Prompt di Mezzogiorno
***
Guardati.
Tutti ti acclamano. Tutte quelle facce davanti al palco sorridono e gridano per te. Tutte quelle facce. Tutte quelle facce hanno occhi che vedono in te la loro speranza, che trovano in te la sicurezza; quegli occhi vedono in te la loro felicità.
Mi amano.
No. Non è così. Tu non sei la loro felicità. Tu sei il loro cane da guardia. Chi stanno acclamando?
Me, acclamano me.
Le donne gettano fiori intorno a te, gli uomini applaudono forte. I bambini gridano e sventolano i pupazzi, le sciarpe, le bandiere che ti rappresentano. Il presidente ti stringe la mano e le sue rughe s’increspano intorno agli occhi mentre ti ringrazia a bassa voce, con una parola sola, intima dopo il ringraziamento pronunciato ad alta voce davanti alla folla.
Tutti acclamano l’uomo che è in grado di correre tanto veloce da raggiungere un’auto. Tutti amano l’uomo che possiede una forza tale da fermare quell’auto con una mano, mentre con l’altra assicura i rapinatori alla giustizia.
Io! Sono io quell’uomo.
No. Non lo sei. Tu sei l’uomo che è dotato di quella forza e di quella velocità. Ma non sei l’eroe che campeggia sui gadget. Loro non ti amano più di quanto s’amino tra loro. Se tu non fossi dotato dei tuoi poteri, non saresti nulla per loro. Se tu fossi uno storpio, eviterebbero il tuo sguardo incontrandoti per strada; ti rivolgerebbero solo parole di pietà o di derisione. Se tu fossi un impiegato avresti un appartamento tuo e una famiglia e passeresti inosservato; o sceglieresti di non avere una famiglia e di vivere in affitto, e ti guarderebbero diversamente. Se tu fossi un eroe ti guarderebbero con ammirazione e vedrebbero in te la garanzia delle loro possibilità di essere felici. Qualsiasi cosa tu fossi, loro avrebbero un’opinione su di te; ma l’essenza del tuo animo è del tutto ininfluente per loro. Non gli interessa. Non possono comprenderla. Per ottenere comprensione sei costretto a indossare una maschera. La maschera dell’eroe.
Ma io sono un eroe! Questi poteri fanno parte di me e m'hanno reso un eroe!
Stai fingendo di non comprendere. I tuoi poteri sono parte di te stesso, non l’essere un eroe. Che cosa significa essere un eroe? Anteporre la salvezza degli altri alla propria? Proteggere gli altri? Assicurare i colpevoli alla giustizia? Sostenere prove che gli altri non possono sostenere? Tu hai dei poteri che ti permettono di fare cose che altrimenti non faresti. Non piomberesti nel mezzo di una rapina se non fossi in grado di evitare i proiettili. Non ti getteresti contro energumeni alti il doppio di te e grossi il triplo, se non avessi la possibilità di sconfiggerli con un dito. Tu ti comporti da eroe perché ne hai il potere. Ma non sei un eroe. Dentro di te non c’è niente di eroico. Se non avessi i poteri tu vivresti come un codardo, come la maggior parte degli esseri umani.
Ma io ho i poteri. Ho la possibilità di fare quello che gli altri non possono.
E l’acclamazione degli altri dipende unicamente da questo. L’acclamazione degli altri nei tuoi confronti dipende dal fatto che ti comporti in un modo che non ti è naturale. Se tu avessi i poteri ma ti comportassi ugualmente come una persona normale, nessuno ti starebbe adorando. I tuoi poteri ti hanno dato la possibilità di indossare una maschera. E tu l’hai fatto per sfuggire a te stesso. Per essere qualcuno di migliore; ma qualcuno che non sei tu.
Togliti la maschera, sii te stesso.
Lo faccio.
Guardati.
Non hai nessuno che ti stringa la mano. Non hai nessuno che ti tocchi la spalla in maniera amichevole. Non hai nessuno che ti abbracci. Adesso ti lasciano solo. Ti passano accanto senza guardarti. Le tue parole non li raggiungono. Le tue sciocche parole impacciate non hanno neanche il tempo di uscire dalla bocca, che già loro hanno tirato avanti.
Adesso ti disprezzano. Hai visto i loro sguardi mentre la banca veniva rapinata. E tu non hai fatto niente. Nessuno ha fatto niente, ma tu hai sempre i tuoi poteri. E per questo ti disprezzano. Loro vogliono la tua maschera per se stessi; non te. A loro non importa di te. Tu sei solo.
Adesso ti minacciano. Lanciano uova contro i finestrini della tua auto. Accasciati, piangi pure, non serve a niente.
Chi sei?
Chi sono? Sono quello che gli altri vedono in me? Posso conoscermi solo perché ci sono gli altri? Allora perché non va bene? Perché non sto bene? Quando mi comportavo come un eroe gli altri mi amavano, ma io sentivo di essere fuori posto. Adesso che mi comporto come sento, adesso che non devo più essere il giustiziere o il salvatore che non sono, adesso. Adesso mi odiano. Ma io chi sono? Cosa voglio? Non lo capisco più.
Forse io non esisto. Sono solo un autoinganno. Forse di me esiste solo quello che gli altri vedono. E allora perché quando il sole mi accarezza il viso sento il bisogno di piangere? Perché quando fumo sul balcone guardo giù e mi viene da pensare che forse dovrei buttarmi? Da dove vengono questi pensieri? Dal me stesso che è un eroe? O da quello che è un egoista? Quale dei due è il vero me?
Non capisco.
Non capisco.
Ma adesso provo anche odio. Mia madre e mio padre mi hanno insegnato che l’odio non è positivo. Che l’odio consuma e uccide. Ma mia madre e mio padre si odiavano quando litigavano? Quando pronunciavano parole definitive e poi sembravano dimenticarle? Mura di parole definitive si sono create fra loro, tutte dimenticate lì, a separarli sempre di più; senza odio, soltanto silenzio. E io chi ero per loro? Per loro, almeno, ero me stesso? Ero fuori, per mio padre. Solo. Per mia madre non lo so. Eppure allora non avevo ancora i miei poteri.
Odio i miei poteri. Posso correre veloce, ma non posso fuggire dai miei pensieri. Posso sollevare un tir, ma non posso sostenere il peso dei miei pensieri. Odio i miei pensieri.
L’ho capito adesso. Indosso la maschera dell'eroe perché ho disgusto di quello che sono e ho bisogno di essere amato. Non la indosso per gli altri, ma per me stesso. Ho usato i miei poteri per cercare di salvare me stesso. Da me stesso.
Ti odi. Per questo non puoi essere amato.
Però posso morire.



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