Vai al contenuto

  • Connettiti con Facebook      Connettiti   
  • Registrati subito


Racconto Vincitore 79° Contest


  • Per cortesia connettiti per rispondere
Nessuna risposta a questa discussione

#1 Stefano

Stefano

    Pennuto

  • Utenti
  • 148 Messaggi:
0
  • ProvenienzaRoma
  • Star sign:Gemini

Inviato 29 settembre 2011 - 18:54

011
Immagine inserita


Autore: Stefano
Titolo: Lo straniero, di Albert Camus



Lo straniero, di Albert Camus




Il Signor Meursault vive ad Algeri. Conduce una vita discreta, si concede pochi vizi. Non parla molto. È una persona mite. Una mattina di primavera, il Signor Meursault uccide un uomo. Con quattro colpi di pistola, sotto il sole accecante di una spiaggia algerina. La vittima è un arabo, che poco prima lo aveva minacciato estraendo un coltello.
Il Signor Meursault ha da poco perso la madre, ma appare calmo e indolente. Sul suo volto nessuna lacrima, né un’espressione d’angoscia. Un comportamento inammissibile, secondo la Pubblica Accusa. Un segno inequivocabile di assoluta insensibilità. “Meursault ha rinchiuso sua madre in un ospizio, aspettando che morisse; Meursault si è addormentato durante la veglia funebre, fumando e bevendo; Meursault è andato a vedere un film di Fernandel con una donna appena conosciuta, il giorno dopo i funerali; Meursault ha testimoniato in favore di un amico accusato di violenze su una donna. Meursalut ha ucciso un uomo indifeso. Meursault è un mostro”.
Il Signor Meursault osserva da spettatore il suo processo. Così come osserva da spettatore l’incredulità di chi cerca di capire il suo carattere, le sue idee. Nulla lo scuote. Nemmeno l’assenza di libertà, che comunque a poco a poco inizia a turbarlo. La sua Algeri gli manca, come gli manca la sua Marie, che vorrebbe riabbracciare. Eppure non chiede alcun perdono: non ne sente il bisogno. Non conosce il mostro di cui tutti parlano. Meursault è uno straniero fra la gente.
Rifiuta pentimenti e confessioni. Ma di cosa si dovrebbe pentire? Quel gesto - quei quattro colpi sparati addosso all’arabo - non sa nemmeno se l’abbia compiuto volontariamente. Sa soltanto che l’arabo aveva minacciato poco prima un suo amico, Raymond, con il quale stava trascorrendo una tranquilla mattinata al mare, insieme alla sua Marie e ad altri amici. Tranquillità e poi la sventura. La prigione. L’attesa della sentenza.
È la sentenza a risvegliare Meursault. “Condanna a morte”. Suona come incredibile. Anche perché il suo avvocato d’ufficio s’era detto ottimista. Condanna a morte. Meursault perde la testa. Rinchiuso in solitaria in una cella, comincia a non desiderare altro che la libertà, a fantasticare circa una grazia che forse non verrà mai concessa.
Ma l’animo indifferente di Meursault, il suo essere quieto, il suo accettare il mondo in tutta la sua indifferenza, alla fine, dopo una lunga e travagliata discussione con un prete circa Dio e l’aldilà, trova uno stato di pace inamovibile: Meursault è stato in fin dei conti un uomo felice. Meursault, l’impiegato modesto, l’assassino a sangue freddo, l’amante indeciso, il figlio degenerato, accetta il suo destino. Dopo un sonno ristoratore nella stretta cella, accetta la morte. La sua indifferenza si ritrova in sintonia con quella del mondo.




1 utente(i) stanno leggendo questa discussione

0 utenti, 1 ospiti, 0 utenti anonimi