Lo stringevo a me.
Mi sembrava beato e innocente, il suo viso mi baciava piano la peluria. In momenti del genere sentivo dentro calore, a cui non riuscivo a dare un nome.
- Tu appartieni soltanto a me.
Nonostante le mie lenti scure e il buio, lessi chiaramente nei suoi occhi spalancati un brivido. C’era qualcosa che non andava, ne ero certo. Lo strinsi più forte.
Perché Juanito aveva paura?
Le altre donne continuano a ondeggiare. Mama Sae ha lanciato lontano la carcassa dell’animale. Si scuote, urla, sembra una matta. O in realtà lo è, come lo sono stato io a sottopormi a tutta questa pagliacciata. Il sangue si sta raggrumando, sento ancora più caldo. Bruciano erbe, l’aroma sale sul soffitto e mi lanciano addosso le ceneri.
Mama Sae si inginocchia, reclina il capo.
- È qui – urla – Lui è qui. Dicci, chi è il tuo assassino? L’uomo dagli occhi di ghiaccio richiede la tua vendetta.
Lei inizia a fare respiri rochi, gutturali. Sei arrivato?
Sì.
Dalla mia posizione non riesco a vederla abbastanza per capire cosa stia succedendo. Brividi sinistri mi percorrono tutti i muscoli.
- Chi è stato? – sussurro
Non ti ricordi?
Rimango in attesa di una risposta, so che non tarderà ad arrivare. Lei si volta verso di me, i suoi occhi, noto con orrore, sono completamente bianchi.
- Sei stato tu. Hai dimenticato che sei stato tu a farlo.
È impossibile, lei ha la tua voce. Inizio a contorcermi, mentre l’emicrania si scioglie tra le mie meningi, ricordandomi cose che avevo dimenticato. Non riesco a liberarmi dai lacci che mi inchiodano a terra.
- Assassino! Maricon! Mi hai ucciso tu quella notte. È il tempo di riscuotere la mia vendetta.
Perché dici questo?
È la verità.
Mama Sae sviene. I tamburi si fanno ancora più forti, la paura si è impossessata di me. Dalla statua sopra di noi intravedo provenire dei bagliori. Non può essere.
Le ancelle accorrono dalla strega, la sollevano, sorreggendola.
Sto venendo da te.
Presto scompaiono dalla mia portata visiva. Continuo a contorcermi, devo liberarmi. Il suono dei tamburi si allontana dal casolare. Mi hanno lasciato solo, con le candele e il sangue rappreso. La statua senza volto ha smesso di brillare.
Provo soltanto terrore.
- Aiutatemi! – urlo.
Il boss allentò la stretta, mentre lei lasciava cascare gli occhiali sul naso. Lui percepiva la sua autorità.
- Ci sto- si limitò a dire.
- Domani notte – disse lei, con un leggero movimento si liberava dalle sue mani. Lui annuì, una dolorosa fitta gli si insinuava tra le tempie.
- Invocheremo gli spiriti e faremo tornare Juanito. Tu dovrai promettergli vendetta.
Annuì di nuovo, ripescando un altro sigaro dalle tasche.
- Stai attento Occhi di ghiaccio, qualsiasi cosa accada dovrai eseguire alla lettera le mie direttive.
Il copricapo rosso svettava sul suo viso e circondato dal fumo del sigaro le dava una strana aura mistica.
- Avrai abbastanza fegato per accettarne le conseguenze?
Il boss si abbandonò alle risa. Lui era un uomo di coraggio, le perplessità di quella donna mulatta lo divertivano parecchio. Lei si voltò, senza dire nient’altro se non – a domani sera.
La lasciò andare, ancora scosso dalle risa, le sue spalle possenti si dimenavano. Si girò, Bubulina era sparita. Spense il sigaro sotto la statua incappucciata. Il boss si avviò verso l’uscita.
- Mama Sae. Qualsiasi cosa accada devi andare da lei.
Quella notte lo pedinai, l’avevo mandato via prima di cena volutamente. Lo vidi accostarsi all’uscio di quella baracca. Lo osservai entrare con quell’uomo, lo pagò prima di entrare. Attesi una mezzora. Poi il cliente uscì da solo. Non si era nemmeno premurato di rivestirsi del tutto. Si allontanò dal vicolo stringendosi la cinta.
Fui accecato dalla rabbia. Non c’era nessuno quando entrai. Juanito non urlò nemmeno. Era ancora nudo, il suo viso si trasformò in una smorfia di puro terrore.
Com’era bello quel corpo. - Perché non vuoi essere solo mio? - Gli avrei chiesto.
Afferrai la prima cosa che trovai in quella lurida baracca, era un’accetta arrugginita. Mi scagliai contro di lui. Sotto i colpi ciechi e adirati sentivo il rumore del cranio frantumarsi. Schizzi di sangue e cervella si sparsero per le mura di compensato. Io lo colpivo ancora. E ancora.
Piangevo.
E ancora.
Possibile che stia piangendo?
I nodi non accennano ad allentarsi. Il cuore mi batte come un tamburo. Avevo scordato ogni cosa, l’avevo rimossa.
Già.
Perché l’ho fatto Juanito? Perché mi hai tradito?
Non ti bastavano i miei soldi?
Le mie domande cascano nel vuoto. Sono rimasto qui, solo. Le candele crepitano, alcune, ormai consumate, si spengono.
Sto arrivando da te.
Sento dei passi trascinarsi, un’ombra si frappone alla luce del fuoco. Mi raggiunge un tanfo orribile. Quei passi sono lenti, troppo lenti. Mi agito.
- Aiutami! – urlo. Finalmente spunta fuori l’ombra, entra nel casolare.
Sei tu.
Il respiro si ferma, muore nella mia gola. Vedo il tuo viso verdognolo, dal tuo corpo pendono gli stracci con cui la tua famiglia ti ha seppellito. Hanno anche cercato di ricucirti il cranio, ma i punti in alcune zone sono saltati.
Cammini verso di me, sei sempre più vicino. I tuoi occhi sono bianchi, interamente bianchi.
Mi agito, mi scuoto, ma non riesco a liberarmi. Io non ti volevo così, non è rimasto nulla del mio trastullo. Non c’è vendetta nel tuo viso. Sei a un passo da me, ti stai per chinare e raggiungermi.
Hai fame.
Sì.
Il mio urlo agghiacciante risuona per tutta la sala abbandonata.
La mattina dopo le donne, con cura, pulirono ogni cosa. Fecero sparire i veve e le macchie. Bubulina avvolse i due corpi, quello mezzo decomposto del fratello e quello masticato del boss, con un unico lenzuolo bianco. Poco dopo due uomini raccoglievano il fagotto, li avrebbero seppelliti insieme, com’era giusto che fosse.
Ben presto avrebbero smesso di chiedere che fine avesse fatto il boss. Qualcun altro avrebbe raccolto la sua eredità. Sono cose che accadono da quelle parti, e continueranno ad accadere.
Mama Sae si avvicinò alla statua trascinando una sedia. Salì sopra, per ricoprire il volto senza fattezze di quel simulacro. Evitò di guardare gli occhi di ghiaccio che misteriosamente furono impressi nella notte su quel viso di pietra.
Poco dopo quella stanza, con lo strano simulacro incappucciato, rimase vuota.
Così come doveva essere.



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