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Trovato 24 risultati

  1. Titolo: Il Corpo del Gatto Autore: Davide Longo Collana: Project Casa editrice: Leucotea ISBN: 978-8899067823 Data di uscita: 21/11/2017 Prezzo: 14,90 Genere: Giallo, Noir Pagine: 166 Quarta di copertina o estratto del libro: Quando viene trasferito in un paesino piovoso del nord Italia dalla natia Toscana, il commissario Loriano Vassalli si aspetta di passare i restanti anni di servizio tra le tranquille Prealpi al confine con la Svizzera. Invece, dopo soli due mesi, si trova a far fronte a una serie di omicidi. Che non coinvolgono essere umani, almeno all'inizio. Intanto, anche un ragazzo di origine francese scompare senza lasciare traccia. Il commissario dovrà dipanare una matassa intricata, con l'aiuto di pochi compagni fidati, mentre le sue certezze di poliziotto vacillano e l'aiuto giunge da una direzione inaspettata. Tra i fantasmi di un passato che ritorna, fascisti vecchi e nuovi e prostitute in pensione, un affresco in chiaroscuro delle province post industriali del profondo nord. Link all'acquisto: Il libro è ordinabile da oggi in tutte le librerie. In più lo potrete trovare a questi link: Sul sito dell'editore Amazon IBS Libreria Universitaria
  2. Nome: Crime Line Generi trattati: genere Giallo, Thriller, Mystery, Pulp, Hardboiled, Crime e Noir in tutte le loro sfumature e sottogeneri. Modalità di invio dei manoscritti: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline/contatti Distribuzione: Libri Diffusi, che lavora con FastBook spa, pertanto il cartaceo sarà ordinabile sugli store on-line (Amazon, Ibs, Libreria Universitaria, Giunti) e in moltissime librerie fisiche, tra cui quelle del gruppo Feltrinelli, Ubik e Mondadori. Sito: https://collanacrimeline.wixsite.com/crimeline Facebook: https://www.facebook.com/collanacrimeline/
  3. Titolo: Il Giorno Prima di Morire Autore: Alessandro Furlano Collana: InNoir Casa editrice: @Genesis Publishing ISBN Kindle: 978-618-5290-77-1 ISBN ePub: 978-618-5290-76-4 ISBN Cartaceo: 978-618-5290-79-5 Data di pubblicazione (o di uscita): 04/09/2017 Prezzo: 3.99 € ebook; 10,60 cartaceo Genere: Thriller / Noir / Poliziesco Pagine: 208 Quarta di copertina o estratto del libro: 1985. Un gruppo di quattro ragazzini di un paesino del Monferrato, trascorre le lunghe giornate estive bighellonando per il paese, tra noia e piccole “ragazzate”. Un giorno uno di loro, Andrea Mossi, sparisce e non verrà più ritrovato. 2015. Alessio Dova, uno dei tre bambini superstiti, è oggi un giornalista di cronaca de La Stampa di Torino. Con l’aiuto dell’amico Commissario, Ivo De Rolandis, deve rintracciare gli altri due amici, persi di vista da anni, e difendersi dai fantasmi di un passato solo apparentemente dimenticato. Al ritmo di flashback e di musica rock i personaggi e le storie di oggi e di allora si devono incastrare per raggiungere la salvezza. In una storia di amicizia, bullismo, amore, vite sprecate, violenza e speranza, il passato è tornato. E ha sete di vendetta. Link all'acquisto: Link Amazon
  4. Titolo: La pista portoghese Autore: Marcello Nucciarelli Collana: Gli occhi di tigre Casa editrice: Alcheringa Edizioni ISBN: 9788894897043 Data di pubblicazione (o di uscita): 20 giugno 2017 Prezzo: € 13,50 Genere: Poliziesco Pagine: 458 Quarta di copertina: Esiste un filo che collega l'assassinio di un politico lontano dalla scena pubblica da anni a quello di un deejay radiofonico molto discusso? E i presunti suicidi di due personaggi di spicco della comunità hanno qualcosa a che vedere con quegli omicidi? Al rientro in servizio dopo un anno di congedo a causa di una forte depressione, Gretije de Witt si trova di fronte questi dubbi angosciosi. Ma prima deve fare chiarezza con se stessa: è ancora in grado di condurre una squadra, dopo la malattia che l'ha messa a così dura prova? Il nuovo comandante, un arrogante presuntuoso più interessato all'immagine pubblica che a risolvere i casi, sembra volerle mettere i bastoni tra le ruote anziché agevolarla. Mai come questa volta Gretije avrà bisogno di tutte le persone che le sono accanto per venire a capo di un'inchiesta dai contorni inquietanti, che la farà inferocire ma le offrirà in cambio la possibilità quasi insperata di riallacciare i rapporti con il padre e la sua nuova famiglia. Link all'acquisto: sul sito dell'editore http://www.blomming.com/mm/alcheringaedizioni/items/la-pista-portoghese. IBS Amazon Libreria Universitaria Libro. Co e via via tutti gli altri distributori
  5. Marcello Nucciarelli Il segreto di Groningen (le inchieste di Gretije de Witt 2) Alcheringa Edizioni ISBN 978-88.98621-31-1 Pagine 546 Euro 13,50 Poliziesco Quarta di copertina: Quando un commissario di polizia viene ucciso, l'intero distretto si mobilita per scoprire il colpevole. Se poi quell'uomo è il tuo superiore e ha conquistato la stima e l'affetto di tutti i suoi uomini, ognuno metterà nell'impresa tutte le energie possibili. È ciò che farà Gretije de Witt, ispettrice di Amsterdam, insieme alla sua squadra quando la notizia del brutale assassinio a Groningen di Tobias Wilder e della moglie sconvolgerà la routine del commissariato. Fra le pagine del diario di Rikhart, antiquario morto ad Auschwitz e nonno di Tobias, emergeranno inquietanti l'immane tragedia del popolo ebreo e una rivelazione rimasta sopita per anni che, arrivata fino a loro, ha scoperchiato un formicaio pericolosissimo. Il romanzo è uscito ieri e per qualche giorno ancora sarà disponibile solo all'editore, qui: http://www.blomming.com/mm/alcheringaedizioni/items/il-segreto-di-groningen poi verrà distribuito in tutti i principali store e nelle librerie che ne faranno richiesta.
