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Trovato 7 risultati

  1. Nome: Acheron Books Generi: Fantastico, Fantasy in ogni sua declinazione, Pulp, Weird, Horror, Thriller soprannaturale, Fantascienza Modalità invio manoscritti: https://www.acheronbooks.com/index.php?id_cms=1&controller=cms Sito web: https://www.acheronbooks.com Salve a tutti, Scrivo a nome di Acheron Books e ci piacerebbe presentarci a questa comunità che io stesso (da utente) seguo da anni. Ad Acheron Books ci occupiamo di narrativa italiana di genere e lo facciamo in un modo del tutto nuovo nel panorama del nostro paese: selezioniamo i migliori autori italiani e proponiamo loro contratti d’eccellenza; li guidiamo e formiamo per far loro realizzare opere spendibili all’estero; traduciamo in lingua inglese i libri tramite localizzatori madrelingua; li distribuiamo in tutto il mondo in formato e-book e con il print-on-demand. I nostri titoli sono disponibili principalmente in lingua inglese; una selezione degli stessi è distribuita anche in italiano per il mercato nazionale. Contatti: info@acheronbooks.com Siamo nati da poche settimane, eppure i traguardi raggiunti sono già tanti e le iniziative in cantiere ancor di più! I primi autori che abbiamo proposto al mercato internazionale sono già esemplificativi del nostro modo di lavorare, che coinvolge professionisti già noti e pubblicati, scrittori indipendenti ed assoluti esordienti, purché tutti accomunati da indubbia qualità di scrittura e ottime idee. *Editato dallo Staff, no pubblicità ad autori* Come si diventa autori Acheron? So che questa è forse la domanda più interessante a cui rispondere in questo forum. In questo momento abbiamo un programma di autori e opere schedulato per il prossimo futuro e stiamo ponderando nuovi casi per i mesi successivi, ma non accettiamo proposte e manoscritti. I nostri esperti stanno già scandagliando il mercato editoriale italiano in cerca di talenti noti e meno noti, che abbiano già pubblicato o meno e che siano in grado di realizzare con noi quello che abbiamo in mente. Acheron cerca autori italiani moderni, abili e intelligenti, che ben conoscano l’elevato livello qualitativo dei loro colleghi anglosassoni e siano pronti alla sfida - ma allo stesso tempo orgogliosamente figli della grande tradizione storica, culturale e letteraria italiana che ha radici in opere celeberrime come l’Orlando Furioso e la Divina Commedia. Vi aspettiamo per conoscervi e farci conoscere: sul nostro sito: https://www.acheronbooks.com sul nostro blog: http://bit.ly/1xIjyas sulla nostra pagina facebook: http://on.fb.me/15jJbGB su Twitter: https://twitter.com/Acheron_Books A presto e buona scrittura/lettura!
  2. Nome editore: Ciesse edizioni Generi pubblicati: biografie e autobiografie, thriller, horror, gialli, noir, mistery, sillogi poetiche, fantasy, fantastico, narrativa, romanzi contemporanei e storici, miscellanea, manualistica tecnica, sportiva e professionale, romanzi storici e/o testimonianze di guerra, libri fotografici, antologie tematiche, romanzi rosa, eros soft, letteratura per ragazzi, opere di Science Fiction, opere in lingua italiana di autori stranieri, opere umoristiche e satiriche, saggistica Invio manoscritti: seguire le indicazioni su http://www.ciessedizioni.it/manoscritti/ Distribuzione: http://www.ciessediz.../distribuzione/ Sito: http://www.ciessedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/CIESSEdizioni?ref=sgm
  3. Nome: Limited Edition Books Generi: Paranormal fiction, narrativa per ragazzi, fantasy in ogni sua declinazione, horror, fantascienza, romance, thriller, western Modalità di invio manoscritti: http://limitededitionbooks.it/invio-manoscritti/ Distribuzione: non specificata Sito web: http://limitededitionbooks.it/ Facebook: https://www.facebook.com/pages/Limited-Edition-Books/382899411800853?fref=ts segnalati via email, inviata email standard il 22.02.2014
  4. Nome: Dunwich Edizioni Generi: Horror, Thriller e Mistery Modalità di invio manoscritti: http://www.dunwichedizioni.it/wordpress/dunwich-edizioni/faq/ Distribuzione: http://www.dunwichedizioni.it/wordpress/dunwich-edizioni/distribuzione/ Sito web: http://www.dunwichedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/DunwichEdizioni Editore free, specializzato in tematiche horror, thriller e mistery.
