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Sindrome di Lazzaro - Marco Montozzi


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29 risposte a questa discussione

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#1 Abyrdeen

Abyrdeen

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Inviato 08 giugno 2012 - 11:03

MINISTERO DELLA SALUTE – dipartimento della sanità pubblica
Oggetto: Sindrome di Lazzaro
Dal primo Aprile 2012 sono stati segnalati numerosi casi di morte apparente o “Sindrome di Lazzaro”.
Stato confusionale, impossibilità di espressione verbale, deambulamzione incerta sono i sintomi evidenti.
Chiunque venisse in contatto con persone affette da questa patologia è pregato di avvertire tempestivamente il ministero al numero verde in sovraimpressione.

Il ministero precisa inoltre che: non ci troviamo davanti a un focolaio virale e che la presenza di quelli che vengono definiti volgarmente cadaveri ambulanti, Zombie, Ritornanti, o Morti viventi, non è certificata in nessun caso della storia medica ed è da attribuirsi a superstizione.

Chiunque venisse colto a diffondere dichiarazioni false e mendaci per la popolazione e in atti volti alla diffusione del panico, sarà immediatamente arrestato e processato per il reato di Procurato Allarme di cui all’art. 3 del D.L. 122/1993.

Rosa è rimasta sola.
Sono passate due settimane dal funerale di suo marito e per la prima volta, da quando la marea dei parenti e della condoglianze si è ritirata, si sente sola.
E’ questo l’incolmabile vuoto di cui ha parlato il prete?
Come ogni giorno continua a compiere gli stessi gesti: apparecchiare la tavola, cucinare per due persone.
Quando se ne accorge non sa se rammaricarsi o dare sfogo alla rabbia contro quelle abitudini che non riesce in alcun modo a spazzar via.
A rinforzare tutto questo c’è l’idea che rimuovendo i suoi oggetti personali, gli abiti appesi nell’armadio, i guanti da lavoro, le monete vicino le chiavi lasciate nel vuotatasche poco prima che l’infarto lo cogliesse alla sprovvista, possano sbiadirne il ricordo.
Rosa continua a sedersi a tavola lì, nel posto di fianco a quello di suo marito, come aveva fatto per una vita intera sul lato lungo del tavolo e consuma, da sola, il suo pasto.
Un pasto senza sapore, né odore, da mandar giù con un bicchiere d’acqua fredda di frigorifero; proprio come piaceva a lui.

Quello che mi colpì subito, fu l’odore.
Un misto di marciume, di andato a male, di carne in putrefazione.
Con l’ombrellino rosso ancora teso a indicare in direzione della barcaccia di Bernini ai turisti giro lo sguardo alla ricerca della fonte di quella esalazione. Subito la trovo lì, quasi di fronte a me nelle spoglie di un uomo male in arnese in smoking che, immobile e ciondolante al tempo stesso, sembra sforzarsi di mantenere l’equilibrio.
Da come era vestito, con tanto di colletto rigido e farfallino, non si sarebbe detto un senza tetto, ma la puzza che emanava non faceva altro che confermare che gli ultimi tempi non dovevano essere stati facili per lui.
Cercai di concentrare l’attenzione del mio gruppo sulla fontana, gesticolando con entrambe le mani, ma non ci fu niente da fare, videocamere e telefonini era già puntate sulla figura di quel poveretto.
E in effetti non erano i soli; a decine tra i passanti avevano imbracciato i loro cellulari per immortalare quell’infelice.

Un suono ritmico, familiare e inaspettato, la rianima dai suoi pensieri foschi: stanno bussando alla porta.
Quando chiede chi è conosce già la risposta, una risposta che tuttavia tarda ad arrivare e quando giunge lo fa sottoforma di una lunga e bassa nota espirata.
L’uomo che si trova davanti sembra osservarla da una distanza siderale.
Ma lei lo riconosce, non ha dubbi, e il suo cuore si ferma per un attimo.
Lacrime, calde e copiose prendono a scendere, Rosa è felice-felice-felice. Prende le mani del suo amato e delicatamente, come se avesse paura che possa svanire, lo abbraccia e piange.

Alzheimer, mi dissi, non poteva essere altrimenti.
Un uomo così conciato e in evidente stato confusionale non poteva che essere vittima di una crisi dell’infame sindrome.
La mia famiglia ne era funestata da generazioni sapevo come riconoscerne i sintomi.


