il divino Sobek 3.a parte
#1
Inviato 18 ottobre 2010 - 15:14
Non ho fermato un dio nella sua processione.
Sono puro.
E aggiunge devotamente che Maat è figlia di Ammon- Ra, corona di giustizia sul suo capo, e gli viene offerta ogni giorno in tutti i templi egizi, in nome del re; grazie a lei Ra esiste e combatte i suoi nemici...
Non capisco tutto, ma mi faccio l'idea che, pur nelle differenze di linguaggio e rito, Maat sia una divinità paragonabile alla saggia Athena, figlia prediletta di Zeus. Che ognuno veneri i suoi dei come meglio crede!
Lo ringrazio e rientro nel tempio.
Photak ha terminato la preghiera e si sta dirigendo verso le porte laterali; chiedo di parlargli in privato e mi conduce in una cella adiacente, anch'essa vivacemente decorata. Rimane a fissarmi, in attesa. Esordisco con un certo imbarazzo raccontando di quando studiavo ad Alessandria, ove ho eseguito molte dissezioni di cadaveri e anche alcune vivisezioni di animali. Adesso i romani scoraggiano queste pratiche, ma fino a qualche anno fa erano consuete. Anche per ciò la scienza medica ha potuto compiere progressi teorici tanto significativi....
Fa per interrompermi, con impazienza a stento controllata. Ha l'aria di pensare che questo greco, impiccione e presuntuoso, lo disturba senza serio motivo in un momento così grave.
Ma io proseguo in tono deciso, sostenendo l'impossibilità che il loro coccodrillo sia stato squartato da un animale!
Impallidisce, si erge, e chiede risentito come posso fare un'affermazione del genere.
Gli spiego che ogni taglio visibile sulla spoglia dell'animale ha i bordi netti, quasi rettilinei, che solo un affilato coltello metallico, ma nessun dente per quanto aguzzo e affilato, è in grado di provocare.
Sempre più irato mi chiede se oso sospettare la gente del tempio di aver spento la vita del sacro Sobek. Gli faccio notare che di proposito ho parlato di metallo: neppure con gli attrezzi sacrificali in pietra, prescritti dal loro rito come dal nostro, si potrebbero produrre ferite di tal fatta.
A questo punto l'atteggiamento di Photak cambia improvvisamente. Dice che fin dalla prima conversazione mi ha giudicato positivamente: gli sono parso uomo di scienza colto e anche onesto. E' disdicevole che lui, gran sacerdote, onori quotidianamente nel rito Maat, verità pura, e inganni me, suo prossimo.
Tiene ad assicurarmi che giustizia avrebbe fatto in ogni modo sul responsabile -reo confesso- appena partiti noi stranieri; soltanto la comprensibile volontà di tutelare il buon nome del tempio gli faceva tenere per sé l'immane peso.
Gli esprimo la mia stima ( solo essa mi aveva spinto ad aprigli la mente) e solidarietà, assicurandogli che nulla avrei fatto trapelare dei nostri discorsi. E non so trattenermi dal chiedere subito chi sia il colpevole.
Si tratta di Sesostris, il giovane sacerdote addetto al nutrimento del coccodrillo sacro. Pohtak manifesta profonda desolazione nel nominarlo: un giovane nobilissimo, sapiente e pio ch'egli aveva in cuor suo designato come successore! Non aveva, purtroppo, tenuto nel debito conto talune ( peraltro assai rare) incertezze nella decisione, inesplicabili debolezze morali, che così drammaticamente s'erano adesso manifestate.
Mi par strano che da queste premesse venga fuori la figura di un blasfemo assassino, capace di recare l'estrema, sanguinosa offesa alla ragion d'essere della propria venerazione... oltre che del proprio status invidiabile. No, non mi torna chiaro il movente, e c'è sempre il problema dell'arma!
Photak prende infatti a lodare le osservazioni che poco prima ho fatto su questo punto, e aggiunge che il non aver ucciso con le sue stesse mani il sacro animale di nulla alleggerisce la colpevolezza di Sesostris, il quale è rinchiuso in una cella e affronterà già l'indomani la sorte infamante che merita.
Si rende infine conto che soltanto un'esposizione ordinata dei fatti riuscirà a porre ordine nei miei pensieri, la cui confusione mi si riflette in volto e, compiendo uno sforzo visibile per padroneggiare la forte emozione, inizia a narrarmi sciagurate vicende di furti sacrileghi.
I sepolcri dei faraoni, pur ingegnosamente celati nelle immense piramidi, furono in gran numero profanati e i venerandi corpi depredati, spesso pochi anni dopo la sepoltura, da malfattori incuranti degli dei... Di certo - afferma il sacerdote- nel loro khat ha sede il ba di un reprobo, respinto dalla casa di Osiride e sbattuto tra cielo e terra, che li rende folli inducendoli ai peggiori delitti nell'attesa dell'annichilimento!
