Soggetti smarriti
#1
Inviato 19 luglio 2012 - 20:15
[font="Times New Roman","serif"][color="#000000"]La sala della clinica è ampia e lucente, e contiene le persone che hanno smarrito qualcosa.
Così è possibile vedere anziane signore che si disperano per antichi foulard andati persi chissà dove, o uomini rimembrare di un talento una volta in loro possesso e che ora sembra essere svanito. Tutto si può perdere a questo mondo, c’è questa scritta ricamata a stoffa in una piccola teca incorniciata alla parete.
<<E’ altresì fondamentale sapere cosa si è perso>> mi sussurra l’avvenente assistente appena si accorge che sto fissando la scritta. <<Altrimenti non possiamo aiutare il paziente a ritrovarlo. >>
Comincio a chiedermi se ho fatto bene a recarmi qui. E’ stata la pubblicità letta nel giornale, quel trafiletto recitante Smarrito qualcosa? La casa di cura John Polidori vi aiuterà a ritrovarlo,e nel caso ove ciò non fosse possibile, a interiorizzare il lutto della perdita a convincermi. Ma adesso che mi trovo nella sala d’aspetto, circondato da persone dall’aspetto scialbo che farneticano frenetiche vorrei solamente andarmene. Probabilmente solo l’evidente scollatura nella bianca vestaglia indossata con grazia dall’assistente mi trattiene qui. Vengo fatto accomodare in una poltroncina giacente la finestra, da dove posso osservare il piccolo giardino irradiato dal sole pomeridiano. Alla mia destra c’è un ragazzo. Mi vede e sorride. E’ evidente nel suo sguardo la voglia di parlare.
<<Ciao, sei nuovo? Io sono Marcus, son già tre mesi che sto qui>> dice tendendomi la mano.
<<Piacere, Alec. Si, sono abbastanza nuovo. E’ la prima volta che entro in questa clinica.>>
<<Hai fatto la scelta giusta allora. Vedi, io avevo il dono della pittura, ed ero molto quotato e tutto fin che l’ho perso. Il tocco intendo. In un qualunque lugubre pomeriggio autunnale. Da allora non sono stato più in grado di dipingere niente. Per questo sono venuto qui. >>
<<Non credevo si potesse smarrire il talento…>>
<<Oh, eccome. Si può perdere il talento come fosse un qualsiasi ombrello dimenticato sullo scomparto di un treno. Solo che nel caso del talento, lo perdi dentro di te, e quindi puoi provare a recuperarlo. Le sedute mi hanno fatto un sacco di bene, ho ricominciato ad abbozzare paesaggi. >>
<<Allora stai per levare l’ancora e salpartene via. >>
<<Come? >>
<<Intendevo, se sei sulla via della guarigione presto potrai lasciare la clinica. >>
<<No…no, è troppo presto>> dice, e s’irrigidisce. <<Ho ancora bisogno delle loro pillole. >>
Sembra terrorizzato all’idea di dover lasciare la clinica e tornare ad affrontare il mondo.
<<Tu che hai perso? >> mi chiede infine, per sviare l’argomento.
<<Io? Una persona. >>
<<Vuoi ritrovarla? >>
<<No, so bene che non tornerà. E’ sparita come inghiottita dal ritorno di un onda. Solo che mica riesco a smettere di pensarla. E’ controproducente capisci? >>
Sorride. Si sgranchisce le braccia.
<<Le persone non sono come gli oggetti. C’è un equipe bravissima nel rintracciare gli oggetti smarriti, il settore 17 C, ma riguardo i soggetti smarriti la questione si fa più complessa. Non che sia impossibile, sono presenti agganci con le migliori agenzie investigative del paese. Il punto è che un oggetto ritrovato è di nuovo tuo, ma con gli esseri umani è più complesso. Se c’è stata una frattura spesso non basta ritrovarsi. >>
<<Lo so bene >> rispondo a denti stretti.
<<Credo potrebbe interessarti la cura Eraserhead. Possono cancellarti tale persona dalla memoria, così da non avvertirne più la mancanza. >>
<<Riescono a fare anche questo? >>
<<Amico non hai idea di cosa riescono a fare qua dentro. >>
Invece una me la sto formulando interiormente. Lavaggio del cervello, messaggi subliminali, manipolazione celebrale. Strane pillole da ingurgitare. Cancellazione della propria identità. [/color][/font]
[font="Times New Roman","serif"][color="#000000"]<<Non ti sembra eccessivo? >> chiedo a Marcus.
