La Fuga Dall'Eden, parte 2
#1
Inviato 10 marzo 2012 - 17:40
[color="#000000"][font="Calibri"]Un giorno, vidi Federico sostare un attimo di troppo davanti al dipinto. Riconobbi nei suoi occhi la stessa espressione che aveva anni prima, quando ci eravamo conosciuti. Quell’espressione, che avevo tanto cercato nei suoi occhi invano, quell’espressione che mi negava da quando ci eravamo sposati.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Improvvisamente, mi ritrovai ad odiare Giacomo. Lo odiavo, perché aveva creato in me una tale dipendenza da quel dipinto che non passava giorno senza il quale non ci passassi davanti per controllare che fosse tutto a posto, che io non ero cambiata e che lei ancora non aveva vinto. Mi rendo conto di essere stata esagerata, probabilmente era tutta una mia illusione quello sguardo, probabilmente mi scavai la fossa da sola. Ma non potevo resistere, lei mi catturava con quello sguardo verde impassibile, perfetto e bellissimo, migliore del mio, e migliore di me.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Quella sera dovevamo uscire per andare al ristorante, uno di quei sabati sera passati fuori alla ricerca di libertà dai rispettivi impegni di lavoro. Mi misi il mio vestito migliore, mi truccai per bene per fargli una sorpresa. Ma quando lui tornò da lavoro non guardò il mio vestito, né il mio trucco.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]- Scusa, stasera no, sono troppo stanco. – dicendo questo, si diresse verso la stanza da letto e chiuse la porta, senza aggiungere altro. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Rimasi ferma con in mano la pochette e le chiavi della macchina. Non riuscivo nemmeno a piangere o ad arrabbiarmi, avevo la mente confusa, offuscata. Quando il mio sguardo incontrò quello di Lilith, avrei giura-to di aver visto un sorriso sulle labbra perfette, sulle mie labbra.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Mi costrinsi ad avanzare, a testa alta, fino alla porta d’ingresso. Non l’avrebbe avuta vinta così facilmente.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Inizialmente, avevo in mente di andare al ristorante da sola lo stesso, ma non ce la feci. Ormai non ero più la solida ragazza di prima, non ero nessuno senza mio marito. Mi sentivo tradita, abbandonata, gettata senza cura in cima ad un vecchio scaffale polveroso. Così, optai per una meta più semplice, come il parco giochi della mia infanzia. Scelta sbagliata. Tutto attorno a me mi ricordava la mia giovinezza, in un sol colpo ero invecchiata di anni e anni, non ero solo una trentaduenne in salute. Ero una donna vecchia e sorpassata che era stata sostituita da un dipinto. Sì, attribuivo la colpa di tutto questo a Lilith, al dipinto il cui nome non mi veniva più in mente.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Quando tornai a casa, più stanca e distrutta di prima, girai la chiave nella serratura con una strana sensazione addosso. Sapevo che c’era qualcosa che non andava. Entrai, e constatai che Federico stava dormendo, sentivo il lento russare provenire dalla camera da letto.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Sollevai lo sguardo e incontrai quello della “io perfetta”. Lilith mi sovrastava, sicura e intramontabile.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Improvvisamente, mi sentii invasa da una furia cieca. Di fronte a lei, mi ero sempre sentita piccola, risentita, amareggiata, invidiosa, sconcertata… mai furiosa. Quella reazione mi sorprese e mi sovrastò, e io non potei reagire. Mi avvicinai alla cassapanca e ci salii sopra guardando dritto negli occhi la mia nemica. Forse ho borbottato qualcosa, come l’esempio di un discorso, ma non lo saprò mai. Perché mi bloccai immediatamente, non appena vidi che qualcosa nel dipinto si muoveva. Sì, era proprio Lilith, che si avvicinava sempre più. Non feci in tempo a scendere dalla cassapanca, perché mi afferrò e mi tirò con una forza sovrumana. L’interno del dipinto era una stanza con lo sfondo dipinto, con l’albero in fondo. Lei mi trascinò fin lì, e io collaborai. Sì, collaborai. Non so perché, ma anch’io mi alzai di mia spontanea volontà e condussi le mie mani al tronco, imitando la posa di Lilith. Non so perché lo feci, volevo essere come lei, volevo essere lei. Dimenticavo che era lei che imitava me. Poi corse fuori dal dipinto e ritornai alla realtà, realizzando l’orrore di ciò che era successo. