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Trovato 162 risultati

  1. Il ragazzo della scogliera - Domenico Dentici

    Titolo: Il ragazzo della scogliera Autore: Domenico Dentici Collana: Tascabili Casa editrice: La strada per Babilonia ISBN: 978-8894822236 Data di pubblicazione (o di uscita): Prezzo: Cartaceo: 7.00 E-book: 2.49 Genere: Thriller, psicologico Pagine: 82 Sinossi: Francis, un ragazzo confuso, si ritrova in una stanza bianca. Il passato gli sfugge: non ricorda quasi nulla. Persino il confine tra realtà e sogno inizia a sembrargli sfumato, mentre passa le ore a registrare la sua voce su delle cassette che, per qualche motivo, ha a disposizione. Fuori, un fuori mutevole e incerto, c'è il mare, c'è la scogliera. Proprio lì, sulla spiaggia, accanto al fuoco, è successo qualcosa che Francis ha il dovere di ricordare. Link all'acquisto: Lo trovate qui!
  2. Il Manicomio di Malta - Vito Flavio Valletta

    Un anno fa sono scomparse due persone: Andrew Robinson e Benjamin Smith. Nessuno sa dove siano. Nessuno sembra dar peso alla loro scomparsa. L’agente speciale Harry White ha deciso di cercarli. Ma ora vorrebbe non averlo mai fatto. Vito Flavio Valletta nasce a Capua (CE) nel 1991. Laureato in Biotecnologie e specializzando in Biologia presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli, è appassionato di teatro e recitazione. Il Manicomio di Malta (edito da Nulla Die Edizioni, gennaio 2018) è il suo romanzo di esordio. Link Acquisto: Feltrinelli --> https://www.lafeltrinelli.it/libri/vito-flavio-valletta/manicomio-malta/9788869151361 Mondadori --> http://www.mondadoristore.it/Il-manicomio-di-Malta-Vito-Flavio-Valletta/eai978886915136/ Amazon --> https://www.amazon.it/manicomio-Malta-Vito-Flavio-Valletta/dp/8869151360 Nulla Die --> http://nulladie.com/catalogo/250-vito-flavio-valletta-il-manicomio-di-malta-9788869151361.html IBS --> https://www.ibs.it/il-manicomio-di-malta-libro-vito-flavio-valletta/e/9788869151361?tipo=nuovo%3Futm_source%3Dkelkoo.it&utm_medium=comparatore&utm_campaign=comparatore&lgw_code=1119-B9788869151361&from=kelkoo
  3. Oltre Tempo Capitolo I parte 1

    Commento a JohnnyBazookaBic Cosa distingue un uomo perso, da un uomo che si rialza e combatte? Cosa lo spinge a rialzarsi? A provare ancora, ancora e ancora? Cosa riaccende il fuoco che alimenta la sua volontà di reagire al buio per ritrovare di nuovo la luce? Nessuno ti aiuta ad uscirne, nessuno ti ci costringe, solo tu puoi reagire, solo tu puoi uscirne. Facile offuscare la mente con della felicità liquida ogni volta che senti la speranza scivolare via dalla tua essenza. Litri e litri di alcol che faccio scendere ogni giorno giù per la gola, aiutano ma non cancellano e non importa che bevanda alcolica sia, più mi offusca il pensiero, più mi è gradita fortuna che gli alambicchi caserecci di Thomas producono una discreta brodaglia illegale a buon mercato altrimenti sarei rovinato, non che me la passi alla grande certo, ma si tira a campare viste le difficoltà che siamo costretti a sopportare, e poi ai postumi ci pensa il salasso del dottor Lido, un tocca sana per il post-sbornia! - Non puoi continuare così! Devi reagire Ezio! – mi ripete ogni volta e come sempre mi limito a dare ragione ai suoi falsi rimproveri da genitore - Ci sto provando Doc! - con un sorriso che darebbe speranza anche alla più giovane recluta della resistenza, e poi via a cercare conforto dietro la folta coltre di nebbia, non una nebbia qualsiasi: ti entra in gola ad ogni respiro e ti inquina lentamente, senza darti pace, ti puoi solo abituare e cercare di sopportare. La nebbia vela tutta la regione di Cardium, un tempo ricca e fiera del suo splendore, ora solo il riflesso del terrore che dilaniò la sua essenza. Il terrore si diffuse come un epidemia in ogni luogo, dalle campagne del Nord fino alle colline in cima alla valle del Ritornello. Nessuno è più al sicuro, non puoi fidarti di nessuno ora solo di te stesso. Nessun rapporto con altre persone se non per sfamare i miei bisogni. Nessuno, io e la mia coscienza, offuscata e stufa di combattere. Non puoi opporti, non puoi far finta che non esista, sa cosa fai, sa dove sei e se vuole ti trova, non puoi nasconderti, non puoi evitare l’inevitabile, egli ti trova sempre. Fai ciò che ti chiedono e non avrai problemi, sbaglia una sola volta e sei finito. Acqua e razione Vita, l’unico sostentamento da parte del regime, è una brodaglia che ci serve ogni giorno la mensa del Laboratorio, insipida e viscida, ma fondamentale per sopravvivere se non puoi permetterti cibo migliore. Due pasti al giorno, esclusi rarissimi colpi di fortuna nei quali puoi gustarti un frutto caduto durante il trasporto delle provvigioni destinate all'esercito imperiale, se hai la fortuna di non imbatterti in una guardia del pretoriato, che gioisce nel dimezzarti le razioni per futili motivi. Delle volte basta incrociare lo sguardo di uno di loro e, Zac! Forse un pasto, forse niente! Bastardi! Se solo lo sbarco avesse portato i suoi frutti, se solo non ci fosse stata quella maledetta soffiata del Traditore. Tutto sarebbe tornato alla normalità, tutto avrebbe ripreso il suo corso, invece il destino a voluto che il mondo perdesse la speranza. Niente più aiuti da fuori, abbandonati a noi stessi. Abbandonati ad un regime di terrore e agonia immeritata. Anche il sole smise di brillare sopra di noi, un cumulo di nubi densissime che sormontano tutte le vallate, causate da bombardamenti chimici che sterminarono quasi completamente la popolazione. La soluzione finale, così la chiamarono. Il risultato di 7 anni di guerra è un luogo quasi invivibile, aria rarefatta e luce artificiale, città deserte dove un tempo vivevano centinaia di migliaia di persone. Nei sopravvissuti si annida un sentimento di odio e disperazione, i sentimenti di amore e pace che aleggiavano un tempo non esistono quasi più. Il sistema ti tiene in vita perché per lui sei utile, ma non indispensabile; preferisce punirti, piuttosto che redarguirti. Il simbolo del potere è inciso a fuoco su ognuno di noi in modo da non dimenticare ciò che devi fare e ciò che non devi fare. Prima era diverso, nessuno si sarebbe aspettato tutto questo dolore, tutta questa malvagità. Un tempo le terre, nonostante la sconfitta degli Alleati erano rigogliose e dense di speranza, forse il destino non sembrava così macabro come ce lo eravamo immaginati. Poco dopo la vittoria del regime esso sembrava intenzionato a ricostruire e a riformare una nuova realtà, uniti sotto la stessa bandiera. Bandiera macchiata dal sangue di milioni di innocenti, sterminati per folli ideali di supremazia. Il regime avviò una politica di ricostruzione e di nuova civilizzazione. Nuove strutture furono tirate su in breve tempo, istruzione e sanità alla base del progetto di rinascita. Tutto questo spiazzò la maggior parte dei sopravvissuti, nessuno credeva nei progetti del regime dopo il male che aveva portato, ed avevano ragione. La debolezza tuttavia, portò il popolo a credere nelle buone intenzioni del regime, che nel frattempo si era fatto chiamare Impero della Rinascita. La maggior parte dei testi storici fu bruciata e ogni manifestazione o simbolo religioso severamente proibito. Il popolo non doveva cercare conforto in qualcosa che non fosse l’impero. Nuovi testi furono scritti e nuove visioni di civiltà impiantate nella gente attraverso l’istruzione pilotata. Le ultime resistenze sradicate ed eliminate da ogni dove; se ritenevano la tua presenza dannosa, per te era finita. Giustiziati nelle piazze principali e appesi per fare da monito a chiunque tentasse di sovvertire il sistema. Adesso la situazione è molto differente da allora, nessuno combatte più se non per sopravvivere. Chi dava la vita per ribaltare il potere ora non esiste più. Oramai la speranza di vivere liberi e in pace sembra solo un lontano ricordo, ma c’è chi ancora crede in una nuova era per L’uomo, o meglio spero che sia così perché dentro di me credo nella forza della gente e nella loro volontà di combattere per il bene comune. Mi chiamo Ezio DeVirtus. Ho capito di essere il prescelto il 21 aprile del 2015, il giorno del mio venticinquesimo compleanno e sovvertirò il sistema dall'interno a costo della mia vita.
  4. Popobawa! - Nanni Cristino

