La piccola Rachel - di Andrea Sala
#1
Inviato 28 giugno 2012 - 23:45
Le cose erano sempre andate bene, sino a quando un brutto giorno il padre morì in un incidente stradale, mentre si stava recando sul posto di lavoro: purtroppo, con la scomparsa del padre, il tenore di vita della famiglia si abbassò notevolmente, la moglie del defunto perse l’ispirazione nel disegnare gli abiti e il lavoro a causa del decesso del marito, lo choc fu veramente grande per quella donna; per questo motivo madre e figlia dovettero vendere la loro lussuosa villa e adattarsi ad un tenore di vita più basso, Rachel non prese affatto bene la nuova situazione, abituata com’era al lusso sfrenato della sua vita sino ad allora.
Un giorno Rachel e sua madre vennero invitate ad una festa indetta da un amico di quest’ultima, il quale voleva far tornare l’ispirazione alla donna per la quale aveva da sempre avuto un debole: qui la vedova conobbe un uomo, che disse di essere un conte e, dopo essersi parlati per tutta la sera, si scambiarono i contatti e di lì a poco avrebbero iniziato a frequentarsi.
Rachel era molto felice di questa situazione, sperava che con un matrimonio si potesse tornare ai lussi di un tempo, ma non sapeva che stava per piombare in un incubo…
Le nozze furono celebrate dopo sei mesi di fidanzamento ufficiale, e pochi giorni dopo venne a gara la vera natura del conte: si trattava di un essere violento e disoccupato, spesso ubriaco, che se aveva delle ricchezze era perché le aveva ereditate dal precedente matrimonio, dalla ex moglie che era deceduta in circostanze abbastanza misteriose.
Rachel e sua madre furono ridotte a fare le schiave per colui il quale avevano accolto nella loro famiglia senza sapere realmente chi fosse: un giorno la nostra amica di 17 anni decise di scappare di casa, si rifugiò quindi a casa della sua migliore amica, Julie, prima di pensare a dove potere andare a vivere.
Quella notte alla nostra amica venne l’idea di andare a stare dal fratello gemello di suo padre, zio Phil, un eccentrico inventore, ma un ometto simpatico: sempre meglio vivere in povertà che con un dittatore del calibro del conte Rufus, che aveva sposato sua madre solo per interesse. Nel cuore della notte la nostra piccola protagonista si ricordò di essersi scordata a casa sua il ciondolo d’oro che le aveva regalato il babbo alla sua prima comunione: non poteva lasciarlo là, decise dunque di tornare alla sua magione e di recuperarlo, mentre l’indomani mattina, di buon’ora, sarebbe salita sul primo treno che l’avrebbe portata in un nuovo mondo.
Passeggiando nei vicoli bui ed umidi, mentre cani ululavano alla luna, gatti in calore miagolavano come pazzi e ubriachi vomitavano al ciglio della strada, Rachel si rese conto che la vita non era la fiaba in cui lei aveva sempre creduto di vivere: i tacchi dei suoi stivali risuonavano sul selciato, producendo nello stesso tempo un suono sexy ma inquietante.
Finalmente la nostra amica arrivò a casa sua, era da poco passata l’una di mattino, prese la chiave di riserva sotto al guscio di tartaruga che le aveva portato un parente da un viaggio in qualche strano posto esotico e, girata la chiave nella fessura, entrò in casa, sfilandosi gli stivali per non fare rumore. Salendo in punta di piedi le scale, in breve raggiunse la sua camera.
Non appena ebbe recuperato il monile, la ragazzina tornò nell’atrio, si infilò gli stivali e fece per uscire da quella casa, decisa a non farvi più ritorno, quando dal garage udì un urlo spaventoso e degli strani rumori: andò a vedere facendo il meno rumore possibile e, sbirciando dentro ad una finestra, vide una scena che le fece accapponare la pelle.
Sul tavolo da lavoro dei giardinieri ci stava sua madre, fatta a pezzi con una motosega: il suo patrigno stava mangiando il cuore della sua genitrice addentandolo come se fosse una mela succosa.
Rachel per lo spavento si mise ad urlare e si mise a correre, gettandosi nella strada buia e fermandosi a vomitare in un vicolo poso distante dalla casa di Julie: convincendosi che non poteva essere successo realmente quello che aveva visto, la nostra amica tornò dalla sua confidente e si mise a letto, cercando di dimenticare quella scena.
