Klein Blue - cap. 3 - parte prima
#1
Guest_AfroditeAx_*
Inviato 13 gennaio 2010 - 19:25
«Hai presente Manfredi? Meno prestante e infinitamente più carismatico!»
«A me non sembra che abbiano qualcosa in comune!?»
«Beh, qualcosa ce l’hanno!»
«Ma dai, non si direbbe!»
«E cosa dovrebbe fare secondo te, ancheggiare in sala mensa con un boa di struzzo al collo?»
«A proposito, ho lasciate il mio in salotto, ricordamelo la prossima volta»
«Scemo!»
«E che mi è sembrato cosi riservato»
«E’ inglese, Diego. Difficilmente mostrerà in pubblico qualcosa che non sia politically correct»
«Ma come mai tante domande su Julian? Ti piacciono i vecchietti?»
«Alla faccia del vecchietto, ma lo hai sentito raccontare la sua vita? »
«Veramente no. Sei tra i prescelti Diego. Raramente Julian parla di se stesso con gli estranei, si vede che lo incuriosisci»
«Sarà stato il boa!»
Marie sorrise. Io rimasi in silenzio.
Tornava quel senso di inquietudine che una volta aveva invaso la macchina di Manfredi bloccandomi di fronte all’evidenza della mia curiosità. Ci incontravamo nei corridoi scambiandoci cortesi cenni di assenso.
Una luce azzurrina avvolgeva Londra, denunciando l’incedere dell’inverno sulle costruzioni basse di Hampstead.
Il portoncino carta da zucchero si aprì sui salotti di cuoio Chester e pesante velluto bordò, mentre il pavimento scricchiolava ad ogni mio passo nella casa in Redington Road. Socchiusi il cancelletto in ferro battuto e, alzando gli occhi al bowindow del primo piano, vidi Julian sorridere con un breve cenno della mano.
La domestica in livrea mi condusse nel salotto rosso e scomparve da una porta laterale.
L’arrivo del mio ospite fu preannunciato dall’imbarcarsi cadenzato dei gradini in legno di quercia dello scalone vittoriano.
Sul pianoforte Blüthner decine di immagini composte ritraevano Julian in compagnia dei più importanti compositori contemporanei e lui aveva sempre la stessa espressione blasé.
«Ben arrivato amico mio»
«Buongiorno Julian, grazie ancora per l’invito», ero imbarazzatissimo a dargli del tu ma la sua proposta non aveva lasciato margine di equivoco.
«Gradisci una tazza di te nero?»
«Volentieri, senza latte»
«Angie, two cups without milk, please»
«Yes, Sir»
Fuori dalla finestra una finta campagna inglese vedeva due gentiluomini alle prese con la delicata faccenda del te. Julian versò con disinvoltura il liquido fumante nelle tazze che la domestica aveva portato su un vassoio, scomparendo di nuovo dalla stessa porticina laterale, senza proferire parola. Io afferrai la tazza tremolante, cercando di non guastare la rituale precisione delle mosse del padrone di casa.
Dopo innumerevoli convenevoli e frasi dettate dalle circostanze, e dall’educata movimentazione della conversazione, tipica di una certa borghesia, mi invito a fare il giro della casa. Ci soffermammo sull’immensa biblioteca, aggrappati alla linearità della discussione. Soppesavo i volumi rilegati in pelle, tanto per tenere occupate le mani, aprendo distrattamente le pagine scritte in inglese che non mi restituivano il conforto di una lettura veloce. Per quanto ne capivo in quel momento avrei potuto anche aprire il libro al contrario.
Lui era lì accanto.
Intuendo il mio disagio Julian prese a tradurre il brano che stavo fintamente tentando di leggere.
Un forte aroma di tabacco ruppe ogni esitazione romantica. Mi ritrassi di colpo frastornato dalle immagini che turbinavano nella mia mente: un altro libro, Pessoa, un letto, Sara, lo spagnolo della mia voce, due corpi avvinghiati.
«Devo proprio andare Julian, grazie ancora per il te»
«Proprio di nulla amico mio», disse con un velo di sarcasmo.
L’aria fresca del vialetto mi diede sollievo. Accostai con delicatezza il cancelletto in ferro gelido, ritrovandomi solo in strada con i miei pensieri confusi. Le immagini erano svanite, e restava solo l’ansia del respiro pesante ad affaticare il passo spedito verso casa.