<<Eccessivo? >>
<<Tu, ad esempio. Sei solo tu che puoi determinare se sei in grado di dipingere nuovamente. Non hai bisogno di pillole o quant’altro. E tutte le persone attorno, che hanno smarrito cani, portafogli, figli, nipoti, orologi ereditati e quant’altro. Questo posto non è nient’altro che una truffa, perché alimenta l’utopia di ritrovare cose oramai perdute. Sono solo illusioni, la verità e che dovevano fare attenzione prima, quando le cose l’avevano lì con loro. Non dovevano perderle, ecco tutto. E io fino a dieci minuti fa ero come loro, ma adesso ho capito. Lei se n’è andata perché non ho fatto abbastanza per trattenerla, e si, continuerò a pensarla e soffrirci, ma accetterò il fallimento con dignità, non mi lascerò certo corrompere da questi pazzi. >>
Termino la sfuriata improvvisa. Marcus mi lancia uno sguardo indifferente e se ne va. Forse ho esagerato, mi sento confuso. Mi si fa vicino una signora di mezza età avvolta in un maglione verde.
<<Giovane non c’è niente di male nell’alimentare una speranza. A molte persone è rimasta solo quella. E poi spesso i dottori le cose le ritrovano davvero. A me han aiutato a ritrovare un antico ricettario. >>
Noto le bende in fronte. Come se l’avessero aperta proprio lì, e poi ricucita. Forse la cura Eraserhead.
<<Un ricettario bellissimo. Apparteneva alla mia famiglia da decenni. Se vuole le faccio una torta. >>
<<No, ma grazie lo stesso. >>
La signora osserva infine il giardino. <<Un ricettario bellissimo. Che bel giardino, mi ricorda la mia vecchia casa. E mio marito Paul. Non abbiamo mai avuto figli. >>
Mi stringe forte la mano, mi fissa negli occhi e mi ripete <<Non abbiamo mai avuto figli. >>
Mi lascia la mano e comincia a piangere. Dapprima piano, in maniera silenziosa. Poi aumenta la quantità delle lacrime, fin che non si mette a urlare con la voce contratta dai singhiozzi: <<Danny, piccolo mio, perché ci hai lasciato, perché…>> Accorrono due assistenti, lei cerca di scacciarli con pugni sterili, fin che uno dei due non riesce ad iniettargli qualcosa nel braccio. La donna si calma istantaneamente. <<Si, un ricettario bellissimo>> ripete inebetita.
<<Succede sempre così dopo il primo intervento>> dice l’ inserviente estraendo la siringa dal braccio della donna. L’altro si accorge che ho assistito alla scena, e si avvicina.
<<Lei aveva appuntamento per le sedici? > mi chiede.
<<Si, mi pare di si>> borbotto come risposta.
<<Allora si prepari, il dottor Brody sarà presto da lei>> dice, e poi si allontanano con la signora sottobraccio.
Mi avvicino alla finestra, è chiusa e non ci sono maniglie per aprirla. Noto un grosso portaombrelli nero. Sembra essere ben pesante. Mi ci avvicino, lo soppeso con lo sguardo e infine l’afferro. Lo scaglio contro la finestra, che va in frantumi. Schegge di vetro come soggetti smarriti. Oltrepasso la finestra rotta, con un piccolo balzo plano nel giardino e comincio a correre a perdifiato. [/color][/font]
#2
Inviato 19 luglio 2012 - 22:15
Hai avuto dei problemi di formattazione del testo. Ti prego di prestare attenzione al rispetto del font predefinito, per non infrangere il regolamento.
Ti lascio qualche appunto:
Come incipit, mi convince poco. Rimanda al titolo, la seconda frase non mi piaceLa sala della clinica è ampia e lucente, e contiene le persone che hanno smarrito qualcosa.