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Si guardò un attimo indietro e mi rivolse un saluto sarcastico con la mano. Io cercai di raggiungerla, ma i piedi erano incollati al pavimento e le mani al tronco dell’albero. In quel momento, ricordai il nome del dipinto. La fuga dall’Eden, lo aveva chiamato Giacomo. Lilith non aveva cambiato idea, né aveva esitato. Era stata fermata dalla sua stanchezza, e ora voleva completare la sua fuga. Ero solo una pedina nel piano di quella strega. Nella mia mente, urlai tutte le parolacce che mi vennero in mente, ma le mie labbra erano atteggiate al sorriso ammaliante che le avevo tanto invidiato. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Prima che venissi avvolta dalla disperazione, arrivò mio marito. Aveva una sguardo assonnato, era in pigiama.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]- Tutto ok, tesoro? – domandò. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Lilith annuì. Lui le mise un braccio intorno alle spalle e si avviarono verso la stanza da letto. Lilith non si volse mai indietro, e si comportò come se fossi io. Era io. Le avevo ceduto il mio posto, senza opporre resistenza. Io, che avevo anelato alla sua posizione per tanto tempo, ora mi pentivo di tutta quell’invidia, quei rancori.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Nei giorni seguenti, assistetti impotente a Lilith che faceva la mia vita, che andava al mio lavoro e baciava mio marito. Un giorno, lei e Federico sostarono un attimo di troppo davanti al quadro.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]- è bellissima, non è vero? – le sussurrò Federico all’orecchio. Lei sorrise e annuì.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Ad un tratto però, fece una smorfia. – Ma non sarà… Un po’ eccessivo? –[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Lui la guardò, confuso. – Eccessivo? –[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]- Sì, insomma, già una Giorgia non basta e avanza? – risero insieme. Poi lei tornò seria e si fece implorante. – Non potremmo tenerlo in cantina? Così ce lo andremo a guardare quando vorremo, ma non dovrai sopportare due mogli, no? –[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Le sue argomentazioni erano ridicole. Provai l’impulso di sorridere sarcastica. Del resto, anche le mie lo erano state, a loro tempo. Aveva aggredito mio marito menzionando un qualche tipo di somiglianza raccapricciante, un’invidia insensata che provavo nei suoi confronti. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Eppure, Federico si era già avvicinato al quadro. Osservai incredula il viso di mio marito che si concentrava, per staccarmi dalla parete. Mi portarono in cantina e Giorgia, ormai era diventato il suo nome, mise un telo sul quadro, per coprirmi. [/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Sentii la sua voce che si allontanava che rassicurava mio marito. – Dai, lo andremo a guardare, ogni tanto… -[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Eppure sono qui sotto da anni. Ho perso il conto dopo un paio di anni, decidendo che era inutile rompersi la testa con i numeri. Aspetto, dapprima ero fiduciosa, ma lentamente la mia fiducia è scomparsa. Federico mi ha dimenticata, anzi, Lei è riuscita a non “farsi dimenticare” meglio di me.[/font][/color]
[color="#000000"][font="Calibri"]Ormai lo so: non torneranno.[/font][/color]
#2
Inviato 10 marzo 2012 - 19:07
#3
Inviato 10 marzo 2012 - 19:08
Questo topic è stato chiuso dallo staff.
Motivazione: commento insufficiente
Writer's Dream Staff
#4
#5
Inviato 13 marzo 2012 - 17:24
Improvvisamente, mi ritrovai a(d, niente d) odiare Giacomo.
Quella sera dovevamo uscire per andare al ristorante, uno di quei sabati (sabato) sera passati fuori alla ricerca di libertà dai rispettivi impegni di lavoro.
Mi sentivo tradita, abbandonata, gettata senza cura in cima a(d, niente d) un vecchio scaffale polveroso.
