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Mr Perfezione 1/2


5 risposte a questa discussione

#1 melocactus

melocactus

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Inviato 18 luglio 2012 - 20:46

http://www.writersdr...328#entry195328

[font=arial,helvetica,sans-serif]Alza la testa e sorride, di quei sorrisi che non arrivano mai agli occhi, di quei sorrisi che - cavolo! - lo ammazzerei e poi mormora, per non farsi udire nel silenzio della stanza, dove tutti bisbigliano e al massimo ascoltano musica con le cuffie “Secondo te cosa ci faccio qui?” Resto muta mentre una rabbia vibrante risale l'incastro delle mie vertebre fino a esplodermi nelle tempie, ma sono troppo sconvolta per lasciarglielo capire. “Eri guarito...” ribatto, con un filo di voce, attenta a non disturbare e soprattutto a non perdere il controllo come mi accade sempre, ogni volta che parlo con lui. “Ero” sottolinea senza mutare espressione “Non si guarisce mai veramente” precisa. Se ha capito che vorrei spaccargli la testa a bastonate non me lo fa intendere.[/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]Sospiro e mi lascio cadere sulla sedia vuota accanto a lui; mi sento all'improvviso fiacca e stanca, reprimere un'incazzatura è faticoso. “Da quanto?” chiedo e lo vedo scuotere la testa. “Lo so dalla visita del sedici” confessa e ora sì che vorrei strangolarlo. “Non ci hai detto niente e sei sparito! Sai quanto mi sono preoccupata?” “Non credevo che l'avresti notato” “No? Non rispondi al telefono, non apri la porta di casa, non leggi le mail, non ti fai vedere al lavoro e secondo te non se ne accorge nessuno?” quasi gli urlo e quattro teste severe si voltano a rimproverarmi con gli occhi. Ma andate a farvi... “Scusa” Come, come? Ha chiesto scusa? Il semidio, super carismatico, non-devo-niente-a-nessuno, mister perfezione ha chiesto scusa a me? Vorrei rispondere ma mi muoiono le parole in gola. [/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]Lui mi appoggia la mano sul polso; sento una stretta leggera e non posso fare a meno di notare i rami blu delle sue vene sull'avambraccio pallido: è dimagrito, la camicia bianca lo maschera appena. “Non è così tragica” riprende “Mi hanno dato una terapia, come vedi ho già iniziato” Annuisco. “Dove?” mi esce spontaneo e lui rifà quel sorriso triste che mi manda in bestia. “Alle ossa...” esita, forse vorrebbe aggiungere qualcosa ma poi cambia idea. A me sembra una sentenza di morte. “Sono sicuri?” gli rivolgo la mia domanda stupida: certo che sono sicuri! Se è qui... “Le lastre lasciano pochi dubbi, anche per me che non sono un medico. Vogliono provare con il cocktail di veleni che mi stanno sparando in vena e se non funziona...” “Perché non dovrebbe funzionare?” incalzo subito. Lui si stringe nelle spalle “Non sono molto convinti” “Che hanno detto?” “Che è già avanti”. [/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]Ho un fastidioso tremore alla palpebra che non riesco a fermare e non capisco nemmeno quando sia cominciato “Ma come? Hai sempre fatto tutti i controlli alle scadenze previste!” protesto e sembra più un lamento, mentre mi obbligo a non alzare la voce. Lo osservo: si sta mordendo le labbra e proprio non me lo vuole dire. Lo fisso immobile e aspetto. “Mi hanno detto: sette mesi, più o meno” gli esce infine con difficoltà. Sette mesi. Ok. Si possono fare tante cose in sette mesi, credo. Mentre ci rifletto avverto le viscere aggrovigliarsi in un nodo stretto. “Non dovresti chiedere un secondo parere?” mormoro dopo qualche momento in cui entrambi abbiamo sostenuto l'uno lo sguardo dell'altra. “Già fatto, ne ho chiesti tre, sette mesi è la media che ho ottenuto”. Certo, mister perfezione è sempre un passo avanti agli altri: quando hai un'idea lui ci ha pensato il giorno prima, se vuoi battere una strada nuova lui ha già percorso il tragitto andata e ritorno. Mi rimonta la carogna.[/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]“Lo sai dal sedici e non lo hai detto a nessuno, nemmeno a Sara?” esplodo di nuovo. Lui gira la testa, questa volta ho colpito duro. “Lei non deve saperlo” ribatte minaccioso, ma non mi sta guardando. “Ne ha diritto, siete una coppia, lei ti ama!” chiarisco e mi sembra meno assurdo che qualcuna possa innamorarsi di lui, ora che nella malattia appare il suo lato vulnerabile e umano. Penso che forse non è senza rimorsi e senza compassione come tutti credono; però resta uno stronzo.