I suoi movimenti sono lenti, quasi rigidi, ma piano piano Rosa riesce a condurlo in cucina e a farlo sedere.
Vorrebbe tempestarlo di domande ma l’unica cosa che riesce a chiedergli è “Come stai?” domanda alla quale lui non risponde.
Escludendo quel sospiro cupo e lamentoso che continua a emettere dalla bocca semiaperta, non ha proferito parola alcuna nemmeno quando si è trovato la moglie davanti.
Rosa telefona a sua figlia. No, non sa come sia possibile e nessuno dall’ospedale l’ha avvertita e sì, nessuno sembrava averlo accompagnato. Infine la rassicura -E’ tutto a posto. Vieni quando puoi, papà sarà felicissimo di rivedere anche te.-
Rosa torna a sedere vicino a suo marito, gli offre metà del cibo che ha preparato. Per fortuna che aveva cucinato per due.
Dopo aver messo i piatti sulla tavola lo aiuta a prendere posizione; gli mette un lungo tovagliolo sotto il mento e cerca di imboccarlo ma lui sembra completamente disinteressato al cibo che gli viene offerto.
-Non hai fame? Non fa niente, non preoccuparti- e continua ad accarezzargli le mani e a guardarlo come se fosse tornato, o meglio, sfuggito a un brutto sogno.
Qualcosa poi attira la sua attenzione; l’abito che porta è tutto gualcito e impolverato, sembrava averci dormito e che odore strano! Segno che all’ospedale non lo avevano custodito come si deve.
-Aspettami, vado a prenderti un cambio-
Rosa si allontana dal marito e quasi correndo raggiunge la camera da letto da cui tira fuori biancheria e vestiti puliti e, come aveva fatto per tutta la via trascorsa insieme, li adagia ordinatamente sul letto.
Quando torna in cucina lo trova nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato.


Alcuni idioti presero a schernirlo.
Erano tutti ragazzotti che di sicuro avevano marinato la scuola.
Non so perché ma la faccia di uno di loro mi è rimasta impressa. Dai tratti leggermente asiatici e la faccia gonfia con un accenno di peluria mi venne subito in antipatia.
Non fosse altro perché era il più chiassoso del gruppo.
I cretini, circondando il poveretto, si erano messi a punzecchiarlo, a tirargli monetine, lattine vuote e cicche ancora accese, cose di cui l’uomo non sembrava accorgersi.
In punta di piedi, per traguardare le teste della folla, cercai una divisa, un poliziotto o qualcuno che potesse metter fine a questo scempio, ma non ne vidi.
Decisi così di intervenire e irruppi nel capannello che andava prendendo forma attorno a quel poveretto.


Sono passate circa due ora da che suo marito è rincasato e lui continua a non degnarla della minima attenzione, non una parola, né uno sguardo.
Certo era accaduto altre volte durante la loro lunga vita matrimoniale, che lui fosse in collera per motivi tutti suoi. Ma Rosa aveva lasciato sempre correre, sempre, anche quando l’aveva tradita non aveva fatto scenate o minacce no, aveva lasciato che la vita scorresse veloce e tumultuosa come un fiume in piena, per poi riadagiarsi placida nel suo letto.
Stavolta però non sapeva davvero come raccapezzarsi, non aveva la minima idea di cosa poteva essergli accaduto, o di cosa potesse avergli fatto, quale sgarbo o dimenticanza.
Poi la folgorazione; ma certo come non pensarci! Si era ritrovato in ospedale da solo senza nessuno a tenergli compagnia, e questo doveva averlo indispettito.
Rosa sorrise e tra sé e sé mormorò -Passerà, passerà…-


Brandii l’ombrello come una spada, facendolo oscillare davanti le loro facce in maniera particolare davanti al muso di Faccia Gonfia.
Intimai loro di fermarsi, di smetterla, non vedevano che quell’uomo era evidentemente malato? Se non l’avessero finita immediatamente avrei chiamato la polizia. E per dimostrare la serietà delle mie intenzioni estrassi il cellulare dalla mia tasca e feci per telefonare.
Nessuno sembrava essere intimorito dal gesto. Continuavano con il loro insensato lancio di oggetti finché qualcuno sembrò accorgersi della mia presenza invitandomi ad allontanarmi.
Feci di nuovo per protestare; finalmente mi davano retta, ma fui subito interrotta dalle parole di questi “Signora, si allontani, non lo vede che quello è un pervertito?”
Non compresi subito quello che stava cercando di dirmi, fatto sta che nella foga del momento mi ero dimenticata del poveruomo che continuava a oscillare alle mie spalle.
Mi voltai e quel che vidi mi lasciò esterrefatta.
L’elegante smoking che indossava era completamente aperto sulla schiena in un taglio senza sbavature che correva dal colletto alle gambe dei pantaloni.


