Luna Rossa capitolo 1 parte 3( vecchia versione)
#1
Inviato 24 marzo 2011 - 18:14
E allora la molla scatto. La mano libera della bambina si alzò, tirando un potente schiaffo sulla guancia sinistra del bullo. Non sapeva cosa l’avesse spinta a fare quel gesto ma sentiva che era giusto così. Lui mollò la presa, toccandosi la pelle arrossata.
« Non provare a toccarmi, capito?» urlò lei, questa volta con una voce aggressiva tanto da far sobbalzare alcuni membri del gruppo.
La ragazzina guardò divertita lo sguardo infuriato di quello sfaticato di un ragazzo. Sicuramente non si sarebbe aspettato quella reazione.
« Non dovevi farlo» mormorò lui, ricomponendosi.
« Oh sì ,eccome invece.!»
Alessandro improvvisamente l’agguantò per la maglietta, mentre Amanda cominciò a darle di santa ragione. Il ragazzino la buttò per terra. Lei si rialzò velocemente e, svelta come un gatto, gli saltò sulle spalle, tirandogli i capelli.
Gli altri membri del gruppo parvero divertiti dalla scenetta. Alessandro che veniva picchiato da una femmina. Era disperato mentre cercava di scrollarsi di dosso la bambina. Lei rimaneva aggrappata a lui, picchiando la sua testa con il libro. Era una scena buffa, sembravano due scimmie che si scannavano.
Finalmente lui riuscì a sbatacchiarla per terra. Amanda non si scompose e cercò di rialzarsi, massaggiandosi il fondoschiena. Il libro era caduto, ma in quel momento alla bambina non importò. Prima si allontanava Alessandro e prima poteva andarsene da lì.
Poi il ragazzino si avventò contro Amanda, ma lei riuscì a sfuggirgli scivolandogli sotto come una serpe.
In quella frazione di secondo, la bambina riuscì a dargli un forte calcio in culo tanto da fargli perdere l’equilibrio. Alessandro si riprese quasi subito e si riavventò contro di lei , questa volta con molta più violenza.
Amanda spettò il momento giusto e lo schivò tranquillamente mentre il bulletto ruzzolò per terra come un barile.
« Vedo proprio che non riesci nemmeno a pestare una bambina più piccola di te!» lo stuzzicò allegramente, lui si girò furente, i suoi occhi azzurri sembravano un mare tempestoso. Aveva un innata abilità nel schivare gli attacchi, fin da piccola si azzuffava con sua cugina e ne usciva quasi sempre vincitrice. Forse era la sua stessa paura a donarle quell’insolita agilità.
«Statti zitta!» urlò infuriato il ragazzo.
Gli altri ragazzini li incitavano a combattersi, eccitati dal coinvolgimento della lotta. Le loro voci erano qualcosa che stimolava Alessandro a continuare a reagire.
Continuarono a picchiarsi, poi Amanda riuscì a liberarsi dalla stretta del ragazzino.
Alessandro si rialzò a fatica. Nei suoi occhi non c’era solo un senso di rabbia,ma anche timore, ora che aveva visto che la piccola e gracile nipote del” mentecatto” sapeva difendersi, doveva assolutamente fare più attenzione.
Amanda continuò a fissarlo, allontanandosi da lui. Perché non la lasciarla stare? Voleva solo ritornare a casa e non combattere contro la sua volontà. Raccolse il libro e lo strinse a se.
“Picchiala, menalo, fermatevi! “ le voci degli altri bambini rimbombavano nella sua testa come un selvaggio sottofondo. Ora non erano più parole, ma grida senza senso, urla eccitate da un istinto primordiale.
«Ah la mia caviglia !» urlò inginocchiandosi e tenendosi il piede.
Amanda lo guardo sospettosa per un momento, sentiva che qualcosa non andava.
Vagli incontro diceva una voce dentro di lei, ma un’altra vocina le diceva Non incantarti, è una trappola.
La ragazzina non sapeva chi scegliere tra le due, guardò ancora il volto del ragazzino: sembrava che soffrisse davvero.
Alla fine il cuore superò la ragione e le si avvicinò.
«Ti sei fatto mal…» neanche finita la frase che Alessandro le diede un calcio sulla gamba a tradimento.
Brava stupida, perché non sei scappata? Si rimproverò lei.
La bambina barcollò all’indietro.
Lui con uno scatto fulmineo si alzò e le bloccò le braccia, immobilizzandola. Il libro le scivolò tra le mani e cadde un’altra volta per terra. Non aveva scampo.
«Vedi Amanda, il tuo buon cuore ti ha tradita!» disse soddisfatto. Lei non poteva sopportare quella faccia affamata di vendetta.
«Uno» incominciò uno dei ragazzini.
Lei non voleva finire così, le avrebbe fatto male e lei non voleva.