La mattina seguente la polizia suonò a casa di Julie, chiedendo se Rachel era lì con lei: gli agenti dissero alla giovane che doveva seguirli a casa sua, che quella notte c’era stata una rapina finita in tragedia. Appena la nostra amica entrò in casa sua, il conte Rufus le si gettò al collo, abbracciandola, e in lacrime le disse: “Oh, Rachel, è successa una cosa terribile, meno male che tu stai bene: questa notte si sono introdotti in casa dei ladri, mi hanno tramortito (e le fece vedere il bitorzolo che aveva in fronte) e legato, chiudendomi dentro questo armadio; quando mi sono ripreso e mi sono liberato, sfondando la porta, sono corso in camera tua, e non trovandoti ho temuto il peggio! Sono sceso poi in cucina e ho visto che avevano ucciso la mamma, compiendo un qualche rituale demoniaco…meglio che te non veda che cosa è successo oppure ne rimarresti scioccata a vita!”
Dopo avere fatto le foto e aver sigillato la cucina, Rachel venne data in custodia al patrigno, essendo lui il parente più stretto che la giovane avesse: la nostra amica si oppose a quella decisione, voleva andare a vivere con lo zio Phil, ma le venne negato, essendo la nostra amica minorenne.
Quando gli agenti se ne furono andati, e la piccola orfana fu rimasta sola in casa con colui il quale lei sapeva essere l’assassino, quella notte la giovane decise di tornare da Julie, e la mattina dopo prendere il primo treno per andare a casa dello zio. La nostra amica aveva appena preparato i bagagli, quando udì dal corridoio dei passi che si dirigevano da lei…la chiave stava girando nella fessura della sua cameretta, mentre una voce cavernosa diceva: “Sto venendo a mangiare anche il tuo cuore”
Terrorizzata, Rachel si lanciò dalla finestra, atterrando con gli stivali sopra un mucchio di materassi che aveva gettato poco prima da camera sua: velocemente prese lo zaino contenente le cose che le servivano e corse a casa di Julie: qui la sua amica le aprì e la ospitò per la notte. La nostra amica raccontò alla sua confidente quanto era successo e si fece promettere che non avrebbe aperto al conte, se mai fosse andato a cercarla in quel luogo.
Qualche ora dopo qualcuno bussò a quella porta: era il conte Rufus, visibilmente preoccupato per la scomparsa della figliastra; l’uomo chiese alla padrona di casa se Rachel fosse in casa, Julie rispose di no, che non la vedeva dal giorno prima.
“Bugiarda, so che Rachel è qui, sento il suo odore, apri o ne pagherai le conseguenze” minacciò Rufus.
“Se ne vada o chiamo la polizia!” replicò Julie.
“Te la sei cercata” concluse il conte, sfondando la porta con una mano.
Presa l’amica di Rachel per il collo, il patrigno della nostra amica conficcò un braccio nel petto della sua prossima vittima e si mise a succhiarle il sangue dalla mano, fino a ridurla come un limone strizzato: fatto questo, Julie andò in polvere.
Rachel, che aveva visto tutto dall’alto della scala, velocemente scese le scale e, saltando fuori dalla finestra dell’abitazione, corse verso la stazione, dove fece il biglietto per andare dallo zio Phil.
Il viaggio di Rachel le sembrò interminabile, era in preda al terrore, sapeva che non poteva raccontare a nessuno quanto aveva appena visto, né di nessuno si poteva fidare, forse erano tutti complici del suo patrigno…
Finalmente la nostra amica raggiunse la sua meta, terrorizzata entrò in casa e raccontò tutto allo zio Phil.
“O mio Dio, si è già risvegliato…è in anticipo a quanto avevamo previsto…” disse il parente di Rachel.
“?” fu la risposta di Rachel.
“Si, ti devo delle spiegazioni” le replicò lo zio che, sedutosi in poltrona, si accese la pipa, e iniziò a raccontare.
“Vedi, figliola, te non sei un comune essere umano…sei per metà un angelo, tuo padre è un soldato delle Schiere Celesti, che era sceso sulla Terra per combattere i demoni che si annidano tra di noi…un giorno si era innamorato di una donna umana e mortale e la passione era nata, e dal loro amore sei nata te, piccola Rachel. Tuo padre fu condannato a restare 17 anni su questa Terra per espiare la sua colpa, e te sei stata selezionata per diventare una Combattente della Luce, tra poco farai i 18 anni, e saresti stata contattata da una Amazzone del Cielo, che ti avrebbe condotta nelle Schiere Celesti per addestrarti in vista delle prossime battaglie. Tuo padre, espiata la colpa, è tornato nel suo esercito, uscendo di scena con una scusa”.
Rachel non sapeva che cosa dire, era sconvolta, ma continuò ad ascoltare.
“Ecco, il conte Rufus è un generale dei nostri nemici, lui è sulle tue tracce da quando sei nata, se non ti ha trovata in tutti questi anni è stato il perché i tuoi poteri erano insiti in te a livello latente…ma ora che hai quasi 18 anni i tuoi poteri si stanno risvegliando e il demone ti ha rintracciata. Se riuscirà a strapparti il cuore e a divorartelo diventerà un demone di livello superiore e allora sarà davvero dura fermarlo! E’ necessario ucciderlo, ma ora come ora non sei in grado di affrontarlo…vieni con me, seguimi in cantina, ti devo consegnare una cosa” prosegui zio Phil.
“No! E’ assurdo! Non può essere vero! Mi stai prendendo in giro!” urlò Rachel sconvolta.
“Non abbiamo tempo da perdere…seguimi prima che sia troppo tardi, molto probabilmente il conte Rufus è già sulle tue tracce e presto sarà qui per ucciderci…io non ho paura di morire ma tu, figliola, devi vivere, per favore, fidati di me come hai sempre fatto” le disse zio Phil.
La nostra amica sconvolta e spaventata decise di seguire il parente.
I due scesero le scale e, arrivati in cantina, lo zio aprì l’armadio a destra, estraendo una valigetta e consegnandola a Rachel.
“Ecco, figliola, qui c’è dentro tutto quello che ti servirà per le tue prossime battaglie…ma prima dovrai attivare i poteri di questi abiti: per farlo vai alla chiesa di Pam’s Street a due chilometri da qui, e immergi la valigetta nella vasca sotto il quadro del Guerriero Celeste con la spada verso il cielo…non puoi sbagliarti…”
CRASH!
Zio Phil non aveva finito la frase quando irruppe nella stanza il conte Rufus, infuriato per quanto stava accadendo: “Non ti permetterò di diventare una Amazzone del Cielo, la tua vita finisce qui ed ora, ti strapperò il cuore e, una volta fatto quello, ucciderò anche il tuo paparino caro…che ha ucciso mio fratello!” disse con voce cavernosa il patrigno di Rachel.
“Vai via da qui! Fuggi!” urlò zio Phil, mentre, presa una mazza da baseball, si avventò contro il demone.
“Povero illuso, che cosa credi di fare?” lo schernì il conte Rufus che, estraendo dalla schiena due zampe simili a quelle di una locusta, afferrò il malcapitato ricercatore e, dopo averlo sollevato da terra, gli vomitò addosso dell’acido, sciogliendogli la faccia e divorandolo poco dopo.
Rachel si terrorizzò per quanto stava accadendo, velocemente salì le scale, uscì da quella casa e si mise a correre in direzione della chiesa di Pam’s Street, dove avrebbe compiuto il suo destino.
I passi di Rachel rimbombavano nella notte buia e le strade deserte erano inquietanti.
Rachel stava correndo chissà da quanto tempo, avendo la ragazzina perso la cognizione del tempo per quanto stava accadendo in queste ore, che le avevano cambiato la vita.
Quando si trovava a metà strada dal suo obiettivo la nostra amica raggiunse ora un vicolo stretto e puzzolente di orina, dove mendicanti chiedevano la carità.
“Per piacere, una offerta, gentil fanciulla” chiedevano gli accattoni puzzolenti di fumo e alcool…Rachel non badava a loro e tirava dritta.
“Ti ho detto di darmi qualcossssa!!!” disse ora una voce sibilante come un serpente, e un attimo dopo un barbone si alzò in piedi e, dopo aver gettato a terra la tunica che lo copriva, si rivelò nella sua vera forma, ossia quella di un demone dalle sembianze di uno scarafaggio.
La nostra amica, terrorizzata come non mai prima d’ora, si mise a correre come una pazza, le spuntarono le ali ai piedi, mentre il panico si era impossessata di lei e non sapeva più che cosa fare…il cuore le batteva in testa e in gola, Rachel temeva che presto sarebbe morta, prima di raggiungere il suo obiettivo.
Mentre correva, dai palazzi laterali uscirono altre creature demoniache, chi dalle parvenze di una mosca, chi zanzara, chi coccinella, chi altri insetti ripugnanti: una specie di uomo vespa si posò davanti alla nostra amica, con l’intento di trafiggerle il cuore con il suo pungiglione che aveva sul naso.
La diciassettenne, istintivamente, tese un braccio in avanti e, con il palmo rivolto verso il viso del mostro, involontariamente lo colpì con una scarica elettrica, che distrusse la testa del demone: non capendo quello che stava succedendo, Rachel riprese la sua corsa.
Arrivata finalmente in vista del suo obiettivo, si accorse però che la chiesa era chiusa, era notte e, per evitare che i ladri saccheggiassero quel luogo sacro, il prete la aveva sigillata.
Questo era un bel problema, la nostra amica era inseguita dai demoni e molto probabilmente presto anche il conte Rufus sarebbe arrivato lì per ottenere quello che voleva.
Rachel appoggiò per terra la valigetta che iniziava a farsi pesante e, colpo di scena, si aprì una fessura segreta da quel bagaglio, che fece uscire una chiave: provando a girarla nella toppa la serratura scattò e la nostra amica poté quindi entrare nella chiesa.
