Il libro delle memorie - HELP!!!
#1
Inviato 07 aprile 2010 - 20:05
IL LIBRO DELLE MEMORIE
Fu una famiglia dall’illustre nome, che qui non menzionerò, a darmi i natali. Mio padre, e i suoi padri prima di lui, avevano trascorso l’esistenza ad accumulare ricchezze e proprietà, a discapito di coloro che avevano l’ardire di frapporsi sul loro cammino. Benché rinomata e appagata del rispetto di alcuni grandi nobiluomini, non sorprenderà venire a sapere che il nome di mio padre e quello dei miei avi fosse pronunciato da taluni con lingua avvelenata. La persona di mio nonno, in particolare, fu molteplici volte apertamente vilipesa a causa della sua indubbia malvagità. Di animo bieco e subdolo, egli seppe conquistarsi l’avversità di eminenti membri dell’aristocrazia londinese con la medesima voracità con la quale si accaparrò denaro e possedimenti in tutto il regno. Tanta avidità impone gravose condizioni, e fu probabilmente una di queste che ne causò la scomparsa, senza che nessuno ne dipanasse mai il mistero.
In una delle terre sopra menzionate, di cui dovrei dire che fu acquistata ma che per pietà verso me stesso dirò che fu sottratta, nacqui e crebbi. Si trattava di una vasta brughiera di ventimila acri, tenuti rigorosamente incolti secondo la tradizione latifondista inglese, dove fu costruita la magione che da allora in poi fu scelta come residenza principale della famiglia.
Fu di mio padre il merito di realizzare, pressappoco nel cuore della grandiosa struttura, una maestosa biblioteca, alta quando l’intero edificio, che racchiudeva in sé migliaia di preziosi volumi rilegati in pelle provenienti da ogni dove. Nonostante le mie origini mi consentissero di vivere senza prestare attenzione alcuna a tratti borghesi come l’arguzia o il miglioramento di sé attraverso l’erudizione, sin da piccino mi sentii fatalmente attratto da quel luogo, così impregnato di conoscenza e mistero, meraviglie della realtà verso le quali avrei sempre riserbato un profondo apprezzamento.
Trascorsi buona parte della mia giovinezza a leggere e sfogliare i pesanti e polverosi manoscritti dei cantori e dei sapienti dell’antichità, ma divenni avido lettore soprattutto di romanzi composti da scrittori della mia epoca. Lessi centinaia di libri, e fu proprio uno di essi a condannarmi a un destino atroce.
Un giorno, trovandomi nella biblioteca, decisi di salirne la scalinata sino al livello più alto, ove si celavano gli scritti più antichi. Il grigiore della giornata piovosa filtrava attraverso la vetrata posta sulla sommità dell’immenso locale, ma bastò quella poca luce a permettermi di distinguere, tra le fila di tomi impolverati, un libricino schiacciato tra due di essi, premuto con forza verso il fondo dello scaffale, quasi a volerne celare a tutti i costi la presenza. Fatalmente attratto da esso, lo afferrai e lo strattonai finché non riuscii a sottrarlo dalla morsa dei due libri tra i quali era incastrato.
La copertina era di cuoio grigio, liscia e oserei dire soave al tatto. Non v’era titolo, né autore. Le pagine ingiallite dovevano essere meno di cento. Incuriosito, mi misi a sfogliarlo e fin da subito percepii un tremore inspiegabile che si impadroniva delle mie gambe, impedendomi di controllarle come avevo sempre fatto. Istintivamente richiusi il libro con un scatto, e lo spasmo scomparì nel medesimo istante. Una mente più accorta avrebbe forse collegato i due aspetti, ma la mia – ahimé – rifiutò quell’irrazionale accostamento, e attribuì la cagione del mio momentaneo malessere a un affaticamento dovuto all’eccessiva dedizione allo studio.
Quella notte, in seguito alla difficoltà a prender sonno, afferrai il libricino, che avevo posto sul mobile accanto al letto, e lo apersi. Nessun tremore accompagnò questa volta il dispiegarsi delle sue pagine, cosa che tranquillizzò il mio animo e mi indusse a confermare l’ipotesi di un effimero indebolimento. Mi ritrovai a sfogliare pagine intrise di parole enigmatiche e misteriose, il cui significato recondito si rivelò talmente arcano da rendermi impossibilitato a trascriverlo a mia volta. Quel libro raccoglieva memorie di vita vissuta, anche se non mi fu dato di conoscere il nome di colui a cui appartennero quei ricordi tanto angoscianti. Lessi decine di pagine, le ore scivolarono leste e silenziose senza che me ne rendessi conto, e quando finalmente distolsi lo sguardo dalla distesa bianco-giallastra della carta, mi avvidi che la mia camera era profondamente mutata.
