[color="#000000"]Alzai il viso verso il cielo. I miei pallidi occhi verdi non riuscivano a sostenere la luce di quel giorno, ma quando una goccia mi invase il bulbo oculare imprecai. [/color]
[color="#000000"]“Piove”, sussurrai a me stessa. Stavo sicuramente parlando da sola, perché lì con me non c’era proprio nessuno. Mi strofinai piano l’occhio, attenta a non rovinare il trucco. Alzai il cappuccio della felpa e mi strinsi nella morbida stoffa verde pino. Quel colore mi ricordava il bosco vicino alla casetta in cui ero nata e cresciuta, così differente dalla caotica città in cui mi trovavo in quel momento. Mi sembrò di sentire il frusciare degli alberi e l’odore delle foglie secche al suolo con il loro scricchiolio ogni qual volta venivano invase da un piede impertinente. Assaporai quel momento mentre le piccole gocce di pioggia iniziavano ad invadere il terreno. Anche in quel bosco pioveva di tanto in tanto. Mi piaceva quando accadeva perché gli odori della natura erano moltiplicati, come amplificati da quei cristalli liquidi che cadevano dal cielo. [/color]
[color="#000000"]“Ciao Ivy”. Aprii gli occhi di scatto. Vicino a me sedeva un giovane che ben conoscevo.[/color]
[color="#000000"]“Buongiorno Andrea”. Mi guardava con i suoi grandi occhi blu, tanto che mi sembrava di affogare in un mare sconfinato. Subito prima di annegare, riuscii ad uscirne. Nessun potere sovrannaturale, se non la spettacolare bravura nel catturare lo sguardo altrui. Andrea era bravo, ma aveva anche un ottimo mezzo. I miei occhi erano troppo pallidi per essere così risucchianti. E sicuramente non ero carina come lui.[/color]
[color="#000000"]“Come stai?”. Ero convinta di aver superato i convenevoli già da un pezzo, con lui, ma probabilmente mi ero sbagliata, o semplicemente aveva qualcosa da dirmi.[/color]
[color="#000000"]“Bene, grazie”. Il tentativo di mettere fine a quella messa in scena scemò poiché lui non ne sembrava affatto contento.[/color]
[color="#000000"]“Che ci fai qui?”, continuò sorridendo.[/color]
[color="#000000"]“Mi godevo questa piccola riproduzione di Tiny Village”.[/color]
[color="#000000"]“Tiny Village?”. Sembrava sorpreso. Davvero non gli avevo mai raccontato di Tiny Village?[/color]
[color="#000000"]“Dove sono nata”. Andrea guardò il piccolo parco in cui ci trovavamo, troppo cittadino per riuscire a sembrare veramente un Tiny Village.[/color]
[color="#000000"]“C’era molto verde là?”. Annuii entusiasta.[/color]
[color="#000000"]“Un bosco meraviglioso”.[/color]
[color="#000000"]“Doveva essere un bel posto”.[/color]
[color="#000000"]“Sì”, sussurrai. [/color]
[color="#000000"]“Devo chiederti una cosa”. Lo guardai cercando di esortarlo con lo sguardo. Sapevo che doveva dirmi qualcosa.[/color]
[color="#000000"]“Sei incinta, Ivy?”. La mia espressione cambiò. Tra tutte le cose che mi sarei aspettata da Andrea, quella era esattamente l’ultima. Aveva porto l’orecchio a voci di corridoio, o semplicemente ci era arrivato da solo? Stava assecondando la massa, o i suoi dubbi erano legittimati dal ragionamento? Non sapevo esattamente che cosa rispondere. Diamine, non sapevo nemmeno se potevo fidarmi di lui. [/color]
[color="#000000"]Potevo dire di sì e in quel caso sarei stata spacciata. Se avessi detto di no avrei mentito. Se invece avessi detto un diplomatico “forse”, come diceva sempre mia nonna, allora la deduzione in automatico sarebbe stata un bel sì. Feci l’unica cosa che mi rimaneva da fare. Alzai le spalle e sorrisi.[/color]
[color="#000000"]“Quindi è vero”. Sospirò e si lasciò cadere sulla panchina vicino a me.[/color]
[color="#000000"]La pioggia era diventata più forte. Mi ero inzuppata, ogni centimetro della mia persona era grondante d’acqua, ma non m’importava.[/color]
[color="#000000"]“Di chi è?”. Sembrava curioso. Semplice curiosità, niente cattiveria.[/color]
[color="#000000"]“Di Russell”.[/color]
[color="#000000"]“Pensavo fosse di Lawrence”. Scossi la testa infastidita.[/color]
[color="#000000"]“Non mi faccio più Lawrence”.
“Troppo piccolo?”. Scossi di nuovo la testa. Non era il fatto che fosse piccolo. Era semplicemente un idiota. [/color]
[color="#000000"]“Vuoi tenerlo?”. Rimasi nuovamente in silenzio. Se lo volevo? No. L’avrei tenuto? Era molto probabile. Perché? Datemi l’aiuto del pubblico, vi prego.[/color]



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