concetti che, in verità, vanno molto oltre le mie capacità di comprensione. La mia mediocre condizione non mi consente certo di stilare alcun giudizio su un'opera di così grande rilievo, che ha improntato le più significative decisioni della nostra storia.
Quello che voglio soltanto sottolineare sta nel fatto che in quel lavoro il professore riusci a dare un contributo decisivo nell'eliminare tutto ciò che ancora era rimasto nella rappresentazione comune degli antichi retaggi del periodo democratico.
I legami della morale popolare con le vecchie religioni, gli antichi fondamenti giuridici plasmati sul falso concetto di uguaglianza, le giustificazioni psicologiche dell'agire umano e molto altro ancora fu spazzato via da una cultura emergente il cui unico scopo doveva essere l'ottimizzazione delle risorse mondiali finalizzate alla realizzazione di un unico obiettivo. La crescita della capacità dell'uomo nel dominare la natura.
Il Protettorato rappresentava la perfetta incarnazione di questo ideale, una forma di oligarchia meritocratica capace di perpetuarsi in quanto unica fonte di giudizio superiore per la nomina dei suoi stessi componenti.

La chiamata al Protettorato arrivò nel '41, al compimento dei canonici cinquant'anni, come lo stesso Socrate aveva auspicato nel suo antico discorso.
Io ero al servizio del professore già da cinque anni. Ero stato scelto dal suo staff mentre stavo svolgendo il mio dottorato presso la facoltà di storia e inizialmente fui assegnato alla manutenzione dell'archivio del rettore. Forse fu il mio carattere particolarmente mite e riservato a far cadere sulla mia persona la scelta del professore per il ruolo che poi mi trovai a ricoprire.
Scusate questa piccola intrusione di fatti senza alcuna importanza, ma è solo per dire quale fu la mia grande emozione nel trovarmi coinvolto in un avvenimento di tale portata. Essere il segretario personale di un membro del Protettorato superava qualsiasi aspirazione io avessi mai potuto coltivare nella mia vita.
Esprimo questi sentimenti solo per rimarcare la grande differenza che può esserci tra un semplice Smith e una persona della levatura del professore. Non riuscii mai a scorgere in lui la minima traccia di emozioni simili, né allora, né in seguito.
Ricordo che si presentarono nel suo studio due funzionari con una pergamena, cosa per certi versi inconsueta e bizzarra. Quando nei giorni successivi mi capitò di osservare da vicino quel documento rimasi meravigliato dalla grazia di una calligrafia perfetta, composta a mano libera. Nei miei studi avevo visto più volte le riproduzioni digitali di documenti antichi, ma non pensavo che potesse ancora esistere qualcuno in grado di produrre un manufatto di quella perfezione.
-Herr Smith, disponga il necessario per la partenza. Domani andremo a Ginevra e ci fermeremo per qualche giorno. Saremo ospiti del Protettorato.
Solo queste parole, nessuna esitazione, come se si trattasse di un normale appuntamento di lavoro.
Quando tentai di esprimergli le mie congratulazioni rispose solo con un cenno del capo che mi fece sentire ancora più goffo e impacciato.
Mentre ripenso a quel periodo non posso fare a meno di rivivere una sensazione inquietante. Immaginatevi di trovarvi di fronte alla Gioconda di Leonardo da Vinci. Potete ammirarne la bellezza, la struttura, la prospettiva, tutto ciò di cui è stato trattato nei libri di storia dell'arte, ma avrete sempre l'impressione che qualcosa di fondamentale vi stia sfuggendo. Proprio la presenza di questo elemento insondabile vi da la dimensione della distanza tra la vostra povera mente e quella dell'artista che l'ha dipinta.
Io, umile rappresentante del popolo, mi trovavo di fronte a qualcosa che potevo comprendere solo superficialmente, ma di cui mi sarebbe sempre sfuggito il senso profondo.
Vorrei riportare qui un piccolo episodio, forse banale, ma che mi aiutò a cogliere meglio la natura del rapporto tra il protettorato e il popolo.
Uno dei miei compiti giornalieri era quello di riferire al professore tutti i messaggi giunti in sua assenza. Egli esigeva che io componessi quella lista in ordine cronologico di arrivo, ma in quell'occasione mi trovai per le mani un messaggio urgente di convocazione in seduta straordinaria del Consiglio che doveva tenersi di lì a due ore.
Al suo arrivo mi premurai di comunicare immediatamente questo messaggio; solo quando mi chiese se fossero giunti altri messaggi gli riferii che il sarto lo aspettava per la prova del vestito.
- Il sarto ha chiamato dopo la convocazione del Consiglio?
-Chiedo perdono mein herr, ma pensavo che la convocazione fosse cosa più urgente.
- Smith – mi disse, e dovetti dolorosamente notare la mancanza del mio titolo. - Il nostro rapporto deve basarsi su un accordo di piena fiducia reciproca. Io devo potermi fidare della sua scrupolosa coscienziosità nello svolgere i compiti che le assegno, lei deve fidarsi della mia capacità di poter decidere cosa sia più o meno importante.
  • 0

#2 coscienza92

coscienza92

    Imbrattatore

  • Utenti
  • 55 messaggi
1
  • Provenienzatriste trieste

Inviato 07 gennaio 2012 - 12:46

Ti dico le mie impressioni, a partire dal titolo: noioso, poco incisivo.
Scegliere un titolo è sempre un brutto affare, ma difficilmente la parola finanza in un titolo invoglia alla lettura, a parer mio.

[color=#000000][font=arial, verdana, sans-serif]"Io, umile rappresentante del popolo"[/font][/color]
[font="arial, verdana, sans-serif"][color="#000000"]In senso figurato? [/color][/font]

Non riesco a decidermi sullo stile: capisco che in effetti uno studente di storia sulla via del dottorato si esprimerebbe così, però lo trovo in alcuni punti un po' troppo pesante. In particolare le prime due frasi per quanto perfette uccidono il lettore.
Smith è un personaggio per il momento un po' anonimo. Mite, ansioso di compiacere i suoi superiori, obbediente.
Ho apprezzato il paragone con la gioconda.

Mi sfugge come un'oligarchia possa essere al contempo meritocratica.
O meglio il tutto dipende da quanto siano imparziali siano i membri che ne fanno parte :asd:
  • 0

#3 Poldo

Poldo

    Scribacchino

  • Sostenitori
  • 598 messaggi
109
  • ProvenienzaTorino

Inviato 07 gennaio 2012 - 22:40

difficilmente la parola finanza in un titolo invoglia alla lettura, a parer mio.

Forse è proprio per questo che siamo messi così, le cose ci capitano e non sappiamo perché.

Mi sfugge come un'oligarchia possa essere al contempo meritocratica.
O meglio il tutto dipende da quanto siano imparziali siano i membri che ne fanno parte

Beh, vedi un po' tu, a costo di finire off topic, secondo te che tipo di governo abbiamo oggi? Nessuno è eletto dal popolo ma stanno lì per qualche merito che hanno guadagato nella loro vita. Sarà anche un buon governo (sicuramente meglio di quello di prima) ma di certo non è espressione di democrazie ma solo dell'incapacità delle forze democratiche di prendere qualche decisione sensata.
Su come sarà l'oligarchia del Protettorato...si vedrà
Grazie per il tuo commento
  • 0




0 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi