Non salvatemi
#1
Inviato 28 febbraio 2012 - 16:33
Dunque è così che funziona: il tuo corpo si indebolisce al punto che non riesci neanche a sollevare una mano, muovi appena le dita; il respiro si fa irregolare, lento, flebile; la vista si annebbia e i contorni delle cose sfumano gli uni negli altri. Nessuna rivelazione speciale, nessuna luce miracolosa in fondo al tunnel, nessuna musica celestiale. Mentre ti dissangui silenziosamente, il dolore fisico si attenua, diviene un'eco lontana e sorda; superata la fase acuta iniziale - quando le prime coltellate sono lame roventi che ti urlano nella carne - la pena successiva si mescola ad un intorpidimento generale che ti richiama verso il nulla e quella parte della tua volontà che fino a poco prima desiderava solo vendetta, adesso sussurra "Non salvatemi".
Non salvatami, per favore, va bene così. Vivere è faticoso, difficile, complicato; lasciate che sprofondi nel vuoto eterno ed in questo ultimo, estremo atto si zittiscano le angosce e le preoccupazioni, scompaiano i tormenti dell'anima, il senso di colpa, la frustrazione. Non salvatemi mentre rantolo il mio ultimo fiato, il mio cuore salta i battiti, decelera ed io galleggio sul confine impalpabile dell'esistenza. Scusatemi se non lascio un saluto: non avevo previsto un assassino in casa mia, rientrando da questa ultima giornata di lavoro.
Non salvatemi, lasciatemi andare, ho sofferto abbastanza.
"Che speranze ci sono dottore?"
La donna è pallida, spettinata ed i vestiti che indossa non si intonano tra loro né nella forma né nei colori.
"Non molte ma non si può mai sapere in questi casi. Tuttavia, anche se si dovesse risvegliare, non si aspetti un facile recupero: i danni cerebrali sono evidenti"
Il tono del chirurgo è asettico, impersonale: sembra lontanissimo anche se le è davanti. Le mani le tremano e non riesce a fermarle.
"Ma quanto può vivere così?" domanda ancora.
"Non c'è una regola: a volte giorni, a volte anni..."
Lei annuisce in silenzio.
"E' sicura che le sue volontà fossero di mantenerlo in vita?" chiede ancora il medico.
"Certo, siamo stati sposati per sei anni, so cosa pensava il mio ex marito!" ribatte lei, come punta da un insetto.
"Nove coltellate, come ha detto lei, nessun organo vitale. Ora voglio il resto dei miei soldi"
"Domani, al solito posto"
"Solo una domanda: perché mi ha fatto chiamare il 118 prima che suo marito morisse?"
Silenzio. Poi un sospiro.
"Al solito posto. Domani"
Perché adesso lui è mio, per sempre.
(Se posso permettermi, suggerisco di ascoltare come colonna sonora 'Black Flowers' di Chris Isaak)
#2
Inviato 28 febbraio 2012 - 17:28
Nella seconda ho avuto problemi a capire dove fosse il punto di vista sono passata dal dottore, alla donna, ancora al dottore, mi sono sentita un po' spaesata, lo metterei in modo più chiaro.
La fine è da bastarda
#3
Inviato 28 febbraio 2012 - 17:50
La ridondanza (l'uso smodato dell'aggettivo e dell'avverbio) con la quale combatto tenacemente da sempre e la mia scarsa capacità nei dialoghi di far capire chi dice cosa. Mi cospargo il crapino di cenere.
La moglie è spietata, spietatissima! Per questo era ex...
Grazie del tuo commento!
#4
Inviato 28 febbraio 2012 - 20:29
Dunque è così che funziona: il tuo corpo si indebolisce al punto che non riesci neanche a sollevare una mano, muovi appena le dita; il respiro si fa irregolare, lento, flebile; la vista si annebbia e i contorni delle cose sfumano gli uni negli altri. Nessuna rivelazione speciale, nessuna luce miracolosa in fondo al tunnel, nessuna musica celestiale. Mentre ti dissangui silenziosamente, il dolore fisico si attenua, diviene un'eco lontana e sorda; superata la fase acuta iniziale - quando le prime coltellate sono lame roventi che ti urlano nella carne - la pena successiva si mescola a(d, niente d) un intorpidimento generale che ti richiama verso il nulla e quella parte della tua volontà che fino a poco prima desiderava solo vendetta, adesso sussurra "Non salvatemi".