Riformulerei con qualcosa di più diretto e meno complicato, ci si perde nel concetto.o uomini rimembrare di un talento una volta in loro possesso e che ora sembra essere svanito.
a stoffa?ricamata a stoffa
in una piccola teca incorniciata alla parete.
recitante lo trovo cacofonico, e non in sintonia col tenore del testoquel trafiletto recitante
oltre al corsivo metterei le virgolette, si tratta di una citazioneSmarrito qualcosa? La casa di cura John Polidori vi aiuterà a ritrovarlo,e nel caso ove ciò non fosse possibile, a interiorizzare il lutto della perdita
più che giacente, adiacente o vicino alla finestraVengo fatto accomodare in una poltroncina giacente la finestra,
virgola tra dice e tendendomidice tendendomi la mano.
perché usare abbastanza?Si, sono abbastanza nuovo.
esprimerei la frase diversamente, qualcosa non torna a primo acchito.Vedi, io avevo il dono della pittura, ed ero molto quotato e tutto fin che l’ho perso.
virgola tra che e nelSolo che nel caso del talento,
leverei infine<<Tu che hai perso? >> mi chiede infine, per sviare l’argomento.
dal ritorno di un'onda non mi piaceE’ sparita come inghiottita dal ritorno di un onda.
refuso, èla verità e che
sìe si,
sterili lo trovo inappropriatocon pugni sterili,
metterei in rilievo il soggetto. Non per altro: erano in due, uno parla non si sa bene a chi, e l'altro si avvicina al protagonista. Ora, se ha finito di parlare il secondo, ma se ne vanno insieme, lo farei rilevare. Da una prima lettura, altrimenti, sembrerebbe un errore.e poi si allontanano con la signora sottobraccio.
ben è superfluoSembra essere ben pesante.
non mi convince l'uso del verbo planarecon un piccolo balzo plano nel giardino
Il racconto un po' mi lascia interdetto, ma deriva anche dal fatto che comunque non è un genere che apprezzo particolarmente. La narrazione è troppo lenta, la prosa troppo carica, specie di aggettivi che coloriscono la scena e i personaggi, ma che appesantiscono notevolmente lo scorrere del testo. A rileggerti!
#3
Inviato 19 luglio 2012 - 22:26
Il racconto: tu sai già che mi piace, sicuro. La trovata è geniale e originale. Estremamente, però, verosimile. Conosco, ahimè, la sgradevole emozione di essere rinchiuso e di non poter più uscire (ora sono fuori, per la cronaca) ma io non ho mai avuto portaombrelli neri vicino a porte incatenate e allucchettate e anche quando, sarebbe stato inutile averli, forse pernicioso. Ho esultato leggendo la fine da te data al racconto, ripensando un po' anche a Qualcuno volò sopra il nido del cuculo. I dialoghi parlano di una realtà implicita eppure invisibile (ma comunque e sempre presente) in certi luoghi del genere.
Al posto di "E' stata la pubblicità letta nel giornale" scriverei "E' stata la pubblicità letta sul giornale", ma forse è lo stesso. Le osservazioni, sparse un po' ovunque, nel tuo racconto, sono estremamente giuste e profonde, come: "[font=Times New Roman","serif][color=#000000]Tu, ad esempio. Sei solo tu che puoi determinare se sei in grado di dipingere nuovamente. Non hai bisogno di pillole o quant’altro". Cito questa perché mi ha molto colpito: io ho disegnato in passato, ma poi mi sono convinto di aver perso il talento. Poi ho scoperto che il talento lo si ritrova. Magari in altro. [/color][/font]Ti chiederei quasi di scrivere un racconto insieme se non temessi di rovinarlo. A presto Alec
#4
Inviato 19 luglio 2012 - 22:41
Ricamata in stoffaricamata a stoffa
Non mi piace rimembrare, è inutilmente ricercato.Va bene ricordare.o uomini rimembrare di un talento
Manca qualcosa all'inizio della frase?altresì fondamentale s
Immagino che l'assonanza sia voluta ma di nuovo non mi suona bene.Mi sembra ancora ricercata.farneticano frenetiche
Giagente sotto la finestragiacente la finestra
Da qui in avanti i dialoghi hanno un problema all'inizio, mancano dei pezzi.non te li segnlo tutti ma vanno rivisti. A parte ciò questa frase mi suona poco naturale.ao, sei nuovo? Io sono Marcus, son già tre mesi che sto qu
Perchè abbastanza? è nuovo del tutto se è la prima voltaSi, sono abbastanza nuovo. E’ la prima volta che entro in questa clinica.>
No! Va bene che siamo all'interno di un dialogo easy, però non mi piace proprio scrivere in maniera così domestica e quotidiana. Siamo sempre in un racconto e la narrazione simula la realtà non è esattamte la realtà.ed ero molto quotato e tutto
Sono perplessa. Il patto di questo racconto sta nell'idea che ci troviamo nel surreale. O mi sbaglio? Perchè adesso questa presa di posizione ipercritica di tipo realista?Invece una me la sto formulando interiormente. Lavaggio del cervello, messaggi subliminali, manipolazione celebrale. Strane pillole da ingurgitare. Cancellazione della propria identità.