  6. Fino a
    Prima presentazione autunnale (o ultima estiva...). Gretije non poteva tornare ad Amsterdam senza dare un'occhiata alla città natale di Martin, così vi aspettiamo sabato 21 alle 16,30. Al termine di questo ciclo, la "nostra" dice che vuole verificare se i lettori hanno imparato a pronunciare i nomi dei luoghi del romanzo. Attenzione: c'è un premio in palio (non ha specificato quale) per chi riuscirà a pronunciare correttamente il nome del vialetto pedonale in cui avviene il secondo omicidio: Koopvaardersplantsoen Avete ancora una decina di giorni per allenarvi, non sprecateli! Questa la locandina:
  7. Buongiorno a tutti. Ho un problema - dubbio e avrei bisogno di un parere tecnico (medico-legale) per non scrivere cavolate. Purtroppo non ho mai sgozzato nessuno su di un prato innevato (per mancanza di neve, ovviamente!) e quindi ho alcuni dubbi riguardo alla "reazione" del sangue sulla neve. Posto che in quanto liquido "caldo" dovrebbe sciogliere almeno in parte la neve su cui cade, i miei problemi iniziano riguardo al colore che dovrebbe assumere. Il sangue tende a scurire con il tempo, ossidandosi... ma in quali tempistiche? E queste tempistiche vengono accelerate o rallentate dalla neve? In pratica il sangue sul cadavere e quindi non a contatto con la neve dovrebbe scurirsi prima o dopo di quello che è invece caduto a terra? Sapete darmi anche delle tempistiche approssimative prima che il sangue coaguli e si solidifichi? Mi servirebbe per capire se si può risalire con precisione (più o meno) all'ora del decesso confrontando le due reazioni diverse. Rispondendo a questo post mi risparmierete figuracce (sono in fase di revisione e non voglio scrivere stupidaggini!) e vi ringrazio anche a nome di colui/colei che non dovrò più usare come test alla prossima nevicata.
  8. Vorrei scrivere un poliziesco, e avendo già un'idea, dovrei cercare un processo probabilmente svoltosi negli anni '50. Le ricerche dovrei farle solo in emeroteca, oppure è possibile consultare qualche archivio. Premetto che non sono sicuro che il processo si sia veramente svolto. Ho solo alcuni elementi utili per eventualmente identificarlo : nome del testo o meglio capo di imputazione, niente altro. Grazie
  9. Fino a
    Sabato pomeriggio sarò con Gretije al Castello di Gradara per presentare "La pista portoghese", nell'ambito della manifestazione "Gradara porta inferi". La location è invitante (date un'occhiata alle foto se non la conoscete: è uno dei borghi più belli d'Italia) e non preoccupatevi se per strada incontrerete qualche zombie: noi ci rifugeremo all'interno del Teatro Comunale. E poi Gretije sa come tenere a bada quei cattivoni... Data e luogo sono ufficiali, l'orario ancora no: se dovesse subire modifiche lo correggerò. Vi aspetto!
  10. Fino a
    Conclusione del mini tour laziale ad Anagni presso lo splendido centro sportivo ASD Vignola. Saremo ospiti dell'amico David (@Bango Skank sul WD) e sarà presente lo staff della mia casa editrice, @Alcheringa Edizioni. Sarà l'occasione per rivedere gli amici conosciuti un anno fa, quando presentai il romanzo precedente. Siete invitati tutti e il popolo del WD può scegliere tra l'evento di giovedì a Roma e questo. Oppure entrambi, non è forse risaputo che "two is mei che uan"? Un tuffo con Gretije non ve lo potete perdere: vi aspetto!
  11. Fino a
    Gretije mi porta nella capitale! Attenzione, è un evento particolare questo: guardate in alto a destra nella locandina: c'è scritto "in collaborazione con Writer's Dream"! Vorremmo che fosse una sorta di chiamata a raccolta del popolo wdiano della capitale e dintorni: un modo per (ri)conoscersi, stringere amicizia e sbirciare una volta tanto dietro allo schermo dei nostri PC. A presentarmi sarà ovviamente uno di noi: @Matteo Raimondi (Matrai) , autore Mondadori. Vorrei che foste davvero tanti, se possibile tutti . Vi aspetto!
  12. introduzione Erano passati 7 anni da allora, da quando si stringevano mano nella mano lungo la trafficata Michigan Avenue e camminavano insieme lungo il parco in riva al lago. Per sette anni il suo ricordo era rimasto vivido come non mai, si ricordava il profumo dei suoi capelli rossi e la sfumature azzurra dei suoi occhi verde come l’oceano, per sette anni aveva sperato in un suo ritorno e ora lei stava per arrivare, già si immaginava il momento in cui scesa dall’aereo le sarebbe corso incontro abbracciandola e rubandole un bacio. Il grande giorno sarebbe stato a breve e doveva ancora prepararsi e decidere cosa regalarle per il suo ritorno, voleva qualcosa di diverso, un qualcosa di speciale per la ragazza che aveva sempre amato. Ma ora Michigan Avenue era troppo trafficata e lui non la percorreva da sette anni. capitolo 1 Il Chicago Airport era come sempre impressionante, amava vedere gli aerei arrivare e decollare e, anche se il suo ultimo volo era stato 4 anni prima, l’idea di salire sopra uno di quei giganti dell’aria lo stuzzicava e più di una volta era stato sul punto di prendersi un biglietto senza però sapere con chi e dove andare. Era arrivato al Gate 28 con un’ora e mezzo di anticipo e con un’ansia incredibile, si era seduto su una sedia con alla destra un bambino che non aiutava lontanamente a tranquillizzarlo. La confusione all’interno dell'aeroporto era come sempre incredibile e come sempre era bello vedere le famiglie che si riunivano dopo tempo, i genitori che tornavano dai figli o al contrario ragazzi che avevano finito le vacanze all’estero. I voli internazionali permettevano di vedere la vera faccia dell'America con le sue mille personalità diverse, persone strane in abiti sgargianti o uomini d’affari con un taxi all’uscita già pronto che li aspettava. I voli interni invece erano soliti a trasportare senatori o politici che venivano a fare propaganda o semplicemente gente comune che preferiva viaggiare in aereo che in treno. Non mancavano nemmeno i jet privati che ogni tanto atterravano con a bordo un governatore o un famoso attore che appena scesi si trovavano già accerchiati dalla stampa. Il volo che lui stava aspettando era invece molto di più, un Boing 747 che trasportava una delle persone più importanti della sua vita. L’orologio segnava le 7, ancora mezz’ora e sarebbe arrivata. Un caffè probabilmente l’avrebbe tranquillizzato