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Sensi di colpa


3 risposte a questa discussione

#1 enoch

enoch

    danzatore immobile

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Inviato 19 luglio 2012 - 16:43

commento. Premio MIB (2/3)

Mia madre ha cercato di farmi fuori diverse volte. La prima le è riuscita.
Mi ha convinto che il cordone ombelicale fosse una carezza, una mano tesa per accompagnarmi all’uscita. Mi ci sono aggrappato talmente forte che per non lasciarlo me lo devo essere legato anche al collo.
Venivo dopo la prima figlia, penso avuta per un qualche senso del dovere o per cercare di dimenticare un amore che le avevano vietato. Magari si sarà detta: “Eh no, questa volta non ci casco”, e mi ha rispedito al mittente. Sarei stato Silvestro.
Il secondo penso lo abbia accolto per non sentirsi in colpa.

La seconda volta non ci sono cascato, ho scansato la carezza e sono corso all’uscita con qualche giorno di anticipo. Allora ha provato a farmi fuori dopo. Si teneva il latte e il suo seno doveva essere gonfio di qualche altra cosa, ma non d’amore per me.
Posso dire di aver iniziato la vita al contrario: appena nato ero già vecchio, la pelle sempre più aggrinzita e flaccida, magro da far paura e senza capelli. Mentre gli altri bambini venivano scarrozzati e ostentati per i “Complimenti, ma quanto è carino” di parenti e amici, io venivo tenuto in casa a invecchiare.
Penso sia stato un pediatra a convincerla che forse era il caso di darmi del latte d’asina.
Altro senso di colpa e altro figlio. Accettato e nato bello poco prima che il padre morisse d’incidente a trentadue anni.

La terza volta penso volesse farmi ammazzare dal secondo marito. Infatti è sempre rimasta a guardare quando lui mi tatuava sulle gambe la lunghezza della sua cinghia o mi prendeva a pugni sul collo fino a farmi mancare il respiro e non solo la comprensione. Non muoveva un dito. Non diceva una parola. Non mi faceva nemmeno l’anestesia di fingere.
Altro senso del dovere, altro senso di colpa, altro figlio, l’ultimo: anche lui bello e tutto suo padre. Falso.

Poi sono andato via di casa, a cercare di ammazzarmi con le mie mani. Perché tanto ormai ci ero abituato e pensavo fosse normale che qualcuno cercasse di farmi fuori tra un senso di colpa e l’altro.
  • 0

#2 Lord Paranoia

Lord Paranoia

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Inviato 20 luglio 2012 - 09:49

Questo frammento è all'interno un po' spezzato, però ha un lirismo di fondo che guida la vicenda e fa seguire il filo del discorso che ha un impatto emotivo che personalmente trovo forte e d'effetto.
La figura di una madre malvagia, quasi folle, la figura del figlio impaurito, sono molto evocativi. Evocano il dolore che non è scontato perché la vicenda dicevo non ha una perfetta linearità, e la stessa vicenda ha spunti molto particolari che secondo me la rendono molto particolare.
La cattiveria viene data a dosi crescenti come se non fosse mai abbastanza, fino alla parte in cui la madre malvagia non entra psicologicamente nel figlio, e il figlio non tenta di uccidersi con le sue stesse mani.
Ci sono delle formule che apprezzo molto, perché non solo narri le cose, ma fai sentire uno stato emotivo.
Onestamente trovo questo frammento molto bello.
Devo trovare un punto negativo? ;)
  • 0

#3 Nanni

Nanni

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Inviato 22 luglio 2012 - 09:01

Un figlio è tutti i figli, sembra di capire. La cosa, alla mia lettura, non appare del tutto chiara. Tu scrivi:

Il secondo penso lo abbia accolto per non sentirsi in colpa.

La seconda volta non ci sono cascato, ho scansato la carezza e sono corso all’uscita con qualche giorno di anticipo

E c’è un passaggio dalla terza alla prima persona. Ha accolto lui (per un senso di colpa) ma io non ci sono cascato.

Non so quanto di questa confusione sia voluta. Alla fine non si capisce quanti siano i figli e quale stia parlando. Sembrerebbe che sia il secondo, Il primo maschio nato vivo, anche se a prendere le botte dal padre adottivo sembra essere un altro.
A parte questo problema il racconto in sé ha più di una ragione di essere: una vita (o diverse vite in una) rifiutate fino all’interiorizzazione del rifiuto.

pensavo fosse normale che qualcuno cercasse di farmi fuori tra un senso di colpa e l’altro

Da lì all’autodistruzione il passo è breve, anche se il racconto si ferma prima che questo passo sia compiuto.

Forse quello che vuoi dire è che non c’è posto per tutti, a questo mondo. E, tra questi "tutti", Silvestro, o chi per lui, non è elencato. Nonostante abbia la tenacia e la forza di vivere di un parassita alla fine si piegherà.
Molto interessante.
  • 0

#4 enoch

enoch

    danzatore immobile

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Inviato 22 luglio 2012 - 09:54

ok, provo a fare una "mappa".
  • introduzione - primo rigo
  • primo senso del dovere - prima figlia
  • primo rifiuto/tentativo andato a buon fine - Silvestro
  • senso di colpa - secondo figlio
  • secondo rifiuto/tentativo attuato dopo la, comunque, nascita - rifiuto di dare il latte dal seno (quindi terzo figlio)
  • altro senso di colpa (per non riuscire/volere allattare - altro figlio - quarto
  • terzo tentativo/rifiuto - violenze del padre e suo silenzio
  • altro senso di colpa - ultimo figlio (dal nuovo marito)
  • Il protagonista va via di casa

Un frammento un tantino delirante che risulta poco chiaro al lettore in alcuni passaggi. Il mio solito difetto, soltanto che, vista la natura del frammento, un po' ci sta questa "non linearità" ad indicare una sovrapposizione tra colpe e redenzioni, tutte molto sfumate.
Comunque vi ringrazio per esservi sottoposti a questa tortura :asd:
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