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La cioccolata 2/2


2 risposte a questa discussione

#1 onironauta

onironauta

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  • ProvenienzaRoma

Inviato 15 maggio 2012 - 12:18

http://www.writersdr...a-battaglia-22/



Cautamente Fra' s'avvicinò all’uomo riverso a terra, lo sentì emettere gemiti e pronunciare parole. Altro che tedesco, era calabrese! A quel punto chissà, poteva addirittura conoscerlo; tentò di osservarne i tratti somatici ma era troppo turbato e del resto era difficile decifrarli poiché in gran parte coperti di sangue. Desiderava parlargli ma il solo pensiero d'aprire bocca e prendere contatto con quella specie di mistero gl'infuse nell’animo ulteriore tensione: si avvicinò ancora un po’, stringendo tra le mani un grosso sasso, pronto a scagliarglielo contro qualora si fosse messa male. Poi si fece coraggio, deglutì sonoramente, e disse a voce alta:
“Chi sei? Come ti chiami?”. L’uomo voltò debolmente il capo verso il piccolo, che sussultò, e tendendogli la mano tremante rispose:
“E.. Elio... sono Elio... un po’ d’acqua... p... per favore”.
Era ridotto davvero male; per evitare di guardarlo Fra' aveva preso a fissare una tavoletta di cioccolato tra le tante sparse lì a terra. Ma quello continuava a gemere, a lamentarsi e lui si sentiva in colpa a far finta di nulla. Anzi, si sentiva proprio uno stupido. Così gettò il sasso, corse più che poté fino al pozzo e tornò tutto trafelato indietro, da Elio, con un recipiente sgangherato ma pieno d'acqua fin quasi all'orlo. Lo poggiò accanto alla testa dell'uomo e vi affondò le mani; gli lavò il viso dal sangue e gli inumidì le labbra. Ecco, quel volto gli appariva ora chiaro, così come il profondo taglio poco sotto la tempia destra; no, non lo conosceva, non lo aveva proprio mai visto, ma cosa contava?
“Oh! Come stai? Che ti fa male la testa?”.
L’uomo accennò un sorriso, subito soffocato da veementi colpi di tosse, poi chiuse gli occhi e rispose sussurrando:
“I...insomma. Senti... ascoltami: la cioccolata, prendila se... se vuoi. Ma portane un po' a... ad Anna...”. “Anna? Anna chi? ” trasalì Fra'.
Tacque un momento, Elio. Poi lentamente riprese:
“Che... che spaccone... sono. L'aveva vista... mangiare ai tedeschi... Anna… una che… che conosco… be… bellissima. Te la porto io se... se vuoi! Tanto... tanto se ne vanno. Scappano, che gli frega a loro della... cioccolata? Scommetti? Te ne porto un sacco, ve... drai. Ma… ma i tedeschi, i tedeschi m'hanno visto. Mi… mi seguono, attento! Che... spaccone sono. I freni... non funzio... nano. I freni. Che spaccone. I f... reni...”.
L'uomo iniziò a respirare a fatica. Il piccolo diede un’occhiata alla ferita e vide che sanguinava molto. La pulì ancora e ancora, adagio; cercò di farlo bere ma era tutt'altro che facile, ché tossiva in continuazione. Ma Elio sentiva dolore soprattutto alla schiena; delle fitte lo affliggevano poco sotto l'altezza del collo. Si fece forza, cercò d’alzarsi, smaniava, si dibatteva. Fra' lo guardava e non sapeva come essergli d'aiuto. Si decise, lo prese per le spalle: chiuse gli occhi e strinse i denti tentando di sollevarlo, finché non lo sentì alternare singhiozzi alla già difficoltosa respirazione. Piangeva, Elio. Scoraggiato, con gli occhi semichiusi e il viso rosso per lo sforzo, Fra’ riprese a fare quel che poteva: inumidirgli le labbra e lavare la ferita. Poco dopo, quasi d'improvviso, l'uomo sembrò calmarsi.