anche se la brodaglia americana era totalmente diversa dall’amara bevanda che preparava sua nonna in Italia e che sua madre aveva portato con loro in Illinois. La preparava con una sorta di brocca che si chiamava Moka che quando il caffè era pronto “brontolava”, come diceva lui da piccolo. Si rassegnò all’idea di andare da Starbuck’s e si allontanò. “Al” così lo chiamavano i suoi amici lì, era l’abbreviativo di Alessandro; “Al!” si sentì ancora dal negozio di souvenir. Non pote fare a meno di voltarsi al sentire quel nome detto con un tentativo di accento italiano, si guardò intorno ma non riconobbe nessuno, si girò con noncuranza e continuò a bere il suo caffè. L’orologio stava per raggiungere le 7.30 e così tornò al gate e si risedette al posto dov’era prima, stavolta con affianco una signora con una figlia piccola in braccio. La piccolina gli ricordava colei che stava aspettando, o per lo meno come se la ricordava. Ci pensava adesso per la prima volta, ma perché dopo sette anni in cui non si erano mai sentiti aveva deciso proprio di chiamare lui? Il perché non se l’era posto, l’emozione era stata troppo grande e nulla avrebbe rovinato quel momento, nemmeno quel dubbio. I capelli rossi della bambina gli sfioravano le spalle in modo fastidioso e la mamma urlava parlando al telefono e l’aereo sembrava non voler arrivare. Erano le otto meno venti. “Ciao” Si svegliò dai suoi pensieri e si voltò guardando a destra. Riconobbe la voce della bambina, che lo stava fissando. “Ciao” rispose. “Come ti chiami?” chiese la piccola, aveva gli occhi verdi. “Alessandro, ma tutti mi chiamano Al.” “Alessandro? Non sei di qui vero?” “A dire il vero sì, ma i miei sono nati in Italia.” “Mio papà sta tornando dall'Italia, ha fatto scalo a Francoforte e ora sta arrivando qui.” “A questo gate?” disse indicando il 28. “Si, anche tu aspetti qualcuno vero?” “Si, quell’aereo sta trasportando qualcuno di importante per entrambi.” La mamma della bambina si era alzata prima che potesse avvenire quella conversazione e ora stava tornando con un sacchetto di patatine e una bibita. “O mi scusi, spero che Riley non le abbia dato fastidio.” Si chiamava come lei. Era turbato, era come se la persona che stesse aspettando fosse già li al suo fianco, solo più piccola e giovane. “O no, assolutamente.” Rispose, ma non era sicuro. Erano le otto e ancora non vi era l’ombra dell’aereo. Da quando era seduto l’unico pensiero che aveva era quello di cosa fare dopo che lei fosse scesa dall’aereo: aveva pensato di portarla a pranzare lungo il lago o di fare un giro insieme ma prima di poter decidere si accorse di un’altro dettaglio, nessun’altro membro della sua famiglia era venuto a prenderla, era un dettaglio abbastanza insignificante ma ricordava i suoi genitori come molto protettivi nei confronti della loro bambina e molto fieri di lei. Si guardò ancora intorno. No, c’era solo lui. Finalmente con oltre mezz’ora di ritardo il Boing 747 da Francoforte fece capolino sulla pista d’atterraggio. Il tremore alle gambe divenne quasi incontrollabile e fu tentato, per un momento, di scappare via, ma sapeva che se l’avesse fatto non avrebbe più avuto il coraggio di tornare da lei. Due hostess aprirono le porte del finger e fecero uscire i passeggeri, ovviamente in testa quelli della prima classe. Lei arrivò circa cento persone dopo, con addosso una maglietta color giada e un paio di jeans strappati lungo tutte le ginocchia. Indossava gli occhiali da sole, come aveva sempre fatto tutti i giorni che il sole non c’era, un po’ per gioco e un po’ perché li adorava. Aveva due valige che portavano le memorie di tutti i viaggi compiuti, e un’aria radiosa, gli sorrise non appena lo riconobbe. Nel suo stile di vestire riconosceva il proprio, era un’altra cosa che gli era sempre piaciuta di lei, avevano lo stesso carattere sbarazzino e infantile e per questo gli era piaciuta subito. La abbracciò ma non riusci a strapparle il tanto agognato bacio, un po’ per paura e un po' perché nemmeno lei aveva tentato. Il contatto con lei scatenò nella sua mente migliaia di ricordi felici ma anche quel triste giorno in cui si erano dati l’addio, che adesso sembrava più un’arrivederci. “Mi sei mancato Al”. La sua voce era come la ricordava, dolce e melodiosa, e i suoi capelli profumavano come sempre di lavanda. Adorava quel fiore da quando il padre di Al gliene aveva regalato un mazzo per il suo compleanno riparando all’errore del figlio che al contrario se ne era totalmente dimenticato. Avrebbe voluto che quell’abbraccio durasse per sempre ma qualcosa, anzi qualcuno li interruppe. “Al! Sono io Al! Certo che o sei sordo o molto stupido!” disse una voce che in quel momento era tutto meno che oppurtuna. Si sciolsero dall’abbraccio e si girarono verso la medesima direzione. Era Cameron, Came per gli amici, un ragazzo tutto meno che bello ma molto muscoloso per via del duro lavoro che faceva nella compagnia edile del padre, Al l’adorava ma in quel momento l’avrebbe incenerito volentieri. “Non ci credo!!! Riley!!” esclamò ora il simpatico ometto guardandola. “Che ci fai qui Came?!” chiese piuttosto spazientito il suo amico. “Credo di essere qua per il tuo stesso motivo, Al” disse abbracciando colei che evidentemente li aveva chiamati li entrambi. Questo aveva distrutto tutti i progetti che aveva fatto e si rassegnò all’idea che la coppia fosse diventata un trio. “Ragazzi, mi siete mancati tantissimo!!” disse catturando l’attenzione Riley. Diceva la verità, quando questo non succedeva lei abbassava lo sguardo o si trastullava con i capelli. Era bello sapere di esserle mancato ma di sicuro non gli era mancato in quel senso: se l’avesse amato ancora probabilmente non avrebbe chiamato anche Came. Erano le nove quando tutti i tre si incamminarono fuori dall'aeroporto. “é bello essere di nuovo a casa, ci sono mille cose che non vedo da quanto? Sette anni? Si vero? Credo di aver voglia di una bella passeggiata nel parco dopo aver messo giù le valigie.” Disse trepidante. “Approposito di valige, dove alloggi?” chiese Came. Era una domanda piuttosto intelligente per l’amico che di solito si limitava ad annuire, a dire qualche battuta o semplicemente ad urlare, tuttavia Al si era reso conto che l’aveva fatta prima di lui. “é una sorpresa” fu la risposta.
