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Ubi plures


11 risposte a questa discussione

#1 Marco X.

Marco X.

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Inviato 22 giugno 2012 - 21:07

Commento: http://www.writersdr...no/#entry187943

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Siamo compagni noi[color=#ffffff]-----------------__-°°--___________[/color]Muto di luce il buio
[color=#ffffff]------__[/color]è la sventura nostra[color=#ffffff]-----------__°°°_[/color]provo sempre a calarlo
[color=#ffffff]---------__-°[/color]annunciare sventura[color=#ffffff]----___[/color]volo con le ali rotte
[color=#ffffff]------------__----°°°-[/color]gracchiando il mondo al mondo


---

Vorrei precisare che è un esperimento, più che una poesia vera e propria. Mi sono posto due paletti, uno facile e uno un po' più difficile (forse):

1. l'animale di cui parlo non deve essere nominato esplicitamente
2. la poesia deve potersi leggere in questi cinque sensi:
  • dalla parte in alto a sinistra a quella in alto a destra: il primo verso è "Siamo compagni noi" e l'ultimo è "Muto di luce il buio"
  • viceversa: partendo da "Muto di luce il buio", bisogna arrivare a "Siamo compagni noi"
  • partendo da "gracchiando il mondo al mondo", in senso orario e leggendo un'ultima, seconda volta il verso di partenza
  • partendo da "gracchiando il mondo al mondo" fino a "Siamo compagni noi" senza leggere la parte a destra
  • partendo da "gracchiando il mondo al mondo" fino a "Muto di luce il buio" senza leggere la parte a sinistra
Non ho saputo spiegarmi meglio... Spero riusciate a leggerla in tutti quei modi. Va da sé che ogni senso di lettura aggiunge qualcosa alla poesia, altrimenti non si sarebbe visto il perché di questa boa.
  • 2

#2 Alberìc Bonnet

Alberìc Bonnet

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Inviato 22 giugno 2012 - 22:08

Devo dire che è originale, ho cominciato a leggerla solo nel primo senso (Poi la rileggerò negli altri) e devo dire che mi è piaciuta se non fosse per gli ultimi versi (Che stilisticamente sono anche migliori). Vedi la cosa che non mi è chiara è negli ultimi due versi "Provo sempre a calarlo" e "Muto di luce al buio", non ho ben afferrato il senso.
Sempre se abbia afferrato la prima parte. La mia interpretazione di quest'ultima è abbastanza ambigua, ma spero che mi ci sia avvicinato, penso che sia una metafora, o meglio un'allegoria, dove ti interpreti corvo o volatile simile, e sei "divulgatore di sventure" al che mi farebbe pensare ad un giornalista, un reporter o simili.. O forse intendevi qualcosa di completamente diverso ?
  • 0

#3 Marco X.

Marco X.

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Inviato 22 giugno 2012 - 22:13

Non era ai giornalisti che pensavo, no, ma mi fa piacere che c'è chi arricchisca le poesie con le proprie letture. Nei due versi su cui hai avuto difficoltà, credo tu abbia sbagliato a leggere "il buio", visto che hai scritto nel tuo post "al buio". Grammaticalmente, ho inteso "il buio" complemento oggetto. Muto è aggettivo, e penso che così dovresti riuscire a capire come stessero in piedi i versi :P Spero ti piacerà anche quando avrai provato a leggerla negli altri sensi!
  • 0

#4 Carla Barbara

Carla Barbara

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Inviato 23 giugno 2012 - 08:00

Mi piace! Leggere seguendo percorsi diversi è un'idea : Yahooo : notevole.
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#5 claritas

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Inviato 23 giugno 2012 - 15:15

:la:
Hai trovato spunto in Nanni Balestrini?
L'ocarina deve proprio aver aperto i pori della tua Mente... :asd:
Ti do la mia lettura, da perfetta "schizoide": direi che i versi "Siamo compagni noi" e "Muto di luce il buio" mi piace leggerli come due voci distinte.
Inoltre - e qui divento invadente, forse - "Muto" per me è verbo e non farei storie se in italiano non è tanto corretto "Muto di luce il buio", trovo che suoni bene! In questo modo, l'unica modifica che apporterei è al verbo "volo" che toglierei.
Entrambi le voci si riuniscono così nell'ultimo verso - in (dis)armonica congiunzione.

Bravo!
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#6 Marco X.

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Inviato 23 giugno 2012 - 15:30

Potrei sapere come mai toglieresti quel "volo"? Per me è fondamentale, e me lo conferma quel tuo altro commento in cui parlavi del mio "viaggiare ad alte quote". È chiaro che "muto", poi, è interpretabile anche come verbo (non penso sia così scorretto "mutare di" qualcosa) però, nel primo dei sensi di lettura che propongo, ottiene un senso particolare come predicato dell'oggetto (il buio). Perché c'è anche il buio che la luce la lascia intravedere...

Grazie, come al solito, dell'acuta lettura.
  • 0

#7 claritas

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Inviato 23 giugno 2012 - 15:44

Toglierei "volo" solo perché, interpretando "muto" come verbo (assieme a "provo"), mi sembra appesantisca la lettura.
Nella mia lettura senza il verbo "volo", è il buio (l'ombra, quel fondo di sventura e morte che aleggia nella poesia) che il poeta prova a calare nella realtà: un annuncio nefasto e gracchiante che si raddoppia interpretando la poesia come un canto a due voci in cui "Siamo compagni di sventura" fa da eco a "Muto di luce il buio".
La Poesia per me è multisensoriale.