[/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]“Non deve accadere” ribadisce e questa volta mi fulmina con gli occhi. “Non puoi...” sospiro io. “No” insiste. “Perché?” “Perché non voglio che mi guardi come mi stai guardando tu adesso!” E' un attimo, la frase gli è uscita tutta d'un fiato e questa volta anche lui ha alzato la voce, gli si sono perfino spettinati i capelli, ma tanto sappiamo entrambi che è destinato a perderli. Vorrei chiedergli se intende aspettare la notizia del suo funerale per informarla della ricaduta, ma mi trattengo. “Come ti sto guardando?” dico invece, ma lo so benissimo: con pietà. Lui si appoggia allo schienale, sopra la sua spalla incombe la boccia della flebo. “E' a Parigi a inseguire il suo sogno artistico. Cosa credi che farebbe se lo venisse a sapere?” domanda chiudendo gli occhi. “Tornerebbe” “Appunto” “Appunto!” La voglia di picchiarlo selvaggiamente si rimpossessa di me. “Vuoi toglierle la possibilità di...” non completo la frase, il finale sarebbe 'dirti addio' e fa davvero male sentirlo. Mi sembra una discussione surreale: l'ho seguito pensando che andasse da una misteriosa amante e me lo ritrovo seduto in ospedale a fare la chemio; è assurdo, ci deve essere un errore, mister perfezione non può avere di nuovo il cancro! Intanto lui sembra assopirsi lentamente, io mi accomodo meglio sulla sedia e aspetto il termine della terapia. Non parliamo più, non serve.[/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]Alla fine lo scorto all'uscita; cammina lento come un vecchio, non mi fido a lasciarlo tornare da solo, lo riaccompagno a casa in auto. “Come hai fatto a rientrare le altre volte?” spezzo il silenzio mentre rallento a un semaforo. Il traffico del pomeriggio pare impazzito o forse sono io che guido con la mente altrove. “Piano piano” risponde lui ancora col suo sorriso superiore e il sacchettino delle medicine stretto in mano. “I mezzi pubblici sono un crogiolo di malattie, lo sai?” cerco di darmi un'aria seria; un immunodepresso non dovrebbe andarsene libero per il mondo. “Smettila” mi ammonisce, ma io non voglio cogliere l'avvertimento, non riesco a togliermi dal cervello quel settemesi che mi ha detto. “Cosa pensi di fare?” domando. “Credo che dormirò qualche ora” “No, intendo... con gli altri” Se spera che io diventi sua complice e mantenga il segreto ha fatto male i conti. “Lascio che tu lo dica a tutti” risponde serafico “ma non aspettarti un invito a cena” aggiunge. E mi rammento in questo istante che cos'è che detesto di più in lui: la capacità di essere affabile e gentile fino a quando non mostri il fianco, nel quale lui può affondare all'improvviso una stilettata di cinismo e maleducazione. [/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]“So che ci sono delle terapie sperimentali con farmaci biologici...” comincio fingendo di ignorare che, in senso lato, mi abbia appena mandato a quel paese. Lui mi zittisce muovendo una mano infastidito, come a scacciare una mosca. E' sempre stato così, fin da ragazzino: le proposte degli altri sono per definizione meno interessanti, meno efficaci e molto meno importanti delle sue, per lui. Non capisce che sto cercando di trovare un modo per allungargli la vita? “Hai finalmente deciso dove andare questa estate per le vacanze?” mi chiede dopo un po'. Vuol parlare di me, ha abbandonato la testa all'indietro, fissa il tettuccio della mia polo e sta platealmente cercando di cambiare discorso. “Non vado da nessuna parte, con te in questo stato” ribatto secca. Ma cosa crede, che la sua esistenza non condizioni quella degli altri? Dovremmo fregarcene, rifletto, come fa lui: se fossi stata io ad ammalarmi, mister chisseneimporta-del-mondo in ferie ci sarebbe andato di sicuro! “Nessuno te lo ha chiesto, se non vuoi farlo è una tua scelta,” lo sento dire con indifferenza “però se cambi idea ho due settimane prenotate a Formentera per le quali ho già versato la caparra e che non credo che sfrutterò...”. [/font]
[font=arial,helvetica,sans-serif]Inchiodo, siamo arrivati. E metaforicamente schiumo di rabbia. “Vaffanculo” riesco solo a rispondere e resto immobile guardandolo litigare con la portiera che al momento risulta troppo pesante per lui. Quando riesce a buttare fuori le gambe sul marciapiede, si alza con gesti misurati; poi si volta e si china verso di me, indossando il sorriso che detesto “Riflettici, potresti portare anche Mario con una minima spesa in più” si premura di farmi sapere. Lo disprezzo ma non abbastanza da partire sgommando facendolo cadere a terra davanti a casa; attendo che abbia aperto il cancello e si sia infilato nel portone a vetri prima di riaccendere il motore.[/font]
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#2 Aleksej