  13. Fino a
    Rassegna del giallo, tutti i giovedì del mese di agosto presso il Ristorante "La zucca gialla": un evento patrocinato dal comune di Cesenatico. Io sarò presente giovedì 24 e vi aspetto numerosi: aperitivo + presentazione + cena con le specialità di Francesca Pezzi. Non si può dire di no
  14. Nome: Novecento Editore Generi trattati: Giallo, Poliziesco, Thriller, Noir, Saggistica (ambito economico/giuridico) Modalità di invio dei manoscritti: http://www.novecentoeditore.it/invio_manoscritti.php Distribuzione: http://www.novecentoeditore.it/distribuzione.php Sito: http://www.novecentoeditore.it Facebook: https://www.facebook.com/novecentoeditore/ Non so, vi posto qui gli estremi di questa CE. Non ho esperienze dirette ma sembrerebbe free e medio-piccola. Mi é capitato di trovare alcuni suoi libri in Feltrinelli a Varese (quindi deve avere una buona distribuzione). Qualcuno la conosce?
  15. Fino a
    COMUNICATO STAMPA 26/07/2017 Cosa accade quando un killer spietato incontra sul suo cammino una commissaria determinata ma sensibile? Può accadere che, per quanto decisa sia, essa trovi difficoltà nel suo operato, legate a veti politici di persone influenti decise a insabbiare e depistare a tutti i costi le indagini; può succedere che il killer rischi di farla franca e che la commissaria, reduce da un precedente caso complicato in cui lo stesso killer le era sfuggito, finisca per fare in conti con uno stato depressivo latente, risvegliato da quel senso di impotenza. Sono queste le premesse de “La pista portoghese”, il nuovo giallo dello scrittore forlivese Marcello Nucciarelli, edito da Alcheringa, che prosegue la serie d’inchieste della poliziotta olandese Gretije De Witt, dapprima ispettrice e oggi commissaria presso il dipartimento di polizia di Amsterdam. Le avventure di Gretije, ispettrice quarantenne, separata e in crisi d’identità tanto da apparire trasandata quanto un tenente Colombo in gonnella, cominciano con “Morte a Leidseplein” (Sassoscritto, 2013), per proseguire con il misterioso assassinio del commissario Wilder, suo superiore, ne “Il segreto di Groningen” (Alcheringa, 2015). Divenuta commissaria per aver preso il posto del suo capo, oggi De Witt deve fare i conti con un suo nemico storico, il killer chiamato Albert, stavolta in coppia con un assassino portoghese che sta lasciando alle sue spalle una serie di omicidi in apparenza del tutto scollegati tra loro, tra cui un ex politico e un DJ radiofonico molto discusso. “La pista portoghese” verrà presentato a Gallipoli mercoledì 26 luglio alle ore 19.30, nel suggestivo scenario de “La casa degli artisti”, contenitore d’arte e d’ospitalità del pittore e scultore Giorgio De Cesario e della professoressa Cristina Maritati. Un nuovo appuntamento culturale al tramonto, quindi, per il roof-garden di questo luogo, che oltre a casa-museo è ormai divenuto un indiscusso salotto letterario. Presenzierà l’autore Marcello Nucciarelli, romagnolo d.o.c. nato per caso in Veneto. Appassionato di cultura dei Paesi Bassi, ha vissuto in parte tra l’Olanda e l’Italia; ha gestito per alcuni anni la libreria “La Moderna” di Rimini, per divenire poi direttore e successivamente responsabile di tutte le librerie del gruppo “Librincontro”. Dal 2009 ha iniziato l'attività di scrittore, cui nel tempo ha affiancato quella di editor esperto e valutatore di manoscritti. Dal 2012, infine, è critico letterario per “Writer's Dream”, la più vasta community online per scrittori esordienti. Con l’autore dialogherà la scrittrice Ilaria Ferramosca, mentre gli intermezzi musicali saranno a cura dell’associazione A.Gre.Ga.Da., con il trio composto da Gabriela Greco (pianoforte), Davide Greco (violino), Andrea Centolanze (percussioni). L’ingresso è libero con possibilità di prenotazioni; informazioni e contatti presso: “La casa degli artisti”, via Lepanto 1, Gallipoli. Tel. 0833/261865. www.lacasadegliartisti.it .
  16. Fino a
    Terzo appuntamento del tour di presentazioni salentine alla Libreria Universal di Maglie (LE). Questa la locandina dell'evento: Inutile dire che l'invito è esteso a tutti gli amici del WD che vivono da quelle parti o si trovano in zona. Sapete che per me conoscervi e (ri)abbracciarvi è sempre un piacere!
  17. Fino a
    Gretije non tralascia mai alcuna pista: ora si è messa a seguire anche quelle olfattive e mi condurrà... in un'olfattoteca (!). Visto il nome del profumo abbinato al romanzo ci sarà da stare in occhio e dice che porterà la pistola d'ordinanza, nel caso ci fosse "Albert" in cerca di un'essenza in grado di coprire l'aroma di mandorle amare del suo amato cianuro...