  5. Nome: La piccola volante Generi: Horror, Fantasy, Narrativa, Bambini e Adolescenti, Narrativa di genere Modalità di invio manoscritti: Partecipare ai laboratori periodici su http://www.lapiccolavolante.com/ Sito web: http://www.lapiccolavolante.net/ Cito dal loro regolamento: "Un contratto editoriale dignitoso non prevede spese da parte dell’autore, che le chiamiate percentuali, che le chiamiate spese morte, comunque voi le vogliate mascherare, siete editori che chiedono soldi agli autori per essere pubblicati? Eeeccavolo, noi vi banniamo e fuori dalle balle."
  6. Nota: Mi sto dedicando a rielaborare alcuni racconti pubblicati in passato sul forum. Pubblicherò qui solo quelli che subiscono interventi di riscrittura più significativi, grazie ai suggerimenti ricevuti all'epoca e in considerazione del fatto che ho rimosso i vincoli dei caratteri e delle eventuali boe presenti nei contest a cui hanno partecipato. Il racconto è privo di commento perché incasso qui (con un piccolo ritardo...) il premio per il commentatore di aprile 2013 La città è deserta a quest'ora. Si ode unicamente lo scalpiccio dei miei passi sul selciato, mentre transito davanti a Riddarholmen. Non la degno di un'occhiata e questo la dice lunga sul mio stato d'animo. Non è mai successo prima, o almeno credo. Il vecchio cuore della capitale e la guglia della chiesa hanno sempre avuto un effetto magnetico su di me. Ma stanotte nulla ha il potere di affascinarmi. La sentenza è attesa già per lunedì. La giuria non impiegherà troppo tempo per pronunciarsi e il verdetto purtroppo è segnato. Kjell non ha scampo. Mi trascino fino a Slussen, il luogo di Stoccolma che amo di più. Qui lo sguardo può spaziare fra i pinnacoli delle chiese e la facciata austera del Palazzo Reale fino a posarsi sui mattoni rossi del Municipio che domina l'intera baia con la sua torre. E acqua ovunque, sotto i piloni del ponte, di fronte a me, alle mie spalle. “L'acqua che scorre sotto di noi non è tutta uguale, sai?”, mi disse Sabine, quel giorno d'estate di tanti anni fa. Non l'avevo nemmeno sentita arrivare e un attimo dopo era al mio fianco: capelli di un biondo che i riflessi del sole quasi rendevano albini e occhi celesti, lo stesso celeste dell'acqua sotto di noi. Aveva sedici anni, come me. “Se ritorni a dicembre ti basterà un'occhiata per capire – continuò con quel sorriso che le accendeva il volto – quello è il lago Mälaren e questo invece il Mar Baltico. D'inverno alla tua sinistra ci sarà solo una distesa di ghiaccio”. Per essere sicuro di cogliere quella differenza non me ne andai affatto. La vigilia di Natale eravamo qui, abbracciati sul ponte, ricordi Sabine? Oh, Dio, come vorrei tu potessi farlo davvero! Mi hai abbandonato troppo presto. Prima ancora di comprendere quale fosse il mio posto nel mondo ho dovuto imparare a riconoscere il dolore. Quel morso improvviso che ti aggredisce mentre cammini, quella belva che ti salta alla gola e dopo averti azzannato ti lascia nudo e vulnerabile all'indifferenza. Avevamo diritto ai nostri sogni, la vita è stata ingiusta con noi. E invece te ne sei andata lasciandomi Kjell, il tuo dono d'addio. Ti assomiglia così tanto: ha i capelli dell'identico colore dei tuoi e gli occhi appena un po' più scuri. Ha perfino la stessa fossetta sul mento che avevi tu, quella su cui spingevo con le dita per farti arrabbiare. Che buffi eravamo... Quanto vorrei che tu lo avessi conosciuto! Non sono riuscito a proteggerlo dai colpi della vita, Sabine. Mi è sfuggito di mano. Non è cattivo, sai, tutt'altro: solo un