Se non sbaglio stiamo parlano di una donna, quindi iniettarle.non riesce ad iniettargli
Ecco, in parte ti ho già detto cosa mi lascia perplessa di questo racconto. Non capisco bene dove vuole andare a parare. Parte come un raconto surreale, ma poi ha quest virata che lascia intendere quasi uno stupore per ciò che avviene nella clinica. Non so, qualcosa mi sfugge...
#5
Inviato 21 luglio 2012 - 18:41
Di primo acchito sembra un racconto riguardante qualcosa di surreale; mi piacciono molto gli scorci che dai sulle persone e su ciò che hanno smarrito e l'idea di un posto in cui si possano recuperare le cose più svariate: dai talenti agli oggetti smarriti.
Il ritorno alla realtà per altro inizia in modo molto sciolto ed è anche piacevole però non mi piace questa frase:
mi pare che stia giudicando un po' in fretta per aver solo sentito di una pillola . . . dell'inquietudine ci potrebbe stare ma così mi sembra esagerato, anche se poi scopre di aver ragione.Invece una me la sto formulando interiormente. Lavaggio del cervello, messaggi subliminali, manipolazione celebrale. Strane pillole da ingurgitare. Cancellazione della propria identità.
Per il resto l'ho trovato abbastanza bello, mi piace molto anche l'idea generale e il lessico anche se a volte ha delle ricadute (anche per causa della"troppa ricerca del sofisticato") non è affatto male.
a rileggerti;)
#6
Inviato 22 luglio 2012 - 03:57
Dovrebbe essere chiaro che, riguardo agli oggetti materiali quelli che vengono manipolati sono i ricordi, finché gli oggetti stessi perdono di importanza. In effetti qualche accenno c’è, ma è piuttosto confuso.
Si intuisce il riferimento a certe ricerche che sono in corso attualmente, riguardo alla rimozione di traumi. In realtà queste ricerche, che fanno ra l’altro ricorso a derivati o analogi dell’hashish, mirano a rimuovere il coinvolgimento emotivo del ricordo, non il ricordo stesso, che rimane inalterato ma non genera più emozioni negative.
Qui invece siamo in una specie di clinica del dottor Frankstain, in cui la gente viene trasformata in zombie.
Ti segnalo qualche imprecisione stilistica:
L’uso del corsivo per isolare la tirata pubblicitaria della clinica non mi piace. Sarà anche una questione di gusto personale ma a me sembra che non isoli abbastanza.E’ stata la pubblicità letta nel giornale, quel trafiletto recitante Smarrito qualcosa? La casa di cura John Polidori vi aiuterà a ritrovarlo,e nel caso ove ciò non fosse possibile, a interiorizzare il lutto della perdita a convincermi.
Qui almeno una virgola in più ci vuole, probabilmente dopo "frenetiche".Ma adesso che mi trovo nella sala d’aspetto, circondato da persone dall’aspetto scialbo che farneticano frenetiche vorrei solamente andarmene
Perché l’infermiera è in vestaglia? I pazienti possono essere in vestaglia, lei tutt’al più può indossare un camice.Probabilmente solo l’evidente scollatura nella bianca vestaglia indossata con grazia dall’assistente mi trattiene qui
Suppongo intendessi "adiacente la finestra". A meno che non volessi scrivere "giacente sotto – o vicino – alla finestra. In questo caso però giacente non sarebbe il termine più corretto.Vengo fatto accomodare in una poltroncina giacente la finestra
No, non capisco. In che senso è "controproducente"?Solo che mica riesco a smettere di pensarla. E’ controproducente capisci?
