Edmund Evelher: 2 parte, 2 cap
#1
Inviato 04 novembre 2009 - 13:47
Era quasi il tramonto quando arrivò, la radura era come se la ricordava: bellissima.
L'erba gli arrivava alle ginocchia e il fiumiciattolo scrosciava a poche spanne da lui. Con un sorriso, vide Miraem seduto su un macigno grigio.
In poco tempo, Edmund fu da lui. « Salute, Miraem »
Con un balzo agile, l'uomo si gettò dal masso, ergendosi davanti a lui. « Vedo che ti sei portato lo zaino....», constatò, soddisfatto. « Devo dedurne che verrai con me?»
Edmund annuì, deciso. Poi lo scrutò di sottecchi. « Dato che avete promesso di rispondere alle mie domande... Ho deciso di venire. »
« Hai fatto la scelta giusta », commentò, allegro.
« Avete parlato di un viaggio... », gli fece notare il ragazzo. « Per dove?»
« Dovremmo arrivare a Meolin...», rispose l'uomo. Poi, notando l'espressione interrogativa del giovane, continuò: « Un villaggio nei pressi del fiume Katheren ...»
« Mai sentito parlare? », domandò.
« No, mai ».
Ci fu una pausa, l’uomo si bagnò le labbra, rese secche dal gelo. « Hai un pugnale », osservò poi, curiosò. « Posso vederlo? »
Edmund sorpreso, lo slacciò dalla cintola e glielo passò. L'uomo lo prese e si chinò ad osservarlo.
« E voi avete una spada... ». L'uomo continuò ad analizzare il coltello. « Me la fate vedere? »
Miraem sguainò il pugnale e sfiorò l'impugnatura nera, ignorandolo. « Non è un granché... Da quanto tempo ce l'hai? »
« Mi fate vedere la spada, signore?», ripeté.
L'uomo gli restituì il pugnale, poi, con un grugnito, sganciò la spada. « Attento: è pesante», l'avvertì.
Edmund l'afferrò a due mani e strinse l'impugnatura: era di un legno durissimo, ricoperto da stoffa morbida e nera, di ottima fattura.
Percorse il fodero con un dito: era ruvido e in pelle di camoscio, era attraversato da sottili venature arancio, che la prima volta aveva scambiato per simboli. Sembravano brillare in contrasto con il nero.
Terminava con uno scampolo di acciaio. Edmund restò paralizzato dalla meraviglia, ma non poté attendere oltre, quindi con fatica estrasse lo spada e la pietra nel pomolo sfavillò di luce viva.
La lama era a doppio filo, lunga quanto il suo avambraccio, lucida e pesante. Era percorsa da una sottile scanalatura anch'essa arancione, ma di una tonalità più chiara, che terminava in prossimità della punta, affilatissima. Niente a che vedere con il suo vecchio coltellaccio. Lo spadone non recava segni di battaglie, e anche se non ne aveva visti molti, era il più bello di tutti.
Edmund gliela restituì, ammirato. « E' bellissima, non c'è che dire...».
Miraem annuì, distratto. Edmund lo scrutò: sembrava insensibile ai complimenti. Osservò la radura, cercando di trovare la parole giuste, poi tornò a guardare l'uomo, addolorato. « Tornerò mai a Theren? »
Miraem esitò, poi rispose. « Edmund, so che è difficile... Ma dovrai fartene una ragione».
« Ne prendo atto, mi chiedevo solo se sarei tornato... »
« Non tornerai », tagliò corto Miraem. « E sarà una fortuna, troverai un mondo gentile, pronto ad accoglierti...»
« Lo spero... », sussurrò il ragazzo. Era difficile immaginare una vita in cui fosse accettato, addirittura amato.
« Ti starai chiedendo cosa ho intenzione di insegnarti... immagino».
Edmund annuì. « In effetti si, signore ».
« Ebbene, ti racconterò tutto durante il viaggio »
Edmund lo guardò con impazienza. « Ma quanto dista Meolin?», chiese il ragazzo.
L'uomo si grattò il mento, meditabondo. « A passo di cavallo, quattro giorni circa...»
Edmund sussultò. « Ma qui non abbiamo nessun cavallo... »
« Esatto, credo che dovremo cercarne qualcuno...»
Ci fu una pausa. Edmund rifletté per un poco, storcendo la bocca. « Ho un’idea!», esclamò infine. « Poco lontano da Theren c'è una fattoria in cui vive un vecchio contadino ».