Non salvatami, per favore, va bene così. Vivere è faticoso, difficile, complicato; lasciate che sprofondi nel vuoto eterno e(d) in questo ultimo, estremo atto si zittiscano le angosce e le preoccupazioni, scompaiano i tormenti dell'anima, il senso di colpa, la frustrazione. Non salvatemi mentre rantolo il mio ultimo fiato, il mio cuore salta i battiti, decelera e(d) io galleggio sul confine impalpabile dell'esistenza. Scusatemi se non lascio un saluto: non avevo previsto un assassino in casa mia, rientrando da questa ultima giornata di lavoro.
Non salvatemi, lasciatemi andare, ho sofferto abbastanza.
"Che speranze ci sono dottore?"
La donna è pallida, spettinata e(d) i vestiti che indossa non si intonano tra loro né nella forma né nei colori.
"Non molte ma non si può mai sapere in questi casi. Tuttavia, anche se si dovesse risvegliare, non si aspetti un facile recupero: i danni cerebrali sono evidenti"
Interessante. A un certo punto, all'inizio, ho avuto come la sensazione che la fine sarebbe stata spiazzante, ed è stato così :-) Solo mi chiedo, ma è veramente una puntigliosità: perché lui ha danni cerebrali se viene accoltellato? Cioè, mi spiego... lui praticamente viene dissanguato, ma è possibile che questo porti a danni cerebrali? Lo dico da perfetta ignorante della materia ovviamente. Poi lei ha rischiato, perché per avere la certezza di non colpire organi vitali bisogna essere o chirurghi o assassini molto esperti, non certo il primo deliquente che trovi per strada.
In ogni caso, secondo me qui più che amore, odio, c'è una sorta di rivendicazione egoistica, un riappropriarsi di qualcosa che lei riteneva le appartenesse di diritto. E insieme la consapevolezza che questa "cosa" può ritornare sua solo senza volontà, senza coscienza. Ma in un certo qual modo sembra che per la donna questo sia meglio, perché è in grado di esercitare su di lui un controllo totale proprio ora che lui non può più scappare. Interessante. Forse un po' breve, però effettivamente anche allungarlo non avrebbe molto senso perché perderebbe l'incisività che ha adesso.
#5
Inviato 28 febbraio 2012 - 21:12
La prima parte mi piace nel suo essere un po'esistenziale, come dice Nerina forse c'è un po di ridondanza in alcuni punti, ma non in modo eccessivo.
La seconda parte c'è qualcosa che mi sfugge nei punti di vista, forse andrebbe riordinata es:
ILa donna è pallida, spettinata ed i vestiti che indossa non si intonano tra loro né nella forma né nei colori
n questa frase in particolare sembra ci sia l'intervento di un narratore esterno, mi ha un po' spiazzato.
La terza rivela il tutto, chiude il cerchio. Posso immaginare a un tradimento e la vendettà conseguente, o qualcosa di folle ancora. Un atto di pura possessione.
La prima parte comunque è quella che ho apprezzato di più
Saluti
VelvetA
#6
Inviato 28 febbraio 2012 - 22:58
Fatico a stare dalla sua parte, come faticherei a salvare dalle sabbie mobili chi considera la musica di Bach o Mozart o Haendel come rumore sgradevole per le orecchie. Si lo salverei, ma poi me ne andrei per la mia strada, non potrebbe esserci dialogo dopo i ringraziamenti formali.
In questo pezzo trovo perfetta l'accoppiata fra marito e moglie: due perfetti e pericolosi superficiali.
Lui materialista, lei altrettanto, per di più senza principi o remore morali, lui non so, è la vittima, per quanto, per meritare la morte, deve averne combinate di rimarchevoli.
Fra di loro niente dialogo, per quanto la moglie asserisca di conoscere il suo uomo, niente aspirazioni o sublimazioni se non nel male, da parte di lei. Che dire: una perfeta coppia dei giorni nostri, l'apoteosi del niente e del vuoto morale più assoluto, la dimostrazione che l'assioma di Goya del suo famoso quadro, che il sonno della ragione genera mostri, è vera.