« Due» continuò
Cercò di dimenarsi come un animale selvatico ma tutto fu inutile, sentiva una terribile rabbia che si stava impossessando della sua mente.
« Tre»
Non ce la faceva più doveva reagire e subito.
« Quattro».
Amanda scoppiò. Senza che lei sapesse quel che faceva, pestò violentemente il piede ad Alessandro che cacciò un urlò poi, il momento che spettava, con uno scatto velocissimo li bloccò le braccia e li diede un pugno nello stomaco.
Amanda sentì un sinistro formicolio penetrargli nel braccio. Percepiva un’energia strana, i sentimenti che l’avvolgevano erano tristi e allo stesso tempo arrabbiati. Erano i sentimenti di un che soffriva in silenzio. Cos’era?.
Il corpo di Alessandro cominciò a vibrare, scosso da un’invisibile corrente elettrica. Il ragazzino gemette e cadde a terra, cercando di abbracciarsi il ventre. Le sue braccia emanavano piccoli impulsi involontari e veloci, gli stessi che avrebbe potuto produrre il morbo di Parkinson. Solo che Alessandro fino a quel momento era stato perfettamente normale.
Sembrava un piccolo animale rannicchiato, tremante di paura.
Cosa ho fatto? Si domandò spaventata. Cosa stava succedendo? Quei pochi secondi erano un’eternità fredda. Perché lui soffriva? Lei era troppo gracile per fargli del male, com’era potuto accadere?
Quello non era il pugno che lei dava di solito, quello era troppo anomalo. Un pugno normale non avrebbe trasformato l’avversario in un ragazzino indifeso e semi paralizzato.
Alessandro provò a parlare ma dalla sua bocca uscirono solo suoni soffocati. La bambina non ci poteva credere, stava piangendo. Ma nonostante Alessandro continuava a urlar dal dolore, nessuno dei suoi amichetti si avvicinò. Sicuramente erano troppo spaventati all’idea di non sapere che fare per aiutarlo.
Amanda studiò la sua espressione, questa volta non mentiva, quegli occhi stavano davvero piangendo per il dolore.
Si avvicinò a lui e cercò di sollevarlo .Improvvisamente il corpo del ragazzino smise di tremare. Alessandro pareva sfinito, i suoi occhi guardarono la bambina con un misto di terrore e confusione. Neanche lui sapeva cosa stesse succedendo.
Amanda si voltò verso gli altri ragazzini e disse «Aiutatemi a portarlo in ospedale!».
#2
Inviato 25 marzo 2011 - 11:07
Di che?Non voleva dargli la soddisfazione.
La reazione è già avvenuto, quindi ‘non si aspettava’.Sicuramente non si sarebbe aspettato quella reazione.
Quel ‘sua’ è brutto. Meglio “picchiandolo intesta con il libro”.picchiando la sua testa con il libro.
Eviterei questa espressione, non centra nulla col tono che hai usato finora. Lascerei ‘calcio’ e bastariuscì a dargli un forte calcio in culo
GLI bloccò e GLI diedecon uno scatto velocissimo li bloccò e li diede
I sentimenti non sono né tristi né arrabbiati, rabbia e tristezza sono sentimenti loro stessi.i sentimenti che l’avvolgevano erano tristi e allo stesso tempo arrabbiati
Di nuovo: non puoi dare per scontato che un ragazzino sappia cosa sia il Parkinson e che effetti abbia. Inoltre, eviterei di citare una malattia così invasiva in questo contesto.gli stessi che avrebbe potuto produrre il morbo di Parkinson.
Secondo me la scena della lotta è troppo lunga, andrebbe accorciata un po’. Inoltre, anche se intuisco che lei possa preoccuparsi per il ragazzo, non si capisce perché non scappa quando lui finge di essersi fatto male alla caviglia: dopotutto lui non è solo e non perde sangue. Io toglierei quella scena, la fa apparire proprio ingenua senza creare suspence (si capisce subito che è una finta). Più curioso il finale.
#4
Inviato 28 marzo 2011 - 21:49
refuso scattòE allora la molla scatto.
beh mi sembra strano che non capisca cosa la spinge a tirargli una sberla, è un bulletto e la sta trattenendo, pure facendole male, mentre lei vuole essere lasciata in pace. Piuttosto metterei, ma non so se era quello che intendevi, che solitamente non aveva reazioni violente.Non sapeva cosa l’avesse spinta a fare quel gesto ma sentiva che era giusto così.
qua dici divertita, prima è battagliera, poi ha paura, non si capisce bene il reale stato d'animo che muta troppo in fretta.La ragazzina guardò divertita lo sguardo infuriato di quello sfaticato di un ragazzo. Sicuramente non si sarebbe aspettato quella reazione.
metterei non si era aspettato
sbatacchiare mi dà più il senso di sbattere più volte, metterei solo sbatterla, buttarla, spingerla a terraFinalmente lui riuscì a sbatacchiarla per terra.
