
Titolo: Tabula Rasa
Autore: Mario Pippia
Editore: Graphot Spoon River
Prezzo: 15€
N. Pagine: 25[font=arial, helvetica, sans-serif]0[/font]
[font=arial, helvetica, sans-serif]Quarta di copertina[/font]
[font=arial, helvetica, sans-serif]Una serie di attentati ad alcuni simboli dell’Unità d’Italia conduce direttamente alle stanze del Potere Politico a Roma. Due poliziotti della Questura di Torino indagano su questa sequenza di sangue nonostante tutti gli ostacoli che i loro avversari utilizzano per fermarli. Oltre a dover impedire l’ultimo attentato, quello più devastante, Federica e Giacomo dovranno combattere non solo contro la Comunanza, ma anche contro i loro stessi colleghi: ognuno di loro potrebbe essere un sicario, un emissario. O un alleato. L’unica cosa che è chiara è l’obiettivo dei terroristi: fare Tabula Rasa[/font]
[font=arial, helvetica, sans-serif]Incipit[/font]
«Maledetta pioggia» borbottò, trasalendo al suono della sua stessa voce.
Nervosamente richiuse la tenda che aveva scostato di pochi millimetri: non voleva certo essere visto in casa, e con quelli serviva qualcosa di più robusto di una tenda per sentirsi un minimo protetti. Forse la tapparella abbassata poteva fare qualcosa, e certamente la luce poteva continuare a rimanere spenta.
Il fruscio della pioggia continuava da alcune ore, senza dare nessun segno di stanchezza, al contrario dei suoi nervi. Da quando era cominciata questa storia era sempre teso, ma man mano che si avvicinava il momento...
Accidenti, non sapeva davvero cosa fare!
Certo che in ufficio avrebbe anche potuto... no, no: non era proprio possibile? Era pazzesco anche solo farsi sfiorare da un'idea come quella. Quelli erano stati più che chiari.
Tornò al tavolo della cucina che fungeva solitamente da scrivania.
Diversi fogli vi risiedevano da parecchio tempo, sparsi ovunque. Al centro, quasi al posto d'onore, quello che a un primo sguardo poteva sembrare uno scarabocchio: una specie di tridente. Il disegno era stato tracciato con una biro blu, calcando molto i tratti, quasi strappando la carta per la fretta. O per la paura.
Per caso l'aveva visto anche Federica, quel giorno in Questura. Era riuscito a cavarsela con una battuta, ma non sapeva per quanto ancora sarebbe riuscito a tenerli fuori.
Polloni prese il foglio con delicatezza. L'autore di questo disegno era morto da diverso tempo, e proprio per avere fatto quel disegno. Per una frazione di secondo rivide il corpo, livido di botte, gonfio e storto, quei due chiodi che urlavano dolore al solo pensarli. Già da prima sapeva di essere in pericolo, eppure neanche la vista di Emanuele ucciso in quel modo gli aveva fatto cambiare idea: aveva deciso di rischiare. Forse un giorno, tra molto tempo, forse sarebbe figurato come eroe, una specie di Pietro Micca moderno, un eroe che conosce il rischio e l'accetta, sperando di evitarlo, ma pronto a pagare il proprio errore di valutazione; ma per adesso, l'unica certezza che il commissario aveva, era di essere in pericolo mortale.
E di non avere la benché minima idea di come uscirne.



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