Qui era al sicuro, o almeno così credeva, i demoni, sperava la diciassettenne, non sarebbero mai potuti entrare in chiesa.
Rachel stava per raggiungere il quadro del Guerriero Celeste quando fece irruzione in questo luogo sacro il conte Rufus, questo demone infatti era molto potente e poteva camminare su questo luogo sacro senza subire alcun danno, mentre invece i suoi servi sarebbero stati inceneriti.
“Ora divorerò il tuo cuore” disse il demone alla nostra amica, afferrandola per il bavero della camicia e sollevandola da terra.
BANG!
Colpo di scena!
Dall’entrata della chiesa fece irruzione Frank, un amico di infanzia di Rachel e sua guardia del corpo (era stato incaricato dalle Alte Sfere Celesti di proteggere la nostra amica dai pericoli, restando nell’ombra, ma intervenendo, se fosse stato necessario), che si stava diplomando nell’accademia di polizia, per coronare il suo sogno di diventare poliziotto: il proiettile sparato dalla pistola del ragazzo colpì alla testa il conte Rufus, che, per la ferita, lasciò andare la ragazzina.
“Come hai osato patetico umano, ora ti ucciderò” gli disse il demone infuriato per quanto era accaduto.
“Rachel, fai quello che devi fare, questo mostro lo terrò a bada io” affermò la giovane recluta mentre sparava contro al demonio, anche se i proiettili non facevano troppi danni al mostro.
La nostra amica immerse la valigetta nel catino vuoto: immediatamente la spada del guerriero dipinta nel quadro soprastante si mise a brillare e, dopo avere illuminato una montagna nel dipinto, dall’affresco si mise a sgorgare acqua, che riempì la bacinella sottostante.
Gli abiti contenuti nella valigetta si illuminarono e si caricarono di una energia mistica: Rachel fu invasa da un potere che non pensava di possedere, una luce la avvolse, e immediatamente dopo nacque la Guerriera Celeste.
Il conte Rufus aveva squartato Frank al torace, grazie ai suoi poderosi artigli: la nostra amica, vedendo quella scena, fu pervasa da una rabbia tale che si illuminò di una luce abbagliante, che uccise riducendo in cenere i demoni al di fuori della chiesa e indebolì di parecchio il demone Rufus.
“Anche se sei rinata come guerriera contro di me non hai alcuna speranza!” le disse il mostro con la sua voce cavernosa “ora ti ucciderò e, dopo avere divorato il tuo cuore, diverrò un demone ancora più forte, cercherò il tuo paparino ed eliminerò anche lui!” concluse la creatura ripugnante.
Rachel era in preda ad una collera e ad un rancore che non si immaginava di avere: si avvicinò al demone Rufus e gli diede un ceffone che lo fece volare contro le panche.
“Come puoi essere così forte…non può essere” disse il demone, che iniziava ad avere paura della sua avversaria.
La nostra amica si avvicinava sempre più al suo nemico, i suoi passi erano decisi, la diciassettenne ora aveva solo propositi di vendetta contro colui il quale le aveva rovinato la vita e le aveva portato via le persone a lei care.
Il demone esplose in una rabbia che l’onda d’urto prodotta abbatté la chiesa, così facendo i suoi sottoposti avrebbero potuto entrare e cercare di fermare Rachel, la cui forza spirituale era però sufficiente a fare a pezzi le creature demoniache che osavano avvicinarsi a lei.
La ragazza continuava ad avvicinarsi al suo obiettivo, che si difendeva sputando acido dalla bocca e dalle mani, ma quei colpi erano inefficaci contro l’Amazzone della Luce, la sola aura di Rachel respingeva quegli attacchi: quando la nostra amica ebbe a tiro il suo nemico gli strappò gli arti e, dopo averlo immobilizzato, prese a prenderlo a calci, sperando di fargli provare, almeno in parte, il dolore che lui, negli anni, aveva inferto alle sue vittime.
Dopo avergli dato una bella lezione, la Guerriera strappò la testa al mostro con un colpo di mano violento e, dopo aver guardato negli occhi il demone, in cui leggeva la sua paura, fece cadere il cranio sanguinante a terra e lo calpestò sotto i sandali con la zeppa che portava, riducendo la capoccia ad una poltiglia non ben definita.
Le anime che il demone aveva catturato il mostro in questi anni furono finalmente libere di raggiungere il Paradiso, e la creatura ripugnante si sciolse in una poltiglia che presto scomparve.
Apparve ora il padre di Rachel, nelle vesti di Guerriero Celeste: la nostra amica, appena lo vide, si tranquillizzò, tornando lucida e calma, lo abbracciò e si mise a piangere, per quanto era accaduto sinora.