    Titolo: Popobawa! Autore: Nanni Cristino Casa editrice: LFA Publisher ISBN: 978-8899972943 Data di pubblicazione: 24 novembre 2017 Prezzo: Euro 16,50 Genere: Giallo Pagine: 190 Quarta di copertina: Quando una notte, al largo di Uroa, a Zanzibar, Lucien Modigliani scorge un’isola in fiamme, pensa a un’allucinazione. Non ci sono isole, in quel tratto di costa. Per il vecchio Suleiman Makungu, invece, si tratta di un presagio di sventura. Il giorno dopo, nel villaggio viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza, Asha. Il modo in cui è stata ammazzata ricorda a Suleiman una vecchia leggenda: quella di un demone, il Popobawa, che si dice infesti l’isola. È stato davvero lui a uccidere la ragazza? Toccherà ad alcuni amici che gravitano intorno al Livingstone Café di Stone Town risolvere il mistero: Suleiman, vecchio e scorbutico abitante del posto, Lucien, un espatriato francese che sbarca il lunario scrivendo frasi per i biscotti della fortuna, Ronald, un inglese convinto che Freddie Mercury sia ancora vivo e Jabari, una guida turistica locale afflitta dalla «sindrome di Tourette». Link all'acquisto: https://www.libroco.it/dl/Nanni-Cristino/LFA-Publisher/9788899972943/Popobawa!/cw247483378180223.html https://www.ibs.it/popobawa-libro-nanni-cristino/e/9788899972943?inventoryId=93818517 http://www.mondadoristore.it/Popobawa-Nanni-Cristino/eai978889997294/
  5. Una ragazza cattiva - Alberto Beruffi

    Titolo: Una ragazza cattiva Autore: Alberto Beruffi Casa editrice: Libromania ISBN-10: 8833100227 ISBN-13: 978-8833100227 Data di pubblicazione: Agosto 2017 Prezzo: 3,99 Euro (digitale) 12,00 Euro (cartaceo) Genere: Thriller Pagine: 300 Quarta di copertina A metà degli anni Ottanta il collegio Santo Spirito di Mantova decide di aprire le sue porte anche alle ragazze. L’arrivo delle allieve stravolge la routine della gloriosa istituzione, con conseguenze tragiche. Venticinque anni dopo, nella medesima città, tre donne sono assassinate in rapida successione e inizia a diffondersi il timore che sia all’opera un serial killer. La scia di sangue sembra inarrestabile e tocca all’ispettore Marco Pioggia, coadiuvato da un esperto di musica e da una criminologa italoamericana, cercare di intuire la prossima mossa dell’assassino. La verità che si nasconde dietro le macabre rappresentazioni inscenate nei delitti è sconvolgente ed è solo l’inizio di un nuovo, terribile gioco. Link all'acquisto Cartaceo https://www.amazon.it/dp/8833100227/ Ebook https://www.amazon.it/dp/B0748HJZ1J https://www.kobo.com/it/it/ebook/una-ragazza-cattiva https://www.ibs.it/ragazza-cattiva-ebook-alberto-beruffi/e/9788899797973 https://itunes.apple.com/it/book/una-ragazza-cattiva/id1266560788
  6. Firma copie Shaytan

    Fino a
    Incontro informale con i lettori e firma copie del nuovo thriller Shaytan da Mondadori Store Alessandria.
  7. [N2017-1] È quasi Natale

    «Quello ci sta prendendo per il culo, ispettore!» Ripamonti, fresco di concorso e figlio di una prof di lettere, inarca appena un sopracciglio. Il linguaggio greve del superiore lo infastidisce, ma sa qual è il suo posto. «Gli stanno arrivando dei bei quattrini, a quei saltimbanchi pidocchiosi. Tutto un imbroglio, lo capirebbe un bambino, e non possiamo farci niente!» «Un po' di serenità, commissario, è quasi Natale» interviene benevola il brigadiere Rosaria Amato che lo conosce da anni e può permetterselo. «Però che storia! Se me la raccontassero, non ci crederei. Che coraggio quel giovanotto, io sarei morta di paura solo mettermici in quell'arnese infernale» sospira, riprende a digitare veloce. Lo stesso Bernard, impresario della piccola compagnia, in verità aveva subito definito una bufala la richiesta di riscatto. «Solo un pazzo chiederebbe soldi a noi, commissario! Grazie a Edmondo negli ultimi tempi andava meglio: pranzo e cena li mettevamo insieme e abbiamo pure risistemato il tendone. Quel poveretto non ce la faceva più ed è scappato, tutto qui...» «E allora chi cazzo ha mandato 'sta lettera?» si è inviperito Montano, che sospetta proprio di lui. Non è detto, pensa l'ispettore, i mitomani si risvegliano subito per un caso di cronaca enfatizzato dai media. Ne arriveranno altre e forse telefonate su dove lasciare i soldi. A Ripamonti il circo faceva un effetto deprimente anche da piccolo: soffriva alla vista delle bestie in gabbia e scorgeva fatica e mestizia dietro le piume rutilanti dei giocolieri e le capriole dei clown. Non vi si reca da anni, ma naturalmente sa che adesso, tra animalisti e normative locali, nella maggior parte si esibiscono solo umani, spesso bravissimi, i quali faticano a tirare avanti. Il numero dello scomparso Edmondo è come se l'avesse visto. Si è sorbito, come tutti al commissariato, le ripetizioni dei filmati recuperati in giro, tra spettatori e TV locali, e glielo ha descritto Mandelli, un agente scelto che era lì con i figli. Emozionante e pericoloso, ha detto, perché il rischio di cadere o andare a sbattere sui cavi e tiranti del tendone è molto elevato. «Dopo alcuni giocolieri, si è esibita una contorsionista davvero bella; poi dei clown, i quali alla fine hanno portato in scena un marchingegno. L'ho cercato su internet, somiglia alle antiche catapulte a torsione.» Pur già documentato, Ripamonti non ha interrotto la descrizione. Mandelli è un testimone dell'evento, può conoscere particolari non registrati e, soprattutto, consentirgli di entrare nell'ambiente emotivo dell'avvenimento. Ci è riuscito, nel suo modo compassato e formale. «L'acrobata, giovane, non tanto alto, robusto, è entrato facendo capriole. Applausi, inchini, musica e rullo di tamburi. Quando ha preso posto in quella specie di cucchiaio, è cessato ogni rumore e si sono spente le luci; poi, mentre un faro lo inquadrava, ho sentito degli scricchiolii seguiti da un grande schiocco e lui è stato scagliato in alto, ancora raggomitolato...» «La luce lo ha seguito?» «Per un tratto, quindi si è spostata su una ragazza che iniziava a issarsi sulla corda, diretta al trapezio, però tutto rimaneva buio, si è fermata.» Nelle repliche precedenti, al tornare della luce gli spettatori vedevano Edmondo sorridente sulla sbarra, la partner saliva su quella di fronte ed eseguivano i loro volteggi. Questa volta lassù non c'era nessuno. La polizia, com'è ovvio, ha interrogato artisti e personale. Interrotto lo spettacolo, loro si sono dati a chiamare e fare ricerche. Quanto al ritardo dell'illuminazione, l'addetto ne ha incolpato un interruttore incastrato, vecchio come tutto l'impianto. La scomparsa di un circense, volontaria anche per il suo impresario, ha suscitato scarso interesse in commissariato. Moreno, conservatore e pure xenofobo -tale lo ritiene l'ispettore- mostra di considerare la categoria semi zingaresca e poco rispettabile, così si è limitato alle operazioni di routine. Almeno finché non è arrivata la lettera anonima. Ripamonti ha avuto l'incarico di approfondire. Si è già recato un paio di volte sul posto per osservare la struttura; oggi rintraccia l'agente Mandelli e vi tornano insieme. L'impresario Bernard li accoglie rassegnato nel suo camper. Anche sua moglie, una giocoliera ancora piacente, appare avvilita.» «Il commissario non ci fa muovere, ma noi dobbiamo lavorare anche senza Edmondo.» «Be', state ricevendo un bel po' di contributi di solidarietà, sopravviverete una settimana.» «La sottoscrizione di Astro TV... Non ce l'aspettavamo davvero. Un servizio è stato ripreso dalla RAI, due grandi circhi hanno contribuito. Ma quei soldi non si toccano, li teniamo per Edmondo.» «Ha cambiato idea, crede al rapimento?» «No, figuriamoci. Per me quel poveretto ha avuto una crisi. Se sapesse, forse tornerebbe.» Per dirla con il commissario, riflette Ripamonti, 'sto Bernard potrebbe essere un gran paraculo. Ha messo su la sceneggiata e gli sta andando bene. Lui però ha in mente un'altra pista, finora trascurata. «Lei era un domatore di leoni, ricordo bene?» «Sì, ho cominciato da piccolo con il mio babbo. Tempi gloriosi, ormai siamo malridotti. Non sarà qui per sentire la storia della mia vita!» «No, ho un paio di domande. Ho dato un'occhiata alla struttura: Edmondo atterrava su una delle piattaforme laterali, giusto?» «Per carità, sarebbe un suicidio! Venite, vi faccio vedere.» Si spostano nel tendone. «Le cose non sono mai come sembrano», si consente di commentare Mandelli mentre avvia la macchina «quel gran cerchio di luci lascia al buio la sommità della cupola». E là era stesa una sorta di amaca a rete, di nylon robusto, nella quale Edmondo, scagliato dalla catapulta, cadeva nell'oscurità, ancora rannicchiato. Naturalmente rimbalzava e rotolava prima di calarsi sul trapezio; quando tornavano a vederlo, gli spettatori avevano l'impressione che l'avesse afferrato al volo. Affezionato alla sua tesi, che prevede l'omicidio, Ripamonti ipotizza la presenza dell'assassino su una delle piattaforme. «Potrebbe aver tirato a sé il trapezio, Edmondo si sposta in quella direzione per cercarlo, lui lo ammazza, dal basso non si vede niente, e lo nasconde chissà dove in quel viluppo di tralicci per portalo via quando non c'è nessuno.» Le indagini però non danno risultati. Edmondo aveva avuto una storia amorosa all'interno del circo: non con la magnifica contorsionista ammirata da Mandelli, sua cugina in primo grado, ma con la trapezista. Conclusa senza problemi, e il nuovo uomo della ragazza, un altro collega, è suo amico. Per il resto, nessuna inimicizia, non deve soldi, non beve né si droga. Nei giorni successivi arriva pure una telefonata inconcludente del presunto ricattatore. Bernard viene a riferire in commissariato, con grande irritazione di Moreno, che continua a ritenerlo un imbroglione. Un imbroglio c'è stato, peraltro indimostrabile. Il primo ad averne il sospetto è proprio Mandelli quando incontra in un pub la contorsionista, in affettuosa compagnia di Renato D'Alberti, un trentenne di bell'aspetto, direttore di AstroTV. E quando il circo può infine muoversi, ricompare Edmondo, il quale dichiara di aver passato quei giorni in alta montagna. Un suo zio vi possiede un casolare, privo persino di luce elettrica. «Un tale si era esibito all'aperto con la catapulta, racconta, così ne ho costruita una adatta al tendone. Non potevo che essere io a usarla, ma avevo una paura tremenda e mi vergognavo di dirlo a Bernard, così ho pensato di sparire. Poi mi sono pentito.» “Vallo a dimostrare che ha escogitato tutto insieme alla cuginetta, la quale ha convinto l'infatuato D'Alberti a lanciare la raccolta fondi” pensa Ripamonti, convinto che l'ex domatore non ne sia stato al corrente. «Basta un appello in TV e 'sti coglioni tirano fuori il portafoglio» commenta il commissario. L'ispettore questa volta concorda, ma aggiunge tra sé: “Tra i tanti che ci lucrano, meglio questi.”
  8. Il Buco Nell'Acqua