Stranieri senza scrupoli si fecero acquirenti di arredi e ornamenti tombali, fin dai tempi antichi e malgrado le pene gravissime previste dalle leggi. La piramide e la mummia di Ammenemhet avevano subito questa triste sorte già secoli prima, e tuttavia i sacerdoti erano riusciti a opporsi con successo allo scempio del labirinto, nei cui ipogei sono custodite le mummie dei coccodrilli sacri, anch'esse riccamente ornate, tanto che per lunghissimo tempo non si era lamentato alcun furto.
L'arrivo dei romani ha disgraziatamente rinverdito la blasfema pratica. Ricchissimi, desiderosi di abbellire residenze e persone con oggetti inconsueti e preziosi, essi non esitano a stabilire rapporti con ladri e briganti al fine di acquisirne....
Evidentemente Photak non deve avere i romani in gran simpatia; mi par di ricordare che non abbia rivolto la parola a Decio, ospite con noi altri alla sua tavola.
E' vero che questi in pratica non parla greco, ma Photak sa un po' di latino.
Infatti -prosegue- gli ipogei sono stati violati già tre volte negli ultimi anni, malgrado la continua sorveglianza, e monili preziosi hanno preso ( ne siamo certi in base alle confessioni degli inservienti colpevoli) la via di Roma. Un quarto furto, per ora impunito, risale a pochi giorni or sono...
Seguo il discorso con grande interesse, ma, per quanto mi sforzi, non riesco a cogliere il nesso con l'uccisione del coccodrillo. Se il gran sacerdote si dilunga sul tema dei furti ci sarà ben ragione... Mi tornano in mente i sontuosi ornamenti del mostro, l'incongruo contrasto tra gli eleganti orecchini e le fauci bestiali.
Spiega Photak che Sesostris ha individuato stamane, in uno dei visitatori del gruppo giunto poco dopo di noi, un notorio ladrone che abita nel circondario, il quale faceva ingenuamente conto di passare inosservato mescolandosi ai fedeli. Ciò è avvenuto proprio nel momento in cui tutti erano riuniti intorno a Sobek, intenti a cibarlo; il malfattore ha colto il cenno rivolto da Sesostris agli inservienti incaricati delle perquisizioni e s'è reso conto d'essere stato scoperto...
Non so reprimere un'esclamazione, tanto la curiosità mi punge. Il gran sacerdote accentua l'espressione d'angoscia, ma non fa commenti e continua il racconto.
Per salvarsi, il ladro fa cadere il monile rubato nel vaso del vino destinato a Sobek, e Sesostris se ne accorge soltanto nell'atto di versarlo!
Ho capito, finalmente: il ladro si è rifatto vivo quando tutti si sono ritirati per il pasto e, squarciato il ventre della bestia, è riuscito a recuperare il gioiello. Ma perché riportare il monile proprio sul luogo del furto e qual è l'imperdonabile colpa del giovane sacerdote?
Rivolgo esitando le mie domande a Photak, che ha chinato la testa rasata sul petto e appare immerso in cupa meditazione. Mi fissa con i grandi occhi scuri e risponde con voce grave:
- Ben tre sono le sue colpe, gravissime. Non ha detto nulla dell'episodio a me, che sono l' autorità assoluta del luogo. E' caduto in preda al terrore all'assalto del furfante che, ritornato più tardi, lo ha sorpreso da solo nel tempio, e l'ha accompagnato ad accostare Sobek, il quale l'avrebbe altrimenti divorato. Merita di morire solo per questo! Quando la sua anima si presenterà al giudizio di Osiride, nessuno dei 42 assistenti del dio ne prenderà le parti, per quanto devotamente possa rivolgere la sua preghiera a ciascuno, e dopo che Anubis avrà pesato la sua nera iniquità, essa sarà gettata alla divoratrice, perché ha anteposto la sua miserabile esistenza a quella del divino Sobek. Infine ha simulato la scomparsa del coccodrillo per guadagnare tempo ed escogitare chissà quale inganno...-
Si sentono dall'esterno passi cadenzati e tintinnio d'armi: certo i soldati di Decio, reduci dalla ricerca del fantomatico icneumone.
Il gran sacerdote si interrompe rimanendo in ascolto, poi si avvia all'uscita, mentre io - che ho infine compreso la ragione del ritorno del ladro sul posto -gli chiedo di rivelarmi a quale ricco acquirente senza scrupoli il monile fosse destinato.
Si gira, dicendomi che dovrei esser capace di trovare da solo la risposta anche a questa domanda.
Lo seguo. Sullo spiazzo antistante vedo Decio con i suoi e, a terra tra loro, un egizio morto.
Decio spiega che costui si nascondeva tra i papiri di un fosso e si è dato a fuggire vedendoli, così i suoi arcieri l'hanno fermato. Molto colpito chiedo se abbia detto qualcosa, ma la risposta è negativa.
Pohtak, in silenzio finora, come se non capisse il latino, mi si rivolge chiedendomi di tradurre una sua domanda: vuol sapere se l'uomo aveva con sé una collana, adorna di lapislazzuli e di un ricco ciondolo raffigurante Anubi. Eseguo e il romano dichiara reciso che nulla di prezioso l'egizio aveva indosso.
