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Una canzone


7 risposte a questa discussione

#1 Nanni

Nanni

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Inviato 09 ottobre 2010 - 15:45

Lo so che non volevi
Sembrasse una canzone
Sfumata nell'alone
Di un tempo elementare
Quando dicesti: Amore
Noi ci dobbiam lasciare
Per essere completi
Per essere persone
Ma era una canzone
E lo si può capire
Che aveva intonazione
Ma nessun senso vero
Nessun vero dolore.
  • 0

#2 Nyamekye

Nyamekye

    Scribacchino

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Inviato 10 ottobre 2010 - 10:22

Mmmmmm... la trovo molto musicale. Anche se non ho ben capito se il personaggio che dice queste parole le dice perché queste sono, o per convincersi che sia così quando invece quel " noi ci dobbiam lasciare " è la pura e cruda verità; si, lo so che è un'ipotesi azzardata e che non ci sono elementi che possano indicare questa cosa, ma mi piaceva l'idea e mi è suonata così =)
  • 0

#3 Nanni

Nanni

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Inviato 10 ottobre 2010 - 11:50

Per me va benissimo, figurati. Volevo anzi che si percepisse una deliberata ambiguità; da una parte l'io che parla accusa il suo (o la sua) ex compagno/a di essersi espresso come in una canzone (cioè in termini banali, sentimentali e, sostanzialmente, falsi) Dall'altra lo fa usando una forma che vorrebbe ricordare proprio, per semplicità del ritmo, una canzone. O meglio una canzonetta.
  • 0

#4 DarioTheFox

DarioTheFox

    Imbrattatore

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Inviato 10 ottobre 2010 - 14:28

Io invece nella freddezza della banalità che evochi ci trovo tanta aggressività.

C'è più odio di quello che possa far pensare.
  • 0

#5 Nanni

Nanni

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Inviato 10 ottobre 2010 - 14:49

Può darsi. Sai, quando due si lasciano...
  • 0

#6 DarioTheFox

DarioTheFox

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Inviato 10 ottobre 2010 - 14:52

Quando per amor di stessi, si uccide un noi.
Quasi si perde in partenza.
  • 0

#7 albertbac

albertbac

    Imbrattatore

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Inviato 12 ottobre 2010 - 11:58

Il registro ironico, se non popriamente comico, ti appartiene come una affinità elettiva, e lo si deduce facilmente anche dai lavori da te pubblicati in precedenza, così come - perdona questo rilievo personale, ma in tema con l'anzidetta ironia - dal tuo avatar. Trovo che possiedi notevoli capacità di generare eufonia, ritmo: tutto ciò che finora hai pubblicato mi è piaciuto, ma infine mi sono sempre trovato, con senso di insoddisfazione, a ripetermi:
quanto talento sprecato! Eh sì, perché questa capacità di "fabbricare" ritmo sembra riuscire a pervenire all'affermazione di sé solo nell'ambito di quel recinto dell'intérieur che ti avevo segnalato nel precedente thread, "Un sabato". Ho scritto intérieur, e non "interiore", non già per vezzo di cultura cosmopolita, che mi è spiritualmente distante e disaffine; sì, invece, per rievocare un'immagine che mi viene in mente ogni qualvolta ti leggo: quello del bambino un po' dispettoso ma che se ne sta solitario a far dispetti a sé stesso, chiuso e al riparo nella cerchia dei suoi ricordi-giocattolo: l'intérieur è concetto profondamente borghese, una categoria critica opposta a "interiore", inteso come punto di partenza della poiesis, che rimanda a quella "parola poetica" di cui si discettava con Hyperion in occasione del tuo precedente brano. Nell'hortus conclusus dell'intérieur, la scelta del settenario è stata la migliore. Ma, decidendo di uscire dal chiuso recinto del giocoso di riporto, dedicandoti ad un piede di diversa lunghezza e con capacità riflessive ben più profonde, incontrerebbe miglior destino il tuo talento, che ne acquisterebbe in pregnanza "visionaria".
Perché vedi: anche se il linguaggio della "canzonetta" viene solo simulato nel tuo componimento, e per così dire, satireggiato, esso è comunque parte del complesso espressivo, e conserva quel che si vorrebbe superare, pur nella negatività dialettica. Ma questo è l'invalicabile limite del comico.
Scolasticamente giusto il chiasmo di "vero" negli ultimi due: scolastico, ma dopo tante nefandezze dei dediti alla scrittura "creativa", finalmente qualcosa che ricorda "Agnolo" Poliziano e il buon tempo andato. Complimenti!
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#8 Nanni

Nanni

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Inviato 12 ottobre 2010 - 15:01

Quello che mi dici è molto serio e difficilmente può essere esaurito nel contesto di pochi post su di un forum. E' vero infatti che, dopo aver avuto una mia vita pubblica, e persino il mio quarto d'ura warholiano di notorietà, mi sono ritirato in una semisolitudine, con pochissimi amici e uscendo piuttosto di rado. Ed è in questo contesto che scrivo e, probabilmente, si avverte. D'altra parte mi trovo bene così.
Quanto all'utilizzare metriche più complesse, non credo che sia quello il problema. Tempo fa mi venne in mente una sorta di distico osceno, con un suo ritmo talmente convincente da continuare a ruotarmi in testa. Così lo scrissi ed un mio amico mi rivelò trattarsi di un esametro perfetto, diciamo alla Carducci. Cosa di cui non mi ero reso conto.
Però sempre di un distico osceno si trattava.
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