Che mi dici di Balestrini, lo conosci?
  • 0

#8 claritas

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Inviato 23 giugno 2012 - 15:46

...scusa, ho riportato in modo scorretto il tuo verso. "Siamo compagni noi".
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#9 Marco X.

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Inviato 23 giugno 2012 - 16:33

Capisco meglio la tua scelta. La tua lettura è affine al senso che volevo dare io a questo pezzo, per il resto. La cosa mi fa felice! Ma se questa poesia vale qualcosa, di sicuro ci sarà dell'altro da scoprire leggendola.
Balestrini non lo conosco, per cui non so che cosa abbia scritto che questo mio testo possa ricordare. Se hai dei consigli, mi ci fiondo appena possibile. Di poesia del secondo novecento italiano sono assolutamente digiuno: è estremamente variegata, ma mantiene sempre un che di "difficile" per cui non riesco a leggerla con la sensazione di aver capito qualcosa e senza la consolazione di essermi comunque cullato nella musica delle parole che crea, per esempio, un Laforgue o un Gozzano. Penso di aver letto solo tre o quattro autori contemporanei: la Valduga, che in tutta onestà mi pare una raccomandata anche se per certi versi interessante, alcune poesie di Ceronetti, il cui stile però è tutt'altro che contemporaneo oltre che, alla lunga, forse un po' pesante, visto lo sfoggio di erudizione che in lui si legge; poi ancora alcune poesie della Lamarque, davvero irresistibile nella sua semplicità quasi ingenua, e alcune poesie di Gatto; devo inquadrarlo ancora bene.
È una poesia fin troppo multiforme, quella del nostro paese di adesso. Non riuscire a trovare un'uniformità di stile - che non vuol dire l'appiattimento dei gusti e dei modi di poetare personali a favore di una massa di poeti tutti uguali - mi spiazza.
  • 0

#10 claritas

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Inviato 23 giugno 2012 - 17:47

Ho pensato a Balestrini per la diposizione spaziale dei versi: Balestrini ha sperimentato molto anche nel campo della "poesia involontaria" - addirittura, attraverso la combinazione casuale delle parole nei versi. Ti consiglio poesie come "Le ballate della signorina Richmond" (sul suo sito personale trovi di certo qualcosa).
Che Gozzano ti piacesse, l'avevo letto da qualche parte nel forum.
Adoro Ceronetti, soprattutto però come autore in prosa: dovresti provare qualche suo Racconto Delirio edito da Einaudi, o "La vita apparente" di Adelphi, ma qui parliamo di saggistica.
La Valduga la conosco poco, ma non mi ha mai entusiasmato.
Perché non provi con Antonio Porta, forse potrebbe piacerti: aveva un'ottima conoscenza e gusto della lingua, sperimentatore, ossessivo e funesto, ma molto stimolante.
Non so se Andrea Zanzotto potrebbe piacerti - ti spiazzerebbe troppo, forse. Ma che male ci sarebbe, in fondo?
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#11 Marco X.

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Inviato 23 giugno 2012 - 18:17

Zanzotto mi spiazza, sì. E, mi dispiace dirlo, non mi ha comunicato granché. È uno dei poemi più emblematici, assieme a Sanguineti, della poesia che io definisco, quando riordino mentalmente le mie scarse conoscenze, con "quei poeti che non capisco una mazza quando li leggo". Mi sembra assolutamente gratuito, il parossismo del nonsenso, ma capisco che sono dei miei limiti. O ho letto le cose sbagliate.
Di Porta qualcosina ho letto di sfuggita in libreria, salta subito all'occhio la sperimentazione grafica. Proverò a leggerlo.
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#12 claritas

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Inviato 24 giugno 2012 - 14:16

Non accosterei Zanzotto a Sanguineti.
Zanzotto ha rappresentato - e credo rappresenti tuttora - un unicum nella poesia italiana contemporanea, difatti è sempre stata una personalità isolata (anche dai salotti intellettuali alla moda).
Per quel che riguarda il "parossismo del nonsenso" di cui parli - e qui mi riallaccio a una discussione sulla fruibilità della cultura che hai aperto altrove -, in Zanzotto parlerei (più che di nonsenso) di Ultrasenso, di invenzione verbale vigorosa e instabile, di una certa mistica del paesaggio, di pastiche linguistico. Il tutto amalgamato a svariati influssi che di certo non sono immediatamente percepibili nella sua poesia, a una prima lettura, e in fondo è un bene che sia così se, come credo, ciò che resta e ha valore nell'Arte è stratificato e aperto alle molteplici influenze della Cultura che l'ha preceduto - e chi ha orecchie per sentire ascolti, chi ha voce per esprimersi si esprima (credo nella selezione dei Migliori, non lo nego :asd: ).
Sanguineti è stato invece una sorta di poeta ideologo della neoavanguardia: uomo coltissimo, di grande spessore intellettuale, egli ha cercato di realizzare quello che qualcuno ha chiamato l'"automatismo procurato" ma lo sento distante per un certo suo razionalismo un po' freddo.

Anche se sono un'assertrice della lettura della poesia in lingua originale (per questo, prediligo la poesia italiana), ho avuto modo di apprezzare alcune poetesse straniere (in traduzione) di grande spessore, tra cui Marianne Moore e Alejandra Pizarnik - sono in grado di fornire spunti interessanti.
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