Oltremare
#1
Guest_AfroditeAx_*
Inviato 22 gennaio 2010 - 19:51
Tra fitte e spasmi
un corpo ansima,
provato dalle calde
correnti del golfo.
Ancora un mojito dear,
e le ossa scricchiolano
sotto il pesante fardello
delle esistenze lacere.
Immagini rallentate
dal fumo denso di papaveri rossi,
invadono i vuoti
di giorni oltremare.
#2
Inviato 22 gennaio 2010 - 20:44
Oltremare... oltremare come un lapislazzulo, no? Come un lapislazzulo non conquista per la forma, quanto per l'immagine.
E poi sembra strabordare: volontà pensiero o realtà? Gioco a oltranza, far away, a me piace pure l'inglesismo, un po' percHé ti porta via, un po' perché pare un cartello... e qui si fa confusione. Indistinto e confuso l'occhio, e poi il pensiero abissale e l'espressività.
Avrei cercato qualcosa che il fardello lo avrebbe rimpiazzato con stile: fa un po' come la replica di un lamento, e non conviene mai piangere allo stesso modo, non funziona due volte, sarà pure e sempre sale, ma di sali ce ne sono tanti. Tuttavia il peso è giusto che resti: "pesante" "pesante" tanto che la corrente non riesce a sollevarlo. Soffia più forte? Ma no. Atlante reggeva il cielo e per questo ha avuto i suoi momenti di gloria.
A me piace, continua pure a soffiare.
Filomena
#3
Guest_AfroditeAx_*
Inviato 23 gennaio 2010 - 10:37
interessante il tuo paradiso artificiale. un po' sospeso tra realtà palpabile e pensiero ballabile. Giusto che sia così, ma certo. Rimpiazzi il povero cucchiaino di miele con delle foglie di menta? Si sarà ossidato, capita. Mi piace. Anche il paradiso sta al passo coi tempi, evidentemente. Lo so, forse - forse - non è un paradiso. Languidamente tortuoso, tra il grigio e il rosso, senza fiamme e così ardente da fumarmi dentro
E stupendo come la poesia possa regalare visioni tanto personali e distanti dalla emozione originaria che le ha dato vita. In effetti quello che ho descritto non è un paradiso, piuttosto un inferno direi.
Il tormento della prigionia della spirito, del tedio dei sentimenti ripagati e appagati. La tentazione dell'ignoto.
Da lontano giunge un canto di sirene e ulisse è costretto a farsi legare all'albero maestro per non gettarsi tra i marosi, incurante della morte certa e preannunciata da quelle sirene incantatrici, tanto affascinanti quanto micidiali. Le calde correnti del golfo ...
Allora meglio stordire i sensi, al suono dei tamburi, tra fiumi di rum bianco e fumi d'oppio ... per non sentire più il peso di quei giorni oltremare, i ricordi di una terra lontana, i giorni un cui l'istinto prese il soppravento annullando la ragione, monito per i nuovi canti che promettono l'ambrosia.
#4
Guest_liquid_shadows_*
Inviato 23 gennaio 2010 - 11:13
uno di quegli strani periodi in cui relax e dolore spirituale si mischiano e si alternano in maniera strana.
da 30 e lode la chiusa 8-)
#5
Inviato 25 gennaio 2010 - 15:27
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