Intanto, dalla collina, qualcuno s'avvicinava velocemente. Fra' riconobbe presto sia Giannino che Michele, il fratello ventenne. La scena che si presentò agl'occhi di quest'ultimo aveva del surreale: un bambino, un uomo sanguinante, un catorcio di camionetta e cioccolata dappertutto; alzò lo sguardo verso la strada e scorse il punto in cui il parapetto era stato sfondato.
“Gesùmmaria! - esclamò e con gli occhi sbarrati si rivolse all'uomo riverso in terra - Co... come stai? Come ti chiami?”.
Ma quello non rispose.
“Si chiama Elio?” disse Fra' indicandogli la ferita.
Michele si tolse la camicia e l'arrotolò rapidamente, la bagnò nell'acqua e si chinò per premerla sul profondo taglio sanguinante.
“Ascolta - fece a Fra' - sta' ancora con lui. Continua a premere qui, così. Tra un minuto bagnala ancora e premila sulla ferita di nuovo. Vado dal dottor Schiavello...”.
Stava per rialzarsi e correre via ma Elio trovò la forza di afferrargli il braccio e, in un flebile sospiro, dire: “Anna... Gozzanti. Sta a Soriano...”.
“Sì - intervenne subito Fra' - mi ha detto di dare a lei la cioccolata, la conosci?”.
“Eh? Sì sì, non ti preoccupare ora. Anna Gozzanti, di Soriano. Stai tranquillo, Elio. Fra' vado, faccio più presto che posso”.
Giannino, che per la paura non riusciva a spiccicare una parola, gli andò subito dietro. Ma dopo qualche metro ci ripensò: si fermò e si nascose dietro un vecchio cipresso a sbirciare.

Fra' rimase così accanto a Elio, ormai ridotto a un alito. In balia di quella tragica circostanza, il bambino premeva sulla ferita e s'interrogava, s'interrogava e premeva. È così che si muore? Accade per tutti la stessa cosa e basta premere nel punto in cui esce il sangue per guarire? E se non lo farà bene Elio morirà? L'angoscia intrise i suoi pensieri, così come il sangue faceva con la camicia, divenuta ormai un piccolo straccetto rosso e denso. “Guarda quanto sangue, sciacqualo via! - diceva tra sé - e il viso, sì il viso, lavalo! Quanto sangue ho sulle mani. Perché non arriva nessuno? Ma'? Mamma? Quanto sangue. Premi...”.

Fu nell'istante in cui assaporò le sue lacrime che Fra' percepì l'assenza finale dell'uomo. Allora non ebbe paura di guardarlo dritto negli occhi. Tutti i sogni, le illusioni, l’amore dato e quello ricevuto, le idee buone e quelle stupide; e l’odio e i legami e le emozioni intense e la disgrazia; tutto, di quell’uomo, finiva ora tra le sue piccole mani. Adesso sì, era solo Fra', e intorno silenzio. Dietro il vecchio cipresso, Giannino, con lo sguardo triste, mordicchiava una tavoletta di cioccolato.
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#2 Unius

Unius

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  • ProvenienzaSardegna

Inviato 16 maggio 2012 - 14:38

Se il podestà era in fuga con i suoi camerati per via degli Alleati nelle vicinanze, a maggior ragione dovevano esserlo i tedeschi.
Certamente era facile per Elio rubare dei viveri fra cui cioccolata, dalle loro caserme o accampamenti in smobilitazione, ma certo molto pericoloso. Fai capire che Elio è inseguito, quindi la vicenda continua in questo senso, i tedeschi sono molto tenaci quando ritengono si sia fatto loro un torto.
Elio ruba la cioccolata per darla ad Anna, la cosa è plausibile.
Avrei descritto più nei particolari la scena dell'incidente, lo sfacelo della macchina in mezzo alla macchia mediterranea, l'odore pungente dell'erba e degli arbusti schiacciati e divelti, l'odore della terra smossa. Proprio perchè a quell'epoca le macchine non erano molto numerose, un incidente d'auto era qualcosa di 'spettacolare', ritengo meriti un po' di descrizione in più, specie con il PdV dei bambini.
Molto bella e commovente la scena alla fine, con Elio moribondo, il sangue, la consapevolezza di Frà e Giannino triste che mordicchia il cioccolato dietro il vecchio cipresso.
Se ne possono ricavare spaccati di scene 'visive', reali.
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#3 onironauta

onironauta

    Pennuto

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  • ProvenienzaRoma

Inviato 23 maggio 2012 - 05:24

Grazie mille [color=#a40000][font="4bcb87c63d5e7aa80536f608#ec0a00"]Unius[/font][/color] per aver letto e commentato!
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