Aleksej

    Scribacchino

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Inviato 19 luglio 2012 - 10:32

L'inizio incuriosisce. Dopo averlo letto posso dire che sei molto determinata, chiara e nient'affatto banale o patetica come mi è successo di notare per alcune opere che trattavano simili argomenti. Lo trovo interessante, sino ad ora. Una storia forse "comune" ma che così esposta, (con queste descrizioni precise e assolutamente verosimili delle scene che lo compongono) interessa, appunto, e insegna (almeno a me). Si sarà capito dai miei commenti precedenti che non sono bravo ad analizzare i testi che leggo, ma che preferisco dare pareri spassionati. Comunque sia, non ho trovato imperfezioni di sorta, è molto ben scritto. Ora leggo il seguito.
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#3 enoch

enoch

    danzatore immobile

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Inviato 19 luglio 2012 - 11:38

Mmmhh..., allora, dialoghi e punteggiatura; nel senso che il passare da un personaggio all'altro lo dovresti evidenziare andando e capo e questo, oltre a facilitare il lettore, ti permetterebbe di superare le indecisioni sulla punteggiatura da utilizzare dopo i caporali. Anche visivamente, l'impaginazione, ne gioverebbe.
Poi non mi piacciono: "boccia" parlando della flebo e "biologici" a proposito di farmaci
Ho faticato un pochino all'inizio (forse a motivo di una punteggiatura e una forma non proprio perfette) ma una volta afferrato il bandolo ci si cala perfettamente nel contesto e nei personaggi.
Dopo mi leggo il seguito
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#4 melocactus

melocactus

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  • ProvenienzaMilano

Inviato 19 luglio 2012 - 12:00

Sì, la questione della grafica dei dialoghi è al momento in revisione, ma non assicuro niente perchè stranamente mi risulta difficile andare a capo. Però riconosco che avete ragione.
Per la 'boccia' della flebo (che è proprio una boccia, non sono sacchettini) passi, ma i farmaci 'biologici' sono un termine medico, non posso proprio farci niente! :D
Spero che il finale ti piaccia.

melocactus
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#5 Sanguy

Sanguy

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  • ProvenienzaBologna provincia perso nella nebbia

Inviato 19 luglio 2012 - 15:36

Ciao
è veramente difficile afferrare i dialoghi con una impaginazione simile, ti dico la verità mi veniva la voglia di saltare le righe per vedere se succedeva qualcosa (ma ho resistito), è il tipo di racconto che non compiace i miei gusti non è colpa tua, devo dire che la seconda parte sembra più fluida. I personaggi sono resi bene ma non mi hai mosso la curiosità di scoprire cosa accade in seguito però ripeto non è il mio genere preferito.
buona fortuna comunque.
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#6 melocactus

melocactus

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  • ProvenienzaMilano

Inviato 19 luglio 2012 - 16:39

Ciao Sanguy. Grazie comunque per il tuo sforzo di lettura :)

melocactus
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