Sono le venti.
Come ogni sera Rosa ritira i panni che ha messo ad asciugare dal mattino, chiude le persiane, accende la luce e inizia a preparare la cena. Un brodino leggero ma saporito sa che renderà felice il suo uomo.
La tv è accesa in camera da letto. Lui, lentamente, si è fatto adagiare su una sdraietta posta davanti al video e impassibile osserva le immagini che ininterrotte gli scorrono davanti in un susseguirsi di lampi colorati.
Rosa pela le patate, taglia le carote, aggiunge alcune verdure, del sale, e l’ingrediente segreto che ha reso famose le sue minestre in tutto il parentado, anche quello esteso, e che non rivelerà mai a nessuno.
Domattina andrà a meglio, continua a ripetersi, la notte porta consiglio e domattina sarà tutto passato e mi parlerà ancora e mi racconterà cosa gli è accaduto.
Il suono del campanello interrompe il filo dei suoi pensieri.
Suonano una, due, tre volte, insistentemente. -Signora, apra la porta- Chi può essere a quell’ora? Non riconosce la voce ma passando dalla cucina all’ingresso le giunge dalla strada il riflesso della luce di una sirena. Si tratterà di una fuga di gas? -Chi è?- azzarda a chiedere -Signora apra la porta o dovremo buttarla giù.-
Impaurita da questa minaccia Rosa si affretta a togliere catenacci e chiavistelli, e quello che vede la spaventa come niente aveva mai fatto in vita sua.

Mi allontanai dalla cerchia urlante con le idee confuse e la speranza che qualcuno intervenisse a metter fine a questa storia.
Quello che inizialmente era stato un gruppo di alcune persone andava crescendo configurandosi come una folla.
Il lancio di oggetti divenne una pioggia e, fatta eccezione per quel suo continuo e basso lamento, il poveretto non sembrava subire niente di quanto stava accadendogli.
Non capii da quale direzione giunse un sampietrino, evidentemente divelto dalla pavimentazione stradale, che colpì l’uomo in piena fronte. Il colpo oltre a provocare una profonda lacerazione da cui sgorgò uno strano fluido nerastro, sembrò risvegliarlo da quel sopore che lo attanagliava e le cose precipitarono.


Degli uomini, almeno una decina, con indosso delle strane tute bianche da apicoltori, le intimano di farsi da parte -Come da disposizioni ministeriali, siamo qui per prelevare un individuo infetto- tuona uno di loro senza guardarla in faccia seguito dagli altri della sua compagnia che, ad armi spianate, si introducono nell’appartamento alla ricerca di chissà cosa.
Poi qualcuno grida di averlo trovato -Ma chi, cosa?- chiede inascoltata Rosa, e quando si rende conto che suo marito è sotto la minaccia di un fucile resta senza parole.
Gli apicoltori costringono l’uomo ad alzarsi, gli mettono in testa uno spesso cappuccio collegato a un lungo bastone e lo costringono ad alzarsi. Lo portano via come un cane randagio è il pensiero che assale la donna, me lo stanno riportando via. E Rosa grida, piange, strepita cercando di opporre, seppur flebile, una resistenza di cui quegli uomini non sembrano nemmeno accorgersi.
Poi, così come hanno fatto irruzione, defluiscono dalla porta di ingresso.
Di nuovo il silenzio la avvolge. E stavolta non sa spiegarsi il perché sia stata costretta a rimanere sola.

