Cosa successe, come fu
L'isola di Xylian affronta il crudele vento del nord come può; ostinata si erge in mezzo al mare quasi a sfidarne le folate impetuose. Le scogliere che la cingono quasi interamente, sembrano bastioni di granito innalzati da una stirpe di giganti per arginarne la furia. Invano. Esso vince, sempre. Nel momento in cui si adira, non c’è baia o radura che riesca a sfuggire al suo impeto e a preservare i pochi doni di questa terra infeconda. Ma laddove si traveste in brezza è ancora più temibile: in apparenza domo, d’improvviso può rivelarsi in tutta la sua forza e sorprendere gli incauti che si facciano trovare alla sua mercé.
Questo dovette accadere quando la nave di Valden il mercante fu costretta ad attraccare nel piccolo porto dell’omonima città di Xylian, per evitare la scogliera dove la bufera la stava trascinando. Valden di Breithlá venne accolto con tutti gli onori e soggiornò nella più accogliente locanda della città. Fu qui che incontrò lo sguardo vellutato di Cheta la domestica, appena sedicenne; fu sempre qui che ammaliato dalla sua grazia, la chiese in sposa.
Ma proprio il vento si dice, dopo lo sfarzoso matrimonio, venne ad assassinarla, trascinandola dalla tolda della nave che la stava portando via dall’isola ingrata, giù verso le fredde acque del mare, sotto gli occhi atterriti del suo sposo. Da quel momento l’orrore calò sull’isola e nulla fu come prima. I Rocznic vennero all’alba, durante la veglia funebre; il corpo di Cheta giaceva sulla pira e già Carling, il fratello ombroso, si apprestava a darle fuoco, permettendo così all’anima della sorella di ricongiungersi agli dei, quando gli uomini venuti dal mare invasero l’isola senza che nessuno potesse nulla. Alti, possenti, dai lunghi capelli rossi, non privi di una inquietante bellezza, essi interruppero il funerale. Senza violenza né grida, si imposero. Uno di loro si staccò dal gruppo e, sacrilego, si arrampicò sulla pira per baciare le labbra esangui della morta. Nessuno seppe spiegarsi il motivo di quel gesto, ad eccezione di Valden e di Carling.
Questa è la storia del loro conflitto.
Il fuoco dentro
Quando pensava a sua sorella, la immaginava ovunque. Lei era nell’aria, nelle radure ombrose, negli uccelli di mare che sorvolavano instancabili l’isola cantando le loro filastrocche. Carling poteva percepirla, lì vicino a lui o nel bosco che circondava la città e spesso le parlava, senza che la sua bocca emettesse alcun suono.Ricordava il momento in cui il barbaro che Cheta chiamava Golith, lo aveva guardato, e riconoscendolo gli aveva fatto quel cenno di assenso con il capo. Lui allora aveva finalmente potuto accendere la torcia e incendiare la pira funebre e mentre tutto ardeva, una risata di pura gioia gli era sgorgata dalla gola ad accompagnare le fiamme. Tra coloro che partecipavano alla veglia era serpeggiata incredulità mista ad orrore; molti di loro, per la prima volta udivano la sua voce, poiché lui non amava parlare e il silenzio era il suo abituale e gradito compagno. Circondati dai barbari venuti dal mare, spaventati e intimiditi, lo avevano guardato come se anche lui fosse diventato un nemico. Non aveva forse i capelli dello stesso colore dei Rocznic? Era alto come loro, anche se non altrettanto muscoloso. E non era forse vero che appena pochi giorni prima aveva bruciato il granaio sul colle? Lo avevano visto allontanarsi da lì che sorrideva. Le fiamme e poi il fumo che si era innalzato in cielo potevano aver rappresentato un segnale per gli invasori... Era un rinnegato?
Ma Carling e il fuoco erano la medesima cosa. Lui era fatto di faville e la sua stessa vita ardeva. Bruciava in silenzio, di una fiamma pura e inestinguibile. Incendiare quel corpo gonfio di acqua imputridita, dalla pelle bluastra, irriconoscibile, significava rendere l’anima a Cheta, strapparla all’acqua che l’aveva uccisa per trasformarla in un essere di luce. E forse, solo la madre, benché non più giovane e malata, aveva compreso ciò.
Tuttavia continuava a esserci qualcosa di oscuro che ancora lo angosciava: un dolore indicibile, occultato. Non riusciva a comprenderne il senso. Di una cosa era certo: riguardava sua sorella, il modo in cui era morta, quelle maledette acque scure che l’avevano inghiottita. Forse era stato il vento a ucciderla, forse no.
Eppure, finché non avesse capito cosa fosse realmente successo, lui avrebbe continuato a bruciare, ad ardere, a consumarsi senza sosta.
Valden, il mercante
«Ti dico che l’ho visto nascondere il barbaro in quella dannata capanna che hanno nel bosco!» Valden, il ricco mercante, uno degli uomini più facoltosi di tutta Breithlá, stava gridando. Davanti a lui, il comandante dei vigilanti, paziente lo ascoltava«Il barbaro? Il capo dei Rocznic? Sei sicuro di quello che dici?»
«Credi che sia stolto? Ti dirò di più: ha osato nasconderlo persino nella casa della madre, sulla spiaggia, la stessa notte delle mie nozze!» Sputò a terra. I bianchi capelli perennemente ritti in testa, gli donavano un aspetto inquietante. Nemmeno i costosi olii profumati che venivano da Breithlá riuscivano a vincere l’impeto di quel vento eterno che gli scompigliava la chioma ingrigita precocemente.
«Come può aver fatto tutto da solo? Carling è poco più di un demente! Qualcuno deve averlo aiutato. Pensi a sua madre? Oppure... Chi altri?»
Valden non rispose; un velo di sofferenza attraversò il suo volto. Si trasformò in rabbia.
«E’ evidente che bisogna ucciderlo.» sibilò.
«Ucciderlo mentre ci sono ancora i Rocznic? Sei fuori di te, non ragioni. Se è come tu dici, se è come la gente crede, Carling è sotto la loro protezione. Fino a ora si sono limitati ad esigere tributi, viveri, abitazioni, la tua nave. Violenze non ce ne sono state. Io non rischio la vendetta dei barbari per un povero demente!»
«E allora lo farò io.»
«Io non comprendo perché non puoi attendere: l’odio ti acceca. Comunque fai molta attenzione; o io non potrò difenderti. Qui non sei a Breithlá, qui vige la legge del più forte; e il più forte, in questo momento è l’invasore. E un’ultima cosa... Tienimi fuori da questa storia. Per quanto mi riguarda questa conversazione non si è mai svolta.»
Valden sputò di nuovo a terra mentre osservava il comandante dei vigilanti che si allontanava, tronfio. Bestemmiò gli dei anche; tuttavia dentro di se la decisione era presa.



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