« Continua...», lo esortò miraem.
« Bé ci vuole una mezza giornata per arrivarci... Ma avete intenzione di pagarli i cavalli?»
« Ehm, in realtà non ho abbastanza soldi. Direi di prenderli in prestito, se per te non è un problema»
« No, per me è uguale ».
L'uomo si sfregò le mani, eccitato e il suo entusiasmo non poté che animare anche il ragazzo, che sorrise.
Ci fu un attimo di silenzio, poi Miraem gli disse di portarlo alla fattoria, ed Edmund si voltò.
Camminarono per molto tempo per la foresta. Di tanto in tanto Edmund, scrutava Miraem, facendo attenzione a non farsi vedere.
L'andamento dell'uomo era principesco, tutti gli arti del corpo si muovevano in perfetta sincronia. Edmund lo invidiò per questo, lui aveva un andamento da orso.
La voce di Miraem risuonò nel bosco, sovrastando ogni altro suono. « Ci sono delle regole se vuoi stare con me...»
« Perfetto, le seguirò ...», replicò Edmund, obbediente. Percepiva una sorta di elettricità nel corpo e ogni cosa bastava perché le labbra si increspassero in un sorriso.
L'uomo si voltò a guardarlo mentre camminava. « Prima di tutto, niente bugie»
« Bene, sono d'accordo...»
Miraem, annuì lentamente. Aprì la bocca per dire qualcosa, poi la chiusa. Ci fu una pausa, poi continuò. « Punto secondo, mi chiamerai maestro Miraem».
Edmund si fermò, tra lo stupore e l'irritazione. Poi scrollò le spalle: poco male, voleva dire che gli avrebbe insegnato qualcosa. Quel pensiero lo fece sorridere, quindi annuì con vigore.
Miraem sembrò colpito dall'ubbidienza del giovane, quindi proseguì, cauto. « Per ora, va bene così. In caso di bisogno pattuiremo nuove regole»
« Va bene maestro...»
I due continuarono a camminare, poi incontrarono un bivio. Il giovane si arrestò per riflettere, grattandosi la testa. Optò per la stradina di destra.
« Quanto manca?», chiese Miraem, impaziente.
Edmund si stropicciò gli occhi. « Ci siamo lasciati Theren alle spalle, ancora un'ora e arriveremo».
« Bene, perché non ce la faccio più », disse. « Con i cavalli è molto meglio».
Non si era neanche accorto che il sole era calato. La luna splendeva nel cielo e una fitta nebbia albergava ovunque. Le luci della fattoria, lo fecero sospirare di sollievo. Non che la notte gli infondesse paura, ma le gambe si erano indolenzite e lui non ce la faceva più.
Incapparono in una piccola zona circolare in cui non c'erano né alberi, né piante di alcun tipo. V'erano solo tre massi quadrangolari.
I due la osservarono con interesse, poi Edmund si fece strada attraverso un arbusto spinoso.
La luce argentea della luna gettava ombre confuse alla casa, dietro ad essa c'era un vecchio capanno dal tetto di paglia.
Il cuore gli batteva forte nel petto, quando si appiattì sul terreno freddo e duro. Osservò Miraem con espressione interrogativa che accostò un dito alla bocca, intimandogli silenzio.
Dopo essersi alzato, lo sorpassò con un passo vigile. Correva acquattato, i muscoli tesi per il nervosismo. Corse verso il capanno e arrivato, gli fece cenno di raggiungerlo.
Edmund lo seguì gettando occhiate alla casa, per un poco dovette camminare proprio davanti alla dimora, poi però se la lasciò alle spalle, la tensione alle stelle.
Per fortuna il contadino non aveva sentito nulla. Con un sospiro, i due entrarono nel capanno. L'odore di fieno e cavalli, fecero starnutire il giovane. Miraem lo fulminò, voltandosi.
Non persero tempo e lasciarono il portone aperto, in modo da far entrare un pò di luce,
intanto vide che il maestro stava lasciando del denaro al povero contadino. Edmund sapeva che era sbagliato rubare, ma non poteva fare altrimenti.
Quando Miraem tornò, gli si avvicinò.