    "Il Buco nell'Acqua" "Il Buco nell'Acqua" è un esperimento e una personale necessità di scrittura, di evasione e di condivisione. E' un portale che conduce verso ignote mete, un luogo virtuale, in divenire, il cui format sarà frutto di un'evoluzione spontanea e naturale. "Il Buco Nell'Acqua" é un'insieme di idee, scagliate in un oceano di parole. Queste potranno affondare, ma non senza aver prima creato nel lettore una piccola perturbazione. I racconti variano e varieranno dal gotico al pulp, dal thriller al noir. Il filo conduttore è la ricerca di una scrittura che mostri e che descriva immagini-per-immagini. Una scrittura cinematografica, in bianco e nero. Che evidenzi i contrasti. Una scrittura a volte violenta, in cui la penna si trasforma in coltello e graffia, erode, scava. Nel profondo dell'essere umano. Lasciatevi quindi sedurre dalla mia penna. E prendetemi per mano. Bastien de la Bastille http://unbuconellacqua.blogspot.nl/
  9. La pista portoghese e Ultima Spes

    Fino a
    Sembra che un commissario olandese e un campione di trotto non abbiano tanto in comune, ma noi vi dimostreremo che non ci si deve fermare alle apparenze. Marcello Nucciarelli e Maurizio Gioiello vi attendono sabato 2 dicembre alle 17,30 al Bar Flora di Forlì per presentarvi i loro ultimi romanzi: La pista portoghese – Alcheringa Edizioni e Ultima Spes – Il Ponte Vecchio. Ambiente informale, una tazza di tè e quattro chiacchiere tra amici. Vi aspettiamo!
  10. Abissi - Paolo Cabutto

    Titolo: Abissi Autore: Paolo Cabutto Casa editrice: Talos Edizioni Collana: Polis ISBN: 9788898838875 Data di pubblicazione: 25/11/2017 Prezzo: € 10,00 Genere: Raccolta di racconti horror/thriller Pagine: 185 Quarta di copertina: Un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, macabri incontri in un cinema di periferia, una stazione della metro che sembra sussurrare il nostro nome, una tragedia shakespeariana che diventa realtà, l'ultima giornata di lavoro di un killer professionista. La paura prende il lettore per mano e lo conduce attraverso tredici stanze buie, in cui l'incomprensibile e il sovrannaturale intaccano la sicurezza della nostra quotidianità. Non resta quindi che chiudere gli occhi, trarre un respiro profondo e gettarsi negli abissi. Link all'acquisto: Talos Edizioni Amazon Ibs Feltrinelli Mondadori
  11. Shaytan

    Fino a
    Sabato 2 dicembre, presso la Libreria La Piazzetta, incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
  12. Shaytan

    Fino a
    Venerdì 1 dicembre presso Mondadori Store Alessandria incontro informale con l'autore e presentazione del nuovo thriller "Shaytan", secondo libro della serie di Luke McDowell.
  13. Shaytan

    Venerdì 24 novembre, dalle 15.30 al 18:00 incontro informale con l'autore e presentazione di "Shaytan", il secondo thriller della saga di Luke McDowell.
  14. Nella notte, un predatore (Parte 5/5)