po'... scapestrato, ecco. Ho cercato di stargli vicino più che potevo, te lo giuro. Ci ho provato in tutti i modi ma è stato solo un fallimento. L'ennesimo, il più duro da sopportare. Lunedì ci sarà la sentenza. Kjell si professa innocente e io vorrei credergli, amore, ma è tutto contro di lui. Non sarà mai più un uomo libero. Non potrà calpestare queste strade e osservare le luci della città che si accendono al tramonto, sporgersi dal nostro ponte, cercare nei riflessi dell'acqua i tratti del tuo volto, come faccio io ogni sera da allora. Eccoti laggiù che mi sorridi. Mi stai chiamando, Sabine, vero? Sento dei passi sul ponte, chi può mai essere a quest'ora? Non mi volto, spero che proceda senza rallentare. Per un attimo credo che lo sconosciuto abbia dato ascolto alla mia raccomandazione muta. Ma no, non si ode più alcun rumore. Percepisco la sua presenza alla mia sinistra e con la coda dell'occhio individuo una sagoma appoggiata al parapetto. Resisto alla tentazione di voltarmi e continuo a fissare l'acqua, ma non riesco più a scorgere il viso di Sabine. “Non è una buona idea, sa?”. La sua voce metallica mi graffia come la lama di un bisturi. “La prego, mi lasci perdere”. “Quella è solo la soluzione estrema, quando anche l'ultima speranza è ormai svanita. Ma non è così per lei, Widén”. Questa volta non posso evitare di girarmi. Il profilo che si staglia alla luce incerta dei lampioni mi è del tutto sconosciuto. “Come conosce il mio nome? E chi è lei?” “Ogni cosa a suo tempo. Fa il cameriere all'Operakallaren, giusto?” “Sì, ma...” “Un attimo di pazienza, ho un'altra domanda da porle prima di rispondere alle sue. Sarà in servizio sabato sera, alla cena di gala in onore della scrittrice Agneta Svensson?” Alla mia risposta affermativa lo vedo rilassarsi ed espirare lentamente, soddisfatto. Quando torna a rivolgermi la parola colgo l'ombra di un sorriso, anche se continua ostinatamente a fissare l'acqua. “Molto bene, Widén. E ora veniamo al problema che l'angoscia. Suo figlio sta per essere condannato, sostengono che abbia ucciso l'amante. Lui dice di averla trovata sgozzata al risveglio, ma le prove lo inchiodano. La sentenza è scontata, Widén: ergastolo.” Mi prudono le mani, vorrei staccargli a forza quel sorrisino dalle labbra, ma intuisco che mi conviene attendere il resto. “Perché mi sta raccontando tutto questo? E chi è lei?” gli chiedo, sforzandomi di trattenere la rabbia. “Sono un fotografo. Non uno da riviste patinate e premi internazionali, tutt'altro. Nessuno si mette in posa per me, le mie foto sono costretto a rubarle. Ore e ore appostato a spiare, nella speranza d'immortalare un paio di tette famose o una love-story segreta fra un calciatore e una cubista. Un paparazzo, insomma. La gente non ama molto quelli come me, sa?”. Una risata sguaiata accompagna le ultime parole. Poi sputa nell'acqua e io stupidamente mi chiedo se sarà il mare o il lago ad accogliere la sua saliva. Quando ricomincia a parlare lo fa guardandomi in faccia per la prima volta. Due spilli verde-azzurro scintillano nel bianco spettrale del suo volto e mi inchiodano alla spalletta del ponte. Provo l'istinto di fuggire, ma non posso. Devo prima capire cosa ha in mente. Il suo sguardo mi risucchia, mi attira in un vortice di follia. Sento che è un errore, ma ormai pendo da quelle labbra taglienti che sembrano vivere di vita propria, quasi non fosse lui a muoverle. Come un grottesco burattino tirato da fili invisibili. Sempre con quel ghigno dipinto in volto, infila una mano all'interno del soprabito e ne estrae una