Caffè
Iniziato da RUDI, feb 02 2012 15:53
9 risposte a questa discussione
#1
Inviato 02 febbraio 2012 - 15:53
http://www.writersdr...nna-e-assenzio/
Nero, bianco. Inchiostro, carta. Una parola dopo l’altra. Una lettera e via l’altra. Lettera tra le lettere. Pagine, fruscianti, ingiallite, dense. Una pagina dopo l’altra. La copertina dai forti colori tenuta, trattenuta da esili mani pallide. Un dito insegue l’altro. Cinque, spogli, levigati. Uno affianco all’altro,cinque. Ossessivamente li ammiro e li riconto. Cinque. Per poi spostare lo sguardo all’altra mano.
La solita da quarantadue minuti precisi.
Ora qui, con il libro tra le mani senza mai alzare lo sguardo, senza distrazioni, senza guardare il panorama che scorre rapido dal finestrino del treno. Come si fa a non guardare il panorama? Che buffo, neanche io guardo fuori. Da quarantotto minuti la mia attenzione è fissa su questa inaspettata compagna di viaggio.
Compagna di viaggio?
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio, incontro gente che sale, scende, si siede, dorme, ride, ma l’ho sempre considerata una enciclopedia di passanti, scocciatori, viaggiatori, pendolari, rompipalle. Appena lei, alla seconda fermata, si è seduta ho pensato ad una compagna di viaggio. Buffo.
Gambe accavallate quasi a costruire un caldo giaciglio dove custodire il libro e chissà che altro. Niente di appariscente. Niente. Sembra che il suo mondo viva, danzi, scorra tra i pochi centimetri che dividono i suoi occhi da quelle pagine. Non ha distrazioni e non guarda il panorama. Io misuro ogni millimetro che divide il mio ginocchio dai suoi pantaloni nocciola. Catturo con lo sguardo il pulviscolo che si rincorre, a volte raggiunto dai raggi del sole, tra le mie labbra ed il suo volto leggermente chinato.
Salita da settantatre minuti.
Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso. Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
Distolgo lo sguardo un istante, guardo il panorama.
Un tintinnio festoso dal suo bracciale che accompagna il libro sul sedile di fianco. Occhi nocciola.
Mi dice: - Ti va di prenderci un caffè?
Nero, bianco. Inchiostro, carta. Una parola dopo l’altra. Una lettera e via l’altra. Lettera tra le lettere. Pagine, fruscianti, ingiallite, dense. Una pagina dopo l’altra. La copertina dai forti colori tenuta, trattenuta da esili mani pallide. Un dito insegue l’altro. Cinque, spogli, levigati. Uno affianco all’altro,cinque. Ossessivamente li ammiro e li riconto. Cinque. Per poi spostare lo sguardo all’altra mano.
La solita da quarantadue minuti precisi.
Ora qui, con il libro tra le mani senza mai alzare lo sguardo, senza distrazioni, senza guardare il panorama che scorre rapido dal finestrino del treno. Come si fa a non guardare il panorama? Che buffo, neanche io guardo fuori. Da quarantotto minuti la mia attenzione è fissa su questa inaspettata compagna di viaggio.
Compagna di viaggio?
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio, incontro gente che sale, scende, si siede, dorme, ride, ma l’ho sempre considerata una enciclopedia di passanti, scocciatori, viaggiatori, pendolari, rompipalle. Appena lei, alla seconda fermata, si è seduta ho pensato ad una compagna di viaggio. Buffo.
Gambe accavallate quasi a costruire un caldo giaciglio dove custodire il libro e chissà che altro. Niente di appariscente. Niente. Sembra che il suo mondo viva, danzi, scorra tra i pochi centimetri che dividono i suoi occhi da quelle pagine. Non ha distrazioni e non guarda il panorama. Io misuro ogni millimetro che divide il mio ginocchio dai suoi pantaloni nocciola. Catturo con lo sguardo il pulviscolo che si rincorre, a volte raggiunto dai raggi del sole, tra le mie labbra ed il suo volto leggermente chinato.