    Commento a Le zanzare e il benzinaio Si voltò. La manovra sembrò durare degli anni. Vide Kaneko uscire dalla sua stanza: prima solo il volto, assonnato e bellissimo. Poi il collo, bianco come di porcellana. La testa si mosse lungo il corridoio. Per un attimo, Kazuo si chiese se dormisse nuda come Hiromi. Ma quella notte non vide il suo corpo. Solo un collo del colore del giglio, che seguiva la testa di Kaneko verso il tavolino nel corridoio dove era poggiata una delle lampade, per poi perdersi all’interno della stanza. Ormai era lungo almeno due metri e mezzo. Ancora mezzo intontito dal sonno, il demone iniziò a leccare da un piattino l'olio della lanterna, come farebbe un gattino con una scodella di latte. Finalmente, notò la presenza di Kazuo. Il volto sembrò allarmarsi per un secondo, subito prima di distendersi in una maschera di tristezza e rassegnazione. Kazuo aveva sulle spalle il corpo della sorella, le sue intenzioni erano chiare. La testa di Kaneko si mosse verso di lui, seguita dal collo smisurato che si fletteva sinuosamente, come un serpente intento a ipnotizzare la sua preda. In seguito, quando ebbe recuperato un minimo di lucidità, Kazuo arrivò alla conclusione che Kaneko non volesse fargli del male. Forse aveva solo consapevolezza negli occhi: l'ultima occasione per un saluto a Hiromi. Ma in quel momento, Kazuo era tutto fuorché padrone di sé. Abbandonò il corpo che portava sulle spalle, lasciandolo rovinare a terra come una vecchia bambola, afferrò una lampada che giaceva sul pavimento e la abbatté sul volto che gli andava incontro. Le fiamme divamparono su metà della faccia di Kaneko. Gocce di olio incandescenti caddero sul pavimento di legno. In un attimo, la carta da parati prese fuoco, così come i capelli della creatura. Kazuo si precipitò alla porta e la spalancò. Dopo, tornò indietro per prendere il corpo di Hiromi. Lanciò un ultimo sguardo a quell'angolo d’inferno che era diventato il corridoio. Nell'infuriare delle fiamme, vide il lato destro della faccia di Kaneko riempirsi di bolle e liquefarsi come cera. La bocca spalancata non emetteva suoni, ma l'occhio rimasto sembrava chiedergli perché. Poi il collo smisurato prese a ondeggiare e la testa andò a nascondersi nella sua camera, dove qualcos'altro iniziò a bruciare. Kazuo guardò nel cuore delle fiamme per un altro secondo, poi prese Hiromi fra le braccia e si lanciò per le scale. Ai piani superiori sentiva già gli schiocchi secchi del legno e il gemere delle fiamme. Iniziò a sentire voci provenienti dagli appartamenti. La sua spedizione non era passata inosservata, ma nelle scale ancora non si vedeva nessuno. Arrivò alla cantina e praticamente aprì la porta gettandovisi contro con tutto il suo peso. Adagiò il corpo sul pavimento di cemento e si precipitò a chiudere la pesante porta di ferro. Dalla tromba delle scale, sentì urla di paura sostituirsi alle voci di protesta degli inquilini: si chiese quanto ci avrebbero messo i vigili del fuoco ad arrivare. Girò il chiavistello e inalò quello che gli sembrò il primo vero respiro da quando aveva visto Hiromi cacciare. Qualcosa colpì la porta con violenza, facendo rimbombare tutta la cantina. Poi un acutissimo urlo di rabbia e frustrazione che aggredì le orecchie di Kazuo come una stilettata. Altri colpi, sempre più violenti, sempre più rabbiosi. E quelle urla, come unghie su una gigantesca lavagna. La superficie della porta si deformò. La volontà abbandonò Kazuo. La sentì letteralmente fluirgli via dalle labbra. Si accasciò a terra e si raggomitolò come un feto. Iniziò a piangere. Sarebbe morto lì sotto, come un topo, se non dilaniato dal demone, allora bruciato vivo o soffocato dal fumo che filtrava dalla porta. Il corpo di Hiromi si scosse all'improvviso, come preso da una convulsione, e Kazuo temette di nuovo di perdere il controllo della vescica. Un altro colpo alla porta, e quella massa di carne decapitata ebbe un altro sussulto. A ogni attacco di quell'infernale amante tradito, la cosa che giaceva ai piedi di Kazuo sembrava venisse presa da un attacco epilettico. Finché non si alzò in piedi. Prima si levò faticosamente su un fianco, poi riuscì a mettersi in ginocchio. Con un enorme sforzo, la figura riuscì a pararsi dinnanzi al traditore. La testa del demone continuava a tempestare di colpi la porta. Kazuo seguì con lo sguardo una vite distaccarsi inesorabilmente dal chiavistello e cadere tintinnando sul pavimento. Il corpo scattò in avanti e lo afferrò al collo, iniziando a stringere. In quegli ultimi attimi concitati, il ragazzo pensò a Hiromi sulla scala, mentre reggeva un pacco che doveva pesare almeno venticinque chili, senza apparente sforzo. Kazuo fu sbattuto contro il muro e sentì i propri piedi perdere contatto con il cemento, mentre quelle mani inesorabili lo sollevavano verso la morte, incuranti dei suoi patetici tentativi di liberarsi. Kazuo annaspò alla ricerca dell'ossigeno che gli era negato, ma non lo trovò. I sensi lo stavano abbandonando velocemente, ma fece in tempo a registrare il rivolo di urina che gli scorreva lungo la gamba. L'ultima cosa che vide fu la porta che veniva finalmente sconfitta e la testa fare il suo trionfale ingresso nella cantina. Hiromi aveva fame. Hiromi era furente. ***** Peter aspettò che Kazuo continuasse la storia, ma l'uomo era troppo occupato a tremare. Aveva iniziato a piangere, ma Peter dubitava che se ne fosse accorto. Alla fine riprese. "Mi trovarono i vigili del fuoco, svenuto in mezzo al fumo. Vidi i primi raggi dell'alba che filtravano attraverso la finestrella della cantina e ricordo che benedii il sole. Non mi era mai sembrato così bello. Davanti a me c'era un mucchio di cenere. Un altro più piccolo era vicino alla porta sfondata. I soccorritori lo calpestavano e lo disperdevano sul pavimento. Ero riuscito a distruggere il nukekubi. Iniziai a ridere. Devo essere sembrato isterico. C'erano delle ambulanze fuori, in strada. Alcune ore dopo, quando l'incendio era ormai domato, seppi che erano morte due persone. Una coppia di anziani. Nell'appartamento al terzo piano non c'era nessuno. Il corpo di Kaneko non era stato rinvenuto. Mi allontanai nel momento stesso in cui venni a saperlo. Scappai come un ladro con quello che avevo indosso. Lei mi ha visto. E ci sono anche altri parenti, Hiromi me l’ha detto.” Il racconto era terminato. Peter lasciò quello che era avanzato della bottiglia a Kazuo e corse a casa a scrivere. ***** Il libro vendette bene. Per la prima opera di un autore sconosciuto, non si sarebbe potuto chiedere di meglio. La casa editrice che lo aveva messo sotto contratto pagò puntualmente la prima tranche di diritti e, dopo qualche tempo, Peter ebbe abbastanza soldi da potersi permettere di lasciare il suo monolocale per un ambiente più spazioso, una volta saldati i debiti con l'editor. Il bastardo gli aveva in pratica riscritto il libro, adducendo come scusa "gravi lacune grammaticali". I blog di narrativa horror non parlavano che di lui. Lo osannavano come il nuovo re del brivido. Aveva anche rilasciato un'intervista, con tanto di foto, per un quotidiano nazionale. Peccato non aver potuto festeggiare con la sua musa. Aveva comprato un'altra bottiglia di rum, la sera che aveva ricevuto il primo assegno: niente liquame da supermercato, roba di classe. Ma Kazuo non era più sotto il suo salice, né sotto il ponte con i neri. Il suo giaciglio e le sue coperte erano ancora sotto l'albero, macchiate di una roba scura di cui Peter non volle indagare la natura. Di lui nessuna traccia. Peter riportò la bottiglia in macchina e iniziò a bere mentre guidava. Quando finalmente riuscì a entrare nel suo nuovo appartamento, era già ubriaco. Si sedette pesantemente sul divano, mentre il mondo gli girava intorno. Poi una serie di colpi. Qualcuno stava bussando. Il grande scrittore ci mise un po’ a rendersi conto che i suoni non venivano dalla porta, ma dalla finestra alle sue spalle. Abitava al quarto piano. I colpi divennero più insistenti. Non ebbe il coraggio di voltarsi. Quando il vetro cedette, chiuse gli occhi.
  15. Lo spirito e l'isola

    Copertina: https://d2t3xdwbh1v8qy.cloudfront.net/content/B077JY32DY/resources/1843365654 Titolo: "Lo spirito e l'isola" Autore: Simone Giudici Casa editrice: Amazon KDP (autopubblicato) ISBN: 9781521813485 ASIN: B077JY32DY Data di pubblicazione (o di uscita): 17 Novembre 2017 Prezzo: 0,99 edizione Kindle Genere: Thriller, soprannaturale Pagine: 420 Trama: Ouija: tavola di legno sulla quale sono disegnate tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri dallo 0 al 9, spesso un “sì” ed un “no” ed altri simboli, il cui utilizzo è abbinato ad una lancetta mobile chiamata “planchette”. Lo scopo di tale tavoletta è porre delle domande alle anime dei defunti, che attraverso un medium, farebbero sì che la lancetta si muova sulla tavola ouija e componga, utilizzando le lettere, la risposta. Chestertown, Maryland, 1889. Ernest Christian Reiche, bizzarro inventore di origini tedesche, costruisce la prima tavola Ouija della storia, allo scopo di dare il via ad una lucrosa attività commerciale. Quando però la proverà per la prima volta, ne verrà lui stesso terrorizzato. Isola di Marettimo, estate 1989. La giovane e bella Annele Morris manda avanti da sola la pensione “Stella Marina”, aperta anni prima dalla mamma e dal nonno, trasferitosi sull’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale. La Notte di San Lorenzo Annele acquista da un misterioso individuo una vecchia tavola Ouija. Cosa accadrà quando deciderà di provarla? E perché continua a sognare la madre Alexandra, morta 15 anni prima? Grazie al fortuito ritrovamento del prezioso diario di guerra del nonno Alfred e alla saggezza della sua amica Angelina, Annele riuscirà finalmente a svelare il mistero che avvolge da tempo la sua famiglia e liberare la magia che si cela da più di un secolo nella tavola ouija. Da Monterey a Baltimora, attraverso l’infernale deserto del Marocco, fino alla magica Isola di Marettimo: questo libro vi terrà incollati alle sue pagine fino all’imprevedibile e sconvolgente rivelazione finale. Link all'acquisto: http://amzn.to/2jAEipV
  16. Nella notte, un predatore (Parte 4/5