  18. http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/34255-questo-esatto-momento/ Aveva alcune regole granitiche a cui era stato fedele in tutti quegli anni trascorsi sul campo, la prima era mai farsi coinvolgere personalmente da un’indagine. Rimanere distaccato, anche di fronte a crimini efferati. Mantenere lucidità e concentrazione era necessario per arrivare alla conclusione dell’indagine in fretta e, nei casi più fortunati, scoperchiare la verità nuda e cruda. La seconda era non rinunciare ai pedinamenti. I giovani sbirri non amavano le noiose nottate in macchina, al gelo, trangugiando cibo spazzatura per seguire sospettati. I colleghi preferivano affidarsi ai moderni mezzi tecnologici decantandone le comodità e l’efficacia. Ma i risultati, alla lunga, avevano sempre dato ragione al Commissario Gariboldi. La stretta osservazione quotidiana dei sospettati aiutava ad entrare nel mondo dei criminali, a capirne i principi ad immedesimarsi. Prevedere le loro mosse in anticipo era un vantaggio incalcolabile per un detective. Inoltre tutte quelle ore di attesa davano il tempo di far sedimentare nella mente gli elementi raccolti e di riflettere a lungo ripescando anche i dettagli all'apparenza insignificanti. I tre sabato precedenti l’ispettore capo aveva osservato il comportamento della sospettata Linda Colombo pedinandola nei pressi dell’abitazione e seguendola in auto durante gli allenamenti. La ragazza era sempre uscita di casa attorno alle ore 08:00 con la bici di corsa, una Olmo celeste ventuno rapporti. L’attività ciclistica durava poco meno di due ore. Quando l’atleta tornava a casa, parcheggiava con rapidità l’attrezzo in box, si toglieva il casco ed usciva per una corsa di circa un’ora lungo per le strade sterrate del parco Vettabbia nei pressi dell’abbazia di Chiaravalle. Tra pochi minuti dovrei vederla in fondo al rettilineo. Dovrebbe sbucare da quella curva laggiù. Doveva ammettere che la sospettava possedeva sia un’attitudine al sacrificio che una costanza negli allenamenti che non si potevano non ammirare. Da quando aveva iniziato a tenerla d’occhio aveva imparato a memoria la settimana tipo, si riposava solo il lunedì. Il mercoledì ed il sabato si allenava sia il mattino che la sera in discipline distinte. Le uscite podistiche non erano saltate neanche con condizioni meteorologiche sfavorevoli: quella ragazza doveva avere qualche antenato svizzero, o comunque nordico, di sicuro possedeva una tempra di acciaio inossidabile da vichinga. E’ in ritardo. Forse ha scelto un percorso più lungo del solito. Oppure ha deviato su qualche percorso alternativo. Non era ancora riuscito ad intuire per quale competizione si stesse allenando con tutta quella dedizione. Aveva sfogliato in internet il calendario delle gare di triathlon, ma la sua ricerca non aveva individuato eventi importanti in zona nei due mesi seguenti. Il commissario non si era arreso e aveva spulciato tutte le competizioni a cui aveva partecipato in passato la sospettata. L’anno precedente non aveva gareggiato nella triplice disciplina, concentrandosi su gare di nuoto e corsa. In particolare aveva preso il via a varie attraversate a nuoto organizzate dalla associazione dilettantistica “Anatre Selvagge”. In questa disciplina le gare più impegnative erano state la “traversata del lago di Iseo” ed il “Giro di Monte Isola”. Quest’ultima manifestazione consisteva nel nuotare il perimetro dell’isola del lago di Iseo che misura quasi nove chilometri. Sul fronte podistico Linda aveva corso poche gare su strada, “Stramilano agonistica” e “mezza maratona di Monza”, concentrandosi su una miriade di gare semi-sconosciute su percorsi non asfaltati: “Introbio Biandino”, una gara di 7 Km con dislivello positivo di mille metri con arrivo al rifugio Tavecchia, “Eco maratona di Bibbona” dove diversi atleti si erano persi negli ultimi chilometri del tracciato, “Montevecchia night trail,” 37 chilometri da correre nelle campagne brianzole in totale autonomia, di notte, illuminati dalle lampade led frontali. Proprio a Montevecchia aveva colto il suo migliore piazzamento posizionandosi terza di categoria e portandosi a casa un barile di birra artigianale da 10 litri. L’anno scorso non ha partecipato ad alcuna competizione di ciclismo. La bici deve essere una novità del ultimo periodo. La Olmo mi è sembrata priva di graffi, deve trattarsi di un acquisto recente. Devo ricordarmi di chiedere ai rivenditori della zona se ricordano la ragazza. Scommetto che una donna con quel fisico eccezionale la ricordano eccome! Doveva ammetterlo, per la prima volta nella sua trentennale carriera stava contravvenendo alla regola numero uno. Se era onesto con sé stesso doveva ammettere che quella ragazza stava diventando la sua piccola ossessione. Una signora di mezza età si stava avvicinando seguita da un orrendo Chihuahua grigio non al guinzaglio. La signora fumava una sigaretta sottile fingendo nonchalance, in realtà lo stava studiando con curiosità vorace. Accidenti, questa vecchia chiattona deve rompere i coglioni proprio in questo istante? La signora sorrise e si avvicinò con andatura incerta portandosi appresso palla di pulci. La povera bestia ansimava accaldata implorando con gli occhi pietà. La padrona avanzava incurante delle suppliche silenziose del quadrupede espirando con boccate goduriose fumo bianco. Non c’era dubbio alcuno: la padrona voleva attaccare bottone. “Buongiorno Commissario Gariboldi” Conosce il mio nome. Ma non mi ricordo di lei, forse si tratta di una vicina di casa? “Buongiorno sig.ra, a passeggio con il cucciolo?” “Sono la Signora Manfredi…” A sentire quel cognome il commissario ebbe un piccolo sussulto, diversi campanelli di allarme risuonarono nella testa, ma non riuscì a mettere a fuoco il motivo per cui quel cognome gli risultava noto. Cribbio, il cognome “Manfredi” mi dice qualcosa. Questa cicciona ha l’occhio furbo, si è accorta che non l’ho riconosciuta. La devo liquidare in fretta altrimenti perderò il passaggio di Linda. “...volevo ringraziarla per quello che ha fatto per mio figlio, quel disgraziato buon a nulla. Se non l’avesse arrestato sarebbe morto di droga o peggio”. La luce si accese nell'oscurità ed i ricordi affiorarono nitidi. Il figlio della signora era Fabrizio Manfredi, un delinquente della Barona, l’anello di congiunzione tra gli spacciatori al dettaglio ed i narcotrafficanti colombiani che importavano droga in Lombardia ed in tutto il sud Europa. Il suo arresto era stato uno dei grandi successi del commissario, dopo mesi di indagini era avvenuto per un colpo di fortuna con modalità esilaranti. La deposizione rilasciata durante l’interrogatorio aveva permesso di chiudere in galera per decenni alcuni pesci grossi. All'epoca dell’investigazione lo tenevano sotto osservazione ventiquattro ore su ventiquattro, sapevano del suo coinvolgimento nella malavita, ma non avevano uno straccio di prova per inchiodarlo e farlo cantare. Una domenica di tre anni prima il questore aveva chiesto a tutte le forze dell’ordine di concentrare i turni di servizio per consentire lo svolgimento senza incidenti della finale di calcio di coppa Italia tra Inter e Napoli che si sarebbe tenuta allo stadio Meazza. Erano da poco passate le 17.00 e si stava recando assieme ai colleghi dell’antidroga sul luogo di lavoro quando si decise di effettuare una sosta all'autogrill di Assago. A quell'ora nella caffetteria c’era poca gente, mangiarono un Camogli ed ordinarono tre caffè, poi andarono in bagno ad espletare i bisogni, li aspettava una