Salita da settantatre minuti.
Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso. Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
Distolgo lo sguardo un istante, guardo il panorama.
Un tintinnio festoso dal suo bracciale che accompagna il libro sul sedile di fianco. Occhi nocciola.
Mi dice: - Ti va di prenderci un caffè?
#2
Inviato 02 febbraio 2012 - 18:13
Citazione
Nero, bianco. Inchiostro, carta.
L'idea è buona, ma non rende al meglio perché manca musicalità. Ci vorrebbe qualche allitterazione in più.
Citazione
Pagine, fruscianti, ingiallite, dense.
Citazione
Salita da settantatre minuti.
Citazione
Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
Citazione
che accompagna il libro sul sedile di fianco
E' carino nel complesso, soprattutto il finale, ben riuscito, anche nel ritmo. Invece altre parti, tipo all'inizio, sono un po' macchinose. Però nel complesso mi è piaciuto.
#3
Inviato 04 febbraio 2012 - 08:29
Linee guida: quando commenti, cerca di analizzare i seguenti punti: trama, contenuti, grammatica, personaggi, stile. Aggiungi poi un tuo commento finale. Non essere stringato, ma cerca di essere il più approfondito possibile.
credo che il verso " Un dito insegue l’altro. Cinque, spogli, levigati. Uno affianco all’altro,cinque. Ossessivamente li ammiro e li riconto. Cinque " abbia troppe ripetizioni della parola cinque e alcune volte rileggendo quasi non capisco di cosa si parli. In generale il racconto è abbastanza dettagliato ma in alcuni versi ci sono accostamenti di parole poco coerenti. Comunque l'idea è valida.
RUDI, il 02 febbraio 2012 - 15:53, ha scritto:
http://www.writersdr...nna-e-assenzio/
Nero, bianco. Inchiostro, carta. Una parola dopo l’altra. Una lettera e via l’altra. Lettera tra le lettere. Pagine, fruscianti, ingiallite, dense. Una pagina dopo l’altra. La copertina dai forti colori tenuta, trattenuta da esili mani pallide. Un dito insegue l’altro. Cinque, spogli, levigati. Uno affianco all’altro,cinque. Ossessivamente li ammiro e li riconto. Cinque. Per poi spostare lo sguardo all’altra mano.
La solita da quarantadue minuti precisi.
Ora qui, con il libro tra le mani senza mai alzare lo sguardo, senza distrazioni, senza guardare il panorama che scorre rapido dal finestrino del treno. Come si fa a non guardare il panorama? Che buffo, neanche io guardo fuori. Da quarantotto minuti la mia attenzione è fissa su questa inaspettata compagna di viaggio.
Compagna di viaggio?
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio, incontro gente che sale, scende, si siede, dorme, ride, ma l’ho sempre considerata una enciclopedia di passanti, scocciatori, viaggiatori, pendolari, rompipalle. Appena lei, alla seconda fermata, si è seduta ho pensato ad una compagna di viaggio. Buffo.
Gambe accavallate quasi a costruire un caldo giaciglio dove custodire il libro e chissà che altro. Niente di appariscente. Niente. Sembra che il suo mondo viva, danzi, scorra tra i pochi centimetri che dividono i suoi occhi da quelle pagine. Non ha distrazioni e non guarda il panorama. Io misuro ogni millimetro che divide il mio ginocchio dai suoi pantaloni nocciola. Catturo con lo sguardo il pulviscolo che si rincorre, a volte raggiunto dai raggi del sole, tra le mie labbra ed il suo volto leggermente chinato.
Salita da settantatre minuti.
Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso. Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
Distolgo lo sguardo un istante, guardo il panorama.
Un tintinnio festoso dal suo bracciale che accompagna il libro sul sedile di fianco. Occhi nocciola.
Mi dice: - Ti va di prenderci un caffè?