Lilith annuì. Lui le mise un braccio intorno alle spalle e si avviarono verso la stanza da letto. Lilith non si volse mai indietro, e si comportò come se fossi io. Era io (qui sarebbe più corretto scrivere "me").
- è (maiuscolo) bellissima, non è vero? – le sussurrò Federico all’orecchio. Lei sorrise e annuì.
A(d, niente d) un tratto però, fece una smorfia. – Ma non sarà… Un po’ eccessivo? –
Le sue argomentazioni erano ridicole. Provai l’impulso di sorridere sarcastica. Del resto, anche le mie lo erano state, a loro tempo. Aveva (Avevo?) aggredito mio marito menzionando un qualche tipo di somiglianza raccapricciante, un’invidia insensata che provavo nei suoi confronti.
Sentii la sua voce che si allontanava che rassicurava mio marito (per evitare il che... che potresti scrivere "Sentii la sua voce allontanarsi, rassicurando mio marito". – Dai, lo andremo a guardare, ogni tanto… -
Confermo che sia scritto bene e si faccia leggere piacevolmente. La trama non è particolarmente originale, però hai saputo nel finale dare un guizzo un po' cattivo al tutto e io l'ho apprezzato.
Piuttosto trovo che sia un po' troppo affrettato il ritorno del marito a casa e il suo andare subito a coricarsi senza neppure fornire una scusa plausibile e senza, soprattutto, aver avvertito prima la moglie che non aveva voglia di uscire. Per quanto queste cose possano accadere, penso che sia un po' improbabile e che ciò che accade dopo lo sia altrettanto. Cioè lui si chiude in camera sbattendosene di tutto, lei esce ugualmente, e quando torna lui russa e non si è preoccupato minimamente di dove sia andata lei? Mi pare una coppia con qualche problema.
Quindi rivedrei un attimo questa parte, cercando di renderla più coerente. Io magari direi che lui viene trattenuto al lavoro, quindi la cena salta, ma lei esce ugualmente a fare una passeggiata lasciando un biglietto e quando torna trova il marito che dorme.
#6
Inviato 13 marzo 2012 - 17:52
#7
Inviato 16 marzo 2012 - 12:56
non capisco, perché non le viene più in mente? L'hai appena detto il nome. (andando avanti ho capito che ti riferivi a La fuga dall'Eden, però non parlerei di nome, che porta a pensare a Lilith, quanto di titolo.[color=#000000][font=Calibri]Sì, attribuivo la colpa di tutto questo a Lilith, al dipinto il cui nome non mi veniva più in mente.[/font][/color]
mi pare che invece reagisca, forse hai dimenticato un "non" però suonerebbe brutto "non potei non reagire", lo sostituirei con un altra espressione. O forse reagire non era il verbo adatto, perché se sale sulla sedia, mi pare che una reazione ce l'abbia.[color=#000000][font=Calibri]Quella reazione mi sorprese e mi sovrastò, e io non potei reagire. [/font][/color]
perché questo cambio di tempi verbali?[color=#000000][font=Calibri]Forse ho borbottato qualcosa, come l’esempio di un discorso, ma non lo saprò mai. [/font][/color]
cambierei per evitare sfondo-fondo[color=#000000][font=Calibri] L’interno del dipinto era una stanza con lo sfondo dipinto, con l’albero in fondo.[/font][/color]
cambierei espressione anche qua, perché ritornare alla realtà per un attimo mi ha confusa, credendo che fosse lei a essere uscita, metterei appunto solo che realizza quello che è successo.[color=#000000][font=Calibri]Poi corse fuori dal dipinto e ritornai alla realtà, realizzando l’orrore di ciò che era successo. [/font][/color]
mi dà l'idea di un pensiero infantile, lo sostituirei con altro, tipo imprecare.[color=#000000][font=Calibri]Nella mia mente, urlai tutte le parolacce che mi vennero in mente, ma le mie labbra erano atteggiate al sorriso ammaliante che le avevo tanto invidiato. [/font][/color]
Finale angosciante
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