lunga notte di lavoro noioso, con tutta probabilità avrebbe piovuto in tarda serata. Il sotto tenente Lucio portò il suo pastore tedesco, perfettamente addestrato a rilevare anche minime quantità di sostanze stupefacenti, lungo il corridoio ed entrò nella toilette. I tre si stavano lavando le mani scherzavano e discutendo circa la politica italiana. Quentin – così si chiamava il cane a pelo corto- stava seduto ad un metro dal suo padrone con le orecchie basse, aspettando con pazienza che lo riportassero in macchina dove avrebbe dormito ancora un poco giocherellando con il suo osso in plastica dura. Quando il sotto tenente fece un passo verso l’asciugatore automatico Quentin si alzò dritto come un fuso per annusare l’aria ed iniziò a ringhiare in modo trattenuto verso l’ingresso del cesso. I tre sbirri smisero di ridere e chiacchierare e, girandosi verso la porta, portarono istintivamente le mani verso i manganelli. Fabrizio Manfredi camminava rilassato lungo il corridoio. Trenta secondi prima si era fregato una confezione di Ringo che aveva imboscato con rapidità nei pantaloni. Rubare negli autogrill era facile, con tutta quella confusione non aveva mai avuto imprevisti e poi quel giorno aveva una terribile fame: fame chimica per l’esattezza. Ogni volta che doveva consegnare la merce si rollava una canna con la marjuana della sua serra, un “personal distensivo” come amava definirlo, per distendere i nervi. La sua teoria era che era preferibile rischiare di farsi sgamare dalla madama per una pupilla dilatata piuttosto che per un comportamento iperteso. Aveva una teoria anche riguardo ai Ringo. Quelli con la crema bianca, alla vaniglia erano i migliori. Il paragone con gli altri, farciti con crema alla nocciola, non reggeva proprio. Di cosa stiamo parlando, ragazzi? La Pavesi aveva incentrato la pubblicità sul discorso integrazione razziale e negli anni non aveva mai cambiato canovaccio annoiando miliardi di telespettatori con retorica anni ottanta. Si vedeva sempre il bimbo bianco che dava il cinque al bimbo nero, guarda caso color cioccolatino, dopo qualche impresa sportiva. La verità, per la miseria, era che i consumatori compravano Ringo a prescindere dalla pubblicità. Se dobbiamo essere precisi, il signor Consumatore acquista i Ringo solo per un motivo: leccare la crema alla vaniglia, bianca. Se avesse notato la macchina degli sbirri parcheggiata dietro l’edificio avrebbe rivisto tutte le sue teorie, forse anche quella sui biscotti. Si stava perdendo via, forse era un po’ troppo rilassato, doveva darsi una mossa e concentrarsi sull’obiettivo. Un salto veloce in bagno per sistemare i panetti di hashish che aveva legato sotto le ascelle e sarebbe ripartito per il suo viaggio. La radio in filo diffusione fece partire una vecchia hit americana “You never can tell” del mai dimenticato Chuck Berry. Buone vibrazioni, tutto andava bene. Percorse il corridoio, superò il distributore di profilattici fischiettando il refrain ed aprì la porta del bagno. Forse non avrebbe mangiato i Ringo quel pomeriggio. Il sottotenente Lucio era teso e fremeva. Sapeva che Quentin era infallibile e che il suo comportamento indicava che qualcuno con della droga si stava avvicinando. Lo sbirro si stava esaltando. Forse si trattava di qualche nord africano spacciatore senza scrupoli, non ne sarebbe rimasto sorpreso. Senza pensarci un instante saltò le gerarchie e diede ordini perentori ai colleghi: “Ragazzi, state pronti a tutto, mano ai manganelli. Io immobilizzerò il sospettato. Commissario, estragga l’arma solo se necessario”. La porta si aprì lasciando intravvedere una sagoma indistinta. Il commissario Gariboldi non poteva credere ai suoi occhi. L’uomo che aveva fatto scattare Quentin, l’uomo per cui avevano messo mano ai manganelli e tolto polvere alla fondina altri non era che Fabrizio Manfredi, il delinquente della Barona su cui stava lavorando da settimane in cerca di una prova per inchiodarlo. Sul volto dell’ispettore si dipinse un sorriso trentadue denti, poi la situazione precipitò in pochi istanti. “Lucio fermo, che cazzo fai?” Troppo tardi, quel grandissimo testa di minchia del suo collega aveva estratto il manganello ed iniziato a randellare il disgraziato indifeso. Il sottotenente, fuori controllo, sguardo lucido da folle, cercava di colpire alla testa il Manfredi che si copriva come poteva tenendo le braccia alzate ed urlando come un bimbo a cui hanno rubato la palla. Il terzo sbirro, quello rosso di capelli di cui non ricordava più il nome, fece la cosa più insensata che avesse visto in tutta la carriera. Si mise ad urlare: “Quentin attacca!” La bestia partì come una tigre famelica e cercava di azzannare ed addentare il malcapitato. Il commissario si mise ad urlare. “Fermi tutti, è un ordine” Il Rosso si bloccò impietrito, ma il cane vedendo il suo padrone impegnato nella zuffa morse il Manfredi ai genitali con tutta la forza disponibile mandando in frantumi una decina di Ringo che si sparpagliarono per terra. Ma come li addestrano questi cani all'accademia? Devono trovare droga, non sbranare gli spacciatori, Cribbio! Riprese ad urlare: “Sotto tenente Lucio se non si allontana subito dal sospettato la arresto”. Solo a quel punto la follia degradò in caos. “Tenga fermo quel cane e si allontani da qui.” Il commissario cercò di mettere ordine in quel manicomio e di ripristinare le gerarchie con i suoi colleghi. Si diede un contegno severo e deciso, ma dentro di sé era felice come una Pasqua. “Signora Manfredi, certo che ricordo suo figlio, ero presente all’arresto e ho affrontato in prima persona l’interrogatorio” E come potrei dimenticarmene? Si intuiva che la signora era sul punto di dire qualcosa di importante. La donna abbassò la voce fino a bisbigliare anche se li intorno non si vedeva nessuno, solo una figura, forse una ragazza, che correva in lontananza. “Commissario Gariboldi, l’ho cercata più volte per dirle due cose. Intanto intendo ringraziarla anche se le sembrerà assurdo, ma l’arresto di mio figlio gli ha salvato la vita. Sarebbe morto o finito molto male se non fosse stato per il suo intervento”. L’ispettore intendeva chiudere il prima possibile la conversazione, la ragazza stava arrivando, la vedeva in lontananza in rapido avvicinamento, due minuti e sarebbe transitata proprio davanti a loro. Apostrofò la sua interlocutrice: “Vivere smerciando droga, ti espone a dei rischi”. La cicciona non lo mollava. Aveva meno di mezzo minuto per chiudere quella chiacchierata imprevista, ma quella riprese: “I problemi non sono stati generati solo dai suoi affari di droga. Girano voce che sta indagando su quella società con sede in centro, la White Cell. Mio figlio non le ha detto tutto, ho qualcosa da raccontarle. Forse troverà la mia storia interessante e potremmo trovare un nuovo accordo?” Come era venuta a conoscenza della sua ultima indagine? Gariboldi si concentrò una frazione di secondo. Era necessario lasciar perdere il passaggio della triatleta e rimandare quell'incontro. Le priorità erano mutate in un istante, qualcuno voleva parlargli dell’oggetto delle sue investigazioni. Avrebbe approfondito il discorso con la famiglia Manfredi. L’unico problema era che Linda lo avrebbe visto in faccia, ormai era inevitabile. Doveva correre il rischio. “Gentile signora, avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione. Possiamo accomodarci qualche minuto su quella panchina?” Mentre i due si stavano dirigendo verso la seduta la runner passò davanti a loro e li squadrò con una veloce occhiata perplessa.
