Mi scuso per un altro capitolo un pò noiosetto. Dal prossimo ci si addentrerà nella trama (credo che il primo post che feci sul vecchio WD comprendeva i primi 3 capitoli almeno
«Ti sei di nuovo chiuso in camera» gli disse la ragazza quella sera sedendosi sul suo letto dopo aver aperto la porta con il suo mazzo di chiavi.
«Come diavolo puoi essere sempre stanco la mattina se non fai nulla tutto il giorno?»
«Eleen, lasciami in pace» rispose lui con poca convinzione, gli piaceva averla li tutti i giorni.
«Devi smetterla, Asher. Sei un grande studioso, perché non ingoi il rospo e ti dai da fare per laurearti?»
«Non servirebbe a nulla» solo in quel momento il ragazzo aprì gli occhi: Eleen aveva splendidi capelli lisci color del miele e due occhi così azzurri da sembrare quasi grigi.
«Fuori di qui sarei trattato allo stesso modo: con disprezzo»
«Ti farai strada»
«Tu credi davvero a quelle cretinate?» il ricordo di come l’aveva trattato il Professore era ancora bruciante.
«Io e te ci conosciamo da due anni ormai. Dovresti sapere che a me interessa solo laurearmi. Penserò dopo a cambiare il modo in cui l'archeologia è usata...»
«Sei un illusa» gli concesse un sorriso di scherno, non lo pensava veramente.
«Forse. Ma almeno io ho un obbiettivo» si alzò e si lisciò la gonna, indossava una splendida camicia candida che metteva in risalto le sue forme «Vieni a cena con me?»
«Non ho molta fame. Ma non rifiuto mai il cibo.» si alzò dal letto anche lui e seguì l’amica.
La mensa dell’Università per fortuna aveva una cucina propria ed era gestita ottimamente: il cibo era abbondante e assolutamente delizioso.
«Sei sicura di volere solo quella?» chiese Asher osservando l’insalata dell’amica con ribrezzo
«Si, sono a dieta- rispose lei osservando mesta il piatto «E poi non credo tu sia così dispiaciuto no? Ti stai per mangiare tutto quello che ho lasciato»
«Dieta eh?» diede un occhiata veloce al corpo della ragazza «Non ne hai decisamente bisogno»
«Asher!»
«Guarda un tavolo libero!» urlò lui cambiando discorso
Si sistemarono uno di fronte all’altra e Asher si impossessò dei piatti dell’amica ed iniziò a mangiare con fare vorace mentre lei punzecchiava tristemente la sua insalata con la forchetta.
«Come puoi mangiare così tanto e rimanere così magro?» era sconsolata, una volta aveva visto l’amico mangiare un quarto di bue ad una cena senza batter ciglio «Sembri un pozzo senza fondo!»
Asher al momento si stava infilando una coscia di pollo in bocca, ma si fermò e rispose:
«Boh» poi riprese.
«Domani ci sarà la gita scolastica al museo lo sai vero?»
«Certo» rispose lui «Vedremo anche la “Scatola di Al-sal'da”»
«Pensi davvero che il professore ce la farà vedere?»
«Dubito!» rispose Asher alzando la forchetta minacciosamente «Gli caverei gli occhi!»
«Ma nessuno è mai riuscito a capirci niente, tranne tuo padre» l’amica decise che era meglio farlo pensare ad altro.
«Esatto» il ragazzo stava assaltando il secondo piatto di pollo.
«Sarei curiosa di vedere i suoi studi»
-Quanto me, ma nemmeno nel suo studio ho trovato informazioni utili: credo abbia portato le pagine del diario con se ed è per questo che nessuno ha mai dato importanza alle sue scoperte, secondo il governo non esistono prove concrete»
«Tranne la Scatola»
«Scritta in un linguaggio sconosciuto»
«Eppure tu non dubiti di tuo padre»
«Certo che no!» sembrava offeso «Cosa fai per le vacanze?»
«Torno a casa ovviamente e quasi mi dimenticavo: mia madre ha detto se vuoi passarle con noi»
«Ne sarei onorato, ma prima devo passare a casa almeno un giorno. Volevo chiederti se ti andava di venire con me»
«A casa tua? Da soli?» sembrava una cosa assurda, ma ora che ci pensava Asher era stato a casa sua un sacco di volte.
«Cosa c’è di strano? Tu entri in camera praticamente tutti i giorni ed io sono sempre in mutande!»
«Se non ti svegliassi io…»
«Si si, ok: allora? Solo un giorno per sistemare fatture e posta. Poi si riparte»
«Va bene» convenne lei.
«Grazie, sei un tesoro» Asher sorrise e poi si preparò ad eliminare l’ennesimo piatto di cibo.
La mattina dopo il ragazzo fu violentemente svegliato da una sventagliata di luce improvvisa che bruciò i suoi occhi.
«Arghhhhhhhhhh!» urlò di colpo balzando a sedersi «Devi proprio fare così tutte le mattine?» la voce era impastata dal sonno ed era a petto nudo, il lenzuolo lo copriva solo dal ventre in giù, si strofino la faccia con la mano nel tentativo di riacquistare la vista.
«Se ti svegliassi da solo come fa ogni adulto non ce ne sarebbe bisogno lo sai?»
«Non sei ne mia madre ne la mia ragazza» fece notare lui.
«Sono tua amica, e tu non hai nessun altro»
«Ora mi alzo» e lo fece, il lenzuolo scivolò per terra mettendo in mostra un paio di larghi boxer neri
«Asher!» urlò la ragazza coprendosi il viso con le mani ed arrossendo «Che diavolo fai!»
«Eddai! Mi hai già visto un sacco di volte!»