    Commento a Risonanza Schumann Kazuo si barricò in casa. Chiuse le imposte, staccò il telefono e controllò la credenza. Aveva scorte di cibo sufficienti per qualche giorno, finché non avesse deciso il da farsi. Gli venne in mente improvvisamente che, per quanto ne sapeva, Hiromi avrebbe potuto sfondare le finestre o la porta. Il panico durò una manciata di secondi. Poi prese il cellulare e iniziò a comporre un messaggio per la ragazza. Sono dovuto tornare a casa. Problemi di famiglia. Ti spiego dopo. Scusa. Ci pensò su, poi aggiunse l'immagine di un cuore e una faccina che schioccava un bacio. Premette invio e poi spense il cellulare. Si sedette al tavolo della cucina a riflettere. Hiromi era senz'altro un nukekubi, come quelli di cui gli raccontava suo nonno quando era piccolo. Anche allora, non aveva mai creduto alla loro esistenza, ma l'idea stessa di un essere del genere, la cui testa di notte volasse via dal corpo per cacciare carne e sangue, lo aveva sempre messo a disagio. Non aveva mai sentito però di un nukekubi che ingoiasse la vittima e la facesse sparire nel nulla, ma le leggende non sono affidabili per definizione. I fatti vengono tramandati di bocca in bocca. Vengono distorti e inghirlandati. Poi si arriva a un punto in cui si crede che siano solo storie, ma questo non cancella quello che sono: fatti. Quella notte, un demone aveva ucciso un uomo e ne aveva divorato il corpo. Si era sempre considerato un tipo più o meno coraggioso, ma l'idea di confrontarsi con una storia dell'orrore ambulante lo fece stare male. Corse al gabinetto, ma dopo non si arrischiò a tirare la catena. Troppo rumore. Gli tornò in mente quella lingua sul vetro. Il sesso del giorno prima. Il sapore di quella torta. Ma ormai non aveva più nulla nello stomaco, ed era stanco. Si raggomitolò sul tappeto del bagno e dormì. Si svegliò al tramonto. Mentre la luce rossastra filtrava tra le imposte e disegnava sul pavimento geometrie di sangue, Kazuo pensò che le possibilità che Hiromi avesse di nuovo fame fossero davvero poche. Si rilassò e iniziò a elaborare un piano. Rimase chiuso nel suo appartamento per una settimana, versando prodotti per la casa nel gabinetto per coprire il tanfo. Aveva finito le scorte di cibo prima del previsto. Kazuo pensò che non era il caso di indugiare oltre. Suo nonno gli aveva raccontato che la testa del nukekubi poteva cacciare solo col favore delle tenebre. Al sorgere del sole si sarebbe dovuta ricongiungere al resto del corpo, pena la morte. L'impresa era praticamente suicida, ma prima o poi Hiromi avrebbe intuito qualcosa. Kazuo non poteva nemmeno immaginare di baciare di nuovo quella bocca assassina. La principale incognita era cosa fare se avesse trovato Hiromi, tutta intera, a casa. La parte fondamentale del piano era infatti agire quando la testa fosse stata altrove. Kazuo sperò di rivelarsi un grande attore. Forse si sarebbe finto ubriaco per giustificare l'infrazione. Un altro problema era Kaneko. Se anche lei era un nukekubi, probabilmente sarebbe stata a caccia con la sorella. Se fosse stata invece sua prigioniera, Kazuo l'avrebbe liberata e avrebbe pure ricevuto un valido aiuto. Kaneko sembrava forte, nonostante il suo aspetto da canna al vento. C'era infine la possibilità che la ragazza fosse una specie di serva del demone. In questo caso, Kazuo l'avrebbe uccisa. Troppe variabili e poco coraggio, pensò Kazuo. Ciononostante, prese del liquore dalla credenza e iniziò a bere. Se ne versò anche un po’ sui vestiti, per sicurezza. Si era aspettato di dover forzare la porta dell'appartamento di Hiromi. Aveva trovato un piede di porco, residuo di una ristrutturazione nel vecchio appartamento, ma non dovette usarlo: la porta era aperta. Immaginava che la proprietaria dell'appartamento gradisse parecchio qualche spuntino a sorpresa, di tanto in tanto, o forse era stata semplicemente una dimenticanza. L'atmosfera era surreale. Ogni angolo dell'appartamento era inondato dalla luce tenue delle lampade a olio. Ce n'erano decine. Kazuo avanzò lentamente lungo il corridoio. La cucina non aveva una porta e comunicava direttamente con il corridoio. In ogni caso era vuota. La prima porta chiusa, a sinistra, doveva essere uno sgabuzzino. La prima volta che Hiromi l'aveva invitato nell'appartamento, aveva riposto la giacca e le scarpe in quella stanza. La seconda a sinistra era la camera da cui aveva visto uscire Kaneko. Basandosi sulla posizione del tubo di scarico nel palazzo, in fondo al corridoio doveva esserci il bagno. Rimaneva solo una porta sulla destra, oltre la cucina. Quella doveva essere la stanza di Hiromi. Muovendosi con estrema cautela, Kazuo iniziò ad avvicinarsi. Aveva solo i calzini ai piedi. Non aveva voluto rischiare di fare rumore con le scarpe. Superò un paio di lampade appese e arrivò a destinazione. Ruotò il pomello ed entrò. Il corpo di Hiromi giaceva sul letto, le mani incrociate sul petto. Sembrava il cadavere di un condannato alla ghigliottina dopo l'esecuzione della sentenza. La finestra era aperta e le tende si muovevano piano. Sul comodino, il foulard con la gemma. Non l’aveva mai vista senza, neppure quando erano nudi a letto: secondo la leggenda, i nukekubi celavano con indumenti o gioielli una sottile linea rossa, lì dove il capo si separava dal collo. Sperando che la testa non avesse un qualche tipo di legame extrasensoriale con il resto, Kazuo si caricò il corpo sulle spalle. D'altronde, quello era il metodo tradizionale: nascondere il corpo del nukekubi prima del ritorno del demone, in modo tale da impedirne il ricongiungimento e quindi provocarne la morte. Hiromi non pesava molto, ma Kazuo aveva già la fronte imperlata di sudore. Nonostante l'ansia, il piano aveva buone probabilità di riuscita: dalla stanza di Kaneko non giungeva alcun rumore e sarebbe stato difficile incontrare per le scale qualcuno a quell'ora. Avrebbe nascosto il corpo in cantina e bloccato la porta. Se non fosse riuscito a rompere la serratura, si sarebbe barricato dentro per impedire l'accesso a chiunque. Era arrivato a tre quarti del corridoio. Ci aveva messo un'eternità. Una volta giunto alla porta, avrebbe dovuto poggiare il corpo a terra e riaprirla: entrando l'aveva chiusa, per sicurezza. Non aveva pensato alle difficoltà di manovra con un fardello sulle spalle. Il cigolio di cardini che sentì alle sue spalle gli congelò la spina dorsale.
  17. Nella notte, un predatore (Parte 3/5)