#2
Inviato 13 gennaio 2010 - 21:38
Lasciato.«A proposito, ho lasciate il mio in salotto, ricordamelo la prossima volta»
Toglierei "stesso", il senso si capisce perfettamente anche senza. Però se lo togli ricordati di scrivere "sè"«Veramente no. Sei tra i prescelti Diego. Raramente Julian parla di se stesso con gli estranei, si vede che lo incuriosisci»
Bordeaux«
bordò
Credo sia corretto anche scrivere "te", però non mi piace :roll: Meglio the, o al limite tè.Fuori dalla finestra una finta campagna inglese vedeva due gentiluomini alle prese con la delicata faccenda del te.
invitòmi invito a fare il giro della casa.
Che bella questa fraseCi soffermammo sull’immensa biblioteca, aggrappati alla linearità della discussione.
Anche questo capitolo, seppur apparentemente scarno, mi intriga. Anche qui ho trovato un'ottima caratterizzazione del nuovo personaggio che lentamente si sta lasciando scoprire (spero solo in senso lato
Mi è piaciuto molto il flashback di Diego, mi incuriosisce, dannata...
Ergo, volo a leggere il prossimo
#3
Guest_AfroditeAx_*
Inviato 19 gennaio 2010 - 12:41
#4
Inviato 21 gennaio 2010 - 22:10
"Ci incontravamo": alla terza lettura ho immaginato che Diego si incontri con Julian, ma non ne sono sicuro.Tornava quel senso di inquietudine che una volta aveva invaso la macchina di Manfredi bloccandomi di fronte all’evidenza della mia curiosità. Ci incontravamo nei corridoi scambiandoci cortesi cenni di assenso.
Una luce azzurrina avvolgeva Londra, denunciando l’incedere dell’inverno sulle costruzioni basse di Hampstead.
Il portoncino carta da zucchero si aprì sui salotti di cuoio Chester e pesante velluto bordò, mentre il pavimento scricchiolava ad ogni mio passo nella casa in Redington Road. Socchiusi il cancelletto in ferro battuto e, alzando gli occhi al bowindow del primo piano, vidi Julian sorridere con un breve cenno della mano.
La domestica in livrea mi condusse nel salotto rosso e scomparve da una porta laterale.
"Il portoncino carta da zucchero si aprì sui salotti di cuoio Chester e pesante velluto bordò, mentre il pavimento scricchiolava ad ogni mio passo nella casa in Redington Road. Socchiusi il cancelletto in ferro battuto" credo che l'ordine delle frasi vada scambiato:
1- Socchiusi il cancelletto in ferro battuto e, alzando gli occhi al bowindow del primo piano, vidi Julian sorridere con un breve cenno della mano.
2- Il portoncino carta da zucchero si aprì sui salotti di cuoio Chester e pesante velluto bordò, mentre in Redington Road.
3- La domestica in livrea mi condusse nel salotto rosso e scomparve da una porta laterale.
Altrimenti si deve supporre che da dentro casa Diego con braccio lungo almeno 5 metri chiuda il cancelletto.
Personalmente alla frase "il pavimento scricchiolava ad ogni mio passo nella casa" aggiungerei "pavimento di legno": un pavimento di legno che scricchioli fa antico, un pavimento di piatrelle fa vecchio e cadente.
"Julian sorridere con un breve cenno della mano" sorridere ha molte interpretazioni, si può "sorridere con gli occhi" o al contrario "sorridere con una smorfia". Intendi dire che sia sorride (apre un poco la bocca con gli angoli delle labbra all'insù) sia fa un gesto con la mano oppure si limita a fare un amichevole gesto con la mano senza muovere le labbra?
"Io afferrai la tazza tremolante" È Diego che trema o la tazza che trema per il flusso del the?
Confermo i complimenti già espressi.
#5
Guest_AfroditeAx_*
Inviato 21 gennaio 2010 - 22:46
Julian sorride con la bocca e fa un cenno con la mano, la tazza trema perchè a Diego tremano le mani, e si il pavimento è di legno.
Grazie per i complimenti :oops:
#6
Inviato 23 gennaio 2010 - 14:27
Le osservazioni te le hanno già fatte e le condivido in toto, perciò ti faccio anche io i miei complimenti, perchè questo non è assolutamente il mio genere, eppure mi intriga molto. Trovo che la caratterizzazione dei personaggi sia veramente ben fatta. Vado a leggere il resto!
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