Nero, bianco. Inchiostro, carta. Una parola dopo l’altra. Una lettera e via l’altra. Lettera tra le lettere. Pagine, fruscianti, ingiallite, dense. Una pagina dopo l’altra. La copertina dai forti colori tenuta, trattenuta da esili mani pallide. Un dito insegue l’altro. Cinque, spogli, levigati. Uno affianco all’altro,cinque. Ossessivamente li ammiro e li riconto. Cinque. Per poi spostare lo sguardo all’altra mano.
La solita da quarantadue minuti precisi.
Ora qui, con il libro tra le mani senza mai alzare lo sguardo, senza distrazioni, senza guardare il panorama che scorre rapido dal finestrino del treno. Come si fa a non guardare il panorama? Che buffo, neanche io guardo fuori. Da quarantotto minuti la mia attenzione è fissa su questa inaspettata compagna di viaggio.
Compagna di viaggio?
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio, incontro gente che sale, scende, si siede, dorme, ride, ma l’ho sempre considerata una enciclopedia di passanti, scocciatori, viaggiatori, pendolari, rompipalle. Appena lei, alla seconda fermata, si è seduta ho pensato ad una compagna di viaggio. Buffo.
Gambe accavallate quasi a costruire un caldo giaciglio dove custodire il libro e chissà che altro. Niente di appariscente. Niente. Sembra che il suo mondo viva, danzi, scorra tra i pochi centimetri che dividono i suoi occhi da quelle pagine. Non ha distrazioni e non guarda il panorama. Io misuro ogni millimetro che divide il mio ginocchio dai suoi pantaloni nocciola. Catturo con lo sguardo il pulviscolo che si rincorre, a volte raggiunto dai raggi del sole, tra le mie labbra ed il suo volto leggermente chinato.
Salita da settantatre minuti.
Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso. Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
Distolgo lo sguardo un istante, guardo il panorama.
Un tintinnio festoso dal suo bracciale che accompagna il libro sul sedile di fianco. Occhi nocciola.
Mi dice: - Ti va di prenderci un caffè?
#4
Inviato 04 febbraio 2012 - 20:04
RxxK, ti invito a leggere questo topic: http://www.writersdr...to-sconosciuto/
è sempre bene imparare a quotare, in un mondo di forum.
è sempre bene imparare a quotare, in un mondo di forum.
#5
Inviato 04 febbraio 2012 - 20:47
Bel frammento. Essendo una viaggiatrice, ho un debole per i racconti ambientati nei treni e per tutto quello che un treno può significare: il viaggio come metafora della vita, o il treno come incontro casuale di persone che in quel momento avrebbero potuto benissimo essere altrove.
E ora veniamo al racconto.
Mi piacciono le frasi spezzate all'inizio. Creano un ritmo incalzante che coinvolge immediatamente il lettore e al tempo stesso rendono bene il carattere compulsivo del protagonista.
Questa parte:
mi ha fatto venire in mente le parole di de André nella splendida canzone Le passanti: "Alla compagna di viaggio, i suoi occhi, il più bel paesaggio, fan sembrare più corto il cammino...".
E' un riferimento voluto? Se sì, i miei complimenti: perché è abbastanza esplicito per essere colto, e abbastanza velato per rendere il tuo testo originale.
Per il resto, hai la capacità di essere incisivo ed efficace. Il finale, poi, è inaspettato, ma non è improbabile.
Segnalo solo una virgola che, secondo me, ci starebbe qui:
E poi, per una questione di ritmo, qui:
sostituirei "una enciclopedia" con "un'enciclopedia".
In generale, il brano mi è piaciuto molto. A rileggerti!
E ora veniamo al racconto.
Mi piacciono le frasi spezzate all'inizio. Creano un ritmo incalzante che coinvolge immediatamente il lettore e al tempo stesso rendono bene il carattere compulsivo del protagonista.
Questa parte:
Citazione
Ora qui, con il libro tra le mani senza mai alzare lo sguardo, senza distrazioni, senza guardare il panorama che scorre rapido dal finestrino del treno. Come si fa a non guardare il panorama? Che buffo, neanche io guardo fuori. Da quarantotto minuti la mia attenzione è fissa su questa inaspettata compagna di viaggio.