Pur rimanendo sempre la stessa, la percezione che essa mi diede mi risultò stravolta se paragonata a quella che mi aveva conferito nelle centinaia di altre volte in cui ne avevo varcata la soglia. Essa era impregnata di un alone soffuso, come se un fumo invisibile ne permeasse le pareti. Sollevai la mano, ed essa mi apparve dinanzi agli occhi sfocata ed ottenebrata da un’ombra. Volgendo il capo verso la finestra, vidi la luna troneggiare maestosa e pallida al di fuori della vetrata, ma era divenuta rossa come il sangue. La volta notturna non mi era mai apparsa tanto cupa, nera come le profondità più terribili dell’oceano. Non saprei descrivere quanto sia durata in realtà quella sensazione, ma so che il sollievo che arrecò al mio animo la sua sparizione fu immenso. L’atmosfera surreale che aveva permeato la mia dimora era scomparsa, e con essa le illusioni che aveva arrecato. Rimasi sconvolto da tale esperienza, e mi resi conto che la fonte di tale inspiegabile fenomeno risiedeva nel libro che stringevo tra le mani.
Un uomo maggiormente assennato sarebbe stato attraversato dal pensiero di sbarazzarsi di quell’oggetto malefico, ma in me prevalse il senso di curiosità, scaturito dalla natura assolutamente unica del potere sprigionato da quelle pagine. Come potevano delle semplici parole stampate generare una dimensione ultraterrena in cui far precipitare il lettore? Da che cosa traeva origine quell’arcana manifestazione? Ero deciso più che mai a ripetere l’esperienza.
Assaporando di volta in volta l’inebriante sensazione che si impadroniva di me ogniqualvolta mi avventuravo nella realtà alternativa in cui mi precipitava la lettura, cominciai a comprenderne meglio le caratteristiche. Quel luogo svuotava la mia mente da ogni pensiero, ogni sensazione d’angoscia o affanno, saziandomi senza bisogno che mi nutrissi, dissetandomi senza necessità di bere, soddisfando insomma ogni mio desiderio senza che vi fosse occorrenza di appagarlo con atti tangibili.
Nei mesi a venire, mi immersi nella lettura del libro sempre più frequentemente, in vari momenti della giornata. A poco a poco, i miei contatti con la società civile si fecero sempre più radi, fino a scomparire del tutto. Continuavo a soggiornare nella misteriosa allucinazione fornitami dal libro, la cui appariscenza aveva creato in me un assoggettamento verso di essa assai maggiore di quello in cui possono indurre l’oppio o l’assenzio. Vidi le persone che mi erano vicine allontanarsi sempre più da me, alcune distaccandosi di propria volontà e altre andandosene perché da me costrette. Abbandonai C., la figlia di Lord T., rompendo il fidanzamento e cancellando definitivamente ogni contatto tra me e l’esterno. Tutto ciò di cui mi importava al mondo si trovava all’interno della biblioteca. A essere corretti, un solo oggetto ivi contenuto occupava giorno e notte i miei pensieri. Il senso di assuefazione indottomi dal diabolico manufatto mi causò la perdita dell’appetito, con conseguente ed inevitabile deperimento.
La mia metamorfosi fu impressionante. Una sera, attraverso i bui e sporchi corridoi della magione (poiché avevo esonerato dalle proprie mansioni anche la servitù), passando casualmente dinanzi a uno specchio impolverato, mi soffermai a fissare il mio volto. Ciò che vidi riflesso mi inquietò profondamente, costringendomi a gridare dall’orrore. Le mie carni avevano assunto un pallore cadaverico, tinte di un bianco perlaceo, e la pelle del mio viso pareva una maschera grinzosa appoggiata malamente sulla faccia. I capelli, un tempo folti e fluenti, erano unti e diradati, disgustosamente appiccicati alla fronte e alla nuca come vermi su un teschio. Solamente gli occhi erano ancora quelli che ricordavo, seppur orribilmente incorniciati da nere occhiaie. Il mio corpo era decaduto in maniera tremenda, eppure io non avevo notato alcunché, nei lunghi mesi in cui la trasformazione aveva avuto luogo. Riconobbi finalmente che il libro mi aveva reso cieco e distante dalla realtà, avvinghiandomi in quella illusoria da lui stesso allestita.