Non c’era nessuno in Piazza di Spagna che non avesse preso a correre.
Il tizio che fino a dieci minuti prima andavo compatendo, aveva a sua volta iniziato ad aggredire chiunque gli capitasse a tiro.
Certo, Faccia Gonfia e i suoi amici meritavano una punizione, ma quello che accadde fu davvero troppo e impossibile da credere nonostante lo avessi visto con i miei occhi.
Dopo aver preso il sampietrino in piena fronte l’uomo non si era toccato la ferita come avrebbe fatto chiunque per valutare i danni, aveva invece smesso di barcollare e di ansimare.
Poi, improvviso e velocissimo era scattato in direzione di uno dei ragazzi che lo stava tormentando e con un morso gli aveva portato via un pezzo di carne dall’avambraccio.
Il ragazzo prese a gridare e per il dolore si accasciò a terra. L’assalitore gli fu di nuovo addosso e tra le urla di terrore e di sgomento degli astanti prese a sbranarlo.
Solo a quel punto la folla diede il via a un terrorizzato fuggi-fuggi.
Doveva trattarsi di rabbia altro che Alzheimer, cercai di razionalizzare. Ma ogni tentativo di trovare una spiegazione logica a quel che stava accadendo venne spazzato via da quel che capitò successivamente.
Il ragazzo, che giaceva inerte in una pozza di sangue e con le budella sparse ovunque, si alzò in piedi.
Come poteva essere possibile una cosa del genere?
Come potevano un insieme di … di … frattaglie tenute insieme da esili, filamentose cartilagini muoversi?
Dalla scomposta posizione che aveva assunto dopo esser passato per le mascelle del suo aggressore, dopo ritmico e breve sussultare, si era rialzato da terra e con l’unico bulbo oculare rimastogli si era guardato intorno, prendendo poi a camminare con passo deciso verso un gruppetto di persone, impaurite e nel contempo curiose, rimaste ferme a osservare la scena.

Quelle cose, perché non aveva più senso definirle persone, abbrancarono qualsiasi cosa si parasse loro innanzi: cani, piccioni, persone, gatti. E ognuno di loro, persone o animali, dopo esser passato per le loro fauci, riprendeva a muoversi sfidando ogni legge della biologia che li voleva morti.

Corsi a perdifiato verso la scalinata di Trinità dei Monti e imboccai il vicolo subito dietro di essa dove avrei trovato via di fuga e di salvezza sui treni della metropolitana. Ma non appena infilai la stradina la mia corsa si arrestò, i cancelli della stazione erano chiusi.
Mi voltai cercando di tornare sui miei passi ma una marea umana in preda al panico e in cerca della mia stessa via di scampo, mi si scaraventò addosso facendomi perdere i sensi.

Si dice che quando stai per morire, in quei secondi che precedono lo spegnimento biologico, tutta la vita ti scorra davanti.
Sull’avambraccio ho il segno di un morso. Anzi no, mi manca proprio un pezzo di carne. Probabilmente mi sono salvata dalla masnada affamata perché dovevano aver pensato che fossi già morta e mi hanno, per così dire, solo assaggiata, e per fortuna non provo alcun dolore.
Sopra di me sento volteggiare degli elicotteri ma restano oltre i tetti al di là del mio campo visivo.
Ogni via d’accesso alla piazza è stata chiusa, camionette della polizia e dell’esercito impediscono a chiunque di avvicinarsi a suon di fucilate.
Intorno a me figure dallo sguardo perso si muovono lentamente senza una meta precisa.
Ho freddo.
Riconosco, riverso faccia a terra, l’uomo che avevo cercato di difendere, ma da chi?
Devo essere sotto shock perché non riesco a ricordare nulla.
Raccolgo l’ombrello, finito chissà come quaggiù, e lo stringo forte come se potesse trattenermi a terra.
Ho freddo e una strana sensazione, come di cadere ma verso l’alto, si sta lentamente impadronendo di me.
Decido di avvicinarmi a una pattuglia, loro di certo potranno aiutarmi e in fondo sono qui proprio per questo, per aiutare!
Mi muovo, ma sento le gambe rigide e dure e così strascico i piedi.
C’è un uomo sul tetto di una camionetta che sta guardando nella mia direzione.
Agito le braccia e cerco di richiamare la sua attenzione ma l’unico suono che riesco a emettere si palesa in una
lunga e bassa nota espirata.

MINISTERO DELLA SALUTE – dipartimento della sanità pubblica
Oggetto: Istituzione Coprifuoco
Nei termini e nei modi previsti dalle legge del DPR 24 novembre 1971, n.I 199., il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa, attuano, alfine dell’instaurazione di una precisa profilassi contro la diffusione della endemica Sindrome di Lazzaro, il coprifuoco dalle ore 00.00 di questa notte.
Chiunque verrà sorpreso nella trasgressione di questa ordinanza verrà fucilato seduta stante.