E' un riferimento voluto? Se sì, i miei complimenti: perché è abbastanza esplicito per essere colto, e abbastanza velato per rendere il tuo testo originale.
Per il resto, hai la capacità di essere incisivo ed efficace. Il finale, poi, è inaspettato, ma non è improbabile.
Segnalo solo una virgola che, secondo me, ci starebbe qui:
Citazione
Appena lei, alla seconda fermata, si è seduta, ho pensato ad una compagna di viaggio.
E poi, per una questione di ritmo, qui:
Citazione
ma l’ho sempre considerata una enciclopedia di passanti,
In generale, il brano mi è piaciuto molto. A rileggerti!
#6
Inviato 06 febbraio 2012 - 09:09
Grazie Emma. Ha il peso, viene paralizzato ed è sgomento per lei. Cioè, glie piace talmente tanto da non riuscire a proferire parola o fare un gesto.
Grazie RxxK.
Grazie mille Agave. Io adoro Fabrizio De André ma, nonostante la meravigliosa canzone che hai citato, la risposta è no. Non ho scritto quella frase pensando al testo di quella canzone. Ho forse è avvenuto in modo inconscio. Non so.
Rudi
Grazie RxxK.
Grazie mille Agave. Io adoro Fabrizio De André ma, nonostante la meravigliosa canzone che hai citato, la risposta è no. Non ho scritto quella frase pensando al testo di quella canzone. Ho forse è avvenuto in modo inconscio. Non so.
Rudi
#7
Inviato 06 febbraio 2012 - 13:15
E' carino, l'idea è buona!
Questa parte mi piace come suona, anche se non mi convince appieno. Credo sia per la parola "viaggio" scritta la seconda volta..
Lo cambierei con "anima di dosso".
Per il resto non è male. E' un pezzo da solo o c'è una storia?
Citazione
Compagna di viaggio?
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio,
Prendo il treno ogni mattina alla sei e ventotto, due ore di viaggio,
Citazione
Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso.
Per il resto non è male. E' un pezzo da solo o c'è una storia?
#9
Inviato 08 febbraio 2012 - 14:37
Secondo me usi troppa punteggiatura. Soprattutto l'inizio è reso molto poco scorrevole,quasi "blocca" la lettura e forse dovresti renderla più lineare. La scelta dell'ambientazione,il treno,mi piace molto perchè sta ad indicare il viaggio,il fatto che molto probabilmente ci si dovrà perdere o che magari si sceglierà di ritrovarsi,di darsi appuntamento sulla terra ferma. La frase finale "Ti va di prenderci un caffè?" è quasi spiazzante sia per il lettore che per il protagonista e fa capire che non era solo il protagonista a cercare un "approccio",ma anche la ragazza. Mi piace molto,invece,questa espressione Non ho pudori, non ho incertezze e non le ho tolto la mia anima da dosso. Che peso! Mi inquieta, mi sgomenta, mi paralizza.
#10
Inviato 15 febbraio 2012 - 16:48
Grazie Melissa. Sono felice che in fondo ti piaccia.
La numerosa punteggiatura che tu noti è legata semplicemente ad un esercizio di stile. Io non scrivo sempre così (sebbene preferisca le frasi corte, asciutte, secche) ma in questo caso era assolutamente voluto.
Nel mio testo originale (che qui per questione di spazio e caratteri ho condensato una frase, una parola dopo l'altra) in realtà ad ogni parola o due tre parole, andava a capo. Questo (sempre nell'esercizio stilistico) forse rendeva più fluida la lettura.
Grazie comunque per la considerazioni.
Rudi
La numerosa punteggiatura che tu noti è legata semplicemente ad un esercizio di stile. Io non scrivo sempre così (sebbene preferisca le frasi corte, asciutte, secche) ma in questo caso era assolutamente voluto.
Nel mio testo originale (che qui per questione di spazio e caratteri ho condensato una frase, una parola dopo l'altra) in realtà ad ogni parola o due tre parole, andava a capo. Questo (sempre nell'esercizio stilistico) forse rendeva più fluida la lettura.
Grazie comunque per la considerazioni.
Rudi
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