[MI14] Il nome dimenticato.
#1
Inviato 27 maggio 2012 - 15:30
Prompt di mezzanotte: Psichedelia.
Il Nostro si svegliò nel buio della notte densa come la pece nera e si rese conto di essersi dimenticato il suo nome. Si schiaffò una mano sulla fronte e bestemmiò in cirillico.
– Зевс сардины.
Rotolò giù dalla brandina con la fronte imperlata di sudore e l’ascella commossa quanto una casalinga che assiste alla puntata settimanale della sua Soap Opera preferita. Strisciò fino allo specchio, con il naso appiccicato alla moquette che emanava odore di vomito rappreso e scoppiò a piangere. Singhiozzò come un patetico ragazzino, con il moccio che gli ostruiva il naso e un filo di bava alla bocca.
– Perché sei triste? – Il Nostro sollevò lo sguardo verso l’alto e si lasciò sfuggire un’imprecazione. Un vecchio con un’iride giallognola puntata verso il soffitto e un’altra fissa su di lui se ne stava con i piedi piantati in terra e le dita nodose attorcigliate sul manico del bastone da passeggio.
– Non ricordo! – Esplose il Nostro e affondò la fronte sulla moquette indurita. – Non ricordo come mi chiamo!
Il vecchio sbatté una palpebra e si accigliò.
– Oh, vieni qui. – Allargò le braccia e quelle si trasformarono in una serie di microtubuli di imbottitura rosa, il volto di pezza dalle sembianze di un grande orsetto Dolcecuore. Il Nostro tirò su col naso e si lasciò soffocare dal petto imbottito che emanava odore di fragola.
– Ma cosa mi succede? – Chiese con la gola impastata.
– Niente, caro. Sei solamente più fatto di un RastaMan rimbambito di Rave il giorno di San Patrizio durante la finale di rugby ScoziaIrlanda.
– Ah.
L’orso prese a sghignazzare, gli occhi-bottone strabuzzarono verso l’esterno e le pupille si tramutarono in due capocchie di spillo, il labirinto di microtubuli di ridusse a due unità paffute e rivestite da lino scuro a righe e sul naso caddero un paio di occhialini senza lenti.
– Adesso sono il tuo nuovo avvocato. Per casi come il tuo non c’è niente da fare. E la mia parcella sarà vergognosamente salata.
Il Nostro si sciolse dall’abbraccio con uno scatto e indietreggiò trascinando il fondoschiena sulla moquette.
– Che cosa diavolo sei, tu?!
– Un CambiaTutto.
– Un Cambia… Tutto?
– Cioè, oltre a trasformare il corpo, muto anche personalità.
L’avvocato si alzò, si ingobbì, dimagrì di novecentoventisette chili, si fece crescere barba e capelli, al posto del severo completo si materializzarono una camicia hawaiana di venti taglie più larga, un paio di Levi’s strappati e due infradito sfondate. Sul naso scivolarono degli occhiali tondi, le lenti scure a nascondere gli occhi.
– Ehi, fratello, io e te ci si capisce, vero? – Biascicò con un sorriso ebete stampato in faccia.
– Cosa… cosa intendi? – Balbettò il Nostro.
– Si, insomma, veterano di Woodstock, impiegato di facciata, camicie a maniche lunghe anche d’estate per nascondere i tatuaggi. Io ti comprendo, amico, e ti perdono. L’amore è grande.
Le parole si sciolsero così come il suo viso. La pelle crollò sul pavimento come un sacco di iuta vuoto, i capelli si staccarono a ciocche dal cranio, piovvero in terra in un vorticare lento e danzante.
Il Nostro fissò il buio, lo sguardo guizzò dall’armadio a muro vittima di una sparatoria di adesivi scrostati e scoloriti ai tre quarti di lavandino che spuntavano dal bagno. Una lama lunare infilzò la zanzariera della finestra e si adagiò sulle piastrelle bianche.
Barcollò in direzione della porta, i piedi poggiarono sul pavimento gelato, incontrarono il tappetino morbido e si fermarono. Ascoltò il suono delle gocce sputacchiate dal rubinetto, del gorgoglio dell’acqua sporca che scivolava dietro il muro, delle proteste dei grovigli di capelli, orecchini e pezzi di plastica che intasavano le tubature.
Un lacrima viola sgusciò dal rubinetto, gridò aiuto con una vocina esile e venne inghiottita dal lavandino. Il Nostro sbatté le palpebre per mettere a fuoco; un’altra lacrima, un altro grido, un’altra identica sorte.
Allora il Nostro tirò quella maniglia che sta dietro al rubinetto e che serve per chiudere la tubatura, quella di cui non si ricordava mai il nome, no, anzi, non se lo era nemmeno mai chiesto. Serrò ermeticamente il lavandino e aspettò.
Ne piovvero una, due, tre, quattro, cinque. Dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta.
Divennero un’unica grande lacrima viola, petulante, con due bulbi oculari galleggianti sulla superficie trasparente.
– Ehi, ciao. Anche tu sei frutto del mio giro di spinelli di tre ore fa? – Il Nostro crollò in ginocchio e si affacciò, le mani poggiate sulla ceramica fredda. L’acqua ridacchiò, gorgogliò, vorticò, le pupille dilatate dei bulbi oculari si inchiodarono addosso a lui.