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#2 Nanni

Nanni

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Inviato 09 luglio 2012 - 13:32

È proprio necessario il cappelletto che hai inserito all’inizio ( e di conseguenza la chiusa finale)?
Te le chiedo per due motivi. Il primo è che sembra la parte scritta peggio e contiene diverse imprecisioni. Per esempio la “morte apparente” implica che chi ne soffra sembri morto, non che se ne vada in giro mozzicando la gente. Sintomi come:

Stato confusionale, impossibilità di espressione verbale, deambulamzione (refuso) incerta


non appartengono alla morte apparente, semmai alla vita apparente. Cioè a persone che sono morte ma sembrano vive, non a persone che sono vive ma sembrano morte.
Ma, soprattutto, non si capisce la necessità di svelare dalle prime righe di cosa tratti il racconto. Non è meglio che la gente se ne accorga poco a poco?
Certo, abolire l’inizio è facile, poi però devi riscrivere il finale, ma non credo che sia troppo complicato.
Perché la storia rende comunque piuttosto bene: un’invasione di zombie tutta mostrata e per niente raccontata. Non sono un fanatico dello show don’t tell, ma qui è quasi un tour de force, un’intera storia di zombie in cui il termine zombie non è usato mai (tranne che nell’incipit: un motivo in più per espurgarlo). Questo lo apprezzo molto.
Varrebbe la pena di espandere la storia, ma anche così i due distinti fili conduttori sono sufficienti, anche scritti con una buona prosa molto coinvolgente.

Pochi i refusi che ti segnalo:

la marea dei parenti e della condoglianze

Delle condoglianze.

quando giunge lo fa sottoforma di una lunga e bassa nota espirata

Non credo proprio che sotto forma si possa scrivere tutto attaccato.

-E’ tutto a posto.

È tutto a posto.

imboccai il vicolo subito dietro di essa dove avrei trovato via di fuga

Brutto quest’essa, e anche non necessario. Secondo me va benissimo “imboccai il vicolo subito dietro”. Magari seguito da una virgola.
  • 0

#3 Abyrdeen

Abyrdeen

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  • ProvenienzaGallifrey

Inviato 09 luglio 2012 - 14:00

Uh grazie per la segnalazione dei vari refusi.
Mi sono accorto che c'era qualcosa che non andava solo dopo averlo postato e che anche la formattazione è saltata.
Non volevo usare il termine "zombie" per rendere la storia più italica possibile.

Per come detto in altri post, per come lo vedo io l'orrore è nell'interruzione della norma e mi piaceva disvelare il tutto subito perchè sia, in parte, il lettore a fare il resto.

Il "cappelletto" è venuto in un secondo momento e lo immaginavo come una delle tante notizie che passano così, senza essere notate, alla televisione ma che possono costituire vera informazione.
Per scrivere questi avvisi ministeriali mi sono basato su veri comunicati, "copiaincollando" persino qualche frasetta.

Lieto comunque che ti sia piaciuto!
  • 0

#4 ilgrillo

ilgrillo

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  • ProvenienzaLo schermo di un ebook rotto. Mi sono tagliato e sanguino e-ink.

Inviato 09 luglio 2012 - 19:03

Ciao.
Non mi è chiaro l'incrocio di Rosa con la donna in Piazza di Spagna, probabilmente raccontano solo esperienze simili da prospettive diverse, ma mi sfugge la necessità di renderle così come sono state scritte. Forse l'una dà senso all'altra, cioè il marito di Rosa è morto d'infarto ma poi dev'essere stato morso in ospedale come la donna di fronte ai cancelli della stazione.
Eppure non sono convinto. Restano ipotesi che non si chiudono avendo però l'intenzione di farlo. Il soggetto e l'approccio della fabula sono molto buoni e l'equilibrio tra la moglie sana e il marito zombie è gradevole, però la struttura del racconto, così com'è, appare pasticciata.
Peccato.
  • 0