    Commento a Camminata Passò un mese. Poi ci fu il bagno di sangue. Kazuo aveva trascorso tutta la giornata a letto con Hiromi. Si era presentata quella mattina alla porta di Kazuo con un dolce fatto in casa. Il ragazzo semiaddormentato l’aveva tirata a sé e l’aveva salutata con un bacio vigoroso. Non si sentiva così da anni. Anzi, non aveva mai sperimentato niente del genere. Le precedenti relazioni che aveva avuto erano state entrambe lunghe e monotone. Hiromi era diversa. Aveva un'energia che sembrava inesauribile. Il sesso poi era qualcosa di favoloso, neanche lontanamente paragonabile a nessuna delle sue esperienze. La sua passione era famelica. Ma ciò che più piaceva a Kazuo era quanto fosse solare e premurosa. Kazuo aveva posato il dolce in cucina e aveva portato Hiromi in camera. "Tua sorella?" chiese, alla fine. "Sta dormendo. Ha fatto lei il dolce." "L'ha fatto per me?" "Sì. E' un po’ scostante, ma se io ti voglio bene, allora te ne vuole anche lei." La semplicità del ragionamento non lasciava spazio ad alcuna replica. Kazuo si mise a sedere sulla sponda del letto e prese dal comodino il piatto con gli avanzi sopravvissuti del dolce. Aveva un gusto singolare ma buono. Hiromi aveva detto che era lo zafferano a renderlo così. "Che problema ha Kaneko?" disse alla fine. La ragazza esitò, quasi che rivelargli i problemi familiari fosse come raccontarli a un estraneo. Kazuo si sentì un po’ ferito. "Disturbi alimentari" disse Hiromi alla fine, prendendosi le ginocchia tra le braccia. "Nulla di particolarmente grave. Ma la sua... diversità... l'ha portata a isolarsi, nel tempo." "Non ha amici?" "Abbiamo dei parenti. Ma li vediamo poco. Ha solo me." Guardarono un film e poi Kazuo rimase solo, addormentandosi davanti al televisore. Hiromi non passava mai insieme a lui la notte. Le dispiaceva lasciare sola la sorella. Non si può dire che questo gli dispiacesse. Non si sentiva ancora pronto a una relazione di quel tipo. Il suo spazzolino stava bene da solo in bagno, per adesso. Poi un urlo strappò la notte. Fu breve, ma sufficiente a farlo svegliare di soprassalto. Alla tv davano un film con Godzilla. Kazuo azzerò il volume e rimase in ascolto. Si sentiva un rumore concitato di passi, in strada. Sta succedendo qualcosa, pensò. Un'aggressione! Kazuo si avvicinò alla finestra il più silenziosamente possibile, tenendosi basso per non essere visto. Da principio non capì cosa stava vedendo. Un uomo stava in piedi in mezzo alla strada deserta e si teneva la gola. Barcollava. I suoi abiti erano inzuppati di nero. Tra le dita serrate, il sangue zampillava copioso dalla gola. Apriva la bocca ritmicamente, senza suoni. Ma non era quello a terrorizzare Kazuo. Qualcosa attaccava ripetutamente quell'uomo. Un volatile, forse un corvo. O un pipistrello. Una nuvola che fino ad allora aveva sostato davanti alla luna piena si spostò, illuminando preda e predatore nella loro danza di morte. Non era un uccello a mordere ripetutamente l'uomo, prima su un braccio, poi una gamba. Ai genitali. Era la stessa forma che aveva visto affacciata alla finestra un mese prima. Solo che non era affacciata, ora ne era sicuro. Fluttuava nell'aria, lacerandola in ripetuti attacchi finché la preda, sfinita, non crollò a terra esanime. La testa - ormai Kazuo era sicuro che lo fosse, riusciva a vederne i lineamenti… occhi, naso, bocca… - scese lenta al livello dell'asfalto, come se avesse tutto il tempo del mondo. Strisciò nella pozza di sangue, incurante dei lunghi capelli che s’insozzavano. Il rumore di risucchio piegò Kazuo in due per la nausea. Per qualche istante trattenne i conati, poi si vomitò addosso. In silenzio. Anche se la finestra era chiusa, non voleva che quella cosa lo sentisse. Rimasse immobile a guardare, inginocchiato in quella pozza maleodorante. Perché nessuno sente nulla? pensò. Non è possibile che nessuno senta. Il rumore del risucchio era forte quanto disgustoso, ma alla fine cessò. Kazuo vide la testa avvicinarsi ai piedi dell'uomo. Il volto di quell'essere, demoniaco ma dalle fattezze terribilmente umane, iniziò a deformarsi. La bocca si spalancò in un angolo assurdo. Kazuo sentì attraverso il vetro della finestra lo schiocco della mascella che si disarticolava. Nessuno lo sente, pensò ancora. E in quel momento, la testa iniziò a ingoiare il cadavere. A Kazuo non sembrò il termine adatto, visto che oltre la testa non vi era un corpo, ma non riuscì a non pensare ai serpenti che inghiottiscono intere le uova dai nidi, senza masticarle. Ormai il cadavere era scomparso per metà nella bocca del mostro, senza che ne rimanesse traccia. Impossibile che i capelli, per quanto lunghi, nascondessero le gambe del malcapitato. Lordi di sangue, tanto da riflettere i raggi della luna, aderivano all'asfalto come le setole di un pennello. Dipingevano sulla strada una traccia abominevole. La testa finì il suo pasto e ricominciò a librarsi nell'aria, salendo piano come era discesa. Ora i capelli insanguinati si muovevano pesanti nella brezza notturna. Il corpo della vittima era sparito. Il demone si diresse verso la finestra di Kazuo e il ragazzo pensò che l'avesse visto. Si nascose dietro la tenda, tremando, temendo di perdere il controllo della vescica. Attraverso le pieghe del tessuto, riusciva ad assistere all'incedere lento del mostro. La testa appoggiò la fronte al vetro, come se scrutasse dentro. Allora Kazuo la vide. Il suo volto era truccato con sangue umano, ma la riconobbe. Il suo cuore si colmò di disgusto e disperazione. La televisione, pensò all'improvviso Kazuo. Ho lasciato la televisione accesa! Il panico lo colse, eppure riuscì in qualche modo a rimanere immobile. La testa di Hiromi sorrise, teneramente. Poi baciò il vetro e se ne distaccò. Indugiò ancora, vedendo che la sua fronte aveva lasciato una macchia di sangue sulla finestra. Tornò indietro. Dischiuse le labbra e leccò con cura, con gusto, senza lasciare traccia. Poi sparì, e Kazuo cedette all’oblio. ***** Il cinese, o meglio il giapponese, guardò la bottiglia di rum ormai vuota. Attraverso di essa, osservava il sole nascente. Peter non poteva credere alle sue orecchie e non poteva accettare che l'uomo smettesse di parlare. Era assetato di orrore, e quella storia gli sembrava una fontana di latte e vino. "Cos'è successo dopo?" ansimò Peter. Kazuo, per tutta risposta, si tirò le coperte sulla testa e si sdraiò sotto il salice. La notte era finita. Il resto sarebbe suonato ridicolo alla luce del giorno. "Parla! Come continua la storia?" "Non è una storia" si sentì da sotto le coperte. "Torna stanotte, e porta un'altra bottiglia." Peter tornò di corsa al suo appartamento e si fiondò alla scrivania. Accese il pc e avviò il browser. Iniziò a cercare. Mezz'ora dopo, si era fatto un quadro completo. Sorrise. Il suo amico era una spugna imbevuta di alcol e mitologia. Aprì il programma di scrittura e iniziò a battere furiosamente sulla tastiera. Quando ebbe finito, era di nuovo sera. L'ora delle storie. Peter porse la seconda bottiglia al giapponese. “Parlami ancora del nukekubi.” L’altro sorrise amaramente. “Vedo che hai fatto le tue ricerche.”
  18. Nella notte, un predatore (Parte 2/5)