stampa al computer, l'ingrandimento di una foto. Me la mostra, senza darmi modo di toccarla. E' la casa della Valgberg, un'attrice famosa. L'amante di mio figlio. Si distingue la sagoma di un uomo di colore in cima a una scala, in procinto di fare irruzione da una finestra al secondo piano. La data e l'ora, stampigliate in basso a destra, le ho impresse a fuoco nella mente: corrispondono a quelle dell'omicidio. E' la prova che Kjell non mentiva, qualcuno si è davvero introdotto nell'appartamento quella notte! La gioia m'invade il cuore. Allungo una mano per afferrarla, ma poi mi blocco a metà del gesto. Stupido che non sono altro. E' il suo mestiere, di certo sa come manomettere i dati su una foto. Ha pagato un complice per ingannarmi. Non è altro che un fotomontaggio, un trucco per spillarmi del denaro. Gli sputo in faccia la mia verità, mentre lo strattono per il bavero del soprabito. Lui si divincola. Quella che ora ha in viso non è più una smorfia, ma una risata oscena. Oscena, come tutto in lui è osceno.
  7. Racconto privo di commento perché vincitore del premio per il commentate di giugno 2014. “Credi sia un trucco? Pensi davvero che io voglia derubare te, un cameriere?”. Ride solo con la bocca, gli occhi sono freddi come due pezzi di ghiaccio. Che ora sia passato al “tu” mi sembra quasi naturale. E forse non dovrebbe. “Guarda bene la foto, Widén, osserva il palazzo di fronte. Riesci a distinguere i manifesti semi stracciati che ricoprono le vetrine del negozio di calzature? Rispondi, li vedi?” Faccio segno di sì con la testa. Ormai tutto è confuso in me. Vero, falso. Colpevole, innocente. Le definizioni si mescolano, come le acque sotto di noi. Un brivido senza fine mi attraversa la schiena. “Sono quelli che pubblicizzavano l'inaugurazione. Le commesse li hanno rimossi il mattino seguente, prima dell'apertura.” riprende lui, “E' la conferma che la foto è stata scattata la notte fra il 3 e il 4 settembre. L'orario puoi leggerlo nel grande orologio a destra dell'entrata, vedi? Un quarto alle tre. Buffo, non credi? Per una volta che accarezzo la possibilità di aver fatto centro, ecco che mi ritrovo con le mani legate. Questa foto è una prova in un caso di omicidio: potrebbe scagionare tuo figlio. Questa e null'altro, Widén.” Ha ragione. Kjell ha raccontato di esserci andato con Ann quell'ultimo pomeriggio, è scritto nei verbali che l'avvocato mi ha fatto leggere. Perdonami Kjell, come ho potuto dubitare di te? L'emozione è troppo forte, sento il cuore che pompa a mille e il respiro che non vuole saperne di uscire regolare. Troppe sigarette, mi dico mentre scivolo lentamente a terra. Dovrò morire adesso, senza poter gridare al mondo che il mio ragazzo è innocente? A riportarmi nel mondo dei vivi sono la sua mano che mi schiaffeggia e l'odore di alcool che si sprigiona dalla bottiglietta che mi ha accostato alle narici. “Widén, porca puttana, non vorrai mica crepare adesso?”, mi urla in faccia. Almeno sono riuscito a incrinare la sua maschera glaciale. Ha davvero avuto paura che il cuore mi cedesse, che me ne andassi così, senza dargli quello che vuole da me. Perché non mi ha certo aiutato per compassione. Non è stato per ostentare la sua generosità che mi ha mostrato la foto. Allungo la mano per prenderla e lui la rinfodera svelto nel soprabito. Ecco, siamo tornati a interpretare ognuno il proprio ruolo. “Cosa vuoi per quella foto? Cosa cerchi, se non è il mio poco denaro a interessarti?” gli grido, ora che mi sono ripreso. “Sai quello che significa essere sposati a una donna ricca, molto