“Sono fiero di te, bambina mia, hai ucciso Rufus, sei stata fantastica!” le disse il genitore che lei credeva morto.
Con le lacrime agli occhi la nostra amica rispose: “Si papà, è vero, sono così felice di vederti, ma la mamma, Julie, lo Zio Phil e Frank sono morti!!!Loro non c’entravano niente in questa storia, perché loro hanno perso la vita per causa mia?”
“Frank non è ancora morto e tu, Rachel, hai il potere di guarire i feriti, vai da lui, metti i palmi sul suo corpo e guarirà” le rispose il padre.
Rachel, senza perdere tempo, si chinò sull’amico e in breve le sue ferite scomparvero: il babbo della nostra amica lo inondò di luce, facendogli dimenticare questa avventura, e teletrasportandolo alla sua abitazione, tra qualche ora Frank si sarebbe risvegliato nel suo letto e avrebbe creduto che quanto accaduto in questa notte fosse stato solo un sogno.
“Frank si è salvato, ma gli altri?” continuava a piangere Rachel.
“Anche per loro c’è speranza di riportarli in vita, sono stati uccisi da un demone: le anime degli assassinati da un diavolo vanno per settanta giorni sull’isola di Lymbus, dove attendono che qualcuno vada a salvarli, trascorso quel lasso di tempo andranno in Paradiso: il viaggio sarà lungo e pericoloso, ma se vuoi, Rachel, è possibile farli tornare tra di noi. Te la senti di tentare l’impresa, figlia mia?” le rivelò il padre.
“Ma certo che sì!!!” gridò Rachel, che piangeva ancora, ma stavolta di gioia.
La speranza era di nuovo viva nella nostra amica e, sebbene il suo cammino fosse appena all’inizio e le difficoltà da superare sarebbero state tante, la nostra diciassettenne era determinata più che mai a compiere le missioni che da ora in avanti avrebbe dovuto affrontare.
Buona fortuna, piccola Rachel, vai e combatti, e, con l’aiuto di tuo padre, abbattete i demoni che si frapporranno sul vostro cammino.
#2
Inviato 09 luglio 2012 - 13:57
#3
Inviato 09 luglio 2012 - 16:57
#4
Inviato 09 luglio 2012 - 17:16
Sulle battute, sì ci sono storie che nascono per essere più lunghe e che non si riesce di far entrare in un limite di battute (per altro necessario in un concorso se non si vogliono pubblicare romanzi), ma in questo tuo racconto secondo me, come ho detto, è lo stile di scrittura che pare di una persona inesperta. Sicuramente migliorerai, tra l'altro credo che tu sia giovanissimo, la narrazione è molto "raccontata", hai presente la regola dello show don't tell?
Prendo un passaggio a caso
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]Rachel non sapeva che cosa dire, era sconvolta, ma continuò ad ascoltare.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“Ecco, il conte Rufus è un generale dei nostri nemici, lui è sulle tue tracce da quando sei nata, se non ti ha trovata in tutti questi anni è stato il perché i tuoi poteri erano insiti in te a livello latente…ma ora che hai quasi 18 anni i tuoi poteri si stanno risvegliando e il demone ti ha rintracciata. Se riuscirà a strapparti il cuore e a divorartelo diventerà un demone di livello superiore e allora sarà davvero dura fermarlo! E’ necessario ucciderlo, ma ora come ora non sei in grado di affrontarlo…vieni con me, seguimi in cantina, ti devo consegnare una cosa” prosegui zio Phil.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“No! E’ assurdo! Non può essere vero! Mi stai prendendo in giro!” urlò Rachel sconvolta.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“Non abbiamo tempo da perdere…seguimi prima che sia troppo tardi, molto probabilmente il conte Rufus è già sulle tue tracce e presto sarà qui per ucciderci…io non ho paura di morire ma tu, figliola, devi vivere, per favore, fidati di me come hai sempre fatto” le disse zio Phil.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]La nostra amica sconvolta e spaventata decise di seguire il parente.[/font][/color]
Tu dici che Rachel è sconvolta, lo ripeti ben due volte, ma non descrivi cosa fa, cosa le passa per la testa, o come si comporta, questo fa perdere coinvolgimento nella storia, risulta tutto piatto, poco credibile (e in un horror dove si raccontano situazioni assurde diventa ancora di più un problema). Dovresti appunto mostrare di più quello che succede ai tuoi personaggi. Qualcosa dell'ambientazione anche. Nei dialoghi evita la punteggiatura in più (un punto esclamativo basta e avanza)
Così come l'incipit sembra un riassunto, si vede che avevi molto da dire, ma dovresti selezionare meglio alcune scene da cui il lettore magari capisce anche elementi del passato senza stare a elencare tutto, alcuni poi non sono necessari e portano via spazio non dando niente al lettore (esempio l'incipit: della concessionaria, ai fini della storia che importa?)