#5 Roberto

Roberto

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  • ProvenienzaRoma

Inviato 09 luglio 2012 - 23:36

Parere personale, lo trovo molto lento per essere un racconto di 20000 battute. In genere, quando si hanno a disposizione piccoli spazi si cerca una sorta di "tutto e subito", una fucilata. Non sempre, è vero, ma io l'ho vissuta così. Inoltre sembra un po' troppo melodrtammatico per essere un racconto sugli zombie o pseudo tali. Ricorda, per tali caratteristiche, "L'estate dei morti viventi", di Lindqvist, romanzo che ho abbandonato neanche a metà per sopraggiunta noia galoppante. : Blink :
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#6 superlux

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  • ProvenienzaFirenze provincia

Inviato 09 luglio 2012 - 23:39

la storia di Rosa mi ha fatto venire in mente Pet Sematary e devo dire che ho provato pietà per il povero non morto deriso, la cronaca dello spandersi del virus mi sembra un po' troppo rivista.
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#7 emacs77

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Inviato 10 luglio 2012 - 00:02

Qualche dubbio sulle notazioni grafiche, che spesso mi hanno causato intoppi nella lettura. A parte questo, trovo che gli spazi "ministeriali" ci possano stare purché siano meno espliciti (senza citare termini rivelatori ma solo suggerendo).
Per il resto, ben resa l'invasione di piazza di spagna e interessante il contrappunto con la storia di Rosa (ma tieni presente che difficilmente una squadra anti-epidemia lascerebbe una sospetta infetta in casa sua dopo aver sequestrato l'infetto, senza nemmeno controllarla). Inizialmente confesso di aver pensato che il corsivo fossero ricordi di Rosa stessa, e aspettavo un ricongiungimento narrativo che non c'è stato. Il tutto risulta forse un po' slegato, e già visto: ma dopo tutte le zombie-stories che sono passate sotto i ponti inventarsi qualcosa di nuovo sul tema è un'impresa davvero ardua. (The Walking Dead, poi, si è impegnato ad affrontare e sviscerare tutte le possibili sottotrame di genere).
  • 0

#8 Abyrdeen

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Inviato 10 luglio 2012 - 08:49

Ciao & Ciao.

@Superlux: quale cronaca?
@emacs77: il cambio di "notazione grafica" era necessario per separare in maniera più netta le due vicende. Ammetto che la separazione tra alcuni periodi è saltata e non aiuta.
In un episodio breve come questo alcune cose sono in sospero, non dette o non ancora avvenute. Quando Rosa accoglie suo marito in casa ancora non si parla di eventuali infezioni, cosa che la stessa nota ministeriale in apertura specifica, proprio perchè "forse" non è ancora mai avvenuta.
Non direi che le vicende siano slegate o, anzi lo sono perchè di due vicende differenti si tratta.
Infine, "The walking dead" (il fumetto intendo) è una storia molto divertente ma è figlia della tradizione zombesca e del tema della sopravvivenza e riunisce in se tutti gli stereotipi del genere, forse è proprio per questo che ci piace tanto.

Grazie per i commenti ragazzi.
  • 0

#9 Abyrdeen

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Inviato 10 luglio 2012 - 08:53

@Robero: il libro di Lindqvist non l'ho sfiorato nemmeno di striscio.

@Ilgrillo:Si sta dando per scontato che ci sia si mezzo un morso. Si tratta forse di una pandemia? La storia è "aperta" da ambo le parti, all'inzio e alla fine.
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#10 Wesley

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Inviato 10 luglio 2012 - 15:42

Ciao è uno dei primi racconti che ho letto e fin da subito mi ha colpito molto. Mi è piaciuto come hai gestito le due storie diversificandone lo stile (narrazione in prima e terza persone e tempi presente e passato). Come hanno già scritto è difficile fare qualcosa di nuovo sugli zombie, ma anche nel restare nel classico o già visto, il racconto non delude.
  • 0

#11 Abyrdeen

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Inviato 11 luglio 2012 - 08:41

Grazie mille Wesley.
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#12 SamB

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Inviato 12 luglio 2012 - 11:25

Ciao! Il tuo racconto mi è piaciuto, note ministeriali incluse. Ho apprezzato le due linee narrative (quella in corsivo più di quella di Rosa) e la loro alternanza: è un tipo di costruzione che tiene viva la mia attenzione molto più rispetto a uno sviluppo lineare.
E' scritto anche bene, nonostante l'impressione che ogni tanto non regga bene la tensione. Nella conclusione della seconda linea narrativa, per esempio. Provo a spiegarmi meglio. Tu hai scritto:

Agito le braccia e cerco di richiamare la sua attenzione ma l’unico suono che riesco a emettere si palesa in una lunga e bassa nota espirata.

