Chi dice e chi fa
Iniziato da onironauta, lug 07 2012 14:40
7 risposte a questa discussione
#1
Inviato 07 luglio 2012 - 14:40
http://www.writersdr...952#entry190952
Avvertenza: I non romani faticheranno; è in vernacolo capitolino.
C'è chi dice.
C'è chi fa.
C'è chi dice de fa'.
C'è chi siccome ormai ha detto, a fa' mo' è costretto.
C'è chi nun dice tanto pe' di'
e chi nun fa tanto pe' fa'.
C'è chi nun dice pe' nun dove' fa'
e chi fa pe' nun dove' di'.
C'è chi dice de sape' fa',
chi sa fa' e nun lo dice,
chi deve fa' pe' nun sape' di'
e chi più nun sa fa', più vole di'.
C'è chi dice che nun se po' fa'
pe' fa' cose che nun se po' di'.
C'è chi, pe' 'na vorta che je riesce de fa', a rotta de collo dice
e chi a rotta de collo ha fatto e non j'è mai fregato de dillo.
C'è chi ha detto e s'è pentito de nun avello pure fatto.
C'è chi dice che farà
er giorno in cui magari
più a nessuno servirà.
C'è chi nun fa niente pe' pote' di'
e chi fa de tutto pe' nun fa' fa'.
Avoja se ce stanno
e troppi ancora ce ne sarebbero
Ma alla fine de bono c'è
che s'ariconosce presto
chi quer famoso mare
che sta tra er dire e er fare
è abituato a navigallo
e chi invece
nun c'ha mai manco messo
li piedi a mollo.
Avvertenza: I non romani faticheranno; è in vernacolo capitolino.
C'è chi dice.
C'è chi fa.
C'è chi dice de fa'.
C'è chi siccome ormai ha detto, a fa' mo' è costretto.
C'è chi nun dice tanto pe' di'
e chi nun fa tanto pe' fa'.
C'è chi nun dice pe' nun dove' fa'
e chi fa pe' nun dove' di'.
C'è chi dice de sape' fa',
chi sa fa' e nun lo dice,
chi deve fa' pe' nun sape' di'
e chi più nun sa fa', più vole di'.
C'è chi dice che nun se po' fa'
pe' fa' cose che nun se po' di'.
C'è chi, pe' 'na vorta che je riesce de fa', a rotta de collo dice
e chi a rotta de collo ha fatto e non j'è mai fregato de dillo.
C'è chi ha detto e s'è pentito de nun avello pure fatto.
C'è chi dice che farà
er giorno in cui magari
più a nessuno servirà.
C'è chi nun fa niente pe' pote' di'
e chi fa de tutto pe' nun fa' fa'.
Avoja se ce stanno
e troppi ancora ce ne sarebbero
Ma alla fine de bono c'è
che s'ariconosce presto
chi quer famoso mare
che sta tra er dire e er fare
è abituato a navigallo
e chi invece
nun c'ha mai manco messo
li piedi a mollo.
#2
Inviato 07 luglio 2012 - 15:08
Io ho compreso pur essendo della provincia di Milano; il romanesco non è poi tanto ostico.
Concordo coi contenuti.
Le ripetizioni martellanti presenti aiutano, direi, la musicalità. Il dialetto conferisce un certo sapore di saggezza popolare ai contenuti.
A rileggerti.
Concordo coi contenuti.
Le ripetizioni martellanti presenti aiutano, direi, la musicalità. Il dialetto conferisce un certo sapore di saggezza popolare ai contenuti.
A rileggerti.
#3
Inviato 07 luglio 2012 - 16:04
Mi è piaciuta e mi ha strappato un sorriso, nel finale, perché hai colto perfettamente il tipo di "morale" del romano - forse, nella resa del vernacolo, hai alleggerito qualche cosa (del tipo: "abituato" invece di "abbituato"), ma l'effetto d'insieme è godibilissimo.
#4
Inviato 07 luglio 2012 - 16:48
Graziosa e molto romana, anche se il romanesco è un dialetto in continua evoluzione e questo è abbastanza semplificato.
Avrei curato di più la metrica, però. Per esempio il quarto verso l'avrei cambiato così:
E c'è chi siccome ha detto / a fa' mò ci è costretto.
Dato anche che il significato di "mò" è assimilabile a quello di "ormai"
A parte questo, e a parte che Carletto Mazzone direbbe "magara" e non "magari", la poesia è davvero divertente.
Avrei curato di più la metrica, però. Per esempio il quarto verso l'avrei cambiato così:
E c'è chi siccome ha detto / a fa' mò ci è costretto.
Dato anche che il significato di "mò" è assimilabile a quello di "ormai"
A parte questo, e a parte che Carletto Mazzone direbbe "magara" e non "magari", la poesia è davvero divertente.