Precipitandomi in biblioteca per porre fine alla maledizione che aveva dilaniato il mio corpo, non immaginavo il fato che mi attendeva. Correndo quanto più velocemente mi concedevano le mie fragili gambe, raggiunsi il luogo che avrebbe visto consumarsi il definitivo disgregamento del mio corpo. Spalancando le ante dell’ingresso, trasecolai avvedendomi che qualcuno mi attendeva seduto alla scrivania, a meno di venti passi. Egli non era uno sconosciuto e fu proprio il riconoscimento dei suoi lineamenti a incutermi un profondo terrore. Quell’uomo non poteva essere seduto realmente di fronte a me, convincendomi che mi trovavo nuovamente imprigionato in una realtà onirica architetta dall’infido libro causa delle mie disgrazie.
L’individuo che, alzatosi dal seggio, ora si stagliava a pochi passi da me altri non era che il mio subdolo avo Lord K., mio nonno. Lo sapevo scomparso da molti anni, troppi perché gli avessero permesso di mantenere un aspetto tanto florido e sano. Egli avrebbe dovuto superare il secolo d’età, eppure appariva come un uomo nel fiore della maturità. Quanto vedevo mi era inconcepibile. Rimasi frastornato a lungo, indebolito nella mente e nel corpo, e continuai ad interrogarmi circa il modo di porre fine a tale incubo.
“Ho aspettato più di trent’anni che qualcuno leggesse queste memorie. Non appartengono solo a me, ma a tutti coloro che hanno albergato tra le pagine di quel compendio maledetto. Le nostre storie si sono mescolate, arricchendone la trama e svelando un nuovo messaggio. I nostri sogni, i nostri incubi hanno intriso di vita la carta, animato l’inchiostro, reso finalmente tangibile la mera immaginazione. La nostra anima ha reso il libro delle memorie vivo! Esso si nutre dell’anima di coloro che lo leggono, e restituisce ai prigionieri ciò che ha rapito loro. Ho atteso a lungo un consanguineo che riversasse in me la giovinezza, l’ardore, la forza di un tempo. Finalmente sei arrivato. Ti ho atteso a lungo, ma non temere! Un giorno qualcuno prenderà il tuo posto, e sarai libero. Ma ora... ora devi andare!”
Non ebbi modo di replicare alcunché. Mentre parlava, la voce di mio nonno era passata da un tono comune ad un eco distante e agghiacciante, come quella di un uomo che urli il proprio tormento dagli abissi dell’oltretomba. Quando mi sforzai di reagire, mi resi conto che la biblioteca era offuscata da un alone di nebbia, pervasa da una luce grigiastra e soffusa, e pareva abbandonata da secoli. Attorno a me, vidi con sgomento uomini avvolti dalla coltre che vagavano irrequieti e sconvolti quanto me, lenti e affannati, impauriti, soli. Capii di aver oltrepassato una soglia ultraterrena e di essere divenuto prigioniero del libro delle memorie, in attesa che qualcheduno, del mio stesso sangue, giungesse un giorno a rinvigorire le mie membra di uomo dannato.
#2
Inviato 07 aprile 2010 - 23:55
Direi "mio padre e suoi avi prima di lui" altrimenti sembra che il padre abbia più padri (il che da noi si usa come metafora per figlio di buttana, e qui mi sembra fuoriluogo).Mio padre, e i suoi padri prima di lui,
Più spesso ho letto: "dente avvelenato" a somiglianza ai serpenti.con lingua avvelenata.
Sembra ambientato in epoca vittariana, forse "impero".possedimenti in tutto il regno
La brughiera fa pensare alla Scozia. Gli inglesi sono famosi piuttosto per il loro amore per i giardini.una vasta brughiera di ventimila acri, tenuti rigorosamente incolti secondo la tradizione latifondista inglese,
Tremore e spasmo non sono sinonimi.un tremore inspiegabile che si impadroniva delle mie gambe, impedendomi di controllarle come avevo sempre fatto. Istintivamente richiusi il libro con un scatto, e lo spasmo scomparì nel medesimo istante
Se hai detto che la luna è pallida, come fa a divenare subito dopo rossa? Se vi è la luna nel cielo come fa ad essere nero?vidi la luna troneggiare maestosa e pallida al di fuori della vetrata, ma era divenuta rossa come il sangue. La volta notturna non mi era mai apparsa tanto cupa, nera come le profondità più terribili dell’oceano.