La storia, peraltro non scritta male, a parte le imprecisioni, sta tutta nella descrizione dell’ambiente manicomiale. Ben reso, anche se non proprio originalissimo. Il protagonista invece è un po’ piatto e la sua agnizione troppo improvvisa e violenta. Perché semplicemente non si alza e non se ne va? Dopotutto sembra di capire che debba ancora fare la prima visita. Cosa gli impedisce di dire "Mi scusi, ho cambiato idea?"
Messaggio modificato da Nanni, 22 luglio 2012 - 03:58
#7
Inviato 22 luglio 2012 - 13:29
[font=Times New Roman","serif][color=#000000]La sala della clinica è ampia e lucente, e contiene le persone che hanno smarrito qualcosa.[/color][/font]
Doppio spazio mi pare.
Allora, il racconto mi e' piaciuto... un po' fantascientifico, un po' surreale, vagamente angosciante; meriterebbe di essere continuato, l'ho trovato piuttosto originale.
L'unica cosa e' che la trovata di cancellare persone dal cervello mi ricorda il film con Kate Winslet e Jim Carrey "Se mi lasci ti cancello".
Per il resto, ti hanno gia' segnalato tutto gli altri; ripeto, a differenza dell'altro che avevo commentato, questo mi e' sembrato molto piu' riuscito. A rileggerti.
#8
Inviato 22 luglio 2012 - 19:57
Potrei ampliare il racconto accentuando il senso di angoscia fino a culminare in uno stato di tensione così elevato da giustificare meglio la rocambolesca fuga finale.[/font][/color]
[color=#222222][font="Arial","sans-serif"]
[/font][/color]Ti chiederei quasi di scrivere un racconto insieme
[color=#222222][font="Arial","sans-serif"]Potrebbe essere un idea, mi piace molto scrivere a quattro mani[/font][/color]
[font="Times New Roman","serif"][color="#000000"] [/color][/font]
#9
Inviato 22 luglio 2012 - 20:08
Ti rinnovo i miei complimenti per questo racconto, che ho trovato davvero di mio gradimento, essendo uno che non sopporta tutto ciò che il tuo stesso protagonista ha rifuggito.
Preciso che sebbene in molti abbiano visto il racconto suddiviso in due parti: una surreale e una realistica "sconfifferandoli", a me tutto ciò è risultato un buon cambio di scena, della serie: "fin qui abbiamo scherzato, ora si fa sul serio", e che l'ho letto tutto d'un fiato e molto facilmente ho rintracciato i segni che esso contiene. Complimenti, ancora.
#10
Inviato 25 luglio 2012 - 22:04
Comunque a me il tuo lavoro non è dispiaciuto affatto, l'idea è originale(e francamente di questi tempi è cosa rara), coinvolgente(più nella prima metà, poi ti perdi un poco), e si lascia leggere, seppur con riserva poiché ci sono tanti piccoli errori o diciamo distrazioni.
Ti hanno già segnalato molte cose, aggiungo di mio solo che il lessico dei dialoghi è piuttosto forzato, ma tutto sommato, data l'atmosfera un poco surreale, ci può anche stare.
Nel complesso una piccola revisione per rendere più scorrevole tutta la seconda metà migliorerebbe molto la situazione.
Il finale con la fuga è ok, introdurre invece un personaggio che aveva perso il resto del racconto(e ti blocchi lì) potrebbe essere una svolta comica
Comunque bella idea bravo.
#11
Inviato 09 agosto 2012 - 13:36
Ti premetto che nei miei commenti non uso molto parlare del mio gusto personale, quindi non voglio dirti se in sé il tutto mi è piaciuto oppure no. Ho letto il tuo racconto perché, dopo un paio che avevo cominciati, questo è il primo che è quantomeno scorrevole, i periodi non sono brevi e scattosi e sembri molto bravo a non storcere la struttura sintattica con virgole di più o di meno e punti fuori posto. Peraltro, mi sembra un bel messaggio da passare: noi siamo memoria, che poi è l'unico fattore sul quale fondamentalmente agisce la Morte, la quale mescola insieme questa collezione di ricordi e li cancella tutti, con un gesto (cit.).
Auguri
[color=#000080][font=Verdana, Arial, Helvetica]θ.[/font][/color]
#12
Inviato 11 agosto 2012 - 23:14
Questo racconto, però, non mi ha convinto nella prima parte: troppi aggettivi e troppe parole appartenenti a un registro piuttosto alto mischiate a elementi più "bassi", o a vere e proprie inesattezze. Inoltre, trovo piuttosto fastidiose (ma questo è un mio parere personale) le allitterazioni in un testo in prosa, come "avvenente assistente".
