piccola avvertenza preliminare:da qui e per tutto il resto del romanzo che seguirà,c'è una figura,la Santuzza:è S.Rosalia,patrona di Palermo
1° capitolo.
Anna Maria era vestita con un abito fin troppo elegante per passare inosservata(un abito lungo, di seta azzurra con inserti in candido pizzo e una rosa tra i lunghi capelli biondo cenere attaccati dietro la nuca e lasciati lunghi sulle spalle) bella e malinconica come una sirena in un mare di petrolio, in una casa tirata a lucido e piena di gente ma che in realtà aveva un che di malinconico: ma forse era solo un impressione dovuta alla luce giallognola delle candele dell’enorme lampadario acceso, o all’odore stagnante di sigari, perché invece ad un osservatore che non sapeva nulla di loro questa scena suscitava allegria: tutti i parenti radunati nel salone, le donne soprattutto, intente a chiacchierare e ad impartire ordini alla servitù, e gli uomini che fumavano e sorridenti si baciavano e si davano sonore pacche sulle spalle. Unica nota stonata in quel quadretto idilliaco l’anziana nonna di lei, invitata a quella riunione solo per formalità, messa da parte quasi come una scopa vecchia da nascondere per non farla vedere agli ospiti, altrimenti sai che figura.
La ragazza era della famiglia, e in realtà non lo era ancora del tutto. Infatti questa era l’occasione per conoscere il suo futuro marito. Ma nonostante ciò che potrebbe sembrare, la ragazza non era felice. Il suo si preannunciava come un matrimonio di convenienza, data l’enorme influenza della famiglia di lui, il più ricco rampollo del casato Roccapalumba. Il suo arrivo in quella casa era stato preceduto da un magnifico mazzo di fiori per il fidanzato: si, avete letto bene: una donna che regala fiori ad un uomo, per segno di rispetto e di omaggio. A chiunque sarebbe piaciuto quel bellissimo mazzo di gigli e rose rosa, tranne al fidanzato che, alla domanda della fidanzata rispose con una smorfia che non voleva essere di biasimo, ma in realtà non poteva significare altro: strizzò quei minuscoli occhi da criceto, alzò l’angolo destro della bocca in un sorriso forzato, mentre i suoi minuscoli baffetti alla Zorro facevano un angolo acuto e disse: -Ehmmm. . no. – Non poteva crederlo: quel tappetto che a malapena le arrivava all’altezza dello stomaco, con i capelli brizzolati ma curati, la camicia fresca di bucato, vestito insomma come un signore raffinato, in realtà era il più gretto dei buzzurri.. e sarebbe dovuto diventare suo marito. Fece un cenno col capo come per scusarsi di non aver incontrato il suo gusto e si avviò distrattamente verso la parete sinistra della camera quando ad un tratto lo vide: no, non poteva essere, di certo era un allucinazione dovuta alla sua calma disperazione! Invece era proprio li, davanti a lei, con un vassoio in mano, una livrea da cameriere.. ma il viso era sempre quello che aveva conosciuto tanti anni fa, quella dolce sorpresa che gli si dipingeva sul volto quando la riconosceva. Era lui, non c’erano dubbi: era il suo amico Innocente (o meglio era più di un amico ma questo lo vedremo più avanti) e stava lavorando come cameriere nella casa del suo futuro marito. Avrebbe desiderato andargli incontro, chiedergli come mai si trovasse li, ma non poteva. Andiamo, era semplicemente ridicolo: la futura moglie del Principe di Roccapalumba che si avvicinava ad un cameriere, e non per ordinargli qualcosa. In quell’attimo lui le comunicò qualcosa con lo sguardo: appena ho un attimo ci parliamo, non ora, non possiamo! Anna Maria capì e gli sorrise, ma lui non poté vedere quel sorriso d’intesa, perché era già andato via. In compenso lo vide il suo amico Turiddu, che lavorava con lui. Le sorrise in modo servizievole e le invitò a prendere qualcosa sul vassoio che reggeva ma lei fece un breve cenno