    Commento a "Il trillo del Diavolo" Il cinese puzzava di alcol, proprio come tutti gli altri, anche se intorno all'albero Peter non aveva notato nessuna bottiglia. Una sera, fece visita a un negozio di liquori sotto casa, comprò un rum economico e si recò al fiume. Scavalcò il guardrail per non passare sotto il ponte e svegliare i neri. Voleva mantenere la faccenda la più riservata possibile, ma per poco non si slogò una caviglia scivolando rumorosamente lungo la scarpata terrosa. Una volta assicuratosi di non aver svegliato nessuno, si recò verso il salice. Si aspettava di trovare l'uomo profondamente addormentato, magari già un po’ ubriaco. In questo caso, magari avrebbe risparmiato la bottiglia. Il giaciglio era invece vuoto. In compenso, la lama del coltello comparve di nuovo sulla gola di Peter per la seconda volta nel giro di poche settimane. Il bastardo era silenzioso. Sapeva muoversi. Peter alzò le braccia con cautela. Altrettanto lentamente, fece dondolare la bottiglia che teneva in mano. "Voltati" gli ordinò l'uomo. Peter ubbidì. Quando il cinese lo riconobbe, si rilassò. “Si farà uccidere, avvicinandosi così alla gente che dorme.” “Non volevo che gli altri si svegliassero. Questa è una festa privata.” Come previsto, il cinese aveva già percorso un bel pezzo di strada sulla via dell’alcolismo. Peter non fece nessuna fatica a fargli accettare il rum e la sua amicizia. L’uomo bevve a lunghe sorsate ingorde. Quando gli vennero gli occhi lucidi, iniziò a parlare. Non smise prima dell’alba. ***** "Mi chiamo Kazuo Fujita, sono giapponese. Di Kagoshima, nel Sud. Parlo bene la tua lingua perché l'ho studiata all'Università. Studiavo lingue, appunto. Perché mi piacevano i suoni, penso. Morbidi, eleganti. Vivevo in un appartamento a Kyoto, vicino all'università. Sono scappato dieci o undici anni fa e non ho più fatto ritorno. Non c'è più nulla per me, laggiù. Ho mollato gli studi e sono fuggito nella notte. Ho lasciato la mia famiglia. Sarebbe stato il primo posto in cui mi avrebbero cercato. Non ho neanche fatto una telefonata. Non ci ho pensato. Avevo troppa paura." ***** Kazuo entrò nell'androne del palazzo reggendo tra le braccia una scatola piena di libri. Testi universitari. Letteratura, grammatica, romanzi. Poesie. Il trasloco dal suo vecchio appartamento aveva richiesto più energie del previsto, ma ne valeva la pena. Non ne poteva più di ragazzini che credevano di poter vivere in una porcilaia come animali, senza regole. Un monolocale, senza distrazioni, ecco la soluzione. I soldi non erano un problema. I suoi genitori erano stati felici della sua dedizione allo studio e non avevano messo minimamente in dubbio la serietà dei suoi intenti. Non era il solo a traslocare. Impegnata come lui con uno scatolone, nell’androne c'era la ragazza più bella che avesse mai visto, vistosamente in difficoltà. Kazuo posò immediatamente il suo pacco. "Chiedo scusa, posso aiutarti?" disse, accennando un timido inchino. La ragazza si voltò e, quando lo vide, non riuscì a trattenere un risolino. Per un attimo, Kazuo pensò di sembrare ridicolo, ma poi si accorse della genuinità dell’espressione della ragazza. "Oh sì, grazie! Sembra che pesi un quintale!" esclamò lei, posando sulle scale il pacco. Gli tese la mano. Già alla vista, sembrava morbida e preziosa come seta. Come le ali di una farfalla rara. "Piacere, Hiromi. Mi sono appena trasferita." "Kazuo. Anch’io sono nuovo del palazzo." "Universitario?" chiese Hiromi. Era arrossita un po’, e questo non faceva che avvicinarla a una dea agli occhi di Kazuo. Portava un foulard attorno al collo, ornato sul davanti da una piccola gemma azzurra. "Sì, sono al primo anno. Anche tu all'università?" "Neanche per idea! Lavoro al supermercato all'angolo. Mi sono trasferita in città con mia sorella Kaneko. Cosa studi?" "Lingue. Europee." "Che bello! Dì qualcosa!" Kazuo aiutò Hiromi a portare il pacco fino al terzo piano. Era parecchio pesante e la sua camicia aveva iniziato a impregnarsi di sudore sotto le ascelle. Si chiedeva come avesse fatto la ragazza anche solo a sollevarlo da terra. "Ma cosa ci tieni dentro?" chiese. "Libri, più che altro. Mi piace leggere." Entrati nell'appartamento, Kazuo adagiò il pacco nel corridoio per riprendere fiato. Era l'imbrunire. La cucina era illuminata da lampade a olio, di quelle di una volta. "Non preoccuparti. Abbiamo la corrente" disse Hiromi, notando la sua espressione. "Ma a mia sorella piace l'atmosfera. Kaneko! Vieni a salutare!" Dalla stanza in fondo al corridoio si sentì un cigolare di molle, come qualcuno che si alzasse dal letto, poi dei passi. La porta si aprì lentamente. Kazuo pensò che la ragazza non assomigliasse molto a Hiromi. Era molto più alta. E snella, quasi come se fosse stata risucchiata verso l'alto, mentre le forme di Hiromi erano più mature. Kaneko squadrò Kazuo dalla testa ai piedi, poi rientrò in camera senza dire nulla, chiudendosi la porta alle spalle. Hiromi toccò leggermente il braccio di Kazuo. La sua mano scottava, come se avesse la febbre. Il ragazzo la sentì attraverso il tessuto della camicia e fece appena in tempo a dominare l'istinto di ritrarsi. "Scusa, ti inviterei a mangiare con noi" disse. "Ma a mia sorella non piace avere gente intorno, la sera." "Non c'è problema," balbettò Kazuo. "Felice di averti conosciuto". La loro mani si strinsero ancora. Di nuovo quel curioso calore. Strano che non l'avesse notato quando si erano presentati. "Piacere mio. Grazie per l'aiuto. Ci vediamo, vicino!" Hiromi chiuse la porta e Kazuo si avviò verso la scala in preda a un brivido che in quel momento scambiò per eccitazione. Dormì male quella notte. Continuò a rigirarsi per ore in preda a incubi senza forma né nome, finché non si svegliò avvolto in lenzuola madide di sudore. L'orologio segnava le tre e quarantacinque del mattino. Si sentiva scosso. Riverberi del sogno. Non riusciva a ricordare. Si alzò e andò alla finestra. Il quartiere era preda di un letargo profondo. Dai palazzi intorno non veniva alcuna luce, neanche il bagliore di un qualche insonne televisore. Era solo in mezzo a tutti i dormienti. Si appoggiò sul davanzale, poggiando la testa al vetro, godendo del fresco. Poi vide la cosa. Davanti alla facciata del palazzo alla sua sinistra, c'era qualcosa che sembrava galleggiare nell'aria. Una forma scura, con lunghe propaggini che puntavano verso terra, ondeggiando. Kazuo si stropicciò gli occhi e lì riaprì. Sospirò, sollevato. Non stava fluttuando come gli era sembrato. Era solo una ragazza affacciata alla finestra, con i lunghi capelli che le nascondevano il volto. Rimase lì a guardare nel buio. Forse neanche lei riusciva a dormire. Lentamente, la testa scomparve all'interno della finestra. Kazuo tornò a coricarsi. Gli sembrò di udire un suono, una frequenza altissima ma distante. Il sonno gli chiuse lentamente le palpebre e lui poté finalmente riposare. Due giorni dopo, c'era la polizia in strada. Una pattuglia sostava davanti all’edificio accanto. Kazuo scese a fumare una sigaretta. Un altro inquilino gli raccontò che una ragazza era scomparsa da un paio di giorni. "Nel palazzo accanto?" chiese Kazuo, a disagio. "Sì, stava nella camera che dà sulla strada, al secondo piano." Kazuo si volto a guardare la finestra da cui aveva creduto di vedere affacciarsi la ragazza, un paio di notti prima. Un poliziotto scattava delle foto verso la strada. Non disse nulla.
  19. Gold Love Death

    Immagine di copertina: Titolo: Gold Love Death Autore: Nicolò Orlandini Casa editrice: Porto Seguro Editore ISBN: 978-8899993696 Data di pubblicazione (o di uscita):9/11/17 Prezzo: 14,90 Genere: Western, Noir, Thriller Pagine: 263 Quarta di copertina o estratto del libro: A Gold Hill, capitale economica della Confederazione e snodo cruciale del passaggio di tutto l’oro dalle miniere dello stato, si muovono una serie di personaggi spinti dalla brama di potere, ricchezza o prestigio. Il gentile sindaco Mason; Wilson Slifer, l’amato prete misericordioso; l’affascinante Nora Tuckett, segretaria del governatore e custode di un terribile segreto; il giovane e ambizioso sceriffo Bill McMannan. Fanno da contorno ambigui malviventi che si fronteggiano fra loro per il predominio sui traffici d’oro. Su tutti spicca il fantomatico Alchimista, il più ricercato e temuto bandito della contea che sta preparando il colpo più importante della sua carriera criminale. Un thriller cinico e spietato ambientato in un vecchio West immaginario, dove tutti sono corrotti o corruttibili in un inquietante parallelismo con i fatti di cronaca dei giorni nostri. "La vita è una sequenza infinita di scelte, ricordato questo, prova a vederla cosi: quando arrivi ad essere felice tutte le scelte che hai fatto di sbagliato non contano più, perché in un modo o nell'altro, ti hanno permesso di arrivare a quel momento ed essere felice. Se invece non sei felice hai la possibilità di cambiare la tua situazione scegliendo ancora ed ancora." (Don Slifer) Link all'acquisto: AMAZON: https://www.amazon.it/Gold-love-death-Nicolò-Orlandini/dp/8899993696/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1510330243&sr=8-1&keywords=gold+love+death LIBROCO: https://www.libroco.it/ricerca-libri.php?tipo_sezione=tutte&tipo_search=titolo&search=gold+love+death&x=0&y=0
  20. Nella notte, un predatore (Parte 1/5)