Uno spaccato della società odierna. Spero che la moglie si diverta tanto in discoteca. Chissà se assumerà una badante per il marito.
#7
Inviato 29 febbraio 2012 - 11:50
@Electra
Non mi sono documentata a fondo per scrivere questo pezzo, probabilmente se si fosse trattato di un romanzo, l'avrei fatto. Ergo, non so se l'accoltellamento possa portare ad una carenza di ossigeno al cervello tale da creare danni permanenti.
In verità era mia intenzione esaminare il lato psicologico di questa non morte, ovvero un uomo che probabilmente non è vecchio, ma che ha già vissuto le sue sofferenze e che nel momento estremo, invece di aggrapparsi alla vita, ha la serenità di lasciarsi andare e dall'altra parte una donna, incapace di vivere la propria vita, che pretende di possedere quella del marito.
E' inquietante secondo me, perché tutti si domandano come si possa trovare il coraggio per chiedere di staccare la spina, ma se invece è ciò che vuoi e nessuno lo fa?
@Velvet
Speravo che ti piacesse. Dato che mostri di essere un approfondito conoscitore del lato 'malato' dell'umano (e guarda che ti ammiro davvero per questo!) il tuo commento mi fa molto piacere. Sì, in effetti sono ridondante, è uno dei miei difetti e ci sto lavorando sopra, grazie soprattutto ai commenti ottenuti in questo forum (mittiko!).
Il racconto ha tre fasi: la prima molto introspettiva, segue i pensieri del morente; la seconda è come un salto di scena e volevo essere un po' spiazzante; la terza ritorna introspettiva, ma è solo una riga.
Ho in cantiere altri racconti un po' pulp, se troverò il coraggio li posterò.
@Unius
Non so se il protagonista sia ateo, diciamo che nel momento del trapasso non vede niente. Ciò non significa che poi, quando e se mai un giorno sua moglie gli permettesse di morire, lui non troverà la luce ad attenderlo nell'aldilà. Non so perché sua moglie lo voglia non-morto però ho notato una cosa che non mi aspettavo: tutti voi avete considerato soprattutto il punto di vista della moglie, mentre io pensavo solo a quello del marito! Interessante
Relativamente alla massima di Goya, sulla quale ammetto di riflettere da quando ero una ragazzina, vorrei solo aggiungere che in tutto c'è bisogno di equilibrio. La Ragione, intesa come razionalità e controllo, uccide la creatività a mio parere e dunque se qualche volta dormisse un po' a me non dispiacerebbe. Questo mio pensiero nasce dal fatto che io ho un approccio soprattutto emozionale al mondo, non logico.
Magari ne riparleremo
Grazie a tutti ancora
melocactus
#8
Inviato 01 marzo 2012 - 21:25
#9
Inviato 05 marzo 2012 - 14:48
Sono contenta che ti sia piaciuta tanto la prima parte. Per la questione dei dialoghi, vedrò di migliorare nei prossimi pezzi che scriverò.
melocactus
#10
Inviato 06 marzo 2012 - 19:34
Concordo con nerina (ammiro sempre i suoi commenti
Il rischio maggiore che si corre nell'interpretazione del frammento è dato dal fatto che il nucleo risieda in una sola piccolissima parola: ex.
E ci si passa sopra talmente velocemente da non coglierne appieno il significato e il valore all'interno della trama. Almeno, a me è successo.
Ciao
Enoch
#11
Inviato 07 marzo 2012 - 13:51
Paradossalmente, nel mio modo di fare poesia invece ricerco l'essenzialità, è la legge del contrappasso.
Proverò per esercizio a fare una versione del frammento in modo scarno. Vediamo cosa mi viene fuori!
E' bello aver trovato un ambiente stimolante come questo sito, finalmente sto ricominciando a lavorare duro.