un'innataAveva un innata abilità nel schivare gli attacchi, fin da piccola si azzuffava con sua cugina e ne usciva quasi sempre vincitrice. Forse era la sua stessa paura a donarle quell’insolita agilità.
nello schivare
non mi convince insolita, visto che dici che è un'abilità innata, quindi per lei è normale. Non è neppure qualcosa di insolito in generale essere agili e veloci. Inoltre continua a non sembrarmi impaurita davvero.
metterei "nei suoi occhi non c'era solo rabbia, ma anche timore"Nei suoi occhi non c’era solo un senso di rabbia,ma anche timore,
refusoPerché non la lasciarla stare?
Perché non la lasciava stare?
mi sembra un po' esagerato, non so, forse perché mi pare più una zuffa da ragazzini, qualche calcio e spinte, non una lotta davvero cruenta.“Picchiala, menalo, fermatevi! “ le voci degli altri bambini rimbombavano nella sua testa come un selvaggio sottofondo. Ora non erano più parole, ma grida senza senso, urla eccitate da un istinto primordiale.
dovresti mettere il soggetto, dopo si capisce che è Alessandro, ma subito non è chiaro.«Ah la mia caviglia !» urlò inginocchiandosi e tenendosi il piede.
cosa stanno contando i ragazzini? Le sta tirando pugni, o cosa?«Uno» incominciò uno dei ragazzini.
Lei non voleva finire così, le avrebbe fatto male e lei non voleva.
« Due» continuò
Cercò di dimenarsi come un animale selvatico ma tutto fu inutile, sentiva una terribile rabbia che si stava impossessando della sua mente.
« Tre»
Non ce la faceva più doveva reagire e subito.
« Quattro».
metterei solo "senza sapere quel che faceva"Amanda scoppiò. Senza che lei sapesse quel che faceva, pestò violentemente il piede ad Alessandro
continuasseMa nonostante Alessandro continuava a urlar dal dolore, nessuno dei suoi amichetti si avvicinò.
Sei giovanissima, e come ti hanno detto migliorerai di sicuro, nella tua scrittura ci sono un po' di imprecisioni, ma niente di grave. Il problema, ma anche quello è dovuto all'età è forse il modo di caratterizzare i personaggi che mi appaiono poco precisi, non sempre quando spieghi che Amanda prova un certo stato d'animo, la descrizione risulta in linea. Finora pare anche un po' stereotipato come trama (questo è anche un mio problema {SMILIES_PATH}/wallbash.gif ). E come dice Emma ho trovato anch'io lunga la scena della lotta, sarebbe da tagliare un po'.
#5
Inviato 31 marzo 2011 - 18:01
La mano del ragazzino stringeva il suo piccola(o) (io però piccolo lo toglierei, è superfluo) braccio, ma Amanda non si mosse. Non voleva dargli (la, lo toglierei) soddisfazione.
E allora la molla scatto (scattò).
Alessandro improvvisamente l’agguantò per la maglietta, mentre Amanda cominciò a darle (cominciava a dargliene) di santa ragione. Il ragazzino la buttò per (a) terra. Lei si rialzò velocemente e, svelta come un gatto, gli saltò sulle spalle, tirandogli i capelli. (ma come riesce a saltargli sulle spalle, scusa? Lei è a terra, si rialza di scatto e poi cerca di strappargli i capelli. Che c'entrano le spalle?)
Lei rimaneva aggrappata a lui, picchiando(gli) la (sua, da togliere) testa con il libro.
Finalmente lui riuscì a sbatacchiarla (io userei un altro verbo, tipo sbattere o buttare) per terra.
Prima si allontanava (da) Alessandro e prima poteva andarsene da lì.
Poi il ragazzino (le) si avventò contro (Amanda, da togliere), ma lei riuscì a sfuggirgli scivolandogli sotto come una serpe.
In quella frazione di secondo, la bambina riuscì (ripetizione, io scriverei direttamente "gli diede un forte calcio") a dargli un forte calcio (in culo, da togliere assolutamente) tanto da fargli perdere l’equilibrio.
Aveva un(')innata abilità nel schivare gli attacchi, fin da piccola si azzuffava con sua cugina e ne usciva quasi sempre vincitrice.
Gli altri ragazzini li incitavano a combattersi (lottare), eccitati (dal coinvolgimento della lotta, lo toglierei).
Nei suoi occhi non c’era solo (un senso di, lo toglierei) rabbia,ma anche timore, ora che aveva visto che la piccola e gracile nipote del” mentecatto” sapeva difendersi, doveva assolutamente fare più attenzione.
Perché non la lasciarla (lasciava) stare? Voleva solo ritornare a casa (e non combattere contro la sua volontà, io lo toglierei). Raccolse il libro e lo strinse a se (sé).