E' una bella immagine, mi piace, ma la trovo poco incisiva per via della parte che ho sottolineato.
In ogni caso, complimenti :)
  • 0

#13 Abyrdeen

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Inviato 12 luglio 2012 - 13:34

Grazie millemillemille SamB e complimenti per la scelta dell'Avatar.
Allì'epoca della foto Barrowman era un tantinello più snello :)

Ti ringrazio per i complimenti ed ecco la mia spiegazione.
Non volevo creare una storia con "tensione" (perchè come già detto altre volte per me la paura o l'orrore è nell'interruzione della norma) , insomma una storia "de paura" non è detto che debba farne ma che possa racconatre di un "contesto pauroso" questo sì.

Per farti capire il mio pensiero di letteratura di genere sappi che mi piace molto Shirley Jackson, specie "Abbiamo sempre vissuto nel castello" in cui, in una storia non troppo complicata, l'unico mostro di cui si legge è creato dalla distorsione dell'amore.

Grazie ancora.
  • 0

#14 SamB

SamB

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Inviato 12 luglio 2012 - 14:10

Ah, no, non intendevo tensione nel senso di paura o di inquietudine. Intendevo dire che alcune frasi, come quella che ti ho segnato per fare un esempio, spezzano la tensione narrativa, causano una specie di stop nel coinvolgimento della lettura.
Okay, con le spiegazioni faccio vergogna ù_ù
  • 0

#15 Abyrdeen

Abyrdeen

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Inviato 12 luglio 2012 - 14:43

Ah, no, non intendevo tensione nel senso di paura o di inquietudine. Intendevo dire che alcune frasi, come quella che ti ho segnato per fare un esempio, spezzano la tensione narrativa, causano una specie di stop nel coinvolgimento della lettura.
Okay, con le spiegazioni faccio vergogna ù_ù



Naaaa figurati.
Anzi grazie per avermi fatto notare la cosa.
Ora me lo rileggerò per la milionesima volta (sì, l'ho riletto e refusi e formattazione mi son sguggiti o son saltati).
  • 0

#16 In_mezzo_alla_segale

In_mezzo_alla_segale

    Sbarcatore di lunario professionista

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Inviato 16 luglio 2012 - 12:40

Ciao Abyrdeen.
Piaciuto così così. Buona l'idea, meno la realizzazione, a mio parere. È un po' confuso, non si capisce bene cosa c'entrino le due parti. Almeno io ho fatto fatica. C'è qualche lungaggine, il linguaggio è inutilmente ricercato, finisce per dare pesantezza a un testo che forse invece avrebbe bisogno di un'accelerata.
  • 0

#17 Abyrdeen

Abyrdeen

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Inviato 16 luglio 2012 - 13:53

Ciao.
Credo che alle parole "linguaggio ricarcato" non possa attribuirsi una mancanza se poi non ti piace lo "stile" vabbè, son gusti ma io mi esprimo e scrivo così per davvero.
Quello che sto capendo dai miei "detrattori" invece è che si aspettano di leggere una cosa e invece se ne trovano un'altra e questo, un pochino, mi perplime.
Vado a prendere un coffe.
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#18 zeikfried

zeikfried

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Inviato 19 luglio 2012 - 17:28

non capisco come le 2 vicende siano collegate tra di loro
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#19 Abyrdeen

Abyrdeen

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  • ProvenienzaGallifrey

Inviato 19 luglio 2012 - 20:37

non capisco come le 2 vicende siano collegate tra di loro


???
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#20 Sh@de

Sh@de

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  • ProvenienzaPagan Land

Inviato 19 luglio 2012 - 21:48

Ciao, a me il tuo racconto è piaciuto. La doppia narrazione non mi da fastidio, anzi penso che aggiunga spessore alla vicenda. La prima parte trovo sia la più riuscita: il ritorno del marito è angosciante e il fatto che sieda immobile a fissare il televisore è bella immagine (quasi "cinematografica"). La parte finale trovo invece sia un poco frettolosa; inoltre il fatto che i morti si rialzino immediatamente o quasi, diventando zombie, mi fa pensare più a un videogioco che a un racconto horror... La conclusione comunque è interessante, forse se avessi avuto un po' di caratteri in più avresti potuto renderla più efficace... Anche così è un buon racconto. :)
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