Grazie davvero.
melocactus
#12
Inviato 07 marzo 2012 - 17:47
Sì, ma dietro quell'essenzialità (oserei chiamarla "grafemica") c'è un lavoro immane di setaccio tra sconfinate possibilità a nostra disposizione; ricercare una parola che racchiuda interi mondi in tutte le sue sfumature. Quando ci ritroviamo a scrivere in prosa ci pervade la necessità di mostrare, di esprimere con tutto il vocabolario a disposizione quello che vogliamo comunicare. Avviene perchè sono due modi di comunicare diversi. Tutto qua. Esprimiamo in orizzontale, alludiamo in verticale (ho la sensazione di aver detto una cosa intelligenteParadossalmente, nel mio modo di fare poesia invece ricerco l'essenzialità, è la legge del contrappasso.
melocactus
Ciao
Enoch
#13
Inviato 07 marzo 2012 - 18:08
Esprimiamo in orizzontale, alludiamo in verticale (ho la sensazione di aver detto una cosa intelligente
).
Assolutamente! Hai detto una fikata pazzesca
Credo di esserti abbastanza affine...
melocactus
#14
Inviato 07 marzo 2012 - 18:12
Me l'ha prestata Jakobson
Esprimiamo in orizzontale, alludiamo in verticale (ho la sensazione di aver detto una cosa intelligente).
Assolutamente! Hai detto una fikata pazzesca
Credo di esserti abbastanza affine...
melocactus
Messaggio modificato da enoch, 07 marzo 2012 - 18:13
#15
Inviato 08 marzo 2012 - 03:26
#16
Inviato 08 marzo 2012 - 14:31
Ho oramai capito che la prima parte è piaciuta, mentre il resto è un po' un casino. Mi è venuta voglia di rimetterla a posto, limare e sistemare e postare una versione rivista e corretta. Non lo faccio mai, applico i consigli a brani successivi, ma questa volta potrebbe valere la pena.
melocactus
#17
Inviato 03 aprile 2012 - 09:34
La seconda parte è un pò troppo disconnessa, senza una storia dietro fa perdere di efficacia al racconto. Volevi dare giustamente un contesto alla prima parte, ma secondo me dovevi mantenere l'aria di riflessione, non mettere dei dialoghi che ti fanno uscire da quella densità della prima digressione.
Si capisce poco l'ultima parte, probabilmente perchè non si conosce la psicologia della donna e la storia che vi è dietro.
Comunque non è male, mi piace abbastanza!
#18
Inviato 03 aprile 2012 - 13:00
Purtroppo la seconda è un po' più criptica e diventa più chiusa nel dialogo come a voler chiudere effettivamente la comunicazione e creare un'ulteriore dimensione interpretativa, una sorta di doppio messaggio perché vira il punto di vista ed è più difficile seguire.
Comunque ho trovato questo pezzo molto interessante quindi ti faccio i miei complimenti.
Ha un non so cosa di cinematografico la narrazione e la brevità forse lo asciuga nelle intenzioni. Però ho apprezzato lo stesso.
#19
Inviato 03 aprile 2012 - 16:41
In particolare il secondo pezzo è volutamente diretto, molto meno riflessivo del primo e sì, ha un approccio cinematografico che vorrebbe colpire con dei flash più che circostanziare gli eventi.
Le vostre osservazioni sono in ogni caso corrette e utili.
Vi invito, se volete, anche a leggere la versione rifatta di questo pezzo (stesso titolo), forse più chiara e meno criptica.
Non so se posso linkarla qui, comunque è tra i frammenti.
melocactus
#20
Inviato 04 aprile 2012 - 12:51
Quoto le precisazioni e le critiche mosse da chi ha commentato prima di me. Ho trovato il testo scritto bene (ripetizioni, a parte).
Non mi convince molto la prima parte del testo che ho trovato piuttosto lunga e poco utile al resto dello scritto. Per gusto personale la alleggerirei un po', poi vedi tu. Dipende sempre da cosa ti sei prefissato.
Se posso, suggerirei di troncare prima il finale. Esattamente alla domanda: perché mi ha fatto chiamare il 118?
Mi sembra un finale ad effetto già così, in più il lettore può immaginare qualsiasi perché. Anche questo, però, è solo un suggerimento. Il testo è tuo e sei tu quello che ha voce in capitolo.
A rilleggersi!
Nis
Messaggio modificato da Nissia, 04 aprile 2012 - 12:54
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