#5
Inviato 08 luglio 2012 - 11:40
Concordo con Nanni sia sul quarto verso che su "magara", ma sono piccolezze, sono poco d'accordo, invece, sulla questione romanesco poiché secondo me il vero romanesco ormai lo sanno parlare davvero in pochi, e per questo più che in evoluzione direi che è un dialetto morente, molto fiorente al suo posto è il romanaccio, una variante meno poetica, più semplice e rozza. Anche io avrei curato la metrica, che a mio avviso, l'avrebbe resa più scorrevole e musicale. Mi sono molto piaciuti gli ultimi due versi, Nel complesso leggera e ironica, ma veritiera. Se può valere qualcosa, questo è il parere di un trasteverino.
#6
Inviato 08 luglio 2012 - 20:05
Non è che sia così difficile, magari il Belli fatico lievemente di più. Le possibili strade sfociano alla "solita" (che personalmente posso dire di conoscere) conclusione similmente moralista che dà il senso all'intera poesia per la quale sarebbe un'illazione plausibile dire che potrebbe di primo acchito sembrare senza senso. Ma questa sembianza di non senso iniziale viene annientata dal ritmo della poesia. Tuttavia spero che rimanga solamente una poesia e non una filosofia de vita, poiché non sappiamo mai cosa ci offrirà il domani.
Saricabardamo!
Saricabardamo!
#7
Inviato 09 luglio 2012 - 10:58
Grazie a chi ha letto e commentato fin qui!
Per rispondere a [color=#a40037][font="4bcb87c63d5e7aa819279560#ac0400"]Nanni[/font][/color] e [color=#6e6e6e][font="4bcb87c63d5e7aa819279560#ac0400"]Nearco[/font][/color] sulla questione romanesco-romanaccio, dico che non era mia intenzione rifarmi né al vernacolo di Trilussa o Pascarella (bello, stupendo ma fuori tempo massimo e solo per nostalgici) né alla volgarità del romanaccio odierno. Quello che si legge in questa specie di versi è il romano odierno, quello che parli con gli amici, quello informale e ibrido, perché pur mantendendo salde le propie radici lessicali, è oramai (più) prossimo all'italiano. Non si sente più - ma da decenni oramai - dire "magara" al posto di "magari", "nisuno" al posto di "nessuno", "cantorno" al posto di "cantarono" nemmeno a Trastevere, fatti salvi forse i più anziani abitanti della zona. Il dialetto si evolve - com'è stato giustamente ricordato - insieme alla città e grazie a chi la abita - da qualunque posto si provenga - ecco perché non ha senso - secondo me - riferirsi all'odierno con un linguaggio vecchio più di due secoli. Non sono poi d'accordo col discorso della morale: il concetto finale è che tanto si riconosce facilmente chi agisce e chi parla solamente; la definirei più una constatazione.
Per rispondere a [color=#a40037][font="4bcb87c63d5e7aa819279560#ac0400"]Nanni[/font][/color] e [color=#6e6e6e][font="4bcb87c63d5e7aa819279560#ac0400"]Nearco[/font][/color] sulla questione romanesco-romanaccio, dico che non era mia intenzione rifarmi né al vernacolo di Trilussa o Pascarella (bello, stupendo ma fuori tempo massimo e solo per nostalgici) né alla volgarità del romanaccio odierno. Quello che si legge in questa specie di versi è il romano odierno, quello che parli con gli amici, quello informale e ibrido, perché pur mantendendo salde le propie radici lessicali, è oramai (più) prossimo all'italiano. Non si sente più - ma da decenni oramai - dire "magara" al posto di "magari", "nisuno" al posto di "nessuno", "cantorno" al posto di "cantarono" nemmeno a Trastevere, fatti salvi forse i più anziani abitanti della zona. Il dialetto si evolve - com'è stato giustamente ricordato - insieme alla città e grazie a chi la abita - da qualunque posto si provenga - ecco perché non ha senso - secondo me - riferirsi all'odierno con un linguaggio vecchio più di due secoli. Non sono poi d'accordo col discorso della morale: il concetto finale è che tanto si riconosce facilmente chi agisce e chi parla solamente; la definirei più una constatazione.
#8
Inviato 09 luglio 2012 - 11:48
Anche la mia era una costatazione, riguardo al romanesco intendo, infatti credo che la tua poesia si esprima bene così e che non ci sia bisogno di rispolverare forme dialettali vecchie di secoli. Però "magara" si sente ancora in giro.
0 utente(i) stanno leggendo questa discussione
0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi



Questa discussione è bloccata
Topics List
Torna in alto