Non avermene, ma credo che le mie affermazioni siano abbastanza condivisibili, e sono sicura che migliorerai.
#5
Inviato 09 luglio 2012 - 17:51
Basta con la storia del complotto per il racconto troppo lungo, dai. Era una regola, è stato accettato, pace.
Sulle battute, sì ci sono storie che nascono per essere più lunghe e che non si riesce di far entrare in un limite di battute (per altro necessario in un concorso se non si vogliono pubblicare romanzi), ma in questo tuo racconto secondo me, come ho detto, è lo stile di scrittura che pare di una persona inesperta. Sicuramente migliorerai, tra l'altro credo che tu sia giovanissimo, la narrazione è molto "raccontata", hai presente la regola dello show don't tell?
Prendo un passaggio a caso[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]Rachel non sapeva che cosa dire, era sconvolta, ma continuò ad ascoltare.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“Ecco, il conte Rufus è un generale dei nostri nemici, lui è sulle tue tracce da quando sei nata, se non ti ha trovata in tutti questi anni è stato il perché i tuoi poteri erano insiti in te a livello latente…ma ora che hai quasi 18 anni i tuoi poteri si stanno risvegliando e il demone ti ha rintracciata. Se riuscirà a strapparti il cuore e a divorartelo diventerà un demone di livello superiore e allora sarà davvero dura fermarlo! E’ necessario ucciderlo, ma ora come ora non sei in grado di affrontarlo…vieni con me, seguimi in cantina, ti devo consegnare una cosa” prosegui zio Phil.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“No! E’ assurdo! Non può essere vero! Mi stai prendendo in giro!” urlò Rachel sconvolta.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“Non abbiamo tempo da perdere…seguimi prima che sia troppo tardi, molto probabilmente il conte Rufus è già sulle tue tracce e presto sarà qui per ucciderci…io non ho paura di morire ma tu, figliola, devi vivere, per favore, fidati di me come hai sempre fatto” le disse zio Phil.[/font][/color]
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]La nostra amica sconvolta e spaventata decise di seguire il parente.[/font][/color]
Tu dici che Rachel è sconvolta, lo ripeti ben due volte, ma non descrivi cosa fa, cosa le passa per la testa, o come si comporta, questo fa perdere coinvolgimento nella storia, risulta tutto piatto, poco credibile (e in un horror dove si raccontano situazioni assurde diventa ancora di più un problema). Dovresti appunto mostrare di più quello che succede ai tuoi personaggi. Qualcosa dell'ambientazione anche. Nei dialoghi evita la punteggiatura in più (un punto esclamativo basta e avanza)
Così come l'incipit sembra un riassunto, si vede che avevi molto da dire, ma dovresti selezionare meglio alcune scene da cui il lettore magari capisce anche elementi del passato senza stare a elencare tutto, alcuni poi non sono necessari e portano via spazio non dando niente al lettore (esempio l'incipit: della concessionaria, ai fini della storia che importa?)
Non avermene, ma credo che le mie affermazioni siano abbastanza condivisibili, e sono sicura che migliorerai.
Intanto ti ringrazio per spiegarmi dove ho sbagliato, preferisco che mi si spieghi dove ho fatto degli errori piuttosto che prendere il voto minimo da chicchessia...se so dove ho errato posso fare tesoro dell'esperienza e la volta dopo non ripetere lo sbaglio.
Io per scrivere questa storia ho cercato di rimanere in tema (leggendo vari racconti, nessuno ne abbia a male se li reputo fuori tema) con demoni e situazioni spaventose...e su quello sono sicuro di avere centrato il punto.
Poi, sto capendo che un lettore ipotetico non è nella mia testa, e quello che per me è scontato (il fatto che Rachel sia choccata per le rivelazioni dello zio, che rimane impietrita dalla paura e non riesce a muovere 1 muscolo o a proferire parola alcuna, io lo so, ma il lettore lo ignora, lo devo scrivere per farlo capire) mentre altre cose sono banali ai fini della storia, non interessa a nessuno la professione dei genitori, nè l'aspetto dei demoni, concentrandomi su quei particolari tolgo spazio a spiegazioni che renderebbero più comprensibile la narrazione, dico bene?
Forse il racconto sarebbe risultato migliore se avessi scritto
gente benestante
padre muore in incidente
madre conosce conte rufus
madre sposa rufus
rufus si rivela un tiranno
la figlia scopre che rufus è un demone e fugge
rufus la segue
rachel si rifugia dallo zio perchè si fida di lui
lo zio le rivela chi è veramente rachel
rachel è sconvolta...descrivere le sue emozioni e sensazioni
rufus fa irruzione da zio phil
rachel scappa
rachel incontra demoni e fugge in chiesa
entra in chiesa
arriva rufus che rivela "ho ucciso zio phil"
arriva amico di rachel
battaglia con demone
rachel si risveglia
rachel vs conte rufus
finale aperto su battaglia, non è necessario l'happy end
la regola dello show don't tell non la conosco mi spiegate cosa è?