« Ed, aspetta qui e controlla. Io vado a prendere i cavalli», disse con una nota di impazienza nella voce graffiata. Edmund annuì, preoccupato e digrignò i denti: l'attesa era snervante. Udì un paio di tonfi, poi Miraem tornò con due cavalli scuri.
« Monta, sbrigati!», esclamò l'uomo.
« Dove vado?», domandò il ragazzo, nervoso.
Miraem rifletté battendosi un dito sulle labbra, poi indicò la foresta, stizzito. « Và nella radura circolare che abbiamo visto prima, ma sta' attento. Io ti seguo a ruota»
Edmund non perse tempo, e strinse la criniera nera del cavallo che nitrì spaventato. Dopo un ultimo sguardo al maestro si fiondò fuori.
Il sudore gli imperlava la camicia quando sorrise soddisfatto. Miraem apparve un secondo dopo, affannato.
« E' fatta! », sentenziò Edmund col fiato corto.
Il maestro annuì. « Sei stato bravo, devo ammetterlo. »
Edmund gonfiò il petto, orgoglioso, poi si sentì una voce flebile e spaventata . « Chi è la?»
Miraem gli fece un cenno rapido e silenzioso, così Edmund cavalcò verso ovest, con il maestro affianco.
Cavalcarono per poco. Con i cavalli era molto più semplice. Avvistarono Theren e uscirono dalla foresta.
« Ci accampiamo qui», annunciò il maestro. « Per oggi abbiamo fatto abbastanza. »
Edmund annuì e scese dal cavallo. Gli girò la testa: era davvero stanco.
« Ti prego maestro, occupati tu dei cavalli. Io non ce la faccio più».
Miraem gli diede una pacca sulla spalla, il primo vero contatto. « Va bene Ed. », disse infine.
#2
Inviato 04 novembre 2009 - 17:03
Ci metterei una virgola dopo Ed, ma mantieni quella dopo sorpreso, che il computer non mi ha copiatoEdmund sorpreso
Non capisco bene il senso di questa frase, probabilmente è stata formulata male, prima dici che non recava segno di battaglia, quindi devo dedurre che non ha affrontato combattimento o è talmente forte da essere indistruttibile, poi mi dici che non ne ha visti molti, e c'è quell'anche che ha ben poco senso, e qui dovrei dedurre che qualcuno c'è. Infine mi dici che era il più bello di tutti, il più bello di tutti era il segno di battaglia? Prima hai detto che non ne recava! Se invece volevi intendere la spada avresti dovuto dire: era la più bella di tutte. Forse sono stata un pò contorta, ma spero che si capiscaLo spadone non recava segni di battaglie, e anche se non ne aveva visti molti, era il più bello di tutti.
Magari ho frainteso il senso della frase, ma non sarebbe meglio mettere un "e sia" al posto di ebbene?« Ebbene, ti racconterò tutto durante il viaggio
Miraem maiuscolo...», lo esortò miraem.
Toglierei la virgola dopo "fattoria".ovunque. Le luci della fattoria, lo fecero sospirare di sollievo
Ecco qui tutte le correzioni che ho trovato, ti chiedo ti scusarmi per tutti gli errori ri battitura che lascio in giro, ma la tastiera e tutta rotta e non prendere sempre le lettere. Non mi viene in mente niente d'altro da dirti, appena potrò commenterò ache la terza parte! Ciao Ciao!
#3
Inviato 04 novembre 2009 - 19:21
Lo spadone non recava segni di battaglie, e anche se non ne aveva visti molti, era il più bello di tutti.
Non capisco bene il senso di questa frase, probabilmente è stata formulata male, prima dici che non recava segno di battaglia, quindi devo dedurre che non ha affrontato combattimento o è talmente forte da essere indistruttibile, poi mi dici che non ne ha visti molti, e c'è quell'anche che ha ben poco senso, e qui dovrei dedurre che qualcuno c'è. Infine mi dici che era il più bello di tutti, il più bello di tutti era il segno di battaglia? Prima hai detto che non ne recava! Se invece volevi intendere la spada avresti dovuto dire: era la più bella di tutte. Forse sono stata un pò contorta, ma spero che si capisca
Allora, quella frase è dettata dal punto di vista di Edmund, e vuol dire: Lo spadone non recava segni di battaglie, e anche se ( Edmund) non ne aveva visti molti, ( la spada di Miraem era la più bella di tutte)
Capito? Grazie mille per il commento!
#4
Inviato 04 novembre 2009 - 19:27
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