– Spinelli, eroina, Jimi Hendrix, chiamala come vuoi, la tua droga.
L’acqua divenne gelatinosa, si arrampicò sulle pareti del lavabo e rientrò con un risucchio nella canna del rubinetto. Allora il Nostro sollevò lo sguardo e fissò la persona nello specchio.
– Il mio nome. L’ho perso. Tu te lo ricordi?
Il riflesso si passò una mano tra i capelli sudaticci e appiccicò la fronte al vetro sporco.
– Si, ma non te lo dirò. Faresti prima a controllare la tua carta di identità, la tua tessera sanitaria, un qualunque gratta e vinci scaduto, uno scontrino. Ma il dramma è un altro: hai perso la tua identità. Le tue idee, le tue passioni, i tuoi progetti, li hai rollati in una canna e te li sei fumati. E per recuperarli, non puoi limitarti a controllare un documento.
Poi lo specchio andò in frantumi, il Nostro vomitò l’anima sul pavimento del bagno e arrancò fino al frigorifero. Si addormentò con la testa abbandonata nel cassetto dei surgelati, la mattina dopo si svegliò con un mal di testa della malora e nessuna certezza.
Nessun lavoro, nessun progetto, nessun sogno utopistico.
Però una cosa ce l’aveva: il nome. Era scritto sul post-it appiccicato sulla credenza da una settimana che Silvia aveva scritto per lasciarlo.
Diceva le solite cose: non sei tu, sono io, voglio cambiare vita, ho conosciuto un brasiliano belloriccomuscoloso, ti auguro ogni bene.
E poi, la parte importante: addio, Guido.
#2
Inviato 27 maggio 2012 - 16:41
Credo non sia necessario precisare "nera". Usata in riferimento alla notte è palese che si tratti di pece nera (che poi esiste pece di altri colori? Non mi pare ma non sono sicuro).Il Nostro si svegliò nel buio della notte densa come la pece nera
Ci vorrebbe il punto esclamativo, visto che impreca. Però perdonami, questa è effettivamente una minuzia.– Зевс сардины.
Questa trasformazione non riesco proprio a immaginarla. In effetti non credo di aver capito cosa sono le due unità paffute. Ma immagino dipenda dal fatto che non sto avendo un tripil labirinto di microtubuli di ridusse a due unità paffute e rivestite da lino scuro a righe
Troppo pesante questa frase, penso contenga troppe informazioni. Potresti semplicemente eliminare il riferimento temporale; in fondo si capisce che lei deve averlo lasciato di recente.Era scritto sul post-it appiccicato sulla credenza da una settimana che Silvia aveva scritto per lasciarlo.
Non ci sono grossi difetti formali, direi, ma manca pure un qualsivoglia picco qualitativo.
Il finale del racconto è quello che davvero fa funzionare l'insieme. Però, a livello puramente personale, non sono rimasto impressionato.
Non ho idea di come sia drogarsi, e questo limita le mie possibilità critiche su questo racconto. Non sono in grado di giudicare credibile o meno la sequenza di assurdità che dovrebbero essere dovute al trip. Il racconto si legge facilmente, ma scivola via altrettanto facilmente. Non propongo opinioni valide in assoluto, però a me è risultato piuttosto vicino all'indifferenza. Forse avresti potuto insistere sul modo in cui i sentimenti del protagonista si distorcono nel trip. E penso che che le immagini che hai proposto non siano molto vivide. Questi i due punti secondo me migliorabili.
Spero di aver detto almeno qualcosa che possa tornarti utile.
A rileggerti!
#3
Inviato 27 maggio 2012 - 16:51
A che serve riportare la bestemmia in cirillico, se non ne traduci il significato? Dal momento che non ho idea di cosa si nasconda dietro quei simboli, equivale a non aver scritto nulla.– Зевс сардины.
Per essere strano, è strano forte. I dettagli non mancano, anche se sono messi con un tale disordine che sono rimasto disorientato più di una volta. Se lo scopo era sconvolgere il lettore fino a farlo sentire a sua volta dentro il trip, l'obiettivo è parzialmente raggiunto. Dico 'parzialmente' perché a volte subentrava la noia, scaturita dalla mancanza di azioni. Le descrizioni rimangono coinvolgenti quando sono intercalate nei movimenti del personaggio, e non era questo il caso, purtroppo.
Il finale amaro dà un pregevole senso al tutto.
#4
Inviato 27 maggio 2012 - 18:12
Niente ca eccepire... anzi una cosa te la faccio notare:
Un avverbio[color=#282828]sarà vergognosamente salata.[/color]
A rileggerti
#5
Inviato 27 maggio 2012 - 22:10
@Tutti si, l'intento era non far capire nulla. E ci sono riuscita. Bene!!!
#6
Inviato 28 maggio 2012 - 13:00
#7
Inviato 29 maggio 2012 - 19:44
0 utente(i) stanno leggendo questa discussione
0 utenti, 0 ospiti, 0 utenti anonimi



Questa discussione è bloccata
Topics List
Torna in alto