di diniego con la mano. Fu distolta dai suoi pensieri da una delle tante donne riunite nella sala, che le chiese di andare nelle cucine a informare la servitù che potevano essere serviti i sorbetti. Lei ubbidì pur senza sentirsi eccessivamente umiliata, in fondo aveva sempre dato una mano in casa, e poco importava se si trovava in quella casa in qualità di ospite. Sbrigò la commissione di corsa, perché se poteva riuscirci voleva seguire Innocente almeno con lo sguardo…Poi le venne in mente la nonna: certo, come aveva fatto a non pensarci prima? Ai tempi della sua gioventù la nonna aveva ricevuto sempre un grande rispetto da parte di tutti e di sicuro l’avrebbe aiutata. Stava li, nonna Adelaide, seduta su una vecchia poltrona davanti alla tv e si reggeva con un bastone del defunto marito. Anna Maria le si inginocchiò accanto, incurante di rovinare il vestito che indossava e le disse: -Nonna! Ti prego dimmi qualcosa, solo tu mi puoi aiutare!- La nonna la guardò come chi la sapeva lunga ma sbagliò il tiro: -Cosa vorresti come regalo di nozze?- Anna Maria alzò gli occhi al cielo come per dire “proprio a quello sto pensando ora, guarda!” –No nonna, ascolta una cosa. . – l’anziana riprese – a te ti dovrebbe morire una zia, si, la zia******** ad esempio- Eccola là con quella frase stolida che non riusciva mai a capire: per quale motivo la morte di una zia doveva essere un gradito dono di nozze, forse perché rappresentava una invitata troppo capiente durante il rinfresco? Voleva dimezzarle le spese?? -Nonna per favore ascoltami! Tu non sai per caso (perché lei sapeva sempre tutto) da quanto tempo lavorano qua i nuovi camerieri?- L’anziana donna corrugò la fronte pensierosa –Ma di chi parli?- -Oddio. . come te li descrivo…Allora entrambi alti, uno con i capelli neri, tirati indietro, - disse distrattamente- l’altro- e qui le venne un sorriso dolce sulle labbra, ma pregò che la nonna non se ne accorgesse –con la barbetta, capelli castano chiaro, occhi verdi, che sorride sempre. . –La nonna la guardò e lei trattenne il fiato pregando la Santuzza che non si fosse tradita da sola, poi la nonna riprese: -Figghiuzza non lo so di preciso comunque poco ha. –Anna Maria ringraziò la nonna e poi salì al piano di sopra dove era stata preparata la sua stanza (dato che avrebbero soggiornano li per due mesi, il tempo necessario a sbrigare tutto il cerimoniale ) e vi si chiuse nel tentativo di riordinare quel maremoto di pensieri che le facevano vedere tutto confusamente, come in mezzo a una fitta nebbia. Innocente era li, in quella casa, ma vedi che destino vigliacco, con tante case che esistono! Il bello era che non poteva sottrarsi al suo destino, (scappando da un matrimonio con un uomo la cui sola vista era per lei tormento e nausea, per scappare con Innocente che diciamocelo francamente, lei l’adorava dai tempi dell’adolescenza, e stavano pure per sposarsi, tanto tempo fa..) perché ciò avrebbe significato solo due alternative: o avrebbe sacrificato se stessa e il suo onore, o la sua intera famiglia non avrebbe più avuto pace, o al limite la pace.. dei sensi. Ma nonostante comprendesse la gravità della situazione, non riusciva a non pensare ad Innocente, a come si era sentita quando l’aveva visto, il brivido che l’aveva percorsa quando lui aveva sgranato gli occhi e l’aveva riconosciuta.. Doveva vederlo assolutamente, doveva parlargli, capire cosa ci facesse in quella casa, era troppo strana la cosa! Ad un tratto un pensiero inquietante: e se in realtà da quando lei era stata promessa, Innocente non l’avesse mai persa di vista, se si fosse fatto assumere apposta? No, ma che assurdità, la verità era che lei leggeva troppo. Probabilmente era stato un tiro mancino del destino, punto. O no?



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