Vagli incontro(virgola) diceva una voce dentro di lei, ma un’altra vocina le diceva(virgola) Non incantarti, è una trappola.
Alla fine il cuore superò la ragione e le (gli) si avvicinò.
Senza che lei sapesse quel che faceva , pestò violentemente il piede ad Alessandro che cacciò un urlò poi, il momento che spettava, con uno scatto velocissimo li bloccò le braccia e li diede un pugno nello stomaco.(senza sapere quel che faceva, pestò con violenza il piede di Alessandro, il quale cacciò un urlo e mollò la presa. Allora lei, con uno scatto fulmineo, gli assestò un pugno nello stomaco)
Amanda sentì un sinistro formicolio penetrargli(le) nel braccio. Percepiva un’energia strana, i sentimenti che l’avvolgevano erano tristi e allo stesso tempo arrabbiati(vale quanto ti hanno già fatto notare altri). Erano i sentimenti di un (uno, anche se sarebbe meglio qualcuno) che soffriva in silenzio. Cos’era?(. niente punto)
Il corpo di Alessandro cominciò a vibrare, scosso da un’invisibile corrente elettrica (la corrente elettrica è sempre invisibile). Il ragazzino gemette e cadde a terra, cercando di abbracciarsi il ventre. Le sue braccia emanavano (si può emanare un odore, ma non dei movimenti, sarebbe più corretto usare il termine "erano scosse") (piccoli, uno spasmo non può essere piccolo, al massimo debole) impulsi (spasmi) involontari e veloci, gli stessi che avrebbe potuto produrre il morbo di Parkinson.
Ma nonostante Alessandro continuava (continuasse) a urlar dal dolore, nessuno dei suoi amichetti si avvicinò.
Ci sono molti errori dovuti a una mancata rilettura. Ti consiglio di leggere a voce alta il brano, potresti già renderti conto di espressioni che suonano male o frasi costruite male. Ci sono poi termini che usi collocandoli nel contesto sbagliato, che quindi sono inappropriati.
#6
Inviato 07 aprile 2011 - 00:24
La punteggiatura ha qualche problema, se guardi altrove nel forum troverai delle indicazioni, ma per quello che ho notato qui:
- dopo « e prima di » non ci vanno spazi; lo spazio va dopo » e prima di « se non sei a inizio/fine riga e non c'è altra punteggiatura;
- con .,?!;: lo spazio va dopo e mai prima.
A volte usi delle frasi ridondanti, che non servono (ti faccio qualche esempio sotto). Non ti preoccupare anche se non ci dici tutto, quando hai descritto la scena è più che sufficiente.
E allora la molla scatto. La mano libera della bambina si alzò, tirando un potente schiaffo sulla guancia sinistra del bullo. Non sapeva cosa l’avesse spinta a fare quel gesto ma sentiva che era giusto così. Lui mollò la presa, toccandosi la pelle arrossata.
La frase in grassetto non serve, è un riassunto di quello che succede dopo, quindi puoi toglierlo. Anche "potente" è di troppo: a lui si arrossa la guancia, per forza il ceffone era potente. Toglierei anche "ma sentiva che era giusto così": se non lo avesse sentito non l'avrebbe fatto.
Il ragazzino la buttò per terra. Lei si rialzò velocemente e, svelta come un gatto, gli saltò sulle spalle, tirandogli i capelli.
Anche qui "velocemente" e "svelta come un gatto" dicono la stessa cosa: Lei, svelta come un gatto, gli saltò sulle spalle tirandogli i capelli.
« Vedo proprio che non riesci nemmeno a pestare una bambina più piccola di te!» lo stuzzicò allegramente, lui si girò furente, i suoi occhi azzurri sembravano un mare tempestoso. Aveva un innata abilità nel schivare gli attacchi, fin da piccola si azzuffava con sua cugina e ne usciva quasi sempre vincitrice. Forse era la sua stessa paura a donarle quell’insolita agilità.
Stessa cosa con "furente" e "i suoi occhi ecc.": via furente.
Qui c'è anche un altro problema: "stuzzicò" indica un'azione puntuale, mentre qui andava meglio un imperfetto, per far vedere che lei continua a stuzzicarlo, non lo fa una volta sola.
Amanda continuò a fissarlo, allontanandosi da lui. Perché non la lasciarla stare? Voleva solo ritornare a casa e non combattere contro la sua volontà. Raccolse il libro e lo strinse a se.
Nessuno vuole fare qualcosa contro la sua volontà, quindi "contro la sua volontà" non ci va.
Combattere qui è improprio, sarebbe più giusto battersi.
Alla fine il cuore superò la ragione e le si avvicinò.
Se lei decide di avvicinarsi, è chiaro che il cuore ha superato la ragione.
#7
Inviato 07 aprile 2011 - 15:08
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