#3
Guest_Saranghae_*
Inviato 08 aprile 2010 - 10:44
Un'altra cosa: come da regolamento, se desideri che il tuo racconto sia commentato dovresti a tua volta commentare e in maniera più esaustiva rispetto a quanto hai fatto.
Mio padre, e i suoi padri prima di lui,
Concordo con il consiglio di Bradipo. Dato che più in là usi il termine "avi" potresti usare "antenati".
Benché rinomata e appagata del rispetto di alcuni grandi nobiluomini, non sorprenderà venire a sapere che il nome di mio padre e quello dei miei avi fosse pronunciato da taluni con lingua avvelenata.
Qui il soggetto è ancora "la famiglia" di cui parli all'inizio. Quel soggetto, però, sembra già troppo lontano: io non lo lascerei sottointeso perché si fa fatica a capire che a essere "appagata dal rispetto di grandi nobiluomini" è sempre lei, la famiglia.
egli seppe conquistarsi l’avversità
Avversità= guaio; malasorte; sfortuna...
Forse intendevi "l'avversione" o puoi utilizzare altri sinonimi: astio; inimicizia; odio; ostilità ...
Io userei "inimicizia".
con la medesima voracità
In qualche modo "voracità" stona; va bene se parli di possedimenti, ma stona riferito all'inimicizia... chi sano di mente sarebbe desideroso di crearsi una miriade di nemici attorno? E' successo perché era avido, voleva accumulare ricchezze, ma non penso che fosse anche desideroso di accumulare "nemici"... quella è più una conseguenza derivata dal suo comportamento subdolo. Il paragone viene così a cadere, quindi, rivedrei un attimo la frase.
In una delle terre sopra menzionate, di cui dovrei dire che fu acquistata ma che per pietà verso me stesso dirò che fu sottratta, nacqui e crebbi.
Non capisco il nesso. Perché dovrebbe provare pietà?
"fu acquistata, ma che per onestà dirò che fu sottratta"
Nonostante le mie origini mi consentissero di vivere senza prestare attenzione alcuna a tratti borghesi come l’arguzia o il miglioramento di sé attraverso l’erudizione, sin da piccino mi sentii fatalmente attratto da quel luogo, così impregnato di conoscenza e mistero, meraviglie della realtà verso le quali avrei sempre riserbato un profondo apprezzamento.
Io modificherei un attimo la punteggiatura.
1. Eliminerei "così"
2. Dopo "impregnato di conoscenza e mistero" inserirei i due punti.
di romanzi composti da scrittori della mia epoca
Il verbo "comporre" mi sembra più appropriato se riferito alla musica. Anche se non è errato, userei "scrivere".
un libricino schiacciato tra due di essi, premuto con forza verso il fondo dello scaffale, quasi a volerne celare a tutti i costi la presenza
L'immagine è nitida fino a "libricino schiacciato tra due di essi", poi svanisce quando prosegui dicendo "premuto con forza verso il fondo dello scaffale". Che cosa esercita questa enorme pressione che lo spinge verso il fondo? Gli altri due libri? Ma non si trova schiacciato fra i due? Eliminerei quel "premuto con forza verso il fondo dello scaffale" e risistemerei la frase.
il libro con un scatto
con uno scatto. Anche se per me è superfluo, io lo eliminerei.
Quella notte, in seguito alla difficoltà a prender sonno, afferrai il libricino, che avevo posto sul mobile accanto al letto, e lo apersi
Io inserirei "lo aprii", benché non sia un errore utilizzare la forma arcaica.
Mi ritrovai a sfogliare pagine intrise di parole enigmatiche e misteriose, il cui significato recondito si rivelò talmente arcano da rendermi impossibilitato a trascriverlo a mia volta. Quel libro raccoglieva memorie di vita vissuta
Allora, qui non capisco: stiamo parlando di "memorie di vita vissuta", giusto? Allora, perché definisci le parole "enigmatiche e misteriose", addirittura, dal significato arcano? Non stai parlando di misteriose pozioni o di parole scritte in sanscrito o in aramaico, ma in inglese. Stiamo parlando di "memorie di vita", cosa ci sarà di così arcano? Spiegalo meglio. Dovresti essere un attimo più specifico, senza rivelare troppo, questo è ovvio. Quali sono i suoi contenuti così sconvolgenti? Non è che si capisca bene. Perché non citarne direttamente un frammento?