Inoltre, forse io ho scritto un racconto che un adolescente avrebbe apprezzato, ma l'utenza di questo forum, di certo a livelli molto più alti dei miei, che non sono riuscito ad esprimere cosa veramente volessi comunicare...dico bene?
#6
Inviato 09 luglio 2012 - 20:00
#7
Inviato 09 luglio 2012 - 20:29
#8
Inviato 10 luglio 2012 - 11:34
[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]la regola dello show don't tell non la conosco mi spiegate cosa è?[/font][/color]
guarda se cerchi su internet troverai molte spiegazioni ed esempi. In generale è un modo per dare più concretezza a quello che si scrive, se tu scrivi Rachel era arrabbiata oppure Rachel si avvicinò al tavolo e scaraventò i piatti a terra (esempio stupido) nel secondo caso si capisce che è arrabbiata senza che lo dici e il lettore si sente più nella scena, apprende il carattere e le reazioni dei protagonisti non da quello che tu gli dici, ma da quello che fanno. Poi non una legge biblica, ci sono pezzi e momenti e stili dove non si deve mostrare tutto per filo e per segno, ma come metodo per migliorare, esercitarsi a scrivere così male non fa.
Un'altra cosa base è eliminare gli infodump, che sono informazioni che vengono date in maniera poco naturale e spesso si trovano nei dialoghi, come in questo tuo:
suona innaturale che il demone dica queste cose, sembra che le dica giusto per far comprendere al lettore e tutto diventa un po' infantile, come i dialoghi che fanno fare i bambini ai pupazzi quando giocano.[color=#282828][font=helvetica, arial, sans-serif]“Anche se sei rinata come guerriera contro di me non hai alcuna speranza!” le disse il mostro con la sua voce cavernosa “ora ti ucciderò e, dopo avere divorato il tuo cuore, diverrò un demone ancora più forte, cercherò il tuo paparino ed eliminerò anche lui!” concluse la creatura ripugnante.[/font][/color]
In certi pezzi del racconto scrivi meglio, fai vedere quello che succede, ma in molti la narrazione è davvero troppo ingenua.
Poi io non sono proprio una cima in tecniche di scrittura, anzi, ma queste sono un po' le basi e i tipici errori dei principianti
#9
Inviato 12 luglio 2012 - 07:09
#10
Inviato 12 luglio 2012 - 08:23
A parte la lunghezza che da troppo respiro ai racconti horror ed è come bere del buon vino allungato con l'acqua, e quindi sta allo scrittore la scelta.
In secondo luogo hai ripetuto non so quante volte "La nostra amica" non serviva, come non servivano altre spiegazioni.
Da rivedere
#11
Inviato 13 luglio 2012 - 00:32
Il racconto ha un tono da nonno che racconta una storia alla nipotina, con tutti quei "la nostra piccola amica".
Dialoghi inverosimili, stereotipati.
Scrivi: "?" fu la risposta di Rachel.
Ma che vuol dire?
"?" non è né una risposta né una domanda: è un punto interrogativo, qualcosa più consona a un fumetto che a un qualsiasi racconto.
In ultima analisi, il racconto segue sempre la stessa metrica:
Rachel vede Rufus che mangia il cuore della madre - corre via. Rachel vede Rufus che entra in camera sua, "Ti mangio il cuore", si butta dalla finestra - corre via. Va dallo zio, arriva Rufus, "Ti mangio il cuore", - corre via. Rachel cammina per strada, incontra il demone che si è confuso tra gli ubriaconi - corre via. Cazzarola, qualcuno deve spararle se vuole fermarla!
Migliorerai sicuramente col tempo e con la lettura, unico vero esercizio per chi vuole mettere nero su bianco una storia.
#12
Inviato 13 luglio 2012 - 09:34
Al di là di questo, il fatto che sia tutto raccontato, pur consentendo di narrare più avvenimenti in meno spazio, crea un senso di distacco che impedisce al lettore di immedesimarsi.
Il raccontato "favolistico" è qualcosa che ha assoluto bisogno della componente vocale. Perché c'è un narratore che si rivolge agli ascoltatori, e ci mette molto del suo tra tono di voce, pause e anche solo espressione del volto. Se deve essere letto, perde moltissimo del suo potere.
Una storia lunga come la tua, lasciando da parte considerazioni su trama e stile, non poteva essere infilata in 20000 battute senza diventare, in pratica, un riassunto.