    Commento a "Il bambino di Advent City" Peter Lewis prese le forbici e con mani tremanti tagliò lo spago del pacco. Una volta fatto, lo gettò in un angolo e attaccò la carta con furia. La sua creatura era lì dentro. Il suo parto. Si era ripromesso di far durare il momento come si gusta un bicchierino di liquore particolarmente dolce, resistendo alla tentazione di ingollarlo subito e versarsene un altro. Era la sua prima volta. Per vederne un'altra, chissà quanto sarebbe passato. Erano anni che aspettava l'idea giusta. Ora il suo nome era stampato a lettere cubitali sulla copertina del libro che l'avrebbe ucciso. Era una copertina vera, di quelle rigide, da prima edizione. Non aveva neanche usato il suo solito pseudonimo, Amos, con cui firmava i suoi racconti postati qua e là su internet. Quella era una storia troppo grossa per Amos, Peter l'aveva capito subito. Chi avesse acquistato il libro, da lì a un mese, avrebbe letto il suo vero nome e visto il suo volto nel retro della copertina, come quelli dei grandi scrittori. Aprì il libro. Date di stampa e tutti i riferimenti di rito. Poi ancora il titolo, Teste. Girò ancora un foglio e lesse se stesso che lo avvisava. I fatti e i personaggi contenuti nel libro erano frutto di fantasia. Sì, pensò Peter, di una fantasia ottenebrata dalla follia e dall'alcol. Ma che valeva oro. ***** Peter aveva incontrato l’uomo che viveva sotto il salice un anno e mezzo prima, quando l'ispirazione languiva. Aveva deciso che doveva fare qualcosa della sua vita. I lavori per aspiranti scrittori che aveva scovato online erano mal retribuiti. In ogni caso nessun colloquio era andato a buon fine. Era troppo giovane per i ruoli importanti, o troppo vecchio per quelli di bassa manovalanza intellettuale. Il suo appartamento, fortunatamente di proprietà dei suoi genitori, stava diventando una prigione. Più si considerava incapace di creare qualcosa di originale, più si isolava. E più tempo passava tra quelle mura in compagnia del televisore e del porno, meno la sua mente lavorava. Quando venne a sapere che Carla faceva volontariato, considerò l'idea. Non che avesse mai nutrito grande interesse verso il prossimo, ma la prospettiva di incontrare gente nuova con storie diverse, seppur identiche tra loro, accomunate dal dolore e dall'abbandono, lo attraeva come una speranzosa ape verso un fiore colmo di nettare. Questo era quello che doveva fare. Abbeverarsi alla fonte delle miserie altrui per trasformare l'amarezza in miele. Gli uomini accampati sotto il ponte puzzavano tutti di urina e alcol, come si era aspettato. Peter reggeva sottobraccio delle coperte e in una mano un contenitore termico, colmo di piatti caldi. Altri volontari portavano termos con tè e caffè, oppure zuppa. Peter si avvicinò a una forma che giaceva su un pezzo di cartone, avvolta in una coperta bucata. Assestò dei colpetti con la punta del piede al sedere dell'uomo. "Sveglia gente, è arrivato il rancio!" esclamò con voce gaia. Un volto, nero come Peter non ne aveva mai visti, emerse accigliato da sotto la coperta, con uno sguardo diffidente e insieme vagamente infastidito. "Pappa pronta" continuò. Il suo tono fece girare qualche testa fra gli altri volontari. Peter colse con la coda dell'occhio qualche sguardo non proprio incoraggiante. Il suo modo di fare non piaceva, di questo era consapevole. Né ai neri, né ai volontari cui si era aggregato. Dicevano che ci doveva andare piano. Un po’ di tatto in più non avrebbe guastato. Vide Carla che scuoteva gentilmente la spalla di uno degli uomini addormentati. Questi si svegliò e, riconoscendola, mise in mostra un sorriso che Peter non si era mai visto fare. "Allora?" Il ragazzo di colore lo scosse dal suo stato di contemplazione. Tendeva la mano per avere il piatto. Peter glielo diede con una smorfia. Stava per passare oltre, quando notò un'altra forma raggomitolata sotto un salice, qualche decina di metri più in là. Un altro clandestino probabilmente. "Quello perché non sta con voi?" chiese Peter al ragazzo color carbone. "Cosa?" Il ragazzo non sembrava capire. "Quello lì" Peter indicò con un gesto secco il fagotto a terra. "È arrivato con voi?" "No" disse il ragazzo. "Non con noi. Lui dopo. Notte grida." Peter si sentì la bocca arida. Forse aveva trovato il fiore cui abbeverarsi. Prese un piatto dal contenitore e si avviò verso l'eremita. Già pregustava i racconti di torture e violenze da parte dei mercanti di uomini, come vomitava la televisione. Nella tasca della giacca aveva un taccuino e una penna. Lo avrebbe riempito di particolari macabri. Li avrebbe romanzati rendendoli ancora più raccapriccianti. Ci avrebbe costruito intorno una storia che qualcuno, magari qualche rivista, avrebbe comprato. L'ammasso di coperte puzzava come tutti gli altri e Peter usò di nuovo la punta del suo piede per far venire allo scoperto l'uomo del mistero. Con sua grande sorpresa, e delusione, il volto che fece capolino non aveva la tonalità del cioccolato fondente né cicatrici rituali sugli zigomi. Era un asiatico, cinese probabilmente, o giù di lì. Forse si era stancato di cucire magliette ed era scappato da qualche impianto tessile clandestino. Peter, dopo un lampo di dolore, si ritrovò a chiedersi quando, esattamente, il cinese lo avesse atterrato, gli fosse montato addosso e gli avesse messo il coltello contro la gola. "Buono, buono!" si affrettò a dire. "Cibo! Pace!" L'altro vide il piatto di spaghetti, ormai rovinato a terra, e si riebbe dalla trance assassina che lo aveva pervaso. "Mi scusi" disse. "Credevo fosse un altro." Gli tolse la lama dal collo e si sedette pesantemente. Aveva l'aria di qualcuno cui mancassero parecchie ore di sonno. "La prego di perdonarmi" continuò. Aveva ovviamente un accento orientale, ma parlava con fluidità la lingua. Peter si rese subito conto che era istruito. La sua curiosità superò di gran lunga il suo spavento. "Mi chiamo Peter" disse, tendendogli la mano. "Ho portato da mangiare. Vorrei aiutarla." Il cinese annuì e il samaritano si alzò per andare a prendere dell'altro cibo. Tornò con un altro piatto di pasta e una tazza di caffè fumante che il cinese, o quello che era, accettò di buon grado. Peter si sedette davanti a lui e lo guardò mangiare. "Allora" incominciò, quando l'altro ebbe finito. "Le va di raccontarmi la sua storia?" L'uomo assunse un'espressione dura, dove il no era stampato a lettere cubitali sulla sua fronte. Era un volto dall'età indefinita, sembrava allo stesso tempo giovane ed estremamente vecchio, come se la vita l'avesse consumato anzitempo. "La ringrazio per la sua generosità" disse. "Ma ora, se non le dispiace, vorrei riposare." E si tirò la coperta sulla testa troncando qualsiasi comunicazione. Peter ritornò ancora sotto quel ponte, con Carla o da solo. La scena si ripeté altre volte, con lui che cercava di scavare nel passato dell'uomo per poi ricavarne solo un cortese rifiuto, solido e compatto come il marmo. Dagli altri clandestini non era riuscito a ricavare molto. Quando loro erano arrivati, un gruppo di sei, lui si era già stabilito sotto il ponte. Li aveva squadrati uno per uno e aveva deciso che non rappresentavano una minaccia. Ma di notte urlava, svegliandoli di soprassalto nel cuore delle tenebre. Incubi. La tensione con gli altri si era fatta palpabile, così una notte il cinese si era trasferito al riparo delle fronde dell'albero. Un riparo provvisorio, accettabile per il periodo estivo. Peter decise di agire diversamente. Dove non arrivavano la solidarietà e la gentilezza, sarebbe sicuramente arrivato l'inganno.
  21. Fino a
    presentazione del libro di e con Luca Buggio edito da La Corte con Gianni La Corte, editore, Piergiuseppe Menietti, storico del Museo Pietro Micca e Baba Richerme, giornalista RAI. Il regista e attore teatrale torinese esordisce con un affascinante romanzo ambientato agli inizi del Settecento nella Torino assediata dai francesi, città magica e crocevia di banditi, avvolta da un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller. Circolo dei Lettori +39 011 432 68 27 info@circololettori.it http://www.circololettori.it/la-citta-delle-streghe/
  22. Le regole del Giallo

    Vorrei cominciare un progetto su un racconto di giallistica solo che non saprei come destreggiarmi nel percorso delle indagini; intendo tutto ciò che riguarda forze dell'ordine e affini. Nomi tecnici e altro. Esiste una guida in merito da consultare o conviene virare la storia su un detective privato?
  23. Agenzia letteraria - genere Horror

    Buongiorno a tutti, mi chiamo Luciano. Sono uno scrittore alle prime armi, ho quasi terminato di scrivere un romanzo di genere Horror. Trattandosi purtroppo di un genere di nicchia, ho pensato di rivolgermi a persone più esperte di me per ricevere alcuni preziosi consigli. Quali case editrici (gratuite e non) prediligono l'Horror/thriller? Non vorrei perdere tempo a contattare agenzie a caso. Ho notato che molte di esse affermano di non prediligere alcun genere in particolare ma, onestamente, dubito sia così. Gradirei molto un'agenzia disposta ad apportare correzioni, poiché credo siano necessarie. Sono realista, il primo romanzo non può essere scritto in modo impeccabile. Probabilmente dovrò lasciar perdere le agenzie gratuite, immagino siano inondate di materiale proveniente da tutta l'Italia, ma questo non ha importanza, il mio obbiettivo è trovare un'agenzia seria e soprattutto attiva. Ringrazio di cuore chi avrà il tempo di rispondermi. Buona giornata.
  24. Crime Line (collana PubMe)

    Nome: Crime Line Generi trattati: genere Giallo, Thriller, Mystery, Pulp, Hardboiled, Crime e Noir in tutte le loro sfumature e sottogeneri. Modalità di invio dei manoscritti: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline/contatti Distribuzione: Libri Diffusi, che lavora con FastBook spa, pertanto il cartaceo sarà ordinabile sugli store on-line (Amazon, Ibs, Libreria Universitaria, Giunti) e in moltissime librerie fisiche, tra cui quelle del gruppo Feltrinelli, Ubik e Mondadori. Sito: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline Facebook: https://www.facebook.com/collanacrimeline/
  25. Michele Franco presenta: 'L'artista della morte'

    Sabato 2 Dicembre, presso la libreria Belgravia di Torino, si terrà la presentazione del romanzo thriller 'L'artista della morte' di Michele Franco. Al termine di essa ci sarà la possibilità di acquistare le copie del libro e ricevere l'autografo dell'autore. Vi aspettiamo numerosi, un saluto ed a presto!
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