ricca?” Non è una domanda a cui posso rispondere, è ovvio che non lo so. E lui infatti prosegue il suo monologo. “Una donna che non perde occasione per umiliarti, per mostrare al mondo che nullità ha al suo fianco. Eppure non era così all'inizio, c'è stato un tempo in cui l'amavo. Non pensavo ai suoi soldi quando l'ho sposata. O almeno non solo a quelli. Ero affascinato dalla sua classe: aveva una grazia, un portamento... E la sua cultura poi, mai un solo argomento che la mettesse a disagio. Abbiamo conosciuto nobili e star del cinema, perfino due Premi Nobel, e lei era sempre lì a dominare la scena, capisci Widén?” Lo seguo perplesso e mi limito ad annuire. Tutto mi aspettavo, fuorché si mettesse a raccontarmi la sua vita. Sai quanto mi interessa di sua moglie e della loro vita di coppia, è la salvezza di mio figlio la sola cosa che conta per me. E tuttavia sono costretto ad ascoltare il suo sproloquio, prima o poi mi dirà cosa diavolo vuole per quella foto. “Ma poi le cose sono cambiate, Widén. La mia bellezza iniziava a sfiorire e giorno dopo giorno mi sono ritrovato a essere il suo cagnolino. Da allora stringe e allunga il guinzaglio a suo piacimento, prova gioia nell'umiliarmi. E' capace di allungarmi un rotolo di corone e dirmi: comprati un paio di camicie nuove, Erik, sono così fuori moda quelle che indossi...” “Perché non la lasci, se ti disprezza a quel modo?” lo interrompo, ormai incapace di trattenermi. “Per farmi liquidare con un assegno? No, troppo facile. Voglio i suoi miliardi, Widén: sono quelli che mi tengono legato a lei. Soldi, tanti soldi. Oh, non quelli fatti con i suoi romanzi – ancora un ghigno amaro, ancora uno sputo nell'acqua – i soldi che gli ha lasciato suo padre, le industrie Svensson, hai presente Widén?” “Svensson? Vuoi dire che...” Inizio a capire e le parole mi si strozzano in gola. “Ce ne hai messo di tempo! Certo, Agneta Svensson, la grande scrittrice a cui riempirai il piatto sabato sera. La “signora del romanzo svedese, dalle pagine traboccanti di umanità”, come l'ha definita il critico dell'Aftondladet..." L'ennesima risata oscena e ancora un fiotto di saliva che vola verso l'acqua. “Ma io che c'entro? Non capisco.” “Tu? Sei la chiave di tutto, Widén! Ho studiato per giorni la lista degli invitati in cerca della persona adatta e non credevo ai miei occhi quando ho scoperto che lavori in quel ristorante.” Ancora non capisco cosa ha in mente, ma quello che vedo mi spaventa. Il pallore è scomparso dal suo volto. Le guance si sono fatte paonazze, gli zigomi sporgono in maniera innaturale e l'intero viso si è trasformato in una maschera demoniaca. “Ecco quello che voglio da te.” Estrae una fialetta e me la mette davanti agli occhi. “Cianuro. Lo verserai nelle bevande di mia moglie, trova tu il modo. Se lei muore sabato sera, domenica avrai foto e negativi. Lo avrei fatto io già da tempo, ma non potrei mai cavarmela. Tu invece sei perfetto: duecento commensali e non so quanti camerieri, nessuno che abbia un solo motivo per ucciderla. L'unico sospetto passerà l'intera serata al circolo degli scacchi, alle prese con il torneo sociale.” “E' mostruoso quello che mi chiedi, non potrei mai fare una cosa simile! “Rifletti: è l'unica possibilità per evitare che tuo figlio marcisca in carcere. Vorresti fare un torto del genere al tuo ragazzo? E' giovedì, hai due giorni interi per pensarci.” Lo osservo allontanarsi, senza nemmeno la forza per una supplica finale. Le ultime parole che pronuncia se le porta via la brezza che spira dal mare. “Una vita per una vita, Widén”.