  19. Nome: Nuova Editrice Magenta Generi trattati: Poesia, Narrativa non di genere, Noir, Poliziesco, Giallo (qui le collane: http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=coll) Modalità di invio dei manoscritti: http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=mned Distribuzione: Unicopli Soc. Cooperativa http://www.nuovaeditricemagenta.it/index2.php?zID=acq Sito: http://www.nuovaeditricemagenta.it Facebook: non pervenuta Ciao a tutti, credo si tratti di una piccola casa editrice. Fa qualche presentazione nella mia zona (Varese e Provincia) ma non riesco a capire se sia a pagamento o no.
  20. Fino a
    Se passate venerdì 23 dal Covo del Lovo vi racconterò della mia ultima indagine. Ci sarà anche Marcello Nucciarelli, che ormai ha preso l'abitudine di trascrivere i miei casi nei suoi romanzi. Vi aspetto, non mancate... La vostra Gretije de Witt P.S. Forse non lo sapete ancora, ma ultimamente sono stata promossa a commissario... Evento su Facebook.
  21. Titolo: Sette Navi Autore: Nanni Cristino Collana: Terzo Grado Casa editrice: Parallelo45 ISBN: 9788898440856 Data di pubblicazione: marzo 2017 Prezzo: Euro 13 Genere: Giallo Pagine: 298 Quarta di copertina: Parigi, metrò di Saint Paul. Qualcuno ha disposto sui gradini che scendono verso il sottosuolo sette barchette di carta. Due giorni dopo, nel quartiere, viene ritrovato il cadavere del gallerista Cyprien Malou, sgozzato e circondato da altrettante navi di carta. Prima di morire, la vittima ha tracciato sul selciato, col sangue, tre lettere: LAU. Armand Vandeweil, un ex criminologo divenuto editore di un giornale di annunci, non ha dubbi: il Marinaio, un serial killer a cui in passato aveva dato la caccia, è tornato in azione.Convinto dal comandante della Brigata criminale a partecipare alle indagini, Armand - con l’aiuto di un bizzarro gruppo di clochard che vivono nella stazione abbandonata del metrò di Saint Martin, dove hanno messo in piedi un improbabile e abusivo bistrot per senzatetto, il Bistrompe - recupera l’arma del delitto, un pugnale di epoca franchista, che lo condurrà a puntare i suoi sospetti su un collezionista di armi antiche. Ma è davvero lui il Marinaio? Link all'acquisto: http://www.parallelo45edizioni.it/prodotto/sette-navi/
  22. Nome: De Ferrari Editore Sito web: http://www.deferrarieditore.it/ Distribuzione: http://www.deferrarieditore.it/i-nostri-distributori/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.deferrarieditore.it/pubblica-con-noi/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionideferrari/?fref=ts
  23. Commento Prompt di mezzanotte: il killer e il commissario L'ultima vittima Quando il commissario entrò nella stanza e si trovò dinanzi all’assassino, provò una sensazione insolita, una strana miscela di curiosità e sconforto. Non era la prima volta che affrontava un individuo spregevole e malvagio, ma in tanti anni mai si era trovato in una situazione del genere. Le prove sarebbero bastate da sole a incriminare l'uomo di tutti gli omicidi e in quel caso rendevano l’interrogatorio una prassi abbastanza inutile; eppure, non sapeva bene il perché, per nulla al mondo vi avrebbe rinunciato. Quando si sedette di fronte all’assassino, questi gli sorrise in modo beffardo e spalancò la bocca. In quel momento il commissario capì che quello sarebbe stato l’interrogatorio più difficile della sua carriera. La telefonata era arrivata intorno alle quattro del mattino. Il commissario aveva risposto dopo pochi squilli, in soggiorno. Non era quasi riuscito a chiudere occhio, come se presagisse che sarebbe accaduto quella notte. Era ancora vestito. La moglie del commissario era stata svegliata dal suono del telefono e lo aveva raggiunto con gli occhi ancora semichiusi e un po’ preoccupata. «Lo hanno trovato» la aveva informata, «quel figlio di puttana era ancora sporco del sangue dell'ultima vittima. Avevamo ragione, è lui l’assassino.» Lui era uno degli uomini più ricchi dello stato. Uno di quelli che il paese intero invidia perché ha tutto quello che desidera e che per questo motivo ti aspetteresti di vedere più nei panni dell'assassinato che non dell’assassino. I sospetti erano ricaduti su di lui dopo che, sulla scena del nono omicidio, era stata rinvenuto un pezzettino di carta stropicciato, la ricevuta di un pagamento con carta di credito, che evidentemente doveva essergli caduta dalla tasca nelle fasi concitate dell'assassinio. Il tempo di risalire al proprietario dello strumento di pagamento e subito una volante si era recata alla villa del milionario con un mandato di perquisizione e tanto bisogno di spiegazioni plausibili. Lì, dopo accurate ricerche, gli agenti avevano trovato altre prove indiziarie che sembravano collegarlo a quasi tutti i delitti. Purtroppo, però, dell'uomo nessuna traccia. Così era scattata la caccia, terminata dopo tre giorni quella notte. Il commissario si infilò le scarpe e si diresse spedito alla porta. Diede un’occhiata nel portaoggetti sopra al mobiletto all’ingresso, cercando senza trovarle le chiavi della sua Toyota Prius grigia. Fece una smorfia di disappunto. «Suvvia, tesoro» disse la moglie, che nonostante gli occhi semichiusi lo aveva notato, «è sabato sera, è normale che sia ancora in giro, sarà andata in discoteca e sai come sono i locali, oggigiorno…» «Sì, sì, lo so, si entra tardi, si esce tardi…mi ripetete le stesse cose ogni volta. Però domani mattina mi sente! Non voglio che mia figlia torni all'alba. Soprattutto quando prende la mia macchina!» rispose il commissario, uscendo nel nevischio buio della notte. Si avviò verso il commissariato poco lontano, a piedi, proteggendo il volto dal vento gelido e misto a pioggia con la sciarpa scura. Mentre camminava, ripensò al caso: un milionario aveva seminato il panico e insanguinato la città in poco meno di un mese, uccidendo nove persone. Ogni delitto era avvenuto con modalità diverse, usando armi differenti e portando a