Immagino comunque che tu sia molto più giovane di noi vecchietti che stiamo qui a commentare e avrai tempo e modo di maturare. Continua a scrivere e rimani aperto a critiche e osservazioni!
#14
Inviato 16 luglio 2012 - 16:45
Mi accodo a quelli a cui non è piaciuto. Sarebbe troppo lunga analizzarlo in profondità, ma se t'interessa posso darti qualche spunto.
• Troppi gerundi. Cerca di trasformare la frase, magari di spezzarla, e di evitare il più possibile l'uso del gerundio.
• Il linguaggio è arzigogolato, con troppe lungaggini che si potevano evitare. Ci sono frasi lunghissime, si arriva in fondo in apnea.
• Le metafore sono armi a doppio taglio: se usate male danneggiano invece di facilitare. Ne usi diverse troppo logore.
• Il narratore non deve strizzare così tanto l'occhio al lettore, dev'essere quasi invisibile. Oppure bisogna saperlo fare molto bene.
• La punteggiatura è sballata. Rileggilo con più attenzione e vedrai che te ne accorgi anche da solo.
• In alcuni punti sei didascalico, spieghi troppo, a volte cose inutili all'economia della storia.
• I dialoghi sono spesso inverosimili. Non senti la gente parlare così. Non è che si debba copiare pari pari come parla la gente, ma nemmeno così, che suona tutto irreale.
• I personaggi sono stereotipati, non prendono vita propria, non ti affezioni. Devi uscire dal cliché, farli diventare tridimensionali.
• Tutta la vicenda è poco credibile. Tra scrittore e lettore c'è un patto tacito, che in tecnichese si chiama "sospensione dell'incredulità". In parole povere: il lettore non crede che gli asini volino, e se gli racconti una storia proprio di asini volanti scattano le difese: Naaa, è impossibile. Allora devi essere tanto bravo da portare il lettore pian piano in un mondo in cui non è vero, ma è verosimile, che le cose funzionino così. Il lettore sarà disposto a sospendere la sua incredulità finché regge la coerenza con la quale tu hai costruito il tuo mondo. Appena sbagli qualcosa, il lettore tornerà a essere diffidente e avrai perso la sua fiducia.
• Più che un racconto, sembra la trama di un videogioco, raccontata tra amici. Quando dici "Se riuscirà a strapparti il cuore e a divorartelo diventerà un demone di livello superiore e allora sarà davvero dura fermarlo!" non è un racconto, è un videogame, e hai perso la fiducia del lettore. Ogni medium, o supporto se preferisci, ha bisogno del proprio linguaggio. Un videogioco non è un racconto e viceversa. In un testo scritto non puoi scrivere robe tipo "gli spararono e perse la metà dei suoi punti ferita"; dovrai dire qualcosa tipo "gli spararono e perse molto sangue", o "gli staccarono quasi un braccio".
• Non puoi, davvero non puoi, in mezzo alla storia buttare lì "COLPO DI SCENA!". Devi mostrarlo al lettore, il colpo di scena, non devi dirglielo, altrimenti anche in questo caso si rompe il patto.
Riprova. Scegli una storia più adatta, trova il linguaggio giusto. Magari leggi qualche manuale di scrittura. In rete se ne trovano diversi. Non sono oro colato, d'accordo, ma sono un buon punto di partenza.
In bocca al lupo.
#15
Inviato 17 luglio 2012 - 16:36
#16
Inviato 17 luglio 2012 - 17:11
#17
Inviato 17 luglio 2012 - 17:15
#18
Inviato 17 luglio 2012 - 17:22
La mia voleva essere solo una battuta in risposta al tuo "adulti", figurati se mi sono offesa anche se i tuoi poco più che vent'anni mi fanno un'invidia....ehi non voglio accusare nessuno di essere un vegliardo...scusatemi se mi sono espresso male...voglio solo migliorare il mio stile di scrittura grazie ai consigli di persone + mature di me
#19
Inviato 17 luglio 2012 - 19:09
Mi spiace. Lo trovo pessimo e scritto malissimo
E' vero: un giudizio troppo drastico e deprimente, Tuttavia il racconto, come idea, potrebbe andare, ma è il modo di esporlo che presenta parecchie falle come è già stato esposto da alcuni commentatori.
Elimina l'eccesso di gerundi, non rivolgerti direttamente al lettore, elimina frasi fatte trite e ritrite e sicuramente migliorerai molto. Ovviamente nessuna intenzione di distruggere gli entusiasmi che sono il sale della vita, purtroppo, quando una cosa non va, talvolta sono troppo "ruvido". Me ne scuso.
#20
Inviato 21 luglio 2012 - 22:12
Di horror niente.
Cura i tempi verbali di più e anche il pensiero laterale.(Ciò che i protagonisti pensano)
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