Ti segnalo un paio di refusi (senza ri-sottolineare quelli notati da altri commentatori).
La virgola prima di un nome si usa per chiamare una persona, ma se è una persona che si presenta non dovrebbe utilizzare i due punti o il punto fermo? (è venuto il dubbio anche a me).[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]<<Piacere, Alec.[/font][/color]
Anche qui la punteggiatura non mi convince. Scriverei così[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]<<Intendevo, se sei sulla via della guarigione presto potrai lasciare la clinica. >>[/font][/color]
[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]Intendevo... se sei sulla via della guarigione, presto potrai lasciare la clinica.[/font][/color]
Dovrebbe esserci una virgola tra 'controproducente' e 'capisci'.[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]E’ controproducente capisci?[/font][/color]
La ripetizione di "o quant'altro" alla fine di entrambe le frasi rende il testo un po' pesante, secondo me.[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]Non hai bisogno di pillole o quant’altro. E tutte le persone attorno, che hanno smarrito cani, portafogli, figli, nipoti, orologi ereditati e quant’altro. [/font][/color]
Sì.[color=#000000][font='Times New Roman', ',', serif]<<Si, un ricettario bellissimo>> [/font][/color]
Insomma, in conclusione il racconto mi è piaciuto per l'idea che l'ha ispirato e per come è presentata: il lettore, come il protagonista, capisce piano piano che quella clinica non gli farà del bene e la reazione è la fuga (e la riflessione).
#13
Inviato 16 agosto 2012 - 12:28
[color=#000000]Anche la fine mi è piaciuta. Mi da un senso di libertà, con questa finestra che v[/color][color=#000000]à in frantumi e lui che fugge a gambe levate.Complimenti Alec.[/color]
[color=#000000]Al prossimo racconto![/color]
#14
Inviato 17 agosto 2012 - 12:26
L'idea è stravagante, fresca e nuova.
Mi è piaciuto molto l'utilizzo di un linguaggio forbito che, misto a qualche piccolo elemento (la scritta ricamata a stoffa all'interno della teca)mi ha fatto collocare l'azione ai primi del '900 (il perchè non lo so).
Certo che invece il tema è attualissimo, il fatto che la gente in questa società sia sempre più disorientata e che sempre più spesso perda delle cose "non materiali", magari cercando conforto nella medicina (e nella farmacia) mi pare veramente azzeccato.
Inoltre l'accomunare tutti i tipi di smarrimenti (cose inutili - o parzialmente tali - come il ricettario, persone, talenti) ha aperto una via interessantissima e l'ho trovata geniale.
Devo dire che invece il finale, con la fuga che richiama - come già detto sopra - l'indiano in qulacuno volò l'ho trovata troppo scontata per un racconto così arguto. Che ne so, magari avrei fatto balenare al protagonista l'idea di fuga, per poi ritrovarsi completamente intrappolato dagli infermieri.
Per quanto riguarda la grammatica avrei solo messo i 2 punti davanti alla pubblicità letta nel giornate
quel trafiletto recintante: Smarrito qualcosa?....
Complimenti ancora all'autore perchè è veramente un gran bel racconto
#15
Inviato 21 agosto 2012 - 09:40
L’idea mi è sembrata originale, in certi punti un po’ agghiacciante e questo credo aumenti il suo fascino.
Per esempio, la scena della vecchietta e del ricettario, a mio parere, ti è riuscita bene.
Non so bene perché, ma il finale mi ha un po’ ricordato ‘Il cavaliere del secchio’: quando il protagonista scappa correndo, l’ho un po’ associato al cavaliere che, sul proprio secchio, se ne va nelle Montagne di Ghiaccio… vabbe, poi muore… ma questo è un dettaglio.
Solo penso dovresti fare un po’ d’attenzione in certi punti per migliorare la scorrevolezza del testo e l’incipit, che non ha convinto molto nemmeno me.
Nel complesso è un lavoro molto interessante, sicuramente ti seguirò nelle tue prossime pubblicazioni perché sono molto incuriosito sia dal tuo stile che dalla tua immaginazione XD.
Chaosmyth.
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