cause di decesso sempre diverse: asfissia, avvelenamento, lacerazioni. Un comportamento insolito per un serial-killer. Se non fosse stato per il bigliettino di sberleffi alle forze dell’ordine lasciato accanto a ogni corpo, si sarebbe stentato a collegare tra loro i delitti. Inoltre, le nove vittime provenivano da ambienti sociali diversi e sembravano essere completamente estranee e slegate fra loro. Avevano in comune solo il genere e la fascia di età. Questi soli particolari in comune avevano dato al commissario la possibilità di ragionare su un possibile movente. Si trattava di un’ipotesi ancora fragile e sconnessa, che però lo tormentava da giorni. Finalmente, adesso avrebbe potuto chiederne conferma all'interessato. Affrettò il passo. Non vedeva l'ora di interrogarlo, di guardare quel pazzo in faccia e costringerlo a confessare tutto per filo e per segno, a sentirsi spiegare cosa lo aveva spinto a tutto quell'orrore direttamente da lui. Non sapeva ancora che lui si era strappato la lingua. Il commissario represse un conato di vomito. La bocca dell’assassino era zeppa di sangue e svuotata della lingua, un sorriso muto e maligno. Appoggiò uno spesso fascicolo sul tavolo e cominciò, cercando di fare come se nulla fosse: «Qui dentro ci sono le fotografie delle sue vittime. Anna De Cesari, Dalila Nura, Simona Errani…non c’è bisogno che continui, immagino che le conosca tutte.» Fece una pausa. Guardò l'uomo che sorrideva, divertito. Pensò che il disagio che provava in quel momento doveva essere davvero palese. «Tutte donne. Avevano tutte dai diciotto ai vent’anni» continuò, «perché le ha ammazzate?» L’assassino continuava a fissarlo con aria di sfida, indicando con il dito la bocca aperta e sanguinante. Il commissario chiuse il fascicolo. Era agitato e cominciava a spazientirsi. «Portatemi un foglio e una matita.» ordinò a un agente. Questi tornò subito dopo e li poggiò davanti all’assassino, che rimase impassibile. Passò qualche minuto, nel silenzio assoluto. L'uomo non accennò il minimo movimento. Il commissario sentì il sangue salire al cervello. «Mi ascolti bene. Lei è un uomo ricchissimo. Ha una vita da favola, può avere quello che vuole in qualsiasi momento, non è cosi? Eppure è diventato un mostro. Ha ammazzato brutalmente delle ragazzine. Non vuole dirmi il perché? Benissimo, allora lo farò io!» Alzò il tono della voce, ormai deciso a far soffrire quel pazzo quanto lui aveva fatto con le sue vittime. «Sua figlia. Tua figlia. Com’è che si chiamava…Giulia? Era una bellissima ragazza, non è così? Quanti anni aveva quando è stata rapita? Diciotto? Diciannove?» Una scintilla si accese nello sguardo dell’assassino. Il commissario incalzò: «Te l’hanno uccisa perché non volesti pagare il riscatto, giusto? C'ho preso, non è così? Tu hai ucciso quelle povere ragazze perché ti senti in colpa, nella tua testa malata è un modo per vendicarti con il mondo, o che cazzo ne so, per redimere la colpa e rendere omaggio a tua figlia. È per questo che si uccide, non è così? Per vendetta, oppure per rabbia.» L'espressione sul volto dell'uomo cambiò: niente più sguardo divertito, adesso era serissimo. Prese la matita e scrisse una parola sul foglio, poi lo porse al commissario. «Mancanza. Ecco, appunto. Si uccide per la mancanza.» Il commissario si sentì soddisfatto per aver ricevuto la conferma che cercava. Subito dopo, però, si sorprese a sentirsi quasi dispiaciuto, a provare un filo di pena nei confronti di un omicida ripugnante, ma che era anche un padre senza più una figlia. Capì che forse si era costretto al silenzio per non raccontare più nemmeno a sé stesso quella triste storia. Il dispiacere durò qualche secondo, poi ritornò al suo ruolo. «Bene, credo che abbiamo finito. Questa volta temo che non le basterà pagare i migliori avvocati al mondo per salvarla. Lei è imputato per l’assassinio di nove ragazze…» Il commissario si interruppe, l’assassino aveva all’improvviso alzato il dito e si era chinato a scrivere nuovamente sul foglio. Lo porse al poliziotto. «Dieci!» Sul viso dell'uomo era tornato il sorriso, ancora più maligno. Il commissario rifletté un'istante, poi scattò in piedi e corse fuori dalla stanza. Un agente lo avvicinò, preoccupato: «Che succede, capo?» «C’è un’ultima vittima!» «Cristo Santo!» «Dobbiamo muoverci. Avete detto che quando lo avete trovato era tutto sporco di sangue. Dove lo avete trovato?» «È stato fermato in una strada di campagna, guidava una macchina che crediamo abbia rubato lì vicino, a poca distanza c’è una discoteca…» Un brivido corse lungo la schiena del commissario. Non riuscì a chiederlo ma non ce ne fu bisogno. «...stiamo verificando il proprietario. Si tratta di una Toyota Prius. Grigia.»
  24. Qualche giorno fa, mentre mi scervellavo per trovare un idea "originale" su cui basare un romanzo, mi è venuto in mente la seguente idea: Un detective, per alleviare lo stress, fa uso di droghe e di alcolici. Dopo esser venuto a conoscenza del desiderio di divorziare della moglie, fa uso di una nuova droga appena introdotta nel mercato, che lo fa uscire fuori di sé e gli fa trucidare la propria famiglia. Subito dopo, in un momento di lucidità, l'uomo preso dal panico nasconde i cadaveri e le prove, per poi perdere coscienza. Il giorno seguente si sveglia senza ricordare più nulla degli ultimi giorni e denuncia la scomparsa della moglie e della figlia. I suoi colleghi lo designano come principale indagato, ma per mancanza di prove non possono arrestarlo. Il protagonista inizierà ad ossessionarsi al caso, andando contro le direttive del suo capo, arrivando addirittura a restituire il distintivo e licenziarsi. Nella seconda parte del libro, il protagonista, venendo a conoscenza delle sue azioni, deciderà di vendicarsi degli spacciatori che gli hanno venduto la droga e di scoprire chi l'ha messa in commercio. Cosa ne pensate di quest'idea? A parer mio, se sviluppata bene, potrebbe essere molto interessante.