Pur rimanendo sempre la stessa, la percezione che essa mi diede mi risultò stravolta se paragonata a quella che mi aveva conferito nelle centinaia di altre volte in cui ne avevo varcata la soglia
Continuavo a soggiornare nella misteriosa allucinazione fornitami dal libro, la cui appariscenza aveva creato in me un assoggettamento verso di essa assai maggiore di quello in cui possono indurre l’oppio o l’assenzio
appariscenza= sfarzo, apparenza.
E' l'allucinazione a creare la dipendenza? Descriverei un po' meglio la "realtà alternativa" che si apre davanti a lui ogni volta che legge il libro. Cosa vede quando è in quello stato? Hai parlato inizialmente di una luna rossa come il sangue e di ombre, ma mi sembra poco per giustificare una dipendenza così forte. Com'è che il libro si appropria della vita dell'uomo? Basta solo guardarlo, sfogliarne le pagine o lo deve leggere?
Quell’uomo non poteva essere seduto realmente di fronte a me, convincendomi che mi trovavo nuovamente imprigionato in una realtà onirica architetta dall’infido libro causa delle mie disgrazie.
Dovresti riformulare un attimo questa frase perché la parte sottolineata risulta quasi "slegata" da quella che la precede. Manca un connettore.
"Poiché quell'uomo non poteva essere davvero seduto là, si fece strada in me la convinzione di trovarmi ancora una volta imprigionato..."
#4
Inviato 08 aprile 2010 - 21:28
Lo stile mi è piaciuto molto, è scritto molto bene. Forse però alla fine il tono aulico è un po' eccessivo. Qualche parola, come 'aperse' o 'trasecolai' le trovo forzate, basta un 'aprì'.
La trama mi è piaciuta un po' meno dello stile, più che altro perché mi aspettavo un colpo di scena un po' più forte. Inoltre, mi ricorda moltissimo il diario di Tom Riddle nel secondo libro di Harry Potter...
Considera però che io non sono un'appassionata del genere di Poe, quindi la trama può non avermi colpito anche per quello.
#5
Inviato 08 aprile 2010 - 23:22
I termini aulici vanno bene, se vuoi imitare lo stile di Poe o per mantenere l'impressione di una vicenda accaduta in un passato non troppo vicino (le citazioni di oppio e assenzio rendono questa idea). Ma la storia potrebbe essere capitata anche al nostro tempo (o ho perso qualche riferimento temporale? potrebbe anche essere...) e forse l'utilizzo di termini non così desueti aiuterebbe.
La trama del libretto andrebbe un po' descritta. Cosa contiene di così magnetico da attirarlo inevitabilmente nella lettura? La realtà alternativa viene descritta nel libro? Se così fosse non credo si possa definire libro di memorie. Potrebbe essere una banale biografia, ma contenere una sorta di magnetismo inspiegabile, che potrebbe essere descritto e potrebbe dare la scusa al protagonista di intraprendere una certa resistenza, prima di cedere definitivamente.
Non male, in definitiva, ma mi lascia un po' insoddisfatta.
#6
Inviato 13 aprile 2010 - 22:08
alla fine dubito che manderò il racconto al concorso... non ho proprio avuto tempo per modificarlo e abbellirlo come avrei voluto :cry:
Chiedo perdono se ho trasgredito una delle regole del forum. Quando riaggiusterò il racconto, lo posterò nel topic giusto.
Ho mantenuto volutamente un alone di, diciamo, incompletezza nel racconto, perchè leggendo Poe mi è sembrato che anch'egli ombreggiasse i suoi racconti con una simile coperta: non fornisce mai spiegazioni scientifiche o inoppugnabilmente razionali per giustificare gli avvenimenti, e così ho pensato di fare io. Mi sto rendendo sempre più conto che ho un serio problema nel concludere le mie storie... molti mi dicono di essere delusi dal finale... immagino di dover lavorare a fondo su questo punto debole.
Comunque sia, grazie della vostra crudeltà e delle vostre critiche :twisted: come sempre, una scossa di esaltazione
Altair
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