Lei si voltò ed intimò: «Entra subito in bagno o giuro che prendo un martello e te lo do in testa»
«Non ti va mai bene niente! Mi sono alzato no?»
Eleen sentì dei movimenti, una porta aprirsi e chiudersi, quindi rumore di acqua, tolse le mani dagli occhi e osservò la stanza di Asher: era un vero schifo.
Mentre il ragazzo continuava la doccia lei sistemò qualche libro, buttò i vestiti sporchi in un cestino e sistemò quelli puliti nei cassetti, quindi rifece il letto e poi vi si stese sopra incrociando con cura le gambe.
Asher iniziò a cantare. Era stonato come una chitarra sbattuta contro un comodino ma lei era ormai abituata anche a questo lato della sua personalità che vagamente lo notava.
Chiuse gli occhi un attimo e le venne in mente il primo giorno che l’aveva incontrato:
Appena diciottenne e fresca di diploma aveva superato il test d’ammissione con il massimo dei voti, il secondo classificato era un ragazzo che lei conosceva solo a causa della fama di suo padre nell’ambiente accademico.
Era rimasta affascinata da molte delle ricerche del Dottor Aster nel campo dell’Archeologia, eppure anche lei aveva dubitato della sua sanità quando aveva letto le sue ultime scoperte, infatti fu proprio una domanda relativa alla “Scatola” a darle il massimo punteggio ed a relegare Asher al secondo posto.
Durante le prime lezioni tutto sembrava andar bene e ben presto i due diventarono rivali: era più che chiaro che la preparazione di entrambi era assolutamente perfetta e non aveva tralasciato nessun campo relativo all’Archeologia.
I problemi iniziarono quando le lezioni si spostarono sulla storia più contemporanea e il nome del Dottor Aster iniziò ad apparire frequentemente.
Asher era perennemente alterato dato che nessuno pronunciava nemmeno il cognome del padre e tutti gli insegnanti lo trattavano come un folle nonostante le sue numerose scoperte precedenti alla “Scatola”.
I voti di Asher iniziarono a calare ed il suo carattere ad incupirsi sempre di più, nessuno fece amicizia con lui a causa di suo padre ed Eleen lo vedeva sempre solo e depresso.
Fu così che un giorno decise di avvicinarlo.
«Ciao» erano appena usciti da lezione ed il ragazzo sembrava più scuro che mai
«Ciao» rispose con un po’ di sorpresa «Vuoi deridermi anche tu?»
«Assolutamente no»
Quel giorno parlarono a lungo e la loro amicizia iniziò così, proseguendo tra alti e bassi e sfociando in quella che Asher soprannominò “la sindrome dell’infermierina” o “della mammina” che portava la ragazza a prendersi cura dell’amico.
Aprì gli occhi, il rumore della doccia si era spento e la porta si aprì di colpo, Asher venne fuori a torso nudo con l’asciugamano a coprire le gambe stretto in una mano.
«Che fai?» chiese lei appena lo vide, con voce fine.
«Non lo vedi? Mi vesto» rispose lui con un sorriso beffardo.
«Cosa? Aspetta che…» ma prima che finisse la frase il ragazzo lasciò cadere l’asciugamano e lei strillo tentando nuovamente di coprirsi gli occhi.
«Che c’è?» scoppiando in lacrime dalle risate «Sembra che tu non abbia mai visto dei pantaloni!» adorava fare di quelli scherzi alla pudica amica.
Il ragazzo aveva in effetti già indossato un paio di pantaloni bianchi, afferrò una camicia dalla sedia vicina, la odorò per un attimo e se la infilò al volo.
«Tu…» disse Eleen ancora sconvolta «Tu!»
«Si?» sorrise lui e la ragazza si alzò con uno scatto dal letto e gli assestò un pugno ben mirato alla spalla per poi incrociare le braccia con fare offeso, non disse niente.
«Faremo tardi a lezione» disse lui, lei sbuffò «Dai Eleen! Era solo uno scherzo!»
«Uno scherzo stupido!» sbottò lei «Ma che mi potevo aspettare da uno come te?»
«Su andiamo, non vorremo far tardi per la gita vero?»
Il viaggio durò alcune ore, ovviamente i due ragazzi le passarono a parlare di ricerche e teorie per tutto il tempo, ignorati dal resto dei loro colleghi. Il museo era il più grande del mondo e conteneva la maggior parte delle scoperte fatte negli ultimi duecento anni.
Si potevano trovare armi, libri, oggetti quotidiani ma anche gioielli, ricostruzioni di siti archeologici ed un gran numero di corpi mummificati.
Tutti gli studenti si guardavano attorno ed ascoltavano le spiegazioni delle guide e del professore, dopo circa un ora che camminavano per il museo passarono di fronte ad una stanza interamente dedicata al padre di Asher.
Il professore chiese di saltarla ed Asher poté solo guardare sconsolato quel poco che si intravedeva da fuori: c’era polvere, le teche erano incrinate e c’era un aria di completo abbandono.
Sembrava che nessuno passasse li dentro da anni. I pugni del ragazzo si strinsero con tale forza che sentì il sangue sgorgare dal suo palmo.
-Maledizione- disse sottovoce, estrasse veloce un fazzoletto di carta e si pulì con cura: nessuno aveva visto niente.
-Andiamo Asher- disse la sua amica trascinandolo via, vedeva i suoi occhi dardeggiare verso il professore.
Alla fine la gita si rivelò abbastanza noiosa per i due ragazzi che ormai concordavano ben poco con le teorie ufficiali, l’unica stanza che Asher moriva dalla voglia di vedere gli era stata preclusa.



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