Il gran sacerdote non attende l'inutile traduzione; piega il capo e ci volge le spalle, rientrando nel tempio.
Fisso Decio, che distoglie lo sguardo. Ho avuto la mia risposta.
#2
Inviato 20 ottobre 2010 - 18:06
Elimina “teorici”Anche per ciò la scienza medica ha potuto compiere progressi teorici tanto significativi....
I coltelli in ossidiana sono ottimi, come quelli moderni in ceramica.Gli spiego che ogni taglio visibile sulla spoglia dell'animale ha i bordi netti, quasi rettilinei, che solo un affilato coltello metallico, ma nessun dente per quanto aguzzo e affilato, è in grado di provocare.
Sempre più irato mi chiede se oso sospettare la gente del tempio di aver spento la vita del sacro Sobek. Gli faccio notare che di proposito ho parlato di metallo: neppure con gli attrezzi sacrificali in pietra, prescritti dal loro rito come dal nostro, si potrebbero produrre ferite di tal fatta.
Sei sicura? Nelle piramidi non sono stati trovati corpi, che io sappia. Che fossero tombe lo supponiamo.I sepolcri dei faraoni, pur ingegnosamente celati nelle immense piramidi,
Il coccodrillo ha padiglioni auricolari?l'incongruo contrasto tra gli eleganti orecchini e le fauci bestiali.
Vino? Sapevo di birra.Per salvarsi, il ladro fa cadere il monile rubato nel vaso del vino destinato a Sobek, e Sesostris se ne accorge soltanto nell'atto di versarlo! .
#3
Inviato 21 ottobre 2010 - 20:56
Certo che non ha padiglioni, ma gli orecchini sono citati nell'opera! Ne ho riso anch'io, immagino fossero agganciati alla pelle, ai lati della testa.
Pare che usassero una sorta di vino rosso a scopo terapeutico. Costoso, quindi, e offerta di pregio...
Grazie per il cortese impegno!
#4
Inviato 28 ottobre 2010 - 21:48
Non ho rubato il loro bestiame.
Non ho fermato un dio (io lo metterei maiuscolo) nella sua processione.
Sono puro.
E aggiunge devotamente che Maat è figlia di Ammon- Ra, corona di giustizia sul suo capo, e gli viene offerta ogni giorno in tutti i templi egizi, in nome del re; grazie a lei Ra esiste e combatte i suoi nemici... (la corona viene offerta a Maat? allora dovresti mettere "le")
Anche per ciò la scienza medica ha potuto compiere progressi teorici tanto significativi.... (solo tre puntini)
Si rende infine conto che soltanto un'esposizione ordinata dei fatti riuscirà a porre ordine (cercherie un altro modo per esprimere questo concetto, esposizione ordinata e porre ordine è cacofonico) nei miei pensieri, la cui confusione mi si riflette in volto e, compiendo uno sforzo visibile per padroneggiare la forte emozione, inizia a narrarmi sciagurate vicende di furti sacrileghi.
Merita di morire solo per questo! Quando la sua anima si presenterà al giudizio di Osiride, nessuno dei 42 (i numeri si scrivono per esteso) assistenti del dio ne prenderà le parti, per quanto devotamente possa rivolgere la sua preghiera a ciascuno, e dopo che Anubis avrà pesato la sua nera iniquità, essa sarà gettata alla divoratrice, perché ha anteposto la sua miserabile esistenza a quella del divino Sobek.
Eseguo e il romano dichiara reciso (deciso) che nulla di prezioso l'egizio aveva indosso.
Allora... comprendo che per l'indole di chi narra non fosse possibile portare a un ritmo più elevato quest'ultima parte, tuttavia trovo che per essere la conclusione di un giallo essa scorra via troppo lentamente, quasi senza pathos, senza emozione. Forse in parte è dovuto alla scrittura "antica" e complessa, ma soprattutto è il protagonista per primo che sì investiga, ma non sembra particolarmente coinvolto dalla situazione.
Per il resto confermo anche io che la birra veniva prodotta in Egitto, anche se non era fermentata o comunque veniva prodotta con procedimenti diversi da quelli di oggi.
#5
Inviato 29 ottobre 2010 - 22:37
La scrittura antica e complessa, come dici, e anche il distacco del sussiegoso sacerdote...Mah! Oggi forse userei un taglio diverso. All'epoca mi divertì l' argomento pedante e insolito. Ciao e grazie
#6
Inviato 31 ottobre 2010 - 10:24
#7
Inviato 31 ottobre 2010 - 17:03
Naturalmente il risultato è alquanto pedante! Di mio c'è il giallo: furto di gioielli, "assassinio" dell'animale sacro ecc. Mentre lo escogitavo, mi sono divertita. Non ho più praticato le epoche lontane e non so come affronterei oggi l'argomento. Grazie a te.
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